Somma Vesuviana, storie di guappi, delitti e malandrini

La popolazione del territorio, situato nel triangolo Somma Vesuviana – Piazzolla di Nola – Saviano, visse a partire dalla seconda metà dell’ Ottocento un preoccupante periodo di tormento, fatto di incertezze e di paure, determinato dalla presenza sulla scena quotidiana di fanatici personaggi sanguinari. Era l’epoca del cosiddetto brigantaggio e del famigerato Sabatiello Romano di via Pigno, figlio di Crescenzo e di Maria Romano, vissuto in quegli anni, durante il tramonto del regno borbonico, di cui ben poco conosciamo della sua vita, tranne qualche breve notizia tramandata, oltre che dalla voce del popolo, anche da una erede femminile, che si vantava di essere per la zona figlia di brigante e sorella di malandrini. A tal riguardo andava, spesso, in giro armata e portava con se, sempre, una pistola nascosta sotto il mantesino.  Ebbene, Sabatiello Romano, proprietario, tenne per lunghi anni il dominio incontrastato su quelle popolazioni, sfinendole in ogni dove, tanto che alla sua cruenta fine, avvenuta il 30 agosto del 1860, venne coniato il motto: ditt’ e fatt’, senz aspettà, oggi o diman’ hann accis’ Sabatiello Romano, con grana 400 e 500 turnesi s’è acquetato tutto ‘o paes, come ci racconta l’ing. Vincenzo Romano. Tanto ammontò, secondo la tradizione orale, il prezzo del killeraggio di Sabatiello, ammazzato nella cupa di Costantinopoli con una fucilata alle ore due circa del pomeriggio. Chiusa quest’ epoca, naturalmente la malavita non finì lì: nuove leve erano pronte ad entrare sulla scena con gli stessi obiettivi e gli stessi strumenti di morte. In particolare, la preoccupazione maggiore era il   taglieggiamento, che all’epoca, avveniva, soprattutto,  a danno dei piccoli e grandi latifondi e con l’attenzione posta, anche, sulle masserie, che rappresentavano la vera ricchezza di quei popoli. Coloro che si ribellavano, subivano pesanti vessazioni come lo sfregio di interi vigneti. Si pensi che l’attività prevalente in quel periodo era la produzione del vino. Conclusa l’era di Sabatiello Romano, salirono in cattedra i fratelli Michele, Vincenzo e Carmine Tufano, che iniziarono a imperversare in quel territorio posto a nord-est di Somma, subito dopo la fine della Grande Guerra del 1915 – 18. Il metodo adottato per eccellenza fu proprio il frequente taglieggiamento, che non solo aumentò l’insofferenza nella popolazione, ma favorì la nascita di gruppi antagonisti, clan rivali, con vendette trasversali. I fratelli Tufano – continua l’ing. Romano – amavano trascorrere le loro serate nelle trattorie sommesi, dove si consumava un ottimo piatto di stoccafisso, oltretutto accompagnato da un buon vino locale, e dove non mancava mai il gioco a carte. Una sera, dopo il consueto banchetto, durante il tragitto di ritorno, si verificò l’incontro fatale dei tre giovani guappi con alcune persone che li attendevano. Era la mattina del primo agosto del 1922, quando un carrettiere, proveniente da Ottaviano, sparse per le vie di Somma la notizia dell’avvenimento di un eccidio, esclamando con la sua possente voce che con un sol colpo, erano state ammazzate tre fucetole. Tra i curiosi e i soccorritori si presentò il macabro spettacolo di tre corpi straziati e allineati sul ciglio della strada Piscinelle – Pentelete. Il messaggio era chiaro ed  era stato lanciato da qualche altro guappo, pronto forse a prendere il loro posto. L’accaduto, certamente, era stato un colpo a lungo meditato e ben organizzato, eseguito non da sprovveduti, ma da professionisti sanguinari. L’avvenimento, da un lato, creò molto scalpore per l’efferatezza dell’esecuzione; dall’altro, invece, venne salutato dalla popolazione con gioia per aver estirpato il malaffare e la criminalità dei fratelli Tufano. Verso la fine degli anni ’30 del Novecento, la vita del paese fu segnata da un altro tragico episodio legato, stavolta, ai fratelli Perna alias peruozzoli. Erano persone queste dedite solo al lavoro, sempre ligi al dovere, ma analfabeti e rozzi. Il padre Antonio fu assassinato durante un furto di spighe di granturco in quello stesso latifondo dove poi i figli avrebbero goduto dei propri interessi come conduttori di alcuni terreni di proprietà del signor Merola nella masseria Camaldoli. Il latifondo, denominato la scampagnia, era gestito, all’epoca, dall’arrogante e prepotente guardiano Ciro, alias ‘o raffaiuolo, il quale non vedeva di buon occhio gli otto fratelli Perna per i loro continui e piccoli furti, che andavano perpetuando all’interno delle stesse terre. L’occasione volle – continua Vincenzo Romano –  che una domenica, il piccolo Emanuele, figlio di uno dei fratelli, recise innocentemente una rosa all’interno dell’accudito giardino della masseria. Il guardiano, vista la dinamica dell’accaduto, non solo schiaffeggiò il piccolo, ma lo redarguì pure con offensive e spregevoli parole rivolte contro la famiglia. Emanuele, prontamente, riferì al padre dell’episodio avvenuto. I fratelli Perna, offesi nell’onore, dopo una consultazione generale, decisero di fargliela pagare cara. Muniti di fucile, da armata brancaleone, affrontarono il guardiano, massacrandolo a colpi di fucile. L’autore dell’efferato delitto fu uno dei  fratelli. Nel giudizio finale di condanna, però, i germani  si  dichiararono tutti colpevoli, subendo così una pesante pena per associazione a delinquere Nel delitto fu anche coinvolto il fratello Giuseppe, che era stato del tutto assente al caso e quindi estraneo. Giuseppe avrebbe pagato, purtroppo,  la pena per colpa della gelosia dei sette fratelli che vedevano nella sua libertà il futuro usurpatore dei loro beni. A conquistare la piazza, successivamente, furono i fratelli Erminio, Arcangelo, Antonio e Giovanni Fiore: i cosiddetti mastro d’ascia, provenienti dalla masseria Cerreto di Saviano. La tradizione locale ci riferisce che i fratelli Fiore,  oltre ad operare nel loro paese d’origine nella guardianìa del latifondo di d. Gennaro Romano, avevano forti interessi ad espandere il loro dominio anche nella vicina città di Somma. All’epoca i fratelli Mosca e ncòppa a muntagna, con Mario, Luigi, e Salvatore, avevano numerose proprietà e coltivavano forti interessi nella zona Maresca posta tra il lagno Macedonia e quello di Fosso dei Leoni. Il feudo della suddetta famiglia era capeggiata dal gentile e cortese don Giovanni: paciere di contrasti,  mediatore di fatto in contrattazioni ed in affari, insomma un uomo di rispetto. Il Mosca, subito, aveva fatto intendere ai fratelli savianesi di  badare a se stessi e di stare lontano dalla sua zona terriera. I fratelli Fiore, infatti, si erano offerti per la guardiania dei suoi latifondi. Il persistere, inoltre, della loro presenza in zona costituì una vera e proprio sfida, specialmente a maggio quando le dolci ciliegie venivano messe sul mercato. La reazione fu prevedibile: i fratelli Fiore non avevano ascoltato le parole di d. Giovanni Mosca. Partì un meticoloso piano d’intervento, ben pianificato, per organizzare un agguato: era necessario abbattere i mastro d’ascia di Saviano con il loro gruppo. Il luogo prescelto fu la zona Pigno di Somma. All’imbrunire di una delle tante giornate di maggio, Zi Totonno, l’anziano pollivendolo, terminava il suo umile lavoro in quella strada. Gli attentatori, pronti allo scontro, dopo aver riconosciuto l’anziano, lo misero in guardia: Zì Totò, fuit, perché tra poco, ven ‘o temporal. Il gruppo dei Mosca, ben mimetizzato nel casotto ed in trincee predisposte in più punti, a secondo del possibile percorso, attendevano gli avventori. Intanto i mastro d’ascia con gli accoliti, guidati dal capo Erminio e preceduti dal loro temibile mastino napoletano, vagheggiavano in zona indisturbatamente, dimostrando la solita arroganza e la loro indiscussa sicurezza. Non si sarebbero mai aspettati che, da li a poco, si sarebbe scatenato su di loro un terribile agguato. Il primo a cadere sotto i colpi – racconta Raffaele Molaro, discendente di uno degli esecutori dell’agguato – fu l’innocente cane e poi i membri del gruppo, tra cui Erminio, che rimasto ferito, fuggì nelle campagne circostanti, e lì giustiziato dopo una estenuante rincorsa. L’episodio ebbe una vasto eco in città. Del clan Mosca furono arrestati, per omicidio, Luigi Mosca e Giuseppe Molaro, alias ‘o schucchione, mentre per i Fiore fu arrestato Antonio, che era il proprietario dello sfortunato mastino napoletano. A guerra mondiale non ancora finita – parliamo della Seconda Guerra –  la zona  di Piazzolla di Nola era sede di un importante campo degli alleati americani. Il luogo era disseminato di mezzi, armi e munizioni. Tutto ciò costituì per gli abitanti del posto il momento adatto per ricevere aiuti per sfamarsi. Vi erano, poi, le bande di ragazzotti sbandati, che sfidando il pericolo, esercitavano operazioni di furto di oggetti e di munizioni per ricavare, dallo smontaggio, i preziosi metalli di bronzo e la polvere nera da rivendere. Preso atto di queste frequenti azioni di disturbo, gli alleati decisero di minare alcuni siti più esposti, creando per i malcapitati vere e proprie trappole mortali. Il caso volle che a farne spese fu la banda furfantesca dei Caprarielli, con la morte di tutti i suoi componenti. La soddisfazione degli abitanti del posto fu enorme, in quanto i Caprarielli erano degli autorevoli razziatori di cose. La malavita continuò incessantemente anche dopo la partenza degli alleati: i giovani senza lavoro, in special modo, diedero vita ad una frequente attività criminale, attraverso furti e rapine a danno di numerosi passanti. Il  noto luogo solitario era chiamato, popolarmente, il ponte dei mariuoli. Nel frattempo già da tempo operava, a carattere ben più organizzato, anche se toccando marginalmente il territorio sommese, la banda La Marca, rappresentata dalla punta di diamante di d. Giuseppe La Marca, che tanto fece parlare di se, lasciando i segni di memorabili imprese di altri tempi, ergendosi dapprima ad eroe e, successivamente, scontando l’ergastolo – conclude Romano – nelle patrie galere, laddove terminò i giorni della sua vita.    

Cento anni fa moriva Michele Cammarano, il pittore della “Carica dei bersaglieri a Porta Pia”

Il settembre degli anniversari: cento anni fa moriva Michele Cammarano, e centocinquanta anni fa i bersaglieri conquistavano Roma e ponevano fine al potere temporale dei Papi. L’originale impaginazione  nel quadro di Cammarano dedicato alla “breccia di Porta Pia” e spunti di verismo “teatrale” nel quadro “Rissa a Trastevere”.   Il 20 settembre la TV ci ha più volte ricordato che il 20 settembre1870 – 150 anni fa- i bersaglieri dell’esercito italiano entrarono in Roma attraverso la breccia di Porta Pia, conquistarono la città, destinata a diventare la capitale del Regno d’Italia, e di fatto misero fine al potere temporale dei Papi. Vittorio Emanuele II fece sapere ai pittori italiani che quella “carica” meritava di essere immortalata, come le grandi battaglie del Risorgimento. Nessuno citò il quadro di Michele Cammarano che ha per tema la carica dei bersaglieri: tra l’altro il pittore morì proprio nel settembre di cento anni fa. Nel 1871 Michele Cammarano presentò il suo quadro (olio su tela, cm. 290x 472) che suscitò l’ammirazione anche degli avversari del pittore, venne comprato dal re e assegnato alle collezioni di pittura del Museo di Capodimonte. Il napoletano Michele Cammarano (1835 – 1920) veniva da una famiglia di artisti: suo padre Salvatore era pittore, poeta e, soprattutto, librettista: fu lui a fornire il “libretto” per la “Lucia di Lammermoor” di Donizetti. L’ amore per la “scena” spinse Michele ad andare oltre il quieto realismo del suo Maestro Filippo Palizzi e a prepararsi, attraverso il disegno, alla rappresentazione di gruppi in movimento, sia all’aperto che in luoghi chiusi, e sempre nel segno di una “visione” veristica che comprendeva le espressioni dei personaggi e i dettagli della “scena”. L’attenzione ai dettagli divenne più intensa quando, nel 1870, Cammarano si recò a Parigi e conobbe Courbet, la cui tavolozza di toni scuri divenne uno dei cardini della sua tecnica pittorica. Michele Cammarano dedicò studi, abbozzi e quadri alle battaglie del nostro Risorgimento e fra il 1888 e il 1893 risiedette a lungo a Massaua, in  Eritrea, dove eseguì numerosi studi per la “Battaglia di Dogali”, quadro presentato al pubblico nel 1896. L’impaginazione della “ Carica dei bersaglieri a Porta Pia” è di grande originalità: al pittore  importa rappresentare non il “luogo”, ma il movimento impetuoso del gruppo che corre verso di noi “e sembra quasi sfondare la tela” (Claudia Collina Poppi). La fortissima suggestione della “carica” viene accentuata dalla strada che “scende” verso lo spettatore, dal contrasto tra i solchi e la polvere, dal moto concorde delle gambe dei bersaglieri, dal vario “gioco” delle loro teste che ci confermano quanto sia felice l’osservazione di M.C. Minopoli: “Michele Cammarano dipinge la scena di un attimo e la fa durare per sempre”: notevole, dal punto di vista tecnico e nella prospettiva scenografica, il dettaglio del bersagliere colpito a  morte, e che pare che voglia ancora lanciarsi in avanti. La novità dell’ impaginazione “frontale” del quadro del pittore napoletano si coglie in modo ancora più chiaro quando lo confrontiamo con altre opere dedicate allo stesso tema, come “La breccia di Porta Pia” – una fredda fotografia di particolari non essenziali – che Carlo Ademollo presentò al pubblico nel 1871 (vedi immagine in appendice). Il verismo sociale e l’influenza di Courbet ispirano la “ Rissa a Trastevere” (cm. 294 x 464) (vedi immagine in appendice) che Cammarano presentò all’ Esposizione Nazionale Artistica di Venezia del 1887. E’ una scena di cronaca nera, al cui centro c’è la madre dell’ucciso, la “donna a braccia levate, che ricorda la “ Deposizione di Cristo” di Caravaggio che sta alla Pinacoteca Vaticana…” (Giovanna Ginex). L’opera rivela, soprattutto nel movimento delle mani – le suggestioni teatrali che venivano all’artista non solo dal padre, ma anche dall’amicizia con Salvatore Di Giacomo. E’ stato notato che nell’opera sono presenti quasi tutti i generi pittorici, a partire dalla natura morta.  

Sant’Anastasia, Rosalba Punzo: “Chiederemo a Pone di mettere in primo piano la questione morale”

La candidata sindaco del primo turno, Rosalba Punzo, ha pubblicato oggi sulla sua pagina Facebook una lettera ai concittadini, che di seguito pubblichiamo. L’unica donna della competizione, esclusa al primo turno, annuncia che chiederà al candidato sindaco del ballottaggio Carmine Pone, di inserire nel programma i temi della “questione morale” e precisa: “senza merce di scambio”. Carissimi concittadini, il risultato del voto con il quale abbiamo espresso noi tutti la volontà popolare lo scorso 20 e 21 settembre non è bastato, com’era ampiamente prevedibile, ad eleggere una nuova amministrazione già al primo turno. I mille e cinquecento voti e più che abbiamo ottenuto con la nostra sola lista mi riempiono d’orgoglio e di responsabilità anche davanti al grande impegno che hanno profuso i candidati al consiglio comunale che componevano la nostra unica lista. Chiedevamo, tra le altre cose, di dare a Sant’Anastasia una nuova e diversa stagione politica, sociale e civile. Chiedevamo di non legare più, come è accaduto dal 2013 ad oggi, il nostro amato paese a vicende giudiziarie gravissime che hanno turbato e scosso tutti, ad arresti, a corruzione, a clientele. Ispirata da questi valori, in lealtà e chiarezza verso tutti i cittadini di Sant’Anastasia, convinta, al pari di tutti i candidati che erano nella nostra lista, mi accingo ad incontrare il candidato a sindaco Carmine Pone che nel prossimo ballottaggio del 4 e 5 ottobre ci chiederà un voto affinché questo nostro paese possa, finalmente, essere amministrato all’insegna del buon governo, di una serena coesione sociale. Lo incontro affinché i nostri voti, ispirati come la mia vita, alla trasparenza, alla lealtà, alla legalità, abbiano un peso morale e civile ma soprattutto siano capaci d’incidere davvero in un momento così delicato per la storia di Sant’Anastasia. Qui ed ora nessuno di noi, ancora di più coloro che si sono candidati chiedendovi, solo pochi giorni fa, la fiducia ed un voto per il bene di Sant’Anastasia, si può consentire, proprio questa volta, di lavarsene le mani mettendo i cittadini di Sant’Anastasia nella condizione di ricadere dentro le stesse brutte trame del passato. La “questione morale” di cui qualcuno parla a vanvera senza cognizione o il disagio che dovrebbe provare chi manipola con furbizia e da sempre la verità per il proprio interesse, è una vicenda molto seria. Essa è stata ed è un cardine nei percorsi di tanti di noi che, abitando da tanti anni quel centro sinistra che sa guardare al futuro con coraggio ed umiltà senza presumere primati o ruoli, cercano legalità e giustizia. La “questione morale” di cui Sant’Anastasia deve occuparsi nel concreto richiede coerenza, sacrificio, una vita ordinata, la trasparenza del cristallo, la lontananza da ogni sospetto, la capacità di amministrare un paese dandogli non soltanto l’efficienza di facciata, come è accaduto nel passato, ma contenuti, coesione sociale, slanci culturali e, soprattutto, il peso della propria storia personale che si può inventare e non permette brogli. Chi vi parla di legalità deve praticare la legalità. E chiedersi, in ogni istante, se, in qualche modo e per qualche ragione, si è stati ambigui, inquisiti, condannati per qualche reato, bugiardi, opportunisti, deleteri oppure o no. Se si è agito solo per screditare gli altri e avere il proprio vantaggio personale oppure no. Se quel che chiamiamo disponibilità, fatta di favori e tanti piccoli “piaceri” che sono sempre privilegi immorali per costruire solo clientele politiche per chi di politica ha sempre vissuto, possa rendere davvero libero un voto ed un paese oppure no. Sono stati questi temi, la necessità di far arrivare a Sant’Anastasia un nuovo vento di libertà, l’urgenza di aprire una stagione politica diversa, seria, fatta d’impegno morale e civile vero a convincermi, assieme a coloro che mi hanno sostenuto al primo turno di queste elezioni, affinché incontrassi il candidato a sindaco Carmine Pone e gli indicassi, alla luce del sole e senza nessuna merce di scambio, di mettere nel programma che si vorrà realizzare, anche e prima di tutto, i temi della “questione morale” e di un buon governo cittadino che possa essere forte, duraturo, efficace, non vanitoso ma anzi comunitario, rispettoso delle diversità, e, soprattutto, esempio di legalità. Se, da qui a poco, avrò certezza che queste cose possano essere condivise da tutti noi sarò puntuale nel rendervi ogni dettaglio alla luce del sole e indicarvi la strada che, a mio, a nostro avviso, potrà portarci nella direzione di ciò che, ormai da molti anni, in tanti di noi desideriamo percorrere. Giovedì 24 settembre 2020 Con affetto e tanta gratitudine Rosalba Punzo

Somma Vesuviana, Di Sarno: “Mascherine obbligatorie all’aria aperta, sempre! In città 59 positivi ed 80 persone in isolamento”

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana. “A questo punto subentra l’ordinanza regionale emanata poco fa. E’ disposto l’obbligo, su tutto il territorio regionale, di indossare la mascherina anche nei luoghi all’aperto, durante l’intero arco della giornata, a prescindere dalla distanza interpersonale, fatte salve le previsioni degli specifici protocolli di settore vigenti (ad esempio per le attività di ristorazione, bar, sport all’aperto). L’obbligo rimane escluso per i bambini al di sotto dei sei anni, per i portatori di patologie incompatibili con l’uso della mascherina e durante l’esercizio in forma individuale di attività motoria e/o sportiva. Dunque all’aria aperta c’è obbligo di indossare sempre la mascherina, non conta più la distanza e non conta più se siamo in piazza o per strada”. Lo  ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana. Misure importanti: “È fatto obbligo ai titolari di esercizi commerciali, culturali, ricreativi, o comunque aperti al pubblico, non all’aperto, di effettuare la misurazione della temperatura corporea all’ingresso dei locali di esercizio e di assicurare la presenza di dispenser di gel e/o soluzioni igienizzanti, subordinando l’accesso ai locali alla previa igienizzazione delle mani  – ha proseguito Di Sarno, citando l’ordinanza del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca – e al riscontro di temperatura inferiore a 37,5 gradi C°.    Si richiamano tutti gli esercenti, gestori ed utenti alla stretta osservanza delle misure di prevenzione e sicurezza. Al fine di rendere tempestiva la corretta ricostruzione degli eventuali casi da “contatto stretto”, vi è l’obbligo della identificazione di almeno un soggetto per tavolo o per gruppo di avventori attraverso la rilevazione e conservazione dei dati con idoneo documento di identità”. A Somma Vesuviana ecco la situazione: “Abbiamo 59 positivi di cui 49 attivi, 10 guariti. Inoltre – ha concluso Di Sarno – le persone ora in isolamento sono ben 80”.

Covid-19, nel Nolano slitta la riapertura di alcune scuole

La decisione del governatore della Regione Campania stabiliva la ripresa delle attività didattiche il 24 settembre. Numerosi i comuni nel Nolano che hanno dovuto adottare provvedimenti differenti, facendo slittare la data di inizio a causa del manifestarsi di ulteriori casi di cittadini positivi al Covid-19.  Proprio di questa mattina è l’annuncio del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha firmato la nuova ordinanza con obbligo della mascherina anche all’aperto fino al 4 ottobre 2020 a causa del vertiginoso aumento dei casi positivi al Covid-19 in Campania. Situazione che si presenta nelle medesime condizioni anche in alcuni comuni del Nolano, dove diversi sindaci non hanno potuto rispettare la data di inizio del 24 settembre. Molte le problematiche, lavori edili nelle scuole non ancora completati, l’attesa dei banchi singoli, predisposizione delle aule ancora da definire al meglio. A questa situazione che ha lasciato molti istituti impreparati, si è aggiunto un aumento dei casi positivi al Covid-19 che sta interessando numerosi comuni nelle ultime settimane. A Nola le scuole di ogni ordine e grado hanno riaperto su tutto il territorio comunale in data 24 settembre, rispettando le tempistiche stabilite dalla Regione senza causare disagi con eventuali slittamenti. «Abbiamo lavorato incessantemente per garantire sicurezza, sanificazione degli ambienti, delle aule e degli spazi comuni» afferma il primo cittadino, Gaetano Minieri. A Cimitile, invece, il sindaco ha firmato l’ordinanza con cui ha disposto il rinvio dell’avvio delle attività didattiche di tutti gli istituti scolastici comunali fino al 28 settembre, potendo così consentire un’accurata sanificazione e igienizzazione degli spazi in seguito alle elezioni. Anche a Cicciano il sindaco ha stabilito il rinvio delle elezioni, posticipando il suono della campanella al 28 settembre così da poter permettere ai dirigenti delle scuole di ultimare tutte le procedure per ripartire in piena sicurezza. Stesso discorso vale anche per i comuni di Tufino, Casamarciano e Roccarainola che riapriranno i cancelli delle scuole comunali a partire dal prossimo lunedì per garantire una migliore gestione dell’organizzazione logistica e consentire l’avvio in assoluta sicurezza, nel rispetto delle misure di igienizzazione e sanificazione per gli istituti che sono stati sedi dei seggi elettorali. Diversa la situazione nel comune di Saviano, dove si sono conclusi gli spogli elettorali in data 22 settembre con un esito che porterà i candidati alla carica di sindaco al ballottaggio. In base a questa situazione, i cittadini saranno nuovamente chiamati alle urne nei giorni 4 e 5 ottobre. Dall’ordinanza emerge con chiarezza che i plessi sede di seggio devono essere disponibili fin dal giorno 2 ottobre. Quindi sarebbe inopportuno fissare l’inizio delle attività scolastiche il giorno 1 ottobre per poi sospenderle a partire dal 2. Pertanto, è stato fissato come inizio il giorno 8 ottobre. Si tratta di una scelta presa in accordo con i dirigenti scolastici al fine di evitare problemi e difficoltà nell’avvio delle attività scolastiche.

Mariglianella, maltrattamento di animali: assolto dopo processo

Sentenza del 2024 In data 12.12.2024 il Tribunale di Nola ha assolto l’imputato con formula piena “perché il fatto non sussiste”. L’avvocato Luca Viscovo in qualità di difensore dell’imputato esprime piena soddisfazione per il risultato ottenuto: “Ero convinto sin dall’inizio dell’innocenza del mio assistito che ha dedicato la sua vita alla cura dei propri animali da compagnia. È stato dimostrato nel corso del dibattimento che i 13 cani godevano di ottima salute ed erano state rispettate tutte le norme in materia di igiene.” L’articolo del 2020 I carabinieri forestali della stazione di marigliano, insieme a personale veterinario dell’ASL locale hanno ispezionato la proprietà di un 58enne di Mariglianella già noto alle ffoo. All’interno di uno degli ambienti controllati i militari hanno trovato 13 cani di razze varie – shar pei, maltesi e meticci – in pessime condizioni igienico-sanitarie. Il locale era coperto da tegole marsigliesi dalle quali penetrava l’acqua piovana. Acqua che a causa del pavimento privo di pendenza stagnava e costringeva i cani ad essere sempre bagnati. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, le rare pulizie del locale avvenivano in presenza degli animali e questi venivano inevitabilmente bagnati; quelli di piccola taglia si inzuppavano anche del disinfettante utilizzato, rimanendo bagnati per ore. Raramente rimossi anche gli escrementi che insozzavano l’intero ambiente. Diversi i cuccioli trovati con evidenti problemi dermatologici a livello addominale e podale. Sporche anche le ciotole utilizzate per la loro alimentazione e verosimilmente mai sostituite da anni. Il 58enne è stato denunciato per maltrattamento di animali mentre questi ultimi sono stati affidati alle cure di volontari.

Pollena Trocchia, riapertura delle scuole: i dubbi dei genitori, le risposte delle autorità

La riapertura dei plessi scolastici a Pollena si affaccia in un clima offuscato dai dubbi. Rosa Coppola, vicepreside dell’Istituto Viviani, risponde ai timori di genitori e alunni. Da quando si affacciava mesi fa diventando una piaga mondiale, il Covid19 ha lentamente trasformato la vita di tutti. Dalle prime chiusure cui ci si è dovuti adattare, ad oggi, alla luce di una ripresa necessaria, la scuola imprescindibile diritto di bambini e ragazzi è pronta a ripartire, in un paese ancora immerso nei troppi dubbi. I genitori di Pollena Trocchia si trovano così a chiedere certezze per quella che sarebbe stata una riapertura prevista per il 24 settembre e poi rinviata al 28 a causa anche dei quasi concomitanti giorni di elezioni. A loro, ai dubbi e alle incertezze, risponde la vicepreside responsabile dell’Istituto Viviani, parte dell’Istituto Comprensivo G. Donizetti diviso in più complessi sul territorio; perché ci sia un clima di serenità e un canale di comunicazione tra due parti che necessitano di collaborare: genitori e insegnanti. “Capisco lo stato d’animo dei genitori preoccupati per la ripresa in questo clima di incertezze generali ma sento di rassicurarli ribadendo che lavoriamo sulla sicurezza da mesi – afferma la dottoressa Coppola – Nel pieno rispetto delle normative i nostri alunni avranno ingressi e uscite scaglionate, divisioni chiarite da segnaletica alla quale lavoriamo da tempo. La riapertura rimandata è dipesa anche dall’immane lavoro reso ancora più complicato dalle elezioni. Abbiamo preferito che non ci fosse confusione tra giorni di votazioni e inizio delle attività scolastiche”. E sul dubbio dei genitori sui fatidici banchi monoposto ancora attesi, si intenda in più luoghi non soltanto nei plessi di Pollena, la dottoressa Coppola tiene a sottolineare che “gli studenti saranno adeguatamente distanziati tra di loro in attesa del banco monoposto. Le nostre disposizioni sono state tutte attuate secondo le norme. C’è spazio tra loro ma anche tra le file per consentire adeguata distanza tra studenti ma anche tra loro e gli insegnanti. Ciò che preme è la sicurezza, insieme alla Preside dell’Istituto, la dottoressa Angela Rosauro, abbiamo lavorato per questo, siamo insegnanti ma anche genitori. Abbiamo la fortuna di avere plessi di grande capienza che ci hanno permesso di comporre le classi evitando il sovraffollamento. In un solo caso abbiamo dovuto formare una classe spostandola dal plesso di San Gennariello al Cesare Battisti. Molti genitori sollevano inoltre la questione del controllo delle condizioni degli adeguamenti, dobbiamo ricordare che non è possibile accedere all’interno degli istituti se non appartenenti all’organico scolastico proprio per evitare contatti e contaminazioni. Tengo anche a rispondere alla questione del disaccordo sulle mascherine necessarie per più ragioni, se ci fossero problematiche respiratorie su di un alunno, un certificato medico consentirà un uso appropriato anche in quel caso”. Un lavoro enorme quello portato avanti da mesi tra dirigenti, coordinatori e collaboratori per rispondere alle normative, applicarle facendo ognuno la propria parte, riconoscendo che gli atavici problemi dell’edilizia scolastica in Italia trascurati da anni dalle amministrazioni, non hanno reso gli adeguamenti semplici, cosa riguardante non solo il territorio di Pollena, ma l’Italia intera. Sulla certezza della sanificazione la dottoressa Coppola tiene a ricordare di aver richiesto un potenziamento perché i locali fossero adeguatamente trattati: “Per ogni piano dei nostri Istituti ci sono gel sanificanti. La sanificazione sarà attuata più volte durante il giorno e ogni volta che saranno utilizzati i bagni. Abbiamo gel e guanti anche per le lavagne, e personalmente ho richiesto che le correzioni avvenissero proprio alla lavagna per evitare ogni contatto con il materiale scolastico degli studenti. Un lavoro come si può immaginare, assolutamente nuovo ed enorme, al quale cerchiamo di rispondere con tutta la nostra capacità. Capisco le perplessità dei genitori, ma da genitore ed insegnante vorrei sottolineare che il nostro lavoro ha il fine di tutelare ognuno di loro, e ognuno di noi. Vorrei si fidassero del nostro impegno”.

Mariglianella, Agrimonda attende le azioni concrete dei neo eletti governatori del territorio

Torniamo a parlare di Agrimonda. Ora che i giochi politici sono fatti, ora che le elezioni si sono concluse e chi doveva essere eletto è stato eletto, cosa ne sarà dell’ex sito di interesse nazionale, più che inquinato, che aspetta da 25 anni una bonifica? Con questa immagine scattata ieri, dopo le prime piogge autunnali che trasformano il sito in un vero e proprio acquitrino, il solitario Ciro Tufano, presidente del Comitato Ambiente e Territorio che combatte da anni – anche per gli altri, anche per noi – una dignitosissima battaglia per la salute pubblica, rimarcava ancora una volta “lo scaricabarile di responsabilità di chi doveva fare qualcosa anche in tempi recenti, ma poi si è trincerato dietro i più classici io non c’entro, io non c’ero… Ma qui le responsabilità sono di TUTTI, nessuno escluso!”. Nonostante la rabbia, negli auspici dei cittadini stavolta qualcosa potrebbe davvero cambiare, se si pensa che l’ex sindaco di Mariglianella, territorio comunale sul quale insiste l’ex area Agrimonda, è salito al consiglio della Regione Campania, risultando il più votato della lista Fare Democratico a sostegno del governatore Vincenzo De Luca. Ecco, questo dovrà pur significare qualcosa, visto che negli ultimi anni l’ex primo cittadino ha sempre lamentato due cose, in particolare: la mancanza di risorse di quello che è stato il suo piccolo Comune, oggi addirittura a rischio dissesto, e la competenza del sito inquinato che apparteneva appunto alla Regione, fino a qualche tempo fa però (poi è subentrato il suo stesso Comune). Qualcuno potrebbe fargli notare che adesso non ha più scuse per occuparsi a dovere dell’annosa vicenda. Sarà davvero così? Come se non bastasse, pochi giorni fa sono stati eletti anche i nuovi sindaci di Mariglianella e Marigliano, comuni che condividono il problema Agrimonda, considerando che l’intero sito sorge esattamente sul confine tra le due cittadine e dunque il problema ambientale e di salute pubblica le riguarda entrambe, da sempre, da quella maledetta estate del 1995. A Mariglianella è stato eletto Arcangelo Russo, commercialista ed ex assessore nella giunta Di Maiolo, con il quale ha condiviso gli ultimi dieci anni di governo locale, che ha sconfitto Luisa Cucca, ex vice sindaco tra l’altro. A Marigliano, invece, l’ha spuntata l’avvocato Peppe Jossa: entrambi hanno vinto al primo turno ma soprattutto nessuno dei due, in campagna elettorale, si è recato sul sito. Questo ovviamente non significa niente, anzi: tuttavia, per tale ragione non si è in grado di intuire quali siano le iniziative che i due primi cittadini abbiano intenzione di intraprendere per offrire una soluzione definitiva al problema che attende da cinque lustri. Inoltre, chissà se i due neo sindaci coopereranno in qualche modo: al momento non è dato saperlo eppure sarebbe fondamentale che le due amministrazioni iniziassero a collaborasse, cosa che purtroppo negli ultimi anni non è avvenuta. Ricordiamo che tuttora sono in vigore le ordinanze che vietano l’emungimento di acqua dai pozzi limitrofi e che due commissari ad acta si stanno occupando dell’emergenza Agrimonda, dopo essersi insediati (non senza difficoltà) presso le case comunali di Mariglianella e Marigliano. “Ormai c’è un decreto di attuazione per quanto riguarda Agrimonda” – ci dice il dott. Luigi Cossentino, direttore dell’ARPAC e mariglianellese doc – “che ha approvato il Piano di Caratterizzazione, ossia un intervento teso a individuare i livelli di contaminazione del terreno e della falda acquifera. Il decreto risale al gennaio del 2020 e afferma che l’ente attuatore è il Comune di Mariglianella: il decreto dirigenziale n. 15 del 21 gennaio 2020 è stato presentato proprio dal Comune. Essendo un sito contaminato deve essere quantomeno indagato e bonificato. Le esalazioni ad oggi sono diffuse e quindi difficilmente misurabili, ma non per questo è impossibile evidenziarle: abbiamo ormai dei software, come i cosiddetti nasi elettronici, che possono individuare il tipo di esalazione e metterlo in relazione con una banca dati di quelle moleste, dando un’indicazione di tutto quello che si trova sotto il sito, cosa che purtroppo già sappiamo”. Dunque, al netto di tutto questo, cosa intendono fare i nuovi eletti (consigliere regionale e due sindaci) per risolvere definitivamente la situazione di profonda criticità che attanaglia due comunità da generazioni ormai? Avrà luogo un vero sodalizio d’intenti? I cittadini chiedono risposte che per troppo tempo non sono arrivate e le chiedono alle istituzioni: loro il salto di qualità lo fanno, i territori che governano no, mai.

Ottaviano, rientro a scuola: le emozioni dei ragazzi tra mascherine e distanziamento sociale

  “Non avrei mai pensato che ritornare a scuola sarebbe stato così emozionante”- e ancora –“non vedevo l’ora di tornare, la scuola mi è mancata tanto”. Queste le parole di alcuni dei ragazzi che oggi, dopo sette lunghi mesi di lontananza dalla scuola, hanno varcato di nuovo la soglia dei cancelli. L’emozione è palpabile: gli occhi sorridenti, le risate colme di gioia e spensieratezza che confermano quanto sia importante la scuola dal punto di vista sociale e quanto sia mancata a tutti. C’è un iniziale imbarazzo misto al’incredulità di essere di nuovo tutti insieme, i ragazzi si salutano sfiorando il gomito, alcuni ridono perché contenere la gioia della ripartenza non è facile e la esprimono nel migliore dei modi: rispettando il distanziamento sociale, restando fisicamente distanti ma fondamentalmente vicini. Anche i genitori restano lontani gli uni dagli altri, sui loro volti è visibile l’ansia dell’inizio – “quasi come se fosse la prima volta” – afferma una mamma con gli occhi lucidi e poi continua – “ma è giusto che i nostri figli ritornino a vivere la quotidianità che da troppo tempo avevano perso”. La preoccupazione è evidente ma il sentimento maggiore è la consapevolezza dell’importanza che da sempre ha la scuola, primo punto di aggregazione per i ragazzi che col tempo diventa la casa che accoglie, talvolta un rifugio insomma, un porto sicuro. Con le parole del Sindaco Luca Capasso e dell’Assessore alla Pubblica Istruzione Virginia Nappo, che augurano a tutti “un buon inizio di anno scolastico con attenzione e fiducia”, possiamo ufficialmente dire che oggi, 24 settembre, si tenta un primo ritorno alla normalità.

Museo PAN di Napoli, Arte ed autismo si incontrano sul “Sentiero della Luce”

Venerdì 25 settembre 2020, alle 17:30, il senatore Davide Faraone, presidente della Fondazione Italiana Autismo, visiterà al PAN la Mostra “Il Sentiero della Luce” del pittore emiliano Giuseppe Menozzi, associata ad un percorso sperimentale di arte terapia attivato dall’artista presso la Biblioteca Casa di Quartiere Annalisa Durante a Forcella, in collaborazione con il Centro di Salute Mentale dell’Asl Napoli 1 e l’associazione Pisch’è. In occasione della visita alla Mostra, il senatore Faraone porterà agli organizzatori la sua esperienza umana, associativa e legislativa sul tema dell’autismo e conoscerà l’innovativo percorso di arte terapia intrapreso a Forcella, in un  luogo simbolo della lotta alla criminalità, quale la Biblioteca Annalisa Durante, che sta offrendo nuove opportunità di integrazione a giovani affetti da disturbi mentali e dello spettro dell’autismo, insieme ai minori a rischio e alle famiglie del quartiere, attraverso l’arte. A fare da collante tra i diversi mondi del disagio è la spiritualità, presente nelle opere artistiche di Giuseppe Menozzi, che invita i giovani a compiere una ricerca interiore e a tirare fuori pulsioni, ansie e paure e a trasformarle in occasioni di rinascita, il cui percorso è reso possibile grazie all’importante lavoro scientifico e di supporto che stanno compiendo con professionalità e spirito di abnegazione la dr.ssa Luisa Russo (Responsabile della Neuropsichiatra infantile dell’Asl Napoli 1 Centro), il dr. Giuseppe Auriemma (Psichiatra Uosm Centro Storico ASL Na1 centro), il dr. Emilio Costagliola (Centro Diurno di Riabilitazione psicosociale), il Direttore Francesco Blasi delle Uosm 24-31 /73 dell’Asl Napoli 1 Centro, il presidente dell’Associazione Annalisa Durante Giuseppe Perna, il presidente dell’Associazione di volontariato “PSICH’È” Antonio Barometro, la rappresentante di alcune associazioni di volontariato Libera D’Angelo ed il papà di Annalisa, Giovanni Durante, con la partecipazione straordinaria di personaggi importanti del calibro dello psichiatra, oncologo ed immunologo prof. Giulio Tarro, del francese esperto in arte terapia Martin Stoecklin e di esponenti di altre realtà associative quali Voce di vento, Gesco Campania e Soroptimist Napoli. Dopo l’incontro al PAN, il senatore Faraone si recherà presso la Fondazione Foqus ai Quartieri Spagnoli per presentare il libro “Con gli occhi di Sara”, Rubbettino editore, scritto dallo stesso senatore sull’esperienza dell’autismo vissuta in famiglia con sua figlia Sara.