Pomigliano d’Arco, il Tar accoglie la richiesta della C.L.P. Costruzioni: niente demolizione a via Firenze

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Riceviamo e pubblichiamo

I giudici del Tar hanno sospeso l’ordine di demolizione del manufatto di via Firenze, a Pomigliano d’Arco, finito sotto i riflettori proprio per un pronunciamento del tribunale amministrativo regionale, che in seguito ad una denuncia di una Parrocchia, aveva disposto l’abbattimento.

Contro l’ordine di demolizione, la ditta che aveva costruito il palazzo, la “C.L.P. Costruzioni” – che ha proposto appello al Consiglio di Stato avverso la sentenza del Giudice amministrativo che aveva annullato il permesso per costruire – ha presentato un ricorso al Tar. I giudici hanno accolto la richiesta della ditta, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Di Monda: niente ruspe, dunque, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato.

“Si tratta di una decisione che riteniamo importante e che accogliamo con soddisfazione. Siamo fiduciosi del fatto che anche dinanzi ai giudici del Consiglio di Stato riusciremo a dimostrare la correttezza del nostro operato”, commenta l’avvocato Di Monda a nome dell’azienda  “C.L.P. Costruzioni”.

L’avvocato poi chiarisce che la sentenza, nell’annullare il permesso, riguardava solo la legittimità dell’ampliamento volumetrico della struttura consentito dal Piano Casa: “Il ricorso che è stato proposto un dinanzi al Giudice Amministrativo attiene non alla possibilità di realizzare l’intervento ma alla «consistenza» di esso, per cui parlare di un manufatto abusivo è fuorviante”, spiega l’avvocato Di Monda.

Ex Auchan Nola chiuso: fumata grigia dall’incontro. I potenziali compratori non hanno firmato

Interlocutorio il confronto di oggi tra azienda e sindacati. Finora le aziende che si sono fatte avanti per acquistare l’ipermercato non hanno sottoscritto il contratto con Margherita Distribuzione Dopo l’audizione alla Regione tenuta alcuni giorni fa dai politici di tutti gli schieramenti e presieduta da Giovanni Mensorio sembrava che si fosse aperto un concreto spiraglio sulla difficile vertenza degli 88 dipendenti dell’ipermercato ubicato nel centro commerciale Vulcano Buono, l’ex Auchan di Nola. E invece oggi è spuntata una fumata grigia che non fa presagire nulla di buono sul destino dei lavoratori della struttura della grande distribuzione chiusa a tempo indeterminato il 30 dicembre scorso. Dipendenti che sono stati messi tutti in cassa integrazione senza sapere se e quando torneranno a lavorare. Secondo quanto emerso dall’assemblea dei dipendenti, tuttora in corso, assemblea tenuta dai rappresentanti sindacali, al confronto svoltosi poche ore fa con l’azienda, la Margherita Distribuzione, una controllata Conad, non ha partecipato il principale interlocutore dell’impresa, l’avvocato Barone. Un suo sostituto ha però fatto sapere ai sindacati che in effetti “il contratto di trasferimento dell’impianto a un nuovo proprietario non è stato ancora firmato”. I due potenziali compratori che si sono fatti avanti non hanno sottoscritto nulla. La delusione è grande. Le maestranze si aspettavano la buona notizia proprio oggi visto che Barone in audizione ragionale aveva lasciato intendere esattamente questo. Il salvataggio sarebbe stato sicuramente salutato in modo eclatante. Ma così non è stato. E ora torna la paura. “Non vogliamo che giochino sulla nostra pelle attraverso ricatti e furbate varie: ci vuole chiarezza”, avvertono i lavoratori ormai stanchi di tanta incertezza.      

Udinese – Napoli (Partita 23), vittoria da fermo

Udinese-Napoli è l’ennesima prova in chiaroscuro, più scuro che chiaro a dire il vero. Ma fortunatamente si risolve a favore degli azzurri.

Sto perdendo empatia con questa squadra, non riesco più ad esultare, mi trasmette tanta sofferenza, anche quando sembra fare decentemente il suo lavoro. E’ l’impressione che si ha anche nella prima parte del primo tempo. Il Napoli non gioca nemmeno male, anche se sembra un ingranaggio che non gira alla perfezione. Il gol arriva grazie ad un’imbucata in area del solito Lozano. Insigne è preciso e insacca il rigore, sarà l’unica cosa degna di nota della sua partita. Il Napoli concede spazi in contropiede, lo farà più volte nel corso della partita. E all’esordio, Rrahmani fa il patatrac, intorno alla mezzora regala il pallone a Lasagna che lo ruba proprio davanti a Meret. Beneficenza azzurra. Il Napoli regala e dona ai poveri. Ma Natale è finito! Il gol rallenta le intenzoni azzurre, e Gattuso è costretto a sostituire Rrahmani, che subisce il contraccolpo dalla cantonata presa. E’ una partita di sofferenza, il Napoli arriverà altre volte alla conclusione, ma sono quasi tutte mandate ovunque e non verso lo specchio. Concede spazio agli avversari. Meret come Garella, tiene a galla gli azzurri, con i piedi. Sembra finita, quando un Napoli fermo nell’attitudine e nell’inerzia di questo scorcio di stagione, segna da fermo. E’ il primo gol da fermo in questa stagione, Bakayoko arriva come un angelo venuto dal cielo. Salva gli azzurri.

Non può più andare avanti così. Questo Napoli sembra fermarsi alla prima difficoltà, il gol di Bakayoko serve a rendere meno sofferta questa partita, ma questo Napoli sprecone e fragile come un bicchiere di cristallo è lontano dall’essere quello che poteva essere. Speriamo che questo risultato riacciuffato in extremis possa servire da collante e motivatore.

Somma Vesuviana, il Majorana si classifica al secondo posto tra i migliori Istituti Tecnici di Napoli e provincia.

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Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Somma Vesuviana   Di Sarno: “E’ la conferma dell’alto profilo professionale dei docenti e dei dirigenti scolastici. Sono felicissimo che l’Itis abbia conseguito questo risultato. Per un’Amministrazione come la mia, la scuola ha priorità assoluta. Realizzeremo una scuola nuova in località Santa Maria del Pozzo, progetto che per qualità è risultato sesto in Campania ma anche un parco scolastico nuovo e a breve partiremo con la ristrutturazione degli edifici scolastici esistenti a Somma”. Improta (Preside ITIS di Somma) : “Secondi nella classifica dei migliori Istituti Tecnici di Napoli e tutta la provincia. Un riconoscimento che arriva dalla Fondazione Agnelli e per il quale ringrazio l’intero corpo docente”.                      “L’Istituto Tecnico “Ettore Majorana” di Somma Vesuviana si è classificato secondo nella graduatoria dei migliori Istituti Tecnici stilata da Eduscopio 2020 e comprendente l’intera provincia di Napoli. Il Majorana nasce come ITIS fortemente radicato sul territorio. La nostra esperienza in questo indirizzo formativo, la stabilità e il livello professionale di un corpo docente fortemente specializzato e appassionato delle proprie discipline, la serietà e l’impegno che sono alla base del patto formativo che stipuliamo con i nostri studenti e le loro famiglie, sono gli ingredienti che ci hanno permesso di ottenere questo successo. Un successo che ci riempie di soddisfazione e ci sprona a fare sempre meglio”. Lo ha annunciato oggi, Paola Improta, Preside dell’Itis “Ettore Majorana” di Somma Vesuviana. Eduscopio è l’atlante dei migliori licei, istituti tecnici e professionali d’Italia redatto dalla Fondazione Agnelli. La statistica viene elaborata in base ai risultati degli alunni dopo il conseguimento del diploma e su un indice statistico che misura la performance dei ragazzi al primo anno di università, una volta lasciato dunque l’Istituto. E l’eccellenza formativa a Somma Vesuviana c’è tutta! E’ di qualche giorno fa la notizia del terzo posto ottenuto dal Liceo Scientifico “Evangelista Torricelli” di Somma Vesuviana, risultato terzo per Napoli città e provincia nell’ambito della graduatoria relativa agli Istituti scolastici nel campo delle “scienze applicate”. A Giugno la nascita dell’Orchestra Sinfonica a Distanza, ideata e voluta da Ernesto Piccolo, Preside della Scuola Media Statale “San Giovanni Bosco” non nuova ad iniziative e progetti in grado di dare valore alla creatività dei ragazzi. In occasione della Festa della Repubblica, la scuola di Somma Vesuviana realizzò, mediante video, la Prima Orchestra Sinfonica a Distanza con il coinvolgimento delle Scuole ad indirizzo musicale. Al termine dell’Inno Nazionale suonato a distanza da ben 100 studenti, dalle rispettive postazioni, una studentessa di nome Sofia lesse una lettera indirizzata al Capo dello Stato. E non si fece attendere la risposta. Infatti il Presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella scrisse al Preside Ernesto Piccolo le testuali parole: “La prego – scrisse Mattarella nel Giugno scorso – di rivolgere a tutti i giovani musicisti delle scuole campane impegnati nella realizzazione dell’Inno d’Italia a distanza in occasione del 2 Giugno la mia gratitudine e il mio apprezzamento. Sapere tutti i giovani coinvolti in una iniziativa per la Festa della Repubblica è motivo, in questa fase dolorosa della nostra storia nazionale, di conforto e di speranza”. Un’offerta formativa eccellente anche per le Scuole Elementari. Somma Vesuviana ha ben tre Circoli Didattici dove, anche in questo periodo di chiusura sono state messe in campo idee ed iniziative innovative per garantire la didattica a distanza ai bambini. Da oggi sono ritornati in presenza i bambini della prima e seconda elementare. “Questi consensi sono l’ulteriore testimonianza, qualora fosse necessario averla, dell’alta qualità dell’offerta formativa presente sul territorio di Somma Vesuviana. Alla Preside Paola Improta e all’intero corpo docente dell’Itis vanno i ringraziamenti ed il pieno apprezzamento per quanto stanno facendo. Vorrei ricordare che tali risultati stanno arrivando in piena pandemia ed estendere però gli apprezzamenti ed i ringraziamenti per quanto stanno facendo, anche a tutti i dirigenti scolastici di Somma Vesuviana: Ernesto Piccolo, Preside della Scuola Media Statale “San Giovanni Bosco”, Anna Giugliano, Preside del Liceo Scientifico/classico “Evangelista Torricelli”, Carla Mozzillo, Dirigente del Primo Circolo Didattico delle Scuole Elementari di Somma Vesuviana, Antonella Luisa La Pietra, Dirigente del Secondo Circolo Didattico delle Scuole Elementari di Somma Vesuviana, Angela De Falco, Dirigente del Terzo Circolo Didattico delle Scuole Elementari di Somma Vesuviana”. Da oggi sono ritornati in presenza i bambini della Prima e Seconda Elementare. “Oggi salutiamo il ritorno in presenza dei bambini della Prima e Seconda Elementare. Cari bambini, il sindaco è al vostro fianco, sempre! L’attenzione della mia amministrazione, con un lavoro davvero di alto profilo portato avanti da Stefano Prisco, Assessore alla Pubblica Istruzione, e da Salvatore Esposito, assessore all’Edilizia Scolastica, sulle tematiche riguardanti la scuola sarà sempre costante. Non siamo stati mai fermi. A Giugno, l’assessore Stefano Prisco, ha dato vita ad una task – force con tutti i dirigenti scolastici per ascoltare e capire cosa fosse necessario al fine di riaprire in sicurezza le scuole. E’ fondamentale il rapporto diretto – ha concluso Di Sarno – ascoltare i dirigenti e la platea scolastica. L’impegno a ritmi serrati dell’Assessorato all’Edilizia Scolastica presieduto da Salvatore Esposito ha concretizzato, di concerto con gli stessi dirigenti scolastici, le opere per una riapertura in sicurezza delle scuole. Ci siamo riusciti ed ai primi di Ottobre abbiamo aperto tutte le scuole di Somma Vesuviana. Colgo l’occasione per sottolineare che proprio le scuole sono i luoghi più sicuri ma allo stesso tempo abbiamo dovuto chiuderle per evitare che i contagi da Covid 19, di natura familiare, potessero poi entrare con forza nella platea scolastica. Stiamo ora per mettere in campo il più grande Piano di Edilizia Scolastica, senza precedenti nella storia degli ultimi 30 anni per Somma Vesuviana e forse per l’intero territorio. Il progetto di realizzazione della nuova scuola in località Santa Maria del Pozzo, per il suo punteggio in merito alla qualità, è stato considerato sesto in graduatoria per l’intera Campania. Dunque Santa Maria del Pozzo avrà una scuola nuova, grande, all’avanguardia, ma guardiamo oltre. Infatti oltre alla scuola nuova, realizzeremo un nuovo villaggio scolastico e già dai prossimi mesi partiremo con la ristrutturazione dei plessi scolastici di Somma Vesuviana, elementari e medie incluse. Dunque un grande Piano di Edilizia Scolastica senza precedenti. La programmazione di questi progetti non si è mai fermata, anche in questo periodo di Covid”.

Sant’Anastasia, riapertura scuole, il sindaco: “Ogni plesso scolastico è stato messo in sicurezza”

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Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di sant’Anastasia   Dal prossimo 11 gennaio torneranno in classe gli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della scuola primaria. A partire dal 18 gennaio sarà valutata – dall’unità di crisi della Regione Campania – dal punto di vista epidemiologico generale, la possibilità del ritorno in presenza per l’intera scuola primaria, e successivamente, dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado. Di seguito, la dichiarazione dell’assessore alla pubblica istruzione  Veria Giordano: “La scuola che riparte è un grande segno di speranza per la nostra comunità. La didattica a distanza, che ha rappresentato un valido strumento in piena emergenza, per quanto utile non può sopperire alla funzione innanzitutto sociale della scuola.” “Pur considerando la riapertura delle scuole una priorità assoluta, nelle scorse settimane come amministrazione abbiamo dovuto fare una scelta dolorosa per tutelare la salute dei più piccoli, ordinando la chiusura. Credo tuttavia che non possiamo continuare a mettere l’uno contro l’altro il diritto alla salute e il diritto allo studio, bisogna investire per rendere compatibili entrambi i diritti che sono fondamentali. Temo inoltre che, a causa di questo contesto di incertezza e di costante cambiamento a cui sono stati sottoposti i nostri figli, tra qualche mese saremo costretti ad affrontare anche un’emergenza psicologica che finora è stata un po’ dimenticata. Nei mesi scorsi infatti ci si è occupati troppo dei dispositivi di sicurezza sanitaria, ma poco o nulla dei “dispositivi psicologici” necessari per affrontare questa situazione. Garantire la riapertura in sicurezza, anche delle scuole secondarie, rappresenta la priorità di questa amministrazione e oggi più che mai siamo consapevoli che l’istituzione scolastica rappresenta una vera e propria ancora di salvezza, soprattutto nelle realtà di maggior disagio e per quelle realtà familiari più svantaggiate” Aggiunge poi il sindaco Carmine Esposito: “In queste settimane abbiamo lavorato affinché ogni plesso scolastico fosse messo in sicurezza, inoltre abbiamo predisposto – all’esterno di ogni scuola – con la Polizia Locale e la Protezione Civile, un servizio d’ordine anti-assembramento. I nostri bambini e ragazzi potranno ripartire con le attività scolastiche in tranquillità e piena sicurezza.

Casamarciano, un “bonus” per tutte le attività commerciali in emergenza Covid

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Riceviamo e pubblichiamo dal comune di Casamarciano
È di 500 euro il contributo ‘una tantum’ che l’amministrazione comunale di Casamarciano mette a disposizione dei commercianti colpiti dall’emergenza sanitaria e che presenteranno un’apposita istanza.
La delibera porta la firma dell’assessore alle politiche sociali Angelo Piscitelli.
Le attività economiche che potranno accedere al beneficio devono essere in regola con i contributi previdenziali e con i tributi comunali, oltre che avere la sede operativa a Casamarciano.
Diecimila la cifra complessiva che il comune guidato da Carmela de Stefano ha stanziato, predisponendo una voce nel bilancio: da tale fondo saranno presi i contributi per le attività commerciali, fino all’esaurimento del budget. Le istanze potranno essere presentate tramite pec da oggi, lunedì 11 e fino a martedì 26 gennaio.
“Veniamo incontro alle esigenze di quelle categorie maggiormente colpite dal Covid, come i commercianti, costretti ad abbassare la saracinesca o a subire forti limitazioni – spiega l’assessore Piscitelli – Un impegno economico ma soprattutto morale che sicuramente non risolverà le difficoltà che le piccole attività stanno incontrando ma che co auguriamo possa servire a dare una piccola boccata d’ossigeno. Purtroppo è necessario pazientare ancora un po’ – aggiunge l’assessore – ed augurarci che questa pandemia finisca per ritornare alla normalità ma è fondamentale la collaborazione di tutti. Solo marciando tutti dalla stessa parte ne usciremo”.
È possibile scaricare il modulo da compilare sul sito

Un’unica regia dietro le minacce al sindaco di Pomigliano. Il parroco: “Basta veleni”

Dalle indagini è emerso che i due proiettili usati per intimidire a ottobre e quattro giorni fa sono della stessa marca. Intanto è polemica tra la leader dell’opposizione e la vicepresidente del consiglio regionale
  Minacce al sindaco: in base alle indiscrezioni trapelate dall’indagine è stato appurato che sono della stessa marca i due proiettili calibro 38 utilizzati per minacciare la politica cittadina. Un fatto che dunque fa pensare che ci sia un’unica regia dietro le intimidazioni. Una della due munizioni era stata piazzata alla fine di ottobre davanti alla saracinesca del comitato elettorale del sindaco Gianluca Del Mastro, un locale fronte strada a qualche metro dalla centrale piazza Sant’Agnese. Il secondo proiettile è stato invece messo in una busta chiusa recapitata a mezzo posta in municipio tre giorni fa, per minacciare direttamente il primo cittadino con un messaggio allegato più che esplicito: “dimettiti”. A ogni modo bocche cucite nella stazione carabinieri di Pomigliano, diretta dal maresciallo Valerio Scapatticci. Ma le bocche della politica sono ora più che mai aperte. Polemiche con accuse molto pesanti. Lo scontro contrappone Valeria Ciarambino, la vicepresidente M5S del consiglio regionale, ed Elvira Romano, la candidata sindaco sconfitta alle elezioni da Del Mastro, ex di Forza Italia quando era vicesindaco nella passata consiliatura ed attuale consigliere comunale di opposizione. C’è però chi tenta di placare gli animi. Ieri il parroco della chiesa patronale di San Felice in Pincis ha rivolto un appello al ripristino di un clima di serenità nel territorio. “Basta veleni – le parole di don Peppino Gambardella – il 14 gennaio ricorrerà la festa del santo patrono e il motto quest’anno sarà “ci salveremo solo se uniti” ”. Le divisioni però sembrano insanabili. Valeria Ciarambino venerdi sera ha lanciato accuse attraverso la sua pagina Facebook. “L’amministrazione di Pomigliano – scrive Ciarambino – ha letteralmente invertito una tendenza operando finalmente, dopo anni bui, con provvedimenti e iniziative nella direzione della trasparenza e della legalità. Pomigliano – aggiunge la leader pentastellata alla Regione nonché pomiglianese – è un territorio che ha potenzialità enormi che anni di non governo hanno sistematicamente soffocato. Ma l’azione di rinnovamento del sindaco ha inevitabilmente dato fastidio a qualcuno: non saranno le minacce di pochi vigliacchi e qualche proiettile a fermare il cambiamento”. Frasi che hanno offeso Elvira Romano, che sempre attraverso i social, ha replicato. “La consigliera regionale di origine pomiglianese Valeria Ciarambino – le parole di Romano – fa riferimento alla passata amministrazione parlando di “anni bui” e “anni di non governo”. Parla di una città in cui la legalità sarebbe stata perseguita soltanto dall’attuale amministrazione e non da quella passata. Ebbene, se la consigliera regionale è a conoscenza di fatti e circostanze non conformi alle regole che riguardano la passata amministrazione vada subito in Procura a denunciare. Se vuole, la accompagno io. Altrimenti taccia e non peschi nel torbido, non insinui e non dica inesattezze. Mando per l’ennesima volta un abbraccio e un saluto di stima al sindaco. Ma anche coloro i quali lo hanno preceduto sono persone perbene”. Don Peppino Gambardella comunque condanna il clima teso che finora ha caratterizzato la politica cittadina. “Da una parte c’è delusione per la sconfitta – spiega il sacerdote – e dall’altra c’è attesa del nuovo. Ma bisogna fare di tutto per svelenire. Spero che la mia parola possa contribuire a rasserenare il clima, a ritrovare il rispetto necessario tra opposizione e maggioranza: si guardi al sindaco come a una persona che vuole contribuire al bene e al progresso della città”.

Somma Vesuviana, storie di guappi, delitti e malandrini (seconda parte)

Gli episodi di lutti e di sangue legati alla criminalità locale non si erano mai arrestati. Le motivazioni, come ci racconta Vincenzo Romano nei suoi scritti inediti, naturalmente erano addebitabili a cause più disparate: contese amorose, difesa dell’onore, violazione di confine, regolamento di conti. Anche nelle famiglie più affiatate ed unite, non mancarono occasioni di dissidio per dare vita a drammatiche liti, legate a interessi di parte o di ferito orgoglio.     Come abbiamo avuto modo di raccontare nella prima parte, la zona di Somma lungo via Reviglione, a confine con Scisciano, Saviano e Piazzolla di Nola, era conosciuta, popolarmente, per la presenza di un cavalcavia e di un ponte detto dei mariuoli: un luogo, questo, dove sistematicamente tenevano regolare esercizio numerose bande di ladri. Lo scopo dei banditi non era solo di depredare i malcapitati passanti, ma di estorcere anche soldi ai poveri braccianti locali, dopo aver ricevuto la loro umile retribuzione settimanale. Quel territorio, per la sua particolare posizione, era stato sempre lambito da fenomeni criminali e teatro di gravi fatti luttuosi. Nei primi anni del dopoguerra, dopo le note circostanze legate ai mastro d’ascia della masseria Cerreto, di cui già ci siamo occupati nell’articolo precedente (Somma Vesuviana, storie di guappi, delitti e malandrini | Il Mediano), emerse la cortese figura di d. Giovanni Mosca: un uomo di rispetto,  elegante, disponibile, che spaziava un po’ dovunque e regolava con puntigliosità i rapporti tra persone ed affari. Sul versante opposto, tra Scisciano, Saviano e Piazzolla di Nola,  stava emergendo  invece come protagonista della cronaca nera tale Enrico Angri, alias lo sfregiato, che cercava in tutti i modi di aprirsi al mondo degli affari. L’occasione propizia fu la ricostruzione post-bellica della città di Napoli. Somma Vesuviana, all’epoca, beneficiava di una zona, posta tra le località Pigno, Riaglio e  Seggiari,  molto produttiva in termini di sabbia. L’area era racchiusa tra il corso degli alvei con naturali vie di trascinamento. Tutto ciò generava una buona rena, grazie alla naturale corrosione della terra. Era un materiale molto prezioso, a costo estremamente esiguo, in quanto indispensabile per la preparazione del calcestruzzo. Ciò spinse numerosi costruttori a stipulare contratti con i proprietari dei fondi. Ogni giorno svariati autocarri percorrevano la zona con imponenti escavatori, procedendo alla sottrazione e al carico della sabbia. La situazione andò avanti per molti anni, fino a quando le cave si esaurirono completamente. La malavita locale aveva sempre imposto la sua influenza su questa fruttuosa attività, che da lì a poco si sarebbe spostata nella contrada Colle e, precisamente, nel latifondo della masseria Nuova, di proprietà del compianto sindaco Francesco De Siervo. Sparatorie tra bande rivali per accaparrarsi tangenti e denaro erano frequenti nelle cave; in particolare il ricordo è ancora legato ad un terribile conflitto a fuoco tra Pasquale Esposito ‘e simone e don Antonio Giuliano che si concluse con il ferimento di quest’ultimo. La vendetta non tardò ad arrivare. Nel marzo del 1956, presso il pozzo di don Gennaro Romano nella masseria Cerreto di Scisciano, anche Pasquale ‘e simone fu assassinato. Del killer nessuna traccia. Nessuno pagò, infatti, per quell’efferato delitto. Intanto, dopo alcuni anni, terminò definitivamente l’attività delle cave: l’attenzione fu rivolta ad altri siti, poiché era cambiata la caratteristica richiesta per la composizione del calcestruzzo. Risultò più idonea la sabbia derivata dalla frantumazione delle rocce calcaree delle propaggini dell’Appennino campano. Siamo alla fine degli anni cinquanta, gli affari criminali, in ogni caso, non cessarono, ma puntarono la loro corrotta attenzione i nuovi campi del mondo degli affari. Intanto gli episodi di lutti e di sangue non si erano mai arrestati. Le motivazioni, naturalmente erano imputabili a cause più disparate: contese amorose, difesa dell’onore, violazione di confine, regolamento di conti fra bande. Gli agguati sul territorio si erano concentrati lungo la via, ora strada provinciale, Bianchetti – Monaciello – Madonna delle Grazie, una strada conosciuta dai cronisti come la via degli agguati. Nel 1947 iniziarono i primi gravi fatti di sangue: il bel giovane Umberto Iovino, pretendente della signorina Rosa ‘e Tempest, affrontò l’ altro pretendente, Vincenzo Granato, schiaffeggiandolo e intimandogli di non importunare quella che riteneva essere la sua ragazza. Umberto Iovino, comunque, dopo l’affronto, perì in un agguato mortale. Più tardi sarebbe toccato ad Alfonso Granato, fratello di Vincenzo. I responsabili non furono mai identificati. Nessuno pagò per il delitto. Di lì a poco, siamo nel 1948, Saverio Capasso ‘o caian, padre di famiglia, mediatore di bestiame, fu colpito anch’esso a morte, in quella zona, da Antonio Auriemma, figlio del noto macellaio Vitillo. Fu Donna Vincenza, seconda moglie dello stesso Vitillo, ad aizzare il figlio Antonio contro il Capasso, in quanto aveva screditato il marito al mercato di bestiame di Nola: la vittima aveva offeso in pubblico il Vitillo in quanto cattivo pagatore. Un affronto rilevante all’epoca. L’omicidio d’onore, data la minore età di Antonio, costò inizialmente la galera al padre e al primo fratello Mario. Da allora incominciarono i guai per la famiglia Auriemma. Comunque, Antonio, scontò successivamente numerosi anni di galera ed estinse anticipatamente la sua pena. La difesa, all’epoca, fu affidata all’ Avv. Giovanni Leone, futuro Presidente della Repubblica Italiana. Naturalmente, come accade anche nelle famiglie più affiatate ed unite, non mancarono occasioni di dissidio per dare vita a drammatiche liti, legate a interessi di parte o di ferito orgoglio. L’esagitato, stavolta, fu Alfonso D’Avino: un uomo forte, deciso, imponente, dai vistosi baffi attorcigliati. Egli, durante un confronto – scontro con il fratello Antonio per motivi legati a proprietà terriere, gli sferrò numerose bastonate sulla testa, causando in un primo momento gravi lesioni al cranio  e  la successiva morte dopo alcuni giorni di agonia. Del decesso si autoaccusò il figlio Francesco alias Ciccillo ‘e ferrante, conosciuto in paese confidenzialmente con l’appellativo di compa’ Ciccio. Era nato il 7 settembre del 1921 a Somma Vesuviana in via Tavani ed era anch’egli, come il padre Alfonso, di carattere forte e con sgargianti baffetti. Pagò, comunque, le colpe del padre, non ancora maggiorenne, con il carcere minorile. Dopo aver espiato la pena, Ciccillo, purtroppo, non frenò il suo carattere irascibile. Un giorno, durante una discussione sul commercio di noci, schiaffeggiò il suo omonimo Francesco D’Avino alias ‘a glioffa  nel centrale bar Capasso. Al momento non ci fu nessuna reazione di quest’ultimo, peraltro in compagnia del cugino Giovanni, figlio di Fiore. Il Ferrante, oltretutto, era pure apparentato con i D’Avino ‘a glioffa, in quanto una sorella aveva sposato un componente di quella famiglia. Secondo fonti orali, la vendetta si consumò ben presto dopo la lite. Era il 1955, Ciccillo stava rientrando a casa accompagnato dallo stesso Giovanni. La presenza di quest’ultimo era dovuto al fatto che ‘o ferrante aveva già avuto un vago presentimento su una possibile reazione di Francesco ‘a glioffa. Infatti, la risposta non tardò ad arrivare: Ciccillo fu affrontato a colpi di fucile, riportando gravi e insanabili danni all’addome. L’accusato Francuccio, arrestato, fu condannato ad una lunga detenzione in carcere. Oltretutto, l’infame Ciccillo, nella fase del processo penale, accusò pure Giovanni D’Avino, che quella sera non aveva fatto altro che accompagnarlo a casa. Comunque, dopo sette anni di galera, Francesco D’Avino, ritornò libero. ‘O ferrant, nel frattempo, era divenuto più spregiudicato e sempre in cerca di grane. Era giunto il momento di vendicarsi. A ciò bisogna aggiungere che anche Giovanni ‘a glioffa era entrato in collisione con Ciccillo ‘e ferrant, soprattutto dopo quella meschina accusa perpetuata nei suoi confronti. Alcuni scontri a fuoco fra i due si ebbero nella centralissima piazza, ma per fortuna senza conseguenze per entrambi. L’occasione propizia, però, per neutralizzare il vero nemico, avvenne nella centralissima via Roma, dove Francuccio D’Avino fu barbaramente assassinato da Ciccillo nell’ottobre del 1962 con tre colpi di pisola a distanza ravvicinata. Quaranta giorni dopo, il padre di Francuccio, Pasquale D’Avino, ebbe uno scontro a fuoco presso il palazzo Tafone con Ciccillo per vendicare il figlio morto. Due pallottole spedirono in ospedale sul carrettino il Ferrante, che riuscì a salvarsi con l’asportazione di un polmone. Ci pensò la galera a frenare l’impeto dell’assassino. Nel 1972, dieci anni dopo l’agguato di via Roma, il giudice, che si occupò della morte di Francuccio, fece disporre un sopralluogo sul posto della sparatoria per accertare con scientificità i fatti accaduti. Con i carabinieri c’era pure Ciccillo ‘e ferrant, prelevato dal carcere. E proprio qui avvenne un episodio insolito, che vale ricordare: mentre le forze dell’ordine stavano intraprendendo le loro indagini sul luogo del delitto, tra i numerosi curiosi, all’ improvviso, spuntò un ragazzino armato di pistola, che, puntò decisamente la rivoltella verso il Ferrante.  La sorte volle che, mentre stava per partire il colpo decisivo, l’arma s’inceppò. I carabinieri, alla vista, tentarono di disarmare quel ragazzo, che, nel frattempo, si era dileguato tra la folla per via Tenente Indolfi, dandosi alla latitanza. Quel giovane era il quindicenne Fiore D’Avino, figlio del citato d. Giovanni ‘a glioffa. La sua ascesa lo porterà ad essere il boss per antonomasia fino al graduale pentimento. Il Ferrante, invece, grazie ad una legge del 1970, che prevedeva interventi miranti al reinserimento sociale del reo, fu trasferito in una comunità di recupero di San Giovanni a Teduccio, dove poco tempo dopo non tornò più, dandosi alla macchia. Ormai braccato da ogni dove, si diede alla latitanza nelle anfrattuose cavità del Monte Somma. Si scatenò, intanto, la sua ricerca. La latitanza in montagna era diventata pesante per Ciccillo, in quanto le provviste necessarie iniziavano a scarseggiare. Sempre più isolato, incominciò a compiere atti di intolleranza a danno di qualche contadino della zona montuosa. Gli stanchi malcapitati decisero di denunciare i soprusi. Ormai il cerchio intorno al boss si restrinse sempre di più. I carabinieri, avendo avuto l’ordine di sparare a vista, durante una battuta di pattugliamento, circondarono la piccola casetta di montagna dove era rintanato. Dopo una prima intimazione andata a vuoto, partì uno scontro a fuoco, dove il Ferrante fu colpito a morte. Era una fredda mattina del 28 novembre del 1973. Si concluse, così, all’età di 52 anni, la storia del leggendario Ciccillo ‘e ferrante. Il corpo, su autorizzazione del Pretore di Sant’Anastasia, fu seppellito il giorno dopo nel Cimitero di Somma Vesuviana, dove attualmente riposa nella cappella di famiglia.  

Nola, all’ospedale continua la campagna vaccinale anti Covid-19

Continua la campagna vaccinale all’ospedale di Nola. La comunità rinasce con un fiore.

Un’importante svolta in un anno che porta con sé i segni della pandemia che ha travolto il 2020 in un tunnel profondissimo. È questo un momento importante per una comunità che rinasce con un fiore. Anche a Nola, all’ospedale Santa Maria delle Grazie è partita lo scorso 31 dicembre la tanto attesa campagna di vaccinazione per debellare il Covid-19.

L’ultimo giorno del 2020 si è chiuso accendendo una fiammella, quella della speranza che dovrà accompagnarci lungo il nuovo cammino. La luce alla fine di quel tunnel che continua in questi giorni ad irradiare le corsie del nosocomio nolano. Un ospedale che ha sofferto nell’ultimo periodo, ma che adesso riparte con la speranza di dare una svolta a questa realtà con cui tutti siamo costretti a convivere.

Al “Borgo Marinari” il ristorante “La  Bersagliera”, celebrato da Eduardo e da Totò

La storia di Emilia Del Tufo che aprì il ristorante nel 1919 e che- “sentenziò” Eduardo- “sape chello che fa…e io saccio chello che me mangio”. I piatti che, con il panorama, resero famoso il ristorante e conquistarono clienti di grande nome, da Beniamino Gigli  a Vittorio De Sica e a Luciano Pavarotti. La fama dei “posteggiatori”, e, in particolare, di Vincenzo Improta, detto “ ‘a radio”.   Il ristorante “ La Bersagliera” venne aperto nel1919, a Santa Lucia, da Emilia Del Tufo, che tutti, al Borgo Marinari, chiamavano “’a bersagliera” “per il suo incedere veloce e perché figlia di un bersagliere” (Giuseppe Giorgio). I genitori di Donna Emilia noleggiavano barche, e la ragazza, per aiutare la numerosa famiglia, incominciò a preparare piatti di pasta e “marenne ‘e pane” per pescatori e studenti. Quando vide che la sua “cucina” piaceva, la Del Tufo aprì il ristorante, e fin dal primo momento stabilì che i piatti sarebbero stati quelli della tradizione napoletana. Fu una decisione saggia, perché l’insalata di calamari, la frittura di triglie di scoglio, i vermicelli a vongole, il risotto alla pescatora e il ragù sollecitarono la curiosità e “consolarono” il palato non solo dei Napoletani, ma anche dei forestieri ricchi e famosi che, venuti a Napoli per diletto o per affari, alloggiavano nei grandi alberghi del quartiere.La sintesi dell’arte di Donna Emilia la fece Eduardo con una “sentenza” scritta su una fotografia: “ Donna Emilia sape chello che fa.. E io saccio chello che me mangio”. Racconta Giuseppe Giorgio che durante le “tavolate” nel ristorante Eduardo De Filippo ricordava ai suoi commensali che Donna Emilia non sopportava né barzellette sconce né “sguaiatezze”: e dunque stessero attenti. Nel film “Pane, amore e fantasia”, che è del 1953, Gina Lollobrigida interpreta il ruolo di una splendida popolana che tutti chiamano “la bersagliera”: e il soprannome era un omaggio a Emilia Del Tufo. In quello stesso anno Ingrid Bergman e Roberto Rossellini girarono sul terrazzo del ristorante alcune scene del film “Viaggio in Italia”.  Nel 1963 Liz Taylor e Richard Burton girarono tra Capri, Ischia e Napoli scene importanti del film “Clepatra” e della loro storia d’amore. Scrive Luciano Pignataro che i due “miti” del cinema alloggiavano all’ “Excelsior” e si facevano servire in camera i “piatti” di Donna Emilia: ma è certo che almeno due volte sedettero al tavolo del ristorante. Nell’agosto del ’67 Mino Cucciniello vide Mina, Augusto Martelli e Elio Gigante davanti a un piatto di spaghetti a vongole : proprio nell’estate di quell’anno il settimanale “Oggi” aveva invitato i lettori a votare il miglior ristorante d’Italia e tra i candidati c’era anche “La Bersagliera”. Totò, che, “tra una mancia e una regalia elargita ai lavoratori e ai poveri della zona” (G.Giorgio), “scendeva” spesso nel ristorante, girò gratuitamente uno spot per Donna Emilia e dispose che fosse proiettato prima dei suoi film in tutti i cinema di Napoli. Ma è lungo l’elenco dei personaggi famosi conquistati dai piatti di Donna Emilia, che morì nel 1969, e dei figli, dei nipoti e dei pronipoti: citiamo Beniamino Gigli, Salvador Dalì, Salvatore Quasimodo, Sofia Loren, Carla Fracci, Beppe Menegatti, Marcello Mastroianni, Luciano Pavarotti. Un capitolo importante della storia del locale venne scritto dai “posteggiatori”, da “Fortunatina” che negli anni’ 20 cantava e suonava il violino, dal chitarrista Antonio Altieri,  dai cantanti Francesco Pellegrino e Giovanni Petrucci, che rinnovarono la “gloria” di Vincenzo Improta, detto “’a radio”. Questo “tenore – narrante” ( Mimmo Liguoro) cantava accompagnato e sollecitato dalla chitarra di Efisio Pistis, dalla fisarmonica di Giuseppe De Blasio e dal mandolino di Donato Faraco: il suo cavallo di battaglia era la canzone “’A vongola”, scritta nel 1882 da Giovanni Capurro e Salvatore Gambardella e dedicata all’ immancabile Carolina, e alla  gioiosa sfrontatezza con cui ella inganna il suo fidanzato ufficiale: il quale però smaschera la traditrice: “ E tenive sempe ‘nfrisco/ cinque o seie, for’’o quartiere / po dicive ca ‘o pensiero / steva sempe ‘ncuoll’ a me.”.E non a caso i “posteggiatori” del ristorante vennero citati frequentemente, nelle loro lettere, dai soldati americani, che nel 1943 entrarono nella città che i Napoletani avevano già liberato cacciando i Tedeschi. Il locale, ricorda Giuseppe Giorgio, venne requisito dagli Inglesi che vi istituirono un centro di ristoro per le truppe: e “Donna Emilia, pur di non lasciare ciò che con tanta fatica aveva costruito” si accontentò “di girare tra i fornelli come semplice lavorante”. La storia di Napoli è una eterna lezione.