Successo del progetto “Pacco Serenella”: la Croce Rossa Italiana porta doni e sorrisi a casa dei più piccoli

“Nonna, nonna è per me quel pacco? Grida così dal balcone di casa una piccola in felice attesa del suo regalo, saltando di gioia. Circa 100 visi stupiti, occhi grandi per la sorpresa, gote che sprizzano gioia contagiosa, le mani che frugano nella busta e ad ogni scatolo ed oggetto tirato fuori un rapido sguardo soddisfatto, ridente o furbetto, felice: sono i bambini e le bambine che hanno ricevuto dal gruppo giovani della CRI un pacco dono, chiamato “Pacco Serenella – il dono della Felicità”. Tra venerdì e sabato scorso sono stati confezionati e consegnati pacchi a 98 bambini dai 3 mesi ai 14 anni. Studiati nel minimo dettaglio, adattati alle età dei più piccoli cittadini anastasiani, il dono conteneva quaderni, penne, libri per imparare i numeri, l’alfabeto, l’inglese; e ancora acquerelli, tempere, album da disegno e puzzle di legno per far giocare bimbi con patologie diagnosticate. Il progetto realizzato con successo dalla Croce Rossa Italiana nasce da una donazione di Serenella, una cittadina che ha chiesto loro di raggiungere persone non servite dalle diverse forme di solidarietà, che pure in Paese sono state tante. Tutti i giovani della CRI hanno pensato ai più piccoli: costretti in casa dalla quarantena obbligatoria, privati di rapporti e momenti sociali importanti per la loro crescita, indubbiamente tra le categorie più vulnerabili in questo difficile momento storico. L’idea è piaciuta subito anche all’Amministrazione ed ha stimolato il cuore nobile della piccola e media impresa, nonché della cittadinanza, che ha dato vita ad una spirale di solidarietà, ha contribuito a riempire i pacchi Serenella anche di palloncini, pannolini, quadernoni, agende e altri doni insperati  arrivati di continuo da parte di cittadini privati, che hanno comprato materiale di cartoleria e di altri imprenditori di zona, senza chiedere in cambio niente, solo di portare un sorriso ai bambini del territorio. Ed è così che hanno consegnato il dono ai bambini delle famiglie che il gruppo di Croce Rossa di Sant’Anastasia già aiuta con i pacchi alimentari o che sono stati segnalati dalle scuole e dai servizi sociali, in una collaborazione sinergica. “Vedere tutti i bimbi e le bimbe illuminarsi in viso ci ha riempito il cuore, nonostante la giornata intensa trascorsa a comporre i pacchi e relative consegne. Sono questi semplici dettagli che fanno fare all’animo mille capovolte e fanno battere il cuore. Siamo grati alla Commissaria Stefania Rodà e al sub commissario Gennaro De Santis – dicono i giovani CRI – per la fiducia che ci stanno accordando e per il supporto che ci stanno fornendo quotidianamente. Lavorare con loro, per i nostri concittadini, è per noi motivo di orgoglio. Per la confezione dei pacchi dono ci hanno concesso l’aula consiliare, casa dei cittadini ma luogo al tempo stesso istituzionale e solenne. Questo gesto di sostegno e condivisione ci ha resi ancor più consapevoli del valore della nostra iniziativa”. “Questi mesi di chiusura in casa ed isolamento sono stati sicuramente duri per tutti, quindi i piccoli gesti assumono un’importanza straordinaria. Il mio pensiero grato – dice la dott.ssa Stefania Rodà, Commissaria Straordinaria – va agli operatori della RSA di Madonna dell’Arco che hanno regalato una rosa a tutte le nonnine nel giorno della festa della mamma. Ed ai volontari della CRI, che con la consegna di un semplice dono hanno reso felici tanti bambini. Sono due esempi di attenzione verso il prossimo, dedizione per il proprio lavoro e amore verso l’altro. Anche di questi gesti di solidarietà concreta la nostra comunità ha bisogno per affrontare con fiducia il prossimo futuro”.

Somma Vesuviana, la nuova giunta: tutte le deleghe

Due conferme nell’esecutivo di Somma Vesuviana: Raffaele Irollo e Stefano Prisco. Sergio D’Avino si dimette dal consiglio comunale per ricoprire la carica di vicesindaco. Tre donne in squadra. Vicesindaco con funzioni vicarie, Sergio D’Avino avrà le deleghe alle politiche sociali, politiche giovanili, sport e tempo libero, cimitero, ecologia, polizia locale, viabilità, risorse agricole, contenzioso. Raffaele Irollo torna alla delega al Bilancio, con tributi, commercio e attività produttive, rapporti con enti esterni, digitalizzazione dell’ente, fondi europei e regionali, trasparenza, personale, aziende partecipate. Confermato Stefano Prisco che oltre ai lavori pubblici avrà la delega alla scuola e alla pubblica istruzione, rapporti con Asl e sanità. Salvatore Esposito, capogruppo dei Verdi in consiglio, si dimette dall’assise per ricoprire l’incarico di assessore all’edilizia scolastica, parcheggi, trasporti, servizi al cittadino, sicurezza sul lavoro  e protezione civile. Tre donne in esecutivo: Maria La Montagna, con deleghe all’ambiente, sicurezza del territorio, tutela della montagna, verde pubblico, decoro e arredo urbano, lavoro e formazione, pari opportunità e patrimonio; Elena Di Marzo che sarà delegata alle politiche energetiche, sviluppo e recupero periferie, urbanistica, edilizia privata; infine, Rosalinda Perna: turismo, cultura e spettacolo, tutela e promozione dell’immagine dell’ente, valorizzazione centro storico, volontariato e associazionismo, beni archeologici, storici e monumentali, randagismo.                      

Fascicoli distrutti e marche da bollo false, tra i quindici indagati avvocati di Somma Vesuviana, Pomigliano e Sant’Anastasia

Intercettazioni sulle utenze ed ambientali, pedinamenti, documentazioni fotografiche e ricostruzioni minuziose nell’ordinanza del gip Fortuna Basile che ha accolto le richieste di misure cautelari del pm Aurelia Caporale. Quindici le persone ritenute responsabili dei reati di corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato. Nei loro confronti ieri i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna e i carabinieri del comando antifalsificazione monetaria di Roma, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Nola, hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale per i quindici indagati. Custodia in carcere per Antonietta Briaca, una dipendente del comune di Marigliano distaccata presso la cancelleria del Giudice di Pace con la qualifica di cancelliere addetta alle iscrizioni a ruolo dei fascicoli presso lo stesso ufficio. Arresti domiciliari, invece, per Pasquale Ambrosino (Saviano), Mattia Conelli (ex dipendente del Comune di Marigliano, ivi residente), Maria Luisa D’Avino (avvocato del Foro di Nola, residente a Somma Vesuviana), Pasquale Guadagni (Pomigliano d’Arco), Umberto Guarino (avvocato, Pomigliano d’Arco), Maurizio Incarnato (avvocato, Napoli), Massimo Marra (avvocato del Foro di Napoli, ivi residente), Pietro Marzano (avvocato, Napoli), Raffaele Montella (avvocato del Foro di Nola, residente a Castello di Cisterna), Raffaele Pellegrino (praticante avvocato del Foro di Napoli, residente a Somma Vesuviana), Anna Sommese (avvocato del Foro di Nola, residente a Sant’Anastasia).  Per altri tre indagati, Angelo Guadagni (avvocato del Foro di Nola, residente a Pomigliano d’Arco), Filomena Liccardo (avvocato del Foro di Nola, residente a Somma Vesuviana) e Maria Rosaria Santoro (avvocato, residente a Casalnuovo di Napoli) una misura interdittiva che riguarda l’esercizio della professione di avvocato: non potranno esercitarla per un anno. L’indagine ha origine da un esposto pervenuto nell’agosto del 2018 al reparto carabinieri antisofisticazione monetaria di Roma. Un esposto anonimo in cui si raccontava dell’esistenza di un’organizzazione criminale dedita alla produzione e alla distribuzione di valori di bollo falsi, operante nel nolano. Nell’esposto venivano indicati quali partecipanti al sodalizio alcuni avvocati e un medico del pronto soccorso di Nola. Nessuno degli avvocati nominati in quell’esposto è tra i destinatari delle misure cautelari.  I militari comunque provvidero alle verifiche del caso presso gli uffici del Giudice di Pace del circondario e accertarono che a quei nomi contenuti nell’esposto erano riconducibili valori di bollo falsi con conseguenti danni erariali. Disposte le intercettazioni, quell’indagine non ebbe esito perché ben presto i militari si resero conto che gli avvocati erano a conoscenza delle intercettazioni ed evitavano ogni riferimento che potesse metterli nei guai. Però ormai la pulce nell’orecchio dei carabinieri quell’esposto e quelle conversazioni caute l’avevano messa e i militari avevano intuito che il fenomeno dell’utilizzo delle marche da bollo false potesse essere uno degli stratagemmi utilizzati dagli avvocati per scegliersi, con la compiacenza di cancellieri e personale amministrativo, il Giudice di Pace con il quale tenere la causa. Deciso perciò di comprendere l’esatta dimensione del fenomeno, il 7 marzo 2019, i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna installano un sistema di videoripresa all’interno della Cancelleria Civile del Giudice di Pace di Marigliano, ossia proprio nell’ufficio dove avvenivano le iscrizioni a ruolo, ma anche in una stanza al pianterreno dello stabile, spesso utilizzata dagli avvocati.  Ed è con quelle telecamere che si riesce ad accertare gli illeciti ad opera della cancelliera Briaca e degli avvocati che a lei si rivolgevano per le iscrizioni a ruolo, ripresi mentre occultavano fascicoli in uno zaino scuro appoggiato sulla scrivania della cancelliera la quale assisteva, senza opporsi o meravigliarsi. Accertato quanto accadeva in quell’ufficio, iniziano le intercettazioni che vanno avanti dal 16 marzo fino al 29 aprile del 2019. Ed è così che gli investigatori accertano il coinvolgimento della cancelliera che si adoperava, insieme ad avvocati “amici” ad occultare, sostituire, sopprimere o distruggere, secondo l’esigenza del momento atti pubblici su alcuni dei quali, tra l’altro veniva riscontrata l’affrancatura di valori di bollo falsificati. I reati contestati sono parecchi, a cominciare da quelli commessi nel periodo che va dall’8 al 14 marzo 2019 e qui il gip fa un‘ipotesi ben precisa: alcuni avvocati avevano saputo delle indagini che il reparto antisofisticazione monetaria dei carabinieri stava compiendo, tant’è che un’ispezione era avvenuta il 7 marzo. Dal giorno successivo, alcuni avvocati (Montella, D’Avino, Pellegrino, Marra, Sommese, Liccardo, Guadagni) cominciano a portarsi via i fascicoli iscritti a ruolo sui quali vi erano certamente marche da bollo false.  E lo fanno con l’ausilio della compiacente cancelliera che, con Conelli, ne distrugge a sua volta altri. Gli episodi di questo tenore sono molteplici e i fascicoli non venivano solo distrutti o occultati ma spesso creati ex novo e dunque completamente falsi, aventi quali parti processuali soggetti deceduti o di fantasia. Per ringraziare il cancelliere Briaca dei favori ricevuti, gli avvocati le regalavano, in occasione di una cena organizzata a casa sua, un costoso oggetto in oro (leggi qui). E nella nota stampa della Procura, firmata dal procuratore capo di Nola, Anna Maria Lucchetta, si evince che le attività di indagine hanno accertato il sistematico utilizzo, da diversi anni, da parte di alcuni indagati (Pasquale Guadagni, Umberto Guarino, Maria Rosaria Santoro e Pietro Marzano), di marche da bollo contraffatte. Il danno accertato alle casse dello stato è pari a circa 40mila euro.  

Inchiesta Giudice di Pace di Marigliano, i regali, le cene e i carabinieri scambiati per “malviventi”

Antonietta Briaca, la dipendente del Comune distaccata nel ruolo di cancelliera all’ufficio del Giudice di Pace di Marigliano, l’unica dei quindici indagati (leggi qui) per la quale gli inquirenti hanno applicato la misura cautelare di custodia in carcere, accettava regali dagli avvocati “amici” ai quali asserviva la sua funzione: un bracciale in oro modello tennis, per esempio. La Briaca alterava l’assegnazione dei fascicoli, consentendo in pratica agli avvocati di scegliersi il giudice. Nell’ufficio di Marigliano l’assegnazione non è informatizzata bensì manuale perciò la cancelliera avrebbe dovuto seguire un criterio di rotazione tra i cinque giudici assegnati a quell’ufficio: Pirozzi, Paolizzi, Scandale, Chianese e Ciaramella. E il 21 marzo 2019, mentre era già intercettata, ne parla con l’avvocato Maria Luisa D’Avino, moglie del consigliere regionale (e presidente della commissione anticamorra della Regione Campania) Carmine Mocerino nonché figlia di Vincenzo D’Avino che, come il marito, è stato sindaco di Somma Vesuviana,  raccontandole gli stratagemmi utilizzati per alterare il sistema legale di assegnazione dei fascicoli: «Li ho messi a capocchia…ho scritto il nome del compagno di un’amica mia che è morto». «Hai fatto bene, che te ne importa» -le risponde la D’Avino. Il 17 aprile 2019, a casa della Briaca, si svolge una cena. Vi partecipano Raffaele Pellegrino, Anna Sommese (avvocato che nella scorsa primavera debuttò in politica a Sant’Anastasia nelle liste in sostegno del candidato sindaco Mario Gifuni, tant’è che la Briaca la definisce “la politica”), Massimo Marra e Raffaele Montella. Durante la cena, regalano alla cancelliera il bracciale al cui acquisto hanno partecipato anche Maria Luisa D’Avino, Pasquale Ambrosino e Maurizio Incarnato che però non vanno alla cena. Il motivo è di quelli che non sfigurerebbe nella sceneggiatura di un poliziesco: alcuni di loro, giunti al parcheggio nei pressi dell’abitazione della Briaca si accorgono di movimenti strani e di alcune persone che giudicano poco raccomandabili, malintenzionati, quindi avvisano telefonicamente gli altri e se ne vanno. In effetti non erano malintenzionati, bensì carabinieri appostati sul luogo per identificare i partecipanti alla cena conviviale. Qualche giorno prima l’invito era pervenuto dalla Briaca alla Sommese che si era poi accordata con la D’Avino per scegliere il regalo e raccogliere le quote (cento euro a testa per ogni avvocato, alcuni ritrosi a sborsare tutta la cifra). Intercettata pure una telefonata della D’Avino alla Briaca, una conversazione in cui l’avvocato si dice preoccupata della presenza di un maresciallo dei carabinieri nei pressi del palazzo della cancelliera e le chiede cosa ci facesse lì, preoccupandosi che in una eventuale perquisizione potessero scovare qualche prova. La sera della cena però la stessa D’Avino decide di non partecipare. O meglio, arriva al parcheggio vicino all’abitazione della cancelliera e chiama la collega Sommese che le chiede «Stai giù?». «Stavano certi sotto il palazzo, mi mettevo paura e me ne sono tornata – risponde la D’Avino – se mi rubavano…io tenevo pure i bracciali, la collana con i brillanti, il rolex al braccio». Mentre l’avvocato D’Avino rientra a Somma Vesuviana, nella casa della cancelliera a Marigliano, gli altri colleghi le offrono il regalo, qualcuno le soffia pure il numero di un fascicolo e il nome del giudice al quale desidera sia assegnato e lei li ragguaglia sulle visite dei carabinieri che, dice, hanno «identificato pure gli addetti alle pulizie». Nelle telefonate successive tra la D’Avino e la Briaca, la cancelliera ringrazia per il regalo, facendo cenno anche ad una borsa rossa di marca ricevuta in dono da un altro avvocato e la D’Avino le dice: «Tu lo sai, noi ti teniamo come una zia, come ti voglio dire, ti vogliamo bene».                                          

Mario Gifuni (Sant’Anastasia in Volo): «Ridurre la Tari per i commercianti e posticiparla per le famiglie»

L’ex presidente dell’assise ed ex consigliere comunale Mario Gifuni, in qualità di presidente del movimento Sant’Anastasia in Volo, ha formulato una proposta indirizzata al viceprefetto Stefania Rodà, commissario prefettizio del Comune di Sant’Anastasia. La proposta riguarda l’emergenza Coronavirus e chiede agevolazioni per quegli esercizi commerciali che in questi mesi hanno dovuto, per effetto dei decreti della presidenza del consiglio dei ministri, chiudere i battenti. «Gli esercizi commerciali allo stato non operativi o ridotti nell’efficienza programmata della gestione, nonostante i mancati introiti – spiega Gifuni – sono costretti a pagare il fitto, le utenze e la Tari. Ma in quanto utenze non domestiche, non hanno prodotto rifiuti né per la frazione secca, né per quella organica, dunque c’è stato anche un risparmio dei costi di smaltimento che sono a carico dell’Ente, per cui si renderebbe necessario provvedere alla riduzione del periodo di pagamento della tariffa Tari, calcolando il servizio per 8/12 e per operare la riduzione si può procedere calcolando la differenza dei costi tra il primo quadrimestre 2019 e il primo quadrimestre 2020».   Oltre alla riduzione, Sant’Anastasia in Volo chiede di posticipare il pagamento della quota ridotta, senza sanzioni o oneri aggiuntivi, una agevolazione che potrebbe essere applicata anche alle famiglie. «Anche per le utenze domestiche – continua Gifuni – abbiamo chiesto sia posticipato il versamento delle rate Tari senza sanzioni o oneri, siamo in attesa di riscontro da parte del commissario che auspichiamo voglia agevolare commercianti e famiglie anastasiane in questo difficile momento».

Sant’Anastasia, l’Arma cerca ancora “casa”, lo stabile di via Primicerio alla Croce Rossa?

Mentre voci di corridoio sempre più insistenti fanno pensare che lo stabile di via Primicerio – dal quale la primavera scorsa andarono via Polizia Locale e uffici – possa non ospitare più, come deciso dall’amministrazione Abete, l’Arma dei Carabinieri…alla nota Pd molto critica nei confronti dei vertici della Protezione Civile, replica l’ex assessore Alfonso Di Fraia. 

Anni ed anni di polemiche, incontri, summit, promesse, ma la stazione dell’Arma di Sant’Anastasia non ha trovato “casa”. L’appartamento dove oggi hanno sede i carabinieri, sui quali pende un’ingiunzione di sfratto, non potrà fungere ancora allo scopo per molto e tutto sembrava essere stato risolto lo scorso anno – seppure con una soluzione che non era piaciuta a tutti – quando l’amministrazione Abete stipulò una convenzione e designò lo stabile di via Primicerio a futura caserma, iniziando già in campagna elettorale – era primavera 2019 – a spostare i vigili urbani e alcuni uffici ad altra sede. Esattamente un anno dopo, caduta l’amministrazione per le note vicende di Concorsopoli e insediatosi il secondo commissario prefettizio, la situazione non è mutata. I carabinieri non hanno preso possesso dell’edificio e negli ultimi giorni circola insistemente la voce che quello stabile il viceprefetto Stefania Rodà stia pensando di destinarlo ai volontari della Croce Rossa. Non vi sono conferme in merito, non vi sono atti che confermino i rumors, ma tra le righe di un comunicato firmato dal Partito Democratico vien fuori la soddisfazione dei democrat rispetto alla circostanza che il commissario si stia «occupando personalmente e con attenzione» di trovare una sede fissa alla Cri. La nota del Pd guidato da Antonio Pone apre però una sorta di querelle tra due corpi di volontariato perché, nel ringraziare entrambi per il lavoro svolto in questa fase di emergenza da Covid-19, i dem fanno una palese differenza: «La Protezione Civile – si legge nel comunicato Pd – non ha assolto al proprio ruolo di coordinamento in seno al centro operativo comunale e non sempre è riuscita ad essere efficace». E poi la segreteria Pd annuncia che nei prossimi giorni incontrerà il commissario Rodà per chiederle di «prendere gli opportuni provvedimenti, valutando di riorganizzare i ruoli di vertice». Un partito politico che chiede le «teste» dei responsabili di un corpo di volontariato non è cosa da tutti i giorni. Il nodo cruciale al momento però è la sede che si ha in mente di destinare alla Croce Rossa: è forse quello di via Primicerio? In tal caso, i carabinieri dove andranno? Si tornerà all’ipotesi ventilata l’anno scorso, ossia che i militari in servizio a Sant’Anastasia si appoggino alle stazioni di Pomigliano d’Arco o Somma Vesuviana, lasciando sguarnito il territorio? Al momento domande senza risposta, però alle dure critiche alla Protezione Civile mosse dal Pd replica l’ex assessore responsabile, peraltro volontario del nucleo comunale di Pc. «L’attacco del Pd è un’offesa a tutti i volontari – dice Alfonso Di Fraia – si denigrano loro per elogiare la Cri divenuta da tempo associazione privata e che da anni non effettua un servizio a Sant’Anastasia, tolti gli ultimi dieci giorni in cui i volontari della Croce Rossa si sono resi disponibili per la consegna dei buoni, a questo punto dovremmo essere maliziosi e pensare che sia stato fatto per entrare nelle grazie di qualcuno». Intanto, nell’attesa che la situazione si evolva, i carabinieri stanno sempre aspettando una sede.

Monito del vescovo di Acerra: “Il giovane Stefano rimasto senza cure e ucciso dall’inquinamento”

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L’ennesimo ragazzo morto di tumore nella città simbolo della Terra dei Fuochi ha sollevato l’indignazione del vescovo di Acerra. Domenica Antonio Di Donna, durante l’omelia della messa domenicale pronunciata in diretta streaming dall’altare del duomo, ha raccontato questa tragica vicenda per rilanciare di nuovo la sua crociata “sull’ormai dimenticata questione ambientale”.  Di Donna è sicuro: “anche quest’ultima morte di cancro è il risultato dell’inquinamento che attanaglia la Terra dei Fuochi”.  E’ una storia raccapricciante quella di Stefano Sorano, stroncato nove giorni fa a soli 24 anni da un sarcoma polmonare che lo ha strappato alla vita nello spazio di poco meno di un anno. La sua agonia si è consumata nel cinismo scaturito dalle precauzioni dovute alla pandemia. Il medico di base, rivendicando al telefono la necessità di non potersi muovere a causa del rischio di infettarsi, si è rifiutato di visitare il ragazzo durante i suoi ultimi giorni di vita, mentre straziato dal dolore si spegneva inesorabilmente sotto gli occhi del papà e dei fratelli. I suoi partenti volevano fargli praticare la terapia del dolore. Non è stato possibile. I medici non si sono attivati.     “Stefano è stato abbandonato”, ha denunciato il vescovo durante la messa nella cattedrale, rimasta come di consueto priva di fedeli a causa dei divieti anti contagio. Il prelato ha puntato il dito contro il fatto che il sia pur gravissimo problema del Covid 19 sta oscurando la richiesta in incessante di terapie da parte di tutte le persone affette dalle altre malattie, tumore e cardiopatia al primo posto. “Non ha fatto notizia la morte di questo giovane brillante, laureato, molto bravo – l’omelia di Antonio Di Donna –  come le altre morti di ragazzi giovani negli anni e nei mesi passati”. Nel giugno del 2018 il vescovo fece stilare un elenco dei bambini e dei giovani uccisi dal cancro nella sua diocesi, che comprende i comuni di Acerra, una parte del comune di Casalnuovo e i comuni casertani di San Felice a Cancello, Arienzo, Santa Maria a Vico e Cervino. Fu un’iniziativa davvero scioccante. L’elenco dei giovani morti negli ultimi tempi, un centinaio i nomi contenuti all’interno, fu fatto scorrere su un maxi schermo installato sull’altare del duomo.  E ora per il vescovo è tornato il momento della denuncia.  “Stefano – ha arringato dal duomo –  è stato abbandonato e la sua famiglia ha penato molto per cui rivolgo un appello e cioè che gli ospedali man mano che chiudono i reparti Covid ritornino al più presto alla loro normalità”. L’appello è stato rivolto anche ai medici di base.  “Forse comprendiamo – ha puntualizzato Di Donna – che a causa di questa emergenza siano state sospese visite, terapie, anche di malati gravi. Ma questo deve finire. Una volta che andiamo verso la fine dell’emergenza, della pandemia, si riprendano nelle nostre terre al più presto e negli ospedali le terapie, le visite dei medici, la vicinanza a questi malati di tumore, di cancro”.  Il massimo esponente della chiesa acerrana non si è dimenticato di punzecchiare la politica. “Ah – ha sospirato – se si mettesse lo stesso impegno da parte soprattutto delle istituzioni nel combattere un’altra emergenza, che è connessa con quella sanitaria che stiamo vivendo, l’emergenza ambientale, l’emergenza dell’inquinamento dell’ambiente, che in questo tempo sembra sia passata in secondo piano !  Qui non si è smesso di morire per l’inquinamento ambientale in questo tempo di pandemia”. Con la fase 2 ci sono state le prime avvisaglie del ritorno alla “normalità”. Roghi imponenti di rifiuti, casi di contaminazione del mare e dei fiumi.  “Dobbiamo riprendere la lotta e questa emergenza sanitaria non ce lo deve far dimenticare – l’esortazione del vescovo –  anche perché le due emergenze sono molto collegate tra loro. Non a caso proprio in questo periodo in cui tutto era fermo abbiamo visto che l’inquinamento è fortemente diminuito. Le acque del mare e dei fiumi erano tornate più limpide. Gli animali avevano ripreso il loro habitat”. Infine la proposta: “Sarà più che giustamente dedicata una giornata ai medici e agli operatori sanitari morti di Coronavirus nell’adempimento del loro dovere. Ma fino a quando dobbiamo aspettare per ricordare i giovani, i ragazzi, i bambini morti di tumore nelle nostre terre ? A quando una giornata per loro, dedicata a loro, alle vittime dell’inquinamento ambientale ? Vittime che non devono cadere nell’oblio, nella dimenticanza, vittime che siano lo stimolo per un ulteriore impegno nell’emergenza ambientale”.

Corruzione nell’ufficio del Giudice di Pace, il consigliere regionale Borrelli: “Condanne severe”

Dal consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, riceviamo e pubblichiamo la nota seguita ai quindici arresti relativi all’indagine della Procura di Nola sulla gestione illecita degli affari nell’ufficio del Giudice di Pace di Marigliano che ha portato a quindici misure cautelari (leggi qui). “Vicenda scandalosa – dice il consigliere regionale dei Verdi – i funzionari pubblici corrotti devono subire pene molto severe, bisogna mettere fine a questa situazione che sta diventando sempre più comune. La corruzione è uno dei peggiori mali del nostro territorio e quindi bisogna estirparla con decisione.”

Febbraio del 1845: Charles Dickens visita Napoli e sale sul Vesuvio coperto di neve

Dickens in Italia: da Genova a Napoli. Il “ritratto” a tinte nere di una città devastata dalla povertà, abitata da una “plebe” di mendicanti. Il gioco del Lotto, una scena che pare “teatro”, e le ragioni che spingono lo scrittore a “vedere” soprattutto la miseria di Napoli. L’ascesa al cratere del Vesuvio coperto di neve. Si parte da Resina. La descrizione della “gita”, degna di un grande scrittore, rispettoso della verità.   Nel 1844, quando viene in Italia, Charles Dickens ha già scritto l’ “Oliver Twist” e il “Nicholas Nickleby”. Il trentaduenne scrittore è costretto ad allontanarsi dall’Inghilterra perché il pubblico e la critica non hanno accolto bene né il libro in cui egli ha descritto il suo viaggio in America, né il romanzo “Martin Chuzzlewit”,  ritratto impietoso dell’ipocrisia e dell’egoismo di una parte importante della società inglese. Dickens si stabilisce a Genova, e da qui si muove a visitare le più importanti città italiane. Nel gennaio del ’45 va a Roma, e il 9 febbraio, con la moglie Kate e con una cognata, viene a Napoli, in carrozza. Nelle sue “gite” per l’ Italia – che egli racconta poi nel diario di viaggio “Italian Pictures” –Dickens si propone di dedicare la sua attenzione non tanto ai capolavori e ai monumenti dell’arte, “sepolti sotto la montagna delle dissertazioni ad essi dedicate, ma alle gente, che egli intende studiare con l’occhio dell’osservatore imparziale. A Napoli – vi soggiorna dal 10 al 26 febbraio, alloggiando all’ Hotel Vittoria-  si lascia innanzitutto affascinare dalla strada, vero e proprio teatro all’aria aperta, ricco di tipi e figure che la sua penna sa “fermare” sulla carta con la maestria del virtuoso.Il “ritratto” che lo scrittore fa della città nelle lettere all’amico John Foster  è disegnato con le tinte più nere: “La vita per le strade non è pittoresca e insolita neanche la metà di quanto i nostri sapientoni giramondo amino farci credere. Che cosa non darei perché solo tu potessi vedere i lazzaroni come sono in realtà: meri animali, avanzi di spaventapasseri. Napoli è  una città di mendicanti e borsaioli, in cui il popolino si droga e si rovina giocando al Lotto. E proprio il Lotto è al centro di una scena che pare inventata, ma sicuramente è vera :“Mi raccontarono la storia di un cavallo imbizzarrito che ad un angolo di strada aveva scaraventato giù un uomo, lasciandolo moribondo. Il cavallo era a sua volta inseguito da un uomo che procedeva a velocità tale che si trovò sul luogo della disgrazia immediatamente dopo che questa si era verificata. Costui si gettò in ginocchio presso lo sfortunato cavaliere e gli afferrò la mano e con l’espressione più afflitta di questo mondo disse: “ Se vi resta un fiato di voce, ditemi, per amor di Dio, quanti anni avete, affinché io possa giocarmi questo numero al lotto”. Ma sotto il ritratto impietoso della città si avverte la speranza dello scrittore che il popolo napoletano possa ribellarsi alla tirannia dei Borbone e sappia riscattarsi. Alle quattro del pomeriggio del 21 febbraio Dickens, con molti altri “turisti”, inizia l’escursione sul Vesuvio, dal lato di Resina: il programma prevede che vedranno “il chiaro di luna dalla cima “ e torneranno indietro a mezzanotte. Il “capo guida” si chiama Salvatore e come segno di riconoscimento porta una fascetta d’ oro sul cappello; le “sottoguide” sono trenta, otto vanno avanti con le lettighe e i cavallucci sellati, le altre “chiedono l’elemosina”. Dickens scrive che non potrà mai dimenticare lo spettacolo del tramonto sul vulcano, “quando la luce rossa impallidisce e la notte avanza”, e “l’ineffabile solennità e la tristezza” dei dirupi e delle antiche lave coperti di neve. I portatori delle lettighe si fanno coraggio con “l’abituale parola d’ordine”: “Forza, amico. Lo si fa per i maccaroni”. I “turisti” giungono, dopo una pericolosa e faticosa marcia a piedi, presso un “cratere spento”, e lo scrittore si chiede quali parole possano descrivere “l’orrore e la grandezza della scena”, e l’incantevole panorama di Napoli lontana e del golfo. I “turisti” arrivano a fatica alla vetta del Vesuvio, al cratere attivo: alcuni, e tra essi anche Dickens, riescono ad arrampicarsi fino all’orlo, e “a guardare, per un attimo, nell’inferno di fuoco bollente sotto di noi”. Avvolti dal fumo e dai vapori dello zolfo, “ci sentiamo proprio confusi e storditi come ubriachi”, mentre i vestiti bruciano “in una mezza dozzina di punti”. La discesa è ancora più pericolosa, per l’insidia del ghiaccio: i “turisti” si muovono in fila tenendosi per mano, e le guide reggono le signore “per le sottane, per impedire che cadano in avanti.”. E tuttavia due uomini e un ragazzo inciampano e “rotolano giù a capofitto per tutto il pendio del cono”. Per fortuna, li salva proprio la neve, che ha coperto e reso “innocui” i macigni appuntiti e affilati . Il ragazzo viene curato nell’ Eremo, dove tutti i “turisti” consumano “un allegro pasto, davanti a un fuoco ardente”. Infine, a notte inoltrata, essi montano a cavallo e raggiungono la casa del “capo guida”, da dove erano partiti. Li aspettano e li salutano “con grandi acclamazioni” tutti gli abitanti di Resina: erano preoccupati perché il componente di una comitiva di francesi che era salita sul Vesuvio contemporaneamente al gruppo di Dickens era rovinosamente caduto e stava “disteso sulla paglia della stalla  dell’Eremo con un arto spezzato, pallido come un morto, tra dolori atroci e si dava per scontato che a noi fosse toccato di peggio”. “Perciò “ben tornati e il Cielo sia lodato”, come dice di tutto cuore l’amico vetturino, che ci ha accompagnato per tutta la strada da Pisa. E via, con i suoi cavalli già pronti, verso Napoli addormentata.”.  

Marigliano, arrestato un dipendente comunale: sconcerto al palazzo di città

Una sorta di antefatto che delinea meglio il contesto di quel che è accaduto questa mattina a Marigliano, dove i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna ed i Carabinieri del Comando Antifalsificazione Monetaria di Roma hanno arrestato un dipendente comunale, è possibile ritrovarlo nella determinazione del Settore II del Comune, la n. 809 del 31 agosto 2018, pubblicata in Albo Pretorio. Lì, in quel documento, il responsabile Angelo Buonincontri disponeva l’assegnazione e il rientro dei dipendenti comunali dall’Ufficio del Giudice di Pace di Marigliano. Con delibera n. 43/2013, preso atto della soppressione dell’ufficio del Giudice di Pace, la Giunta Comunale stabiliva di richiedere al Ministero della Giustizia il mantenimento dell’Ufficio, assumendo l’onere delle spese per il funzionamento e per l’erogazione del servizio di Giustizia, contribuendo anche al fabbisogno di personale amministrativo necessario a coprirne la dotazione organica. Successivamente, il 30 maggio del 2018, il sindaco Antonio Carpino comunicava al presidente del Tribunale di Nola i nominativi dei dipendenti da assegnare agli uffici del Giudice di Pace di Marigliano. Tra le specifiche della nomina, in base alla normativa vigente, si legge che “all’atto della formale immissione nelle funzioni presso l’ufficio del giudice di pace i dipendenti si impegneranno ad osservare le direttive impartite dal capo dell’ufficio per l’organizzazione e l’esecuzione del lavoro, con particolare riguardo alla riservatezza degli atti e dei documenti trattati e formati ed al rispetto della privacy delle persone coinvolte”. Parole che oggi acquistano un sapore beffardo se si pensa che l’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal GIP presso il Tribunale di Nola nei confronti delle 15 persone ritenute responsabili (11 avvocati agli arresti domiciliari, 3 sospesi e appunto un dipendente comunale arrestato) parla di reati di corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato. Ad ogni modo, la determina in questione stabiliva che a partire dal 4 settembre 2018 un dipendente sarebbe rientrato dal Giudice di Pace, mentre due dipendenti sarebbero stati assegnati ufficialmente all’ufficio di Giustizia, da qualche tempo collocato all’interno della cosiddetta “Casa del Fascio” (1937). Ancora oggi uno dei due è il dott. Guglielmo Albano, responsabile del Settore I del Comune di Marigliano, assegnato solo per due giorni alla settimana al nuovo ufficio, mentre l’altro è il dipendente per cui è scattata la custodia cautelare in carcere: un passato nell’ufficio Protocollo, da due anni cancelliere preposto all’Ufficio Iscrizioni a Ruolo del Giudice di Pace e, a quanto risulta dalle indagini, intento abitualmente a piegare l’esercizio delle sue funzioni alle esigenze della cerchia di avvocati suoi amici, i quali, grazie alla sua complicità, riuscivano a ottenere l’assegnazione dei fascicoli di cui erano patrocinatori al Giudice di Pace loro più gradito. Grande sconcerto sul municipio, da cui fanno sapere che agli uffici non è pervenuta alcuna comunicazione ufficiale: di conseguenza ulteriori informazioni languono e le domande di amministrativi e politici (molti dei quali avvocati) si moltiplicano. Seguiranno senz’altro sviluppi ma intanto il sindaco Carpino fa sapere che attende di approfondire la situazione prima di rilasciare dichiarazioni.