La croce di Pasqua dei senza salario CUB: barricati sul tetto del castello di Acerra

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Da cinque giorni dormono all’aperto. Nessuno li vuole aiutare. Invocano la comunione del vescovo.   

“Crocifissione di Stato: 3 suicidi al giorno di operai”. Il telo bianco con la scritta rossa è stato steso sotto la croce di legno alta quattro metri. Croce che è stata montata stamane dai senza salario CUB sul tetto del castello di Acerra, dove i manifestanti si trovano asserragliati da quattro giorni di fila, da domenica. “E’ questa la nostra Via Crucis in terra, la Via Crucis di chi non ha niente e nessuno lo aiuta”, ha detto Giovanni D’Errico, 49 anni, uno dei tre senza salario del Consorzio regionale Unico di Bacino, 1200 addetti per la raccolta differenziata di Napoli e Caserta ancora in organico oppure nella lista di disponibilità dell’ente ma senza salario da quasi quattro anni. Il Consorzio è stato messo in liquidazione da tempo. Ciò ha provocato un disastro occupazionale ma anche un vuoto nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Vuoto che è stato colmato dai privati. Intanto due manifestanti di fede cattolica asserragliati sul tetto del castello, Carmine Marrazzo, di 54 anni, e Vincenzo Maiorino, di 45 anni, hanno appena rivolto, attraverso il telefono, una richiesta al vescovo di Acerra, Antonio Di Donna: “Chiediamo al vescovo di venire qui , domenica, a darci la comunione della Santa Pasqua perché vogliamo confessare i nostri peccati. Però vogliamo garanzie che dopo la comunione la polizia ci faccia proseguire la protesta. Altrimenti non usciamo dal tetto”.

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