Emergenza Covid, a Napoli ospedali in crisi: Il 118: “La guardia medica faccia subito le visite a casa”

“Ci sono file di ambulanze e auto private in tutti gli ospedali di Napoli: Cotugno, Cardarelli, Ospedale del Mare, sono tutti in crisi totale nel ricevere i pazienti covid”. Questo l’allarme lanciato all’ANSA da Giuseppe Galano, responsabile del 118 a Napoli e coordinatore della rete regionale del soccorso d’emergenza.

“Stiamo portando – spiega – pazienti anche all’ospedale Pellegrini e al San Paolo, perché ormai non riusciamo più a smaltire con i grandi ospedali. Ma anche queste strutture vanno in difficoltà perché hanno pochi posti riservati ai sospetti covid e si ingolfano velocemente. La situazione è questa a Napoli ma so che è molto difficile anche nelle Asl della provincia”.

Foto ANSA Campania
“I pronto soccorso e l’emergenza sono in crisi perché alla catena manca la medicina territoriale. Oggi ci sono a Napoli 12 medici in servizio al 118 e 40 nella guardia medica. Che stanno facendo? Avevo chiesto di incorporarli anche solo per organizzare le visite a domicilio dei codici bianchi, ma dicono che il loro contratto non lo prevede”, afferma ancora Galano. “Oggi la catena del servizio sanitario significa sopravvivenza della popolazione. Un medico può stare a guardare il contratto? Si sono sottratti a questo dovere, parlano di contratto, qua ci sta la gente assistita in auto davanti agli ospedali e tu dici che il contratto non lo prevede?”. Intanto il Ministro della Salute, Roberto Speranza, in merito alla Campania sottolinea di non aver fatto “alcuna valutazione che va fuori dai parametri”, intendendo probabilmente replicare a Walter Ricciardi, consulente del Governo e membro dell’OMS, il quale aveva dichiarato nelle scorse ore che: “Ci sono aree metropolitane che si trovano in zona gialla ma dovrebbero essere più colorate”, facendo proprio l’esempio di Napoli, da lui individuata come “area metropolitana a rischio”. “I dati di Napoli sono probabilmente sottostimati rispetto al numero di positivi della città: se tu hai una regione soprattutto grande, in cui hai aree metropolitane che si discostano dalla media regionale, devi prendere delle misure più energiche”, ha chiosato poi il consulente. (Foto ANSA Campania)

Covid-19, allarme posti letto nell’ospedale di Nola. Pronto soccorso aperto solo per codici rossi

Ancora problemi all’ospedale di Nola, dove si contano oltre 35 contagiati in una struttura non dichiarata Covid Hospital. Il numero dei positivi sale in città, mentre cala quello dei posti letto disponibili in pronto soccorso, attualmente aperto solo per codici rossi. I sindaci dell’Area Nolana chiedono interventi repentini all’ASL Napoli 3 Sud e al Presidente De Luca per fronteggiare l’emergenza. La disastrosa situazione in cui riversa l’ospedale di Nola dispensa panico tra i cittadini. Una struttura satura, ormai al limite delle sue capacità, che oggi aggiunge alla lista di chi non ce l’ha fatta anche due sommesi, Giorgio Fortunio, imprenditore di 60 anni e Pacifico Dubbioso, farmacista 52enne. Suona con forza il campanello d’allarme al Santa Maria della Pietà, che non ha più possibilità di prestare soccorso ai bisognosi a causa di mancanza dei posti letto. All’ospedale si contano oltre 35 pazienti ricoverati che hanno contratto il virus, in un presidio che potrebbe contenerne 12 al massimo e non di certo per un periodo prolungato. Da parte loro, i sindaci dell’Area Nolana hanno richiesto intervento immediato all’ASL Napoli 3 Sud e al Presidente De Luca per fronteggiare l’emergenza. Quella che si presenta agli occhi della città bruniana è una triste realtà che giorno dopo giorno si ritrova a fare i conti con il crescere dei contagi, ad oggi 493 divisi tra: 373 a Nola centro, 95 a Piazzolla e 25 a Polvica. Tra tutte, l’aggravante è senz’altro ricollegabile all’attuale apertura del Pronto soccorso solo ed esclusivamente a pazienti che riversano in gravissime condizioni, i cosiddetti “codice rosso”. Intanto, dinanzi all’ipotesi proposta dal consigliere di opposizione, arch. Cinzia Trinchese, di realizzare un ospedale da campo nella città di Nola, il sindaco Minieri si oppone in quanto: “Purtroppo, al momento, non sussistono le condizioni per renderlo immediatamente operativo. I motivi sono molteplici: fare una struttura senza prima accertarsi della disponibilità di personale medico ed infermieristico – che manca in tutti i presidi – è controcorrente e soprattutto rischia di vanificare risorse ed energie; ad oggi non mi risulta che i medici in pensione abbiano risposto all’appello della Regione di ritornare in corsia. […] L’Amministrazione di concerto con il Ministero sta valutando l’area del parcheggio dello sporting di fronte all’ingresso dell’ospedale”. Nell’attesa di una soluzione repentina ed efficace per fronteggiare l’emergenza, a pagarne le conseguenze, ancora una volta, i pazienti ai quali, a bordo delle ambulanze, non viene data possibilità di accesso al pronto soccorso. Il compito di mandare via i poveri malcapitati spetta agli infermieri, costretti a tenere chiusi i cancelli anche dinanzi a situazioni drammatiche. Sembra sia stata data disposizione di garantire assistenza nelle attuali condizioni in cui riversa il presidio ospedaliero unicamente ai codici rossi appartenenti alla rete IMA tempo dipendente e alle pazienti di P.S. ostetrico e alla pediatria.

Covid 19, due decessi a distanza di poche ore: sgomento e dolore a Somma Vesuviana

Il covid continua a fare vittime in Campania. Anche  Somma Vesuviana conta le sue vittime: ad oggi i decessi della seconda ondata sono cinque. Un giorno triste per la città di Somma Vesuviana che, a distanza di poche ore,  ha perso due dei suoi figli. Giorgio Fortunio, imprenditore, di 60 anni, nato nel quartiere Casamale. Un uomo dal carattere riservato, di poche parole, ma sempre presente quando doveva. Legatissimo alle tradizioni, era un devoto accanito della Madonna di Castello. La sua morte è avvenuta nel primo pomeriggio all’Ospedale di Nola per complicazioni post operatorie, dovute, sembra, al Covid. Il dottor Pacifico Dubbioso, farmacista, 52 anni di origine nolana, invece, era un valente professionista, che operava da anni con la sua struttura al centro della città in via Gramsci. Aveva ereditato, insieme al fratello, l’attività del padre. Una persona squisita, mite e garbata, sempre disponibile, padre di due figlioletti, molto legato alla tradizione dei gigli del suo paese natale. Una serata conviviale con gli amici, purtroppo, si è rivelata fatale: il contagio e, subito, la situazione è peggiorata nelle ultime due settimane tra gli ospedali di Avellino e Nola. Ieri sera, alle ore 20, la tragica notizia della morte che ha lasciato ovunque un profondo sgomento

Il “Gambrinus”, il “ritrovo” della cultura e dell’eleganza nella Napoli della “Belle ‘Epoque”

Le splendide pagine di Giovanni Artieri sul ruolo che svolse il  Gran Caffè “Gambrinus” tra il 1880 e il 1915, gli anni della “Belle ‘Epoque”.  Il Gran Caffè era il luogo di incontro di poeti, scrittori, pittori, molti dei quali ne decorarono con i loro dipinti le pareti. Al mito del “Gambrinus” contribuirono, tra gli altri, Croce, Scarpetta, D’Annunzio, Libero Bovio, Ferdinando Russo e anche Salvatore Di Giacomo, quando dalla birreria “ Strasburgo” si trasferì, con Vincenzo Migliaro, nel Gran Caffè di piazza San Ferdinando. Perché il “Gambrinus” venne chiuso nel 1938 dal prefetto di Napoli.     Nel volume “Napoli nobilissima” Giovanni Artieri dedicò splendide pagine al ruolo che il Gran Caffè “Gambrinus” aveva svolto a Napoli negli anni della “Belle ‘Epoque”. Queste pagine Artieri le scrisse nel 1954: il Gran Caffè non esisteva più a piazza San Ferdinando: era  stato chiuso nel 1938 dal prefetto Giovanni Battista Marziali, il quale comunicò a Mussolini che il “Gambrinus” era un ritrovo di antifascisti. In realtà, scrisse Artieri, il prefetto soffriva di insonnia e di notte gli davano fastidio i rumori, le voci e la musica che salivano verso il suo appartamento dalle sale del Caffè. Dissero le malelingue che a far chiudere il “Gambrinus” era stata la moglie del prefetto, perché il chiasso degli avventori disturbava i suoi incontri e le sue partite a carte con le amiche. Le sale del Gran Caffè vennero occupate da un agenzia bancaria, e solo agli inizi degli anni ’70 vi ritornò il “Gambrinus”.  Negli anni delle “Belle ‘Epoque” il Gran Caffè di Piazza San Ferdinando fu il palcoscenico di Marcello Orilia, il dandy, l’ “arbitro dell’eleganza” che dettava legge in materia di raffinatezza e di buon gusto anche a Parigi e a Londra e non solo per i “modi”, per gli abiti, per le camicie e le cravatte, ma anche per le carrozze e per il “tiro” dei cavalli, i più famosi di Napoli con i purosangue inglesi del duca di Bovino e con gli “arabi” del principe di Sirignano.   Anche nel quadro di Carlo Brancaccio, che correda l’articolo, il “Gambrinus” è, tra il 1880 e il 1914, gli anni dell’”Epoca Bella”, il “luogo” dell’alta borghesia napoletana.  Nelle sale del Gran Caffè,  che, come scrisse un giornalista de “La Tavola Rontonda”, sembrava piuttosto un museo,  si incontravano intellettuali, pittori, musicisti, poeti e filosofi,  Benedetto Croce, Scarpetta, Ferdinando Russo,  Di Giacomo, Scarfoglio, Roberto Bracco, Ernesto Murolo,  accolti dal proprietario, Raffaele Vocca, che nel 1880 aveva aperto il locale, e da Antonio Curri, il geniale architetto che, dopo aver “disegnato” e realizzato il “Gambrinus”, aveva chiesto a Migliaro, a Caprile, a Irolli, a Pratella e a Casciaro  di dipingere sulle pareti “villanelle e paesaggi”. Ricorda Artieri che da bambino si incantava a contemplare il disegno di un pino “proteso da una campagna di Posillipo sullo specchio del mare. “ E lo guardavo, così vivo, come una donna, per la sua capigliatura nera e mi pareva di sentir nel gelato il sapore e il profumo di quel pino, fresco e amaro.”. Un  tavolo “fisso” al “Gambrinus”  avevano Ferdinando Russo e Libero Bovio, autori terribili di burle. Su un tavolino del Gambrinus  Gabriele D’Annunzio,  raccogliendo la sfida di Ferdinando Russo, scrisse di getto il testo di “’A vucchella”, poi musicato da Tosti: ma forse era un astuto “inganno”, forse quel testo il poeta l’aveva già scritto. Anche Di Giacomo ebbe nel Gran Caffè un “suo” tavolo, come lo aveva al caffè- birreria “Strasburgo” nella piazza del Castello, tra il Maschio Angioino e i Cavalli di Bronzo. Quasi ogni sera, in quella birreria  Di Giacomo e Vincenzo Migliaro mangiavano la pizza che il  “pizzaiuolo ambulante” Gennarino portava nella teglia di zinco,  gridando “Gennarino non dice bugie” e guardando storto gli scugnizzi che gli rispondevano: “ Dice nu cuofeno ‘e fesserie”. E quasi ogni sera il poeta era costretto a sopportare la presenza di Gennaro Testa, un avvocato che, come critico letterario del “Masaniello”,  aveva stroncato, così scrisse l’Artieri, i suoi primi versi. Di Giacomo colpì l’avvocato con un epigramma: “ Ce sta nu certo don Gennaro Testa / che addo’ arriva, s’assetta e chiacchiaréa / fa de critica e d’arte una menesta /scamazza vierze e ‘ncoppa ce passéa…”. E l’avvocato si difese attaccando con versi altrettanto aspri, in cui si diceva che il Municipio,  con l’intento di  risolvere il problema della fognatura, “ha stabilito di iniziar l’espurgo / dal gruppo dei poeti allo Strasburgo…”.  Trasferitosi al “Gambrinus”  con Vincenzo Migliaro,  che subito incominciò a coprire i marmi con i suoi disegni,  Di Giacomo vide il suo tavolino trasformarsi rapidamente nel luogo d’incontro dei musicisti Costa,  Capurro e Gambardella, dei pittori Scoppetta, Postiglione, La Bella e Balestrieri, e dei poeti dialettali che lo riconoscevano come caposcuola: tra questi poeti c’era anche Ferdinando Russo,  fino al giorno in cui un saggio di Croce sulla poesia in lingua napoletana, in cui si parlava solo del genio di Di Giacomo, offuscò l’amicizia tra i due poeti. Al “Gambrinus” Di Giacomo incontrò anche Turiello, il suo professore di storia, il primo che aveva capito il suo talento di poeta. Un giorno il professore lo aveva sorpreso a scrivere versi, durante la lezione di storia: letti i versi, non solo non l’aveva rimproverato, ma aveva fatto leggere la creazione dell’allievo ai suoi amici:  era la prima quartina di “Nannina”, che in tutte le edizioni delle “Poesie” di Di Giacomo è il primo dei “ Suniette antiche”:  “Uocchie de suonne, nire, appassiunate / ca de lu mmele la ducezza avite/ pecché cu sti guardate che facite, / vuie nu vrasiero ‘mpietto m’appicciate?”.

Napoli, San Gregorio Armeno deserta: la pandemia rischia di distruggere la tradizione

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Via San Gregorio Armeno è la celebre strada situata nel centro storico di Napoli che tutti conosciamo e amiamo. Le botteghe dei presepi degli artigiani rappresentano l’arte, la poesia, quella verace napoletanità che contraddistingue tutti noi. San Gregorio è fatta di luci, di presepi, di statuette storiche e religiose, di personaggi contemporanei come politici, calciatori e cantanti, tutti inseriti nello storico presepe. Quest’anno gli artisti hanno voluto attualizzare maggiormente il proprio lavoro: sono state inserite, infatti, delle statuette che indossano le mascherine, con l’iconica scritta “Re Magi già tamponati”, come a voler sottolineare la veridicità di questo tragico momento che tutti stiamo vivendo. È l’arte che incontra la cruda realtà e si mescola ad essa, la fa propria, quasi in modo simpatico, ironico, perché vedere i Re Magi con la mascherina protettiva non può far altro che far sorridere tutti. E San Gregorio è proprio questo, pura gioia per il mondo intero, è divertimento, è passione, ma quest’anno rischia purtroppo di perdere l’arte che da sempre la caratterizza, e che ormai ci caratterizza. Ogni anno milioni di turisti arrivano da tutto il mondo per transitare almeno una volta nella storica via e assaporare la tradizione partenopea, osservarla da vicino e sentirsi a casa. Perché in quella strada si può toccare con mano la pura magia del Natale e si è in grado di percepire l’emozione negli occhi di chi fa questo mestiere per pura passione, rispettando la tradizione di famiglia dell’essere artigiani. Il 2020 però aveva dei piani diversi per tutti e così anche per San Gregorio. Ora le botteghe rischiano inverosimilmente di restare chiuse, alcune addirittura di chiudere per sempre: gli affitti sono troppo alti, le spese sono tante, c’è bisogno di una mano, queste persone hanno il diritto di essere ascoltate. È allo Stato, al Governo, alla Regione che gli artisti si rivolgono, chiedendo semplicemente che gli venga concesso ciò che anche ad altri è stato dato. Da maggio, però, non hanno ricevuto ancora alcuna risposta, nonostante le innumerevoli richieste di aiuto e in questo periodo, che è di solito quello di massima affluenza di persone che arrivano da ogni dove, si trovano costretti a pensare ad una probabile chiusura per, forse, mancanza di interesse o di impegno, da parte dello stato che li ha dimenticati. La tradizione vorrebbe che la strada di San Gregorio Armeno fosse colma di persone al punto da essere quasi impraticabile e invece quest’anno non c’è nessuno, la strada è deserta perché il covid-19 ha colpito tutti e se nessuno si preoccuperà di salvaguardarla, rischierà di scomparire ed essere perduta per sempre.

Somma Vesuviana, il Comune lancia l’iniziativa per gli studenti e non solo “Uniti per la vita!”

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Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa del Comune di Somma Vesuviana.   Di Sarno: “Ora è il tempo della creatività. Inviateci poesie, pensieri, canzoni, disegni che si possano ispirare alle Forze Armate e a quanti sono in prima linea nella pandemia o a persone care che non ci sono più o ancora a momenti apparentemente di tristezza per il Covid”. “Lanciamo “Uniti per la vita!”: poesie, pensieri, ma anche romanzi, canzoni, dipinti, disegni. Il mio appello è a tutti i ragazzi, studenti e non studenti i quali potranno liberare la loro fantasia dedicando una poesia, un componimento, un dipinto alle Forze Armate italiane ma anche a tutte quelle forze di volontariato ed ad altre istituzioni come Vigili Urbani o ancora a quelle sanitarie, impegnate in prima linea in questa pandemia, ma anche alle persone care che non ci sono più in quanto colpite dalla pandemia. Opere che magari possano narrare anche il proprio stato d’animo, cogliendo la risorsa positiva che è in noi. E’ importante che tali opere siano firmate almeno e solo con il nome. Alla fine di questa esperienza, quando la situazione lo consentirà, uniremo le scuole, inviteremo i partecipanti che siano sommesi o non sommesi, campani o non campani, dando vita ad una mostra innovativa con esposizione delle vostre opere e sarà il sindaco a ricevervi. In ricordo delle Forze Armate e di quanti sia nelle strutture sanitarie ma anche attraverso l’impegno del volontariato o altre istituzioni, il tema sarà: “Uniti per la vita!”.  E’ l’ora della creatività, in particolare adesso che voi ragazzi siete sempre a distanza. E’ paradossale che oggi la distanza sia l’unica arma che abbiamo per tutelare la salute. Ecco che la creatività sarà in grado di farvi sentire parte invece di una comunità che è viva. L’attività della mente, l’arte che ne è figlia e l’allenamento mentale oggi forse possono dare a voi la possibilità di sentire la vicinanza, l’affetto, la vita. Partecipate!”. Lo ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. “Uniti per la vita!” con poesie, pensieri, disegni, pitture, canzoni, ed ecco che grazie alla creatività, nel Post – Covid si ripartirà dall’arte voluta dai ragazzi. Tutte le opere, anche mediante foto potranno pervenire entro le ore 24 di Sabato 14 Novembre, inviate a ufficio.stampa@sommavesuviana.info oppure via watsapp al sindaco al numero 328 277 6361.

Covid, Confesercenti Campania: “Ristori poco equi, rischiamo la totale chiusura a Natale”

Riceviamo e pubblichiamo.

Il presidente di Confesercenti Campania, Vincenzo Schiavo, commenta in modo critico il Decreto Ristori bis. «Troppe categorie sono escluse dai bonus, penso agli agenti di commercio, a quelli legati al turismo e agli alberghi, ma anche la filiera delle cerimonie, dei mercati ambulanti e delle fiere. Abbiamo già chiesto di inserirli e stiamo fortemente pressando per ottenere queste modifiche. In ogni caso la copertura economica prevista dal Governo è troppo esigua per le esigenze reali. Inoltre c’è eccessiva diseguaglianza rispetto alle regioni cosiddette “rosse” o “arancioni”. Il Governo deve capire che, anche se in questo momento la Campania è “gialla”, l’economia non c’è, le persone non hanno soldi, escono solo perché temono il lockdown ma hanno paura e non spendono. Il problema si sta affrontando nel modo sbagliato e ancora una volta questo cadrà sulle spalle degli imprenditori  già moribondi. Temiamo e abbiamo contezza che la Campania, con questo andazzo e viste le dichiarazioni dei responsabili degli ospedali, possa passare a breve a diventare zona “rossa” o “arancione” , il che significherebbe chiudere a Natale, bruciando l’ultima possibilità di ripresa e di fatturato. A noi interessa salvare l’economia e per farlo bisogna salvare i periodi di maggiore opportunità per gli imprenditori, ovvero il Natale». Confesercenti Campania è sempre in trincea al fianco dei propri iscritti: «Alziamo il livello di allarme, è il momento di farlo.  Il Governo dovrebbe risposte immediate e univoche alle nostre imprese, e invece non lo fa. Siamo contrari alla chiusura solo di alcune zone, piazze o strade, significherebbe penalizzare solo alcune categorie. L’economia della nostra regione è alla canna del gas e queste mezze misure amplificano la rovina del tessuto economico. Sono troppe le imprese a rischio fallimento: quello attuale è un calvario: l’economia non gira, basti pensare che il PIL nazionale ha perso il 10%, in Campania anche di più. Siamo tornati all’economia del 2008, in piena crisi. Siamo tutti più poveri, provano a farci vivere in una normalità che non esiste. Se è preferibile  – ripete e conclude Schiavo – chiudiamo adesso e tutto, salviamo il Natale, a forte rischio».

LE PROPOSTE DI CONFESERCENTI NAZIONALE – «Confesercenti riconosce l’importante sforzo compiuto dal Governo nella gestione dell’emergenza, sanitaria ed economica, ma evidenzia che le misure previste anche nell’ultimo Decreto Ristori sono inadeguate e insufficienti sia per aiutare le imprese danneggiate che per favorire una reale ripresa del sistema economico. Dall’inizio dell’emergenza COVID, le imprese hanno sempre mostrato la massima disponibilità a collaborare, chiedendo che ci fossero interventi di sostegno certi, sicuri e condivisi. Ma non è successo». Nell’analisi del DL Ristori bis Confesercenti lamenta che l’individuazione tramite codici ATECO delle attività di impresa meritevoli di sostegno è un meccanismo limitato e inadatto di fatto a funzionare correttamente: restano esclusi dagli aiuti un elevato numero di imprese (per esempio operatori di commercio, intermediari del settore Ho.Re.Ca, agenti e rappresentanti di commercio del settore Turismo, la filiera delle molteplici categorie impegnate nelle cerimonie) Per risolvere gli inconvenienti che discendono dall’utilizzo di quest’unico meccanismo di attribuzione dei ristori, si chiede fin da ora: 1) un intervento normativo tempestivo di diretto interesse per le categorie coinvolte. 2) l’istituzione d’urgenza di un tavolo tecnico di confronto per la gestione delle situazioni contingenti 3) Rimodulazione del periodo di riferimento – deve essere più ampio – per l’accesso al contributo a fondo perduto ed estensione del beneficio per le aziende di filiera 4) Estensione dei benefici del “tax credit locazioni” e cancellazione della seconda rata IMU per agenzie di viaggio e tour operator. 5) Incremento del fondo destinato al rimborso dei voucher emessi da operatori e vettori insolventi o falliti 6) “Tax credit sanificazione, ovvero incremento del fondo e rimodulazione della disciplina.

Emergenza Covid, Ciarambino (M5S): “Chi chiude le scuole, allora supporti le famiglie”

“Al netto delle valutazioni di merito sulle motivazioni e sull’opportunità di una tale scelta, se un presidente di Regione si assume la responsabilità di adottare una misura grave come la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, senza distinzioni su tutto il territorio regionale da oltre 3 settimane, andando contro le indicazioni del governo nazionale che non prevede una misura così drastica e assoluta neppure nelle regioni zona rossa, mi aspetto che quel presidente si assuma al contempo la responsabilità di supportare le famiglie su cui ricadono le conseguenze della sua decisione”. Lo ha scritto poco fa su Facebook Valeria Ciarambino, attuale vicepresidente del consiglio regionale in Campania, già due volte avversaria del governatore De Luca nelle elezioni regionali del 2015 e dello scorso settembre. La Ciarambino chiede, dunque, “di prevedere bonus babysitter o contributi alle famiglie in cui un genitore potrebbe aver dovuto persino rinunciare al suo lavoro per assistere i propri bambini rimasti a casa. Altrimenti, se vai contro le decisioni del governo e poi attacchi il governo perché non ti dà quello che pretendi su una decisione non condivisa, stai giocando a scaricabarile sulla pelle dei cittadini. E questo non si fa”. In conclusione la pentastellata ha anche ricordato le proposte sulla scuola inviate alla Regione già lo scorso 16 ottobre, alle quali, però, non è mai giunta una risposta. Eccole di seguito:
1. Utilizzare le attività di noleggio con conducente e bus turistici per accompagnare gli studenti e decongestionare i servizi di trasporto pubblico.
2. Se indispensabile, procedere alla didattica a distanza con gradualità: prima gli ultimi anni delle scuole secondarie di secondo grado e le università.
3 Assicurare la didattica in presenza alle classi prime di ogni ordine e grado.
4. Differenziare gli orari delle scuole per blocchi – mattina o pomeriggio – al fine di non favorire gli assembramenti.
5. Salvaguardare la didattica in presenza nei piccoli comuni e nei territori dove non si sono registrati focolai nelle scuole e la situazione epidemiologica è sotto controllo.

[VIDEO] Marigliano, dialogo tra commercianti e istituzioni: insieme contro la crisi del settore

“La Cura e il Cuore sono le uniche parole che vogliamo sottolineare in questo momento. Saranno le uniche che ci accompagneranno durante le settimane difficili che ci attendono perché solo con il cuore possiamo chiedere a tutti voi di sostenere il commercio locale. Darà speranza a noi, darà speranza a tutti che prima o poi, quando toglieremo la mascherina, ci ritroveremo di nuovo insieme per riscoprirci comunità”. Con queste parole i commercianti mariglianesi hanno lanciato l’iniziativa per raccomandare il sostegno alle attività locali, affinché la cittadinanza si premuri di acquistare nei negozi di prossimità, accantonando magari per un po’ lo shopping online e quello nei grandi centri commerciali (lontani dal centro). Prendendo spunto dal recente DPCM firmato dal premier Conte, che prevede proprio la chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi, ma soprattutto facendo di necessità virtù, la confcommercio M.I.A. ha stabilito che gli esercizi commerciali resteranno aperti il sabato, a partire dalle 15:30, e anche la domenica, dalle 9 alle 13. Una nuova battaglia nella grande guerra contro la desertificazione della città, rischio possibile se le cose continueranno ad andare male per un settore che (almeno in teoria) dovrebbe animare la vita comunitaria, facendo anche girare l’economia. Dopo la protesta delle scorse settimane, quando i commercianti sono scesi in piazza per gridare le loro istanze e la disperazione di questo momento difficile, nelle ultime ore c’è stato anche l’incontro, già previsto, tra il sindaco Jossa e i rappresentanti della confcommercio, Domenico Tomo e Giovanni Leonessa: li abbiamo incontrati per fare il punto della situazione. I cittadini, ancora una volta quando c’è da sostenere la comunità, rispondono presente, ma chiedono il controllo dei prezzi, al fine di evitare aumenti insostenibili: “Noi cercheremo di monitorare, ovviamente, però invito i concittadini che abbiano contezza di eventuali abusi a denunciare, a noi o alle autorità preposte, ogni situazione di sovrapprezzo”, dichiara il presidente di M.I.A. Domenico Tomo.

Covid, Confapi: “Imprese chiudono, siamo abbandonati”. L’allarme del presidente Marrone

Riceviamo da CONFAPI Industria Campania e pubblichiamo. «In questo momento estremamente complesso per il Paese e per la Campania, in particolare, non è semplice trovare una soluzione che vada bene per tutti, ma le chiusure a intermittenza che stiamo vedendo e che le Istituzioni, a tutti i livelli, ci stanno proponendo finiscono solo per diventare un modo meno traumatico per abbandonare al proprio destino gli imprenditori e intere famiglie di lavoratori. Tutti lasciati a combattere per la sopravvivenza, senza alcun rispetto per i sacrifici di anni e anni». Lo ha detto Raffaele Marrone, presidente Confapi Napoli. «Molte attività – sottolinea Marrone – stanno chiudendo perché non riescono più a mantenere la gestione in mancanza di entrate e con lo spettro, costante, di un lockdown totale. E altre sono destinate a seguire lo stesso percorso. Parliamo di imprenditori che sono padri di famiglia e datori di lavoro di altri padri di famiglia che vedono nella chiusura delle proprie imprese l’unica alternativa possibile a una incertezza che regna sovrana». L’altro volto di una emergenza Covid-19, che «non è solo quella sanitaria, che dev’essere certamente risolta con tutte le energie e le risorse possibile, ma che sta anche nella richiesta di aiuto di chi è ancora in attesa di quei supporti economici promessi dalle istituzioni, per il momento rimasti lettera morta». «Attendiamo – conclude il numero uno di Confapi Napoli – il rispetto delle promesse con fatti concreti semplici e diretti».