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La Procura della Repubblica di Nola

Antonietta Briaca, la dipendente del Comune distaccata nel ruolo di cancelliera all’ufficio del Giudice di Pace di Marigliano, l’unica dei quindici indagati (leggi qui) per la quale gli inquirenti hanno applicato la misura cautelare di custodia in carcere, accettava regali dagli avvocati “amici” ai quali asserviva la sua funzione: un bracciale in oro modello tennis, per esempio. La Briaca alterava l’assegnazione dei fascicoli, consentendo in pratica agli avvocati di scegliersi il giudice. Nell’ufficio di Marigliano l’assegnazione non è informatizzata bensì manuale perciò la cancelliera avrebbe dovuto seguire un criterio di rotazione tra i cinque giudici assegnati a quell’ufficio: Pirozzi, Paolizzi, Scandale, Chianese e Ciaramella.

E il 21 marzo 2019, mentre era già intercettata, ne parla con l’avvocato Maria Luisa D’Avino, moglie del consigliere regionale (e presidente della commissione anticamorra della Regione Campania) Carmine Mocerino nonché figlia di Vincenzo D’Avino che, come il marito, è stato sindaco di Somma Vesuviana,  raccontandole gli stratagemmi utilizzati per alterare il sistema legale di assegnazione dei fascicoli: «Li ho messi a capocchia…ho scritto il nome del compagno di un’amica mia che è morto». «Hai fatto bene, che te ne importa» -le risponde la D’Avino.

Il 17 aprile 2019, a casa della Briaca, si svolge una cena. Vi partecipano Raffaele Pellegrino, Anna Sommese (avvocato che nella scorsa primavera debuttò in politica a Sant’Anastasia nelle liste in sostegno del candidato sindaco Mario Gifuni, tant’è che la Briaca la definisce “la politica”), Massimo Marra e Raffaele Montella. Durante la cena, regalano alla cancelliera il bracciale al cui acquisto hanno partecipato anche Maria Luisa D’Avino, Pasquale Ambrosino e Maurizio Incarnato che però non vanno alla cena. Il motivo è di quelli che non sfigurerebbe nella sceneggiatura di un poliziesco: alcuni di loro, giunti al parcheggio nei pressi dell’abitazione della Briaca si accorgono di movimenti strani e di alcune persone che giudicano poco raccomandabili, malintenzionati, quindi avvisano telefonicamente gli altri e se ne vanno. In effetti non erano malintenzionati, bensì carabinieri appostati sul luogo per identificare i partecipanti alla cena conviviale. Qualche giorno prima l’invito era pervenuto dalla Briaca alla Sommese che si era poi accordata con la D’Avino per scegliere il regalo e raccogliere le quote (cento euro a testa per ogni avvocato, alcuni ritrosi a sborsare tutta la cifra). Intercettata pure una telefonata della D’Avino alla Briaca, una conversazione in cui l’avvocato si dice preoccupata della presenza di un maresciallo dei carabinieri nei pressi del palazzo della cancelliera e le chiede cosa ci facesse lì, preoccupandosi che in una eventuale perquisizione potessero scovare qualche prova. La sera della cena però la stessa D’Avino decide di non partecipare. O meglio, arriva al parcheggio vicino all’abitazione della cancelliera e chiama la collega Sommese che le chiede «Stai giù?». «Stavano certi sotto il palazzo, mi mettevo paura e me ne sono tornata – risponde la D’Avino – se mi rubavano…io tenevo pure i bracciali, la collana con i brillanti, il rolex al braccio». Mentre l’avvocato D’Avino rientra a Somma Vesuviana, nella casa della cancelliera a Marigliano, gli altri colleghi le offrono il regalo, qualcuno le soffia pure il numero di un fascicolo e il nome del giudice al quale desidera sia assegnato e lei li ragguaglia sulle visite dei carabinieri che, dice, hanno «identificato pure gli addetti alle pulizie». Nelle telefonate successive tra la D’Avino e la Briaca, la cancelliera ringrazia per il regalo, facendo cenno anche ad una borsa rossa di marca ricevuta in dono da un altro avvocato e la D’Avino le dice: «Tu lo sai, noi ti teniamo come una zia, come ti voglio dire, ti vogliamo bene».