SarĂ difficile, per napoletani e campani dimenticare questi ultimi mesi, da settembre a novembre, del 2010. L’emergenza rifiuti che si pensava superata, per decreti, per legge, per dichiarazioni roboanti piene di soddisfazione, è tornata di colpo, con una virulenza maggiore di quella precedente, nonostante l’avvio del funzionamento dell’inceneritore di Acerra, ribattezzato termovalorizzatore per mostrarne la faccia buona di produttore di energia. Si era detto che il sistema industriale di smaltimento dei rifiuti non aveva funzionato perché mancava il punto terminale, appunto, l’inceneritore.
Adesso dicono che continua a non funzionare perché un inceneritore è troppo poco; ce ne vogliono almeno altri tre. Vedrete che costruiti anche questi altri scopriranno che non sono sufficienti e ne chiederanno altri, con grande soddisfazione dei sindaci che avendo fiutato il business, naturalmente per le casse comunali, sono da tempo in fila per poter costruire sul proprio territorio lo sterminatore dei rifiuti. La salute dei cittadini non conta. Tutti coloro che sono favorevoli all’impianto si trincerano dietro la richiesta di una prova certa, inoppugnabile, dati alla mano, del rapporto tra combustione dei rifiuti e malattie tumorali. Un copione giĂ visto, a Brescia, a Padova, in tutte le localitĂ dove sono stati costruiti inceneritori.
I favorevoli hanno vinto, gli impianti sono stati costruiti, le malattie tumorali, e anche quelle polmonari, allergiche, linfatiche, respiratorie, sono aumentate e una percentuale sempre più alta di popolazione viene accompagnata anzitempo al cimitero. Naturalmente coloro che, a Brescia, a Padova, a Parigi, a Vienna, a Francoforte, sostengono che gli inceneritori sono la causa prima dell’aumento delle malattie tumorali nella popolazione,sono accusati di fare terrorismo psicologico e di essere disfattisti. Esattamente come avviene a Napoli, ad Acerra, a Terzigno. Rispondono sempre: dov’è la prova del rapporto senza ombra di dubbio del collegamento inscindibile tra combustione dei rifiuti e malattie tumorali?
Sono stati sommersi da studi, ricerche, analisi epidemiologiche, come ben sanno gli studiosi, medici, biologi, ricercatori, realizzati in tutto il mondo. Non gli bastano: a difesa di sporchi interessi hanno schierato i loro giornali, le loro televisioni,i loro cattedratici, i loro opinionisti. Tutti a ripetere: dov’è la prova certa e inconfutabile? Sono state fornite prove a centinaia, se non a migliaia, che riguardano gli effetti sull’organismo umano di tutti i componenti, metallici e non, liberati dalla combustione dei rifiuti. Nessun prova è per loro sufficiente. In Italia, solo a Torino, la Procura della Repubblica ha avuto il coraggio di bloccare la costruzione dell’inceneritore chiedendo ai costruttori la prova che non ci fossero significative ricadute sulla salute dei cittadini. Inversione dell’onere della prova, si dice in gergo.
Naturalmente non sono stati finora in grado di fornire alcuna prova sull’assenza di nocivitĂ dell’impianto. Il dato paradossale è che la Impregilo, societĂ della Fiat, non costruirĂ a Torino quell’inceneritore che ha costruito a Napoli con l’appoggio bipartisan prima della sinistra e poi della destra: business is business. Ma il problema sono oggi le discariche perché senza raccolta differenziata la massa dei rifiuti è troppa anche per un inceneritore capace di ingoiare centinaia di tonnellate di rifiuti al giorno. Pensavano di risolvere tutto aprendo due discariche nel Parco nazionale del Vesuvio, prima cava Sari e poi cava Vitiello.
Non avevano fatto i conti con gli abitanti, o forse pensavano che sul Vesuvio gli abitanti portassero ancora l’anello al naso, per cui con un poco di soldi si poteva tacitare ogni preoccupazione per i miasmi, per gli effetti sulla salute e, soprattutto, per lo sviluppo del territorio. La reazione dei cittadini vesuviani li ha costretti a cambiare strategia: riempire tutte le discariche disponibili, cercarne altre da attrezzare, accelerare la costruzione di nuovi inceneritori. E questo in tutta la regione, per spalmare il problema di Napoli anche negli angoli più tranquilli ed incontaminati. Non si salva niente e nessuno. Guai a dire che Napoli i suoi problemi se li dovrebbe risolvere sul suo territorio, come fanno Parigi, Londra, Tokio, New York, che sono dieci o venti volte più popolate.
Poi ognuno risolve i suoi problemi come meglio crede, ma non chiede una solidarietĂ che serve solo a nascondere la volontĂ di non risolvere i propri problemi perché è più comodo scaricarli sugli altri. Naturalmente i napoletani non c’entrano nulla con questo gioco che è portato avanti da amministratori che sulle emergenze hanno costruito le loro fortune politiche, e in qualche caso, anche quelle personali.
(Fonte foto: Rete Internet)

