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Prosegue, non senza intoppi, il grande esperimento di didattica online innescato dall’emergenza sanitaria che ha generato la pandemia da COVID-19 e di conseguenza ha costretto le scuole a sospendere temporaneamente le loro attività didattiche in aula.

Il distanziamento sociale a cui l’intera società è sottoposta mette a dura prova le comunità e mette alla prova le istituzioni scolastiche: se da un lato la nuova didattica a distanza sembra funzionare per la scuola secondaria, dove l’utilizzo degli strumenti digitali e l’età anagrafica degli studenti agevolano il cambiamento, dall’altro, soprattutto nelle scuole primarie, la situazione non è tutta rose e fiori. Pochi giorni fa una madre ha lasciato sulla pagina Facebook del sindaco di Marigliano, Antonio Carpino, un messaggio a metà strada tra l’amareggiato e l’esasperato, che recita: “La scuola ‘G. Deledda’ dove è iscritta mia figlia continua a riempirci di fogli da stampare e di compiti che sono la ripetizione della ripetizione. Vi giuro, da quando è iniziato tutto questo casino, e parlo della classe di mia figlia, mai, e ribadisco mai, un video da parte delle maestre, mai un vocale da parte loro. Domanda ai più esperti del settore: soprattutto per i bambini più piccoli, non dovrebbe esserci una relazione alunno/maestro durante questo periodo delicato?”.

Per fare luce sulle misure che le scuole elementari hanno adottato per venire incontro alle necessità dei giovanissimi studenti (nonché quelle delle famiglie), ma anche per analizzare le difficoltà incontrate lungo questo nuovo percorso extra ordinario, abbiamo rivolto qualche domanda alla dott.ssa Elisa De Luca, dirigente del Primo Circolo Didattico “G. Siani” di Marigliano che include: la scuola primaria “G. Siani” lungo Corso Umberto I, la scuola primaria “G. Deledda” a Casaferro, la scuola primaria e dell’infanzia “L. Settembrini” a San Nicola, la scuola primaria “Mons. Esposito” di Faibano e infine la scuola dell’infanzia “G. Gigante” di fronte all’area mercato.

Grazie per la sua disponibilità. In questa fase di sospensione delle attività scolastiche quali sono le modalità didattiche alternative che il suo circolo didattico, e dunque gli istituti che ne fanno parte, ha potuto adottare per far fronte all’emergenza e alimentare il contatto vivo tra alunni e insegnanti?

Con l’emanazione del DPCM dell’8 marzo, la comunità scolastica si è trovata catapultata in una realtà per la quale non era ancora pronta, soprattutto la scuola primaria e quella dell’infanzia. Noi abbiamo affrontato l’emergenza utilizzando il registro elettronico Axios, già in uso dai docenti per attività di programmazione e valutazione e dalle famiglie per visualizzare il documento di valutazione. Ogni team docente predispone le attività e le condivide con gli alunni della propria classe attraverso il sito www.primocircolosianimarigliano.edu.it, a cui i genitori accedono con le proprie credenziali.  Coloro che hanno difficoltà ad usare il computer, ricevono il materiale didattico tramite smartphone. Vi sono docenti che contattano quotidianamente i propri alunni con messaggi vocali utilizzando i famigerati e tanto criticati gruppi Whatsapp delle mamme. E’ un modo semplice per mantenere vivo il rapporto con i piccoli ed aiutarli in questo momento difficile.

Gli insegnati assegnano ai loro alunni i compiti da fare a casa, il che rischia di sobbarcare di lavoro i giovanissimi studenti. Si è deciso di non effettuare lezioni frontali per non rischiare di escludere quanti non possono usufruire degli strumenti digitali, ma la didattica a distanza può esaurirsi solo con i compiti a casa?

No, sicuramente la didattica a distanza non si esaurisce solo con i compiti a casa. Per questo motivo l’animatore digitale del primo Circolo “G. Siani” sta supportando i docenti per organizzare attività che vengono suggerite espressamente nella nota 388 del 17 marzo:  “pochi compiti da assegnare e piuttosto situazioni di lavoro operativo, di gioco, di espressività”.

È di pochi giorni fa la notizia che la Rai e il Ministero dell’Istruzione hanno firmato un accordo grazie al quale si mettono da subito a disposizione lezioni, materiali e approfondimenti (anche per le primarie) che possono essere usati da studenti, famiglie e insegnanti per arricchire le lezioni. Ritiene che questo possa essere un sostegno efficace alla didattica in questo periodo straordinario, un po’ come lo fu, per gli adulti non alfabetizzati, il programma di Alberto Manzi “Non è mai troppo tardi” degli anni Sessanta?

L’accordo che la Rai ha sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione rappresenta un valido supporto per la scuola, ma è anche   un’occasione per la televisione di fare della dimensione educativa il suo tratto distintivo e diventare, come auspicava il maestro Alberto Manzi, “suscitatrice di vita, far riscoprire le meraviglie dell’umana natura; dare energia per lo spirito, cibo e salute per la mente”.