Già lo scorso aprile, al culmine della prima ondata della pandemia, l’attuale vice presidente del consiglio regionale della Campania, Valeria Ciarambino, insieme al deputato Gianfranco Di Sarno, si era recata sul luogo per denunciare la situazione dell’Apicella: “L’ospedale di Pollena Trocchia, con tre sale operatorie attrezzate, con reparti ristrutturati di recente e alcune straordinarie eccellenze sanitarie, è stato svuotato perché sarebbe dovuto diventare Covid hospital. Poi non lo è più diventato, ma le attività, tra cui alcune in ambito oncologico, non sono più riprese. Mica si vuole approfittare dell’emergenza per smantellarlo? Sarebbe scellerato!”, affermava circa sei mesi fa la Ciarambino.
Tuttavia, da allora nulla è cambiato. Eppure già nel gennaio del 2019, un anno prima dello scoppio dell’emergenza pandemica in Italia, il Presidente Nazionale del Saues (il sindacato Autonomo Urgenza Emergenza Sanitaria), Paolo Ficco, aveva inviato una nota al direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud e al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per sottolineare il fatto che la chiusura del Psaut dell’ospedale di Pollena Trocchia, fosse illegittima e andasse revocata, in quanto “non conforme all’Atto Aziendale e alle linee guida in materia ma viola gravemente le norme che regolano i rapporti sindacali in materia di consultazione”.
“Il governatore-commissario De Luca – disse all’epoca Ficco – che nei giorni scorsi ha annunciato migliaia di assunzioni nella sanità, non può non intervenire: non si sopprimono strutture sanitarie indispensabili congestionando quelle limitrofe, non si sopperisce alla carenza di personale in qualche reparto ospedaliero sguarnendo altre strutture indispensabili”. Da allora sono trascorsi quasi due anni.
La realizzazione del nuovo ospedale di Boscotrecase, di per sé una buona notizia per il territorio, ha comportato l’obbligo di trasferire i tanti bravi professionisti dell’ospedale di Pollena Trocchia (in particolare pneumologi, fondamentali in questa emergenza Covid) presso il nuovo nosocomio di via Lenza. Morale della favola: il presidio “Apicella” è stato svuotato delle sue risorse umane di eccellenza e al momento è ridotto all’essenziale, nonostante la grande disponibilità di spazi e opportunità di ricovero. Come se non bastasse, circa un mese fa il comitato per la salute pubblica della zona vesuviana lanciò un allarme relativo al presidio sanitario di Boscotrecase: “Nonostante i proclami è già in corso una dismissione di reparti che, passata l’emergenza Covid, coinvolgerà probabilmente anche mezzi e personale sanitario rilegando nuovamente il Sant’Anna ad essere una struttura ospedaliera poco affidabile”. Per questo motivo il comitato espresse preoccupazione e pretese che le direttive ministeriali (che spingono per strutture di prossimità) non venissero delegate alla sanità privata, auspicando, invece, che queste potessero “trovare concretezza anche nel potenziamento del nuovo ospedale”.
Le voci che arrivano dall’interno dell’ospedale di Pollena fanno sapere che al momento “si sta svolgendo tutta l’attività oncologica, che ha preso in carico anche quella dell’ospedale di Nola. Tutti gli ambulatori (surgery, oculistica, cardiologica) sono invece sospesi, perché si sta dando la priorità assoluta alle urgenze. I reparti sono vuoti perché mancano i medici e gli anestetisti”. Eppure parliamo di un ospedale nuovo, dove presumibilmente qualche attrezzatura è ancora imbustata, e quindi mai utilizzata: “Il problema è che non c’è nessuno, non ci sono infermieri, non ci sono O.S.A. (operatore socio-assistenziale) e non ci sono medici. Non ci sono proprio, non esistono, non abbiamo nemmeno le graduatorie e quelli che c’erano oggi sono tutti negli ospedali Covid”.
Appena pochi anni fa, nonostante fosse dimenticato dalla politica che ne faceva oggetto della discussione soltanto in campagna elettorale, per alcuni cittadini l’ospedale di Pollena Trocchia rappresentava ancora un punto di riferimento e un vanto per la città. Fondato nel 1933 dal Cavaliere Raffaele Apicella, l’ospedale è il riflesso delle ombre generate dalla cattiva gestione della cosa pubblica. Un’offesa a chi soffre e alla sanità, amministrata in maniera maldestra dalle giunte regionali di ieri e di oggi. Dal 2008 la lenta e inesorabile agonia, con il ridimensionamento e la chiusura dei reparti principali (chirurgia, ginecologia, pediatria), anime dell’ospedale. Ad agosto del 2011 furono sospese anche le attività di Pronto Soccorso. Successivamente, a giugno 2012, fu la volta della chiusura dell’ambulatorio di ortopedia. Una morte annunciata, ma lenta, e questo nonostante il presidio ospedaliero serva un’area di 600mila cittadini.
Il problema, come sottolineava già nel lontano 2008 il dott. Egidio Perna, sembra essere la scarsa attrattività dell’Apicella nei confronti dei professionisti della medicina, molti dei quali, infatti, negli anni hanno preferito traslocare altrove in cerca di fama e di
notorietà professionale. Il Piano Ospedaliero Regionale dell’epoca aveva previsto l’accorpamento dell’ospedale Apicella con quello di Pomigliano d’Arco, mai costruito però.
“È possibile – si chiedeva in quegli anni Perna – che per la cura della salute di una popolazione di seicentomila abitanti siano disponibili soltanto due ospedali pubblici, come quelli di Nola e di Pollena Trocchia? E che ospedali poi?”.
L’emergenza è oggi, ma ci sono pochi dubbi che parta da molto lontano. Emergenza Covid, a Pollena Trocchia l’enigma di un ospedale che c’è ma non esiste
Già lo scorso aprile, al culmine della prima ondata della pandemia, l’attuale vice presidente del consiglio regionale della Campania, Valeria Ciarambino, insieme al deputato Gianfranco Di Sarno, si era recata sul luogo per denunciare la situazione dell’Apicella: “L’ospedale di Pollena Trocchia, con tre sale operatorie attrezzate, con reparti ristrutturati di recente e alcune straordinarie eccellenze sanitarie, è stato svuotato perché sarebbe dovuto diventare Covid hospital. Poi non lo è più diventato, ma le attività, tra cui alcune in ambito oncologico, non sono più riprese. Mica si vuole approfittare dell’emergenza per smantellarlo? Sarebbe scellerato!”, affermava circa sei mesi fa la Ciarambino.
Tuttavia, da allora nulla è cambiato. Eppure già nel gennaio del 2019, un anno prima dello scoppio dell’emergenza pandemica in Italia, il Presidente Nazionale del Saues (il sindacato Autonomo Urgenza Emergenza Sanitaria), Paolo Ficco, aveva inviato una nota al direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud e al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per sottolineare il fatto che la chiusura del Psaut dell’ospedale di Pollena Trocchia, fosse illegittima e andasse revocata, in quanto “non conforme all’Atto Aziendale e alle linee guida in materia ma viola gravemente le norme che regolano i rapporti sindacali in materia di consultazione”.
“Il governatore-commissario De Luca – disse all’epoca Ficco – che nei giorni scorsi ha annunciato migliaia di assunzioni nella sanità, non può non intervenire: non si sopprimono strutture sanitarie indispensabili congestionando quelle limitrofe, non si sopperisce alla carenza di personale in qualche reparto ospedaliero sguarnendo altre strutture indispensabili”. Da allora sono trascorsi quasi due anni.
La realizzazione del nuovo ospedale di Boscotrecase, di per sé una buona notizia per il territorio, ha comportato l’obbligo di trasferire i tanti bravi professionisti dell’ospedale di Pollena Trocchia (in particolare pneumologi, fondamentali in questa emergenza Covid) presso il nuovo nosocomio di via Lenza. Morale della favola: il presidio “Apicella” è stato svuotato delle sue risorse umane di eccellenza e al momento è ridotto all’essenziale, nonostante la grande disponibilità di spazi e opportunità di ricovero. Come se non bastasse, circa un mese fa il comitato per la salute pubblica della zona vesuviana lanciò un allarme relativo al presidio sanitario di Boscotrecase: “Nonostante i proclami è già in corso una dismissione di reparti che, passata l’emergenza Covid, coinvolgerà probabilmente anche mezzi e personale sanitario rilegando nuovamente il Sant’Anna ad essere una struttura ospedaliera poco affidabile”. Per questo motivo il comitato espresse preoccupazione e pretese che le direttive ministeriali (che spingono per strutture di prossimità) non venissero delegate alla sanità privata, auspicando, invece, che queste potessero “trovare concretezza anche nel potenziamento del nuovo ospedale”.
Le voci che arrivano dall’interno dell’ospedale di Pollena fanno sapere che al momento “si sta svolgendo tutta l’attività oncologica, che ha preso in carico anche quella dell’ospedale di Nola. Tutti gli ambulatori (surgery, oculistica, cardiologica) sono invece sospesi, perché si sta dando la priorità assoluta alle urgenze. I reparti sono vuoti perché mancano i medici e gli anestetisti”. Eppure parliamo di un ospedale nuovo, dove presumibilmente qualche attrezzatura è ancora imbustata, e quindi mai utilizzata: “Il problema è che non c’è nessuno, non ci sono infermieri, non ci sono O.S.A. (operatore socio-assistenziale) e non ci sono medici. Non ci sono proprio, non esistono, non abbiamo nemmeno le graduatorie e quelli che c’erano oggi sono tutti negli ospedali Covid”.
Appena pochi anni fa, nonostante fosse dimenticato dalla politica che ne faceva oggetto della discussione soltanto in campagna elettorale, per alcuni cittadini l’ospedale di Pollena Trocchia rappresentava ancora un punto di riferimento e un vanto per la città. Fondato nel 1933 dal Cavaliere Raffaele Apicella, l’ospedale è il riflesso delle ombre generate dalla cattiva gestione della cosa pubblica. Un’offesa a chi soffre e alla sanità, amministrata in maniera maldestra dalle giunte regionali di ieri e di oggi. Dal 2008 la lenta e inesorabile agonia, con il ridimensionamento e la chiusura dei reparti principali (chirurgia, ginecologia, pediatria), anime dell’ospedale. Ad agosto del 2011 furono sospese anche le attività di Pronto Soccorso. Successivamente, a giugno 2012, fu la volta della chiusura dell’ambulatorio di ortopedia. Una morte annunciata, ma lenta, e questo nonostante il presidio ospedaliero serva un’area di 600mila cittadini.
Il problema, come sottolineava già nel lontano 2008 il dott. Egidio Perna, sembra essere la scarsa attrattività dell’Apicella nei confronti dei professionisti della medicina, molti dei quali, infatti, negli anni hanno preferito traslocare altrove in cerca di fama e di
notorietà professionale. Il Piano Ospedaliero Regionale dell’epoca aveva previsto l’accorpamento dell’ospedale Apicella con quello di Pomigliano d’Arco, mai costruito però.
“È possibile – si chiedeva in quegli anni Perna – che per la cura della salute di una popolazione di seicentomila abitanti siano disponibili soltanto due ospedali pubblici, come quelli di Nola e di Pollena Trocchia? E che ospedali poi?”.
L’emergenza è oggi, ma ci sono pochi dubbi che parta da molto lontano. Bologna – Napoli (Partita 10), dove vi siete fatti Pasqua, fatevi pure Natale
Un detto napoletano recita: “Addò t’haje fatto Natale fatte pure Pasqua”. Utilizzando lo spirito del suddetto detto, in Bologna – Napoli l’arbitro Pasqua e l’uomo al VAR Abisso potrebbero essere gentilmente invitati ad andarsi a fare un giretto per rinfrescarsi la mente. Infatti, la precarietà delle decisioni della coppia arbitrale avrebbe potuto pesare su una prestazione del Napoli dopotutto positiva, soprattutto dopo i passi falsi passati.
È un buon Napoli che gestisce bene il Bologna, concedendo poco alla squadra di Mihajlovic. Con Insigne e Lozano sulle fasce il Napoli può avere le idee giuste per sbilanciare la gara a suo favore. E lo fa con il guizzo di Lozano, che scappa via ai difensori avversari e serve Osimhen solo soletto in mezzo all’area, che stacca bene. A dire il vero, grosse responsabilità ricadono sui difendenti avversari che si fanno attrarre dal pifferaio magico Mertens e lasciano andare Osimhen. Nel secondo tempo il Napoli dovrebbe chiudere la partita, ma non ci riesce. In realtà segna con Koulibaly, il VAR chiama un mano di Osimhen, ma inspiegabilmente non approfondisce la precedente trattenuta sull’azzurro. La partita è in bilico, il Napoli pecca nella capacità di chiuderla e portare i 3 punti a casa senza ulteriore patimento. Concede addirittura un’occasione tripla al Bologna, ci pensano Ospina, Hysaj e un po’ di fortuna. Sull’azione pesa un probabile errore di Pasqua alla partenza dell’azione avversaria. Per fortuna, il VAR perde e il Napoli vince.
Il Napoli rimette in campo i gemelli buoni, gestisce molto bene gli avversari, ma ancora manca di quella sicurezza che gli permetta di schiacciare definitivamente gli avversari. Ma io oggi mi accontento, perché giocare contro due avversari, il Bologna e il VAR, è dura per chiunque. L’accoppiata Pasqua-VAR è penalizzante. Pasqua e Abisso, dove vi siete fatti Pasqua, fatevi pure Natale.
Covid, Isaia (Confcommercio Salute): “Appello alle famiglie per frenare il contagio nelle Rsa”
“Stiamo vivendo un momento molto difficile, soprattutto per chi come noi è in contatto quotidiano con gli anziani all’interno delle Rsa (residenze sanitarie assistenziali) e nell’assistenza domiciliare per i pazienti fragili e spesso discriminati. Abbiamo l’obbligo di difendere dal contagio del nuovo coronavirus le persone che accogliamo nelle nostre strutture, i medici e gli operatori sanitari che li assistono cercando di garantire anche le relazioni sociali”. Lo ha detto Salvatore Isaia, presidente di Confcommercio Salute e Cura della Campania, commentando l’aumento dei contagi all’interno delle strutture sanitarie per gli anziani.
“L’invito accorato che rivolgiamo alle famiglie – ha aggiunto Isaia – è di osservare scrupolosamente le norme anti covid e di riattivare in maniera stabile le videochiamate con i propri cari, aiutandoli a utilizzare questo strumento, che può contribuire a frenare l’aumento dei contagi, ma nel contempo, assicura un contatto costante rendendoli protagonisti della loro quotidianità”.
“Di concerto con le istituzioni regionali e territoriali abbiamo aumentando i livelli di sicurezza, grazie anche e soprattutto, allo spirito di sacrificio e di abnegazione di tutti i dipendenti e i collaboratori delle strutture sanitarie che sono veri e propri professionisti dell’assistenza e che pongono al primo posto la salvaguardia e la cura delle persone più fragili. Occorre ricordare – conclude il numero uno campano di Confommercio Salute e Cura – che stiamo parlando di pazienti a cui non è possibile effettuare cure specialistiche di livello adeguato tra le mura domestiche e che senza le strutture socio sanitarie finirebbero ‘parcheggiati’ in una corsia d’ospedale”.
Somma Vesuviana, Di Sarno: “Settimo decesso per Covid. Mettiamo le mascherine e rispettiamo le norme di sicurezza”
Covid-19, la “solitudine” e i turni massacranti degli infermieri dell’ospedale di Nola
Il funerale di Simone, il vescovo: “Assassini vigliacchi”. La mamma: “Non li perdono”
Marigliano, 445 contagi attivi in città. Il sindaco Jossa: “Non costringetemi a chiudere”
“Ci tengo a dire chiaramente – ha proseguito Peppe Jossa – che il settimo assessore non rappresenterà un aggravio economico di spesa, perché in percentuale si ridurranno le indennità degli altri componenti della giunta. Per me avere un settimo assessore non è una questione di poltrone, ma è una opportunità per la città, in quanto significa avere un soggetto in campo che risolve un problema in più e porta un’idea in più, contribuendo a una maggiore operatività del team. Ritengo che si debba partire subito con una squadra al completo e per questo la modifica è già prevista nel primo consiglio comunale: perché aspettare? La città ne trarrà un vantaggio operativo, cosa in cui io credo fermamente”.
Stando alle parole del sindaco, la squadra assessoriale è pronta e le nomine rispetteranno i consensi conquistati nella tornata elettorale: “Saranno scelte all’insegna della massima competenza e della massima condivisione con le altre forze politiche della coalizione di maggioranza”, assicura Jossa, che chiosa esprimendo soddisfazione per la vittoria americana di Joe Biden, nuovo presidente degli Stati Uniti che secondo il sindaco di Marigliano saprà essere “garante della pacificazione dei popoli”. Napoli e provincia, controlli dei Carabinieri tesi al contrasto all’illegalità diffusa e al rispetto delle normative anti covid19
Emergenza Covid, a Napoli ospedali in crisi: Il 118: “La guardia medica faccia subito le visite a casa”
“Stiamo portando – spiega – pazienti anche all’ospedale Pellegrini e al San Paolo, perché ormai non riusciamo più a smaltire con i grandi ospedali. Ma anche queste strutture vanno in difficoltà perché hanno pochi posti riservati ai sospetti covid e si ingolfano velocemente. La situazione è questa a Napoli ma so che è molto difficile anche nelle Asl della provincia”.


