Fiat di Pomigliano: operaio ferito. La Fiom chiede un confronto con l’azienda

Coinvolto un dipendente di una ditta esterna. E’ fuori pericolo.  Un operaio di una ditta esterna preposta alla manutenzione è rimasto ferito venerdì scorso nella catena di montaggio della Fiat di Pomigliano. Il lavoratore ha riportato un colpo piuttosto serio a una gamba ma in ogni caso è stato dichiarato subito fuori pericolo al suo arrivo nel pronto soccorso di una vicina clinica. Ne ha dato notizia ieri la Fiom, attraverso un comunicato. Secondo quanto fatto sapere dai metalmeccanici della Cgil non avrebbe funzionato un meccanismo elettronico di sicurezza che blocca il movimento della “ute” motori quando qualcuno vi si introduce per effettuare operazioni, in questo caso operazioni di manutenzione. A ogni modo i sanitari hanno a loro volta riferito che la gamba dell’operaio rimasto infortunato potrà guarire. Ma ora la Fiom  chiede un incontro con l’azienda. Il sindacato lamenta un certa superficialità da parte delle altre organizzazioni firmatarie dell’accordo Panda e ricorda che il giorno prima dell’incidente ha affisso un messaggio in fabbrica con cui venivano segnalate “una serie di violazioni della sicurezza per i lavoratori “. (Fonte foto: rete internet)  

Alla Masseria Alaia il primo incontro sulle “Vie del gusto”: un menu che soddisfa tutti i sensi

Il percorso lungo le “vie del gusto” inizia nel modo migliore, grazie agli chef della “Masseria Alaia” e ai loro “piatti”, vere opere d’arte, che hanno coinvolto tutti i sensi dei commensali. Il ruolo della musica: le canzoni di Napoli interpretate in modo magistrale dagli “ Amici di Caruso”. Il primo rito delle “Vie del gusto”,  la nuova pagina del nostro giornale, è stato celebrato alla “Masseria Alaia”, un “luogo” sapientemente moderno nello spazio antico di un paesaggio eterno. Il menu iniziatico potremmo raccontarlo in molti modi. Se scegliessimo lo stile culinario, diremmo che i sapori di ogni piatto, dal polpo croccante sul letto di porri e patate alla zuppetta di farro porcini e patate,si incontravano, rispettandosi l’un l’altro, nel segno dell’armonia. E questa armonia tendeva al ritmo dell’elegia e della bucolica quando i nostri gesti rituali: la contemplazione del piatto, il primo assaggio e  l’assaporamento venivano accompagnati dalle canzoni napoletane, sussurrate alla Murolo e alla Bruni, dal fantastico duo “ Gli amici di Caruso”. Se invece i due Maestri cantavano a “voce chiena” , allora l’armonia dei sapori si impennava,  il tono del polpo “friccichiava”, il farro evocava, per incanto, l’epos dei legionari romani che di farro si nutrivano e ricordava l’opera paziente dei coloni di Augusto che veneravano la nostra terra fertile come una  Grande Madre. Queste memorie ancestrali Marco De Gregorio le “disegno”, nel 1873, sul volto, sulle mani e sulla posa del “Contadino di Somma”, il quadro che ho illustrato ai convitati tra un piatto e l’altro. Se scegliessimo la prospettiva della filosofia dei simboli, allora metteremmo al centro del racconto l’incontro amabile tra la castità della patata, del baccalà e del farro e l’insidioso fuoco che appiccano ai sensi l’ambiguo polpo, i porcini e i carciofi del risotto. Potremmo “ricamare” notando che mangiar carciofi è gesto squisitamente filosofico, è simbolo del metodo della conoscenza, perché la realtà la scopriamo, la “mangiamo”, una foglia alla volta, dall’esterno verso l’interno, verso il “cuore”: e talvolta questo “cuore”, nel carciofo e nelle cose, lo troviamo piccolo e insignificante, o non lo troviamo affatto. E non sarebbe inopportuna una nota di storia, perché i Persiani e Alessandro il Macedone, persuasi, come poi quelli del “Cynar”, che il carciofo rinsaldasse i nervi,  ordinarono che le loro truppe ne mangiassero con continuità. Non sarebbe fuor di luogo  condire il discorso con qualche nota storica sul “porcino” vesuviano, che a Somma chiamano ancora “sillo”, dal latino” suillus”, che significa, appunto, “ di porco, porcino”.  Sollecitato da una gentile signora, ho raccontato, ancora una volta,  che i Domenicani di Madonna dell’ Arco portarono nel territorio il baccalà per i venerdì di magro del convento e delle folle di fedeli che si recavano, a Pasqua, al santuario: le vasche per l’ammollo, però, quando Murat diede l’autonomia a Sant’ Anastasia, restarono nel territorio di Somma, e i Sommesi ebbero il merito di incrementare, da subito, la produzione e il commercio del merluzzo “conciato”, diventato profondamente napoletano e vesuviano, ormai “ immemore del Baltico”, come poetò Domenico Rea. Dalla storia alla letteratura. Subito citeremmo il carciofo “marziale” a cui Neruda ha dedicato un’ode gustosa, letta splendidamente da Sonia Sodano durante la serata: il carciofo “non fu mai tanto marziale/ come alla fiera,/ in mezzo agli ortaggi / con le camicie bianche”. Ma come Orlando, innamorandosi perdutamente di Angelica, perde il senno e la dignità del guerriero, così anche il carciofo di Neruda viene umiliato da Maria che lo prende dal banco del mercato, “lo compra” e lo “confonde” nella sua borsa, tra un paio di scarpe e un cavolo cappuccio. E spiegheremmo che il risotto preparato da Antonio e Enrico, gli chef di “Masseria Alaia” con seppie e carciofi è, garantisce Eduardo, un risotto “all’uso nuosto”, perché è “c’’a robb’ ‘e mare,/ lattarule, fasulare, ranf’ ‘e purpe..” Ma, per commentare questo menu, credo che il punto di vista più adatto sia quello  della pittura. Diceva Claudio Sadler, Maestro di cucina e proprietario dell’omonimo ristorante milanese, che “l’impatto visivo di un piatto può essere simile a quello di un quadro”.  Già Toulouse Lautrec, pittore grandissimo e cuoco assai raffinato, aveva detto qualcosa di simile. Gli chef della “ Masseria Alaia”  hanno dato alla zuppetta, al soufflé di baccalà, al polipo croccante, al risotto e alla tagliata di frutta i toni delicati di pastello e di tempera, rosa, celeste, grigio di seppia, vermiglio chiaro: toni che  rappresentavano visivamente il morbido vigore dei sapori e dei profumi. Il percorso delle “ vie del gusto” è iniziato con il favore dei numi: gli chef hanno interpretato nel modo più piacevole la nostra intenzione di parlare del “gusto” vesuviano e di dimostrare  che un “piatto” raffinato coinvolge tutta la nostra sensibilità. E dunque il primo segreto della buona tavola sta nella “sympatheia”, nell’accordo di mente e di cuore che deve legare i commensali: se uno di essi prende la nota in modo sbagliato, se non sa stare con gli altri, se  non conosce i tempi e i ritmi della conversazione, insomma, se stecca, allora tutto l’impianto melodico si sfascia. La cena di giovedì ha confermato tutto questo. Un coro di splendide signore ha accompagnato, nel canto e nel movimento ritmato delle mani, i Maestri “Amici di Caruso”. E non una nota è andata fuori registro: sono i miracoli della musica: la interpretino gli chef o la suonino i musicisti, se è armonia perfetta, obbedisce alle stesse leggi.  

Sant’Anastasia, medaglia d’oro all’avvocato Genesio Allocca per i 50 anni di professione

Le motivazioni con le quali il consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola ha consegnato al penalista anastasiano la medaglia d’oro: “probità, competenza e attaccamento alla toga”. Cinquant’anni di iscrizione all’albo e una medaglia d’oro ricevuta dal consiglio dell’Ordine di Nola all’avvocato penalista Genesio Allocca per «probità, competenza e attaccamento alla toga», anastasiano che celebra dunque le «nozze d’oro» con la professione.  Nella cerimonia tenutasi a Nola, sono stati premiati anche Francesco Granata, Ciro Nappi e Ciro Spadaro, per quarant’anni di professione, e Mario Di Tuoro anch’egli avvocato da mezzo secolo. «Sono onorato del riconoscimento – dice l’avvocato Allocca – ed è importante ricordare come nel corso della premiazione sia stata sottolineata la figura dell’avvocato quale parte insostituibile del processo penale al fine di renderlo un giusto processo e come sia necessario impedire il decadimento della funzione dell’avvocato nella società moderna con, per esempio, un “albo a numero chiuso” che limiti l’accesso a chi è inidoneo ad esercitare la professione, di fronte ad un mercato che ha domanda di gran lunga inferiore all’offerta».

Dramma call center: salvi i lavoratori Gepin. Saranno fatti assumere da Poste

Ora la vertenza dell’ufficio di Casavatore punta alla tutela dei diritti.   Dramma call center: se tutto filerà liscio i lavoratori Gepin potranno dichiararsi salvi. Il governo ha infatti annunciato che Poste Italiane, uno dei principali committenti nazionali dei call center,li farà riassumere. Dunque, c’è stata una vera svolta positiva nella vicenda dei 352 licenziamenti al call center di Poste, il call center “Gepin Contact”. Questo perché giovedi pomeriggio la vice ministro allo sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha annunciato che Poste Italiane imporrà ai prossimi vincitori delle gare per l’aggiudicazione dei suoi servizi l’applicazione della clausola sociale, vale a dire il riassorbimento di tutti i lavoratori minacciati dai licenziamenti. La notizia è stata resa nota, tra gli altri, ai segretari territoriali campani di Slc Cgil (Osvaldo Barba ), Fistel Cisl ( Salvatore Topo ) e Uilcom Uil ( Massimo Tagliatela ) riuniti con la viceministro attorno  al tavolo tenuto l’altro ieri al ministero dello Sviluppo Economico. Sindacalisti che hanno accolto con soddisfazione la notizia. L’applicazione della clausola sociale sventerà anche i 220 licenziamenti di tutti i dipendenti della sede Gepin di Casavatore, ubicata in viale delle Industrie, uffici in un primo momento destinati a chiudere. L’annuncio del governo ha quindi determinato l’immediata gioia dei lavoratori rimasti in trepidante attesa. Subito dopo aver appreso della svolta i dipendenti hanno festeggiato davanti alla sede del ministero. Non è stato ancora definito il percorso di salvataggio, però. Se infatti i lavoratori saranno prima licenziati e poi riassunti perderanno lo “scudo” dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, perché saranno riassunti in regime di jobs act. L’articolo 18 consente il reintegro del dipendente licenziato senza giusta causa. Intanto il tempo stringe. La scadenza della procedura di licenziamento avviata da Gepin è prevista per il prossimo 30 maggio. Prima di quella data governo, azienda e sindacati si riuniranno di nuovo, probabilmente sempre al Mise, per concertare la giusta strategia finalizzata alla tutela di tutti i posti di lavoro. E c’è attesa anche sul fronte Almaviva, il colosso dei call center italiani. Per la sede di Napoli quest’azienda multinazionale ha dichiarato 400 licenziamenti su 867 dipendenti.                                                                        

Scandalo sprechi finanziamenti studenteschi

Al via #operazioneTrasparenza di Link Napoli. Chiediamo chiarimenti sulla gestione dei finanziamenti alle associazioni studentesche. Oggi 13 Maggio gli studenti di “Link – Studenti Indipendenti”, dopo aver avuto accesso alla rendicontazione dei progetti delle associazioni studentesche, si sono recati con una delegazione a chiedere chiarimenti al Rettore della Federico II, Gaetano Manfredi. Siamo stati ricevuti dal prorettore Arturo De Vivo, il quale si è impegnato ad approfondire la questione senza, però, prendere posizione. “Per troppo tempo abbiamo visto i soldi della nostra Università spesi in maniera scellerata. L’assenza di trasparenza della discussione all’interno degli organi centrali dell’Ateneo, in particolare il CdA, ci ha negato la possibilità di bloccare lo spreco di cui ora prendiamo visione – dichiara Mattia Papa, Coordinatore di Link Napoli -. La Federico II mette a disposizione circa €390.000 come fondo di finanziamento per le attività culturali e sociali proposte dalle associazioni studentesche. I progetti approvati sono stati all’incirca una sessantina e consistono in convegni, corsi di formazione, pubblicazioni di giornalini di facoltà, aggiudicati a gruppi che sono quasi tutti riconducibili a Confederazione degli Studenti, il “network” di varie associazioni dipartimentali come StudentiGiurisprudenza, ASSI, Associazione UNINA, Universo, Demos, e tante altre, che gestisce gran parte della rappresentanza studentesca, e che si presenta alle prossime elezioni studentesche del 18 e 19 maggio. Crediamo che i finanziamenti da parte dell’Ateneo per progetti studenteschi sia uno strumento fondamentale per la partecipazione degli studenti alla vita della propria università. Altro conto sono i soldi degli studenti spesi in maniera dubbia con conti di spesa che ci lasciano altrettanto scettici”. Un caso eclatante lo rappresenta, ad esempio, lo “University Music Festival”, un evento musicale, finanziato per circa€90.000, in deroga al tetto massimo di €15.000, che il bando stabilisce per ogni singolo progetto. Qui la questione poco chiara è quella relativa agli incassi del servizio bar, e all’ingresso di chi non era della Federico II, il quale non beneficiava dell’entrata gratuita. Escludento l’UMF, i finanziamenti ammontano a €174.487,08. Solo 3 capitoli di spesa fanno quasi il 70% dei fondi stanziati: oltre €100.000 di tipografia, più di €10.000 di colazioni e altrettanti per “altre spese” non meglio specificate. Quasi tutti questi progetti sono tutti riconducibili a Confederazione oppure a liste e associazioni a loro vicine. Gruppi che gestiscono in maniera monopolistica la rappresentanza, essendo presenti solo loro negli organi centrali, nei quali non regna la trasparenza. “Questi casi gettano una forte ombra sulla gestione dei finanziamenti da parte delle associazioni studentesche, in gran parte riconducibili a Confederazione. È inaccettabile che in un momento di forte crisi e di definanziamento del sistema universitario, mentre le tasse aumentano e i servizi di diritto allo studio diminuiscono, ci si permetta di sprecare in questo modo ingenti quantità di fondi universitari – continua Domenico Cristiano, Resp. Org di Link Napoli -. La cosa diventa ancora più fastidiosa se parte della responsabilità di questo spreco è in capo a chi dice di rappresentare i bisogni e le istanze degli studenti, e poi sfrutta la propria posizione per scalate di potere e interessi personali. Per questo motivo, crediamo, che ci sia bisogno di una differente modalità di gestione per l’elargizione di contributi per le attività studentesche: più trasparente, maggiormente partecipata, e che valuti attentamente i dettagli delle spese”. A questo link, e in allegato le rendicontazioni in nostro possesso:  https://drive.google.com/file/d/0B2LtDUOH6JC5cEhDcDBUeW5HbzA/view Link Napoli – Coordinamento Universitario

Spaccio nel liceo di Pomigliano: c’è poca voglia di parlarne

L’esponente degli studenti: “Prima dovremo confrontarci”. Fuori e dentro la scuola la voglia di parlarne è poca, quella d’interrogarsi su quanto avvenuto soprattutto. Fatto sta che è di quelli che dovrebbero far scaturire un minimo di riflessione l’arresto per spaccio di droga di uno studente di 18 anni, arresto messo a segno mercoledi dai carabinieri nel cortile secondario del liceo classico scientifico di Pomigliano, l’Imbriani. B.M., di Mariglianella, ragazzo proveniente da un contesto familiare del tutto normale, è stato bloccato in mattinata sotto le mura dell’istituto dai militari della compagnia di Castello di Cisterna, diretti dal capitano Tommaso Angelone, proprio mentre cedeva, dietro pagamento, una dose di marijuana ad altri due studenti. Poco dopo i carabinieri hanno perquisito l’abitazione del giovane. Qui sono stati trovati 20 grammi di marijuana, già divisa in dosi pronte allo smercio, una dose di mdma, cioè l’excstacy, la droga sintetica fortemente allucinogena, un bilancino, materiale da confezionamento e 30 euro in contanti ritenuti provento di attività illecita. Il ragazzo è stato messo agli arresti domiciliari. I due giovani che hanno acquistato lo stupefacente sono stati segnalati alla prefettura. Intanto giovedi pomeriggio, nella scuola, si è riunito il collegio dei docenti. Ma l’arresto dello studente non era l’argomento all’ordine del giorno. “Non posso parlare perché non so nulla”, risponde frettolosamente, mentre sta per fare ingresso nell’istituto, il preside Pasquale Lauri, un recente passato da assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del comune di Pomigliano. “Dopo l’arresto – racconta Lauri – mi sono recato nella stazione dei carabinieri per saperne di più, ma non mi hanno detto niente…Se organizzeremo qualcosa per discutere dell’argomento? Si, lo faremo “. Poca voglia di parlarne anche tra gli studenti. Anzi, Vincenzo Di Buono, rappresentante dei 1100 iscritti all’Imbriani, è piuttosto categorico. “Su questo non abbiamo intenzione di esprimerci – replica sicuro – perché comunque era un nostro compagno. La mia non è omertà – chiarisce però Vincenzo – il fatto è che noi studenti dobbiamo prima confrontarci”. Di Buono fornisce un profilo dello studente arrestato tutto sommato ordinario. “Non ha mai creato problemi – spiega – era solo un po’ più vivace”. Per il resto l’esponente dei ragazzi aggiunge dicendo che “quest’anno soprattutto la situazione è molto tranquilla a scuola” e che “all’Imbriani si fanno molte iniziative”. Il liceo classico scientifico di Pomigliano, realizzato una quindicina di anni fa, ha avuto un passato piuttosto turbolento. Proprio poco dopo la sua inaugurazione il primo piano dell’edificio fu preso a colpi di bombe molotov. Andò a fuoco un’intera alla della scuola. Lo spaccio di droga ha poi flagellato per anni gli ingressi del liceo. La vendita di ogni tipo di stupefacente veniva effettuata all’esterno dai “guaglioni” dei clan locali. “Un fenomeno di parecchi anni fa”, rassicura però Vincenzo. A diversi anni fa risale anche l’arresto di alcuni studenti per furto di auto. Altri episodi spiacevoli risalgono all’anno scorso, quando nell’aprile del 2015 l’intero laboratorio di informatica è sparito.  Rubati anche i computer in dotazione ad alcune classi. Attrezzature chiuse a chiave all’interno di armadietti metallici che sono stati sistematicamente forzati e razziati. Rubati complessivamente 50 tra pc e tablet per un valore totale stimato di 25mila euro. Un altro furto era stato consumato l’8 novembre del 2014: 10 tablet spariti.  

San Giuseppe Vesuviano. In aula consiliare il dibattito su “Il significato della musica”

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Seguirà il concerto degli allievi dell’Accademia “F. Chopin”. Oggi pomeriggio, alle ore 18:30, l’aula consiliare ospiterà l’evento intitolato “Il significato della musica”, promosso dal Lions/Leo Club di San Giuseppe Vesuviano e patrocinato dall’Ente di piazza Elena d’Aosta. Nel corso dell’incontro si affronterà la questione dell’odierno multiculturalismo linguistico e si cercherà di individuare nuove strade e nuovi percorsi per poter “riparlare il linguaggio dei rapporti umani”. Parteciperà al pomeriggio di approfondimento, quale relatore, il Prof. Mario Dura. Al dibattito, poi, seguirà il concerto degli allievi del laboratorio musicale dell’Accademia “F. Chopin” del Maestro Angelo Caldarelli.

Marigliano. Volontariato, opportunità di crescita interiore

Incontro di formazione dal tema : Conoscere il volontariato, Affidarsi, Fidarsi. L’Associazione DI.VO.  nell’ambito del progetto “GEFIRA” sostenuto dalla Fondazione con il Sud  con  il bando “Reti di volontariato locale”, in collaborazione con Ambiente Azzurro, La Rosa Roja-Campania, La Rosa Roja-Sardegna e la Parrocchia San Giovanni Battista di Faibano-Marigliano Ha organizzato un ‘ evento  pubblico nella Parrocchia “S. Giovanni Battista” di Marigliano dal tema: Conoscere il volontariato, Affidarsi, Fidarsi  per promuovere il ben – esistere dell’altro. Obiettivo valorizzare la qualità positiva nei diversi campi di espressione della persona in difficoltà dal punto di vista relazionale, cognitivo e psicologico. L’integrazione di qualità è qualità positiva non solo per il soggetto disabile ma per tutti i partecipanti nei processi d’integrazione. Hanno partecipato all’evento la dott.ssa Franca Esposito, presidente dell’associazione Di.Vo., capofila del progetto Gefira, il dott. Giuseppe Romano coordinatore del Progetto Gefira  ed il prof. Michele Quartucci  presidente dell’associazione Ambiente Azzurro in rete con il Progetto Gefira, che hanno sottolineato l’importanza  dell’attività di volontariato ma soprattutto l’effetto benefico che ha  sulla propria serenità interiore. Il progetto mette in rete dieci associazioni del territorio, dando valore alla sensibilizzazione del volontariato,  inoltre vuole rafforzare il  centro semiresidenziale per soggetti portatori di disabilità che è presso la DI.VO. In seno al progetto si sono instaurati i gruppi di mutuo aiuto per sostegno ai familiari di soggetti alcoolisti e di altre dipendenze. L’intervento di Don Giovanni Varriale, Parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista, e di Rosanna Quartucci, volontaria, hanno testimoniato l’immenso patrimonio sociale che il volontariato rende disponibile alle persone che hanno particolari bisogni e che le strutture istituzionali non riescono a soddisfare. La presidente dell’ associazione la Rosa roja-Sardegna, ing. Eizabeth Rijo ha affrontato il tema dell’immigrazione e del mediatore linguistico, augurando buon lavoro alla neo-presidente, dott.ssa Pina Iossa, della associazione la Rosa roja-Campania. Al termine dell’incontro, in un clima disteso e sereno, i partecipanti si sono resi disponibili ad accogliere chiunque voglia conoscere il mondo del volontariato e o offrire le proprie forze in termini di tempo, capacita e conoscenze per costruire una rete di volontariato sempre più grande.

Un capolavoro sempre attuale: “Come in uno specchio”, di Ingmar Bergman.

In una stagione come questa, in cui il cinema riscopre la suggestione dell’indagine psicologica e noi europei ci chiediamo di nuovo chi siamo e dove andiamo, forse è utile ricordare che all’inizio del viaggio ci sono i capolavori di Bergman.  “Come in uno specchio” (Såsom i en spegel) è un film del 1961, scritto e diretto da Ingmar Bergman, è il primo della cosiddetta “Trilogia del silenzio” o “Trilogia dell’assenza di Dio”, ad esso seguiranno negli anni successivi “Luci d’inverno” e lo sconvolgente “Il Silenzio”. Bergman, con questa trilogia e con questa pellicola in particolare, mostra di essere il più grande comunicatore della storia del cinema: la sua retorica dell’incomunicabilità difatti trova in questi tre film un passaggio cruciale e la “Trilogia del silenzio” è un momento necessario per comprendere la condizione naturale dell’artista e dell’umanità tutta. Se è pur vero che Bergman ha tentato durante tutto il corso della sua vita di dare forma al suo malessere e di scoprire chi fosse, è anche vero che proprio grazie a lui lo spettatore riesce a comprendere meglio se stesso. Difatti, con la “Trilogia del silenzio”, l’autore offre quella che è, molto probabilmente, la risposta più sensata che l’essere umano abbia mai ricevuto alla sua incessante invocazione del divino. Al centro della storia di “Come in uno specchio” vi è la vicenda di una famiglia i cui legami, durante il corso di una vacanza in un rifugio un’isola remota, sono messi duramente alla prova quando la figlia Karin (Harriet Andersson) scopre che suo padre ha utilizzato la sua schizofrenia come mezzo per raggiungere il tanto agognato successo letterario. Mentre Karin scivola dentro e fuori dagli schemi della lucidità, suo padre (Gunnar Björnstrand), suo marito (Max von Sydow) e suo fratello minore (Lars Passgård) non sono in grado di impedire in alcun modo la sua discesa straziante verso l’ abisso della malattia mentale che si apre davanti a lei. Vincitore, nel 1962, dell’Oscar al miglior film straniero e con una prestazione di a dir poco stupefacente della Andersson, “Come in uno specchio” presenta una visione sincera e risoluta della crisi di una famiglia e di una psiche tormentata e scossa dall’immanente, misteriosa presenza  del Divino. Bergman sceglie di spogliare le immagini di qualsiasi effetto che possa anche solo minimamente distogliere l’attenzione dello spettatore dalle riflessioni che è chiamato a fare e dal drammatico universo interiore dei personaggi che vivono il loro dramma sulla scena. Questa scelta stilistica è estremamente adeguata al contesto e, più che indovinata, pare inevitabile, proprio come la scelta del rosso come colore predominante in “Sussurri e grida”. Karin, ancora innocente e dolce Ofelia, è in balia delle proprie percezioni e dei tre personaggi maschili: l’incessante presenza di Dio (che ai suoi occhi si presenta nella tremenda veste di ragno) e l’ irresponsabile “leggerezza” con cui i suoi familiari imbrattano la sua quotidianità, portano la donna a brancolare spaventata nel buio disordinato della sua mente. La struggente verità è che non solo Karin, ma anche gli altri sono afflitti da un male interiore: il problema è che ognuno, proprio come all’interno di uno specchio, lo riconosce negli altri. L’unica risposta rassicurante, risposta che in realtà riflette il parere personale, ma non definitivo, di Bergman, è data nel finale: “Si tratta di sapere che l’amore esiste per davvero nel mondo umano.Non so se l’amore è la prova dell’esistenza di Dio o se l’amore è Dio stesso.  […] “Allora Karin è circondata da Dio, dal momento che l’amiamo.” In definitiva, il regista trova nell’amore la prima risposta al problema della circolarità della disperazione e della tensione infinita verso Dio. E questa è, forse, la conclusione meno dolorosa che si possa accettare dopo aver scrutato cosa c’è dietro quel vetro buio e nebuloso che è il nostro io. CINEMA E PAROLE http://ilmediano.com/category/territorio/cinema-e-parole/

Pomigliano, il presidente del consiglio al capogruppo Pd: “Sei stupido!”. E i democratici abbandonano l’assemblea

Duro comunicato del Partito Democratico: “Atto di arroganza e maleducazione indegno di quella carica”.    Subito dopo l’episodio il presidente del consiglio comunale ha smentito di averlo detto. Ma è di quelli senz’appello il filmato di Ora Tv, la televisione  che in esclusiva trasmette in diretta le sedute dell’assemblea cittadina: “Sei uno stupido!  Va bene così?!? Sei uno stupido! Vai al posto tuo!”. Parole, poi smentite, urlate dal microfono  da Maurizio Caiazzo (Udc)  al capogruppo del Partito Democratico, Michele Tufano. Tufano che a quel punto s’infuria. E poco dopo i consiglieri comunali Pd abbandonano l’aula, ma non prima di un ultimo appello da parte del consigliere democrat Giovanni Russo. “Presidente, prima di riprendere i lavori è necessaria una riunione dei capigruppo visto quello che è successo”, la sua richiesta . “Per quanto mi riguarda – la replica di Caiazzo – non parteciperò a nessuna riunione dei capigruppo…per quanto mi riguarda possiamo continuare il nostro consiglio comunale: io assolutamente non ritengo di aver offeso nessuno quindi non intendo sospendere il consiglio comunale “. L’Aventino dei quattro consiglieri di opposizione democrat  (Michele Caiazzo, Michele Tufano, Giovanni Russo e Giovanni Toscano)  è stato la logica conseguenza di quella risposta.  Del resto è difficile trovare precedenti del genere, anche negli altri comuni dell’hinterland confinanti con Pomigliano, e cioè un presidente del consiglio comunale che dà dello stupido al capogruppo di un importante partito d’opposizione,  il Pd a Pomigliano.  Dopo l’abbandono dei consiglieri democratici Dario De Falco, leader del Movimento Cinque Stelle a Pomigliano, si è alzato dai banchi e ha preso la parola esprimendo la sua solidarietà a Tufano.  Ha ricordato che  lui stesso ormai ci è abituato. “Il sindaco mi ha dato tre volte dell’imbecille”, l’intervento di De Falco. Parole che a loro volta hanno fatto sobbalzare il sindaco Raffaele Russo, posizionato accanto a Maurizio Caiazzo . “Io non ti ho mai dato dell’imbecille”, la smentita immediata del primo cittadino. E’ stato un duetto da cinema quello interpretato insieme da Raffaele Russo e Maurizio Caiazzo ieri in consiglio comunale.  Il sindaco e il presidente dell’assemblea cittadina  usavano dei toni davvero inusuali per il ruolo istituzionale che ricoprono, toni caratterizzati da espressioni dialettali che rendevano al limite del teatrale il loro modo di affrontare le opposizioni.  L’abbrivio a tutto quanto è stato “firmato” dal sindaco Russo. Poco dopo le dieci del mattino i lavori del consiglio si dovevano aprire con la discussione del conto consuntivo. E invece Russo ha preferito iniziare annunciando urbi et orbi di aver denunciato il giornale Il Mattino e il giornalista ( chi vi scrive, Pino Neri ) che nel redigere l’articolo sugli arresti nel clan D’Avino, dell’attigua Somma Vesuviana, si è permesso di delineare un contesto territoriale nel quale figurano comuni finiti nel mirino della prefettura, comuni tra i quali c’è anche quello di Pomigliano appunto. Una notizia trita e ritrita, questa del comune di  Pomigliano inserito nell’elenco dei “sorvegliati speciali” in provincia di Napoli, perché pubblicata da La Repubblica e da tanti altri giornali due mesi fa. Ma il sindaco Russo ha preferito usare il consiglio comunale per annunciare la denuncia a carico di un giornalista.  “Sbraita contro  un giornalista al quale va la mia solidarietà”, la presa di posizione del capogruppo Tufano durante il consiglio di ieri. Parole a cui seguiranno in serata il comunicato del Pd sulle frasi di Maurizio Caiazzo all’esponente democratico e quelli del Sindacato Unitario dei Giornalisti Campani e dell’Ordine dei Giornalisti della Campania e del Movimento Cinque Stelle a sostegno di chi vi scrive e continuerà a farlo senza temere condizionamenti o minacce. Ecco il comunicato del Pd: ” Durante la seduta del Consiglio Comunale avente all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio, il Presidente del Consiglio Comunale Maurizio Caiazzo ha rivolto ripetutamente offese ed ingiurie (“Sei uno stupido!”) al capogruppo del PD Michele Tufano. Si tratta dell’ennesimo atto di arroganza e maleducazione grave ed indegno messo in atto da chi ricopre la carica di Presidente dell’Assise cittadina. Questo episodio denota mancanza di rispetto non solo verso il consigliere Tufano ma sopratutto nei confronti della funzione istituzionale e dell’intera Assemblea rappresentativa. A seguito di tale gravissimo atteggiamento abbiamo invitato il Presidente del Consiglio Comunale a rivolgere formali scuse al Consigliere Tufano e al Consiglio tutto. Scuse che non sono pervenute. Abbiamo dovuto abbandonare la seduta perché erano venute a mancare le condizioni minime di rispetto della dialettica politica e dei principi della buona educazione. Questo episodio rappresenta l’ennesima riprova della totale incapacità ed inadeguatezza a svolgere il ruolo di Presidente del Consiglio Comunale”. Ed ecco il comunicato di solidarietà al sottoscritto da parte  di Dario De Falco, della capogruppo in consiglio regionale  Valeria Ciarambino  e di tutto il Movimento Cinque Stelle: ” Quando stamattina in Consiglio comunale abbiamo espresso vicinanza e solidarietà unanime al Procuratore della Repubblica Colangelo per il quale era pronto il tritolo della camorra e abbiamo fatto i complimenti alle Forze dell’Ordine per l’ultimo blitz che ha sgominato il clan D’Avino Anastasio operante nell’area Vesuviana, il Sindaco di Pomigliano ha anche detto di aver denunciato un giornalista per alcune accuse infamanti sulla Città. Sono talmente abituato alle sue minacce in Consiglio, ormai le usa come intercalare, che ormai, dopo un anno di sedute, passano quasi inosservate. Non avevo capito a chi e a cosa si riferisse e devo ammettere di non aver prestato la giusta attenzione alle sue, gravi, parole. Ora ho scoperto che si riferiva ad un articolo di Pino Neri, un giornalista coraggioso de Il Mattino di Napoli, un professionista libero, che si è permesso di scrivere che gli affiliati al clan D’Avino Anastasio erano operanti nella zona compresa tra Somma Vesuviana Sant’Anastasia, Castello di Cisterna e Pomigliano. Il Sindaco, invece di interessarsi della ‪#‎criminalità nella nostra città (per lui “è un problema che non esiste!”), si preoccupa di chi la denuncia la fa nell’Aula del Consiglio comunale e della Camera dei Deputati, di chi ne parla e la racconta sui giornali. Io sarò sempre dalla parte di chi non si gira dall’altra parte! Esprimo la mia personale solidarietà e la solidarietà di tutto il Movimento Cinque Stelle a Pino Neri”.