La consigliera Veruska Zucconi (Alleanza per Sant’Anastasia) abbandona l’aula facendo mettere agli atti che il presidente del consiglio comunale, Mario Gifuni, le ha tolto la parola. Quella stessa parola che, circa un’ora dopo, è concessa al consigliere Paolo Esposito che attacca proprio la collega assente: «La consigliera Zucconi viene qui perché “mandata”, le viene suggerito cosa dire, non è così che si fa il consigliere comunale».
La questione dei fondi delle Ferrovie dello Stato di cui una parte degli stessi l’amministrazione ha voluto destinare non al quartiere per cui erano stati erogati, ossia Starza – Ponte di Ferro, ma per un’arteria principale della cittadina come via Marconi è ormai cosa nota dopo tante polemiche, petizioni, diversi modi di interpretare il protocollo d’intesa, diffide e quant’altro. Ebbene, nel consiglio comunale di ieri se n’è parlato ancora. Sì, se ne è parlato. Perché, se ad assise cominciata il presidente Mario Gifuni non ha voluto concedere la parola alla consigliera Veruska Zucconi (capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia) che aveva l’intenzione di leggere pubblicamente la diffida arrivata all’amministrazione da parte di RFI che quei fondi li ha erogati e che considera la delibera approvata difforme rispetto al protocollo, quella parola l’ha poi concessa al consigliere Paolo Esposito alla fine della seduta, quando ormai la consigliera Zucconi era già andata via per protesta, facendo mettere agli atti quanto accaduto.
Veruska Zucconi
A dirla tutta il presidente Gifuni ci ha provato, ad invocare la par condicio, rendendosi evidentemente conto che se il regolamento si applica per un consigliere si deve poi estendere a tutti. Ci ha provato, sì. Ma con meno veemenza. Tanto è vero che se la Zucconi è andata via, di lei si è comunque parlato in sua assenza. I regolamenti vanno applicati ed è vero che la consigliera non aveva protocollato in precedenza né interrogazioni, né interpellanze, né mozioni. E lasciamo pure correre la «prassi» per la quale tutto ciò nell’aula consiliare di Sant’Anastasia non era mai stato un problema fino ad ieri. Passiamo sopra anche su quanto dichiarato in aula dal presidente Gifuni che ha avuto modo di pronunciare, da rappresentante del popolo, la frase: «La democrazia a volte fa male». Fatto sta che con il pretesto di precedenti «teatrini», con il timore che l’intervento non previsto avrebbe «scombinato tutto creando un guazzabuglio», Gifuni ha tolto la parola alla Zucconi e l’ha guardata uscire dall’aula. Aveva ragione lui? Mettiamola così: chi fa rispettare, sia pure in ritardo, un regolamento ha sempre ragione. Quella ragione che non ha più avuto però supporti nel momento in cui ha concesso la parola ad un altro consigliere di opposizione, Paolo Esposito, che ieri non aveva protocollato né mozioni, né interpellanze, né interrogazioni.
Paolo Esposito
Andiamo per ordine: la Zucconi abbandona l’aula dopo aver fatto mettere agli atti che le è stato impedito di parlare. Esce e dichiara che presenterà un’interrogazione, aggiungendo che l’atteggiamento del presidente «è lesivo della democrazia e del contraddittorio». L’assise discute di un question time presentato dal consigliere Raffaele Coccia, intervengono assessori, si prendono in esame due interrogazioni della consigliera Annarita De Simone e ad un certo punto è proprio la capogruppo di Forza Italia a far notare che in aula non c’è numero legale. Lo evidenzia giustamente e sottolinea l’atteggiamento responsabile dell’opposizione senza cui l’assise non poteva svolgersi. Il sindaco Lello Abete chiede la parola e la ringrazia, come fa con tutti i consiglieri rimasti in aula e dice: «I consiglieri, siano di maggioranza o di opposizione, hanno il dovere, l’obbligo, di rimanere in aula. La situazione di oggi mi lascia amareggiato e mi spinge ad aprire una fase nuova in maggioranza».
Mario Gifuni
Ed è qui che Paolo Esposito prende la parola, con qualche flebile protesta del presidente Gifuni. E si produce in un intervento politico, guarda caso non previsto dal regolamento. Quanto meno dello stesso regolamento così interpretato soltanto un’ora prima. «È in atto un ignobile e cialtronesco attacco di delegittimazione della maggioranza e dell’opposizione, si dicono cose non vere che colpiscono tutti» – continua Esposito riferendosi naturalmente agli attacchi ricevuti solo la sera prima, in un convegno pubblico, dalla compagine della quale, guarda caso, fa parte la consigliera Zucconi. Il consigliere, ex avversario di Abete in campagna elettorale, ne approfitta per profondere la propria solidarietà all’assessore Antonio Squillante, per gli attacchi ricevuti dalla stessa compagine, e prosegue – sempre senza che nessuno ricordi che poco prima qualcuno aveva tolto la parola ad un’altra consigliera eletta – sullo stesso tono: «È un’opera di disturbo, di destabilizzazione e non può essere una coincidenza che oggi parte della maggioranza non sia presente». Fin qui poteva anche starci, in verità. Ma poi continua: «Non capisco l’atteggiamento della consigliera Zucconi, o meglio lo so: lei è “mandata”, le viene suggerito cosa dire, è strumentalizzata, non è questo il modo di fare il consigliere. Per comprendere cosa stia accadendo con i fondi delle Ferrovie basta leggere i documenti, l’amministrazione può utilizzarli per l’interesse generale, non vedo lo scandalo».
A questo punto dell’assise, nel pieno del «guazzabuglio» temuto un’ora prima dalla presidenza, con i piani ormai «scombinati», per usare alla lettera le sue parole, lo scenario politico futuro di Sant’Anastasia prende forma. «O si fanno scelte serie – asserisce il consigliere Esposito – o si va alle elezioni che in questo momento non porterebbero nulla di buono, quindi bisogna rispettare ciò che i cittadini hanno voluto e andare avanti». In piena e serena armonia con il primo cittadino Abete, ossia colui al quale Esposito si riferiva con la frase “ciò che il popolo ha voluto” e che infatti conclude: «Non ci spaventano le elezioni, ma se si possono evitare è meglio per i cittadini. Oggi non posso non prendere atto di assenze (ndr, tra le assenze si annoveravano ieri quelle dei consiglieri Rosaria Fornaro e Mario Trimarco, per fare solo due esempi) che mi porteranno dopo le festività Pasquali ad una verifica, sono disponibile anche ad una fase diversa, con persone che vogliano attuare punti programmatici e che abbiano a cuore il bene del paese».
Da cinque giorni dormono all’aperto. Nessuno li vuole aiutare. Invocano la comunione del vescovo.
“Crocifissione di Stato: 3 suicidi al giorno di operai”. Il telo bianco con la scritta rossa è stato steso sotto la croce di legno alta quattro metri. Croce che è stata montata stamane dai senza salario CUB sul tetto del castello di Acerra, dove i manifestanti si trovano asserragliati da quattro giorni di fila, da domenica. “E’ questa la nostra Via Crucis in terra, la Via Crucis di chi non ha niente e nessuno lo aiuta”, ha detto Giovanni D’Errico, 49 anni, uno dei tre senza salario del Consorzio regionale Unico di Bacino, 1200 addetti per la raccolta differenziata di Napoli e Caserta ancora in organico oppure nella lista di disponibilità dell’ente ma senza salario da quasi quattro anni. Il Consorzio è stato messo in liquidazione da tempo. Ciò ha provocato un disastro occupazionale ma anche un vuoto nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Vuoto che è stato colmato dai privati. Intanto due manifestanti di fede cattolica asserragliati sul tetto del castello, Carmine Marrazzo, di 54 anni, e Vincenzo Maiorino, di 45 anni, hanno appena rivolto, attraverso il telefono, una richiesta al vescovo di Acerra, Antonio Di Donna: “Chiediamo al vescovo di venire qui , domenica, a darci la comunione della Santa Pasqua perché vogliamo confessare i nostri peccati. Però vogliamo garanzie che dopo la comunione la polizia ci faccia proseguire la protesta. Altrimenti non usciamo dal tetto”.
La discussione sul nuovo Piano Territoriale di Coordinamento pubblicato a gennaio scorso sul sito della Città Metropolitana di Napoli (ex Provincia) approda nell’assise di Sant’Anastasia grazie ad un question time del consigliere Raffale Coccia, Pd.
L’intento del consigliere Pd era quello di conoscere la linea politica dell’amministrazione anastasiana rispetto al nuovo Piano Territoriale e preparare eventualmente un documento congiunto da inviare alla Città Metropolitana. «Il nuovo piano territoriale, dai documenti che ho avuto modo di consultare – dice Coccia – sarà caratterizzato da vincoli estremi sul nostro territorio. La cosa potrebbe creare disagi alle attività imprenditoriali, appiattire il commercio, avere una presa negativa sul nostro paese, ecco perché vorrei conoscere quanto l’amministrazione voglia mettere in campo».
La richiesta di Coccia si estende anche alla Commissione Ambiente e Territorio, presieduta dal consigliere Alfonso Di Fraia che, ha assicurato in consiglio, la convocherà entro il 29 marzo.
L’assessore Stefano Prisco
Al question time ha risposto l’assessore all’Urbanistica, Stefano Prisco, facendo un po’di chiarezza in merito: «È uno strumento di estrema importanza – ha asserito l’architetto Prisco – ma devo premettere che la Città Metropolitana ha adottato, il 9 gennaio scorso, lo stesso strumento di alcuni anni fa e sul quale c’erano state una serie di osservazioni che non hanno però mai avuto seguito. E lo ha riadottato, direi, con la stessa superficialità della volta precedente con imperfezioni del procedimento che riguardano la stessa pubblicizzazione degli atti». L’assessore ha poi assicurato di aver fatto già dei passi avanti in merito, di aver segnalato le problematiche e di essersi confrontato con altre amministrazioni comunali che avrebbero intenzione di proporre ricorso.
«Faccio mia la proposta del consigliere – ha poi aggiunto Prisco – affinché sia convocata al più presto la commissione e si possa tutti insieme, nei termini previsti dalla legge, proporre un documento, un pacchetto di osservazioni, entro pochi giorni».
Operazione congiunta con i carabinieri del comando provinciale.
Migliaia di farmaci pirata, importati abusivamente dall’est e venduti altrettanto illecitamente da donne ucraine, sulle bancarelle di piazza Garibaldi, come se fossero dei prodotti qualsiasi. Nel corso di specifici e mirati controlli disposti dal comando provinciale carabinieri di Napoli, personale del Nas, il Nucleo anti sofisticazioni, insieme ai colleghi del comando provinciale, hanno infatti proceduto, nei dintorni della centralissima stazione ferroviaria di Napoli, al controllo, all’identificazione e al deferimento alla competente autorità giudiziaria di due cittadine ucraine. Sono ritenute responsabili in concorso tra loro di importazione, detenzione e vendita di farmaci privi della prescritta autorizzazione per l’immissione in commercio, farmaci che erano stati esposti su delle postazioni mobili, le classiche bancarelle appunto . All’esito del controllo sono state sequestrate circa 3000 confezioni di medicinali da banco provenienti dai paesi dell’Europa dell’est.
(Fonte foto rete internet)
Lo spunto è stato un’interrogazione presentata dalla consigliera Annarita De Simone (Forza Italia) alla quale l’amministrazione ha risposto ma solo a metà, rimandando le spiegazioni ad un consiglio convocato proprio per sviscerare punto per punto la querelle che da mesi sta sollevando polemiche rispetto al cantiere per i marciapiedi di via Arco. Cantiere al momento fermo, mentre a Madonna dell’Arco sta per giungere la ressa delle squadre di fujenti.
Le interrogazioni presentate dalla capogruppo di Forza Italia, Annarita De Simone, nella seduta di consiglio comunale di ieri erano due, ma la prima aveva, diciamolo pure, un carattere di urgenza giacché i lavori dei marciapiedi di via Arco non sono stati completati e che nella cosiddetta cittadella mariana stanno per arrivare, tra la domenica di Pasqua e il Lunedì in Albis, parecchie centinaia di migliaia di persone. «La data di fine lavoro, prevista per dicembre 2015, è con tutta evidenza saltata. Ad oggi, i marciapiedi di via Arco, interessati da un’opera di rifacimento, si presentano incompleti e sprovvisti delle più elementari condizioni per una corretta e sicura accessibilità» – sosteneva la De Simone chiedendo al contempo lumi circa la gestione degli spazi sui marciapiedi da affidare ai venditori ambulanti.
Annarita De Simone
Letta l’interrogazione, il sindaco Abete ha rinviato al prossimo consiglio comunale la risposta ma la consigliera ha preteso che, quantomeno sulla parte riguardante la gestione dell’evento di lunedì 28, con l’arrivo di squadre di battenti e di centinaia di pellegrini, qualche delucidazione le fosse data nell’immediato.
Lo ha fatto il comandante della polizia locale, il tenente colonnello Fabrizio Palladino, spiegando che è stata predisposta, su richiesta del sindaco, un’ordinanza che prevede una precisa allocazione delle bancarelle di commercio itinerante: cinquanta operatori che si sistemeranno domenica, martedì e per alcune domeniche successive, in via Arco. Mentre nella giornata clou, lunedì dell’Angelo, le bancarelle autorizzate si posizioneranno sul lato destro di via Romani e dopo l’ingresso del Santuario su via Arco. Il sindaco Abete ha inoltre spiegato che saranno impiegate al massimo le risorse, compresi i quattro vigili stagionali e sarà previsto, per quanto possibile, un controllo difficile in una giornata così convulsa.
«Vedremo cosa accadrà – ha replicato la consigliera De Simone – ma se le cose vanno come negli anni scorsi vorrà dire che la questione deve essere affrontata diversamente e spero di poter dare anche il mio contributo, con idee e proposte che possano migliorare l’organizzazione di una giornata tanto importante e dal quale la città potrebbe ricavare molti benefici, finora disattesi, in termini di ricchezza e sviluppo».
Intanto la vera notizia è che a giorni dovrebbe essere convocato un nuovo consiglio comunale proprio per spiegare la motivazione dello stop al cantiere di via Arco. E un po’ di dettagli li ha anticipati l’assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici, Stefano Prisco «Stiamo sollecitando la Regione affinché sani la vicenda, magari rinegoziando il finanziamento, ma intanto ci siamo ricavati un’altra soluzione per consentire la fine dei lavori in cui malauguratamente non si verifichi la prima ipotesi: procedendo cioè a prelevare da residui di mutui la somma necessaria». Il problema, ha asserito Prisco nel suo intervento, starebbe a monte: i fondi per via Arco sarebbero stati stanziati e, a seguito di una promessa di finanziamento, il Comune avrebbe fatto la sua parte mentre la Regione non avrebbe poi emesso il relativo decreto.
Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere Peppe Maiello (Pd): «Come unico consigliere della zona, sono stato oggetto di diversi attacchi, il problema grosso quanto una casa è che è stata cominciata un’opera senza avere un finanziamento e che Sant’Anastasia non è l’unico comune in questa situazione».
Peppe Maiello
In merito alla seconda interrogazione presentata dalla consigliera De Simone, riguardo l’ingente richiesta di risarcimento avanzata dal corpo dei Vigili Urbani e per cui il Comune potrebbe essere condannato al pagamento di una somma che si aggira sui 500mila euro, ha risposto l’assessore al Bilancio, Antonio Squillante.
«In caso di condanna – ha detto Squillante – dal punto di vista economico non ci sarebbero problemi perché negli anni precedenti si è provveduto ad accantonare le risorse necessarie, dal punto di vista finanziario avremmo invece, ovviamente, problemi di cassa che andrebbero gestiti e che potrebbero avere un effetto negativo ma, di fronte ad un provvedimento di tipo giudiziario, non potremmo esimerci dall’onorare il debito».
Nell’assise di ieri si è proceduto inoltre alla presa d’atto della nomina del nuovo collegio dei revisori dei conti sorteggiati dalla Prefettura: sarà composto da Maria Rosaria Aiello (di Sant’Agnello), da Antonio Giordano (in arrivo da Sala Consilina) e da Luciano Mottola che sarà il presidente e che arriva da Lusciano.
L’Apolline Project , gruppo di ricerca che si prefigge di restituire alla comunità la bellezza di siti dimenticati, anche quest’anno apre le porte dei suoi laboratori ai bambini
Le giornate del FAI di primavera tenutesi recentemente hanno dato la possibilità a migliaia di visitatori di vedere siti e luoghi non sempre accessibili. Tra Napoli e provincia, e nelle province vesuviane, testimonianze di arte, del passato che appartiene all’identità, che vibra più presente che mai. Pollena Trocchia ha aperto ai visitatori lo splendore della Grande Villa Romana presso la Masseria De Carolis, un’area un tempo occupata da una cava in cui venivano poi riconosciuti antichi granai del II d.C.; la zona rischiava di non essere valorizzata, miseramente coperta e occupata da una discarica abusiva, finché le successive ricerche non hanno ridato la luce ai resti che oggi, ancora in fase di scavo e studio, appartengono ad un bellissimo progetto, un gruppo di ricerca che ha come promotore il Comune di Pollena Trocchia e le Università Suor Orsola Benincasa, Federico II, l’Università di Oxford, la Brigham Young University degli Stati Uniti e la partecipazione di amministrazioni e comunità locali.
Ogni anno all’Apolline Project, questo il nome del progetto, partecipano studenti provenienti dai luoghi più disparati, collaborando a braccetto in un team composto da archeologi, paleobotanici, geologi, vulcanologi. Il lavoro di scavo prosegue instancabilmente grazie all’impegno di tanti volontari che per sei mesi all’anno sono coinvolti nella ricerca e nello studio, nella valorizzazione di quel versante settentrionale del Vesuvio meno noto ma non meno interessante di altri siti come Pompei o Ercolano.
A stretto contatto e grazie al comune, che ha messo a disposizione gli alloggi per gli studenti stranieri, studenti ed esperti possono vivere un’esperienza a tutto tondo, usufruendo di laboratori in cui, come ci racconta Santa Sannino, archeologa coinvolta nel progetto, “Sono raccolti e catalogati numerosissimi reperti, che vengono non solo riportati alla luce ma anche, con la collaborazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, restaurati dove necessario”. In merito agli scavi riguardanti la Villa Romana, la Sannino ci spiega che si tratta presumibilmente di una sorta di complesso termale, coperto dalle ceneri delle varie eruzioni, ripopolato come le zone accanto, più volte; caduto in disuso e poi riadoperato come Necropoli, dati i segni ritrovati di sepolture. “Intorno agli inizi di Giugno – aggiunge Sannino- riprenderemo i lavori di scavo. E per quanto riguarda i tempi, potrebbero volerci ancora due al massimo tre anni perché il sito possa essere restituito totalmente alla visione del pubblico come avviene per gli scavi di Pompei ed Ercolano. Intanto, proprio quest’anno è terminato il restauro di un mosaico che sarà presto visibile, ritrovato durante gli scavi, che si aggiunge alla quantità vastissima di ceramiche, che fanno ipotizzare diverse teorie sui vari scambi commerciali, testimonianze di vita quotidiana in queste terre vesuviane secoli fa.
E se la storia ci permette di costruire la nostra identità, essenziale oltre che riappropriarsene, è renderla fruibile, avvicinando soprattutto i giovani e i più piccoli a questo mondo di scoperte meravigliose. A tal proposito nei primi giorni di aprile il palazzo Cappabianca, sede dei laboratori in cui gli studenti del progetto lavorano, si apre ai bambini dai 6 ai 12 anni. “Una cosa che facciamo da un anno e che ho voluto fortemente – sottolinea Carla Santaniello anche lei tra gli archeologi del progetto Apolline. “Noi speriamo che un domani non molto lontano, la nostra sede possa diventare un museo a tutti gli effetti e che si possa improntare tutto su una didattica rivolta a scuole e bambini”.
In quattro incontri a partire dal pomeriggio di sabato 2 aprile fino al 30, dalle 16 alle 18 i bambini potranno accedere ai laboratori con tema archeologico-ludico- didattico. Il costo per accedere è 5 euro “Ricavato che andrà per l’acquisto dei materiali e in parte per finanziare il nostro obiettivo museale”. Un’iniziativa che piacerà ai nostri bambini è parte di un progetto giovane che mette la storia in luce e alla portata di tutti i cittadini.
Le giornate della Didattica saranno in Via Caracciolo 1, Pollena Trocchia (Na) per info e prenotazioni: 3311375376.
Il sindaco De Magistris: “Mi occuperò personalmente della vertenza di Casavatore”.
“Mi occuperò personalmente di Gepin nella mia veste di sindaco della Città Metropolitana. Con noi, con il Comune di Napoli e con la Città Metropolitana, Poste italiane ha interlocuzioni importanti”. Ieri sera Luigi De Magistris è sceso in campo anche per Gepin Contact. Al tavolo di palazzo San Giacomo c’era infatti anche una delegazione del call center di Casavatore, che se non dovessero giungere novità positive potrebbe scomparire entro il 10 maggio prossimo, data di scadenza della procedura di licenziamento. Una procedura puntata a far volatilizzare 220 posti di lavoro in un sol colpo a causa della decisione di Poste Italiane di affidare, dopo 12 anni di servigi ininterrotti, i suoi nuovi appalti di servizi telefonici ad I Care e ad altre aziende non ancora rese note ai sindacati. Intanto la lotta prosegue.
Dall’altro giorno è in atto uno sciopero bianco negli uffici di viale delle Industrie, a Casavatore: gli addetti non rispondono al telefono. Una lavoratrice presente all’incontro con De Magistris ha raccontato quello che sta succedendo. “Andiamo a lavorare – ha spiegato – timbriamo il cartellino, molti restano fuori all’ufficio, senza lavorare, anche perché le chiamate sono poche e stare seduti senza far nulla è assurdo. Adesso arriva una chiamata ogni dieci minuti. Prima invece ne arrivavano molte di più: dieci al minuto. Noi ci mettiamo lì, fuori al piazzale, a organizzare le prossime azioni di lotta”. C’è, tra gli addetti Gepin, chi ha deciso di non rispondere più, nemmeno a una sola telefonata. Eppure all’azienda qualche soldino ancora servirà fino a quando smantellerà tutto.
“Certo – conferma la telefonista – nel frattempo però il governo non si fa sentire”. Mancano 15 giorni all’esaurimento dell’esame congiunto in sede aziendale. Dopo ci saranno altri 25 giorni per tentare di risolvere la vertenza in sede istituzionale. Si spera di fare prima. Si spera in un tavolo specifico al Mise. I lavoratori sono consapevoli che il pallino è in mano al governo. “Noi speriamo che De Magistris possa dare il suo contributo – concludono gli addetti Gepin – con lui, da sindaco della Città Metropolitana, abbiamo più possibilità che ci ascoltino”. Poste Italiane finora ha nicchiato. L’auspicio è che il convitato di pietra possa farsi vivo nelle prossime settimane, ai tavoli istituzionali.
La Procura di Nola ha emesso 13 avvisi e tra i destinatari figurano un commercialista, un consulente del lavoro, e un ex dipendente dell’Inps in quiescenza.
Una vera e propria organizzazione criminale che creava rapporti di lavoro fittizi per consentire l’erogazione di indennità Inps per i lavoratori, e nella maggior parte dei casi anche il permesso di soggiorno per i cittadini stranieri, che hanno pagato 7mila euro per avere il documento in maniera illegale. E’ quanto emerge da un’indagine della Procura di Nola (Napoli), che ha emesso 13 avvisi di conclusione indagini.
Tra i destinatari figurano un commercialista, un consulente del lavoro, e un ex dipendente dell’Inps in quiescenza, accusati di associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato, falso e favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Sarebbero loro ad aver gestito l’organizzazione, ben radicata tra San Giuseppe Vesuviano e Palma Campania, dove predisponevano ed instauravano i finti rapporti di lavoro, soprattutto con ditte fantasma appositamente create per consentire il pagamento delle indennità dell’Inps, e, per i stranieri, anche il permesso di soggiorno.
Effettuati due sorteggi, di cui uni nel caso in cui gli scrutatori estratti nel 1° sorteggio non accettino la nomina.
Ieri, mercoledì 23 marzo, alle 10, presso l’ufficio elettorale, si è tenuto il sorteggio – metodo ormai divenuto consuetudine per l’amministrazione Piccolo – per gli scrutatori in vista del referendum del 17 aprile. In presenza del sindaco Pasquale Piccolo, del segretario generale Annalisa Raimo, del responsabile dell’ufficio elettorale Ignazio Alaia, del responsabile P.O.1 affari generali Francesco Ferraro e di una parte di cittadini che hanno presenziato volontariamente, sono stati effettuati due sorteggi.
1° sorteggio:
95 scrutatori, sorteggiati ed assegnati progressivamente ad ogni sezione, per un totale di 31 sezioni.
3 scrutatori per seggio; sezione speciale 17 bis (casa di cura Santa Maria del Pozzo), l’unica ad avere 2 scrutatori
2°sorteggio
Sorteggiati 95 scrutatori i quali vanno a comporre un elenco dal quale si attingerà qualora gli scrutatori estratti nel 1° sorteggio non accettino la nomina.
La chiamata di sostituzione sarà fatta seguendo l’ordine progressivo di sorteggio di questa seconda lista.
Un colpo di sonno dell’autista, il pullman che si rovescia e il Caso che spezza le vite di ragazze che credevano nell’ Europa della cultura, nella bellezza della conoscenza e dell’amicizia.
La tragedia delle ragazze italiane morte in Spagna domenica scorsa nel pullman che si è ribaltato lungo l’autostrada Valencia – Barcellona diventa, nel racconto dei loro amici e nella descrizione delle ultime cose che hanno fatto e delle ultime parole che hanno pronunciato, il simbolo di una generazione che vuole realizzare i progetti e dar corpo agli ideali, e, per farlo, deve combattere con gli ostacoli della storia e della società, e con la cieca ferocia del Caso. Venivano da ogni parte dell’Italia e la partecipazione al progetto “Erasmus” le aveva portate a incontrarsi a Barcellona, a conoscersi, a conoscere altri ragazzi , a credere che la cultura potesse dare all’ Europa quell’unità che la politica non riesce a dare o non vuole dare. Avevano consacrato la loro giovane vita al viaggio: al viaggio negli spazi del continente, al viaggio ideale che ogni giovane compie alla ricerca di sé, alla scoperta dei valori a cui ispirare la propria esistenza. “Erasmus” può essere l’ acronimo di alcune parole inglesi che significano “progetto europeo per la mobilità degli studenti universitari”, ma è anche il riferimento a Erasmo da Rotterdam, il grande intellettuale del Rinascimento che vide e spiegò la sostanziale unità e la salda coerenza della civiltà europea, che fu fermo sostenitore del primato della ragione, ma la cui fama è legata a quell’ “Elogio della Follia”, in cui egli riconobbe, con ironica amarezza, che la “follia” fa parte della personalità di ciascuno di noi ed è protagonista delle vicende della storia.
E così il racconto delle ultime ore delle ragazze e del modo con cui il Caso le ha strappate alla vita e all’amore ci getta nello sconforto, ci pone delle domande, ci tormenta con quei dubbi a cui solo la fede nell’ordine superiore della Provvidenza può dare risposte che consolino. Viaggiare e conoscere: la loro casa a Barcellona era diventata un punto di riferimento per molti altri giovani. La torinese Serena Saracino elencava in un quaderno tutti i luoghi della Spagna che aveva deciso di visitare: lo racconta la toscana Francesca Giachi, che doveva essere su quel pullman maledetto con le amiche, ma poi aveva deciso di partire per Firenze. Valentina Gallo, fiorentina, si era innamorata di Barcellona e aveva chiesto di prolungare fino a luglio la permanenza in Spagna. Sabato aveva “postato” l’immagine di un locale dove si suona jazz e quella di un piatto alla carbonara: un inno alla vita. Elena Maestrini, grossetana di Gavorrano, sabato aveva mandato ai suoi genitori attraverso facebook il suo ultimo post per chiedere scusa: “in questi giorni non mi sono fatta sentire”, e per fare gli auguri al padre, per la festa del papà. L’udinese Elisa Valent era partita per la Spagna il 20 febbraio, e prima di partire aveva scritto su facebook: “Mi piange il cuore, neanche stessi andando in guerra.”. Il giornalista della “ Repubblica” (22 marzo) racconta che Elisa amava il mondo della letteratura e che sul suo diario virtuale aveva espresso sconforto per la morte di Umberto Eco. Ora decisioni, gesti e parole, letti alla luce di ciò che è avvenuto domenica, diventano dei “segni” laceranti, pervasi dalla forza della premonizione: leggi, e vedi il filo della vita che si spezza, il sogno che si infrange, il Caso che sceglie, costringe, recide e rompe. E ti chiedi: perché ? Perché proprio loro?
Tornavano da Valencia, dalla festa di “Las Fellas”: i quartieri della città costruiscono enormi statue di legno, che durante la notte vengono bruciate. Tornavano con quelle immagini negli occhi pieni di sonno. E poi il sonno, o un malore, dell’autista ha bruciato le loro vite.
Il milanese Stefano Fiorini è riuscito a salvarsi: dice che porterà a termine “ Erasmus”, che ama la Spagna, che gli automobilisti si sono fermati per soccorrere i feriti, che “una donna è scesa dalla macchina e ci ha portato una coperta per proteggerci dal freddo”. Questa immagine forse dà, a posteriori, un accettabile senso a una vicenda che pare tutta dominata dalla cieca crudeltà di un caso che mi immagino come la “ Fortuna senza testa” che apre l’articolo.
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