Maltempo: peggioramento in Campania, prorogata allerta fino a lunedì 28 settembre

Ancora una proroga per l’allerta meteo in Campania. Lo ha reso noto Protezione civile della Regione Campania che dalle 6 di domani mattina fino alle 6 di lunedì mattina ha innalzato il livello di criticità ad ‘arancione’. Al momento è già in atto un’allerta meteo, fino alle 6 di domenica mattina, di livello ‘giallo’. Si prevedono “precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio e temporale, localmente di forte intensità, dalla tarda mattinata di domani. Venti da Sud-Sud-Ovest forti o molto forti con raffiche, in attenuazione dal pomeriggio di domenica. Mare agitato o molto agitato, con possibili mareggiate lungo le coste esposte”. Un quadro che darà luogo a un rischio idrogeologico diffuso con i seguenti possibili scenari di impatto al suolo: instabilità di versante, localmente anche profonda, frane superficiali e colate rapide di detriti o di fango; significativi ruscellamenti superficiali, anche con trasporto di materiale, possibili voragini per fenomeni di erosione; allagamenti di locali interrati e di quelli a pian terreno. La Protezione civile della Regione Campania raccomanda la massima attenzione possibile sull’intero territorio e, in particolare, sulle zone interessate dalle precipitazioni di questi giorni e in quelle sottoposte a incendi. (foto ANSA Campania)

Campania, partite di serie A, il si per mille spettatori allo stadio

“E’ consentita la partecipazione del pubblico alle partite di calcio professionistico di serie A in programma sul territorio campano nei giorni 27 settembre 2020 e 30 settembre 2020 entro il limite massimo di 1000 spettatori”. È quanto si legge in un’ordinanza firmata dal presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca. “La presenza di pubblico è consentita esclusivamente nei settori degli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere, per l’intera durata dell’evento, nel rispetto del distanziamento interpersonale, sia frontalmente che lateralmente, di almeno 1 metro, ad eccezione delle persone che, in base alla disciplina vigente, non sono soggette a distanziamento interpersonale. Dette persone potranno sedere accanto, salvo l’obbligo di mantenere il distanziamento di almeno un metro dagli altri spettatori; obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e divieto di ingresso ove la temperatura sia superiore a 37,5 C°; obbligo di utilizzodella mascherina a protezione delle vie respiratorie, anche all’aperto” si legge nell’ordinanza. (fonte foto:rete internet)  

La camorra “alta” vesuviana nella prima metà dell’’800: Ottajano si ribella al “clan” dei bottai-sensali

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Negli anni ’40 dell’’800 incomincia a delinearsi la necessità di “immegliare “ i vini vesuviani e di farli conoscere in tutta la regione. Grava sui contadini il potere dei bottai che vendono le botti a credito, ma a prezzo doppio, e inoltre sono anche sensali, e dunque hanno in mano l’economia del territorio: così scrive in una sua relazione del  1845 il sindaco di Ottajano, usando, primo tra i sindaci della città, la parola “camorra”.   Nemmeno nel ‘700 la viticultura vesuviana e la produzione del vino divennero dei sistemi razionali, in cui confluissero competenza, rigore, coscienza della possibilità di ” immegliamento ” del prodotto. Scrisse G.B.M. Jannucci che i signori napoletani consideravano ” ignobile ” un pranzo in cui non si servissero vini e liquori stranieri: “ Godono costoro più di essere ingannati con bere gli esteri per lo più misturati o pure falsati, e adattati quelli del Regno al sapore degli stranieri che di bere i puri e delicati vini paesani, perché quali sono tali si appellano. So ben’io che un tal Pompilio, tenendo seco uno straniero  versato nella fabbrica dei vini e mescolanza delle uve, nella stagione propria della vendemmia portavasi in Ottajano a comporre i vini a guisa dei stranieri e per tali li faceva vendere al pubblico. E pure dei vini di tal luogo sinceramente dir si può per la di loro robustezza, vigore e calore quel che scrisse Redi nel suo ditirambo: il sangue che lacrima il Vesuvio.”. Luigi de’ Medici, che possedeva i vigneti del Mauro, aveva nella cantina della casa napoletana, esaminata dagli esecutori testamentari nel 1830, solo bottiglie di vino straniero, e tra queste, ” 48 bottiglie di Porto, 150 di Stella, 282 di Madera, 30 di Bordeaux, 17 di Sotterno, 45 di Champagne, ma di seconda qualità.”. Il nipote Giuseppe, erede universale dello statista, non trovò nella cantina nemmeno una bottiglia del vino delle terre dei Medici e proprio allora, forse, decise che avrebbe dedicato ingegno e capitali all’ ” immegliamento ” del vino vesuviano: operazione resa difficilissima da un groviglio di vincoli e di norme. Il commercio del vino era in sostanza bloccato da balzelli e tributi che ogni Comune imponeva sui vini provenienti da altri Comuni. Nel luglio del ’45  riprese violentissima la guerra, che già si combatteva da decenni, contro la “camorra dei bottari” diventata intollerabile in quei Comuni, Ottajano, Somma, Boscotrecase, in cui la produzione e il commercio del vino erano le attività dominanti. ” L’unico prodotto che offre il Comune  – scriveva all’Intendente il Sindaco di Ottajano Carlo Saverio Bifulco, nell’autunno del 1845 – è il vino. Di là la sussistenza delle famiglie, i mezzi ai braccianti per occupare le loro persone, il pagamento delle contribuzioni dello Stato e dei pesi civici, la esistenza morale di 20000 persone: tutto insomma da quell’unica fonte si riflette. Il suolo improduttivo di altro per la qualità dei suoi terreni vulcanici, la posizione topografica che rende incommerciabile il Comune stesso, la lontananza di una marina, la mancanza positiva di acque correnti animatrici di fabbriche e di stabilimenti di industria procurano un languore manifesto alla vita attiva di questo pubblico che rivolge tutte le sue cure al vino. “. Era intollerabile, concludeva il sindaco, vedere che gli uomini “scientemente gravavano” per i loro interessi una “risorsa” già esposta alle eruzioni del Vesuvio. La costruzione “del bottame” era ridotta a una privativa di fatto: pochi costruttori   ” somministrano a forzato credito le botti”, a un prezzo doppio del loro valore: i contadini non possono ribellarsi, perché i bottai sono anche sensali del vino e dunque controllano di fatto l’economia del territorio. I cinque bottai di Ottajano, a detta del sindaco, erano i veri padroni del paese: ” guai a coloro che osano lagnarsene.. guai ai pubblici finanziari che la legge amministrativa vuole dalla classe dei proprietari, se non facciano servire alle loro private passioni la cosa pubblica”. Non c’era ” galantuomo ” che non avesse  ” deferenti riguardi per questa classe anche in pregiudizio per il giusto e per l’onesto.”. E non per caso nella relazione del sindaco ricorre per la prima volta in un pubblico documento delle amministrazioni di Ottajano la parola “camorra”.Lui, il sindaco, costituiva ovviamente l’eccezione: ma non sappiamo fino a che punto, dal momento che egli, concludendo la sua filippica, propose di risolvere il problema trasformando la privativa di fatto in privativa di diritto. Continuassero pure i bottai a esercitare il loro monopolio, ma pagassero al Comune una congrua tassa sui loro smisurati guadagni: questo introito avrebbe consentito inoltre di eliminare l’intollerabile peso di “grana 10 a tomolo di farina” : con grande sollievo dei poveri. La camorra dei mugnai…..

L’ “Orto conviviale” presenta il libro di Marco Omizzolo “ Sotto Padrone- Uomini, Donne e caporali nell’agromafia italiana”

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Domenica 27 settembre “L’Orto Conviviale” di Sant’Anastasia organizzerà un evento fondamentale per la crescita culturale della città e della regione tutta: nella Sala Consiliare del Comune di Sant’ Anastasia, a partire dalle ore 11.00, verrà presentato un testo base per la conoscenza delle agromafie italiane e del fenomeno del caporalato in agricoltura. Il libro è “Sotto Padrone – Uomini, Donne e caporali nell’agromafia italiana” (Milano, 2019) e se ne discuterà direttamente con l’autore, Marco Omizzolo. “Sotto Padrone” è un libro duro, poetico e illuminante, in cui Omizzolo racconta dieci anni di ricerca e lotta ad una delle mafie meno conosciute e quindi più temibili del nostro Paese: quella che, attraverso il cibo, è connessa alla tratta di esseri umani, all’agricoltura irresponsabile, al potere politico più ipocrita, a professionisti compiacenti e a servizi di logistica e distribuzione inimmaginabili. Sociologo, ricercatore Eurispes e giornalista, Omizzolo ha scelto la modalità di penetrazione della realtà più profonda e pericolosa, infiltrandosi come bracciante tra i lavoratori Sikh dell’Agro Pontino e sfidando direttamente “il sistema”. Alle sue lotte e a quelle che in contemporanea sono nate nel Foggiano con il Movimento NO CAP si devono l’attuale legge sul caporalato (L.199/2016) e un’attività di coraggiosa denuncia che ha fruttato al Paese un risveglio sul tema volutamente troppo poco noto delle agromafie e che ha portato Omizzolo a essere nominato Cavaliere della Repubblica Italiana nel corso della presidenza Mattarella. Accanto a lui saranno presenti altri due ospiti di caratura internazionale: Gianni Fabbris di “Altragricoltura” e dell’ “Alleanza per la Sovranità Alimentare” – attivista e sindacalista tra i più impegnati nella difesa dei diritti dei contadini con un pezzo di percorso ne La Via Campesina – e Stefania Barca, ricercatrice in ecologia politica femminista all’Università di Coimbra e attivista instancabile in difesa dei diritti delle donne che, in questa occasione, parlerà della condizione femminile in agricoltura.

Maltempo, Campania: allerta meteo prorogata a domenica mattina

La Protezione civile della Regione Campania ha prorogato l’allerta meteo, già in corso, fino alle 6 di domenica mattina sull’intero territorio regionale. Fino alle 6 di domani, sabato 26 settembre, il livello di criticità idrogeologica dovuto all’intensità dei temporali è di colore Arancione (ad eccezione per la zona 4, Alta Irpinia e Sannio per la quale vige il Giallo). Dalle 6 di domani mattina e fino alla stessa ora di domenica 27 settembre il livello di allerta per l’intero territorio regionale diviene Giallo. Da domani mattina, informa la protezione civile, le precipitazioni diverranno sparse anche carattere di rovescio o isolato temporale, e andranno ad attenuarsi a partire dal pomeriggio. I venti saranno occidentali localmente forti con raffiche. Il mare si presenterà agitato, con possibili mareggiate lungo le coste esposte. Intanto i resti di un soppalco, forse una tettoia o una veranda volata da uno dei palazzi prospicienti, hanno completamente invaso di detriti pericolosi un tratto di via Pignasecca a Napoli, quartiere Montesanto, sede di un mercatino rionale molto frequentato: è uno degli effetti della bomba d’acqua abbattutasi in mattinata a Napoli. Per fortuna non si registrano feriti perché in quel momento, con la pioggia che batteva incessante, non c’era nessuno in strada. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri. (foto ANSA Campania)

Sangue nella movida a Pomigliano: travolto e ucciso Giuseppe, ragazzo d’oro di Acerra

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Il racconto del papà disperato: “Come si può stroncare così una vita tanto meravigliosa ?”. L’investitore guidava a folle velocità        Altro sangue nelle notti della movida, altre giovani vite che ci lasciano. Dopo cinque giorni di agonia, mercoledi mattina, Giuseppe Travaglino, 26 anni, di Acerra, è spirato in ospedale. A stroncare prematuramente la vita del ragazzo di 26 anni è stato un altro giovane, un “pilota”, chiamiamolo così, appena ventenne, che alla guida della sua auto ha investito in pieno Giuseppe mentre stava per attraversare la strada, venerdi sera, a Pomigliano. Secondo quanto finora trapelato l’investitore è ora indagato per omicidio stradale. L’indagine è dei carabinieri di Castello di Cisterna. Intanto il papà del giovane ucciso è disperato. “Come si può distruggere una vita tanto meravigliosa in quel modo ? – si chiede Cuono Travaglino – mio figlio aveva ormai raggiunto il marciapiede quando è stato travolto da uno di 19 anni che stava sorpassando la fila delle auto viaggiando contromano”. Si era laureato con 110 e lode e bacio accademico in finanza, presso la facoltà di economia e commercio della Federico II, Giuseppe Travaglino. “Era talmente bravo – racconta il papà – che senza nemmeno uno straccio di raccomandazione era stato assunto proprio di recente in una società finanziaria controllata dallo Stato, la Sace. Poco prima di essere preso aveva fatto un master ed era risultato il primo del suo corso”. Mercoledi i medici del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale del Mare di Napoli hanno dichiarato la morte cerebrale della vittima del grave incidente. Travaglino si trovava ricoverato nel grande nosocomio del quartiere napoletano di Ponticelli dalla notte tra il 18 e il 19 settembre, trasportato là da un’ambulanza del 118. Ma il ragazzo quando è giunto al pronto soccorso già presentava un quadro clinico disperato. Aveva subito un grave trauma cranico ed era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico finalizzato alla rimozione di un ematoma alla testa. Dopo l’intervento era stato trasferito in terapia intensiva. Non c’è stato nulla da fare. Per il ragazzo è stata dichiarata la morte cerebrale, l’altro ieri. I genitori ne hanno subito autorizzato l’espianto degli organi. Grazie a questo straordinario gesto della mamma e del papà della vittima altre vite potranno essere salvate. “Per una sua precisa volontà nei vari discorsi che aveva fatto – aggiunge il padre – abbiamo donato tutti gli organi. Grazie a Giuseppe sono state salvate ben otto vite”. Una vicenda che però ha lasciato tanto amaro in bocca. In base alla ricostruzione dell’accaduto Giuseppe Travaglino poco prima delle mezzanotte di venerdi scorso è stato centrato in pieno a Pomigliano da un’auto che stava effettuando un sorpasso a velocità elevata in un punto della città molto frequentato dai giovani che affollano la movida notturna di Pomigliano. In quel momento Giuseppe era sceso dalla sua vettura e stava per attraversare la strada, via Roma, allo scopo di raggiungere alcuni suoi amici che già si trovavano in un pub del posto, poco prima di una braceria e di un ristorante pizzeria estremamente frequentati. E’ stato un attimo. Il giovane è stato investito in pieno da una Fiat 500 ultimo modello che giungeva a tutta velocità dall’incrocio tra via Roma e via Guadagni. “Ha fatto un volo impressionante – il racconto di alcuni testimoni oculari –  quando è caduto a terra non si muoveva”. Il conducente della 500, un ragazzino, si è fermato ed è sceso dalla sua vettura. Poco dopo è giunta l’ambulanza. Sono stati momenti ad alta tensione anche perché gli amici di Giuseppe Travaglino hanno inveito contro l’investitore, accusato di aver voluto evitare la fila delle auto che gli stavano davanti procedendo ad alta velocità sulla corsia opposta. Ora però ci si chiede come si possano prevenire fatti del genere, che si consumano soprattutto durante il fine settimana. Nel territorio è la movida di Pomigliano a dare preoccupazioni. Qui alcuni giorni fa una ragazza era stata investita, in via Gandhi. Ha riportato ferite guaribili in trenta giorni. Nel 2018 un ragazzo di San Gennarello di Ottaviano era stato travolto in viale Terracciano da un’auto che aveva raggiunto i 140 chilometri orari, in pieno centro. Il pirata della strada venne arrestato.              pino neri

Premio Scriptura, al via l’edizione 2021: bando e modalità di partecipazione

Riceviamo e pubblichiamo da Anna Bruno, organizzatrice e coordinatrice del Premio Scriptura.

Gentili Autrici, egregi Autori,

Il Premio Scriptura artistico letterario internazionale, di cui sono fondatrice, riparte per l’edizione 2021 con due novità che risulteranno di certo gradite: la modalità di invio, che  si estende a quella in posta elettronica, in risposta alle non poche richieste pervenutemi; il Premio Speciale a cura di Giuseppe Vetromile, che prevede la realizzazione di un Quaderno della Collana ” I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano“, in formato “pdf”, con l’inserimento di un massimo di dieci poesie dell’Autore, nota introduttiva e motivazione. Il Quaderno verrà pubblicato sul sito Transiti Poetici e recapitato via email all’Autore, il quale ne potrà fare liberamente l’uso che riterrà più opportuno.

Sempre 19 le sezioni aperte agli adulti, ai giovani e agli studenti di scuola secondaria di primo e secondo grado e sempre nel rispetto di una formula improntata a partecipazione gratuita e  trasparenza (pubblicazione dell’Antologia del Premio che accoglierà, sempre in modo del tutto gratuito, le opere premiate e quelle ritenute meritevoli di pubblicazione)

Ancora le pubblicazioni premio per le sillogi di poesie e racconti nei Quaderni letterari della  Collana Scriptura IOD edizioni, che stanno riscuotendo grande successo, con richieste anche al di fuori del concorso.

Poesie a tema libero, a valore religioso, in lingua straniera e vernacolo; racconti a tema libero, nanoracconti, monologhi teatrali; fotografie ed esecuzioni musicali saranno valutati da esponenti del mondo culturale che nel tempo hanno dato prova di competenza, affidabilità e senso del dovere.

Il Premio si avvale della collaborazione delle Associazioni l’Aurora Cultura, Meridies, La Falegnameria dell’Attore, incosteraamalfitana.it e Leggimi Forte; della casa editrice IOD; del Progetto Nanoracconti e del Circolo Letterario Anastasiano.

Di seguito, per tutte le persone interessate, riportiamo il bando che viene proposto anche con traduzione in inglese e francese.

Art . 1 PARTECIPAZIONE GRATUITA Art . 2 Si può partecipare a una sola sezione Art. 3 Sono previste le seguenti sezioni: POESIA a tema libero A) Adulti B) Giovani (dai 18 ai 25 anni) C) Studenti Scuola Secondaria di II Grado D) Studenti Scuola Secondaria di I Grado POESIA a tema “La vita per gli altri” E) Sezione speciale “Maria Teresa Allocca : una vita per gli altri” a cura della prof.ssa Carolina Romano. (solo per gli Studenti di Scuola Secondaria di I Grado). F) POESIA a Valore Religioso G) POESIA in lingua straniera con traduzione in italiano a opera dello stesso autore H ) POESIA in vernacolo con traduzione in italiano a opera dello stesso autore Per le sezioni A, B, C, D, E, F, G, H, si partecipa con un solo testo, inedito e mai premiato, che non superi la lunghezza di trenta versi. I) SILLOGE di poesie in lingua, inedita e mai premiata; max 20 poesie che non superino i 600 versi. Al vincitore unico della sezione I, pubblicazione della silloge in cinquanta copie (I Quaderni Letterari Collana Scriptura IOD edizioni). RACCONTO a tema libero L) Adulti M) Giovani (dai 18 ai 25 anni) N) Studenti Scuola Secondaria di II Grado O) Studenti Scuola Secondaria di I Grado Per le sezioni Racconto, partecipare con un racconto in lingua, inedito e mai premiato, che non superi le tre cartelle dattiloscritte (5400 battute). P) SILLOGE di racconti in lingua, inedita e mai premiata; max 6 racconti che non superino le 18 cartelle ( 33.000 battute circa). Al vincitore unico della sezione P , pubblicazione della silloge in cinquanta copie (I Quaderni Letterari Collana Scriptura IOD edizioni). Q) NANORACCONTO – da un’idea dello scrittore Pietro Damiano: inviare un racconto, a tema libero, che non superi i 250 caratteri (spazi inclusi). R)MONOLOGO TEATRALE : presentare un monologo, inedito e mai premiato, della lunghezza di una cartella( circa 1800 battute). S)OBIETTIVO … POESIA (Adulti); T)OBIETTIVO … POESIA (Giovani): presentare una fotografia a tema libero, in BN o colore, in digitale o con tecnica tradizionale. La foto, inedita e mai premiata, dovrà essere corredata dal titolo e da almeno un verso. L’autore sarà responsabile delle eventuali liberatorie rilasciate dai soggetti ripresi, liberando di fatto l’organizzazione da responsabilità e obblighi derivanti. Le opere presentate non verranno restituite. U) ESECUZIONE MUSICALE: per studenti presso Licei musicali e scuole medie a indirizzo musicale. Presentare l’esecuzione di un brano strumentale di musica classica, della durata max dieci minuti, invio con video you tube (link di accesso alla visione del video). Il video dovrà essere realizzato con audio e video di alta qualità, unica inquadratura di profilo, esecuzione integrale senza tagli e interruzioni. Art. 4 Modalità di invio: elettronico: il testo, anonimo, dovrà essere allegato alla e-mail in formato WORD e trasmesso entro il 15 gennaio 2021 a premioscriptura@gmail.com; cartaceo: dell’opera dovrà essere inviata una sola copia, anonima, e dovrà pervenire, entro il 15 gennaio 2021, al seguente indirizzo: Anna Bruno, via G. Marconi, 245 – 80030 Mariglianella (NA). In entrambe le modalità di invio, allegare la scheda di partecipazione compilata e firmata, pena l’esclusione, (da richiedere alla Segreteria del Premio). Per informazioni : Anna Bruno cell. 3388021032 Art. 5 L’operato dei componenti le Commissioni esaminatrici, i cui nomi saranno resi noti nel corso della cerimonia di premiazione , è insindacabile e inappellabile. Art .6 Le opere premiate saranno pubblicate: nell’Antologia del Premio Scriptura ; sulla pagina fb del Premio Scriptura Art. 7 PREMI: Gli Autori delle opere premiate, presenti alla Cerimonia di premiazione, riceveranno premio personalizzato, copia dell’Antologia e diploma o attestato di selezione. I vincitori delle sezioni Silloge riceveranno una pubblicazione premio in cinquanta copie. Per la Sezione Speciale (sez. E), il vincitore unico riceverà libri in premio. Premio Speciale a cura di Giuseppe Vetromile: realizzazione di un Quaderno della Collana ” I Quaderni del Circolo Letterario Anastasiano”, in formato “pdf”, con l’inserimento di un massimo di dieci poesie dell’Autore, nota introduttiva e motivazione. Il Quaderno verrà pubblicato sul sito Transiti Poetici ( https://transitipoetici.blogspot.com/) e recapitato via email all’Autore, il quale ne potrà fare liberamente l’uso che riterrà più opportuno. Gli Autori premiati , ma assenti, avranno diritto solo al diploma o all’attestato e a una copia dell’Antologia. Tra gli Autori vincitori del 1° premio sarà designato un Vincitore Assoluto. Ulteriori premi saranno assegnati da Associazioni ed Enti locali. Art.8 La cerimonia di premiazione si terrà il 7 maggio 2021, a Nola, nella Chiesa dei S.S.Apostoli. Art .9 Informativa ai sensi del nuovo Regolamento Europeo 2016/679 sulla Protezione dei Dati (GDPR) sulla Tutela dei dati personali: il trattamento dei dati è finalizzato esclusivamente alla gestione del concorso; con l’invio degli elaborati, il partecipante acconsente al trattamento dei dati personali Art .10 La partecipazione al Concorso implica la completa e incondizionata accettazione di tutti gli articoli. Art.11 L’Organizzazione si riserva il diritto di regolare, con successive norme, i casi non previsti nel presente bando.

25 settembre, giornata della Legalità dedicata a Mario Cerciello Rega da Lega Pro e Somma Vesuviana

Riceviamo e pubblichiamo. Di Sarno (Sindaco di Somma Vesuviana): “Comune di Somma e Lega Pro ancora insieme nel nome di Mario Cerciello Rega. Il Covid non ci ferma. Un anno fa il Progetto Legalità che vide insieme calcio e scuole. Ora andremo avanti nella speranza che possa essere esportato nel resto d’Italia”. Ghirelli (Presidente Lega Pro): “L’esempio di Mario Cerciello Rega si basa sul coraggio e sui valori. Due elementi che non devono mai mancare né in campo né nella vita. Anche con il Covid-19, il 25 settembre, il ricordo vive e si unisce alla legalità”. Firenze, 25 settembre 2020 – “Il 25 settembre è diventata, nel nostro calendario, la giornata della legalità e del coraggio – ha spiegato Francesco Ghirelli, Presidente Lega Pro – ed è una data che deve indurre, in modo ancora più forte, alla riflessione e alla condivisione dei valori. Il calcio è uno strumento per lanciare messaggi positivi nel ricordo di un uomo di valore e valori come Mario Cerciello Rega”. “Ringrazio la famiglia Cerciello Rega, il Sindaco Di Sarno, Somma Vesuviana, i giovani, le scuole e tutti coloro che hanno partecipato alla giornata della legalità. È solo rimandata, ma torneremo a dare vita a questa iniziativa”, spiega Ghirelli. “Nel nome di Mario Cerciello Rega, il carabiniere barbaramente ucciso il 25 Luglio del 2019, grazie all’impegno della Lega Pro abbiamo portato e porteremo nelle scuole di Somma Vesuviana progetti sull’educazione alla Legalità, nell’auspicio che possano estendersi al resto d’Italia. Mario era un amico, un caro amico mio ma era amico della solidarietà umana. È un eroe vittima del dovere. Lo scorso anno, e ringrazio di cuore il Presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, avemmo l’opportunità di ospitare un quadrangolare di calcio in memoria di Mario. Il quadrangolare fu solo la parte visibile di un progetto più ampio e concreto che vide il coinvolgimento delle scuole sulla Legalità. Una grande iniziativa che vide insieme l’intera comunità: il nostro Teatro Summarte, il Liceo Scientifico “Evangelista Torricelli”, l’Itis “Ettore Majorana”. Il tutto su iniziativa della Lega Pro. Oggi il Covid non ci ferma e ricorderemo Mario con comunicati stampa congiunti, postando sui social le foto dello scorso anno e pensieri dei nostri studenti sul tema della legalità. Ringrazio ancora una volta il Presidente Ghirelli per la sensibilità e la disponibilità”. Lo ha affermato Salvatore Di Sarno, Sindaco di Somma Vesuviana, in occasione del primo anniversario del Progetto Legalità dedicato a Mario Cerciello Rega, carabiniere di Somma Vesuviana, ucciso a Roma il 25 luglio del 2019. “Il progetto va avanti ed il Coronavirus non può fermare la divulgazione dei valori umani. Per questo motivo la Lega Pro e l’Amministrazione Comunale di Somma Vesuviana, hanno pensato di non bloccare tale attività comune e proseguire nella campagna di sensibilizzazione alla Legalità con comunicati stampa e post social in memoria di Mario Cerciello Rega. Oggi scendiamo ugualmente ma metaforicamente in campo con il cuore e per amore della legalità di cui lo sport è testimonianza”, ha aggiunto il primo cittadino.

Napoli, camorra, il Prefetto Valentini: “I clan storici non hanno fatto un passo indietro”

“Non è vero che le famiglie storiche della camorra hanno fatto un passo indietro e che questo abbia determinato una ‘guerra per bande’ sul territorio”. Lo ha detto il prefetto di Napoli, Marco Valentini, in audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia. “Gli atti particolarmente violenti che si ripetono con frequenza nell’ area metropolitana di Napoli – ha detto il prefetto Valentini – da una sovrapposizione organizzata di livelli criminali che vede a Napoli attivi i clan storici dei Mazzarella, dei Liccardo e dei Contini ed in provincia da clan come i Mallardo, i Moccia, ed altri ancora”. “La mera gestione di piazze di spaccio viene affidata a piccole organizzazioni criminali, ma sempre subalterne ai clan storici.” Questi ultimi continuano a gestire direttamente attività tradizionali come i giochi, la ristorazione, il settore turistico-alberghiero ed i rifiuti, mentre clan minori, ma sempre collegati a quelli storici possono gestire lo spaccio di droga, il racket, l’ usura”. “Nell’ area metropolitana di Napoli – ha detto ancora il prefetto – operano dei clan autonomi, ma si tratta sempre di una autonomia limitata e circoscritta ad ambiti concessi dai clan storici”

Somma Vesuviana, storie di guappi, delitti e malandrini

La popolazione del territorio, situato nel triangolo Somma Vesuviana – Piazzolla di Nola – Saviano, visse a partire dalla seconda metà dell’ Ottocento un preoccupante periodo di tormento, fatto di incertezze e di paure, determinato dalla presenza sulla scena quotidiana di fanatici personaggi sanguinari. Era l’epoca del cosiddetto brigantaggio e del famigerato Sabatiello Romano di via Pigno, figlio di Crescenzo e di Maria Romano, vissuto in quegli anni, durante il tramonto del regno borbonico, di cui ben poco conosciamo della sua vita, tranne qualche breve notizia tramandata, oltre che dalla voce del popolo, anche da una erede femminile, che si vantava di essere per la zona figlia di brigante e sorella di malandrini. A tal riguardo andava, spesso, in giro armata e portava con se, sempre, una pistola nascosta sotto il mantesino.  Ebbene, Sabatiello Romano, proprietario, tenne per lunghi anni il dominio incontrastato su quelle popolazioni, sfinendole in ogni dove, tanto che alla sua cruenta fine, avvenuta il 30 agosto del 1860, venne coniato il motto: ditt’ e fatt’, senz aspettà, oggi o diman’ hann accis’ Sabatiello Romano, con grana 400 e 500 turnesi s’è acquetato tutto ‘o paes, come ci racconta l’ing. Vincenzo Romano. Tanto ammontò, secondo la tradizione orale, il prezzo del killeraggio di Sabatiello, ammazzato nella cupa di Costantinopoli con una fucilata alle ore due circa del pomeriggio. Chiusa quest’ epoca, naturalmente la malavita non finì lì: nuove leve erano pronte ad entrare sulla scena con gli stessi obiettivi e gli stessi strumenti di morte. In particolare, la preoccupazione maggiore era il   taglieggiamento, che all’epoca, avveniva, soprattutto,  a danno dei piccoli e grandi latifondi e con l’attenzione posta, anche, sulle masserie, che rappresentavano la vera ricchezza di quei popoli. Coloro che si ribellavano, subivano pesanti vessazioni come lo sfregio di interi vigneti. Si pensi che l’attività prevalente in quel periodo era la produzione del vino. Conclusa l’era di Sabatiello Romano, salirono in cattedra i fratelli Michele, Vincenzo e Carmine Tufano, che iniziarono a imperversare in quel territorio posto a nord-est di Somma, subito dopo la fine della Grande Guerra del 1915 – 18. Il metodo adottato per eccellenza fu proprio il frequente taglieggiamento, che non solo aumentò l’insofferenza nella popolazione, ma favorì la nascita di gruppi antagonisti, clan rivali, con vendette trasversali. I fratelli Tufano – continua l’ing. Romano – amavano trascorrere le loro serate nelle trattorie sommesi, dove si consumava un ottimo piatto di stoccafisso, oltretutto accompagnato da un buon vino locale, e dove non mancava mai il gioco a carte. Una sera, dopo il consueto banchetto, durante il tragitto di ritorno, si verificò l’incontro fatale dei tre giovani guappi con alcune persone che li attendevano. Era la mattina del primo agosto del 1922, quando un carrettiere, proveniente da Ottaviano, sparse per le vie di Somma la notizia dell’avvenimento di un eccidio, esclamando con la sua possente voce che con un sol colpo, erano state ammazzate tre fucetole. Tra i curiosi e i soccorritori si presentò il macabro spettacolo di tre corpi straziati e allineati sul ciglio della strada Piscinelle – Pentelete. Il messaggio era chiaro ed  era stato lanciato da qualche altro guappo, pronto forse a prendere il loro posto. L’accaduto, certamente, era stato un colpo a lungo meditato e ben organizzato, eseguito non da sprovveduti, ma da professionisti sanguinari. L’avvenimento, da un lato, creò molto scalpore per l’efferatezza dell’esecuzione; dall’altro, invece, venne salutato dalla popolazione con gioia per aver estirpato il malaffare e la criminalità dei fratelli Tufano. Verso la fine degli anni ’30 del Novecento, la vita del paese fu segnata da un altro tragico episodio legato, stavolta, ai fratelli Perna alias peruozzoli. Erano persone queste dedite solo al lavoro, sempre ligi al dovere, ma analfabeti e rozzi. Il padre Antonio fu assassinato durante un furto di spighe di granturco in quello stesso latifondo dove poi i figli avrebbero goduto dei propri interessi come conduttori di alcuni terreni di proprietà del signor Merola nella masseria Camaldoli. Il latifondo, denominato la scampagnia, era gestito, all’epoca, dall’arrogante e prepotente guardiano Ciro, alias ‘o raffaiuolo, il quale non vedeva di buon occhio gli otto fratelli Perna per i loro continui e piccoli furti, che andavano perpetuando all’interno delle stesse terre. L’occasione volle – continua Vincenzo Romano –  che una domenica, il piccolo Emanuele, figlio di uno dei fratelli, recise innocentemente una rosa all’interno dell’accudito giardino della masseria. Il guardiano, vista la dinamica dell’accaduto, non solo schiaffeggiò il piccolo, ma lo redarguì pure con offensive e spregevoli parole rivolte contro la famiglia. Emanuele, prontamente, riferì al padre dell’episodio avvenuto. I fratelli Perna, offesi nell’onore, dopo una consultazione generale, decisero di fargliela pagare cara. Muniti di fucile, da armata brancaleone, affrontarono il guardiano, massacrandolo a colpi di fucile. L’autore dell’efferato delitto fu uno dei  fratelli. Nel giudizio finale di condanna, però, i germani  si  dichiararono tutti colpevoli, subendo così una pesante pena per associazione a delinquere Nel delitto fu anche coinvolto il fratello Giuseppe, che era stato del tutto assente al caso e quindi estraneo. Giuseppe avrebbe pagato, purtroppo,  la pena per colpa della gelosia dei sette fratelli che vedevano nella sua libertà il futuro usurpatore dei loro beni. A conquistare la piazza, successivamente, furono i fratelli Erminio, Arcangelo, Antonio e Giovanni Fiore: i cosiddetti mastro d’ascia, provenienti dalla masseria Cerreto di Saviano. La tradizione locale ci riferisce che i fratelli Fiore,  oltre ad operare nel loro paese d’origine nella guardianìa del latifondo di d. Gennaro Romano, avevano forti interessi ad espandere il loro dominio anche nella vicina città di Somma. All’epoca i fratelli Mosca e ncòppa a muntagna, con Mario, Luigi, e Salvatore, avevano numerose proprietà e coltivavano forti interessi nella zona Maresca posta tra il lagno Macedonia e quello di Fosso dei Leoni. Il feudo della suddetta famiglia era capeggiata dal gentile e cortese don Giovanni: paciere di contrasti,  mediatore di fatto in contrattazioni ed in affari, insomma un uomo di rispetto. Il Mosca, subito, aveva fatto intendere ai fratelli savianesi di  badare a se stessi e di stare lontano dalla sua zona terriera. I fratelli Fiore, infatti, si erano offerti per la guardiania dei suoi latifondi. Il persistere, inoltre, della loro presenza in zona costituì una vera e proprio sfida, specialmente a maggio quando le dolci ciliegie venivano messe sul mercato. La reazione fu prevedibile: i fratelli Fiore non avevano ascoltato le parole di d. Giovanni Mosca. Partì un meticoloso piano d’intervento, ben pianificato, per organizzare un agguato: era necessario abbattere i mastro d’ascia di Saviano con il loro gruppo. Il luogo prescelto fu la zona Pigno di Somma. All’imbrunire di una delle tante giornate di maggio, Zi Totonno, l’anziano pollivendolo, terminava il suo umile lavoro in quella strada. Gli attentatori, pronti allo scontro, dopo aver riconosciuto l’anziano, lo misero in guardia: Zì Totò, fuit, perché tra poco, ven ‘o temporal. Il gruppo dei Mosca, ben mimetizzato nel casotto ed in trincee predisposte in più punti, a secondo del possibile percorso, attendevano gli avventori. Intanto i mastro d’ascia con gli accoliti, guidati dal capo Erminio e preceduti dal loro temibile mastino napoletano, vagheggiavano in zona indisturbatamente, dimostrando la solita arroganza e la loro indiscussa sicurezza. Non si sarebbero mai aspettati che, da li a poco, si sarebbe scatenato su di loro un terribile agguato. Il primo a cadere sotto i colpi – racconta Raffaele Molaro, discendente di uno degli esecutori dell’agguato – fu l’innocente cane e poi i membri del gruppo, tra cui Erminio, che rimasto ferito, fuggì nelle campagne circostanti, e lì giustiziato dopo una estenuante rincorsa. L’episodio ebbe una vasto eco in città. Del clan Mosca furono arrestati, per omicidio, Luigi Mosca e Giuseppe Molaro, alias ‘o schucchione, mentre per i Fiore fu arrestato Antonio, che era il proprietario dello sfortunato mastino napoletano. A guerra mondiale non ancora finita – parliamo della Seconda Guerra –  la zona  di Piazzolla di Nola era sede di un importante campo degli alleati americani. Il luogo era disseminato di mezzi, armi e munizioni. Tutto ciò costituì per gli abitanti del posto il momento adatto per ricevere aiuti per sfamarsi. Vi erano, poi, le bande di ragazzotti sbandati, che sfidando il pericolo, esercitavano operazioni di furto di oggetti e di munizioni per ricavare, dallo smontaggio, i preziosi metalli di bronzo e la polvere nera da rivendere. Preso atto di queste frequenti azioni di disturbo, gli alleati decisero di minare alcuni siti più esposti, creando per i malcapitati vere e proprie trappole mortali. Il caso volle che a farne spese fu la banda furfantesca dei Caprarielli, con la morte di tutti i suoi componenti. La soddisfazione degli abitanti del posto fu enorme, in quanto i Caprarielli erano degli autorevoli razziatori di cose. La malavita continuò incessantemente anche dopo la partenza degli alleati: i giovani senza lavoro, in special modo, diedero vita ad una frequente attività criminale, attraverso furti e rapine a danno di numerosi passanti. Il  noto luogo solitario era chiamato, popolarmente, il ponte dei mariuoli. Nel frattempo già da tempo operava, a carattere ben più organizzato, anche se toccando marginalmente il territorio sommese, la banda La Marca, rappresentata dalla punta di diamante di d. Giuseppe La Marca, che tanto fece parlare di se, lasciando i segni di memorabili imprese di altri tempi, ergendosi dapprima ad eroe e, successivamente, scontando l’ergastolo – conclude Romano – nelle patrie galere, laddove terminò i giorni della sua vita.