Emergenza Covid, a Pollena Trocchia l’enigma di un ospedale che c’è ma non esiste

In questa fase caldissima dell’emergenza epidemiologica, si torna a parlare dell’ospedale “Apicella” di Pollena Trocchia, chimera del sistema sanitario regionale: una struttura rimessa a nuovo e dotata di strumenti, spazi e apparecchiature che potrebbero rivelarsi estremamente preziose nel contrasto alla pandemia di Covid19, soprattutto in una fese delicata e complessa come quella che stiamo vivendo nelle ultime ore. Eppure il presidio ospedaliero alle falde del monte Somma è deserto: mancano i medici, gli infermieri, gli anestetisti, e per questo non è possibile attivare le risorse che pure sono a disposizione e che potrebbero aiutare a contenere l’emergenza. “Come si fa a rimanere indifferenti, vedendo quella sofferenza dei cittadini fuori e dentro gli ospedali di Napoli in attesa di un posto letto, quando nell’ospedale di Pollena Trocchia ci sono reparti ristrutturati con posti letto attrezzatissimi, sale operatorie all’avanguardia e spazi enormi che potrebbero essere utilizzati per i malati che attendono un ricovero, mettendo fine alla vergogna dei cittadini lasciati a terra in attesa del loro turno. Si continua a tenere chiuso l’ospedale di Pollena Trocchia, ma noi tutti, insieme, dobbiamo farlo riaprire e stavolta il primo passo lo facciamo noi, aspettandovi”: lo scrive Vincenzo Sannino, amministratore del gruppo Ospedale R. Apicella – Diritto di curarsi Art. 32 della Costituzione, in una lettera indirizzata alle autorità e alle istituzioni locali e nazionali. Più che una lettera, un vero e proprio grido d’allarme e di esasperazione che riguarda uno degli annosi problemi del territorio, che investe un bacino di utenza molto ampio, coinvolgendo la vita degli abitanti dei comuni della cintura vesuviana, da Sant’Anastasia a Volla, da Cercola a Massa di Somma, da San Sebastiano al Vesuvio a Somma Vesuviana. Il documento firmato da Sannino, infatti, annuncia anche l’occupazione della direzione generale dell’ospedale: un’azione imminente, prevista per la mattinata di martedì 10 novembre. “Noi intanto andremo a occupare, poi si vedrà”, fa sapere Sannino. Già lo scorso aprile, al culmine della prima ondata della pandemia, l’attuale vice presidente del consiglio regionale della Campania, Valeria Ciarambino, insieme al deputato Gianfranco Di Sarno, si era recata sul luogo per denunciare la situazione dell’Apicella: “L’ospedale di Pollena Trocchia, con tre sale operatorie attrezzate, con reparti ristrutturati di recente e alcune straordinarie eccellenze sanitarie, è stato svuotato perché sarebbe dovuto diventare Covid hospital. Poi non lo è più diventato, ma le attività, tra cui alcune in ambito oncologico, non sono più riprese. Mica si vuole approfittare dell’emergenza per smantellarlo? Sarebbe scellerato!”, affermava circa sei mesi fa la Ciarambino. Tuttavia, da allora nulla è cambiato. Eppure già nel gennaio del 2019, un anno prima dello scoppio dell’emergenza pandemica in Italia, il Presidente Nazionale del Saues (il sindacato Autonomo Urgenza Emergenza Sanitaria), Paolo Ficco, aveva inviato una nota al direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud e al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per sottolineare il fatto che la chiusura del Psaut dell’ospedale di Pollena Trocchia, fosse illegittima e andasse revocata, in quanto “non conforme all’Atto Aziendale e alle linee guida in materia ma viola gravemente le norme che regolano i rapporti sindacali in materia di consultazione”. “Il governatore-commissario De Luca – disse all’epoca Ficco – che nei giorni scorsi ha annunciato migliaia di assunzioni nella sanità, non può non intervenire: non si sopprimono strutture sanitarie indispensabili congestionando quelle limitrofe, non si sopperisce alla carenza di personale in qualche reparto ospedaliero sguarnendo altre strutture indispensabili”. Da allora sono trascorsi quasi due anni. La realizzazione del nuovo ospedale di Boscotrecase, di per sé una buona notizia per il territorio, ha comportato l’obbligo di trasferire i tanti bravi professionisti dell’ospedale di Pollena Trocchia (in particolare pneumologi, fondamentali in questa emergenza Covid) presso il nuovo nosocomio di via Lenza. Morale della favola: il presidio “Apicella” è stato svuotato delle sue risorse umane di eccellenza e al momento è ridotto all’essenziale, nonostante la grande disponibilità di spazi e opportunità di ricovero. Come se non bastasse, circa un mese fa il comitato per la salute pubblica della zona vesuviana lanciò un allarme relativo al presidio sanitario di Boscotrecase: “Nonostante i proclami è già in corso una dismissione di reparti che, passata l’emergenza Covid, coinvolgerà probabilmente anche mezzi e personale sanitario rilegando nuovamente il Sant’Anna ad essere una struttura ospedaliera poco affidabile”. Per questo motivo il comitato espresse preoccupazione e pretese che le direttive ministeriali (che spingono per strutture di prossimità) non venissero delegate alla sanità privata, auspicando, invece, che queste potessero “trovare concretezza anche nel potenziamento del nuovo ospedale”. Le voci che arrivano dall’interno dell’ospedale di Pollena fanno sapere che al momento “si sta svolgendo tutta l’attività oncologica, che ha preso in carico anche quella dell’ospedale di Nola. Tutti gli ambulatori (surgery, oculistica, cardiologica) sono invece sospesi, perché si sta dando la priorità assoluta alle urgenze. I reparti sono vuoti perché mancano i medici e gli anestetisti”. Eppure parliamo di un ospedale nuovo, dove presumibilmente qualche attrezzatura è ancora imbustata, e quindi mai utilizzata: “Il problema è che non c’è nessuno, non ci sono infermieri, non ci sono O.S.A. (operatore socio-assistenziale)  e non ci sono medici. Non ci sono proprio, non esistono, non abbiamo nemmeno le graduatorie e quelli che c’erano oggi sono tutti negli ospedali Covid”. Appena pochi anni fa, nonostante fosse dimenticato dalla politica che ne faceva oggetto della discussione soltanto in campagna elettorale, per alcuni cittadini l’ospedale di Pollena Trocchia rappresentava ancora un punto di riferimento e un vanto per la città. Fondato nel 1933 dal Cavaliere Raffaele Apicella, l’ospedale è il riflesso delle ombre generate dalla cattiva gestione della cosa pubblica. Un’offesa a chi soffre e alla sanità, amministrata in maniera maldestra dalle giunte regionali di ieri e di oggi. Dal 2008 la lenta e inesorabile agonia, con il ridimensionamento e la chiusura dei reparti principali (chirurgia, ginecologia, pediatria), anime dell’ospedale. Ad agosto del 2011 furono sospese anche le attività di Pronto Soccorso. Successivamente, a giugno 2012, fu la volta della chiusura dell’ambulatorio di ortopedia. Una morte annunciata, ma lenta, e questo nonostante il presidio ospedaliero serva un’area di 600mila cittadini. Il problema, come sottolineava già nel lontano 2008 il dott. Egidio Perna, sembra essere la scarsa attrattività dell’Apicella nei confronti dei professionisti della medicina, molti dei quali, infatti, negli anni hanno preferito traslocare altrove in cerca di fama e di notorietà professionale. Il Piano Ospedaliero Regionale dell’epoca aveva previsto l’accorpamento dell’ospedale Apicella con quello di Pomigliano d’Arco, mai costruito però. “È possibile – si chiedeva in quegli anni Perna – che per la cura della salute di una popolazione di seicentomila abitanti siano disponibili soltanto due ospedali pubblici, come quelli di Nola e di Pollena Trocchia? E che ospedali poi?”. L’emergenza è oggi, ma ci sono pochi dubbi che parta da molto lontano.

Bologna – Napoli (Partita 10), dove vi siete fatti Pasqua, fatevi pure Natale

Un detto napoletano recita: “Addò t’haje fatto Natale fatte pure Pasqua”. Utilizzando lo spirito del suddetto detto, in Bologna – Napoli l’arbitro Pasqua e l’uomo al VAR Abisso potrebbero essere gentilmente invitati ad andarsi a fare un giretto per rinfrescarsi la mente. Infatti, la precarietà delle decisioni della coppia arbitrale avrebbe potuto pesare su una prestazione del Napoli dopotutto positiva, soprattutto dopo i passi falsi passati.

È un buon Napoli che gestisce bene il Bologna, concedendo poco alla squadra di Mihajlovic. Con Insigne e Lozano sulle fasce il Napoli può avere le idee giuste per sbilanciare la gara a suo favore. E lo fa con il guizzo di Lozano, che scappa via ai difensori avversari e serve Osimhen solo soletto in mezzo all’area, che stacca bene. A dire il vero, grosse responsabilità ricadono sui difendenti avversari che si fanno attrarre dal pifferaio magico Mertens e lasciano andare Osimhen. Nel secondo tempo il Napoli dovrebbe chiudere la partita, ma non ci riesce. In realtà segna con Koulibaly, il VAR chiama un mano di Osimhen, ma inspiegabilmente non approfondisce la precedente trattenuta sull’azzurro. La partita è in bilico, il Napoli pecca nella capacità di chiuderla e portare i 3 punti a casa senza ulteriore patimento. Concede addirittura un’occasione tripla al Bologna, ci pensano Ospina, Hysaj e un po’ di fortuna. Sull’azione pesa un probabile errore di Pasqua alla partenza dell’azione avversaria. Per fortuna, il VAR perde e il Napoli vince.

Il Napoli rimette in campo i gemelli buoni, gestisce molto bene gli avversari, ma ancora manca di quella sicurezza che gli permetta di schiacciare definitivamente gli avversari. Ma io oggi mi accontento, perché giocare contro due avversari, il Bologna e il VAR, è dura per chiunque. L’accoppiata Pasqua-VAR è penalizzante. Pasqua e Abisso, dove vi siete fatti Pasqua, fatevi pure Natale.

Covid, Isaia (Confcommercio Salute): “Appello alle famiglie per frenare il contagio nelle Rsa”

Riceviamo e pubblichiamo.

“Stiamo vivendo un momento molto difficile, soprattutto per chi come noi è in contatto quotidiano con gli anziani all’interno delle Rsa (residenze sanitarie assistenziali) e nell’assistenza domiciliare per i pazienti fragili e spesso discriminati. Abbiamo l’obbligo di difendere dal contagio del nuovo coronavirus le persone che accogliamo nelle nostre strutture, i medici e gli operatori sanitari che li assistono cercando di garantire anche le relazioni sociali”. Lo ha detto Salvatore Isaia, presidente di Confcommercio Salute e Cura della Campania, commentando l’aumento dei contagi all’interno delle strutture sanitarie per gli anziani.

“L’invito accorato che rivolgiamo alle famiglie – ha aggiunto Isaia – è di osservare scrupolosamente le norme anti covid e di riattivare in maniera stabile le videochiamate con i propri cari, aiutandoli a utilizzare questo strumento, che può contribuire a frenare l’aumento dei contagi, ma nel contempo, assicura un contatto costante rendendoli protagonisti della loro quotidianità”.

“Di concerto con le istituzioni regionali e territoriali abbiamo aumentando i livelli di sicurezza, grazie anche e soprattutto, allo spirito di sacrificio e di abnegazione di tutti i dipendenti e i collaboratori delle strutture sanitarie che sono veri e propri professionisti dell’assistenza e che pongono al primo posto la salvaguardia e la cura delle persone più fragili. Occorre ricordare – conclude il numero uno campano di Confommercio Salute e Cura – che stiamo parlando di pazienti a cui non è possibile effettuare cure specialistiche di livello adeguato tra le mura domestiche e che senza le strutture socio sanitarie finirebbero ‘parcheggiati’ in una corsia d’ospedale”.

Somma Vesuviana, Di Sarno: “Settimo decesso per Covid. Mettiamo le mascherine e rispettiamo le norme di sicurezza”

Riceviamo dal Comune di Somma Vesuviana e pubblichiamo. “Registriamo il settimo decesso per Covid a Somma Vesuviana, di cui 4 nella Fase 1 e 3 in questi ultimi 20 giorni. Siamo in attesa di ulteriori aggiornamenti che sicuramente arriveranno nelle prossime ore dall’Asl. Ad oggi i dati in nostro possesso sono di 676 positivi attivi di cui 19 ricoverati in ospedale, per un totale superiore a 800 casi da inizio pandemia, ma abbiamo anche altri 19 guariti e ben 235 persone in sorveglianza sanitaria”. Lo ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana. “Mettiamo la mascherina anche all’aria aperta, manteniamo la distanza fisica, evitiamo pranzi e cene con amici o familiari non conviventi, rispettiamo le norme come la chiusura alle 18 tranne che per l’asporto e non consentiamo aggregazioni fuori a bar, ristoranti e negozi. Ricordo che a Somma Vesuviana resteranno chiusi fino al 13 Novembre: cimitero, scuole di ogni ordine e grado, circoli, parchi. Inoltre almeno fino al 13 Novembre, su tutto il territorio sommese sono vietate le riunioni al chiuso e all’aperto”, aggiunge il primo cittadino.

Covid-19, la “solitudine” e i turni massacranti degli infermieri dell’ospedale di Nola

Casi in aumento all’ospedale di Nola, una struttura che rischia di diventare Covid Hospital se non si corre ai ripari. Servono mezzi, personale e percorsi idonei. Tra le corsie si riaccendono i riflettori sugli “eroi”, come erano stati definiti durante la prima fase della pandemia, ma non bastano più appellativi e cerimonie di ringraziamento. Gli infermieri sono al limite delle proprie forze, ad un passo dal crollo fisico e psicologico. Sono necessari interventi repentini per evitare il collasso. Camici, guanti, mascherine e visiere, totalmente bardati da capo a piedi, si riesce ad intravedere con non poca difficoltà solo gli occhi di chi, in questa battaglia contro il virus, mette a repentaglio la propria vita ogni giorno. La realtà che vivono gli infermieri nei reparti Covid dell’ospedale di Nola – ma il discorso è facilmente estendibile a tutti i presidi ospedalieri – è ben diversa dalla percezione di chi vive l’emergenza seguendo da casa i notiziari, le breaking news con la conta aggiornata all’ultimo minuto dei positivi della giornata. In questa lotta contro un nemico che di invisibile ha ben poco, date le evidenti conseguenze che ci portiamo dietro da quasi un anno, ancora una volta ad avere la peggio sono gli infermieri, gli “eroi” che durante la prima fase della pandemia venivano quasi venerati, finendo oggi nel dimenticatoio. Non era di certo questo ciò che si aspettavano a mesi di distanza dal primo lockdown. È chiaro che non servono statue d’oro o celebrazioni clamorose, i famosi 15 minuti di gloria svaniscono in un attimo. Oggi il problema è ben più grave perché si sta sottovalutando il grande rischio che corre il nosocomio nolano di diventare Covid Hospital. Il numero dei contagiati cresce vertiginosamente giorno dopo giorno, per non parlare di quello dei pazienti positivi ricoverati presso il S. Maria della Pietà. Quasi in 40 in una struttura che, come specificato più volte, dovrebbe contenerne 12 al massimo per un breve periodo. Ed invece, la realtà è ben diversa. In ballo c’è la vita non solo di persone ammalate, ma anche di chi rischia di rimetterci la pelle a causa dell’ignavia altrui. Spesso fa più comodo procrastinare, dando la colpa all’eccessiva burocratizzazione anziché prendere veloci decisioni. Da mesi, ormai, con cadenza quasi quotidiana si cerca di puntare i riflettori sulla condizione catastrofica in cui riversa l’ospedale di Nola. Non è questione di allarmismo, come qualcuno potrebbe pensare. Qui si tratta di portare all’attenzione dei cittadini fatti che in molti cercano di tenere nascosti. Nessuno vuole dispensare panico, ma la paura in città cresce. Una tensione diversa da quella del primo lockdown. A differenza di qualche mese fa, si sa affrontare diversamente il virus quando arriva, ma oggi il timore più grande è quello di essere colpiti da altre patologie che non siano riconducibili al Covid. Perché? La risposta è quasi scontata se si pensa che la priorità assoluta negli ospedali è data esclusivamente al virus, con un catenaccio ai cancelli in risposta a tutti gli altri ammalati. A questo fattore si aggiunge la mancanza di posti letto e soprattutto di personale sanitario. I pochi superstiti che  lottano nell’ospedale di Nola  si ritrovano ancora a combattere fedelmente tra le corsie del pronto soccorso e sono al limite delle forze. Gli infermieri potranno anche essere descritti come “eroi”, ma come tutti sono esseri umani e risentono della stanchezza fisica e mentale più di ogni altro in questo delicato momento storico. Sono necessari, ora più che mai, repentini provvedimenti. Servono più risorse, mezzi, personale, percorsi idonei, servono fatti e non più soltanto belle parole . Reduce da una prima ondata, ancora una volta il S. Maria della Pietà, – così come la stragrande maggioranza dei presidi ospedalieri in Campania – si mostra incapace di affrontarne una seconda. Che cosa si sta aspettando? Qui si rischia il collasso e parlarne senza mai passare ai fatti non è di certo la soluzione migliore per la comunità. (fonte foto: rete internet)

Il funerale di Simone, il vescovo: “Assassini vigliacchi”. La mamma: “Non li perdono”

“Non siete dei bulli. Avete commesso il reato più grave, l’omicidio, per cui siete degli assassini. Assassini e vigliacchi. I “leoni” non siete voi. Il leone è stato Simone che ha combattuto contro la vostra prepotenza camorristica facendo ricorso alle sue conoscenze nelle arti marziali mentre voi eravate in tre e armati di coltelli: dovrete espiare pienamente le vostre colpe, in terra che al cospetto del Signore. Pentitevi, ma pentitevi realmente”. Tempi duri anzi, durissimi, per un’omelia funebre altrettanto dura. Ieri mattina il vescovo di Acerra non le ha certo mandate a dire ai tre giovanissimi che martedi sera hanno ucciso nel centro di Casalnuovo a colpi di coltello Simone Frascogna e che per poco non hanno ammazzato anche l’amico che era con lo studente diciannovenne, Gino Salamone. Durante l’omelia pronunciata nella chiesa dell’Annunziata Antonio Di Donna si è visto praticamente costretto da un contesto sempre più violento a usare il pugno duro. Al funerale il prelato non ha potuto fare a meno di chiedere giustizia esemplare davanti alla bara bianca del giovane ucciso a coltellate per motivi futili e assurdi, una lite automobilistica. Motivi che comunque sono stati alimentati da una mentalità criminale, da un’”educazione” ricevuta in un contesto di chiara impronta camorristica. Parole molto dure dicevamo, ai limiti del cattolicamente corretto. Frasi dette davanti a una famiglia annientata dal dolore. Poco dopo l’intervento di Di Donna, la mamma di Simone, Natascia Lipari, è stata ancora una volta molto chiara. “Sono la mamma di Simone e non li perdono”, ha puntualizzato dal pulpito. Tra le tante centinaia di persone assiepate, tutte con la mascherina al volto, dentro e fuori la chiesa c’erano anche i familiari di Gaetano Barbuto Ferraiuolo, il ventunenne che, ancora una volta per un litigio nato da un contrasto automobilistico, è stato gambizzato ed ha perso entrambe le gambe, nelle strade di Sant’Antimo, il 20 settembre.

Marigliano, 445 contagi attivi in città. Il sindaco Jossa: “Non costringetemi a chiudere”

Il sindaco Peppe Jossa ha accompagnato la domenica dei mariglianesi con una (finta) diretta Facebook post-prandiale, facendo il tanto atteso punto della situazione, a qualche giorno dall’ultimo bollettino sull’andamento dell’emergenza epidemiologica da Covid19. I numeri della pandemia, comunicati proprio dal primo cittadino, parlano di ben 445 contagi attivi in città (in salita rispetto ai 386 dell’ultimo aggiornamento), ma anche di 72 guariti: per fortuna, dice il sindaco, il 90% delle persone contagiate è asintomatico ed è alle prese con lievi sintomi. Tuttavia, quattro concittadini sono al momento ricoverati in ospedale e almeno un caso è grave. Fari accesi sulla gestione dell’emergenza sanitaria da parte dell’Asl, insufficiente secondo il sindaco: “Particolarmente negativa la gestione dei casi costretti all’isolamento domestico: parliamo di persone in attesa di notizie sulla loro condizione, ma che intanto sono costrette a vivere disagi psicofisici e talvolta anche economici. A tal proposito ringrazio e ci tengo a sottolineare il grande lavoro svolto dalle due associazioni di volontariato, impegnate sul campo in un’azione di protezione civile. C’è la necessità ma anche la possibilità di potenziare il personale dedicato all’emergenza e per questo stiamo cercando di coinvolgere altre associazioni”. Qualcuno, nei commenti, si chiede che fine abbia fatto la Croce Rossa mariglianese, particolarmente attiva nel periodo primaverile. Sicuramente una risorsa da riattivare in questa fase delicata. Per fortuna, aggiunge il sindaco Jossa, “la situazione del drive in è sensibilmente migliorata, almeno a partire dal 31 ottobre, giorno in cui mi sono mosso anche con esposti, utili a evidenziare una certa disorganizzazione del distretto sanitario locale. Da allora abbiamo ottenuto l’intervento della direzione generale dell’Asl: di certo, ad oggi, la situazione presenta ancora qualche disagio, ma almeno non si verificano più i disgraziati episodi delle scorse settimane e sono migliorati anche i tempi di risposta per i risultati dei tamponi. Riusciamo a farne circa cinquecento al giorno in città”. Una bella novità che il primo cittadino tiene a sottolineare è l’attivazione, prevista per la prossima settimana da parte dell’Asl, “di un numero che fornirà risposte prettamente mediche, per venire incontro alle esigenze e alle difficoltà dei cittadini, nonché alle loro sofferenze fisiche. Quindi un recapito non riservato al coordinamento, bensì a una concreta azione offerta da personale medico”. Inoltre, sulla scia dell’iniziativa messa in campo dal sindaco Salvatore Di Sarno presso il Comune di Somma Vesuviana, anche a Marigliano si sta provvedendo a fornire un servizio di assistenza medica domiciliare. “Il Nucleo Operativo di Emergenza La Salamandra – spiega il sindaco Jossa – mette a disposizione l’ambulanza, mentre l’Asl mette a disposizione il personale medico e infermieristico, perché il 118 è saturo e bisogna assolutamente filtrare l’emergenza. Se non ci autorizzano, provvederemo noi a reclutare il personale medico, anche pagandolo, ma pretendo che l’Asl potenzi il previsto servizio domiciliare che dovrebbe garantire l’USCA (ossia l’Unità Speciali di Continuità Assistenziale, ndr)“. Esaurito l’argomento relativo all’emergenza clinica, Jossa si sposta a parlare delle iniziative politiche da intraprendere per il contrasto all’avanzare della pandemia in città: “Abbiamo concordato delle azioni con le altre forze di governo e del consiglio comunale (quindi anche con l’opposizione, si presuppone, ndr), riscontrando massima disponibilità da parte di tutti. Innanzitutto ho raccolto la necessità di intercettare risorse per procedere immediatamente alla sanificazione delle strade cittadine, a cominciare dalla zona di Pontecitra che ospita il drive in per i tamponi. Una sanificazione che ovviamente verrà estesa anche al resto del territorio comunale. Inoltre, sempre d’intesa con le forze politiche, abbiamo pensato di chiedere alla Regione una fornitura di mascherine, perché ci sono famiglie in difficoltà che ne hanno bisogno. La mascherina è indispensabile ma ha un costo e non tutti possono permettersi di investire in quello piuttosto che in beni di prima necessità”, sottolinea il sindaco PD. “Il numero della protezione civile, che abbiamo attivato presso il centro operativo comunale, raccoglie tantissime chiamate da parte della cittadinanza: un servizio di grande utilità, grazie ai volontari che passano ore e ore attaccati al telefono. A maggior ragione, in questa fase, siamo alla ricerca di un ulteriore aiuto da parte di persone che possano dare un mano: siamo pronti a riconoscere ai volontari quello che è dovuto, anche dal punto di vista economico”, fa sapere Jossa. Nel frattempo non si ferma il controllo del territorio da parte della polizia municipale e dei carabinieri: “Stiamo valutando di chiudere delle aree molto frequentate, come la villa comunale e piazza Municipio, al fine di evitare assembramenti. Se dovessero arrivare ancora segnalazioni mi troverò costretto a chiudere quelle zone”. Ultimo spezzone del video dedicato al primo consiglio comunale, il cui annuncio è arrivato solo poche ore fa e ha già scatenato qualche polemica, in relazione soprattutto all’ultimo ordine del giorno che prevede la modifica dell’art. 24 dello statuto comunale: “Il numero della squadra di assessori può passare da 6 a 7: lo consente la legge e noi del Partito Democratico avremmo voluto farlo già nel corso della passata amministrazione, come dimostrano gli atti che sono circolati in questi ultimi giorni”, spiega il primo cittadino. “Ci tengo a dire chiaramente – ha proseguito Peppe Jossa – che il settimo assessore non rappresenterà un aggravio economico di spesa, perché in percentuale si ridurranno le indennità degli altri componenti della giunta. Per me avere un settimo assessore non è una questione di poltrone, ma è una opportunità per la città, in quanto significa avere un soggetto in campo che risolve un problema in più e porta un’idea in più, contribuendo a una maggiore operatività del team. Ritengo che si debba partire subito con una squadra al completo e per questo la modifica è già prevista nel primo consiglio comunale: perché aspettare? La città ne trarrà un vantaggio operativo, cosa in cui io credo fermamente”. Stando alle parole del sindaco, la squadra assessoriale è pronta e le nomine rispetteranno i consensi conquistati nella tornata elettorale: “Saranno scelte all’insegna della massima competenza e della massima condivisione con le altre forze politiche della coalizione di maggioranza”, assicura Jossa, che chiosa esprimendo soddisfazione per la vittoria americana di Joe Biden, nuovo presidente degli Stati Uniti che secondo il sindaco di Marigliano saprà essere “garante della pacificazione dei popoli”.

Napoli e provincia, controlli dei Carabinieri tesi al contrasto all’illegalità diffusa e al rispetto delle normative anti covid19

Città e provincia sono state presidiate da centinaia di militari affinché fossero rispettate le prescrizioni inserite nei decreti governativi destinati a limitare il dilagare dell’epidemia da coronavirus. Sessantacinque le persone sanzionate per violazioni alla norma anticovid ma molteplici sono stati gli interventi dove i Carabinieri, utilizzando l’arma della persuasione a una responsabile adesione alle prescrizioni imposte, hanno invitato le persone ad indossare correttamente le mascherine e a sciogliere gli assembramenti 18 di queste tra il lungomare Partenope, Via Mergellina e Via Caracciolo, il Vomero, nonché le spiagge pubbliche con accesso da Via Posillipo:  10 non indossavano la mascherina, 8 sono stati sorpresi in strada oltre le 22. Quest’ultimi tutti giovani tra i 20 e i 25 anni. 31 sanzioni nell’area vesuviana e sorrentina, gran parte per la totale mancanza di mascherina: anche in questo caso sono 8 le persone che hanno violato il “coprifuoco”. 23 quelle senza dispositivi di protezione individuale. Tra gli altri comuni della provincia partenopea e nell’area a nord della città sono 16 le persone multate: 7 per la violazione del “coprifuoco”, 9 per mancanza di mascherina. Alle sanzioni per le violazioni alla normativa anti-contagio si affiancano le incalzanti e costanti attività di contrasto all’illegalità in ogni sua forma. Tra le innumerevoli attività compiute quelle che seguono sono le più  importanti. Si parte dai quartieri Vomero e Arenella dove i militari della locale compagnia hanno denunciato 4 parcheggiatori abusivi, sorpresi a chiedere denaro agli automobilisti in cerca di sosta. Un 18enne è stato trovato in possesso di un coltello a scatto con lama di 12 cm ed è stato denunciato per porto abusivo di arma da taglio. Denunciato anche un 24enne perché sorpreso alla guida nonostante non avesse mai conseguito la patente. 10 gli assuntori di droga segnalati alla Prefettura per la detenzione di piccole quantità di stupefacenti. Nel cuore della città, nella centrale Piazza San Domenico Maggiore, i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia centro hanno arrestato per spaccio di droga Lamin Manneh e Lamin Camara di 24 e 30 anni, entrambi di origini gambiane e già noti alle ffoo. Sono stati sorpresi mentre cedevano marijuana in cambio di denaro ad un “cliente” napoletano. Uno dei due, il 30enne, ha provato a sfuggire all’arresto spintonando i militari ma è stato bloccato. Nelle loro disponibilità 21 grammi di marijuana e 90 euro in contante ritenuto provento illecito. Entrambi in attesa di giudizio, sono stati tradotti al carcere di Poggioreale. Denunciato un 32enne già noto alle ffoo perché trovato in possesso di un grosso coltello da cucina in Largo San Giovanni Maggiore. Sequestrati a carico di ignoti dai militari della compagnia centro 145 circa di marijuana e 290 di hashish, rinvenuti dietro ad alcuni cassonetti in via Francesco Saverio Correra. I carabinieri del Nucleo operativo della compagnia stella hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio Luca Capasso, 27enne del quartiere Mercato già noto alle ffoo. Durante una perquisizione domiciliare nel rione “case nuove” di Napoli i militari hanno rinvenuto 5 dosi di crack, 7 dosi di cocaina e altrettante di marijuana. Nelle disponibilità di Capasso 1140 euro in contante ritenuto provento illecito. Il 27enne, finito in manette, è stato tradotto al carcere di Poggioreale in attesa di giudizio. Controlli a tappeto anche nell’area vesuviana e sorrentina. A san Giuseppe Vesuviano i militari della locale stazione hanno denunciato un 28enne di Poggiomarino e un 60enne di San’Elia a Pianisi per ricettazione e riciclaggio di 3 autovetture trovate nelle loro disponibilità e risultate oggetto di furto. Rinvenuti anche 2 “jammer”, disturbatori di frequenze ad onde elettromagnetiche utilizzati per forzare i sistemi di sicurezza dei veicoli di ultima generazione. Anche un 52enne ed un 53enne, entrambi di Poggiomarino, dovranno rispondere di ricettazione. Sono stati fermati e controllati a bordo di un’auto di lusso risultata oggetto di un furto commesso il 5 novembre scorso. Droga rinvenuta anche a Terzigno. In un casolare abbandonato, i carabinieri della locale stazione hanno trovato 3 grammi di cocaina, 375 di hashish, 0,5 di crack, 2 di marijuana, un bilancino di precisione ed un coltello utilizzato verosimilmente per il taglio dello stupefacente. Ancora in area vesuviana, I carabinieri della tenenza di Ercolano hanno arrestato per tentata estorsione e maltrattamenti in famiglia un 45enne di Torre del Greco già noto alle ffoo. Come già accaduto in passato, l’uomo aveva preteso che la madre 67enne gli consegnasse denaro. Al suo rifiuto ha afferrato un bastone e spaccato il vetro della porta di ingresso dell’abitazione e i cui frammenti hanno ferito la donna. Intervenuti sul posto i carabinieri hanno bloccato e arrestato il 45enne: è ora in carcere. La madre – sanguinante – è stata medicata da personale del 118. E’ stato bloccato e arrestato dai Carabinieri della stazione di Poggiomarino ancora con il bottino in tasca. Andrea Allocca, 27enne del quartiere napoletano di San Lorenzo, aveva appena lasciato l’abitazione di due anziani di Poggiomarino ed era riuscito a sottrarre loro 700 euro, simulando la consegna di un pacco acquistato online dal figlio. Poco prima, la coppia aveva ricevuto una telefonata durante la quale una persona – fingendosi loro figlio – gli aveva chiesto di ritirare un pacco che di lì a breve gli sarebbe stato consegnato. Al corriere avrebbero dovuto pagare 700 euro, una somma solo anticipata a titolo di favore e che gli sarebbe stata presto restituita. Grazie ai ricorrenti inviti a non cedere a tali inganni, l’anziana – una 87enne del posto – ha sospettato che si trattasse di una truffa e ha immediatamente scartato il pacco trovando al suo interno una confezione di sale da cucina. Ha allertato i Carabinieri e fornito una descrizione accurata del finto corriere. I militari lo hanno facilmente individuato e bloccato. Il denaro è stato restituito alla coppia di anziani e il 27enne è stato ristretto in camera di sicurezza in attesa di giudizio. Secondo quanto accertato dai Carabinieri, Allocca – utilizzando lo stesso metodo – aveva provato a spillare, senza riuscirvi, 1900 euro ad un 81enne di Poggiomarino. Anche la penisola sorrentina è stata presidiata dai Carabinieri. Nella cittadina di vico equense  i militari della stazione locale hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio Renato Aiello, 29enne del posto  e già noto alle ffoo. Durante una perquisizione veicolare i carabinieri hanno rinvenuto 100 grammi di marijuana avvolti in una busta di plastica. Nella sua abitazione – dove sono state estese le perquisizioni – rinvenuti un bilancino di precisione e materiale vario per il taglio ed il confezionamento della droga Ancora a Vico Equense i militari hanno denunciato un 21enne del posto per ricettazione: è stato fermato mentre era a bordo di uno scooter oggetto di furto. Controlli a tappeto anche a Volla e Castellammare di Stabia dove sono state identificate oltre 400 persone e elevate oltre 35 sanzioni per violazioni al codice della strada. I carabinieri hanno setacciato anche l’area nord della provincia napoletana, presidiando i comuni di Nola, Giugliano in Campania, Casalnuovo di Napoli, Casoria e Marano di Napoli. Centinaia le persone controllate. Denunciato un 44enne di origini marocchine per ricettazione: è stato sorpreso alla guida di un ciclomotore poi risultato oggetto di furto, privo di targa e telaio. Nell’androne di un complesso popolare di Casalnuovo di Napoli i militari hanno rinvenuto 3,8 grammi di cocaina, 7,83 di crack, 18,09 di hashish e 118 di marijuana. La droga era nascosta in un’intercapedine ed era pronta per lo smercio. I controlli continueranno anche nei prossimi giorni.

Emergenza Covid, a Napoli ospedali in crisi: Il 118: “La guardia medica faccia subito le visite a casa”

“Ci sono file di ambulanze e auto private in tutti gli ospedali di Napoli: Cotugno, Cardarelli, Ospedale del Mare, sono tutti in crisi totale nel ricevere i pazienti covid”. Questo l’allarme lanciato all’ANSA da Giuseppe Galano, responsabile del 118 a Napoli e coordinatore della rete regionale del soccorso d’emergenza.

“Stiamo portando – spiega – pazienti anche all’ospedale Pellegrini e al San Paolo, perché ormai non riusciamo più a smaltire con i grandi ospedali. Ma anche queste strutture vanno in difficoltà perché hanno pochi posti riservati ai sospetti covid e si ingolfano velocemente. La situazione è questa a Napoli ma so che è molto difficile anche nelle Asl della provincia”.

Foto ANSA Campania
“I pronto soccorso e l’emergenza sono in crisi perché alla catena manca la medicina territoriale. Oggi ci sono a Napoli 12 medici in servizio al 118 e 40 nella guardia medica. Che stanno facendo? Avevo chiesto di incorporarli anche solo per organizzare le visite a domicilio dei codici bianchi, ma dicono che il loro contratto non lo prevede”, afferma ancora Galano. “Oggi la catena del servizio sanitario significa sopravvivenza della popolazione. Un medico può stare a guardare il contratto? Si sono sottratti a questo dovere, parlano di contratto, qua ci sta la gente assistita in auto davanti agli ospedali e tu dici che il contratto non lo prevede?”. Intanto il Ministro della Salute, Roberto Speranza, in merito alla Campania sottolinea di non aver fatto “alcuna valutazione che va fuori dai parametri”, intendendo probabilmente replicare a Walter Ricciardi, consulente del Governo e membro dell’OMS, il quale aveva dichiarato nelle scorse ore che: “Ci sono aree metropolitane che si trovano in zona gialla ma dovrebbero essere più colorate”, facendo proprio l’esempio di Napoli, da lui individuata come “area metropolitana a rischio”. “I dati di Napoli sono probabilmente sottostimati rispetto al numero di positivi della città: se tu hai una regione soprattutto grande, in cui hai aree metropolitane che si discostano dalla media regionale, devi prendere delle misure più energiche”, ha chiosato poi il consulente. (Foto ANSA Campania)

Covid-19, allarme posti letto nell’ospedale di Nola. Pronto soccorso aperto solo per codici rossi

Ancora problemi all’ospedale di Nola, dove si contano oltre 35 contagiati in una struttura non dichiarata Covid Hospital. Il numero dei positivi sale in città, mentre cala quello dei posti letto disponibili in pronto soccorso, attualmente aperto solo per codici rossi. I sindaci dell’Area Nolana chiedono interventi repentini all’ASL Napoli 3 Sud e al Presidente De Luca per fronteggiare l’emergenza. La disastrosa situazione in cui riversa l’ospedale di Nola dispensa panico tra i cittadini. Una struttura satura, ormai al limite delle sue capacità, che oggi aggiunge alla lista di chi non ce l’ha fatta anche due sommesi, Giorgio Fortunio, imprenditore di 60 anni e Pacifico Dubbioso, farmacista 52enne. Suona con forza il campanello d’allarme al Santa Maria della Pietà, che non ha più possibilità di prestare soccorso ai bisognosi a causa di mancanza dei posti letto. All’ospedale si contano oltre 35 pazienti ricoverati che hanno contratto il virus, in un presidio che potrebbe contenerne 12 al massimo e non di certo per un periodo prolungato. Da parte loro, i sindaci dell’Area Nolana hanno richiesto intervento immediato all’ASL Napoli 3 Sud e al Presidente De Luca per fronteggiare l’emergenza. Quella che si presenta agli occhi della città bruniana è una triste realtà che giorno dopo giorno si ritrova a fare i conti con il crescere dei contagi, ad oggi 493 divisi tra: 373 a Nola centro, 95 a Piazzolla e 25 a Polvica. Tra tutte, l’aggravante è senz’altro ricollegabile all’attuale apertura del Pronto soccorso solo ed esclusivamente a pazienti che riversano in gravissime condizioni, i cosiddetti “codice rosso”. Intanto, dinanzi all’ipotesi proposta dal consigliere di opposizione, arch. Cinzia Trinchese, di realizzare un ospedale da campo nella città di Nola, il sindaco Minieri si oppone in quanto: “Purtroppo, al momento, non sussistono le condizioni per renderlo immediatamente operativo. I motivi sono molteplici: fare una struttura senza prima accertarsi della disponibilità di personale medico ed infermieristico – che manca in tutti i presidi – è controcorrente e soprattutto rischia di vanificare risorse ed energie; ad oggi non mi risulta che i medici in pensione abbiano risposto all’appello della Regione di ritornare in corsia. […] L’Amministrazione di concerto con il Ministero sta valutando l’area del parcheggio dello sporting di fronte all’ingresso dell’ospedale”. Nell’attesa di una soluzione repentina ed efficace per fronteggiare l’emergenza, a pagarne le conseguenze, ancora una volta, i pazienti ai quali, a bordo delle ambulanze, non viene data possibilità di accesso al pronto soccorso. Il compito di mandare via i poveri malcapitati spetta agli infermieri, costretti a tenere chiusi i cancelli anche dinanzi a situazioni drammatiche. Sembra sia stata data disposizione di garantire assistenza nelle attuali condizioni in cui riversa il presidio ospedaliero unicamente ai codici rossi appartenenti alla rete IMA tempo dipendente e alle pazienti di P.S. ostetrico e alla pediatria.