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Marigliano, staZIONe UtOpiA è morta: viva staZIONe UtOpiA! Intervista al collettivo che lotta per i beni comuni in città

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Un mese fa il sindaco Peppe Jossa annunciava l’inizio dei tanto attesi lavori di riqualificazione dell’edificio che per decenni, nel secolo scorso, ha ospitato la stazione della Circumvesuviana, la rete ferroviaria locale che dal 1998 è stata spostata di qualche centinaio di metri in direzione sud, creando una sopraelevata mai del tutto digerita e che, tra le altre cose, ha decretato l’abbandono di binari e stazioni lungo l’asse di trasporto. Per oltre vent’anni, infatti, anche a Marigliano abbiamo assistito alla lunga morte “cerebrale” di un luogo che per tanto tempo ha pullulato di vita, di persone e di storie.

Basta andare a leggere i tanti commenti che puntualmente arrivano quando qualcuno, sui social, condivide le immagini del tempo che fu, narrando la nobile (r)esistenza dell’ex stazione, le corse per non perdere il treno, la campanella che annunciava l’imminente chiusura del passaggio a livello, le attese, le chiacchierate con gli altri pendolari e in generale tutti i ricordi di una e più generazioni cresciute saltando su e giù da un treno per Napoli o Baiano.

Fotografia d’epoca pubblicata dalla pagina Facebook “Sillabe di Arte – Con epicentro a Marigliano”

Dalla fine degli anni Novanta le istituzioni (comunali e regionali) si sono arrovellate su come trasformare gli spazi dell’ex stazione: nel frattempo però il tempo scorreva inesorabile e la grande area interessata dalle riflessioni politiche e amministrative perdeva la sua identità, senza trovarne altre lungo la strada. Solo dopo alcuni anni la zona di transito ferroviario è divenuta un ampio parcheggio gratuito per automobili. Nel dicembre del 2013, a dare una prima impronta di rigenerazione urbana “virtuosa”, all’insegna dello sviluppo culturale aperto alla cittadinanza, è intervenuta l’azione civica del collettivo utopia, che nel solco del valore dato al concetto di bene comune ha provveduto a “pungere”, stimolando anche l’iniziativa istituzionale, che sarebbe arrivata solo diversi anni dopo. Da quel momento l’esperienza di StaZIONe UtOpiA è divenuta il frutto dell’operazione messa in campo dal collettivo: tenendo ben in mente che “il territorio è di chi lo cura, di chi lo difende, di chi lo vive”, i cittadini non identificati del collettivo si sono mossi per recuperare almeno lo spazio antistante la palazzina dell’ex stazione, adottando un approccio metodico che consisteva nel promuovere l’autogestione, l’autonomia, la partecipazione diretta e l’autofinanziamento. “Nessuna delega!”, urlano da anni dal loro blog.

Abbiamo rivolto qualche domanda al collettivo utopia, in seguito all’inizio dei lavori di ristrutturazione dell’edificio che decretano la fine dell’esperienza StaZIONe UtOpiA e aprono le porte al nuovo indirizzo scelto (dalla passata amministrazione a guida Antonio Carpino, con la quale pure c’era stata una dialettica approfondita sul tema dei beni comuni) per la riconversione della struttura: stazione dei Carabinieri Forestali di Marigliano, che al momento contano quattro unità e svolgono un lavoro encomiabile a tutela dell’ambiente sul territorio dell’ex provincia di Napoli, spesso e volentieri in sinergia con le altre forze dell’ordine.

Domanda. Stazione Utopia è un’esperienza civica, comunitaria ancora prima che associativa, che si chiude dopo quasi sette anni di attività: cosa avete provato, come collettivo e soprattutto come cittadini, quando è arrivata la notizia che l’edificio dell’ex stazione Circumvesuviana sarebbe diventata la nuova sala operativa dei Carabinieri Forestali e non, come avreste desiderato (e come avete proposto concretamente nel corso degli anni), un centro sociale polifunzionale aperto alle espressioni culturali della (e per la) città?

Risposta. Stazione utopia è morta. Viva StaZIONe UtOpiA. Il progetto StaZIONe UtOpiA viene fuori da vent’anni di presenza sul territorio. Stazione utopia è un ideale che non ha scadenze: recupero e riconversione di spazi abbandonati in centri socio-culturali autogestiti da comitati di quartiere. Delude l’indifferenza, irrita l’arroganza, disgusta l’ipocrisia. Prevale l’indignazione, quella collera sorda che affiora quando tutte le amministrazioni non solo non hanno riconosciuto uno spazio per aggregare varie energie, ma addirittura l’hanno osteggiato, fino ad arrivare ad ignorarlo ora, con la sala operativa di un corpo militare. È un’occasione persa, per Marigliano, ma nessuna sorpresa: incompetenza, arroganza e anacronismo dominano le scelte politiche in questa assurda città.

E tu che cosa hai provato?

Stazione utopia non è mai stato uno spazio privato ma uno spazio per tutte le persone del territorio e quindi a perderci sono tutti. E allora la domanda che nasce spontanea è: “Chi ci guadagna da questa scelta di costruire una caserma?”.

D. Cosa significano, per il Collettivo Utopia, le parole “beni comuni”? E cosa potrebbero significare per lo sviluppo della città di Marigliano?

R. Un bene per essere attratto alla categoria dei beni comuni deve essere caratterizzato da una forma di governo che sia ispirata e attui forme di partecipazione diretta delle comunità di riferimento alla cura e alla gestione del bene. La titolarità di un simile bene, indipendentemente dal titolo di proprietà, deve considerarsi “diffusa”. StaZIONe UtOpiA si configura come un laboratorio culturale al fine di sperimentare e garantire l’ampliamento e lo svolgimento dei processi partecipativi, articolati attraverso una programmazione delle attività e del conseguente utilizzo e amministrazione diretta degli spazi. Una tale forma d’uso collettivo regolamentato di un bene garantisce la fruibilità, l’inclusività, l’imparzialità, l’accessibilità e l’autogoverno della comunità. Lo sviluppo della città può avvenire solo attraverso la crescita culturale di chi la abita.

D. L’azione di Stazione Utopia ha saputo riqualificare uno spazio urbano senza più identità, e lo ha fatto diversi anni prima che la politica intervenisse concretamente: premesso che gli stimoli delle vostre iniziative hanno rappresentato comunque un prezioso input per il pur tardivo ricamo istituzionale (concretizzatosi solo di recente
con l’inizio dei lavori), e che anche la tutela dell’ambiente è cultura, secondo voi perché non sono state accolte le istanze culturali di chi ha faticosamente contribuito a rigenerare uno spazio della città, trasformandolo finalmente in luogo?

R. Premesso che l’ambiente non si tutela con le caserme, questa domanda andrebbe rivolta a chi quelle istanze non le ha accolte, istituzioni e cittadinanza. Il progetto StaZIONe UtOpiA propone una modalità inusuale dove le persone non sono spettatori o utenti ma attori responsabili senza padroni.

D. Pensate che a Marigliano esistano altri spazi dove tornare a “pungere” – solleticando l’interesse per lo stesso come fatto a Stazione Utopia – manifestando la necessità di soddisfare le esigenze della comunità in termini di proprietà collettiva e uso civico?

R. Ce ne sono tantissimi di spazi abbandonati da riqualificare, basta farsi un giro e vedere l’abbandono che c’è. Manca la visione politica insieme all’iniziativa, la responsabilità e la partecipazione popolare.

D. Pare che il Comune si stia adoperando per salvaguardare il murales realizzato dal compianto artista Walter Molli: non bisogna dimenticare, però, che l’opera in questione, intitolata proprio “Stazione Utopia”, prendeva forma qualche anno fa per sottolineare e valorizzare l’azione del collettivo, e dunque non può essere scissa da quanto fatto negli ultimi anni: paradossalmente, se verrà salvata, diventerà l’unica eredità materiale di quella esperienza (sperando venga tutelata anche l’aiuola da voi realizzata ad hoc). Qual è la vostra riflessione in merito?

R. Per la street art è fondamentale il luogo, perché lo identifica cambiandone l’identità. In questi anni, StaZIONe UtOpiA si è riempita di opere d’arte. Mani, colori e tecniche sempre diverse hanno dato forma e contenuto all’idea di libertà promossa in quel luogo. Il murale di Walter Molli “Stazione Utopia” ne è un esempio tangibile e ha incarnato perfettamente quell’idea. Walter Molli era entusiasta del progetto StaZIONe UtOpiA/spazio sociale, lo ha sostenuto a pieno e da subito ed ecco perché, dopo lo sfregio fascista al suo primo gatto, era tornato per dipingere da capo (consapevole che la street art non dura nel tempo) quello che oggi è il simbolo di StaZIONe UtOpiA e che non potrà mai essere tale per una caserma della guardia forestale.

La prima versione dell’opera di Walter Molli dal titolo “Stazione Utopia”, realizzata nel 2014 su un muro dell’edificio ex stazione Circumvesuviana. Foto pubblicata sulla pagina Facebook “Sillabe di Arte – Con epicentro a Marigliano”.

Abbiamo interpellato la Soprintendenza di Napoli per capire in che modo l’opera verrà tutelata, ma per il momento nessuna risposta è arrivata. Intanto i lavori proseguono e la consegna è prevista entro la fine di luglio 2021, quindi in teoria tra pochi mesi.
Il contratto di comodato d’uso gratuito, stipulato tra il Comune di Marigliano e il Comando Stazione Carabinieri Forestale, fissa una durata di trent’anni, e in sostanza preclude la possibilità che l’edificio diventi l”involucro di un progetto culturale – per la città – che il collettivo utopia aveva ripetutamente proposto all’ente comunale: la loro idea era quella di realizzare un auditorium da un centinaio di posti e un centro polifunzionale che fungesse anche da laboratorio sociale, dove poter sviluppare politiche sociali, organizzare eventi culturali, accogliere associazioni, comitati e produrre consumo critico attraverso iniziative quali lo scambio e la presentazione di libri, gruppi d’acquisto solidali, laboratori creativi, progetti scolastici, accoglienza e inclusione sociale, tutela ambientale, incontri, mostre e rassegne. Bisogna dire che la stessa amministrazione Carpino, in sella dal 2015 al 2020, un auditorium lo ha messo in cantiere, a Pontecitra, (anche se i lavori non sono ancora iniziati, ma sono in programma per il 2021) e che il contratto di comodato d’uso con la Forestale prevede che l’area esterna, quella rigenerata dal collettivo, rimanga comunque di pertinenza della comunità, come luogo di transito.

Proprio in quello spazio, soggetto alle intemperie e ripulito dal degrado, nel corso di circa sette anni il collettivo utopia ha concretizzato il recupero e la riqualificazione dell’attigua aiuola di platani, una volta triste regno di erbacce, mozziconi e cartacce, che è stata fornita di un impianto di irrigazione e ancora oggi (per fortuna) ospita svariate piante grasse provenienti dal laboratorio eco-sostenibile di Sebastiano Bonavolontà, l’ospedale delle piante Chico Mendes. “Si è dimostrata particolarmente efficace” – scrivevano gli attivisti del collettivo nel documento progettuale condiviso con l’amministrazione Carpino – “l’idea di istallare alcuni posti a sedere, piani di appoggio e panchine autoprodotte, costruite con materiale di riciclo che la rendono una valida alternativa per giovani e anziani in cerca di un posto tranquillo dove riposare, fare due chiacchiere, leggere o incontrare qualcuno. Inoltre, a cadenza mensile, il collettivo utopia, in via autonoma e volontaria, provvede alla pulizia e alla manutenzione dell’area, ma soprattutto promuove iniziative ed eventi autogestiti e autofinanziati – spettacoli teatrali, concerti, mostre d’arte, incontri – e così persegue l’obiettivo della valorizzazione culturale del luogo”.

Le loro attenzioni, le cure e le premure avevano trasformato il piccolo spiazzo, portando bellezza laddove l’incuria aveva generato solo degrado. Nel febbraio del 2018, grazie a una copiosa quanto insolita nevicata, il luogo aveva assunto per qualche ora sembianze quasi fiabesche: ciononostante, per la favola di staZIONe UtOpiA non è previsto un lieto fine. Il collettivo, nel corso degli anni, aveva anche provato a proporre una modifica del regolamento per la gestione inventariale dei beni mobili e immobili del Comune di Marigliano: tutto, però, si è risolto in una serie di incontri con alcuni esponenti dell’amministrazione (citiamo l’architetto Pino Napolitano, ex assessore all’urbanistica) che non hanno favorito la continuità del progetto, sulla scia di quanto fatto nel 2011 dal Comune di Napoli, che ha introdotto nello Statuto la categoria giuridica “bene comune”.

Una dialettica che potrebbe riprendere con la nuova amministrazione, nella quale per la prima volta è presente un assessorato per la rigenerazione territoriale. Questo, almeno, è l’auspicio: coniugare le istanze propositive di chi da anni si impegna per il territorio alle buone pratiche politiche che sicuramente chi governa intende mettere in campo per la città.