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Il settembre degli anniversari: cento anni fa moriva Michele Cammarano, e centocinquanta anni fa i bersaglieri conquistavano Roma e ponevano fine al potere temporale dei Papi. L’originale impaginazione  nel quadro di Cammarano dedicato alla “breccia di Porta Pia” e spunti di verismo “teatrale” nel quadro “Rissa a Trastevere”.

 

Il 20 settembre la TV ci ha più volte ricordato che il 20 settembre1870 – 150 anni fa- i bersaglieri dell’esercito italiano entrarono in Roma attraverso la breccia di Porta Pia, conquistarono la città, destinata a diventare la capitale del Regno d’Italia, e di fatto misero fine al potere temporale dei Papi. Vittorio Emanuele II fece sapere ai pittori italiani che quella “carica” meritava di essere immortalata, come le grandi battaglie del Risorgimento. Nessuno citò il quadro di Michele Cammarano che ha per tema la carica dei bersaglieri: tra l’altro il pittore morì proprio nel settembre di cento anni fa. Nel 1871 Michele Cammarano presentò il suo quadro (olio su tela, cm. 290x 472) che suscitò l’ammirazione anche degli avversari del pittore, venne comprato dal re e assegnato alle collezioni di pittura del Museo di Capodimonte. Il napoletano Michele Cammarano (1835 – 1920) veniva da una famiglia di artisti: suo padre Salvatore era pittore, poeta e, soprattutto, librettista: fu lui a fornire il “libretto” per la “Lucia di Lammermoor” di Donizetti. L’ amore per la “scena” spinse Michele ad andare oltre il quieto realismo del suo Maestro Filippo Palizzi e a prepararsi, attraverso il disegno, alla rappresentazione di gruppi in movimento, sia all’aperto che in luoghi chiusi, e sempre nel segno di una “visione” veristica che comprendeva le espressioni dei personaggi e i dettagli della “scena”. L’attenzione ai dettagli divenne più intensa quando, nel 1870, Cammarano si recò a Parigi e conobbe Courbet, la cui tavolozza di toni scuri divenne uno dei cardini della sua tecnica pittorica. Michele Cammarano dedicò studi, abbozzi e quadri alle battaglie del nostro Risorgimento e fra il 1888 e il 1893 risiedette a lungo a Massaua, in  Eritrea, dove eseguì numerosi studi per la “Battaglia di Dogali”, quadro presentato al pubblico nel 1896. L’impaginazione della “ Carica dei bersaglieri a Porta Pia” è di grande originalità: al pittore  importa rappresentare non il “luogo”, ma il movimento impetuoso del gruppo che corre verso di noi “e sembra quasi sfondare la tela” (Claudia Collina Poppi). La fortissima suggestione della “carica” viene accentuata dalla strada che “scende” verso lo spettatore, dal contrasto tra i solchi e la polvere, dal moto concorde delle gambe dei bersaglieri, dal vario “gioco” delle loro teste che ci confermano quanto sia felice l’osservazione di M.C. Minopoli: “Michele Cammarano dipinge la scena di un attimo e la fa durare per sempre”: notevole, dal punto di vista tecnico e nella prospettiva scenografica, il dettaglio del bersagliere colpito a  morte, e che pare che voglia ancora lanciarsi in avanti. La novità dell’ impaginazione “frontale” del quadro del pittore napoletano si coglie in modo ancora più chiaro quando lo confrontiamo con altre opere dedicate allo stesso tema, come “La breccia di Porta Pia” – una fredda fotografia di particolari non essenziali – che Carlo Ademollo presentò al pubblico nel 1871 (vedi immagine in appendice).

Il verismo sociale e l’influenza di Courbet ispirano la “ Rissa a Trastevere” (cm. 294 x 464) (vedi immagine in appendice) che Cammarano presentò all’ Esposizione Nazionale Artistica di Venezia del 1887. E’ una scena di cronaca nera, al cui centro c’è la madre dell’ucciso, la “donna a braccia levate, che ricorda la “ Deposizione di Cristo” di Caravaggio che sta alla Pinacoteca Vaticana…” (Giovanna Ginex). L’opera rivela, soprattutto nel movimento delle mani – le suggestioni teatrali che venivano all’artista non solo dal padre, ma anche dall’amicizia con Salvatore Di Giacomo. E’ stato notato che nell’opera sono presenti quasi tutti i generi pittorici, a partire dalla natura morta.