“Pesce d’aprile” famosi: il pesce salato di Cleopatra, l’”invasione dei marziani” di Orson Welles, gli alberi di spaghetti della BBC

L’origine della tradizione del “pesce d’aprile”. La pesca di Marco Antonio e lo scherzo che gli fece Cleopatra. Gli alberi svizzeri che producono spaghetti in un celebre “pesce d’aprile” organizzato in Inghilterra dalla BBC. L’invasione dei marziani raccontata in diretta ai newyorchesi da Orson Welles.   Nessuno sa come veramente sia nata questa tradizione del “pesce d’aprile” che consacra il primo giorno del mese a scherzi di ogni genere. C’è chi pensa che l’espressione sia stata coniata per prendere in giro i Francesi che continuarono a festeggiare l’inizio dell’anno tra il 25 marzo e il 1° aprile anche dopo il 1564, l’anno in cui il re Carlo IX, figlio di Caterina de’ Medici, decretò che il capodanno venisse per sempre celebrato il primo giorno di gennaio. I Napoletani erano persuasi che la tradizione avesse a che fare con la ninfa Partenope, che proprio il primo giorno di aprile si era divertita a trasformare in pesci alcuni pescatori: e infatti quel giorno le barche da pesca non scendevano in mare.Ma forse aveva ragione il cronista del giornale napoletano “L’Arlecchino”, che, il 1° aprile del 1848, esortò i suoi lettori a non prestar fede a chi dichiarasse di aver scoperto, finalmente, l’origine della tradizione: “non credetegli, è un pesce d’aprile”. Qualcuno ha pensato che all’origine di tutto ci fosse lo scherzo che Cleopatra fece a Marco Antonio proprio durante una pesca, uno scherzo che resta comunque tra i “pesce d’aprile” più clamorosi. Racconta Plutarco che Marco Antonio di notte, vestito da servo, si divertiva a girare per i quartieri “popolari” di Alessandria, a bussare alle porte e alle finestre, e a prendere in giro quelli che stavano dentro. Cleopatra, che del romano era veramente innamorata, “lo accompagnava nei suoi giri, vestita da serva”. Gli Alessandrini stavano al gioco, e dicevano che “Antonio usava la maschera tragica con i Romani e quella comica con loro”.Un giorno Antonio stava sugli scogli della città a pescare, ma non riusciva a prender nulla, e, poiché era presente Cleopatra, “si angustiò”, forse perché la regina si divertiva nell’assistere alla sua vana fatica. Allora il condottiero romano ordinò ad alcuni pescatori di immergersi di nascosto, e di attaccare al suo amo dei pesci pescati in precedenza e “per due o tre volte tirò su la lenza” carica di preda. La regina, che aveva capito tutto, ammirò ad alta voce l’abilità di Marco Antonio, e gli chiese di rinnovare la pesca anche il giorno dopo. E il giorno dopo si presentò scortata dai suoi amici. Antonio “calò la lenza, e Cleopatra comandò a un servo di immergersi nell’acqua e di attaccare all’amo un pesce del Ponto, già salato. Antonio convinto di aver preso qualcosa, tirò su la lenza” e tutti videro che era un pesce già messo sotto sale, e che per di più non  frequentava il  mare di Alessandria, ma solo il  mar Ponto, che oggi chiamiamo Mar Nero. E tutti risero. Forse anche Marco Antonio. Il 1° aprile 1957 la BBC mandò in onda un documentario in cui si vedevano i membri di una famiglia svizzera che con visibile gioia facevano la raccolta degli spaghetti cresciuti sugli alberi del loro giardino, e, dopo averli raccolti, li disponevano nei cesti. Il documentario era corredato da foto di un pastificio e da canzoni italiane. Spiegava il presentatore che quegli svizzeri coltivavano spaghetti per consumarli in famiglia, mentre in Italia c’erano sconfinate selve di questi alberi “spaghettiferi”, e che i coltivatori erano riusciti, grazie a un sapiente gioco di incroci e di innesti, a far sì che gli spaghetti prodotti fossero tutti della stessa misura (vedi foto in appendice). Lo scherzo era stato preparato qualche giorno prima, in un giardino nei pressi del lago di Lugano, dal cineoperatore austriaco Charles de Jaeger e dal pubblicitario svizzero Albert Kunz, che avevano usato spaghetti inumiditi: “da questa umidità si vede che sono perfettamente maturi e pronti per il raccolto”..Centinaia di inglesi telefonarono per chiedere informazioni precise sulla coltivazione degli spaghetti. Fu a loro risposto che dovevano mettere in giardino barattoli pieni di spaghetti cotti e aspettare che ne germogliasse la pianta. Lo scherzo organizzato da Orson Welles andò in onda il 30 ottobre del 1938, e dunque, a rigor di termini, non è “un pesce d’aprile”, ma l’ultimo giorno di ottobre è la vigilia di Halloween, e dunque lo scherzo di Welles, uno dei più famosi della storia, può rientrare nella categoria. Quel 30 ottobre Orson, che allora aveva 23 anni, pensò di leggere ai microfoni della CBS Radio di New York alcune pagine del romanzo di H.G. Wells “La guerra dei mondi”, spostando però l’ambientazione della scena da Londra a New York. Così il racconto radiofonico, sviluppato con straordinaria abilità da Orson Welles, divenne la cronaca in diretta dell’arrivo dei marziani nella città americana. Ci furono scene di panico, anche se il giorno dopo i giornali caricarono le tinte della descrizione di ciò che era avvenuto: ma nessuno poté negare che in molte strade il traffico era stato bloccato dalle auto di decine di newyorchesi in fuga dalla città invasa dai marziani. E Orson Welles, che forse quella sera ebbe l’idea del film che lo avrebbe reso famoso “Quarto potere”, fu sul punto di essere arrestato per procurato terrore.

Casoria, non rispettano la distanza di sicurezza: rissa in un supermercato. Denunciate due persone

I  Carabinieri hanno denunciato due persone. Continuano le indagini per risalire agli altri due. I carabinieri della stazione di Arpino di Casoria hanno denunciato 2 delle 4 persone coinvolte in una rissa all’interno di un supermercato di Via Nazionale delle Puglie a Casoria. Si tratta di un 21enne di Casalnuovo di Napoli e di un 28enne di Casoria, entrambi già noti alle ffoo. I due denunciati – hanno riscostruito i militari – sono stati aggrediti perché non rispettavano la distanza di un metro e non indossavano la mascherina di protezione nella fila che anticipava il pagamento alle casse Il 21enne è stato trovato in possesso di un coltellino e risponderà anche di porto abusivo di arma da taglio. L’altro sarà denunciato anche per possesso ingiustificato di chiavi alterate grimaldelli poiché portava con sé due cacciaviti, un paio di forbici e alcune chiavi modificate,  e per vilipendio alle forze armate. Durante il controllo ha offeso e insultato gli operanti e l’intera Arma dei Carabinieri. iL VIDEO DELLA RISSA PUBBLICATO DAL CONS. REG. BORRELLI  
 

Somma Vesuviana, coronavirus, dalla gara di solidarietà nasce anche l’iniziativa del cesto solidale

Dopo il contributo elargito dal governo centrale per tamponare l’emergenza sociale, diretta conseguenza di quella sanitaria, in tutti i comuni del territorio ci si adopera per mettere a punto gli avvisi pubblici tesi a distribuire gli aiuti alimentari del cosiddetto “bonus spesa”. Da nord a sud, da est a ovest, i criteri per l’assegnazione dei fondi sembrano essere gli stessi: dare qualcosa a chi in questo momento non ha più niente. Tantissime persone, infatti, costrette al lavoro nero o a prestazioni occasionali e precarie, si ritrovano improvvisamente a non poter contare su un reddito, in seguito a un mese di marzo disastroso che per via dell’isolamento ha bloccato ogni produttività. Molte amministrazioni comunali sono orientate a distribuire i contributi sotto forma di ticket e buoni spesa settimanali, anche su carte ricaricabili. A Somma Vesuviana spetta un importo pari a 330.143,49 euro, una cifra che risulta dal numero degli abitanti ma anche dall’apporto di uno specifico algoritmo. Ora il comune vesuviano, come tutti gli altri, dovrà stipulare apposite convenzioni con gli esercizi commerciali, da inserire poi nell’elenco da pubblicare sul proprio sito istituzionale. Tuttavia, in attesa di concretizzare gli aspetti burocratici, non si ferma la gara di solidarietà tra la comunità: l’ultima notizia riguarda la donazione effettuata dagli imprenditori dell’azienda F.lli D’Avino spa (import ed export di prodotti ittici) e dei Supermercati Gennarì, con il patrocinio del Comune di Somma Vesuviana e la collaborazione della Parrocchia di S. Michele Arcangelo. Un cesto solidale di cui si può usufruire solo ed esclusivamente presso il supermercato Gennarì che si trova in via Aldo Moro, 146. Un piccolo dono fatto con il cuore, con la speranza che tutto questo finisca al più presto. Perché, come fanno sapere i protagonisti del gesto esemplare: “Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”. Un altro gesto di solidarietà straordinario anche al Casamale promosso dai Supermercati Perna, che ha posizionato un cesto enorme sui gradini della Chiesa Collegiata con la scritta: “Chi può metta, chi non può prenda

Somma Vesuviana, l’Associazione Antonio Seraponte invita la città alla processione “virtuale”del Cristo Morto

L’Associazione Culturale Musicale “Antonio Seraponte” INVITA i Cittadini, le Istituzioni, e le Forze dell’ordine e le Associazioni del territorio a partecipare virtualmente, ognuno da casa propria, alla Processione del Cristo Morto. “Visto il comunicato della Confraternita “Pio e Laical Monte della Morte e Pietà” pubblicato sulla pagina del Mediano.It in data 31/03/2020, con cui si annuncia l’annullamento della Processione a causa dei divieti e limitazioni in atto, l’Associazione “Antonio Seraponte”, trattandosi di un evento storico molto sentito e partecipato da migliaia di fedeli e non,  per dare una iniezione di fiducia e di vicinanza all’intera popolazione, ha pensato di organizzare una Processione virtuale e immaginaria”. A spiegarlo ai nostri taccuini è Ciro Seraponte,  vera anima dell’Associazione Culturale Musicale “Antonio Seraponte” .”Stiamo preparando un video – continua Ciro- in cui tutti i ragazzi della Banda Musicale, singolarmente e da casa propria, suonano il brano che accompagna l’uscita della Madonna e del Cristo morto. Con la supervisione e la direzione del M° Mauro Seraponte, Cittadino Onorario di Somma Vesuviana, tutte le performance dei ragazzi saranno assemblate in un unico video che pubblicheremo sulla nostra pagina facebook, alle ore 19.15 del giorno 10 Aprile 2020. Abbiamo ottenuta la disponibilità di Padre Giuseppe D’Agostino, che è rimasto entusiasta dell’iniziativa, a tenere la Chiesa aperta a partire dalle ore 18. Pertanto, chiediamo al sindaco Salvatore Di Sarno di indossare la fascia tricolore e di collegarsi con la pagina dell’Associazione “Antonio Seraponte” per partecipare alla processione virtuale. La stessa cosa la chiediamo agli On. Gianfranco Di Sarno e Carmine Mocerino, Al Presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Sommese e a tutti i Consiglieri, alle Forze dell’Ordine, ai ragazzi della Protezione Civile e della Croce Rossa e alle Associazioni del territorio. Mentre a tutti i cittadini chiediamo di affacciarsi dai balconi e dalle finestre di casa propria e di guardare la strada vuota immaginando che proprio in quel momento stia passando la processione. Sarà un momento collettivo di preghiera e di emozioni, mentre dal video scorreranno- conclude visibilmente emozionato Ciro-  le note della bellissima “Dolores” magistralmente suonata dai nostri ragazzi della Banda Musicale, figli della nostra Città”.

Coronavirus, Settimana Santa senza processioni in Campania

La Penisola sorrentina, Sessa Aurunca, Procida, Somma Vesuviana, Acerra e tanti altri paesi hanno sempre partecipato al dramma della Mater Dolorosa. Il coronavirus ha interrotto una plurisecolare tradizione, che affonda le sue origini nel XVII secolo. Quale potrebbe essere il ruolo delle confraternite laicali?   Non sfileranno, dunque, i lunghi cortei in sai bianchi o neri con gli imponenti apparati statuari della Madonna Addolorata, vestita a lutto, con le artistiche sculture del Cristo Morto. Ne tantomeno ascolteremo da lontano i folti e suggestivi cori polifonici del Miserere, in particolare quello a tre voci di Sessa Aurunca. Le bande musicali, con le loro note dolenti, non potranno più coinvolgere gli animi sensibili. Il coronavirus ha interrotto, purtroppo, questa plurisecolare tradizione, che nemmeno le guerre mondiali e le calamità naturali avevano fermato in passato. Già nei giorni scorsi, il Vescovo di Nola aveva disposto, con un suo decreto, la sospensione di ogni manifestazione pubblica di pietà popolare (art.6),  considerato il Decreto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti e valutati gli orientamenti per la Settimana Santa della Presidenza della Cei e tenuto conto dei Decreti governativi. Le processioni del Venerdì Santo nascevano con lo scopo di far rilevare ai fedeli il dolore della Chiesa per la Passione e Morte di Cristo. Nel Regno di Napoli, durante il XVII secolo, la nobiltà, in particolare, si prodigò tantissimo per alleviare la sofferenza dei più poveri, fondando nelle chiese numerose confraternite con lo scopo principale di perseguire opere di pietà. Tanti sodalizi, oltretutto, conservavano, tra le loro pratiche devozionali, la consuetudinaria festa della commemorazione dei Dolori di Maria nel giorno del Venerdì Santo. Era, questo, un momento molto sentito, che si celebrava normalmente nell’oratorio di appartenenza el sodalizio e si chiudeva con la processione detta, comunemente, dell’Addolorata con il Cristo Morto. Normalmente tale rito era affidato, spesso, alle confraternite della Morte, come avviene, per esempio, a Meta di Sorrento, Somma Vesuviana, Molfetta, Piano di Sorrento, Sessa Aurunca e cosi via. Era un genere di dramma sacro, molto propagandato dall’Ordine dei Gesuiti nel Regno. L’etnologo Roberto De Simone ha sempre affermato che, nel XVII secolo, la Chiesa aveva preso una decisa posizione contro la commedia dell’Arte, operando una teatralizzazione della liturgia cattolica, le cui forme sceniche potevano ben competere con l’arte dei buffi istrioni. In questo contesto la religione si spettacolarizzava con delle vere azioni teatrali a carattere edificante con l’impiego di croci, sudari, corone, statue e così via. I riti del Venerdì Santo hanno rappresentato, da sempre, il momento per eccellenza della tradizione religiosa extraliturgica ove, maggiormente, si è espressa la fede del credente. La partecipazione ad essi è stata, da secoli, uno dei modi per attestare e manifestare il legame che unisce l’uomo alla divinità. Ora, purtroppo, non è il momento, anche se per qualcuno, a causa della pandemia in corso, recupereremo dal basso i virtuosi concetti di solidarietà e di socialità. E intendo insistere su questi virtuosi concetti che, per secoli, hanno animato l’operosità cattolica delle numerose confraternite laicali. Spero che il loro impegno e il loro contributo, in questi giorni tragici, si ricolleghi a quello dei loro avi. Nel 1656, durante la tremenda peste, la Congrega della Morte della Terra di Somma, ad esempio, si attivò nel sociale con opere filantropiche di indubbio spessore, portando sollievo agli ammalati e aiutando i poveri infermi, oltre a seppellire i morti in miseria. Cento anni fa, in occasione dell’ influenza spagnola tutte le confraternite erano impegnate ad accompagnare le salme ai cimiteri e a portare il Santissimo Viatico, insieme ai ministri straordinari, agli infermi. La partecipazione dei laici è stata per lunghissimi secoli l’aiuto più consistente e l’apporto più sicuro alla vita delle comunità parrocchiali. Oggi non sembra il caso, i tempi sono cambiati, la loro attività si è ridotta di tanto, ma potrebbero avere una missione concreta ed attuale nella Chiesa di appartenenza, promuovendo, nello spirito del volontariato, la solidarietà umana e cristiana con iniziative socio – caritative.  

Madonna dell’Arco, tampone negativo per “nonna” Speranza

Ieri sera, sul tardi, le sirene di un’ambulanza hanno tagliato il silenzio di Madonna dell’Arco. Un’altra degente, con problemi respiratori fattisi più gravi, è stata trasferita all’ospedale di Boscotrecase. Alla Rsa attendono notizie ma nell’emergenza che ancora persiste, ieri mattina si è iniziata la giornata con una bella notizia: la guarigione di una delle ospiti della residenza, ancora ricoverata all’ospedale di Castellammare di Stabia. Speranza non è più intubata e il tampone per lei è negativo. In coda all’articolo un appello da alcuni operatori positivi al Covid – 19 che arriva dall’interno della struttura.  Speranza, si chiama proprio così la «nonnina» settantenne che, ospite della residenza sanitaria per anziani dei domenicani a Madonna dell’Arco e trasferita giorni fa in ospedale per complicazioni respiratorie dovute al contagio da Covid – 19, è guarita. Tampone negativo per la donna che da ormai da molti anni considera la comunità della residenza come la sua famiglia. Dopo dieci decessi, nella ex casa di riposo che fa capo al convento del Santuario di Madonna dell’Arco, la guarigione di Speranza è come un raggio di sole che fa capolino in un uragano comunque ancora in corso, mentre oltre cinquanta positivi tra ammalati ed operatori stanno combattendo con un nemico feroce, spesso letale per chi è già anziano e provato. All’ospedale di Castellammare di Stabia, una delle «nonne» più note a Madonna dell’Arco si è già svegliata. Era tra gli ospiti risultati «positivi» al test del coronavirus e dopo due giorni con febbre alta il direttore sanitario della struttura aveva deciso, in accordo con l’Asl, di farla trasferire a Castellammare di Stabia. Terapia intensiva, Speranza era intubata. Ha avuto, per giorni ancora, la febbre. Infine, passo dopo passo, le sue condizioni sono migliorate, per normalizzarsi. Ieri mattina l’esito del secondo tampone: negativo. Nel libro che raccoglie le esperienze di vita di tutti i degenti, la pagina di Speranza è quella più gioiosa. Ama i colori accesi, sorride sempre, pretende che tutti si fermino a salutarla e a scambiare con lei quattro chiacchiere. Non si risparmia toni coloriti nemmeno sull’esperienza appena vissuta, epitetando il «mostro» coronavirus con appellativi difficilmente ripetibili. Ma lei ne è uscita.  Una gioia per ora, una sola, per la residenza dove la conta dei morti, all’interno fanno scongiuri, si è fermata da tre giorni. Quando Speranza potrà tornare alla sua vita quotidiana non troverà alcuni dei suoi amici. Non ci sarà Anna, la signora casertana che raccontava, a chi si fermava ad ascoltarla, di aver avuto molti pretendenti e di non essersi sposata per sua scelta. Non ci sarà, portato via dal Covid – 19, il signor Alfredo: uomo di mare che aveva sempre avventure nuove da rievocare, lui diceva che «il passato è un’ombra», con gli occhi tristi che ora resteranno chiusi per sempre. Il coronavirus si è preso anche Giovanna, che amava tanto il cioccolato e diceva a tutti della sua gioventù passata a lavorare in una fabbrica svizzera. Speranza non troverà tutti loro, ma forse sarà pronta ancora a dire a ciascuno degli altri una parola buona. «L’ammore è importante, hai capito nennè?». * In questi giorni ilmediano.it sta ricevendo molte mail. Alcune riguardano denunce anonime nei confronti della Rsa di Madonna dell’Arco. Con indirizzi fittizi e nomi falsi o con l’invio di chat private, con accuse non suffragate da consequenziali denunce o prove, con gli screen di commenti trovati in giro sul web. Siamo disponibili ad ospitare gli interventi o le versioni di tutti, ma non le ipotesi anonime, specialmente se riguardano, per esempio, la data dell’allarme partito dal momento in cui è stato richiesto, per una degente, il primo tampone. Per quello, il momento e la data precisa, fanno fede i protocolli dell’Asl di cui siamo in possesso. Abbiamo poi ricevuto, tra le tante mail, una in particolare che arriva dall’interno della struttura. Il messaggio è firmato da un’infermiera in isolamento, Anna Pinto. La signora Anna sostiene di aver ottenuto “dopo tante discussioni con il direttore sanitario, i maledetti tamponi”. “Fortunatamente con la mia caparbietà e l’amore che provo per questo mestiere sono riuscita ad ottenere ciò che chiedevo da tanto, forse però non in tempo ma di certo non per colpa nostra”. E racconta, Anna: “Siamo entrati lunedì in isolamento fiduciario, sapendo che una volta entrati non saremmo usciti con molta facilità e nonostante i turni pesanti senza avere cambi siamo rimasti lì solo per i nostri vecchietti, per prestar loro assistenza in un momento così confusionale, senza mai abbandonarli a se stessi”. Perché ci scrive, la signora Anna? Presto detto. “Leggere i vostri articoli e non essere nominati, né io, né i miei colleghi, mi fa cadere le braccia”. Aggiunge: “Pretendo, insieme ai miei colleghi Federica Galderisi, Raffaele Rivetti, Maria Mottola, Milena Colurciello, Anna Di Marzo (positivi al Covid – 19) di essere rispettati e almeno di spendere una parola di conforto per tutti noi che tuttora ci troviamo in isolamento obbligatorio in struttura e nonostante ciò continuiamo a prestare parziale assistenza ai pazienti che si trovano sullo stesso piano nostro!”. Non si può che dire grazie a tutti loro, naturalmente. Scusandoci per non aver elencato prima tutti i nomi, cosa che comunque non avremmo mai fatto se non ce li avessero forniti e soprattutto senza esplicito consenso, in questo caso richiesta precisa e circostanziata. Del resto, alcuni dei nomi elencati dalla signora Anna alla quale auguriamo di cuore una guarigione completa in tempi brevissimi affinché possa riabbracciare i suoi cari, avevano già concesso foto e dichiarazioni ai colleghi del Corriere del Mezzogiorno. Non intendevamo, dunque, trascurare la possibilità di ringraziarli per quanto fanno e faranno per la comunità.  

Marigliano, luci e ombre nella didattica alternativa per la scuola primaria in emergenza

Prosegue, non senza intoppi, il grande esperimento di didattica online innescato dall’emergenza sanitaria che ha generato la pandemia da COVID-19 e di conseguenza ha costretto le scuole a sospendere temporaneamente le loro attività didattiche in aula. Il distanziamento sociale a cui l’intera società è sottoposta mette a dura prova le comunità e mette alla prova le istituzioni scolastiche: se da un lato la nuova didattica a distanza sembra funzionare per la scuola secondaria, dove l’utilizzo degli strumenti digitali e l’età anagrafica degli studenti agevolano il cambiamento, dall’altro, soprattutto nelle scuole primarie, la situazione non è tutta rose e fiori. Pochi giorni fa una madre ha lasciato sulla pagina Facebook del sindaco di Marigliano, Antonio Carpino, un messaggio a metà strada tra l’amareggiato e l’esasperato, che recita: “La scuola ‘G. Deledda’ dove è iscritta mia figlia continua a riempirci di fogli da stampare e di compiti che sono la ripetizione della ripetizione. Vi giuro, da quando è iniziato tutto questo casino, e parlo della classe di mia figlia, mai, e ribadisco mai, un video da parte delle maestre, mai un vocale da parte loro. Domanda ai più esperti del settore: soprattutto per i bambini più piccoli, non dovrebbe esserci una relazione alunno/maestro durante questo periodo delicato?”. Per fare luce sulle misure che le scuole elementari hanno adottato per venire incontro alle necessità dei giovanissimi studenti (nonché quelle delle famiglie), ma anche per analizzare le difficoltà incontrate lungo questo nuovo percorso extra ordinario, abbiamo rivolto qualche domanda alla dott.ssa Elisa De Luca, dirigente del Primo Circolo Didattico “G. Siani” di Marigliano che include: la scuola primaria “G. Siani” lungo Corso Umberto I, la scuola primaria “G. Deledda” a Casaferro, la scuola primaria e dell’infanzia “L. Settembrini” a San Nicola, la scuola primaria “Mons. Esposito” di Faibano e infine la scuola dell’infanzia “G. Gigante” di fronte all’area mercato. Grazie per la sua disponibilità. In questa fase di sospensione delle attività scolastiche quali sono le modalità didattiche alternative che il suo circolo didattico, e dunque gli istituti che ne fanno parte, ha potuto adottare per far fronte all’emergenza e alimentare il contatto vivo tra alunni e insegnanti? Con l’emanazione del DPCM dell’8 marzo, la comunità scolastica si è trovata catapultata in una realtà per la quale non era ancora pronta, soprattutto la scuola primaria e quella dell’infanzia. Noi abbiamo affrontato l’emergenza utilizzando il registro elettronico Axios, già in uso dai docenti per attività di programmazione e valutazione e dalle famiglie per visualizzare il documento di valutazione. Ogni team docente predispone le attività e le condivide con gli alunni della propria classe attraverso il sito www.primocircolosianimarigliano.edu.it, a cui i genitori accedono con le proprie credenziali.  Coloro che hanno difficoltà ad usare il computer, ricevono il materiale didattico tramite smartphone. Vi sono docenti che contattano quotidianamente i propri alunni con messaggi vocali utilizzando i famigerati e tanto criticati gruppi Whatsapp delle mamme. E’ un modo semplice per mantenere vivo il rapporto con i piccoli ed aiutarli in questo momento difficile. Gli insegnati assegnano ai loro alunni i compiti da fare a casa, il che rischia di sobbarcare di lavoro i giovanissimi studenti. Si è deciso di non effettuare lezioni frontali per non rischiare di escludere quanti non possono usufruire degli strumenti digitali, ma la didattica a distanza può esaurirsi solo con i compiti a casa? No, sicuramente la didattica a distanza non si esaurisce solo con i compiti a casa. Per questo motivo l’animatore digitale del primo Circolo “G. Siani” sta supportando i docenti per organizzare attività che vengono suggerite espressamente nella nota 388 del 17 marzo:  “pochi compiti da assegnare e piuttosto situazioni di lavoro operativo, di gioco, di espressività”. È di pochi giorni fa la notizia che la Rai e il Ministero dell’Istruzione hanno firmato un accordo grazie al quale si mettono da subito a disposizione lezioni, materiali e approfondimenti (anche per le primarie) che possono essere usati da studenti, famiglie e insegnanti per arricchire le lezioni. Ritiene che questo possa essere un sostegno efficace alla didattica in questo periodo straordinario, un po’ come lo fu, per gli adulti non alfabetizzati, il programma di Alberto Manzi “Non è mai troppo tardi” degli anni Sessanta? L’accordo che la Rai ha sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione rappresenta un valido supporto per la scuola, ma è anche   un’occasione per la televisione di fare della dimensione educativa il suo tratto distintivo e diventare, come auspicava il maestro Alberto Manzi, “suscitatrice di vita, far riscoprire le meraviglie dell’umana natura; dare energia per lo spirito, cibo e salute per la mente”.

Bonus spesa, siAMO Anastasiani: “Un patto solidale tra Comune e imprenditori anastasiani”

 Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del movimento sìAMO ANASTASIANI.

Il movimento politico “sìAMO ANASTASIANI – IL FUTURO CHE CI MERITIAMO” continua a lanciare idee e proposte in questo periodo di emergenza sanitaria e sociale: “Il ruolo della politica è chiaro e noi stiamo cercando – nonostante le difficoltà di comunicazione con l’Ente – di espletarlo appieno, interagendo con gli organi amministrativi in modo producente, formulando proposte per migliorare le performance degli Uffici – chiarisce il segretario Ciro Terracciano. LA PROPOSTA: “Le attività anastasiane incassano i BONUS SPESA messi a disposizione dal governo. A loro volta, gli esercenti stornano al Comune il 10% degli introiti sottoforma di BUONI ACQUISTO. In questo modo, l’Ente avrà ulteriori 25.000 € da investire nella lotta all’emergenza sociale” – spiega il portavoce Ciro Pavone. “È un momento di grave crisi economica, molte persone stanno patendo le pene dell’inferno ed alcuni anastasiani faticano anche a mettere il piatto a tavola. Ciascuno di noi deve fare la sua parte per alleggerire il peso del disagio e questa occasione mi sembra il modo per contribuire ad alimentare ulteriormente la grande catena di solidarietà nata in questi ultimi giorni. Un ringraziamento di vero cuore ai tanti amici che si stanno impegnando in prima linea per questa altissima causa sociale. Stiamo dimostrando di essere una grande Comunità” – dichiara infine Pavone.

Pomigliano d’Arco, attivo già da domani il servizio per erogare i «buoni di solidarietà alimentare»

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Pomigliano D’Arco.

Dalle 08.00 del mattino di domani – mercoledì 1 aprile – sarà possibile presentare domanda per l’erogazione dei voucher. Il servizio sarà attivo fino alle 20.00, gli orari saranno gli stessi per tre giorni, dunque fino a venerdì 3 aprile.

La domanda potrà essere presentata telefonicamente (chiamando i cinque numeri attivi 0818844520/0818033153/0815217109/0815217141/0815217196), scaricando il modello disponibile sul sito web del Comune di Pomigliano d’Arco o inviare la richiesta via mail (servizi.sociali@comune.pomiglianodarco.na.itservizisociali.pomigliano@asmepec.it; ).

«Per dare risposte immediate ai cittadini che ne hanno necessità abbiamo attivato una sorta di task force che lavorerà costantemente – dice l’assessore alle politiche sociali, Mattia De Cicco – i moduli sono semplici autocertificazioni che potranno poi essere firmate quando gli utenti riceveranno i voucher direttamente a casa propria. Una scelta pensata affinché non si debba uscire di casa, abbiamo voluto evitare che si affollassero persone in municipio e garantire così l’incolumità di tutti».

«Saranno fatti, naturalmente, i dovuti controlli affinché i voucher siano erogati a chi realmente ne ha bisogno, intanto abbiamo cercato di semplificare il più possibile l’accesso al bonus, tenendo ben presente la necessità fondamentale che tutti i cittadini devono rispettare: restare a casa».

Somma Vesuviana, coronavirus ed emergenza sociale, il Pd: “Ci sia una gestione corretta e trasparente di tutte le risorse disponibili”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del Pd   Il Circolo PD di Somma Vesuviana, nel corso di questa grave situazione di emergenza, ha manifestato fin dall’inizio, al Sindaco della Città, la piena collaborazione finalizzata alla tutela dei soggetti più deboli e a mettere in atto, tempestivamente, tutte le pratiche di tutela per la nostra Comunità. L’emergenza sanitaria, con il conseguente stop delle attività produttive, sta facendo sentire le ripercussioni economiche e sociali; ci sono famiglie che non riescono a fare la spesa, è a rischio la tenuta sociale. Il Governo Conte ha predisposto l’erogazione di fondi ai Comuni per far fronte all’emergenza legata alla diffusione del COVID-19. Le prime misure sono destinate all’emergenza alimentare per contrastare condizioni d’indigenza di famiglie già in carico ai servizi sociali, a famiglie che ne fanno richiesta perché nel frattempo non hanno più liquidità. Son 400 i milioni ripartiti per l’80%  in base alla popolazione e il 20% in rapporto alla distanza tra reddito pro-capite locale e reddito medio nazionale; poco più di 330 mila euro per Somma Vesuviana. Il Dpcm del governo Conte prevede anche lo stanziamento di 4,3 miliardi del fondo di solidarietà ai Comuni per far fronte a tutte le necessità dei nostri centri. Riteniamo che sia utile una tempestiva ed efficace comunicazione da parte dell’Amministrazione, circa le problematiche collegate agli aspetti sanitari e socio-assistenziali, delle azioni poste in essere e programmate, delle risorse a disposizione. Invitiamo a vigilare al fine di una corretta attribuzione. Ribadendo la Nostra disponibilità a qualsiasi forma di partecipazione, chiediamo la celere assegnazione dei fondi sulla base di un’equa ed efficace progettualità. La nostra comunità merita una gestione corretta e trasparente di tutte le risorse disponibili.