Somma Vesuviana, emergenza covid, Di Sarno: “Intensificati i controlli sul territorio”

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Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana   Di Sarno: “Multe anche di 400 euro e controlli a tappeto con pattugliamenti in tutte le zone dove sono possibili gli assembramenti”.   “Abbiamo 53 nuovi casi relativi però agli ultimi 5 giorni e dunque sembrerebbe esserci una stabilizzazione della curva anche se nella sola giornata di ieri abbiamo registrato 22 nuovi positivi, oggi 10. Abbiamo intensificato tutti i controlli sul territorio ed in particolare nelle zone a rischio assembramento. Chiedo a tutti di rispettare le norme e dunque ricordo che siamo in zona arancione. Non possiamo spostarci tra un comune e l’altro, dopo le ore 18 non è possibile consumare bevande all’aperto, in prossimità di locali o piazze, come invece è accaduto lo scorso fine settimana al Casamale.  C’è obbligo di mettere la mascherina sempre, anche all’aria aperta e si rischia una multa pesante anche di euro 400. Il Corpo dei Vigili Urbani, guidato dal Comandante Claudio Russo, sta intensificando i pattugliamenti anche serali. Ieri  la piazza Vittorio Emanuele III era piena di ragazzi e quasi tutti senza mascherine e pronto è stato il doppio intervento dei Vigili Urbani. Controlli sono stati effettuati nuovamente al Borgo del Casamale ma anche in Via Milano e nelle zone periferiche di Somma Vesuviana. Il mio appello forte è rivolto ai genitori perché dobbiamo assolutamente evitare che i ragazzi possano andare in giro senza indossare la mascherina. Ricordo ancora che c’è divieto di incontro a casa con persone non conviventi. In questo momento abbiamo 112 positivi attivi, di cui 2 ricoverati in ospedale, scende anche il numero di persone in sorveglianza sanitaria. Infatti, in questo momento abbiamo 124 persone in sorveglianza sanitaria”. Lo ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Il sindaco di Somma Vesuviana, con altri 12 sindaci del vesuviano ha firmato la lettera inviata al Viminale con la quale si fa richiesta di un rafforzamento delle Forze dell’Ordine sul territo

Marigliano, l’amministrazione adotta il programma triennale dei lavori pubblici

E noi abbiamo subito una domanda: che fine ha fatto l’asilo nido comunale? Un vero mistero avvolge l’edificio che sorge alla fine di via Firenze, una traversa di via San Francesco, e che per anni ha ospitato anche la pretura. Dall’ormai lontano 2010 il Comune di Marigliano ha stabilito che la struttura sarebbe stata riconvertita in asilo nido, approfittando anche dell’Asse 6 del P.O. FESR, denominato “Sviluppo urbano e qualità della vita”, che promuoveva interventi finalizzati al potenziamento e alla qualificazione del sistema delle infrastrutture sociali per l’istruzione e di conciliazione dei tempi di lavoro e di cura, al fine di contribuire ad elevare l’accessibilità e l’integrazione dei servizi territoriali per i cittadini. Un obiettivo regionale che prevedeva, tra l’altro, attività di “potenziamento di asili nido e infrastrutture per la presa in carico e l’accoglienza della prima infanzia”. In questa cornice si era inserito, all’epoca, l’ente comunale guidato dall’ex sindaco Antonio Sodano, che in sinergia con l’Agenzia di Sviluppo Area Nolana aveva approvato un progetto definitivo di Lavori di Manutenzione straordinaria dell’Asilo nido di Via Firenze (redatto dall’attuale responsabile dell’urbanistica, l’ingegnere Andrea Ciccarelli) per un importo totale pari a 525mila euro, di cui 435mila per la ristrutturazione dell’immobile e 90mila per le spese di gestione. Inoltre, in caso di finanziamento, che puntualmente arrivò – in quel periodo furono tre i finanziamenti che la Regione Campania di Caldoro, attraverso il supporto dell’Agenzia guidata dall’allora direttore Alfonso Setaro, assegnò alla città di Marigliano – il comune si era anche impegnato a compartecipare con una quota pari a 105mila euro. Alla fine della fiera la Regione ha destinato 420mila euro per la ristrutturazione, mentre 15mila sono stati quelli messi dal comune. La progettazione curata dall’Agenzia di Sviluppo Area Nolana, invece, è costata circa diciannovemila euro. I lavori furono assegnati alla ditta Edil Sommese di Saviano, che si aggiudicò la gara nel 2015 con il 36% di ribasso, per una cifra pari a 263mila euro. In sostanza l’asilo nido è pronto, tant’è che nell’ottobre del 2019 l’ente comunale ha pubblicato una determina tesa a liquidare la società “G.A.M. Gonzagarredi Montessori s.r.l.” per la fornitura di arredi per l’asilo nido comunale: e parliamo di altri 70mila euro, IVA compresa.
Gli arredi dell’asilo nido comunale di via Firenze
La notizia è che l’asilo di via Firenze non figura nell’elenco delle opere pubbliche che l’amministrazione intende realizzare da qui al 2023, e ciò dovrebbe confortare in quanto lascerebbe intendere che l’asilo nido non venga più considerata un’opera da realizzare, anche perché è pronto, come abbiamo detto. E allora perché non viene inaugurato? Nel 2019, quindi due anni fa, sembrava mancasse soltanto l’allaccio alla fornitura idrica, eppure nulla di fatto da allora. Cos’altro manca ancora, viene da chiedersi. Ecco, pare che ci sia qualche problema di sicurezza, nella misura in cui l’ambiente ristrutturato non sarebbe sicuro per i piccoli fruitori: questo comporterebbe, dunque, ulteriori verifiche e di conseguenza altro tempo da impiegare per risolvere le criticità, sperando sia possibile.
L’asilo nido comunale di via Firenze
Ricordiamo che i cittadini mariglianesi hanno già perso l’occasione del bonus asilo nido, una misura a sostegno delle famiglie per il pagamento delle rette relative alla frequenza di asili nido pubblici o privati e per forme di assistenza domiciliare in favore di bambini con meno di tre anni affetti da gravi patologie croniche. E come se non bastasse è già stato speso quasi mezzo milione di euro per una vicenda pubblica che dura da oltre dieci anni. Ma veniamo alle buone novelle. Cosa prevede il programma triennale delle opere pubbliche approvato dall’amministrazione guidata dal sindaco Jossa? Nel 2021 si metterà mano all’efficientamento energetico delle scuole comunali, con ulteriori interventi cosiddetti di “relamping”: inoltre verranno rifatte le sedi stradali del territorio comunale, verranno realizzati i loculi nei cimiteri (qui la spesa più corposa, per un totale di oltre due milioni di euro) e infine si provvederà al tanto atteso adeguamento strutturale e tecnologico di una sala da destinare ad attività di spettacolo, e verosimilmente si parla del costruendo auditorium a Pontecitra, all’interno dell’ex istituto “Torricelli”, finanziato dalla Città Metropolitana di Napoli. Rimandati all’anno prossimo gli interventi per il sistema di videosorveglianza, per il palazzetto dello sport (un investimento di oltre un milione di euro), e soprattutto per la riqualificazione della villa comunale e della pavimentazione del centro storico. Nel 2023, invece, vedranno la luce gli interventi previsti per la messa in sicurezza dell’istituto scolastico “G. Siani” e per la (nuova) riqualificazione della scuola di Miuli, tra le altre cose.

Marigliano, staZIONe UtOpiA è morta: viva staZIONe UtOpiA! Intervista al collettivo che lotta per i beni comuni in città

Un mese fa il sindaco Peppe Jossa annunciava l’inizio dei tanto attesi lavori di riqualificazione dell’edificio che per decenni, nel secolo scorso, ha ospitato la stazione della Circumvesuviana, la rete ferroviaria locale che dal 1998 è stata spostata di qualche centinaio di metri in direzione sud, creando una sopraelevata mai del tutto digerita e che, tra le altre cose, ha decretato l’abbandono di binari e stazioni lungo l’asse di trasporto. Per oltre vent’anni, infatti, anche a Marigliano abbiamo assistito alla lunga morte “cerebrale” di un luogo che per tanto tempo ha pullulato di vita, di persone e di storie. Basta andare a leggere i tanti commenti che puntualmente arrivano quando qualcuno, sui social, condivide le immagini del tempo che fu, narrando la nobile (r)esistenza dell’ex stazione, le corse per non perdere il treno, la campanella che annunciava l’imminente chiusura del passaggio a livello, le attese, le chiacchierate con gli altri pendolari e in generale tutti i ricordi di una e più generazioni cresciute saltando su e giù da un treno per Napoli o Baiano.
Fotografia d’epoca pubblicata dalla pagina Facebook “Sillabe di Arte – Con epicentro a Marigliano”
Dalla fine degli anni Novanta le istituzioni (comunali e regionali) si sono arrovellate su come trasformare gli spazi dell’ex stazione: nel frattempo però il tempo scorreva inesorabile e la grande area interessata dalle riflessioni politiche e amministrative perdeva la sua identità, senza trovarne altre lungo la strada. Solo dopo alcuni anni la zona di transito ferroviario è divenuta un ampio parcheggio gratuito per automobili. Nel dicembre del 2013, a dare una prima impronta di rigenerazione urbana “virtuosa”, all’insegna dello sviluppo culturale aperto alla cittadinanza, è intervenuta l’azione civica del collettivo utopia, che nel solco del valore dato al concetto di bene comune ha provveduto a “pungere”, stimolando anche l’iniziativa istituzionale, che sarebbe arrivata solo diversi anni dopo. Da quel momento l’esperienza di StaZIONe UtOpiA è divenuta il frutto dell’operazione messa in campo dal collettivo: tenendo ben in mente che “il territorio è di chi lo cura, di chi lo difende, di chi lo vive”, i cittadini non identificati del collettivo si sono mossi per recuperare almeno lo spazio antistante la palazzina dell’ex stazione, adottando un approccio metodico che consisteva nel promuovere l’autogestione, l’autonomia, la partecipazione diretta e l’autofinanziamento. “Nessuna delega!”, urlano da anni dal loro blog. Abbiamo rivolto qualche domanda al collettivo utopia, in seguito all’inizio dei lavori di ristrutturazione dell’edificio che decretano la fine dell’esperienza StaZIONe UtOpiA e aprono le porte al nuovo indirizzo scelto (dalla passata amministrazione a guida Antonio Carpino, con la quale pure c’era stata una dialettica approfondita sul tema dei beni comuni) per la riconversione della struttura: stazione dei Carabinieri Forestali di Marigliano, che al momento contano quattro unità e svolgono un lavoro encomiabile a tutela dell’ambiente sul territorio dell’ex provincia di Napoli, spesso e volentieri in sinergia con le altre forze dell’ordine. Domanda. Stazione Utopia è un’esperienza civica, comunitaria ancora prima che associativa, che si chiude dopo quasi sette anni di attività: cosa avete provato, come collettivo e soprattutto come cittadini, quando è arrivata la notizia che l’edificio dell’ex stazione Circumvesuviana sarebbe diventata la nuova sala operativa dei Carabinieri Forestali e non, come avreste desiderato (e come avete proposto concretamente nel corso degli anni), un centro sociale polifunzionale aperto alle espressioni culturali della (e per la) città? Risposta. Stazione utopia è morta. Viva StaZIONe UtOpiA. Il progetto StaZIONe UtOpiA viene fuori da vent’anni di presenza sul territorio. Stazione utopia è un ideale che non ha scadenze: recupero e riconversione di spazi abbandonati in centri socio-culturali autogestiti da comitati di quartiere. Delude l’indifferenza, irrita l’arroganza, disgusta l’ipocrisia. Prevale l’indignazione, quella collera sorda che affiora quando tutte le amministrazioni non solo non hanno riconosciuto uno spazio per aggregare varie energie, ma addirittura l’hanno osteggiato, fino ad arrivare ad ignorarlo ora, con la sala operativa di un corpo militare. È un’occasione persa, per Marigliano, ma nessuna sorpresa: incompetenza, arroganza e anacronismo dominano le scelte politiche in questa assurda città. E tu che cosa hai provato? Stazione utopia non è mai stato uno spazio privato ma uno spazio per tutte le persone del territorio e quindi a perderci sono tutti. E allora la domanda che nasce spontanea è: “Chi ci guadagna da questa scelta di costruire una caserma?”. D. Cosa significano, per il Collettivo Utopia, le parole “beni comuni”? E cosa potrebbero significare per lo sviluppo della città di Marigliano? R. Un bene per essere attratto alla categoria dei beni comuni deve essere caratterizzato da una forma di governo che sia ispirata e attui forme di partecipazione diretta delle comunità di riferimento alla cura e alla gestione del bene. La titolarità di un simile bene, indipendentemente dal titolo di proprietà, deve considerarsi “diffusa”. StaZIONe UtOpiA si configura come un laboratorio culturale al fine di sperimentare e garantire l’ampliamento e lo svolgimento dei processi partecipativi, articolati attraverso una programmazione delle attività e del conseguente utilizzo e amministrazione diretta degli spazi. Una tale forma d’uso collettivo regolamentato di un bene garantisce la fruibilità, l’inclusività, l’imparzialità, l’accessibilità e l’autogoverno della comunità. Lo sviluppo della città può avvenire solo attraverso la crescita culturale di chi la abita. D. L’azione di Stazione Utopia ha saputo riqualificare uno spazio urbano senza più identità, e lo ha fatto diversi anni prima che la politica intervenisse concretamente: premesso che gli stimoli delle vostre iniziative hanno rappresentato comunque un prezioso input per il pur tardivo ricamo istituzionale (concretizzatosi solo di recente con l’inizio dei lavori), e che anche la tutela dell’ambiente è cultura, secondo voi perché non sono state accolte le istanze culturali di chi ha faticosamente contribuito a rigenerare uno spazio della città, trasformandolo finalmente in luogo? R. Premesso che l’ambiente non si tutela con le caserme, questa domanda andrebbe rivolta a chi quelle istanze non le ha accolte, istituzioni e cittadinanza. Il progetto StaZIONe UtOpiA propone una modalità inusuale dove le persone non sono spettatori o utenti ma attori responsabili senza padroni. D. Pensate che a Marigliano esistano altri spazi dove tornare a “pungere” – solleticando l’interesse per lo stesso come fatto a Stazione Utopia – manifestando la necessità di soddisfare le esigenze della comunità in termini di proprietà collettiva e uso civico? R. Ce ne sono tantissimi di spazi abbandonati da riqualificare, basta farsi un giro e vedere l’abbandono che c’è. Manca la visione politica insieme all’iniziativa, la responsabilità e la partecipazione popolare. D. Pare che il Comune si stia adoperando per salvaguardare il murales realizzato dal compianto artista Walter Molli: non bisogna dimenticare, però, che l’opera in questione, intitolata proprio “Stazione Utopia”, prendeva forma qualche anno fa per sottolineare e valorizzare l’azione del collettivo, e dunque non può essere scissa da quanto fatto negli ultimi anni: paradossalmente, se verrà salvata, diventerà l’unica eredità materiale di quella esperienza (sperando venga tutelata anche l’aiuola da voi realizzata ad hoc). Qual è la vostra riflessione in merito? R. Per la street art è fondamentale il luogo, perché lo identifica cambiandone l’identità. In questi anni, StaZIONe UtOpiA si è riempita di opere d’arte. Mani, colori e tecniche sempre diverse hanno dato forma e contenuto all’idea di libertà promossa in quel luogo. Il murale di Walter Molli “Stazione Utopia” ne è un esempio tangibile e ha incarnato perfettamente quell’idea. Walter Molli era entusiasta del progetto StaZIONe UtOpiA/spazio sociale, lo ha sostenuto a pieno e da subito ed ecco perché, dopo lo sfregio fascista al suo primo gatto, era tornato per dipingere da capo (consapevole che la street art non dura nel tempo) quello che oggi è il simbolo di StaZIONe UtOpiA e che non potrà mai essere tale per una caserma della guardia forestale.
La prima versione dell’opera di Walter Molli dal titolo “Stazione Utopia”, realizzata nel 2014 su un muro dell’edificio ex stazione Circumvesuviana. Foto pubblicata sulla pagina Facebook “Sillabe di Arte – Con epicentro a Marigliano”.
Abbiamo interpellato la Soprintendenza di Napoli per capire in che modo l’opera verrà tutelata, ma per il momento nessuna risposta è arrivata. Intanto i lavori proseguono e la consegna è prevista entro la fine di luglio 2021, quindi in teoria tra pochi mesi. Il contratto di comodato d’uso gratuito, stipulato tra il Comune di Marigliano e il Comando Stazione Carabinieri Forestale, fissa una durata di trent’anni, e in sostanza preclude la possibilità che l’edificio diventi l”involucro di un progetto culturale – per la città – che il collettivo utopia aveva ripetutamente proposto all’ente comunale: la loro idea era quella di realizzare un auditorium da un centinaio di posti e un centro polifunzionale che fungesse anche da laboratorio sociale, dove poter sviluppare politiche sociali, organizzare eventi culturali, accogliere associazioni, comitati e produrre consumo critico attraverso iniziative quali lo scambio e la presentazione di libri, gruppi d’acquisto solidali, laboratori creativi, progetti scolastici, accoglienza e inclusione sociale, tutela ambientale, incontri, mostre e rassegne. Bisogna dire che la stessa amministrazione Carpino, in sella dal 2015 al 2020, un auditorium lo ha messo in cantiere, a Pontecitra, (anche se i lavori non sono ancora iniziati, ma sono in programma per il 2021) e che il contratto di comodato d’uso con la Forestale prevede che l’area esterna, quella rigenerata dal collettivo, rimanga comunque di pertinenza della comunità, come luogo di transito. Proprio in quello spazio, soggetto alle intemperie e ripulito dal degrado, nel corso di circa sette anni il collettivo utopia ha concretizzato il recupero e la riqualificazione dell’attigua aiuola di platani, una volta triste regno di erbacce, mozziconi e cartacce, che è stata fornita di un impianto di irrigazione e ancora oggi (per fortuna) ospita svariate piante grasse provenienti dal laboratorio eco-sostenibile di Sebastiano Bonavolontà, l’ospedale delle piante Chico Mendes. “Si è dimostrata particolarmente efficace” – scrivevano gli attivisti del collettivo nel documento progettuale condiviso con l’amministrazione Carpino – “l’idea di istallare alcuni posti a sedere, piani di appoggio e panchine autoprodotte, costruite con materiale di riciclo che la rendono una valida alternativa per giovani e anziani in cerca di un posto tranquillo dove riposare, fare due chiacchiere, leggere o incontrare qualcuno. Inoltre, a cadenza mensile, il collettivo utopia, in via autonoma e volontaria, provvede alla pulizia e alla manutenzione dell’area, ma soprattutto promuove iniziative ed eventi autogestiti e autofinanziati – spettacoli teatrali, concerti, mostre d’arte, incontri – e così persegue l’obiettivo della valorizzazione culturale del luogo”. Le loro attenzioni, le cure e le premure avevano trasformato il piccolo spiazzo, portando bellezza laddove l’incuria aveva generato solo degrado. Nel febbraio del 2018, grazie a una copiosa quanto insolita nevicata, il luogo aveva assunto per qualche ora sembianze quasi fiabesche: ciononostante, per la favola di staZIONe UtOpiA non è previsto un lieto fine. Il collettivo, nel corso degli anni, aveva anche provato a proporre una modifica del regolamento per la gestione inventariale dei beni mobili e immobili del Comune di Marigliano: tutto, però, si è risolto in una serie di incontri con alcuni esponenti dell’amministrazione (citiamo l’architetto Pino Napolitano, ex assessore all’urbanistica) che non hanno favorito la continuità del progetto, sulla scia di quanto fatto nel 2011 dal Comune di Napoli, che ha introdotto nello Statuto la categoria giuridica “bene comune”. Una dialettica che potrebbe riprendere con la nuova amministrazione, nella quale per la prima volta è presente un assessorato per la rigenerazione territoriale. Questo, almeno, è l’auspicio: coniugare le istanze propositive di chi da anni si impegna per il territorio alle buone pratiche politiche che sicuramente chi governa intende mettere in campo per la città.

Cemento a Pomigliano: ancora sequestri. Indagati un politico e sua moglie

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Sta per sfiorare quota 200 il numero degli appartamenti realizzati o in fase di realizzazione sequestrati dalla polizia municipale a causa di una serie di reati accertati in fase d’indagine    Uno scandalo iniziato quattro mesi fa e che non sembra avere fine. Intanto iniziano a spuntare nomi eccellenti dall’indagine sui palazzi sorti a Pomigliano grazie alla legge regionale “Piano Casa”. Dalle carte dell’ennesimo sequestro messo a segno appena l’altro giorno di altri due complessi edilizi, per un totale di 31 nuovi appartamenti, è venuto fuori il nome di un ex consigliere comunale della maggioranza che ha guidato il Comune negli ultimi dieci anni. L’ex politico locale, nonché ex manager pubblico candidato alle ultime comunali, ora risulta indagato dai magistrati di Nola per abusivismo edilizio. Con lui è finita indagata anche la moglie. Nel provvedimento di convalida dei sigilli apposti dagli agenti della polizia municipale, diretti dal colonnello Luigi Maiello, l’ex amministratore comunale figura come il progettista di un’impresa di costruzioni che ha realizzato un complesso di una ventina di appartamenti in via Mauro Leone, a poca distanza dall’Istituto tecnico industriale di Pomigliano. La moglie del progettista figura invece come la titolare della ditta di costruzioni che ha realizzato l’edificio, 19 alloggi ed alto cinque piani. Contestualmente è stato sequestrato anche un secondo complesso edilizio, stavolta riconducibile a una nota famiglia della città, molto influente ed forte anche sotto il profilo finanziario. Il complesso si trova nel centro storico, in una traversa di via Roma. Consta di 12 appartamenti e di una serie di box . Secondo gli inquirenti tutti gli immobili sigillati non dovevano proprio essere costruiti perché le relative licenze rilasciate dal Comune tra il 2019 e il 2020 sono in contrasto con le prescrizioni di legge. Inoltre per il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Nola che ha convalidato il sequestro di via Leone sussistono precisi e concreti indizi del reato di abusivismo edilizio. Il tutto prende spunto da un’indagine del comandante Maiello su un numero non ancora precisato di licenze taroccate ed erogate con la scusa della legge sul piano casa ma per dare il via a un’imponente speculazione edilizia: nuovi appartamenti venduti a prezzi stellari, fino a oltre 300mila euro per abitazione. Risale al 3 febbraio scorso l’ultima, imponente, operazione di polizia. Quando cioè, sempre su disposizione del gip del tribunale di Nola, è stato dato il via al maxi sequestro di quattro edifici a destinazione residenziale per un totale di 100 appartamenti, 78 quasi ultimati e 22 non ancora realizzati, per i quali cioè sono state solo gettate le fondamenta. Provvedimento che si è aggiunge a quello che il 30 novembre ha portato al sequestro di un condominio in costruzione da 50 appartamenti non ancora realizzati (anche in questo caso ci sono solo le fondamenta). Molti gli indagati. Finora la Procura ha inviato 15 avvisi di garanzia nei confronti dei costruttori e dei loro tecnici. Tra i reati contestati: false attestazioni nella consegna al Comune delle documentazioni che hanno portato al rilascio delle licenze e abusivismo edilizio. Indagate anche le nipoti di un noto imprenditore titolare di una catena di supermercati. Una terza donna indagata per falso e abusivismo è il tecnico di alcune di queste operazioni edilizie, un architetto di Pomigliano. Figura nell’ambito della realizzazione di 50 appartamenti al posto dello storico cinema Mediterraneo, raso al suolo per far posto al nuovo condominio, nel centro storico. Un’operazione denunciata in procura nell’estate dello scorso anno dai militanti della compagine politica “Rinascita”.

Covid-19, tra problematiche e nuove opportunità. Il punto della situazione nei comuni dell’agro nolano

A distanza di un anno dallo scoppio della pandemia troppi ancora i positivi, in costante aumento anche nei paesi di provincia. Ad oggi, tra tutti i paesi dell’agro nolano, la città bruniana è il comune con il più alto numero di contagi. Contro la crisi economica, pronto un distretto commerciale. Da giallo ad arancione, sono passati solo pochi giorni da quando la Regione Campania ha assistito all’ennesimo cambio di colore. Una decisione che non ha lasciato senza parole. Si respirava già da tempo aria di cambiamento. In realtà, non era poi così difficile immaginarlo, bastava fare quattro passi sul lungomare di Napoli, assediato fino a qualche settimana fa da vere e proprie orde barbariche. Nessuna esagerazione, a parlare sono i fatti e le tante immagini giunte sulle prime pagine dei principali notiziari nazionali. Una calca di persone che non ha risparmiato neanche gli stretti vicoli storici, giungendo fin nel cuore della città. La zona rossa, a questo punto, sembra essere davvero dietro l’angolo. Eppure, nonostante le sfumature cromatiche, i controlli sono davvero pochi, soprattutto nei paesi di provincia dove saltuariamente si intravedono i lampeggianti dei carabinieri durante i posti di blocco. Un quadro delicato, quello attuale, che a distanza di un anno dallo scoppio della pandemia in Italia non riesce ancora a voltare pagina. L’aumento dei casi non passa inosservato e la chiusura delle scuole in tanti comuni campani ne è la prova, diretta conseguenza di una situazione difficile da gestire. Nell’agro nolano, con scuole chiuse fino a fine febbraio, non mancano i bollettini quotidiani dell’Asl. Il Comune di Nola per il momento detiene il numero più alto di positivi con 128 persone che hanno contratto il virus e 159 persone in sorveglianza sanitaria. A seguire i due comuni di Palma Campania con 73 positivi e Marigliano con 69 positivi attivi. Sulla soglia della cinquantina i comuni di Saviano, che quest’anno ha dovuto rinunciare allo storico carnevale, dove si contano ben 55 positivi con 105 cittadini in sorveglianza sanitaria, Cicciano con 56 positivi attivi e Cimitile con 51 persone che hanno contratto il virus. Tutti gli altri comuni limitrofi restano al di sotto della soglia 30, fatta eccezione per Roccarainola e Visciano, rispettivamente con 32 e 42 positivi attivi. In questo tunnel, però si intravede uno spiraglio di luce. In particolare, nella città bruniana l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Gaetano Minieri, voterà nei prossimi giorni la delibera di giunta per istituire il distretto commerciale. Una misura necessaria al fine di fronteggiare le problematiche derivanti dalla pandemia, nonché strumento in grado di aiutare il rilancio delle attività commerciali del paese, garantendo nuove modalità di finanziamenti per la riqualificazione urbana, gli eventi e la digitalizzazione dei servizi. «Abbiamo fortemente a cuore le sorti del commercio cittadino. Lo stesso va riorganizzato cogliendo i nuovi bisogni. In tal senso stiamo lavorando all’istituzione del distretto commerciale che rappresenta un’interessante strumento che la legislazione regionale mette a disposizione. Attraverso lo stesso potremo rilanciare l’appeal del centro storico e non solo, implementando i servizi, valorizzando, al tempo stesso, lo straordinario patrimonio culturale, materiale e immateriale. Se Nola torna ad essere un vero attrattore, anche il commercio ne trarrà benefici. La cosa importante è sviluppare questo discorso in maniera aperta coinvolgendo, come stiamo facendo, tutti i soggetti in gioco», afferma il consigliere comunale, Lucianna Napolitano Bruscino.

Ottaviano, al via la riqualificazione degli assi stradali strategici

 I fondi regionali consentono la realizzazione di un progetto che è un capitolo fondamentale del programma dell’Amministrazione guidata dal sindaco Luca Capasso. La necessità di risolvere i problemi di una trasformazione radicale del  sistema economico, prodotta dai mutamenti all’interno della società del territorio, e, ora, anche dalla pandemia.  L’impegno del consigliere Vincenzo Caldarelli, delegato ai Lavori Pubblici.   La Regione Campania finanzia con le risorse FSC 2014- 2020 la “messa in sicurezza e la riqualificazione degli assi stradali strategici del territorio comunale”. Verranno costruiti i marciapiede e verrà rifatto il “tappetino” di via Pentelete e di via Roma (lotto 1), di via G. Di Prisco  (lotto 2), di via Ferrovia dello Stato (lotto 3), di via Cacciabella e di via Cimitero (lotto 4). A via Ferrovia dello Stato e a via Cimitero è prevista la costruzione di caditoie e zanelle, mentre nel Viale Cimitero (lotto 4) verrà sistemato il conglomerato bituminoso, cioè il “tappetino”, e a via Pappalardo ( lotto2) i lavori riguarderanno solo i marciapiede. Come si vede, è un piano organico di interventi mirati, adatti a realizzare l’obiettivo più importante indicato dalle strutture tecniche della Regione Campania: migliorare la rete stradale, “superare le strozzature nella rete con particolare riferimento alla mobilità da e verso i nodi”, “provvedere alla messa in sicurezza del patrimonio infrastrutturale per una mobilità sicura e sostenibile”.  Il costo previsto di questi interventi strategici è di euro 4.764.714, 06. L’aggettivo “strategico” risulta appropriato per i lavori  sulla rete stradale di Ottaviano, nel cui territorio si incrociano due fondamentali sistemi viari: quello che dal Somma- Vesuvio porta verso le ricche pianure della Campania Felix e quello che, dall’interno, congiunge Napoli e Pompei, e che 140 anni venne scelto come percorso per la linea Napoli – Ottajano della Ferrovia Vesuviana. Era stata progettata anche  una linea Ottajano- Nola, ma poi questo progetto venne abbandonato. Bisogna dire che la sistemazione organica della rete stradale di Ottaviano è, fin dal primo momento, un capitolo importante del programma dell’amministrazione guidata dal sindaco Luca Capasso, e che alla realizzazione dei passaggi fondamentali di questo significativo capitolo  dà un contributo importante – un contributo di impegno e di conoscenza concreta e minuziosa del territorio – il consigliere Vincenzo Caldarelli, delegato ai Lavori Pubblici.  Al sindaco  Capasso e al consigliere Caldarelli chiederemo prossimamente come la riqualificazione degli assi stradali potrà favorire un nuovo modello di sviluppo dell’economia della città, un modello che sappia risolvere i problemi assai gravi provocati dalla pandemia e  dare una risposta non episodica alla trasformazione che da anni investe  il sistema sociale del Vesuviano interno.

Covid, i sindaci del vesuviano al Governo: “Chiediamo supporto per controllare i territori, non ce la facciamo più”

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Alcuni Sindaci dei paesi vesuviani (Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Portici, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Torre del Greco e Volla) hanno scritto una lettera indirizzata al Questore e al Prefetto di Napoli e al Ministro dell’Interno. Una enorme richiesta d’aiuto per un costante controllo dei territori visti gli ultimi aggiornamenti in materia di covid-19.   Purtroppo in moltissime zone vesuviane le forze dell’ordine presenti stanno riscontrando gravi difficoltà. Dopo l’organizzazione di turni di servizi massacranti, dopo aver contato anche sull’ultima delle riserve di lavoro straordinario, per non tralasciare chi si è ammalato di covid-19 mentre lavorava in favore dei cittadini e dell’intera comunità, non si può più andare avanti in questo modo. Più di 250.000 mila abitanti, è questo il numero scritto dai Sindaci che si dicono stanchi ed esasperati: “Domenica scorsa, un qualunque giorno festivo, soleggiato, di fine inverno, la maggior parte della popolazione era in strada senza alcuna misura di contenimento anti-Covid: persone assembrate fuori ai bar, nelle piazze, senza mascherina, a distanza ravvicinatissima” sintomo di una popolazione che sta continuando ad abbassare la guardia nonostante i contagi stiamo pian piano risalendo. – “Da soli non ce la facciamo più e non reggiamo più le pressioni di chi vorrebbe, a giusta ragione, chiusi gli spazi all’aperto e non le scuole e i ristoranti, dove le indicazioni per il contenimento del contagio sono ampiamente rispettate” – si legge nella lettera che ha tutta l’aria di essere una disperata richiesta d’aiuto di chi ormai è afflitto e scoraggiato. “Chiediamo altri uomini, altri mezzi, altre risorse economiche per garantire che le norme vengano rispettate e gli abusi sanzionati. Chiediamo un intervento istituzionale risolutivo e che gli Organi dello  Stato pianifichino  ed effettuino  gli interventi di controllo del territorio. Mettiamo, come abbiamo sempre fatto, a disposizione il supporto delle nostre polizie locali per una gestione condivisa e coordinata  delle attività sui singoli territori.” Il numero ridotto delle forze dell’ordine presenti ad oggi sui territori sopracitati non può più garantire un futuro sereno, serve di più, bisogna necessariamente fare di più per il bene dei cittadini, dell’intera comunità e di tutti i Comuni che da un anno ormai lavorano al meglio delle proprie possibilità per evitare il peggio e provare a frontaggiare un virus mortale che ha portato  terrore e panico in tutto il mondo. “I Comuni stanno facendo la propria parte, lo Stato faccia lo Stato.”  

Buio sulle discariche di Pomigliano visitate da Costa. Fare Ambiente scrive al sindaco

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La popolazione locale lancia l’appello all’ “eliminazione dei mostri” da case e palazzi

  Di solito si tende a pensare che il disastro ambientale appartenga alla confinante Acerra oppure ad altri comuni limitrofi e che non coinvolga anche la Pomigliano divenuta nel tempo epicentro dello shopping, della movida e del dibattito politico nazionale. Ma non è così. Qui tanto per fare un esempio c’è una bomba di 40mila metri quadrati, incastrata tra case e palazzi. E’ la grande discarica abusiva di Masseria Chiavettieri. “Finora sono rimasti tutti a guardare: liberateci da quel mostro”, l’appello lanciato dagli abitanti della zona. Una situazione giunta al punto di non ritorno. Proprio di recente la presidente del laboratorio nolano di Fare Ambiente, Anna Rea, ha scritto al sindaco Gianluca Del Mastro e all’assessore all’ambiente, Mariangela D’Auria. Obiettivo: fare il punto su tutto quanto e istituire finalmente una consulta comunale apposita. “Il pericolo è l’immobilismo – spiega Rea – la paura nella popolazione è aumentata ora che l’Istituto Superiore della Sanità e la procura di Napoli Nord hanno stabilito per la prima volta il nesso causale tra la presenza dei rifiuti e l’insorgenza dei tumori”. La discarica di Masseria Chiavettieri e quella di Masseria Fornaro sono state sequestrate dai carabinieri forestali rispettivamente a marzo del 2020 e a novembre del 2019. Da allora il nulla. Non sono stati fatti i carotaggi chiesti dalle forze dell’ordine alla magistratura e il Comune non ha firmato ordinanze di bonifica o di rimozione dei rifiuti in danno ai proprietari dei suoli. Nel frattempo ieri l’assessore D’Auria ha annunciato che “farà una ricognizione e che entro un paio di giorni potrà rispondere”. Insomma, la faccenda è di quelle non proprio al centro della massima attenzione. Eppure l’allora ministro dell’ambiente, Sergio Costa, ha ispezionato per ben due volte le discariche di Pomigliano. La prima volta è stata a settembre dell’anno scorso, quando è giunto proprio davanti allo sversatoio di Masseria Chiavettieri: un invaso di chissà quali schifezze interrate su cui si erge una collinetta di scarti di ogni genere tra cui traverse ferroviarie intrise di creosoto, bitumi e amianto. La seconda visita di Costa risale a un paio di settimane fa, quando l’ex esponente del fu governo Conte ha consegnato 30 telecamere da installare nel territorio. In quell’occasione è stata fatta anche un’ispezione all’area di Masseria Ciccarelli Fornaro, dove un giorno si e l’altro pure si continuano a sversare abusivamente rifiuti e dove c’è un problema di ricaduta delle polveri da dare i brividi. Già, le polveri. Tralasciando per il momento il fatto che a Pomigliano di discariche abusive ce ne siano a bizzeffe è anche la questione della qualità dell’aria a preoccupare molto. Ieri l’Arpac ha diffuso gli ultimi dati. Le centraline di monitoraggio stanno impazzendo dappertutto. Dall’inizio dell’anno, cioè da appena una cinquantina di giorni, i superamenti dei livelli di PM10 ammontano a 31 a San Vitaliano, 19 ad Acerra, 15 a Volla e 13 a Pomigliano. Il limite massimo annuale stabilito per legge è di 35 sforamenti. E non si sa che pesci pigliare. Basti pensare che non funzionano più le altre centraline che potrebbero dare un quadro più dettagliato dei livelli di PM10. Sono quelle fatte installare sul municipio anni fa dalla precedente amministrazione comunale: non producono dati da nove mesi di fila, da maggio dell’anno scorso. Discariche, polveri sottili ma non solo. Si è aggiunto il sospetto che negli ultimi anni la città sia stata sepolta da una valanga di cemento abusivo: licenze edilizie taroccate per centinaia di nuovi appartamenti.

Somma Vesuviana, una riflessione di due noti ristoratori: “Il nostro settore è allo stremo delle forze”

Riceviamo e pubblichiamo una  amara riflessione di due noti ristoratori della cittadina vesuviana. E’  la voce comune di tutti i ristoratori che hanno provveduto ad adeguare i loro locali secondo tutte  le prescrizioni anti covid e che, nonostante tutto, si ritrovano a fare i conti con continue restrizioni e a  chiusure spesso improvvise. Intanto, il paradosso è che in strada , nelle piazze, nei pressi dei bar gli assembramenti non mancano. E’ di ieri la notizia dell’interessamento del deputato Gianfranco Di Sarno(MS5) che ha presentato una interrogazione parlamentare per dire basta con le chiusure all’ultimo minuto e la cosa fa ben sperare.  Somma più degli altri comuni limitrofi vanta la presenza sul territorio di numerose attività di ristorazione e la situazione sta diventando davvero insostenibile poichè  molti si ritrovano a pagare tasse e fitti senza incassare. Auspichiamo che la politica locale, regionale e nazionale apra uno spiraglio che  consenta ai ristoratori, a quelli che rispettano tutte le regole anti covid, a quelli che hanno provveduto agli adeguamenti, a quelli che hanno fatto investimenti e che pagano le tasse,  di svolgere la loro attività. Di seguito la riflessione di Consiglia e Luigi del ristorante La Lanterna.     “Siamo di nuovo in zona arancione ed il settore ristorativo è allo stremo delle forze per i danni subiti. Gli interventi del governo sono  stati inadeguati ed offensivi per chi, come noi, è abituato al rispetto delle regole. Tutti i locali pubblici  hanno ridotto il numero dei posti a sedere di almeno il cinquanta per cento, per garantire il distanziamento sociale, hanno provveduto alla igienizzazione  continua degli ambienti, degli  arredi, delle stoviglie, gli operatori sono stati dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale e formati al rispetto delle norme anti covid. La sicurezza è stata dal principio la serenità per gli addetti ai lavori e per gli ospiti delle nostre strutture. Questa chiusura forzata ci lacera profondamente: i Ristoranti, le Pizzerie, i Bar non sono untori covid. Un lockdown generalizzato sarebbe stato accolto meno duramente. Le fabbriche sono state sempre operative, i trasporti pubblici funzionanti, nelle palesi situazioni di inadeguatezza igienica, le scuole aperte in molti comuni, dove i ragazzi restano almeno cinque ore in classi piccole con un risicato distanziamento, file interminabili agli uffici postali, supermercati zeppi, assembramenti ad ogni angolo di strada. Perché il Settore ristorativo è costretto a chiudere? Le casse integrazioni arrivano con mesi di ritardo e con cifre addirittura insufficienti a pagare i fitti. Le famiglie, in preda alla disperazione, stanno ricorrendo all’Usura, come unica via di salvezza. La mala vita organizzata si sta arricchendo del dolore della gente. Il Contenimento dei Contagi è il finto nome della Guerra Virologica che si sta combattendo con le nostre vite. Il fallimento del settore terziario è il fallimento dell’Italia stessa  e con il suo annientamento morirà una grossa fetta dell’economia nazionale, tutta la filiera agro-alimentare è già messa in ginocchio. Sentiamo il bisogno di associarci per forme di protesta pacifiche ma efficaci, il governo deve smette di ignorarci e dovrà rispondere al grido del nostro settore. Fino alla fine, resistere e lottare. Luigi e Consiglia Russo (FONTE FOTO: RETE INTERNET)

“Carta Canta”, l’esposizione costituita da centinaia di Opere del Settore demoetnoantropologico

Riceviamo e pubblichiamo

Martedì 23 febbraio 2021 alle ore 16:00 si inaugurerà la mostra “Carta Canta” – Biblioteca delle tradizioni identitarie dei Paesi dell’Unione Europea. L’esposizione è ospitata dall’Archivio Storico del Comune di Palermo.

Martedì 23 febbraio 2021 alle ore 16:00 si inaugurerà la mostra “Carta Canta” – Biblioteca delle tradizioni identitarie dei Paesi dell’Unione Europea. Patrimonio del Premio Internazionale G. Pitrè – S. Salomone Marino (1958 – 2013), organizzata dal Centro Internazionale di Etnostoria Fondazione Aurelio Rigoli.

L’esposizione, sorretta da un contributo dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, è ospitata dall’Archivio Storico del Comune di Palermo, diretto da Eliana Calandra e patrocinata dall’Assessorato Alle Culture del Comune di Palermo, diretto dal Prof. Mario Zito e si articola in due eleganti spazi espositivi: la monumentale Sala Giuseppe Damiani Almeyda e l’annessa Sala Fedele Pollaci Nuccio.

L’esposizione è costituita dalle centinaia di Opere del Settore demoetnoantropologico, di volta in volta, donate al Centro dai concorrenti dell’intero Ecumene, al pluiridecennale “Premio Pitrè”, implementato in Premio Internazionale di Studi Etnostorici Giuseppe Pitrè – Salvatore Salomone Marino”, appannaggio della Città di Palermo, Capitale dell’Antropologia dal 1958 al 2013

La Mostra testimonia l’alta qualità scientifica del ricordato Patrimonio bibliografico, ai fini di certificare i profili etnici dei Paesi costitutivi, negli anni, dell’Unione Europea, tramati tutti da radici culturali comuni, oltre ogni possibile interconnessione, fra essi, di natura economico-politica. Una U. E., di matrice cristiana, ormai chiara scommessa per il futuro. E allora, una loro sostanziale identità, resa esplicita dal metaforico arcobaleno dei colori delle Bandiere Nazionali (Opere di Biagio Esposito presente all’inaugurazione).

La Mostra sarà visitabile gratuitamente dal 23 febbraio al 16 marzo 2021 dal Lunedì al Venerdì dalle ore 09,00 alle ore 12,30 e mercoledì dalle ore 09,00 alle ore 17,00.

Presenzieranno la cerimonia d’apertura l’Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Onorevole Alberto Samonà, l’Assessore alle Culture del Comune di Palermo Prof. Mario Zito, la Dott.ssa Eliana Calandra, Direttrice dell’Archivio Storico Comunale di Palermo, Il Prof. Aurelio Rigoli Presidente Centro Internazionale di Etnostoria Fondazione Aurelio Rigoli e la Prof.ssa Annamaria Amitrano, Vice Presidente della Fondazione.