Somma Vesuviana, la triste fine dell’antica parrocchia di Santa Croce

Del tutto abbandonata alle intemperie che la rodono e alle sterpaglie che la soffocano, ancora oggi si possono ammirare solo i ruderi di quella che fu una delle più antiche e potenti parrocchie della Diocesi di Nola. L’intervista al decano degli Ingegneri Vincenzo Romano. L’antica chiesa di Santa Croce, ormai dismessa e ridotta ad un selvaggio rudere, sorge attualmente nell’omonimo borgo ubicato in quello che fu uno dei tre quartieri di Somma ove dicesi Prigliano, come riferisce lo studioso Francesco Migliaccio (1826 – 1896). Di questa chiesa non si conosce l’epoca precisa della sua fondazione,  ma sappiamo che aveva sotto la propria giurisdizione una vastissima parte del territorio sommese, posto a nord – est del centro cittadino. A tal riguardo gli anziani del luogo riferivano che era meglio essere prete di Santa Croce che Vescovo di Nola. Le prime notizie certe risalgono al 1375, quando la parrocchia fu assoggettata al pagamento di una parte di una quota, stabilita in 500 fiorini, al Capitolo nolano. La disposizione di Papa Gregorio XI (1330 – 1378) si rese necessaria in quanto il Capitolo non aveva rendite necessarie per l’espletamento decoroso di tutte le proprie attività. Per le altre notizie storiche, riteniamo giusto di non addentrarci oltre, in quanto sufficientemente ed efficacemente trattate da altri studiosi locali, tra cui spicca il compianto prof. Raffaele D’Avino. E’ certo che a partire dai primi anni del XX secolo, le avversità naturali iniziarono implacabilmente a colpire la già fatiscente e antica struttura, che veniva a trovarsi continuamente in riparazione. Nel 1926, purtroppo,  già non si celebrava messa. Si arrivò, poi, al 1932, allorquando la parrocchia venne definitivamente chiusa su disposizione del Podestà di Somma, Valdimiro Del Giudice. Solo nell’ottobre del 1940 si ufficializzerà il passaggio definitivo del beneficio parrocchiale nella Chiesa francescana di Santa Maria del Pozzo su disposizione della Curia Vescovile di Nola.  La mia intervista all’ ing. Vincenzo Romano tratta l’argomento Santa Croce relativamente alla sola constatazione dell’attuale stato dei luoghi e alle problematiche legate al complesso religioso. Vincenzo Romano, nato a Somma Vesuviana nel 1945, dopo la laurea in ingegneria civile nel 1974, conseguì l’abilitazione per l’insegnamento di Costruzioni, Tecnologia delle Costruzioni e Disegno Tecnico. Nel 1980, in seguito al terremoto, fu precettato dal Commissariato Straordinario per la verifica statica degli edifici danneggiati. Nel 1994 fondò l’ Associazione Ingegneri – Architetti “Somma Vesuviana”, di cui viene eletto Presidente per due mandati consecutivi. Insomma un professionista che ha svolto la sua attività in vari settori dalle costruzioni civili a quelle idrauliche e stradali. All’ingegnere chiediamo: Come si presenta, oggi, la struttura? “Il complesso, così come oggi si presenta all’osservatore, frutto di più superfetazioni, si compone della chiesa, a navata unica, cui si accede da un ampio piazzale tramite un angusto ingresso costituito da una porticina ad unico battente in forma ogivale con la cuspide poggiante su un sagrato composto da ben sette scalini. La navata termina con un ampio abside che presenta profonde fessurazioni della cupola. La sagrestia adiacente è a piano rialzato rispetto al piazzale con l’annessa canonica. I resti del campanile prospettano sul piazzale antistante il complesso. Il tutto, oggi, versa in precarie condizioni di degrado. Lo stabile, avvolto da gigantesche erbe infestanti, minaccia di crollare da un momento all’altro, determinando, in chi lo osserva, solo tristezza e preoccupazioni in relazione ai danni che potrebbe provocare”. Come mai non si interviene ? “Tale motivazione mi spinge ad affrontare il serio problema nella speranza che i responsabili, civili e religiosi, intervengano per contribuire al recupero. Il complesso, già in passato, era parte integrante di una zona urbanistica molto espansiva,  che ha visto negli ultimi anni  la realizzazione di un considerevole complesso edilizio. Nella realizzazione, però, non si è  tenuto conto della struttura religiosa, che benché degradata, era comunque esistente. A riguardo, potremo fare moltissime e maliziose illazioni, ma per mio costume mi astengo da polemiche inutili”.  Che cosa auspica per quella struttura abbandonata? “Certamente una demolizione non risulterebbe possibile, considerato che il paese è sottoposto a molti vincoli paesaggistici disciplinati dal Codice dei Beni Culturali. L’aspetto, così come si presenta, evidenzia una bruttura dell’immagine, evidente anche agli occhi dell’osservatore più sprovveduto. La soluzione potrebbe essere quella del recupero, assegnando alla struttura un ruolo sociale, certamente necessario, ad uno spazio che risulta privo di qualsiasi aggregazione socio-culturale. Si pensi che, nel piano di lottizzazione, era prevista in passato, come infrastruttura secondaria, una struttura religiosa, mai realizzata per l’intero abitato circostante, nonché di quello più ampio del Parco del Sole e Fiordaliso.  I titolari della proprietà non hanno nessuna considerazione del problema, né tantomeno i rappresentanti politici cittadini. Gli abitanti del rione, sensibili al problema, potrebbero però affrontare la questione, istituendo dapprima un comitato e, successivamente, cercando di  promuovere tutte quelle iniziative atte al recupero della struttura. L’idea, magari,  di una sottoscrizione popolare o  di una lotteria locale non sarebbe male. Comunque il problema resta, ed è un dovere dei proprietari, considerato che esiste, ben in mostra, la scritta Proprietà Privata”.          

Regi Lagni, parte a giugno il progetto di manutenzione straordinaria a cura della Regione Campania

Cinque milioni di euro per i lavori che coinvolgono Nola, Liveri, Palma Campania, Cimitile, Camposano, Cicciano e Tufino, i Comuni dell’Alto Nolano interessati dall’avvio del progetto di manutenzione straordinaria predisposto dalla Regione Campania che ha presentato il piano per il recupero del sistema idraulico costituito dai lagni Quindici, Gaudio ed Avella: una iniziativa preziosa per mettere fine agli allagamenti e al degrado ambientale. A giugno la partenza dei lavori, le cui operazioni consisteranno nella rimozione degli arbusti, di parte dei sedimenti e dei rifiuti accumulati negli alvei. Previsto, inoltre, il ripristino delle parti danneggiate delle sponde e l’intervento di ricostruzione del letto dei corsi d’acqua. Il progetto, redatto dai tecnici della SMA, società in house della Regione Campania, contiene anche la sistemazione di opere a verde, di staccionate, di dissuasori che serviranno a confinare i corsi d’acqua e a delimitare le piste per la manutenzione idraulica che attualmente sono scomparse. Ad eseguire i lavori sarà la società regionale Campania Ambiente. Lo scorso 15 maggio, presso la sede dell’Agenzia di Sviluppo Area Nolana è avvenuto l’incontro con i sindaci dei Comuni interessati. All’assemblea hanno preso parte i primi cittadini di Nola, Gaetano Minieri (le cui dimissioni ancora pendono sulla città bruniana come una spada di Damocle), di Liveri, Raffaele Coppola, di Palma Campania, Nello Donnarumma, di Cimitile, Nunzio Provvisiero, di Camposano, Francesco Barbato, di Cicciano, Giovanni Corrado, e di Tufino, Carlo Ferone. Al fine di illustrare i dettagli del progetto è intervenuto anche il vicepresidente della giunta regionale, nonché assessore all’Ambiente, Fulvio Bonavitacola. Grazie ai lavori lungo i Regi Lagni “nasceranno nuovi percorsi ecologici destinati all’attività fisica o alla semplice passeggiata: oggi sta per diventare realtà il modello nordeuropeo al quale mi sono sempre ispirato per la nostra comunità”, esprime con soddisfazione il sindaco di Camposano, Barbato. Prende nuovamente quota dunque, dopo anni di assopimento, il progetto “Regi Lagni – Giardini d’Europa”, redatto nel 2009 da Andreas Kipar, architetto e paesaggista tedesco, Direttore di LAND srl – Landscape Architecture Nature Development, che basò la sua visione su quanto fatto in Germania per l’Internationale Bauausstellung Emscher Park, la grande operazione di recupero e riqualificazione paesaggistica del bacino della Ruhr. Alla riunione hanno partecipato anche Andrea Manzi, presidente dell’Ato 3 Rifiuti Campania, Vincenzo Caprio, amministratore unico dell’Agenzia di Sviluppo dell’Area Nolana e Antonio Carpino, presidente del Tavolo dei Comuni dell’Agenzia e sindaco di Marigliano. Proprio Carpino ha sottolineato che per la sua città, già nel 2017, fu predisposto un contributo di settecentomila euro, dunque sono previsti degli interventi che “daranno continuità ai lavori di manutenzione e messa in sicurezza già effettuati nel 2018, quando sono stati risagomati i detriti ed è stata creata la strada per il deflusso dell’acqua, cosa che oggi impedisce gli allagamenti. In estate si interverrà nuovamente nella Vasca San Sossio, all’interno della quale confluiscono due canali dei Regi Lagni. Per i segmenti relativi alle zone di Faibano e Lausdomini la competenza appartiene al Consorzio di Bacino del Volturno, mentre il tratto tombato di via Isonzo compete alla GORI in quanto fogna, ma in entrambi i casi ci stiamo attivando accelerare gli interventi, indispensabili per scongiurare l’effetto laminazione a monte che impedisce il corretto deflusso dell’acqua a valle”.

Microcredito sociale, Fondazione con il Sud approva il progetto “Pio Monte Somma” di FINETICA Onlus

L’Associazione FINETICA Onlus annuncia di aver raggiunto un grande obiettivo: l’approvazione, e dunque il patrocinio economico da parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione con il Sud, cui era stato presentato il progetto “Pio Monte Somma: microcredito sociale”. FINETICA Onlus da anni promuove la cultura della finanza etica e solidale come pratica di giustizia economica e sociale, perché si affermi e si potenzi una gestione del risparmio e del credito che rimetta la comunità, il bene comune, le persone e i rapporti sociali al centro dell’economia, dando al denaro un ruolo di strumento e non di fine. Il piano, nel recuperare la vocazione degli antichi Monti di Pietà, prevede di erogare “piccoli prestiti” (da 1.000,00 a 10.000,00 euro) a persone e famiglie che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità economica e sociale e pertanto a rischio di diventare vittime degli usurai. Con la loro opera i Monti si proponevano di dare accesso al credito anche ai poveri con un tasso di interesse relativamente contenuto. Tutte queste iniziative, inoltre, elargendo piccoli prestiti di entità valutata caso per caso in funzione delle effettive necessità, possono essere viste come le primi operatività finanziarie nel campo del Microcredito. Il programma denominato PIO MONTE SOMMA consentirà nel periodo 2020 – 2021, in un ambito territoriale ampio che comprende Campania, Calabria, Puglia e Basilicata, l’erogazione di prestiti di piccolissimi importi (da 1.000,00 euro, fino ad un massimo di 10.000,00 euro), in tempi decisamente abbreviati, per le tante persone e famiglie che, avendo bisogno immediatamente di un prestito e non potendo aspettare le lungaggini delle pratiche burocratiche necessarie per altre forme di credito legale – ove mai esistessero Banche disposte a far crediti di importi così limitati – rischiano di diventare a vita, vittime dei gruppi usurai, per cifre irrisorie sulle quali, senza speranza di uscirne, si ritroverebbero a pagare interessi fino al 150 e 250% annui. Attraverso il Fondo di Garanzia amministrato da Finetica, finalizzato specificamente alla prevenzione del fenomeno dell’usura (Art. 15 L. 108/96), si concede una “garanzia reale” – in favore della persona e della famiglia che si trova in condizioni di vulnerabilità economica e sociale – al fine di agevolare l’accesso al “microprestito” erogato dalla Cooperativa sociale (Cm. 4 Art. 111 TUB e Art. 11 D.Mef 176/2014); la quale, secondo una “particolare e mitigata valutazione del merito creditizio”, stipulerà immediatamente un regolare contratto che avrà per oggetto la concessione a tassi agevolati di un finanziamento di minimo 1.000,00 e massimo 10.000,00 euro, della durata non superiore ai 60 mesi ed il cui esatto adempimento sarà garantito finanche al 100% dal Fondo Finetica. L’utente dovrà semplicemente esibire all’atto della richiesta, un’attestazione di “garanzia morale” rilasciata dall’ “autorità” religiosa (Parroco, Responsabile Caritas, Azione Cattolica, Fraternità della Santa Croce…), dall’ “autorità” civile (Comandante della Stazione dei Carabinieri, dei Vigili Urbani, Dirigente Scolastico…), dal Responsabile locale di altre Organizzazioni non lucrative che operino in sede locale con un ruolo di riferimento rispetto alla specifica comunità locale e siano ben radicate sul territorio ambito d’intervento. La restituzione del prestito avverrà nel corso dei successivi al massimo 60 mesi, tramite il pagamento di bollettino postale di rate mensili che si aggireranno intorno ai 100,00 euro. I bollettini postali saranno emessi direttamente dalla Cooperativa sociale che, insieme a Finetica, sarà l’interfaccia operativa dei richiedenti, ai quali assicurerà tutti quei “servizi non finanziari” accessori alla concessione del microcredito sociale: accoglienza e informazione, orientamento, bilancio di competenze, accompagnamento alla presentazione della domanda, formazione, tutoraggio, monitoraggio e assistenza post erogazione.

De Luca: non si comprende apertura generalizzata dal 3 giugno

Secondo il governatore, oltre a favorire controlli e test, “occorreva limitare la mobilità dalle zone contagiate”. Secondo De Luca l’epidemia è ancora dietro l’angolo, non certo alle spalle. “Davvero non si comprende quali siano le ragioni di merito che possono motivare un provvedimento di apertura generalizzata e la non limitazione della mobilità nemmeno per le province ancora interessate pesantemente dal contagio”. Lo dice il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. “Adotteremo, senza isterie e in modo responsabile, insieme ai protocolli di sicurezza già vigenti – annuncia – controlli e test rapidi con accresciuta attenzione per prevenire per quanto possibile, il sorgere nella nostra regione di nuovi focolai epidemici”.​ (foto ANSA Campania)

Caivano, maxi sequestro dei Carabinieri: droga e armi in un appartamento del Parco Verde

Un arsenale e oltre 1 chilo di stupefacenti nascosti in un appartamento abbandonato nell’isolato A3/4 del Parco Verde di Caivano: questa la scoperta dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Durante una perquisizione – effettuata nel corso di un normale controllo del territorio – rinvenute e sequestrate 1 pistola Beretta cal. 7,65 con relativo serbatoio risultata provento di un furto consumato nel Febbraio scorso ad Ancona e 1 pistola Sig Sauer con matricola abrasa e caricatore. Con le armi anche 4 caricatori bifilari contenenti 16 cartucce calibro 7,65 e 4 caricatori a “mezzaluna” generalmente utilizzati per kalashnikov contenenti 81 proiettili calibro 7,62. Nell’abitazione anche droga: 350 grammi di cocaina, 230 di eroina, 430 di marijuana e 370 grammi di hashish. Le armi sequestrate saranno sottoposte ad accertamenti balistici per verificare se siano state utilizzate in fatti di sangue o intimidazione.

Napoli e provincia: sicurezza alimentare e controllo del territorio. Sanzioni, sequestri e attività commerciali chiuse

Decine di attività commerciali controllate nel quartiere Vasto dai Carabinieri della Stazione di Napoli Borgoloreto insieme a quelli del NAS di Napoli. Pesanti sanzioni al titolare di un minimarket etnico di Via Bologna: sequestrati 200 chili di alimenti e bevande scadute e prive di indicazioni sulla tracciabilità. La sanzione notificata – complici anche le rilevanti carenze strutturali – ammonta a 3500 euro. Scenario simile in un secondo negozio, questa volta di Via Venezia. In questo caso 138 i chili di alimenti in vendita rinvenuti e sequestrati perché in pessimo stato di conservazione. Il proprietario del market è stato diffidato anche per carenze igienico-sanitarie della struttura e denunciato. Ad Afragola, invece, i Carabinieri della locale stazione insieme a quelli del NAS di napoli hanno controllato un esercizio commerciale in via Plebiscito: 100 i chili di prodotti non a norma sequestrati. L’attività – che presentava una totale assenza dei requisiti igienico sanitari e strutturali – è stata chiusa e sospesa. Accertamenti anche nell’area flegrea. I Carabinieri del Nas e i militari della stazione locale hanno controllato una struttura ricettiva in via Montenuovo Licola patria nella località Monteruscello. La struttura è stata chiusa temporaneamente: non rispettava le recenti norme governative anti-contagio. Durante gli accertamenti, i Carabinieri hanno constatato anche carenze sia dal punto di vista igienico strutturali che per quanto riguarda le norme che disciplinano la sicurezza sui luoghi di lavoro. Carabinieri impegnati anche nel controllo straordinario del territorio. Nel quartiere Sanità i militari della Compagnia di Napoli Stella insieme a quelli del Nucleo Radiomobile e del Reggimento Campania hanno setacciato le strade della città. I Carabinieri, nell’ambito dei servizi disposti dal Comando Provinciale di Napoli, hanno controllato 54 persone di cui 20 già noti alle forze dell’ordine. Due persone sono state denunciate perché beccate alla guida – con la recidiva nel biennio – senza aver mai conseguito la patente. Elevate 45 contravvenzioni per un importo complessivo di quasi 45mila euro. Varie le contestazioni: dal mancato uso del casco protettivo alla mancata copertura assicurativa. I militari dell’Arma hanno sequestrato 18 motocicli di cui 2 confiscati definitivamente. In queste ore i Carabinieri del comando provinciale di napoli hanno concentrato i loro sforzi nelle zone calde della città: i militari del nucleo radiomobile e quelli delle compagnie di Napoli centro e Vomero hanno identificato complessivamente ben 330 persone. I controlli continueranno nelle prossime ore.

Mariglianella, forza un garage per rubare una bicicletta: 39enne arrestato dai Carabinieri

I Carabinieri della stazione di Brusciano, insieme a quelli della Sezione Radiomobile e ad un militare libero dal servizio, hanno arrestato per furto aggravato V.R., 39enne del posto già noto alle Forze dell’Ordine. L’uomo, insieme ad un complice, ha forzato le serrande di due garage di un condominio di Mariglianella, in via Marconi e rubato una bicicletta e vari pezzi di ricambio per auto. Il forte rumore ha attirato  l’attenzione dei residenti, tra questi anche un carabiniere libero dal servizio che ha allertato il 112. I militari, arrivati poco dopo, hanno bloccato il 39enne prima che potesse fuggire: il complice, invece, ha fatto perdere le sue tracce. Gli oggetti rubati sono stati recuperati e restituiti ai proprietari. L’arrestato è stato sottoposto ai domiciliari in attesa di giudizio. Continuano le indagini per rintracciare il complice.

Rino Gaetano: un anarcoide e geniale folletto sempre più blu

Il 02 giugno del 1981, prematuramente, ci lasciava Rino Gaetano, il cantautore dei giovani. Mito musicale, intergenerazionale e senza tempo. Nel trentanovesimo anniversario della sua scomparsa, oggi come ieri, vogliamo celebrarlo raccontando il suo percorso di artista geniale e fuori dagli schemi. Muore giovane colui che al cielo è più caro. Lo diceva il poeta greco Menandro e Salvatore Antonio Gaetano detto Rino deve essere stato molto caro al cielo se ci ha lasciato all’età di soli trentuno anni, nel pieno della sua vita e della sua arte. Il richiamo alla cultura greca è legittimo poiché Rino veniva da Crotone, città della magna Grecia strettamente legata alla presenza del grandissimo matematico e filosofo Pitagora, eppure Rino non sembra aver ereditato nulla di matematico dalla terra di Pitagora poiché nelle sue canzoni i fattori non sono mai al loro posto, ma sono sempre sovvertiti; prevalgono piuttosto metafore e allegorie in un’allegra, graffiante, irridente, confusione d’inventiva e di sana follia liberatoria. Il suo linguaggio apparentemente incomprensibile lo fa assomigliare piuttosto a un folletto che non si pone alcun limite, ma cerca il divertimento e la liberazione attraverso il libero accumulo di materiali verbali e musicali. Infine, sempre per restare nella metafora matematica, il risultato non cambia e i conti tornano sempre e ben lo sanno i giovani che a quasi quarant’anni dalla sua morte, scoprendolo o riscoprendolo hanno decretato a Rino Gaetano il successo che lo ha riportato in testa all’hit-parade; insomma Rino dopo avere sfiorato il successo in vita si è affermato postumo com’è avvenuto per tanti altri artisti, forse perché quando era in vita, i tempi non erano maturi per le sue proposte. Ragazzo del Sud emigrato nella capitale, Rino vive e riassume dentro di sé i contrasti di mondi diversi che arricchiscono il suo bagaglio interiore e determinano la maturazione di un approccio critico verso il mondo. Un mondo che sembra fatto di certezze apparenti, di contraddizioni irrisolte, di vuota propaganda. Queste nel suo immaginario diventano occasioni per cogliere il lato assurdo ma divertente della vita, dando origine a quella bonaria e al tempo stesso pungente ironia attraverso la quale, con quel suo viso adatto al ruolo di angelo impertinente, è solito sferzare usi, costumi, credenze, personaggi, mode, atteggiamenti; insomma tutto quanto potesse avere il sentore di un certo ordine precostituito. Nel panorama degli anni Settanta rappresenta la voce fuori campo, la nota discorde che accompagna quell’epoca fatta d’impegno politico e coinvolgimento ideologico, quegli anni in cui nasce e si sviluppa il cantautorato impegnato, di taglio più ideologico e intellettuale rispetto ai testi giocosi e apparentemente superficiali di Rino. Ed è proprio in questo suo infrangere gli schemi, in questo osservare la vita da un angolo mentre tutti si agitano per affermare idee e verità, che sta la geniale intuizione dell’artista. Le sue canzoni hanno la capacità di raccontare stati d’animo, emozioni e vicende mai banali e ancora attuali. La sua voce, così inconfondibilmente graffiata e gutturale, sa diventare dolce e irridente trasformandosi in quella degli emarginati e degli esclusi come in Michele ‘o pazzo, è pazzo davvero o Escluso il cane, ma anche come accade con Agapito Malteni, il ferroviere, Mio fratello è figlio unico, Ma il cielo è sempre più blu, Aida, Berta filava, Sfiorivano le viole e tante altre; in quella degli speranzosi, dei disillusi, dei cinici, degli innamorati. Perché lui era così: cinico ma innamorato, disilluso ma sempre speranzoso, paradossale ma sempre attaccato alla realtà, allo stesso tempo figlio della sua Calabria e avanguardia di sfumature musicali internazionali. Il suo sorriso bonario che si stende sulle follie e sugli isterismi umani, la sua essenzialità, la sua fedeltà a se stesso, il suo sguardo indulgente e divertito sul mondo che lo circonda, lo fanno amare e apprezzare in modo speciale. Un personaggio singolare, una sorta di trasgressione nella trasgressione, di scomodo specchio attraverso il quale la realtà era restituita nel suo aspetto più grottesco e ridicolo, un artista dissacrante, una voce libera, un funambolo della vita, un folletto impertinente. I testi delle sue canzoni sono apparentemente slegati e privi di senso, dove la parola stessa sembra farsi gioco, per osare parallelismi e rime fuori dal contesto, per poi ritornare magicamente, nell’insieme, a comunicare messaggi ricchi di significato che lasciano spazio alla riflessione e che quindi escono dalla dimensione del nonsense per entrare in quella del pensiero critico e consapevole. Il tutto in modo ironico, trasgredendo attraverso l’abbigliamento, la mimica, la gestualità, divertendosi a prendere in giro la stessa società che lo accoglieva incuriosita, ma che allo stesso tempo ne prendeva le distanze, spesso esprimendo attraverso atteggiamenti snobistici l’incomprensione e il timore che un personaggio come Rino provocava, perché non si poteva classificare, e questo doveva essere, tutto sommato, un divertimento per Rino, quell’assistere agli sforzi e ai tentativi che il sistema culturale legato al mondo dello spettacolo faceva per collocarlo necessariamente da qualche parte. L’ironia è una grande qualità umana che dona uno sguardo particolarmente acuto sul mondo a chi ha la fortuna di possederla e Rino, come il grande Ettore Petrolini cui amava ispirarsi, ci ha lasciato con questa eredità d’intelligenza. Di lucida analisi, ma anche d’indulgenza verso l’umana follia, di sorriso aperto alle possibilità, perché la sua denuncia è forte, ma non estrema, il suo è un invito a guardare con nuovi occhi la realtà, liberi da preconcetti e da strutture ideologiche, proprio lui che viveva in un’era, per ragioni storiche, molto ideologizzata. E forse è anche per questo che le giovani generazioni, così poco politicizzate, lo amano, perché gli riconoscono quei messaggi trasversali che scavalcano le ideologie, le logiche di appartenenza e si rifanno, semplicemente, all’essenza dell’essere umano, alla sua speciale intelligenza e sensibilità da cui dovrebbero discendere tutte le azioni mirate al benessere della società e dell’individuo.

Polpi alla luciana”:  Tom Ripley,  l’”eroe” dei romanzi di Patricia Highsmith, mangiò quelli della “Zi’ Teresa”……

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…e non gli piacquero.  Ma Tom, ambiguo e malvagio,  era capace di mentire anche a sé stesso.  Penso che egli abbia sentito, già in America, che “’o purpo se coce int’all’acqua soia”, e sia stato vinto dalla paura che i polpi del grande ristorante napoletano svelassero a tutti il crudele inganno che egli stava progettando.  I due film tratti dal romanzo della erede di Agatha Christie, e Tom interpretato nel 1960 da Alain Delon e nel 1999 da Matt Damon.   Ingredienti: 1 kg di polpi veraci, 500 gr di pomodorini, 1 spicchio d’aglio, 100 gr di olive nere denocciolate, un paio di manciate di capperi dissalati, prezzemolo, sale, pepe, peperoncino, olio extra vergine d’oliva Pulire accuratamente i polpi e sciacquarli più volte sotto l’acqua corrente. Riporli con la testa in su in un tegame abbastanza grande cuocendoli con poco olio, peperoncino, pepe ed un po’ d’aglio tritato. Appena saranno rosolati, abbassare la fiamma e continuare la cottura per circa 30 minuti. Intanto scaldare un po’ d’olio in una pentola, con lo spicchio d’aglio,  e far soffriggere, aggiungendo i pomodorini tagliati a metà e il sale. Fare cuocere per circa 20 minuti. Quando i polpi saranno cotti, aggiungere le olive e il prezzemolo. Unire i pomodorini e fare cuocere per altri 25 minuti. Servire su crostini di pane.( La ricetta segue sostanzialmente quella pubblicata dal sito “ Napoli Today”)   E’ un “piatto” che merita più di un articolo: la storia del quartiere Santa Lucia, una storia lunga e tentacolare, e le imprese dei suoi pescatori e dei suoi “pisciaiuoli”, il concerto degli “odori” che viene su dagli ingredienti, impegnati tenacemente a far sì che il cuoco non li sottometta all’imperio del “purpo”, la sapienza napoletana dispiegata nei proverbi, nelle sentenze e nelle allusive metafore che hanno come protagonisti “’o purpo” e “’a purpessa”. E poi il “polpo” nella storia della pittura. E poi gli scrittori napoletani. E poi la storia delle taverne e dei ristoranti in cui si celebrava il culto del “polpo alla luciana”:  la mia generazione può testimoniare che i cuochi della “Casina Rossa” potevano tranquillamente competere, in questo rito complicato, con quelli di “Zi’ Teresa”, il santuario del culto. E con la storia del ristorante “Zi’ Teresa” si potrebbero riempire molte e succose pagine. Nel 1955 Patricia Highsmith pubblicò “Il talento di Mr. Ripley” e divenne, subito, la nuova Agatha Christie. Nel 1960 René Clement trasse dal libro la trama del film “Delitti in pieno Sole” e Tom venne interpretato da Alain Delon. Trentanove anni dopo Anthony Minghella prese dal romanzo trama e titolo per un film che, grazie anche alla interpretazione di Matt Damon (vedi foto in appendice), conquistò un successo trionfale. “Il talento di Mr. Ripley” è un thriller psicologico: negli anni ’50 Tom Ripley viene incaricato dal Sig. Greenleaf di recarsi in Campania e di convincere suo figlio Dickie a tornare negli Stati Uniti. Ma Tom viene spinto dal suo “talento” di uomo falso e malvagio, “fauzo” e “fetente” – insomma, “ nu ‘nfamone” – a sostituirsi a Dickie e a percorrere la strada lunga del delitto. Questo “soggetto” arriva a Napoli da Roma e subito la Highsmith, per dare al racconto un po’ di quel “colore” che le veniva suggerito dagli articoli e dai film sugli Americani nella Napoli “liberata”, immagina che Tom venga immediatamente “adottato” da un “ragazzotto di circa 16 anni” che indossa, ma guarda un po’, “pantaloni sporchi” e calza “scarponcini militari americani”, e che gli fa da guida, fino all’ albergo. Tom gli dà una mancia di cento lire, perché aveva letto in un articolo che questa era una “mancia adeguata”, il ragazzo “assume un’aria oltraggiata”, Tom gli dà altre cento lire, ma, quando vede che “l’aria” del ragazzo continua ad essere “oltraggiata”, lo saluta e se ne va. La sera, il direttore dell’albergo, consiglia a Tom, “in un inglese perfetto”, di andare a cenare “in un ristorante in riva al mare che si chiama “Zi’ Teresa”. L’americano non gradisce il primo piatto: “una porzione di polipi minuscoli di un color viola talmente carico che sembrava fossero stati cotti nell’inchiostro con il quale era stato scritto il menù. Prudentemente assaggiò la punta di un tentacolo e constatò che aveva una consistenza disgustosa, gelatinosa come una cartilagine”. Ma Tom è uno che non dice la verità nemmeno a sé stesso: penso che i polpi gli piacessero, e che abbia avuto paura della loro misteriosa “virtù”. Sono certo che egli sapeva – quante volte glielo avevano detto i Napoletani d’ America e gli Americani che erano stati a Napoli – che ‘o purpo se coce int’all’acqua soia”. E lo immagino mentre mangia e si dice: “ Vuoi vedere che questi polpi viola mi strappano la maschera, mi fanno apparire quale sono veramente, e mostrano a tutti l’acqua dell’inganno in cui sono pronto a immergermi…”. E certamente gli fece paura il sapore penetrante dei capperi, il sapore che istiga a confessare….. (FONTE FOTO: Napoli Today)        

Elezioni a Pomigliano: ecco il primo candidato sindaco

E’ il primo candidato a sindaco ormai certo, ufficiale, della strategica Pomigliano, la città delle grandi fabbriche portanti d’Italia, la FCA, la Leonardo, l’Avio, la città del ministro degli Esteri e leader M5S Luigi Di Maio. Dunque, Vincenzo Romano, avvocato penalista, 45 anni, si presenta candidato per la poltrona più importante del municipio in una coalizione composta da Italia Viva e da due liste civiche, “La Città che Vale” e “Futura”. E’ una candidatura importante, appena “benedetta” da Matteo Renzi in persona e dal suo uomo di fiducia in Campania, l’onorevole Gennaro Migliore. Romano è stato consigliere comunale di opposizione tra il 2010 e il 2015 tra le fila del Pd. Del Pd è stato anche segretario cittadino per poi uscire dai democrat l’anno scorso e aderire al progetto politico dell’ex presidente del Consiglio. “In questo momento così difficile – spiega Romano – sono convinto un progetto politico debba dare certezze, debba dare risposte sia sul fronte sanitario che occupazionale. Ci vorranno capacità e competenze in grado di concretizzare questi obiettivi”. Nella coalizione che sostiene Romano figurano personaggi locali di varia estrazione sociale. “Ci sono avvocati, medici, ingegneri, architetti, studenti, operai – spiega il candidato renziano – questa mia candidatura è il risultato di una esperienza politica territoriale consolidata”. Romano esclude a priori passi indietro, cioè la possibilità di ritirare la candidatura di fronte a quella di un’altra coalizione con cui allearsi. “Un’eventualità del genere sarebbe una totale contraddizione – risponde Romano – devo rispettare le persone che hanno lavorato con me per tanto tempo e per giungere a questo primo risultato”. Già pronte le modalità. A causa del Covid Romano invierà per via postale una lettera di presentazione agli elettori. Scongiurato il rischio di eventi pubblici basati sugli assembramenti quindi. Sarà creato anche uno spazio digitale, un sito internet. “Sicurezza sanitaria e lavoro”, i due pilastri programmatici della coalizione di centro riformista e liberale.