Madonna dell’Arco, tampone negativo per “nonna” Speranza

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Ieri sera, sul tardi, le sirene di un’ambulanza hanno tagliato il silenzio di Madonna dell’Arco. Un’altra degente, con problemi respiratori fattisi più gravi, è stata trasferita all’ospedale di Boscotrecase. Alla Rsa attendono notizie ma nell’emergenza che ancora persiste, ieri mattina si è iniziata la giornata con una bella notizia: la guarigione di una delle ospiti della residenza, ancora ricoverata all’ospedale di Castellammare di Stabia. Speranza non è più intubata e il tampone per lei è negativo. In coda all’articolo un appello da alcuni operatori positivi al Covid – 19 che arriva dall’interno della struttura. 

Speranza, si chiama proprio così la «nonnina» settantenne che, ospite della residenza sanitaria per anziani dei domenicani a Madonna dell’Arco e trasferita giorni fa in ospedale per complicazioni respiratorie dovute al contagio da Covid – 19, è guarita. Tampone negativo per la donna che da ormai da molti anni considera la comunità della residenza come la sua famiglia. Dopo dieci decessi, nella ex casa di riposo che fa capo al convento del Santuario di Madonna dell’Arco, la guarigione di Speranza è come un raggio di sole che fa capolino in un uragano comunque ancora in corso, mentre oltre cinquanta positivi tra ammalati ed operatori stanno combattendo con un nemico feroce, spesso letale per chi è già anziano e provato. All’ospedale di Castellammare di Stabia, una delle «nonne» più note a Madonna dell’Arco si è già svegliata. Era tra gli ospiti risultati «positivi» al test del coronavirus e dopo due giorni con febbre alta il direttore sanitario della struttura aveva deciso, in accordo con l’Asl, di farla trasferire a Castellammare di Stabia. Terapia intensiva, Speranza era intubata. Ha avuto, per giorni ancora, la febbre. Infine, passo dopo passo, le sue condizioni sono migliorate, per normalizzarsi. Ieri mattina l’esito del secondo tampone: negativo.

Nel libro che raccoglie le esperienze di vita di tutti i degenti, la pagina di Speranza è quella più gioiosa. Ama i colori accesi, sorride sempre, pretende che tutti si fermino a salutarla e a scambiare con lei quattro chiacchiere. Non si risparmia toni coloriti nemmeno sull’esperienza appena vissuta, epitetando il «mostro» coronavirus con appellativi difficilmente ripetibili. Ma lei ne è uscita.  Una gioia per ora, una sola, per la residenza dove la conta dei morti, all’interno fanno scongiuri, si è fermata da tre giorni. Quando Speranza potrà tornare alla sua vita quotidiana non troverà alcuni dei suoi amici. Non ci sarà Anna, la signora casertana che raccontava, a chi si fermava ad ascoltarla, di aver avuto molti pretendenti e di non essersi sposata per sua scelta. Non ci sarà, portato via dal Covid – 19, il signor Alfredo: uomo di mare che aveva sempre avventure nuove da rievocare, lui diceva che «il passato è un’ombra», con gli occhi tristi che ora resteranno chiusi per sempre. Il coronavirus si è preso anche Giovanna, che amava tanto il cioccolato e diceva a tutti della sua gioventù passata a lavorare in una fabbrica svizzera. Speranza non troverà tutti loro, ma forse sarà pronta ancora a dire a ciascuno degli altri una parola buona. «L’ammore è importante, hai capito nennè?».

* In questi giorni ilmediano.it sta ricevendo molte mail. Alcune riguardano denunce anonime nei confronti della Rsa di Madonna dell’Arco. Con indirizzi fittizi e nomi falsi o con l’invio di chat private, con accuse non suffragate da consequenziali denunce o prove, con gli screen di commenti trovati in giro sul web. Siamo disponibili ad ospitare gli interventi o le versioni di tutti, ma non le ipotesi anonime, specialmente se riguardano, per esempio, la data dell’allarme partito dal momento in cui è stato richiesto, per una degente, il primo tampone. Per quello, il momento e la data precisa, fanno fede i protocolli dell’Asl di cui siamo in possesso. Abbiamo poi ricevuto, tra le tante mail, una in particolare che arriva dall’interno della struttura. Il messaggio è firmato da un’infermiera in isolamento, Anna Pinto. La signora Anna sostiene di aver ottenuto “dopo tante discussioni con il direttore sanitario, i maledetti tamponi”. “Fortunatamente con la mia caparbietà e l’amore che provo per questo mestiere sono riuscita ad ottenere ciò che chiedevo da tanto, forse però non in tempo ma di certo non per colpa nostra”. E racconta, Anna: “Siamo entrati lunedì in isolamento fiduciario, sapendo che una volta entrati non saremmo usciti con molta facilità e nonostante i turni pesanti senza avere cambi siamo rimasti lì solo per i nostri vecchietti, per prestar loro assistenza in un momento così confusionale, senza mai abbandonarli a se stessi”. Perché ci scrive, la signora Anna? Presto detto. “Leggere i vostri articoli e non essere nominati, né io, né i miei colleghi, mi fa cadere le braccia”. Aggiunge: “Pretendo, insieme ai miei colleghi Federica Galderisi, Raffaele Rivetti, Maria Mottola, Milena Colurciello, Anna Di Marzo (positivi al Covid – 19) di essere rispettati e almeno di spendere una parola di conforto per tutti noi che tuttora ci troviamo in isolamento obbligatorio in struttura e nonostante ciò continuiamo a prestare parziale assistenza ai pazienti che si trovano sullo stesso piano nostro!”.

Non si può che dire grazie a tutti loro, naturalmente. Scusandoci per non aver elencato prima tutti i nomi, cosa che comunque non avremmo mai fatto se non ce li avessero forniti e soprattutto senza esplicito consenso, in questo caso richiesta precisa e circostanziata. Del resto, alcuni dei nomi elencati dalla signora Anna alla quale auguriamo di cuore una guarigione completa in tempi brevissimi affinché possa riabbracciare i suoi cari, avevano già concesso foto e dichiarazioni ai colleghi del Corriere del Mezzogiorno. Non intendevamo, dunque, trascurare la possibilità di ringraziarli per quanto fanno e faranno per la comunità.