PILLOLE DI STORIA. ADOLF HITLER: UNA TRAGEDIA PER L’UMANITÁ

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Hitler, imbianchino, ex caporale austriaco, a capo del partito nazista si accredita come paladino della Germania dell”epoca, “disarmata, indifesa, disonorata”. L”umanità si avvia verso una delle più grandi tragedie mai vissute.
Di Ciro Raia

Un”immane tragedia si profila per l”intera umanità, quando un imbianchino, un ex caporale austriaco, Adolf Hitler, cerca di governare la crisi politica ed economica in cui si dibatte la Germania. Considerata la principale responsabile della I guerra mondiale, infatti, la Germania (definita da un popolare slogan dell”epoca: “disarmata, indifesa, disonorata”), è stata costretta a pagare esosi indennizzi bellici, che – accoppiati ad un difficile momento di indirizzo politico ed alla paura di una prossima rivoluzione- generano attentati ai politici, inflazioni, malcontento e tensioni sociali.

Hitler è un fanatico reduce della guerra, ammaliato dal successo di Mussolini e dalla marcia su Roma delle sue camicie nere. E, perciò, tenta di fare la stessa operazione a Monaco di Baviera (il cosiddetto putsch della birreria), quando, nel novembre del 1923, alla testa di circa 3.000 uomini, mette in atto una manovra di colpo di Stato. Il tentativo fallisce ma origina le simpatie di ambienti della magistratura e del governo nei confronti dell”ex imbianchino, che è inizialmente arrestato (la prigione è l”occasione per scrivere “Mein Kampf” [La mia battaglia], in cui è racchiuso tutto il suo credo politico) e, poi, scarcerato, si dedica al controllo del Partito Nazista.

Così, Hitler, riesce ad accreditarsi come il paladino della nazione, prende in mano le sorti della Germania ed avvia l”umanità ad una delle più grandi tragedie mai vissute. Egli, nel tentativo di sottrarre i Tedeschi dall”isolamento politico conseguente alla guerra, firma un accordo con l”Italia –il cosiddetto Asse Roma-Berlino– nell”ottobre del 1936. Il patto sancisce l”intesa tra i due governi per una reciproca consultazione su ogni questione internazionale. Ma il patto ratifica anche la rottura del fronte alleato costituitosi con la I guerra mondiale, insieme alla costituzione di due blocchi, contrastanti per idee ed interessi.

Così, sulla scia di una politica espansionistica e di una strategia omicida, Hitler occupa l”Austria (1938) e la regione dei Sudeti in Cecoslovacchia; poi, visto che la politica dei “colpi di forza” è vincente, avanza ad occupare anche la Boemia e la Moravia (1939). Quindi, punta le sue mire sulla Polonia e sul cosiddetto corridoio di Danzica, la striscia di terra che divide la Prussia orientale dal territorio tedesco.
Quando la Francia e l”Inghilterra capiscono che l”azzardata politica tedesca deve essere fermata, è già troppo tardi. Il 1° settembre 1939 Hitler attacca la Polonia e firma, ufficialmente, l”inizio della II guerra mondiale.

Intanto, Mussolini, cercando di emulare il dittatore tedesco, il 6 aprile 1939, senza alcuna giustificazione, ha dato il via ad una veloce ed apparentemente felice occupazione dell”Albania, che gli consente di poter dichiarare al ministro Bottai: “Non c”è più nulla da fare. Si persuadano che possiamo passeggiare come vogliamo nei Balcani”. Precedentemente, nel 1937, il Duce ha sottoscritto il Patto Anticomintern, un patto antisovietico, con la Germania ed il Giappone. Ancora nel 1939, poi, stipula con la Germania il Patto d”Acciaio, un impegno reciproco ad aiutarsi in caso di guerra; nel 1940, invece, con l”Europa già in guerra, sottoscriverà, con le stesse nazioni, il Patto Tripartito, un”alleanza che mira alla conquista ed alla spartizione del mondo.

LA CAMORRA COME METODO

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I fatti di cronaca di Napoli e Provincia denunciano che si è indebolita la distinzione tra comportamenti civici responsabili e pratiche illegali di sopravvivenza. È il trionfo della camorra “liquida”.
Di Amato Lamberti

Un ragazzo ammazzato a freddo a Poggiomarino mentre su una panchina nel centro della città parlava con la sua ragazza, rimasta anch”essa ferita. Tanta gente era in piazza: nessuno ha visto niente. Una banda di usurai, quattordici persone, in prevalenza donne, veri e propri “vampiri” che succhiavano il sangue delle loro vittime ricorrendo a violenze e torture anche in presenza dei familiari atterriti, è stata arrestata ad Ercolano (nella foto un arresto compiuto in quell”operazione). Molti sapevano ma nessuno aveva avuto il coraggio di denunciare.

In un ospedale napoletano il racket del caro estinto imponeva ditte amiche ai familiari delle persone appena decedute, con la complicità di infermieri, barellieri, autisti di ambulanze, anche con minacce e violenze sulle salme prelevate a forza anche dalle bare in cui erano state sistemate. Sono state necessarie delle intercettazioni telefoniche per incastrare i responsabili.

Uno “zingaro” rumeno, Petru Birladeanu, che con la sua fisarmonica si esibiva all”ingresso della stazione della Cumana a Montesanto, ammazzato per la bravata di un gruppo di manovali della camorra che scorazzavano in motocicletta nel quartiere sparando all”impazzata per dimostrare che erano loro a comandare la piazza.
Molti potevano soccorrerlo e trasportarlo al vicinissimo ospedale dei Pellegrini, come dimostrano i filmati, ma tutti hanno preferito fuggire, per paura e per non farsi coinvolgere. Tutti episodi registrati nella stessa settimana.

Si potrebbero aggiungere tanti altri fatti di violenza, usura, estorsioni, minacce, ferimenti, che scandiscono con una frequenza e una regolarità insopportabile la cronaca quotidiana della città e della provincia, e che si svolgono nella più assoluta indifferenza di casuali spettatori la cui unica preoccupazione sembra essere quella di far sparire le tracce di una presenza che potrebbe diventare compromettente, nel senso di farli entrare, come testimoni, nel processo di ricostruzione dei fatti e riconoscimento dei protagonisti.

Nessuno, però, nè a livello politico, nè a livello di organi di informazione, si chiede che cosa mai stia succedendo. Come se tutto questo fosse normale; come se estorsioni, usura, violenze, ferimenti, uccisioni, fossero diventati fatti che possono produrre sì indignazione nell”opinione pubblica ma non impongono reazioni attive, partecipazione dei cittadini all”individuazione dei colpevoli, mobilitazione, senso civico. E, questi fatti, non meritano neppure uno straccio di analisi e di riflessione sulle possibili responsabilità.

Non mi voglio addentrare in analisi sociologiche sulla condizione di anomia nella quale l”intera società sembra precipitata, ma non si può non prendere atto delle conseguenze dell”affievolirsi dei criteri di distinzione tra comportamenti civicamente responsabili e pratiche illegali di sopravvivenza. Certamente, l”insicurezza è diventata l”orizzonte insuperabile della condizione dell”uomo contemporaneo. L”incertezza del futuro come del presente e la consapevolezza del rischio incombente che sembrano caratterizzare la vita quotidiana di ogni individuo può servire a spiegare tanto la forzatura delle regole per il raggiungimento di obiettivi di quotidiana sopravvivenza, quanto il disinteresse per tutto ciò che non ci riguarda direttamente e nel quale non vogliamo comunque essere implicati per timore di conseguenze indesiderate.

Ma non bastano a spiegare la tolleranza, se non l”acquiescenza, per comportamenti che minano le stesse basi della coesistenza sociale. La mia convinzione, come ho scritto in altra sede, è che anche la camorra, insieme alla società, sia diventata “liquida”, e abbia finito per penetrare, fin negli interstizi delle mentalità e dei comportamenti individuali, la società nella quale viviamo.

Una società nella quale, per fare un esempio più generale, la corruzione pubblica costa alla collettività 100 miliardi di euro l”anno, come dimostra la Corte dei Conti, tocca quindi pesantemente le tasche di ciascuno, ma non solleva non dico un moto di rabbia ma nemmeno una reazione di giustificata preoccupazione.

PILLOLE DI “900. IL FASCISMO SI APPROPRIA DEI SUCCESSI DELL’ITALIA

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Tra il 1933 ed il 1939, l”Italia sportiva, quella delle lettere, delle scienze, si afferma riportando successi e meritando riconoscimenti internazionali. In nuovo Papa è Pio XII.
Di Ciro Raia

Il regime fascista sfrutta essenzialmente lo sport come camera di risonanza e strumento di pubblicità. Mussolini, rivolgendosi ad un gruppo di sportivi, afferma: “Ricordatevi che quando vi misurate in terra straniera, è ai vostri muscoli e soprattutto alle vostre virtù morali che sono affidati l”onore e il prestigio sportivi della nazione”.

Due nomi di atleti si affermano su tutti: Primo Carnera e Tazio Nuvolari. Il primo –vincitore di un titolo mondiale dei pesi massimi, nel 1933, è un pugile senza tecnica ma di grande potenza; il secondo, il leggendario “Nivola”, è un pilota d”automobili, trionfatore della Mille Miglia e di un centinaio di gare su circuito.
Nel ciclismo, particolarmente prestigiosi sono i titoli di campione del mondo, conquistati da Learco Guerra nel 1931 e la vittoria, nel 1938, di Gino Bartali al Tour de France, che si merita un”intera pagina de La Gazzetta dello sport: “Un comandamento dell”Italia del Duce: VINCERE. Bartali , campione della Legnano, ha obbedito!”.

Nel campionato di calcio la Juventus inaugura un quinquennio di vittorie (1931-1935), poi, interrotto dai primati del Bologna, lo squadrone, che tremare il mondo fa”. Ma, nel calcio, di grande rilievo sono soprattutto le vittorie della nazionale italiana, che si laurea campione del mondo, nel 1934 e nel 1938 (foto). La finale del 1934 si gioca a Roma, contro la Cecoslovacchia e finisce 2 a 1 per gli azzurri. È un tripudio sportivo e di propaganda fascista. La formazione italiana, allenata da Vittorio Pozzo, solito galvanizzare i suoi giocatori, facendo suonare negli spogliatoi “La canzone del Piave”, schiera: Combi, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, Monti, Bertolini, Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari, Orsi. La finale del 1938 si gioca, invece, a Parigi: la squadra avversaria è quella dell”Ungheria, che è sconfitta per 4 a 2. L”allenatore italiano è sempre Vittorio Pozzo.

Ai giochi olimpici di Los Angeles, nel 1932, l”Italia vince 12 medaglie d”oro, 12 d”argento e 11 di bronzo: risulta, per numero di medaglie, la seconda squadra del mondo, con un trionfo per i ginnasti, per Luigi Beccali –vincitore dei 1.500 metri- e per i ciclisti Olmo e Pavesi. Agli XI giochi olimpici di Berlino, invece, nel 1936, l”Italia si aggiudica 8 medaglie d”oro, 9 d”argento e 5 di bronzo. Ondina Valla, medaglia d”oro sugli 80 metri a ostacoli, batte anche il primato mondiale.
Nel mondo delle arti sorgono molte stelle. Sui palcoscenici dei teatri di varietà si impone la bravura di un giovane attore, Vittorio De Sica, mentre, eseguendo una musica che poco piace al fascismo, emerge l”orchestra di Gorni Kramer, che suona brani al ritmo di jazz, swing, be pop.

Il Nobel premia, a distanza di pochi anni l”uno dall”altro, due italiani: Luigi Pirandello, nel 1934, per i suoi meriti letterari ed Enrico Fermi, nel 1938, per i suoi studi sulla Fisica. Dopo aver ritirato il premio a Stoccolma, lo scienziato prosegue per gli USA. Fermi, infatti, è costretto a lasciare l”Italia, perchè la moglie ebrea è colpita dalle leggi razziali.

Nelle lettere si affermano i nome di Corrado Alvaro (Gente in Aspromonte), Ignazio Silone (Fontamara), Elio Vittorini (Il garofano rosso), Cesare Zavattini (Parliamo tanto di me), Alfonso Gatto (Isola), Aldo Palazzeschi (Le sorelle Materassi), Mario Soldati (America primo amore), Riccardo Bacchelli (Il Mulino del Po). Ferdinando Loffredo pubblica un libro –”La politica della famiglia”- in cui è racchiuso il punto di vista fascista rispetto al ruolo della donna, che è considerata “un essere inferiore, meno intelligente dell”uomo, per niente adatta allo studio o al lavoro che la mascolinizza, la rende sterile, danneggiando la stirpe”.

Tra i giornalini, al “Corriere dei piccoli”, si aggiungono Rin Tin Tin e l”Intrepido. Nascono due nuove riviste: Tempo Illustrato e Oggi.
Ma qualcosa comincia a cambiare. Mussolini decide di appoggiare la guerra, che il generale ribelle spagnolo, Francisco Franco, combatte contro il governo repubblicano del suo paese, inviando sul suolo iberico circa 50.000 soldati “volontari” E sullo stesso suolo combattono anche 5.000 italiani, antifascisti, arruolati nelle brigate internazionali. Successivamente, poi, il duce, nel 1939, dà ordine di invadere l”Albania. È a questo punto che la Chiesa dà segni di insofferenza nei confronti del regime fascista.

Nello stesso 1939, infatti, nel discorso del decennale dell”approvazione del Concordato, Pio XI è deciso a criticare duramente il fascismo; la sua intenzione, però, non ha seguito, perchè, improvvisamente, muore. A succedergli è eletto il cardinale Eugenio Pacelli, che prende il nome di Pio XII. Pacelli è stato, per anni, nunzio apostolico a Berlino ed ha maturato una grande avversione alla politica dittatoriale di Hitler.


DEDICATO A TAZIO NUVOLARI

CAMORRA E POLITICA. STESSE FACCE E STESSI INTERESSI

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“La Campania è in mano alla camorra. La politica deve farsene carico”. Questo allarme di inaudita gravità è lanciato dal giudice Morello. Ma tutto tace…tutti nicchiano.
Di Amato Lamberti

“Mai come in questo periodo di crisi la Campania è in mano alla camorra e l”economia lo è ancora di più. Gli arresti si fanno, le carceri sono piene, ma il problema non è risolto: la politica deve farsene carico”. L”allarme è del giudice Tullio Morello, presidente della giunta distrettuale dell”Anm, nel corso della “Giornata per la giustizia” che è stata celebrata il 30 giugno in Tribunale a Napoli. Un allarme che da tempo lanciamo dalle colonne di questo giornale ma che non sembra sollevare l”attenzione delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche se non a livello di manifestazioni simboliche.

Ma proviamo a capire cosa intende il giudice Morello quando afferma che “la criminalità organizzata controlla l”economia campana”. L”emergenza rifiuti ha dimostrato che la camorra controlla completamente il trasporto e lo smaltimento illegali dei rifiuti industriali tossici e nocivi. Questo significa che possiede e controlla società di trasporti con centinaia di camion, ma anche società per la movimentazione di terreno dotate di ruspe, escavatrici, caterpillar, oltre a possedere cave e impianti per frantumare e triturare la roccia, discariche autorizzate, impianti per il compostaggio e il trattamento di rifiuti liquidi e solidi.

Queste attrezzature e questi impianti vengono utilizzati anche per altre attività: raccolta differenziata di rifiuti solidi urbani in molti Comuni della Campania con regolare gara e regolare affidamento; trattamento di frazioni differenziate di rifiuti provenienti da regolare raccolta comunale; appalti pubblici di lavori di manutenzione stradale; appalti pubblici per lavori di risistemazione rete fognaria e di tutti i lavori dove sono necessari scavi e movimento terra; manutenzione straordinaria di edifici pubblici, ospedali, scuole, caserme, grandi assi viarii. Le imprese della camorra non lavorano solo su appalti pubblici ma operano anche a livello privato nel settore delle costruzioni e delle forniture di beni e servizi. Sono inoltre presenti nel settore del commercio e della grande distribuzione.

Basta leggere i provvedimenti di sequestro e confisca dei beni a personaggi e organizzazioni camorriste eseguiti dalla Magistratura per rendersi conto di quanto estesa e radicata sia la presenza della camorra nell”economia campana. Il giudice Melillo, nella relazione 2008 della Procura Nazionale Antimafia, parla di “una gigantesca offerta di servizi criminali che corrisponde e si nutre di una proporzionale domanda di abbattimento dei costi (e dunque di moltiplicazione delle opportunità di profitto) dell”impresa legale (e di una platea ancora più vasta di soggetti più occasionalmente interessati a sfruttare le opportunità del ricorso a pratiche delittuose: dalla partecipazione a truffe in danno di compagnie assicurative alla realizzazione di opere edilizie abusive, dal procacciamento di merci di provenienza delittuosa alla “mediazione” dei conflitti.).

In pratica, la camorra sta dentro l”economia sia con attività proprie e sia con l”erogazione di servizi legali, ma richiesti a condizioni illegali. “E qui -dice sempre Melillo- il campo di osservazione si allarga a dismisura, in corrispondenza a qualsivoglia esigenza dei mercati legali che si voglia soddisfatta con metodologie illecite in grado di ridurne i costi: dal trasporto e smaltimento dei rifiuti alla fornitura di inerti, dalla distribuzione di idrocarburi da autotrazione alla fornitura di prodotti industriali contraffatti, dalla fatturazione di operazioni inesistenti alla “semplificazione” delle procedure amministrative.”

Una presenza costante, quella della camorra, che grazie all”intreccio con l”economia legale e con la pubblica amministrazione è diventata praticamente invisibile e, quindi, “normale”. Se ne dovrebbe occupare la politica di questa situazione, dice il giudice Morello, ma come può farlo se vincono, governano, decidono e comandano, a tutti i livelli istituzionali, i politici che sfruttano e alimentano, anche quando a chiacchiere affermano il contrario, questa situazione nella quale il confine tra legale e illegale si è completamente dissolto e camorra e politica sono rappresentate dalle stesse facce?

LA RUBRICA

IL RAZZISMO ORAMAI É LEGGE!

Solidarietà allo “straniero”, che “siamo noi”.
Di don Aniello Tortora

“Ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35). La Parola di Cristo porta a compimento la logica della Scrittura dal “Levitico” 19,33-34 –”Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l”amerai come te stesso”, al “Deutoronomio” 10,19 – “Amate lo straniero perchè anche voi foste stranieri nel paese d”Egitto”, alla Lettera agli Ebrei 13,2 – “Non dimenticate l”ospitalità,perchè alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli“.

Dolore e orrore. Il 2 luglio 2009 è stata votata una legge che rompe l”unità della famiglia umana e ne offende la dignità, prende piede l”idea che esistano esseri umani di seconda e terza categoria, un popolo di “non persone”, di esseri umani, uomini e donne invisibili. È una perdita totale di senso morale e di sentimento dell”umano; questo accade, nel nostro paese che ha prodotto milioni di emigranti. La legge “porterà solo dolore”, osserva Agostino Marchetto del Pontificio Consiglio dei Migranti.

Il dolore nasce dall”orrore giuridico e civile del “reato di clandestinità”, dall”idea del povero come delinquente e della povertà come reato. La legge votata non è solo contraria alla nostra Costituzione ma a tutta la civiltà del Diritto. Punisce una condizione di nascita, l”essere straniero, invece che la commissione di un reato. Dichiara reato una “condizione anagrafica”.

Infermieri, domestiche, badanti, lavoratori (vittime spesso di morti nei cantieri) o persone in cerca di lavoro e di dignità diventano delinquenti. A questo punto, quanti stranieri frequenteranno un servizio sociale o si rivolgeranno, se vittime della “tratta”, ad associazioni volontarie o istituzionali, forze di Polizia comprese, oggi messe in un angolo dalla diffusione delle cosiddette “ronde”? Quanti stranieri andranno a far registrare una nascita, si presenteranno in ospedale per farsi curare? Quali gravi conseguenze questo potrà produrre sulla salute di tutti i cittadini è già stato evidenziato da moltissime associazioni di medici.

Siamo il paese di Caino? Abbiamo una legge cattiva che ostacola i matrimoni, rompe l”unità delle famiglie. Si introduce il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati che diverranno “figli di nessuno”, potranno essere sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo, hanno rilevato alcuni scrittori, si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali del 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, nè le costringevano all”aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato. La legge è pericolosa perchè accrescerà la clandestinità che dice di combattere, favorirà il “si salvi chi può”, darà spazio alla criminalità organizzata, aumentando l”insicurezza di tutti.

Non c”è futuro senza solidarietà. La legge, tra l”altro, è inutilmente crudele, ricorda don Ciotti. Ci fa tornare ai tempi della discriminazione razziale. È una forma di accanimento contro i poveri anche se la povertà più grande, oggi, è la nostra povertà di coraggio, di umanità, di capacità di scommettere sugli altri, di costruire insieme una sicurezza comune. La sicurezza basata sulla paura sta diventando un alibi per norme ingiuste e dannose, per scaricare il malessere di molti italiani sugli immigrati, capro espiatorio della crisi, bersaglio facile su cui sfoghiamo il tramonto di ogni etica condivisa e della testimonianza cristiana. La tutela della vita e della dignità umana va assunta nella sua interezza per tutti e in ogni momento dell”esistenza.
“Non c”è futuro senza solidarietà” scrive il cardinal Tettamanzi. Non c”è sicurezza senza l”aiuto reciproco, senza l”esercizio dei diritti e dei doveri dentro un”azione comune per il bene comune.

Costruire comunità e città conviviali. Benedetto XVI da tempo ci invita come comunità ecclesiale a diventare “casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l”intera famiglia umana”. Per il Papa ogni comunità cristiana deve “aiutare la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione [:]. Solo nella reciproca accoglienza di tutti è possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e pace vera” (Angelus 17 agosto 2008).
Invitiamo, quindi, le comunità cristiane e tutti gli operatori di pace a mobilitarsi per costruire la pace nella vita quotidiana spesso prigioniera di solitudini, governata dalla paura e coinvolta in progetti tribali e autoritari.

La gloria di Dio. Nessuno ci è straniero anche perchè la distanza che ci separa dallo straniero è quella stessa che ci separa da noi stessi e la nostra responsabilità di fronte a lui è quella che abbiamo verso la famiglia umana amata da Dio, verso di noi, pronti a testimoniare la profezia del Risorto che annuncia la pace. “Dio non fa preferenze di persone” (Atti 10,34, Romani 2,11 e 10,12; Galati 2,6 e 3,28; Efesini 6,9; 1 Corinti 12,13; Colossesi 3,11) poichè tutti gli uomini hanno la stessa dignità di creature a Sua immagine e somiglianza. Poichè sul volto di ogni uomo risplende qualcosa della gloria di Dio, la dignità di ogni uomo davanti a Dio sta a fondamento della dignità dell”uomo davanti agli altri uomini (Compendio della dottrina sociale n. 144).
Questi nostri giorni sono difficili ed oscuri. È stata oscurata la gloria di Dio.

Con Pax Christi denuncio con forza “l”illegalità” di questa legge, insieme ad altre “voci” che si sono levate nella Chiesa, gridando allo scandalo.
Con la speranza che noi italiani “rinsaviamo” e “recuperiamo” un valore che ci ha reso famosi nel mondo: l”accoglienza unita alla solidarietà.

“UN GIOCO SERIO”

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La sciarada…in estate.

No, non è una bella estate, almeno a considerare questi primi giorni. Si preannunciava, a maggio, caldissima, e aveva subito solleticato non poco l”istinto vacanziero ancora quiescente con il relativo desiderio di mare e di sole, specie in coloro che le vacanze se le fanno quando vogliono, tanto da assistere ad una prima invasione di lidi e di spiagge anche se non ancora pronte, ripulite e igienizzate. Fenomeno subito sgonfiato, appena entrato giugno, quando la bella stagione incipiente apparve presto abbuiata e sfilacciata da piogge ora lagnose ora così violente da causare allagamenti e vittime qua e là per la penisola.

Ora, in luglio, a pochi giorni dal solstizio, ancora nuvolaglie vaganti e qualche rovescio quasi ogni giorno.
Nonostante ciò, il prof. Eligio Ligio è partito lo stesso per la sua amatissima Roccaraso dove possiede un bilocale comprato a buon mercato nei lontani anni sessanta del secolo scorso.
Il prof. Carlo A. partirà invece, come suo solito, ad agosto, rigorosamente nella seconda metà, quando, come dice lui, tutti o quasi tutti tornano a casa e c”è meno confusione. Ancora più rigorosamente in una località marina, a scelta tra Nerano, Formia o Sapri.
Come ogni giorno in questo periodo, è giunto nella sede del Laboratorio alle sette e trenta, ha chiesto a Luigi, il custode, di spalancare le finestre e di non accendere il condizionatore.

Si gode respirando a pieni polmoni l”aria fresca del mattino e si ascolta in silenzio per un po” il cicaleccio dei passeri e dei merli, su cui spicca il verso del fringuello che ha fatto il nido sulla magnolia nel giardino retrostante l”edificio. Tutti i frequentatori del laboratorio lo hanno almeno una volta udito tradurre in parole i trilli del “frungillo”, il fringuello appunto, che, secondo quel che raccontava suo nonno, si lamenta con presunti intrusi e invasori del suo spazio scelto per nidificare: “Pecchè vuo” fa” “o nido “”ncopp” “o cieuzo mio?” .”O cieuzo” era il gelso dove l”uccello in questione amava costruire il nido un tempo, quando quest” albero da frutto era molto diffuso nella nostra campagna per il fatto che le sue foglie venivano utilizzate per nutrire i bachi da seta il cui allevamento era praticato da molti contadini nella prima metà del secolo scorso.

Stamane, quando lo raggiunge il dottorino, il prof. Carlo è ancora assorto, seduto immobile al suo posto abituale con le mani appoggiate sul giornale che non ha ancora aperto e, come confessa poco dopo, non ha il coraggio nè voglia di leggere, avendo già appreso per radio la luttuosa notizia dell”ennesima tragedia che ha funestato il nostro paese, stavolta a Viareggio. “Il terremoto, è vero, – mormora quasi tra sè e sè – non si poteva evitare:.ma quest”altra sciagura forse si poteva scongiurare o almeno contenere con una maggiore attenzione, un maggiore controllo:”. Si ferma subito, è abituato ad attendere l”accertamento delle cause del disastro.

” Il mondo è cambiato in peggio – commenta il dottorino sfoderando il suo abituale pessimismo – da una parte la natura che diventa sempre più ostile, dall”altra gli uomini che sono sempre più malvagi, egoisti e stupidi:.”.

“Non è del tutto vero: la natura è quella che è sempre stata, in perenne trasformazione, ora amica ora nemica, ora prodiga ora avara, ora benefica ora distruttrice:se ti riferisci al maltempo in estate :.ricordo un intero mese di luglio piovoso negli anni settanta e più indietro, negli anni cinquanta piovve per due mesi, giugno e luglio,:i contadini avevano mietuto, i covoni di grano (- “e gregne-, come le chiamavano in dialetto) erano fradici di pioggia, in piedi, addossati l”uno all”altro, i campi sembravano villaggi indiani (pellirosse):e non riuscivano ad asciugarsi tanto da poter essere trebbiati:andò perduto metà del raccolto:

Quanto agli uomini, hai ragione, sono peggiorati, sono presi come in un vortice che li sta portando alla rovina e che essi non riescono a dominare:.eppure al più presto dovranno decidersi a cambiare radicalmente, se vogliono sopravvivere, devono pensare ad una riscrittura di regole valide a livello planetario, capaci di salvare l”ecosistema e con esso la stessa umanità:. ci vuole più conoscenza e meno egoismo:e un nuovo “verbo”:.Chi avrà il coraggio delle nuove parole? Ma fermiamoci qui:.Quello che ragionevolmente possiamo fare noi nel nostro piccolo è stare al nostro posto e compiere onestamente il nostro lavoro, augurandoci che gli altri facciano altrettanto.

Mi hai scritto una e-mail in cui mi chiedevi se la sciarada, di cui parlavamo l”ultima volta che ci siamo incontrati, pur essendo solo un gioco, può considerarsi una vera e propria attività logica:.”
” Sì, proprio così – conferma il dottorino – Ho trovato due definizioni di “sciarada”. Il De Mauro la considera un “gioco che consiste nell”indovinare una parola o una frase risultante dall”unione di vari elementi semantici, ciascuno con un proprio significato”.Invece Elisa Zamponi scrive nel suo “I draghi locopei”: “consiste nel tagliare le parole a fette:ottenendo altre parole di significato del tutto diverso”.

“Nel primo caso si ha un”operazione logica di tipo induttivo, si va dal particolare al generale, si parte da due o tre parole che si uniscono insieme a formare una terza/quarta parola che le comprende. Nel secondo caso si parte da una parola diciamo generale e la si scompone negli elementi semantici che contiene, ossia si compie un”operazione prettamente deduttiva. Capisco la tua preoccupazione, ossia che la sciarada come gli altri giochi linguistici, essendo appunto un”attività essenzialmente ludica, non possa essere annoverata tra le operazioni mentali nobili e, di conseguenza, da relegare al ruolo di passatempo, di divertimento da tempo libero.”

“Proprio così, credo che la linguistica debba occuparsi di argomenti più importanti e più seri:”
“Non sono affatto d”accordo, il gioco linguistico è un “gioco, serio al pari d”un lavoro” per dirla con il Pascoli (“I due fanciulli”), legato e talvolta frutto di una attività di riflessione molto intensa sulle parole. Per rimanere in tema, consideriamo altri giochi linguistici. Sai bene che esistono i “palindromi” (ossia parole che si possono leggere indifferentemente da sinistra a destra e da destra a sinistra) come: “non”, “otto”, “aveva”, “onorarono”.

Ebbene sulla base di questa constatazione si è inventato il gioco dell” “antipodo palindromo”( si sposta la lettera iniziale di una parola alla fine della stessa e si ottiene una parola di significato diverso) : “dirotto/dottori”. Un altro gioco è quello dell”anagramma che nasce dalla constatazione che vi sono parole che sono formate dalle stesse lettere disposte però in modo diverso.

Qualche esempio. Partiamo dalla parola “lascia” e seguiamola nelle sue trasformazioni:
“Lascia su la tristezza
Sciala con quel che hai
Scalai monti nella mia vita
Rallegrati con motti salaci
Giungerai in tutti i casali.”

È un gioco ma nel gioco quanto lavorio mentale, quanto studio, quanta ricerca e:quanta creatività!
Chissà che non possa preludere all”invenzione di qualche parola nuova, geniale, valida ad iniziare il cambiamento!”

PILLOLE DI “900. IL VOLTO RAZZISTA DEL REGIME FASCISTA

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Il regime di Mussolini continua la costruzione del suo apparato. Tutto è autarchia: dal lessico alla produzione industriale. Intanto, inizia l”accanimento fascista contro gli ebrei.

La GIL (Gioventù Italiana del Littorio), l”organizzazione giovanile fascista, fondata il 29 ottobre 1937, nasce con l”intento di curare la preparazione spirituale, militare e sportiva di tutti i giovani tra i 6 e i 27 anni. L”iscrizione alla scuola elementare comporta la contemporanea adesione alla GIL. Una preghiera, che si recita a scuola, dice: “Nel nome di Dio e dell”Italia giuro di eseguire gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze e se necessario col mio sangue la causa della rivoluzione fascista”.

Il regime, intanto, continua nella costruzione del suo apparato. Nei rapporti interpersonali sono aboliti l”uso del “lei”, la stretta di mano (dichiarata “antigienica”) e le parole straniere. Usare il lei è un modo aristocratico ed effeminato, non da vero fascista; il voi risponde meglio al criterio della virilità. La stretta di mano, invece, denota un comportamento democratico e borghese, in contrasto con l”immagine maschia del fascismo: meglio, quindi, un più marziale “saluto romano”. Per quanto riguarda il lessico, poi, si è in piena autarchia: meglio dire calcio piuttosto che football, tromba e non clacson, insalata tricolore e non insalata russa.

L”autarchia porta anche alla produzione della benzina sintetica e del “lanital” per l”abbigliamento.
Il Minculpop (Ministero della cultura), da parte sua, detta le indicazioni perchè sia difesa l”immagine del fascismo. I giornali devono convincere gli Italiani che nel Paese va tutto bene. Non bisogna assolutamente occuparsi di crimini, dei ragazzi che scappano di casa, delle vicende a sfondo sessuale. Un”altra regola per i giornali è: “Non fare mai titoli col punto interrogativo”, generano solo perplessità tra i lettori.

Nel 1937 è promulgata la prima legge razziale: riguarda i rapporti tra i coloni italiani e le donne etiopiche: “è vietato stabilire una relazione d”indole coniugale con persona suddita dell”Africa Orientale Italiana”. Nel settembre del 1938, invece, il Gran Consiglio vara le leggi razziali. Molti intellettuali, scienziati, dirigenti d”azienda, semplici cittadini, solo perchè di origine ebrea, sono costretti a prender la via dell”esilio. Durante la celebrazione dei matrimoni è vietato suonare la “Marcia nuziale” dell”ebreo Mendelssohn. Ed in ossequio alla bonifica culturale vengono ritirati dal commercio anche tutti i libri di autori ebrei.

In un niente si accredita il volto razzista del regime: il ministro dell”Educazione Nazionale, Giuseppe Bottai, scrive che “le leggi antisemite costituivano la naturale espressione di tremila anni di storia, di pensiero, di arte italiana”; Giorgio Almirante, sulla rivista “La Difesa della Razza”, sottolinea che “la campagna contro gli ebrei costituiva il più vasto e coraggioso riconoscimento di sè che l”Italia abbia mai tentato”. Eppure, solo pochi anni prima, il regime fascista aveva tollerato l”origine ebrea del sottosegretario all”Interno Aldo Finzi, insieme a quella del ministro delle Finanze Guido Jung e di una delle amanti del duce, Margherita Sarfatti!

Sembra un tempo lontanissimo. Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, nel novembre del 1938, appunta nel suo diario: “Trovo il duce sempre più montato contro gli ebrei. Approva incondizionatamente le misure di reazione adottate dai tedeschi. Dice che in situazione analoga farebbe ancora di più”.

LA DIFFICILE CONDIZIONE DEGLI EBREI

PILLOLE DI “900

LETTERA DELLE CONFERENZE EPISCOPALI CATTOLICHE AI LEADER DEL G8

Nella rubrica di Don Aniello Tortora cӏ spazio per una missiva che la Chiesa invia ai Grandi della Terra esortandoli ad impegnarsi per i Paesi in via di sviluppo.

On. Stephen Joseph Harper On. Taro Aso
Primo Ministro, Canada Primo Ministro, Giappone
On. Nicolas Sarkozy On. Dmitry Anatolyevich Medvedev
Presidente, Repubblica Francese Presidente, Federazione Russa
On. Angela Merkel On. Gordon Brown
Cancelliere, Repubblica Federale di Germania Primo Ministro, Regno Unito
On. Silvio Berlusconi On Barack Obama
Presidente del Consiglio dei Ministri, Italia Presidente, Stati Uniti d”America
Ai Capi di Stato e di Governo dei Paesi del G8

Gentili Presidenti,
In questo tempo di crisi finanziaria ed economica globale, vi scriviamo a nome delle Conferenze Episcopali Cattoliche dei Paesi Membri del G8 per esortarvi a prendere provvedimenti condivisi, nel prossimo Vertice del G8 in Italia, finalizzati a proteggere i più poveri e assistere i Paesi in via di sviluppo. Come il nostro Santo Padre Benedetto XVI ha scritto nella lettera al Primo Ministro Gordon Brown alla vigilia del Vertice del G20 che lo stesso Primo Ministro ha ospitato:

La crisi attuale ha sollevato lo spettro della cancellazione o della drastica riduzione dei piani di aiuto internazionale, specialmente per l”Africa e per gli altri Paesi meno sviluppati. L”aiuto allo sviluppo, comprese le condizioni commerciali e finanziarie favorevoli ai Paesi meno sviluppati e la remissione del debito estero dei Paesi più poveri e più indebitati, non è stata la causa della crisi e, per un motivo di giustizia fondamentale, non deve esserne la vittima. La nostra tradizione morale impegna la Chiesa a proteggere la vita umana e la sua dignità, specialmente dei membri più poveri e vulnerabili della famiglia umana. Nei volti dei poveri la Chiesa Cattolica vede il volto di Cristo che siamo chiamati a servire in tutti i Paesi del mondo. Paradossalmente i poveri che hanno contribuito di meno alla crisi economica con cui il mondo oggi si confronta, saranno quelli che con ogni probabilità soffriranno di più la devastazione, perchè relegati ai margini in una schiacciante povertà.

Alla luce di questi fatti, i Paesi Membri del G8 dovrebbero far fronte alle loro responsabilità nella promozione del dialogo con le altre maggiori potenze economiche per aiutare a prevenire ulteriori crisi finanziarie. Inoltre dovrebbero onorare i loro impegni nell”aumento degli Aiuti allo Sviluppo per ridurre la povertà globale e raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, specialmente nei Paesi Africani. Questo richiede un approfondimento della partnership con i Paesi in via di sviluppo in modo che queste popolazioni possano diventare agenti attivi della loro crescita, partecipando alle riforme politiche, governative, economiche e sociali al servizio del bene comune. In modo particolare è importante rafforzare i processi di peacekeeping in modo che i conflitti armati non continuino a privare i Paesi delle risorse necessarie allo sviluppo.

In modo analogo, gli Stati poveri e i loro popoli che meno hanno contribuito come agenti responsabili del cambiamento climatico globale sono quelli a maggior a rischio per le gravi conseguenze di questo fenomeno. Come pastori e guide della Chiesa, abbiamo particolarmente a cuore l”impatto che il cambiamento climatico produrrà sulla vita degli ultimi. Per questo dovrebbero essere fissati impegni concreti e creati dei meccanismi per mitigare ulteriori cambiamenti climatici, aiutando i poveri e i Paesi in via di sviluppo ad adeguarsi a questi effetti e ad adottare tecnologie appropriate per uno sviluppo sostenibile. Proteggere i diseredati e il pianeta non sono ideali tra loro contrastanti ma priorità morali per tutte le persone di questo mondo.

Il Vertice del G8 ha luogo all”ombra di una crisi economica globale ma le sue azioni sono in grado di portare una luce di speranza al mondo in cui viviamo. Chiedendovi innanzitutto in che modo una determinata politica influisca sui poveri e sugli indifesi, potete far sì che sia assicurato il bene comune di ciascuno. Come famiglia umana siamo chiamati ad assicurare i nostri stessi benefici anche ai nostri membri più deboli.
Preghiamo Dio che il vostro incontro sia benedetto da uno spirito di collaborazione che vi permetta di fare dei passi concreti per ridurre la povertà e per affrontare il cambiamento climatico in questo tempo di crisi.

Distinti saluti
Rev.mo Vernon James Weisgerber
Arcivescovo di Winnipeg
Presidente della Conferenza Episcopale Canadese
Sua Eminenza Andrè Card. Vingt-Trois
Arcivescovo di Paris
Presidente della Conferenza Episcopale Francese
Rev.mo Robert Zollitsch
Arcivescovo di Freiburg
Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca
Sua Eminenza Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Rev.mo Peter Takeo Okada
Arcivescovo di Tokyo
Presidente della Conferenza Episcopale Cattolica Giapponese
Rev.mo Joseph Werth
Vescovo della Diocesi della Trasfigurazione in Novosibirsk
Presidente della Conferenza Episcopale Cattolica Russa
Sua Eminenza Keith Patrick Card. O”Brien
Arcivescovo di Edinburgh e St Andrews
Presidente della Conferenza Episcopale Cattolica Scozzese
Rev.mo Vincent Nichols
Arcivescovo di Westminster
Presidente della Conferenza Episcopale Cattolica di Inghilterra e Galles
Sua Eminenza Francis Cardinal George
Arcivescovo di Chicago Presidente della Conferenza Episcopale Cattolica degli Stati Uniti

“DA DOVE NASCONO I RAPPORTI TRA POLITICA E CRIMINALITÁ ORGANIZZATA?”

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Per avviare un ragionamento bisogna partire dallo Stato, la cui presenza nella società meridionale si è configurata come debole fin dall”unificazione.
Di Amato Lamberti

Dopo 25 interventi sulla fenomenologia dei rapporti tra politica e camorra si pone l”esigenza di capire il perchè delle situazioni evidenziate. Un ragionamento più teorico mi sembra necessario, anche perchè un po” di teoria serve anche per inquadrare i problemi sollevati dalla cronaca quotidiana.
Dobbiamo partire non dalla camorra ma dallo Stato, perchè, per molte ragioni la presenza dello Stato nella società meridionale si è fin dalla unificazione configurata come debole.

Tanto è vero che le modalità del rapporto tra Stato e Mezzogiorno sembrano definite da tre ordini di difficoltà o di debolezze: carenza di legittimazione, basso livello di penetrazione, assenza vistosa di integrazione. Sono proprio queste debolezze a determinare, e via via allargare, una vera e propria discrasia tra le proteste di regolamentazione e di intervento da parte dello Stato e la sua concreta incapacità di rendere credibili ed operanti queste pretese attraverso una amministrazione efficace e una capacità di progettazione e direzione dello sviluppo. In una situazione di questo tipo è normale che, qui come altrove, si creino spazi consistenti per la sostituzione dei poteri privati al potere dello Stato.

Le funzioni pubbliche sono assunte, a più livelli, da gruppi privati che, ad esempio attraverso lo scambio clientelare, attraverso il monopolio delle funzioni di mediazione sociale, si assumono il compito di garanti della fiducia nei rapporti fra privati e fra pubblico e privati. Ma si può arrivare anche all”appropriazione della funzione di esercizio della violenza, attraverso l”organizzazione di forme di controllo, monopolistico o quasi, della violenza privata, come accade con le organizzazioni mafiose e camorristiche. Il sistema politico meridionale, nella sua concreta configurazione, è la realizzazione esemplare del modello esposto, con tutte le sue conseguenze, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra interessi organizzati, sistema dei partiti e pubblica amministrazione.

Nel Mezzogiorno l”organizzazione degli interessi è relativamente debole per la scarsa presenza e il basso peso delle associazioni secondarie di organizzazione degli interessi e per la costante e diffusa utilizzazione, come risorsa da spendere sul piano politico, dei reticoli di azioni clientelari, parentali e familiari. Proprio il sistema clientelare –che comporta la frantumazione degli interessi in una miriade di domande individuali e/o microcollettive- determina, nei centri pubblici di decisione e di spesa, una forte concorrenza tra soggetti con funzione politica e soggetti con funzione amministrativa, perchè entrambi aspirano al massimo del potere discrezionale e perchè, inoltre, molto spesso, sono o tendono ad entrare in rapporto d”affari o di scambio con interessi organizzati.

Bisogna anche tenere presente la collocazione che partiti politici e apparati statali hanno nel Mezzogiorno all”interno della dinamica sociale. I partiti politici non possono, nel contesto meridionale, essere descritti come strumenti della rappresentanza e del potere politico in contrapposizione a poteri e istituzioni proprie della società civile, perchè si registra, tra partiti politici e società civile, una quasi totale coincidenza. Le macchine politica e amministrativa diventano così predominanti rispetto alle classi, ai sindacati, ai ceti professionali, ai gruppi economici e possono tranquillamente lavorare per la realizzazione di una società dove il compromesso e la mediazione sono la regola e dove l”esercizio della politica o dell”amministrazione si traduce immediatamente in rendita di potere, di prestigio sociale, di posizione economica.

Il controllo delle posizioni-chiave delle istituzioni si è tradotto nel controllo dell”economia, impedendo anche ogni tentativo di diversificazione socio-economica che avrebbe introdotto fattori di cambiamento e modifica della situazione con conseguente perdita di centralità e potere. Il monopolio dei tre mercati fondamentali –del credito, dell”edilizia pubblica e privata, del lavoro- ha non solo consentito di solidificare il potere dei partiti, ma li ha sganciati dallo stesso bisogno del consenso degli elettori, perchè esso stesso è finito, per così dire, monetizzato: è diventato una merce di scambio.

Una pratica politica e amministrativa fondata largamente sull”illegalità non poteva che favorire il consolidamento e l”allargamento di comportamenti e pratiche illegali nella società e nell”economia, soprattutto in situazioni in cui alcune funzioni peculiari dello Stato, come quelle della legittimazione dell”ordine esistente, della mediazione sociale, del controllo della violenza privata erano delegate a gruppi privati e gestite in forme clientelari e/o criminali.

In Campania, l”esistenza “storica” di organizzazioni criminali, sostenuta da una diffusa cultura della violenza e dell”illegalità, ha costretto fin dall”inizio i poteri politici e amministrativi a fare i conti e a venire a patti con esse, stante la comunicazione di interessi e l”incapacità di fronteggiarne le pressioni e ridurne la presenza e il peso in determinati territori e contesti sociali. Anche in questo caso ha funzionato il meccanismo dello scambio politico: in cambio del controllo di alcune zone di conflittualità sociale e della raccolta di consenso, si sono concessi privilegi e qualche libertà di movimento.

Finchè le organizzazioni, o meglio i gruppi criminali, erano scarsamente numerosi, avevano basse pretese, agivano su territori limitati ed operavano prevalentemente sulle intermediazioni tra città e campagna, il potere politico e amministrativo non ha avuto grossi problemi ma ha, anzi, lucrato, intermini di consenso sociale ed elettorale, più di quanto non sia stato costretto a cedere o a pagare. Quando le organizzazioni criminali sono diventate delle vere e proprie holding economico-criminali con pretese di egemonia economica e di governo delle decisioni e degli investimenti, le “macchine” politico-amministrative sono state costrette a prendere atto di una trasformazione che investiva la loro stessa sopravvivenza oltre che la loro egemonia.

La risposta “forte” dello Stato, così come si è scritto su tutti i giornali, con i maxi-processi di Napoli e con le decine di analoghe, sia pure ridotte, iniziative della magistratura e delle forze dell”ordine, trova una spiegazione di ordine più generale proprio nella necessità di ristabilire un rapporto di supremazia delle “macchine politiche” rispetto alle lobby mafiose e camorristiche. Un obiettivo che in Campania sembra realizzarsi più facilmente e più rapidamente di quanto non avvenga in Sicilia, dove probabilmente il radicamento consolidato delle organizzazioni mafiose fin dentro la “macchina politica” pone anche il problema di una riconquista delle posizioni di potere politico e amministrativo cedute o sottratte.

In Campania il rapporto tra mercato politico e holding criminali si configura diversamente proprio perchè le organizzazioni criminali, mentre si sono evolute fino a diventare delle vere e proprie holding economico-criminali, ancora non sono riuscite –se non in qualche situazione dell”area nolana- a costituire delle lobby economico-politico-criminali.

LA RUBRICA

SCUOLA. LA RITUALITÁ DEI QUADRI: LEGGERE LA PROPRIA SORTE

Il momento degli scrutini finali a scuola, dei “quadri”, accende un faro su ciascun alunno, che diventa protagonista in ogni caso. Per altri, invece, è già tempo di esami di maturità.
Di Annamaria Franzoni

Da sempre per un”innumerevole schiera di studenti il giorno dell”affissione degli scrutini finali costituisce una linea di demarcazione tra uno stato d”animo e un”inattesa condizione del nostro essere: per quanto ogni allievo sia stato presente alla propria storia giorno dopo giorno, durante l”intero anno scolastico, quest “ultimo troppo spesso tende a sfuggire rapidamente, senza dare il tempo all”allievo di realizzare quel recupero che per tanti fatidici lunedì si era riproposto di realizzare .

All”improvviso, infatti, l”anno è terminato e bisogna fare i conti non solo con i risultati, ma con un intera società, che ad un certo punto sembra mettere in ombra i tanti problemi della pace nel mondo, delle guerre o dei problemi di stabilità del governo, per concentrarsi solo su di te e di quale sia stato l”esito scolastico raggiunto da te, meravigliandosi del perchè e del come tu non ce l”abbia fatta ad essere ammesso alla classe successiva o abbia conseguito la sospensione del giudizio che ti lascia sul filo fino a settembre.

Non solo i genitori, il che naturalmente è lecito, ma nonni, zii, vicini di casa e persino la signora del sesto piano di cui ignori anche il nome, ti chiedono come sia andata.
Lo scorso anno tutto era andato bene e nessuno ti aveva chiesto niente. Ma è una congiura?
Assolutamente no. È pur vero che intanto stai male e nessuno è in grado di aiutarti in questo tremendo momento di disagio!

Ciò avviene a quanti hanno già conosciuto il verdetto finale, mentre in questo istante sono numerosissimi quelli che stanno vivendo quel passaggio epocale della propria esistenza che è “l”esame di maturità”, che lascia un segno nella nostra vita e che con il passare del tempo perde tutte le connotazioni negative dell”ansia, della paura, della tensione e lascia la tenerezza di momenti splendidi che appartengono alla nostra memoria storica , alla nostra crescita , al nostro essere adulti.
In bocca al lupo a quanti vivono in questi giorni la fatidica “notte prima degli esami”.