CONDIVIDI

Del tutto abbandonata alle intemperie che la rodono e alle sterpaglie che la soffocano, ancora oggi si possono ammirare solo i ruderi di quella che fu una delle più antiche e potenti parrocchie della Diocesi di Nola. L’intervista al decano degli Ingegneri Vincenzo Romano.

L’antica chiesa di Santa Croce, ormai dismessa e ridotta ad un selvaggio rudere, sorge attualmente nell’omonimo borgo ubicato in quello che fu uno dei tre quartieri di Somma ove dicesi Prigliano, come riferisce lo studioso Francesco Migliaccio (1826 – 1896). Di questa chiesa non si conosce l’epoca precisa della sua fondazione,  ma sappiamo che aveva sotto la propria giurisdizione una vastissima parte del territorio sommese, posto a nord – est del centro cittadino. A tal riguardo gli anziani del luogo riferivano che era meglio essere prete di Santa Croce che Vescovo di Nola.

Le prime notizie certe risalgono al 1375, quando la parrocchia fu assoggettata al pagamento di una parte di una quota, stabilita in 500 fiorini, al Capitolo nolano. La disposizione di Papa Gregorio XI (1330 – 1378) si rese necessaria in quanto il Capitolo non aveva rendite necessarie per l’espletamento decoroso di tutte le proprie attività. Per le altre notizie storiche, riteniamo giusto di non addentrarci oltre, in quanto sufficientemente ed efficacemente trattate da altri studiosi locali, tra cui spicca il compianto prof. Raffaele D’Avino.

E’ certo che a partire dai primi anni del XX secolo, le avversità naturali iniziarono implacabilmente a colpire la già fatiscente e antica struttura, che veniva a trovarsi continuamente in riparazione. Nel 1926, purtroppo,  già non si celebrava messa. Si arrivò, poi, al 1932, allorquando la parrocchia venne definitivamente chiusa su disposizione del Podestà di Somma, Valdimiro Del Giudice. Solo nell’ottobre del 1940 si ufficializzerà il passaggio definitivo del beneficio parrocchiale nella Chiesa francescana di Santa Maria del Pozzo su disposizione della Curia Vescovile di Nola.  La mia intervista all’ ing. Vincenzo Romano tratta l’argomento Santa Croce relativamente alla sola constatazione dell’attuale stato dei luoghi e alle problematiche legate al complesso religioso. Vincenzo Romano, nato a Somma Vesuviana nel 1945, dopo la laurea in ingegneria civile nel 1974, conseguì l’abilitazione per l’insegnamento di Costruzioni, Tecnologia delle Costruzioni e Disegno Tecnico. Nel 1980, in seguito al terremoto, fu precettato dal Commissariato Straordinario per la verifica statica degli edifici danneggiati. Nel 1994 fondò l’ Associazione Ingegneri – Architetti “Somma Vesuviana”, di cui viene eletto Presidente per due mandati consecutivi. Insomma un professionista che ha svolto la sua attività in vari settori dalle costruzioni civili a quelle idrauliche e stradali. All’ingegnere chiediamo:

Come si presenta, oggi, la struttura?

“Il complesso, così come oggi si presenta all’osservatore, frutto di più superfetazioni, si compone della chiesa, a navata unica, cui si accede da un ampio piazzale tramite un angusto ingresso costituito da una porticina ad unico battente in forma ogivale con la cuspide poggiante su un sagrato composto da ben sette scalini. La navata termina con un ampio abside che presenta profonde fessurazioni della cupola. La sagrestia adiacente è a piano rialzato rispetto al piazzale con l’annessa canonica. I resti del campanile prospettano sul piazzale antistante il complesso. Il tutto, oggi, versa in precarie condizioni di degrado. Lo stabile, avvolto da gigantesche erbe infestanti, minaccia di crollare da un momento all’altro, determinando, in chi lo osserva, solo tristezza e preoccupazioni in relazione ai danni che potrebbe provocare”.

Come mai non si interviene ?

“Tale motivazione mi spinge ad affrontare il serio problema nella speranza che i responsabili, civili e religiosi, intervengano per contribuire al recupero. Il complesso, già in passato, era parte integrante di una zona urbanistica molto espansiva,  che ha visto negli ultimi anni  la realizzazione di un considerevole complesso edilizio. Nella realizzazione, però, non si è  tenuto conto della struttura religiosa, che benché degradata, era comunque esistente. A riguardo, potremo fare moltissime e maliziose illazioni, ma per mio costume mi astengo da polemiche inutili”.

 Che cosa auspica per quella struttura abbandonata?

“Certamente una demolizione non risulterebbe possibile, considerato che il paese è sottoposto a molti vincoli paesaggistici disciplinati dal Codice dei Beni Culturali. L’aspetto, così come si presenta, evidenzia una bruttura dell’immagine, evidente anche agli occhi dell’osservatore più sprovveduto. La soluzione potrebbe essere quella del recupero, assegnando alla struttura un ruolo sociale, certamente necessario, ad uno spazio che risulta privo di qualsiasi aggregazione socio-culturale. Si pensi che, nel piano di lottizzazione, era prevista in passato, come infrastruttura secondaria, una struttura religiosa, mai realizzata per l’intero abitato circostante, nonché di quello più ampio del Parco del Sole e Fiordaliso.  I titolari della proprietà non hanno nessuna considerazione del problema, né tantomeno i rappresentanti politici cittadini. Gli abitanti del rione, sensibili al problema, potrebbero però affrontare la questione, istituendo dapprima un comitato e, successivamente, cercando di  promuovere tutte quelle iniziative atte al recupero della struttura. L’idea, magari,  di una sottoscrizione popolare o  di una lotteria locale non sarebbe male. Comunque il problema resta, ed è un dovere dei proprietari, considerato che esiste, ben in mostra, la scritta Proprietà Privata”.