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Infermieri
Gli infermieri del reparto Covid ad un passo dal crollo fisico e psicologico.

Casi in aumento all’ospedale di Nola, una struttura che rischia di diventare Covid Hospital se non si corre ai ripari. Servono mezzi, personale e percorsi idonei. Tra le corsie si riaccendono i riflettori sugli “eroi”, come erano stati definiti durante la prima fase della pandemia, ma non bastano più appellativi e cerimonie di ringraziamento. Gli infermieri sono al limite delle proprie forze, ad un passo dal crollo fisico e psicologico. Sono necessari interventi repentini per evitare il collasso.

Camici, guanti, mascherine e visiere, totalmente bardati da capo a piedi, si riesce ad intravedere con non poca difficoltà solo gli occhi di chi, in questa battaglia contro il virus, mette a repentaglio la propria vita ogni giorno. La realtà che vivono gli infermieri nei reparti Covid dell’ospedale di Nola – ma il discorso è facilmente estendibile a tutti i presidi ospedalieri – è ben diversa dalla percezione di chi vive l’emergenza seguendo da casa i notiziari, le breaking news con la conta aggiornata all’ultimo minuto dei positivi della giornata. In questa lotta contro un nemico che di invisibile ha ben poco, date le evidenti conseguenze che ci portiamo dietro da quasi un anno, ancora una volta ad avere la peggio sono gli infermieri, gli “eroi” che durante la prima fase della pandemia venivano quasi venerati, finendo oggi nel dimenticatoio. Non era di certo questo ciò che si aspettavano a mesi di distanza dal primo lockdown.

È chiaro che non servono statue d’oro o celebrazioni clamorose, i famosi 15 minuti di gloria svaniscono in un attimo. Oggi il problema è ben più grave perché si sta sottovalutando il grande rischio che corre il nosocomio nolano di diventare Covid Hospital. Il numero dei contagiati cresce vertiginosamente giorno dopo giorno, per non parlare di quello dei pazienti positivi ricoverati presso il S. Maria della Pietà. Quasi in 40 in una struttura che, come specificato più volte, dovrebbe contenerne 12 al massimo per un breve periodo. Ed invece, la realtà è ben diversa. In ballo c’è la vita non solo di persone ammalate, ma anche di chi rischia di rimetterci la pelle a causa dell’ignavia altrui. Spesso fa più comodo procrastinare, dando la colpa all’eccessiva burocratizzazione anziché prendere veloci decisioni.

Da mesi, ormai, con cadenza quasi quotidiana si cerca di puntare i riflettori sulla condizione catastrofica in cui riversa l’ospedale di Nola. Non è questione di allarmismo, come qualcuno potrebbe pensare. Qui si tratta di portare all’attenzione dei cittadini fatti che in molti cercano di tenere nascosti. Nessuno vuole dispensare panico, ma la paura in città cresce. Una tensione diversa da quella del primo lockdown. A differenza di qualche mese fa, si sa affrontare diversamente il virus quando arriva, ma oggi il timore più grande è quello di essere colpiti da altre patologie che non siano riconducibili al Covid. Perché? La risposta è quasi scontata se si pensa che la priorità assoluta negli ospedali è data esclusivamente al virus, con un catenaccio ai cancelli in risposta a tutti gli altri ammalati.

A questo fattore si aggiunge la mancanza di posti letto e soprattutto di personale sanitario. I pochi superstiti che  lottano nell’ospedale di Nola  si ritrovano ancora a combattere fedelmente tra le corsie del pronto soccorso e sono al limite delle forze. Gli infermieri potranno anche essere descritti come “eroi”, ma come tutti sono esseri umani e risentono della stanchezza fisica e mentale più di ogni altro in questo delicato momento storico. Sono necessari, ora più che mai, repentini provvedimenti. Servono più risorse, mezzi, personale, percorsi idonei, servono fatti e non più soltanto belle parole . Reduce da una prima ondata, ancora una volta il S. Maria della Pietà, – così come la stragrande maggioranza dei presidi ospedalieri in Campania – si mostra incapace di affrontarne una seconda. Che cosa si sta aspettando? Qui si rischia il collasso e parlarne senza mai passare ai fatti non è di certo la soluzione migliore per la comunità.

(fonte foto: rete internet)