Febbraio del 1845: Charles Dickens visita Napoli e sale sul Vesuvio coperto di neve
Dickens in Italia: da Genova a Napoli. Il “ritratto” a tinte nere di una città devastata dalla povertà, abitata da una “plebe” di mendicanti. Il gioco del Lotto, una scena che pare “teatro”, e le ragioni che spingono lo scrittore a “vedere” soprattutto la miseria di Napoli. L’ascesa al cratere del Vesuvio coperto di neve. Si parte da Resina. La descrizione della “gita”, degna di un grande scrittore, rispettoso della verità.
Nel 1844, quando viene in Italia, Charles Dickens ha già scritto l’ “Oliver Twist” e il “Nicholas Nickleby”. Il trentaduenne scrittore è costretto ad allontanarsi dall’Inghilterra perché il pubblico e la critica non hanno accolto bene né il libro in cui egli ha descritto il suo viaggio in America, né il romanzo “Martin Chuzzlewit”, ritratto impietoso dell’ipocrisia e dell’egoismo di una parte importante della società inglese. Dickens si stabilisce a Genova, e da qui si muove a visitare le più importanti città italiane. Nel gennaio del ’45 va a Roma, e il 9 febbraio, con la moglie Kate e con una cognata, viene a Napoli, in carrozza. Nelle sue “gite” per l’ Italia – che egli racconta poi nel diario di viaggio “Italian Pictures” –Dickens si propone di dedicare la sua attenzione non tanto ai capolavori e ai monumenti dell’arte, “sepolti sotto la montagna delle dissertazioni ad essi dedicate”, ma alle gente, che egli intende studiare con l’occhio dell’osservatore imparziale. A Napoli – vi soggiorna dal 10 al 26 febbraio, alloggiando all’ Hotel Vittoria- si lascia innanzitutto affascinare dalla strada, vero e proprio teatro all’aria aperta, ricco di tipi e figure che la sua penna sa “fermare” sulla carta con la maestria del virtuoso.Il “ritratto” che lo scrittore fa della città nelle lettere all’amico John Foster è disegnato con le tinte più nere: “La vita per le strade non è pittoresca e insolita neanche la metà di quanto i nostri sapientoni giramondo amino farci credere. Che cosa non darei perché solo tu potessi vedere i lazzaroni come sono in realtà: meri animali, avanzi di spaventapasseri. Napoli è una città di mendicanti e borsaioli, in cui il popolino si droga e si rovina giocando al Lotto. E proprio il Lotto è al centro di una scena che pare inventata, ma sicuramente è vera :“Mi raccontarono la storia di un cavallo imbizzarrito che ad un angolo di strada aveva scaraventato giù un uomo, lasciandolo moribondo. Il cavallo era a sua volta inseguito da un uomo che procedeva a velocità tale che si trovò sul luogo della disgrazia immediatamente dopo che questa si era verificata. Costui si gettò in ginocchio presso lo sfortunato cavaliere e gli afferrò la mano e con l’espressione più afflitta di questo mondo disse: “ Se vi resta un fiato di voce, ditemi, per amor di Dio, quanti anni avete, affinché io possa giocarmi questo numero al lotto”.
Ma sotto il ritratto impietoso della città si avverte la speranza dello scrittore che il popolo napoletano possa ribellarsi alla tirannia dei Borbone e sappia riscattarsi. Alle quattro del pomeriggio del 21 febbraio Dickens, con molti altri “turisti”, inizia l’escursione sul Vesuvio, dal lato di Resina: il programma prevede che vedranno “il chiaro di luna dalla cima “ e torneranno indietro a mezzanotte. Il “capo guida” si chiama Salvatore e come segno di riconoscimento porta una fascetta d’ oro sul cappello; le “sottoguide” sono trenta, otto vanno avanti con le lettighe e i cavallucci sellati, le altre “chiedono l’elemosina”. Dickens scrive che non potrà mai dimenticare lo spettacolo del tramonto sul vulcano, “quando la luce rossa impallidisce e la notte avanza”, e “l’ineffabile solennità e la tristezza” dei dirupi e delle antiche lave coperti di neve. I portatori delle lettighe si fanno coraggio con “l’abituale parola d’ordine”: “Forza, amico. Lo si fa per i maccaroni”. I “turisti” giungono, dopo una pericolosa e faticosa marcia a piedi, presso un “cratere spento”, e lo scrittore si chiede quali parole possano descrivere “l’orrore e la grandezza della scena”, e l’incantevole panorama di Napoli lontana e del golfo. I “turisti” arrivano a fatica alla vetta del Vesuvio, al cratere attivo: alcuni, e tra essi anche Dickens, riescono ad arrampicarsi fino all’orlo, e “a guardare, per un attimo, nell’inferno di fuoco bollente sotto di noi”. Avvolti dal fumo e dai vapori dello zolfo, “ci sentiamo proprio confusi e storditi come ubriachi”, mentre i vestiti bruciano “in una mezza dozzina di punti”. La discesa è ancora più pericolosa, per l’insidia del ghiaccio: i “turisti” si muovono in fila tenendosi per mano, e le guide reggono le signore “per le sottane, per impedire che cadano in avanti.”. E tuttavia due uomini e un ragazzo inciampano e “rotolano giù a capofitto per tutto il pendio del cono”. Per fortuna, li salva proprio la neve, che ha coperto e reso “innocui” i macigni appuntiti e affilati . Il ragazzo viene curato nell’ Eremo, dove tutti i “turisti” consumano “un allegro pasto, davanti a un fuoco ardente”. Infine, a notte inoltrata, essi montano a cavallo e raggiungono la casa del “capo guida”, da dove erano partiti. Li aspettano e li salutano “con grandi acclamazioni” tutti gli abitanti di Resina: erano preoccupati perché il componente di una comitiva di francesi che era salita sul Vesuvio contemporaneamente al gruppo di Dickens era rovinosamente caduto e stava “disteso sulla paglia della stalla dell’Eremo con un arto spezzato, pallido come un morto, tra dolori atroci e si dava per scontato che a noi fosse toccato di peggio”.
“Perciò “ben tornati e il Cielo sia lodato”, come dice di tutto cuore l’amico vetturino, che ci ha accompagnato per tutta la strada da Pisa. E via, con i suoi cavalli già pronti, verso Napoli addormentata.”.
Marigliano, arrestato un dipendente comunale: sconcerto al palazzo di città
Una sorta di antefatto che delinea meglio il contesto di quel che è accaduto questa mattina a Marigliano, dove i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna ed i Carabinieri del Comando Antifalsificazione Monetaria di Roma hanno arrestato un dipendente comunale, è possibile ritrovarlo nella determinazione del Settore II del Comune, la n. 809 del 31 agosto 2018, pubblicata in Albo Pretorio.
Lì, in quel documento, il responsabile Angelo Buonincontri disponeva l’assegnazione e il rientro dei dipendenti comunali dall’Ufficio del Giudice di Pace di Marigliano. Con delibera n. 43/2013, preso atto della soppressione dell’ufficio del Giudice di Pace, la Giunta Comunale stabiliva di richiedere al Ministero della Giustizia il mantenimento dell’Ufficio, assumendo l’onere delle spese per il funzionamento e per l’erogazione del servizio di Giustizia, contribuendo anche al fabbisogno di personale amministrativo necessario a coprirne la dotazione organica. Successivamente, il 30 maggio del 2018, il sindaco Antonio Carpino comunicava al presidente del Tribunale di Nola i nominativi dei dipendenti da assegnare agli uffici del Giudice di Pace di Marigliano.
Tra le specifiche della nomina, in base alla normativa vigente, si legge che “all’atto della formale immissione nelle funzioni presso l’ufficio del giudice di pace i dipendenti si impegneranno ad osservare le direttive impartite dal capo dell’ufficio per l’organizzazione e l’esecuzione del lavoro, con particolare riguardo alla riservatezza degli atti e dei documenti trattati e formati ed al rispetto della privacy delle persone coinvolte”. Parole che oggi acquistano un sapore beffardo se si pensa che l’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal GIP presso il Tribunale di Nola nei confronti delle 15 persone ritenute responsabili (11 avvocati agli arresti domiciliari, 3 sospesi e appunto un dipendente comunale arrestato) parla di reati di corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato.
Ad ogni modo, la determina in questione stabiliva che a partire dal 4 settembre 2018 un dipendente sarebbe rientrato dal Giudice di Pace, mentre due dipendenti sarebbero stati assegnati ufficialmente all’ufficio di Giustizia, da qualche tempo collocato all’interno della cosiddetta “Casa del Fascio” (1937). Ancora oggi uno dei due è il dott. Guglielmo Albano, responsabile del Settore I del Comune di Marigliano, assegnato solo per due giorni alla settimana al nuovo ufficio, mentre l’altro è il dipendente per cui è scattata la custodia cautelare in carcere: un passato nell’ufficio Protocollo, da due anni cancelliere preposto all’Ufficio Iscrizioni a Ruolo del Giudice di Pace e, a quanto risulta dalle indagini, intento abitualmente a piegare l’esercizio delle sue funzioni alle esigenze della cerchia di avvocati suoi amici, i quali, grazie alla sua complicità, riuscivano a ottenere l’assegnazione dei fascicoli di cui erano patrocinatori al Giudice di Pace loro più gradito.
Grande sconcerto sul municipio, da cui fanno sapere che agli uffici non è pervenuta alcuna comunicazione ufficiale: di conseguenza ulteriori informazioni languono e le domande di amministrativi e politici (molti dei quali avvocati) si moltiplicano.
Seguiranno senz’altro sviluppi ma intanto il sindaco Carpino fa sapere che attende di approfondire la situazione prima di rilasciare dichiarazioni.
Saviano, Addeo: “Nuovi contagi da COVID-19 non riconducibili ai fatti del 18 aprile”
Riceviamo e pubblichiamo
A proposito delle voci che vedrebbero i nuovi contagi registrati in città collegati alla vicenda del corteo funebre del sindaco Sommese, scomparso a causa del virus SARS-coV-2, il vicesindaco Addeo esprime indignazione e afferma: “chi gioca sull’equivoco è irresponsabile”.
Siamo ancora costretti a leggere inappropriate dichiarazioni di esponenti politici, che in forma subliminale, giocando sull’equivoco, invitano a collegare i recenti casi di contagio registrati in questo Comune alla vicenda dolorosa del corteo funebre del 18 aprile.
Per questo motivo, in qualità di vicesindaco, sento il dovere di difendere la comunità savianese da ingiusti attacchi diretti o indiretti, che non hanno alcun fondamento nella realtà.
I recenti casi di contagio riguardano famiglie savianesi, che sfortunatamente sono state esposte al virus per contatti avuti in luoghi e in tempi ben noti, e non certamente in occasione della richiamata vicenda del 18 aprile, a cui nessuno dei contagiati ha personalmente partecipato.
Riconosco, come si afferma in qualche esternazione, che l’irresponsabilità è il maggior alleato del virus, ma l’amministrazione di Saviano si è attivata e si sta attivando proprio in questo senso, ad esempio con l’esecuzione di 210 tamponi già fatti alle persone più esposte, tutti risultati negativi, e con altre iniziative in essere.
Prego, pertanto, chi finora ha degnato questo Comune della sua solerte attenzione, con una vigilanza ossessiva e molto parziale, di trovare altre forme di promozione elettorale, fatte di verità, concretezza e lealtà. Soprattutto in questo modo si combatte l’irresponsabilità.
Marigliano, blitz dei Carabinieri dal Giudice di Pace: arresti domiciliari per 11 avvocati
Nella mattinata odierna i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna ed i Carabinieri del Comando Antifalsificazione Monetaria di Roma, al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola, ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal GIP presso il Tribunale di Nola nei confronti di 15 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato.
In particolare il GIP presso il Tribunale di Nola ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di un dipendente del Comune di Marigliano, la misura degli arresti domiciliari nei confronti di undici avvocati e la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della professione per la durata di anni uno nei confronti di tre avvocati.
La complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Nola, consistita in attività tecniche, servizi di osservazione e pedinamento, perquisizioni e acquisizioni documentali, ha consentito di svelare una prassi costante e consolidata di gestione illecita degli affari penali presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Marigliano.
Ed invero, il cancelliere preposto all’Ufficio Iscrizioni a Ruolo era solita piegare l’esercizio delle sue funzioni alle esigenze della cerchia di avvocati suoi amici, i quali, grazie alla sua complicità, riuscivano a ottenere l’assegnazione dei fascicoli di cui erano patrocinatori al Giudice di Pace loro più gradito.
Molteplici sono gli episodi accertati di sottrazione, soppressione e/o distruzione di fascicoli processuali da parte degli avvocati all’interno della cancelleria cui la predetta era preposta, nonché di alterazione del criterio di assegnazione dei fascicoli ai vari Giudice di Pace di Marigliano mediante posticipazione delle iscrizioni a ruolo rispetto alla data di presentazione degli avvocati, distruzione di fascicoli processuali e, perfino, mediante la creazione di fascicoli completamente falsi aventi quale parti processuali soggetti deceduti e/o di fantasia. Quale corresponsione per i favori ricevuti, gli avvocati regalavano al cancelliere, in occasione di una cena organizzata presso la sua abitazione, un costoso oggetto in oro.
Le attività di indagini hanno, inoltre, accertato il sistematico utilizzo da diversi anni da parte di alcuni indagati, nell’esercizio della loro professione di avvocati, di marche da bollo contraffatte per l’iscrizione a ruolo di cause presso gli uffici del Giudice di Pace del circondario di Nola, traendo così in inganno i funzionari delle cancellerie addetti all’iscrizione che formavano atti pubblici falsi, appropriandosi del valore nominale delle marche da bollo utilizzate con conseguente ingente danno alle casse dello Stato, accertato pari a circa 40.000 euro.
L’odierna operazione conferma la collaborazione e l’impegno quotidiano dell’Autorità Giudiziaria e dei Carabinieri nel contrastare le forme più insidiose di reati in danno dello Stato e del buon andamento della Pubblica Amministrazione.
Sant’Anastasia, il Pd: “Daremo il massimo supporto ai nostri volontari”
Riceviamo e pubblichiamo
La situazione di emergenza che stiamo vivendo, tra le tante cose, ha rimesso nuovamente in luce il prezioso lavoro che le diverse realtà di volontariato ogni giorno realizzano in ogni parte del mondo.
Anche sul nostro territorio in questo settimane sono sorte diverse associazioni che si sono attivate per aiutare chi è più in difficoltà. Un ruolo centrale l’hanno svolto, come in ogni parte d’Italia, la Protezione Civile e la Croce Rossa.
A tutti i volontari, in gran parte giovani e giovanissimi, va il nostro più sentito grazie per essersi donati senza riserva anche nei momenti più difficili. Per quanto riguarda la Protezione Civile non possiamo però non notare che il grande lavoro dei volontari non è stato aiutato dall’azione di comando dei propri vertici. La P.C. non ha assolto, purtroppo, al proprio ruolo di coordinamento in seno al C.O.C. (Centro Operativo Comunale) e non sempre è riuscita ad essere del tutto efficace. Proprio per questo motivo nei prossimi giorni proveremo ad incontrare il Commissario Straordinario per sottoporle tale questione: non possiamo più perdere tempo, abbiamo bisogno di un corpo di P.C. che sia, ad ogni livello, all’altezza dell’enorme lavoro dei suoi volontari. Chiediamo con forza alla dott.ssa Rodà di prendere gli opportuni provvedimenti anche valutando di riorganizzare completamente i ruoli di vertice.
Inoltre, come forse tanti anastasiani non sanno, la Croce Rossa locale ormai da qualche mese è priva di una sede fissa. Si tratta di un’altra inspiegabile eredità della scorsa amministrazione su cui avremo poi modo di soffermarci. Per il momento siamo stati contenti di sapere che la dott.ssa Rodà si sta occupando personalmente e con grande attenzione di questa situazione. Anche noi ci adopereremo in ogni sede e in ogni modo perché la generosità dei volontari sia supportata e non ostacolata dalle istituzioni: come non condividere in pieno i valori di universalità, volontarietà, umanità che ispirano la Croce Rossa sin dalla sua nascita? I nostri ragazzi meritano una sede degna del loro lavoro: non possiamo più aspettare!
Mascherine a prezzo calmierato: agevolazione o distorsione dell’equilibrio di mercato?
Non è possibile conciliare la decisione politica di “calmierare” i prezzi con le leggi fondamentali che governano il mercato e il sistema produttivo: nessuna azienda può produrre “in perdita”: è un principio della Microeconomia. Come si risolve il problema? Eliminando l’”iva” e garantendo aiuti a chi decide di produrre mascherine a “prezzo calmierato”. “Il calmiere” nella dottrina economica.
Articolo a cura di Vincenzo Orabona
“Abbiamo già sollecitato il commissario Arcuri a calmierare i prezzi sulle mascherine, non ci saranno speculazioni su questo fronte. Ci saranno un prezzo equo e un piccolo margine di guadagno. Inoltre, il nostro impegno è quello di eliminare completamente l’Iva per questo genere di prodotti. Il prezzo sarà attorno allo 0,50€ per le mascherine chirurgiche”.
Lo ha detto il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa nella quale ha illustrato il nuovo dpcm con la Fase 2, già attiva dal 4 maggio. Nelle ultime ore però stanno arrivando le prime segnalazioni dai Codacons, che palesano chiaramente l’impossibilità di trovare mascherine sul mercato a quel prezzo, poiché tantissime aziende hanno arbitrariamente scelto di ritirarsi dalla vendita di mascherine chirurgiche: primi tra tutti il gruppo “CRAI”, l’azienda bolognese “Macron”, che ha fatto notare come anche producendo le mascherine in Cina non si riesca a sostenere il prezzo imposto dal governo italiano, ed i il gruppo “Pellemoda”, di Empoli, che aveva in stock oltre 1 milione di mascherine e ne produceva circa 60mila al giorno. I dirigenti del gruppo “Pellemoda” hanno gettato la spugna sostenendo che, in base alla efficienza produttiva dell’azienda, non sarebbero riusciti a rientrare dei costi, vendendo a meno di 0,70/0,80€. Il nocciolo della questione non sta nell’efficienza delle aziende o nella decisione arbitraria di ritirarsi: esso è insito nell’analisi di statica comparata del concetto di “calmiere”. Nei corsi base di Microeconomia gli allievi sono invitati a meditare sulle riflessioni di David Besanko, uno dei Maestri di questa disciplina scientifica: “supponiamo che il governo abbia fissato un prezzo per un bene più basso di quello di equilibrio. A questo valore, la domanda è più alta dell’offerta ed avverranno scambi solamente per quantità molto limitate, poiché c’è un eccesso di domanda o carenza di offerta” e, aggiungerei, come risultato del modello di statica comparata, c’è sempre una perdita secca per la società.
Il problema di questo provvedimento tuttavia è da ricercare nelle parole del commissario Arcuri, che ha definito chiunque provasse ad appellarsi alla cara e vecchia legge di mercato, un “liberista che emette sentenze da un divano con un cocktail in mano”. Nel 1926, il grande economista austriaco Ludwing Von Mises si occupò di dimostrare, step-by-step, come, attraverso rigorose analisi comportamentali, il “calmiere” portasse alle seguenti conseguenze:
- Razionamento della distribuzione del bene da parte dell’Autorità.
- Le aziende che non decidono di ritirarsi dalla produzione di un bene palesemente antieconomico sono costrette ad intervenire sull’unico fattore produttivo che possono controllare, ovvero il lavoro, abbassando gli stipendi.
- Per respingere i tentativi di imprese e di lavoratori di spostarsi verso settori in cui vige l’equilibrio di mercato, l’ Autorità è costretta, infine,ad intervenire su tutti i prezzi di beni e di servizi.
Prevenzione anti Covid in fabbrica, Fiom e Uilm: “Tiberina Pomigliano inadempiente”
Sufficienti quantitativi di mascherine, uso corretto del termoscanner e degli spazi chiusi, condizionamento dell’aria, formazione. La fase 2 si sta rivelando una ripresa difficile nelle grandi fabbriche metalmeccaniche del polo industriale di Pomigliano. Il timore del contagio da Coronavirus rimane infatti la principale preoccupazione. Per questo motivo le due organizzazioni metalmeccaniche Fiom-Cgil e Uilm-Uil si sono rifiutate di firmare l’accordo per l’avvio del protocollo Covid 19 nella Tiberina, stabilimento che conta 160 addetti (compresi gli interinali a pieno regime) e che fornisce materiali per il gruppo automobilistico FCA. Secondo i sindacati nella Tiberina «non ci sono le condizioni per riprendere in sicurezza le attività ». In questo momento le attività nell’impianto sono ridotte al venti per cento. Ancora pochissimi addetti nell’impianto. Si produce solo per la Sevel, stabilimento abruzzese FCA di furgoni. Intanto alla Tiberina tra le principali perplessità avanzate c’è l’utilizzo di una sola mascherina chirurgica al giorno per lavoratore. «Tutti i virologi – eccepiscono i sindacati – dicono che la mascherina ha un’efficacia di appena quattro ore e quindi è insufficiente per un lavoratore che resta in fabbrica otto ore. Avevamo chiesto di aumentare i cicli di pulizia dei servizi igienici, ma ci è stato rifiutato». Tra i motivi della rottura c’è l’uso del termoscanner: «abbiamo chiesto in che modo l’azienda intenda misurare la temperatura dei dipendenti ma non è stato individuato un luogo adatto». Difficoltà anche sulla gestione nello stabilimento dei sintomatici: non sarebbe stato predisposto un luogo idoneo. Contrasti pure sulla formazione. «Noi siamo convinti che il virus si combatta con la consapevolezza – sottolinea Mario Di Costanzo, segretario provinciale della Fiom per l’auto – e quindi chiediamo una formazione corretta. Ma l’azienda ha dedicato solo cinque o dieci minuti alla formazione.» Di Costanzo elenca un’altra serie di problemi. «Nell’intento di prevenire il contagio – spiega il sindacalista – sono stati chiusi gli spogliatoi e le aree di ristoro mentre alla mensa hanno tolto i divisori, col risultato che il diritto dei lavoratori a un minimo di riposo è stato tolto e le polveri ora raggiungono la mensa: non si fa in questo modo la prevenzione anti Covid ». Infine, secondo quanto riferisce la Fiom, le officine non sono state ancora igienizzate e manca un impianto di condizionamento dell’aria. «Noi siamo per un accordo condiviso con l’azienda ma l’azienda deve accogliere le nostre richieste – la richiesta avanzata da Di Costanzo – la contrapposizione in questo momento così delicato non fa bene a nessuno».
Siparietto napoletano ai tempi del Coronavirus
(Un’altra pagina del diario ai tempi del Coronavirus. E’ della seconda metà di aprile: già un pò datata rispetto all’attuale evoluzione della pandemia. Un viaggio sulla Metro nel tratto Montesanto-S.Giovanni Barra. La sorpresa di una San Giovanni a Teduccio così diversa dal solito. E al ritorno una sorta di “siparietto napoletano” nella Pignasecca).
La settimana scorsa sono andato, per la seconda volta, a ritirare mascherine per la mia associazione a San Giovanni a Teduccio, nella zona a confine con San Giorgio: via Carceri Vecchie per chi è pratico. Mi ha rifatto l’impressione dell’altra volta prendere la metro a Montesanto, quasi del tutto vuota. Guardarsi con qualche diffidenza, distanziarsi ben oltre il dovuto. Nello scendere a San Giovanni aiuto un ambulante con tutto il suo enorme bagaglio e un tavolino ripiegato. Sento una forte disapprovazione nello sguardo dei pochi presenti. Per scrupolo, e quasi per farmi perdonare, mi faccio, davanti ai loro occhi, una profonda pulizia delle mani con il disinfettante tascabile.
Osservo la gente di San Giovanni consapevole e composta, quasi fuori del tempo. Ho pensato più volte di trovarmi in uno scenario da Truman show. Irreale il silenzio, rotto solo da parte di una signora che urla alla figlia di comprare anche le pelate; il rispetto delle file davanti ai negozi. Straordinario il passaggio delle auto, lungo il Corso, ordinate, senza clacson e sgommate. Incredibile il numero di autobus e filovie in un senso e nell’altro… Lascio il corso e mi dirigo verso la mia meta: incontro un ambiente così inusuale, così diverso. Un alternarsi e quasi un confondersi tra attività industriali, depositi, capannoni. lavorazioni di rifiuti, e case, villette perfino.
Prendo le mascherine e ritorno al treno. Rispetto alla prima volta, memore dell’esperienza, sono venuto con un trolley. Scendo a Montesanto per portare le mascherine a via Toledo dove abbiamo la sede regionale della mia associazione, una stanza presso la Cgil. Passo per la Pignasecca, non lontano da casa mia. E proprio vicino alle file di persone in attesa di fare i loro acquisti, vengo fermato da due vigili urbani. Mi è sembrato quasi logico, visto il trolley che spingevo.
Mi presento, consegno i documenti e dico che devo portare le mascherine in sede presso la Cgil. A sentir nominare il sindacato, i due vigili cominciano a raccontare la loro storia sindacale: uno dice che ha fatto un’esperienza negativa con la Cgil, l’altro che preferisce risolvere i problemi lavorativi con l’ausilio dell’avvocato. Io comincio a difendere la “mia” organizzazione, ed essendo vecchio del mestiere cito un caro amico che anni fa abbandonò il mio sindacato portandosi appresso un gran numero di vigili urbani. Tra cui, senza meravigliarmi, vengo a sapere che c’era uno dei due. Il dialogo s’infervora un po’.
La gente se ne accorge, s’incuriosisce, guarda a distanza e, anche senza sentire quello che ci diciamo, sento che “tifa” per me. Altri due vigili urbani si avvicinano e partecipano alla discussione sempre animata. Poi, come succede spesso, i toni si stemperano, cominciamo a parlare del lavoro e dell’attività dei volontari in queste settimane, degli anziani, delle famiglie, dei bambini, della scuola che non c’è. E delle mascherine.
A proposito di mascherine, uno dei vigili mi domanda: “Le vostre quali sono? Quelle della Regione? Le lavabili?”. “Non lo so” rispondo e apro il trolley per fargliele vedere. A questo punto arrivano i mormorii di disapprovazione della gente. Qualcuno ad alta voce dice: “ Adesso aprono le borse e le valigie. È troppo!”. “A una persona anziana!”, incasso.
L’”assemblea sindacale” si scioglie in fretta e furia. I vigili si allontanano e io vado via senza neanche la copia dell’autocertificazione. Anziché andare in Cgil, mi dirigo verso casa.
(FONTE FOTO:RETE INTERNET)
Sant’Anastasia, Lettera aperta di un cittadino al commissario Rodà
Riceviamo e pubblichiamo
Al Commissario Straordinario di Sant’Anastasia
ND D.ssa Stefania Rodà.
Gent.ma Dott.ssa Stefania Rodá,
da Cittadino Anastasiano e a titolo collaborativo le segnalo quanto segue:
Questa mattina il camposanto si presentava negletto. In particolar modo vi erano depositi di materiali da lavoro, cumuli di fogliame stagnanti adiacente ai percorsi, antigienico dal punto di vista sanitario.
Inoltre non tutti si attenevano all’avviso d’indossare mascherine e guanti.
Sarebbe opportuno da parte della società che gestisce il cimitero installare dispenser di disinfettante affinché i cittadini in uscita possano usufruirne a prescindere dai guanti calzati.
La Polizia Locale con l’eventuale ausilio della Protezione Civile dovrebbe spalmare le unità disponibili anche presso il cimitero, per un corretto afflusso e deflusso degli utenti, quale luogo pubblico particolare e non al solo controllo di esercizi commerciali come ad esempio pescherie; organizzazione che dovrebbero garantire i gestori affinché si evitino assembramenti pertanto ridurre l’impiego continuo della P.M.
Siamo tutti responsabili di noi stessi e ognuno dell’altro.
laddove però, come luoghi pubblici particolari ci possono essere situazioni di processi organici, debbono essere salvaguardati con strumenti e servizi dell’amministrazione pubblica.
La ringrazio per l’attenzione e La saluto cordialmente,
Salvatore Colombrino.
Cronaca, le ultime dall’hinterland napoletano
Ischia. Nel corso di due distinte operazioni per controlli antidroga i Carabinieri del nucleo operativo e radiomobile hanno arrestato due uomini.
Un incensurato 40enne è stato arrestato per detenzione di cocaina a fini di spaccio. Al termine di un servizio mirato, l’uomo è stato notato fuori dalla propria abitazione di Ischia Ponte. Alla vista dei Carabinieri l’uomo ha gettato a terra una dose di cocaina che teneva tra le mani sperando di non essere scoperto. La sua abitazione è stata di conseguenza perquisita: trovati altri 5 involucri contenenti cocaina per un peso complessivo di 8,5 grammi, oltre a una somma in denaro di 800 euro, materiale per il confezionamento, bicarbonato di sodio utilizzato per il taglio della sostanza e un appunto manoscritto contenente cifre e nominativi dei presunti “clienti”. All’interno dell’auto è stato invece trovato un coltello con una lama di 9 centimetri e per questo motivo l’uomo è stato anche denunciato per porto abusivo di arma da taglio.
Stessa sorte per un 42enne di Casamicciola già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è stato sorpreso sul porto di Ischia, in arrivo da Pozzuoli con un pezzo di cocaina purissima dal peso di 9 grammi e mezzo che nascondeva negli slip. Sequestrata anche la somma di 400 euro ritenuta provento dell’attività di spaccio.
Entrambi gli uomini sono stati sottoposti agli arresti domiciliari in attesa di giudizio.
Marano di Napoli. Qualche giorno fa, all’interno dell’isola ecologica del comune, gestita dalla ditta TEKRA Srl, è avvenuto il furto di tre teloni impermeabili, utilizzati per la copertura dei cassoni dei compattatori dei rifiuti, dal valore di 1000 euro circa ciascuno.
Le indagini condotte dai militari della locale Stazione hanno consentito di risalire al presunto responsabile: un 50enne titolare di un’impresa commerciale non lontana dall’isola ecologica. Proprio all’esito della perquisizione effettuata all’interno della ditta, i carabinieri hanno trovato i teloni trafugati che erano già stati riutilizzati per altre finalità.
I teloni sono già stati restituiti alla ditta di smaltimento rifiuti.
Scampia: i Carabinieri della Stazione Quartiere 167 hanno denunciato per lesioni e danneggiamento un 20enne del posto già noto alle forze dell’ordine.
Un dipendente della società A.S.I.A. è stato aggredito mentre era impegnato nel servizio di raccolta rifiuti. Il motivo è dovuto all’interruzione momentanea del traffico: l’aggressore, a bordo della sua auto, non intendeva attendere il termine delle operazioni. Il 20enne, brandendo un bastone che aveva in auto, ha colpito prima alle gambe il dipendente addetto alla raccolta rifiuti per poi distruggere, prima di allontanarsi, il finestrino dell’autocompattatore.
La vittima, trasportata al San Giovanni Bosco, se la caverà con 7 giorni di prognosi. I Carabinieri, avviate le indagini, hanno individuato l’ uomo e sequestrato anche il bastone.
Nola: i Carabinieri della Stazione di Piazzolla di Nola, durante i controlli per verificare la regolare detenzione delle armi da parte dei residenti, hanno denunciato per detenzione illegale di armi e per omessa denuncia una 46enne del posto incensurata.
I militari, in seguito ai controlli, hanno sequestrato un fucile da caccia, una pistola e 47 cartucce. La donna aveva ereditato le armi dal marito senza averne diritto e omettendo di denunciarne il possesso.
