Terremoto di magnitudo 4.5 nel Salernitano
Angela Luce, la ‘voce di Napoli’, si è spenta ieri
Parole e gesti nel momento del dolore
Non basta parlare, bisogna comunicare
Quando qualcuno affronta un lutto, una malattia, un momento di grande sofferenza, spesso noi “sani”, “forti”, “operativi” andiamo in panico. Non sappiamo cosa dire, temiamo di essere inopportuni, ci sentiamo goffi. E allora facciamo una cosa che ci viene benissimo: riempiamo il silenzio. Di frasi fatte, di consigli prematuri, di rassicurazioni troppo veloci.Passerà. Vedrai che andrà tutto bene. Sei forte, ce la farai
Parole dette con buone intenzioni, certo, ma che spesso suonano come una mano che, invece di accarezzare, spinge via la realtà di chi soffre. Comunicare, però, non è “dire qualcosa”. È stare in relazione. È accordare il nostro tempo, il nostro corpo, il nostro sguardo all’esperienza dell’altra persona. A volte, la frase più potente che possiamo dire è: “Non so cosa dire. Ma sono qui.” In quella confessione di impotenza c’è una verità che consola più di mille discorsi: non ti aggiusto, non ti spiego, non ti giudico. Ti sono accanto.L’arte difficilissima dell’ascolto
Nel momento del dolore, l’ascolto non è una tecnica, è un atto d’amore. Ascoltare davvero significa rinunciare – almeno per un po’ – al bisogno di intervenire, di brillare, di avere la risposta giusta. È accogliere lacrime, silenzi, confusione, persino rabbia. Senza prenderla sul personale, senza voler “sistemare” ogni crepa. Ascoltare una persona in lutto o in malattia vuol dire, molto spesso, permetterle di ripetere la stessa storia dieci, venti volte. Il giorno dell’ospedale. L’ultima telefonata. L’attimo in cui tutto è cambiato. Per noi è un déjà-vu. Per chi soffre è un modo per dare forma all’indicibile, per rendere raccontabile ciò che altrimenti resterebbe un nodo in gola. Ci vuole pazienza, certo. E ci vuole umiltà: riconoscere che in quel momento il nostro ruolo non è quello di “salvatore”, ma di testimone. Siamo lì per restare accanto, non per fare miracoli.La presenza che parla più delle parole
Quando la vita ferisce, la cosa di cui abbiamo più bisogno non è qualcuno che ci spieghi il senso profondo di ciò che è accaduto. Di solito non ne ha, di “senso”, almeno non subito. Abbiamo bisogno di una presenza. Un corpo che c’è, una mano che stringe, un messaggio che non chiede nulla in cambio. “Ti porto la spesa? Ti vengo a prendere i bambini? Vuoi che stiamo in silenzio sul divano a guardare una cosa leggera?” Sono gesti apparentemente banali, ma in certi momenti valgono più di mille analisi psicologiche. Comunicano: non sei sola, non sei solo, il tuo dolore non mi fa scappare. La presenza discreta è un’arte: non è invadere, non è controllare, non è pretendere che l’altro “si apra” quando noi lo desideriamo. È esserci, chiaramente ma senza rumore, e lasciare a chi soffre il diritto di scegliere quanto, quando e come appoggiarsi a noi.Parole e gesti nel momento del dolore: mettere l’ego in panchina
Il nostro ego è abituato a stare al centro della scena. Nelle conversazioni quotidiane fa la star: racconta, commenta, consiglia, giudica, spiega. Quando però ci troviamo davanti al dolore dell’altro, se vogliamo davvero essere di aiuto, il nostro ego deve fare una cosa che detesta: un passo indietro. Significa, per esempio: – Non spostare l’attenzione su di noi Anche se siamo in buona fede, frasi come: È successo anche a me… So come ti senti… rischiano di rubare il palcoscenico al vissuto dell’altro. Non sempre è il momento di raccontare il nostro dolore. A volte l’empatia è tacere la nostra storia e lasciare che la sua riempia lo spazio. – Non voler “aver ragione” Nel dolore le persone possono dire cose irrazionali, contraddittorie, persino ingiuste. Il nostro compito non è correggerle, ma capirle: quella frase dura, magari, è l’unico modo che hanno per non crollare del tutto. – Non forzare percorsi di crescita Il dolore talvolta porta con sé trasformazioni profonde, nuove priorità, rinascite. Ma non siamo noi a doverlo “insegnare” a chi soffre. Dire: da questa cosa uscirai più forte, mentre l’altro è ancora in ginocchio, suona come una richiesta di performance anche nel lutto. È disumano. Il tempo della crescita, se arriverà, lo deciderà la persona stessa. La silenziosa potenza del “sono qui” Stare accanto al dolore richiede coraggio. Non tanto per quello che dobbiamo fare, quanto per quello che dobbiamo accettare: la nostra impotenza. Non possiamo riportare indietro chi è morto, non possiamo guarire chi è malato, non possiamo abbreviare a comando il tempo di un lutto. Possiamo però offrire la nostra presenza come un porto sicuro, una stanza calda dove il dolore non deve travestirsi da forza, né chiedere scusa. Quando mettiamo da parte l’ego, quando smettiamo di volere la battuta brillante, il consiglio perfetto, la frase salvifica, succede una piccola magia: diventiamo davvero utili. Non perché abbiamo la soluzione, ma perché reggiamo lo spazio in cui l’altro può respirare, piangere, stare come sta. In fondo, nei momenti più bui della nostra vita, ciò che ricordiamo non sono le frasi esatte che qualcuno ci ha detto, ma i volti che non sono scappati. Le mani che ci hanno fatto un caffè, le persone che hanno rispettato i nostri silenzi, quelle che c’erano anche quando non avevamo nulla di intelligente da dire, solo lacrime da versare. Parole e gesti, nel momento del dolore, non sono mai neutri. Possono diventare muri o ponti. Possiamo scegliere di essere il rumore che disturba, o la presenza che sostiene. Non serve essere perfetti, non serve essere preparati. Serve essere autenticamente umani: meno protagonisti, più presenti; meno pronti a parlare, più disposti a restare. Nel dolore dell’altro, a volte, il gesto più rivoluzionario è questo: sedersi accanto, in silenzio, e non andarsene.Carnevale a Pollena Trocchia, domenica il secondo appuntamento
Sant’Anastasia, “Voce e Anima”: l’ IC. D’Assisi – Amore apre le porte al canto lirico
Boscoreale, base in un B&B per preparare la droga: arrestato 43enne
Un bed and breakfast trasformato in laboratorio per il confezionamento di sostanze stupefacenti. È quanto hanno scoperto i Carabinieri della Stazione di Boscoreale nel corso di un servizio di controllo del territorio che ha portato all’arresto di un 43enne originario di Scafati, già noto alle forze dell’ordine.
L’intervento è scattato nel pomeriggio, quando i militari hanno notato un movimento sospetto in strada: l’uomo è stato visto mentre consegnava un piccolo involucro a un’altra persona ricevendo in cambio denaro contante. Un passaggio rapido, tipico dello spaccio al dettaglio, che non è sfuggito all’attenzione dei carabinieri.
Bloccato immediatamente e sottoposto a perquisizione personale, il 43enne è stato trovato in possesso di nove dosi già confezionate e pronte per essere cedute, oltre a una somma di denaro ritenuta provento dell’attività illecita. Da qui la decisione di approfondire i controlli.
Le verifiche si sono quindi estese alla struttura ricettiva dove l’uomo alloggiava. All’interno della stanza occupata dal 43enne, i militari hanno rinvenuto tutto il necessario per la preparazione e il confezionamento della droga: polveri da taglio, bilancini di precisione, divisori, dosatori, bustine in plastica e una macchina per il sottovuoto. Sequestrati anche circa 100 grammi di hashish, presumibilmente destinati a essere suddivisi in ulteriori dosi.
Nel corso della perquisizione è emerso anche un ulteriore elemento di gravità: una pistola con matricola abrasa, completa di caricatore rifornito e munizioni. Un’arma clandestina detenuta illegalmente, che ha aggravato la posizione dell’uomo.
Al termine delle formalità di rito, il 43enne è stato arrestato con le accuse di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, detenzione di arma clandestina e possesso di munizionamento. Attualmente si trova in carcere, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Domenico, le ore più tragiche del bimbo di Nola: i nodi dell’indagine
All’Ospedale Monaldi, stamattina, si è svolta la riunione per decidere quale sarà la prossima terapia per il piccolo Domenico. Il pool che si confronterà sarà composto dai medici dell’ospedale, la mamma, il medico di fiducia della famiglia e il suo avvocato.
Si apprende da fonti interne all’ospedale che “al bambino non sarà staccato l’Ecmo, perché un secondo dopo si rischia la morte. Verranno invece eliminate altre terapie non necessarie”.
Intanto il caso ha sconvolto l’intero paese e si accendono i riflettori sui responsabili. Infatti, sul fronte giudiziario si è allargata la platea degli indagati.
La Procura della Repubblica di Napoli aveva già puntato il dito contro la sala operatoria dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, dove è stato praticato l’espianto del cuore destinato al Domenico, successivamente danneggiato.
L’ispezione avviata da parte dell’azienda sanitaria ha evidenziato che nella sala operatoria è stato fornito un ghiaccio inadeguato al team del Monaldi che ha gestito l’espianto e il trasporto.
La cardiochirurga che ha eseguito l’espianto a Bolzano ha spiegato: “ho chiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante fino alla copertura completa del contenitore con il cuore espiantato”. La richiesta di questo ghiaccio aggiuntivo è avvenuta perché quello portato da Napoli si sarebbe presumibilmente sciolto nel tragitto.
Un altro collega presente ha aggiunto: “Uno dei membri di sala operatoria ha provveduto a versare nel contenitore, da un altro recipiente, ciò che sembrava del normale ghiaccio tritato mentre eravamo ancora bardati sterilmente”.
Il dubbio sorge sul perché per il trasporto sia stato utilizzato un frigo isotermico non di ultima generazione. Apparentemente la box era a norma, ma priva di termostato, che è invece presente nelle box di ultima generazione, di cui il Monaldi è a disposizione.
La gravità sta nel fatto che grazie a quel termostato il dispositivo avrebbe consentito di rilevare in maniera celere l’abbassamento della temperatura e probabilmente di intervenire prima che il cuore si “bruciasse”, diventando un blocco di ghiaccio.
Serie A tra polemiche, colpi di scena e score incredibili
Il Lecce tira una spallata nella zona retrocessione
Il Lecce raggiunge il Genoa e la Cremonese a quota 24 punti e tira una spallata alla Viola, che nonostante la vittoria resta alla diciottesima posizione. Intanto, anche il Torino perde punti e rischia di venire inghiottito nella flop tre.Como e Atalanta in lotta per la top 6
La lotta per il sesto posto è tutta tra Como e Atalanta, che a distanza di un solo punto non possono permettersi passi falsi per agguantare la qualificazione in Conference League, attualmente obiettivo principale di entrambi i club. Mentre la Dea resta in ballo in Coppa Italia e deve giocare i playoff di Champions, il Como sta vivendo il suo periodo di massimo splendore e gli incroci potrebbero regalarci proprio una finale tra questi due club in Coppa Italia.Juventus, Roma e Napoli ancora in gioco
Tra terzo e quinto ci sono le Zebre, la Lupa e l’asino Azzurro partenopeo, che si giocano due posti in Champions e uno in Europa League. Roma e Napoli hanno pareggiato in un match pirotecnico nella 25esima giornata, mentre la Juventus ha perso contro l’Inter in un universo che fino a pochi anni fa poteva apparire paradossale. Infatti, sia Spalletti che Chiellini hanno caricato diverse polemiche contro i favori arbitrali presupposti nei confronti dei Nerazzurri dopo il recente derby d’Italia, un altro match pirotecnico terminato 3 – 2 per il Biscione capolista. I Giallorossi sono in netta ripresa ma pesa ancora la brutta sconfitta contro l’Udinese che ha minato il cammino verso la top 3, tuttavia, il Gasp può vantare il miglior reparto difensivo della categoria con 16 gol subiti.Diavolo e Biscione: scontro al vertice con tantissime polemiche
Ecco le due favorite nelle quote scommesse serie a con i Nerazzurri in piena polemica, come accennato poco fa, e il Diavolo guidato da Allegri che ha perso soltanto un match nelle prime 25 partite. Mentre tra Juve e Inter infiammano le polemiche sulle soluzioni arbitrali, per il derby della Madonnina lo scontro è tutto statistico, con il Diavolo che possiede il secondo miglior reparto difensivo del campionato con 18 gol subiti e il Biscione con 60 reti segnate resta il miglior attacco per il secondo anno consecutivo. La quota Antepost dell’Inter vincente Serie A è scesa in picchiata fino a 1.11, mentre il Diavolo è quotato vincente a 6.5. Dietro ci sono tutte le altre underdog, come il Napoli campione in carica, la Juve e la Roma, ormai già troppo distanti dal primo posto.Somma Vesuviana, tagliano a metà la serranda : tentato furto alla farmacia del Borgo
Questa notte la “Farmacia del Borgo” , situata in via Colonnello Aliperta, è stata presa di mira da ignoti. Un episodio particolare perché i malviventi hanno tentato di introdursi nel locale praticando un taglio netto lungo tutta la serranda.
Fortunatamente il loro tentativo è stato vano e sono stati costretti a scappare a mani vuote, non è ancora chiaro se sia stato il sistema di allarme o l’arrivo delle forze dell’ordine a farlo desistere, ma la struttura ha comunque riportato danni.
Non si tratta di un caso isolato, episodi del genere negli ultimi tempi si stanno verificando più spesso del previsto in città: tra furti di auto, svaligiamenti di appartamenti e questa volta di mira è stata presa la farmacia del Borgo, che ha aperto da poco.
Gli abitanti di Somma sono preoccupati e sollevano questioni importanti .
“L’ assurdo- dichiara un residente della zona- è che nonostante si sia in prossimità delle elezioni, ci sia comunque un fermento, anche se di sottofondo, per la ricerca di candidati, nonostante i partiti abbiano le solite difficoltà organizzative, nessuno si preoccupa di porre la questione, l’accento su un tema politico che accumuna tutti, cioè quello della sicurezza. “Nessuno – aggiunge un ‘altra persona- si preoccupa di fare delle proposte, nessuno si preoccupa di sollecitare la commissione prefettizia per chiedere maggiori controlli sul territorio, maggiori passaggi delle auto delle forze dell’ordine, maggiore presenza. In sostanza, questo territorio era abbandonato, resta abbandonato e dalle prospettive che si vedono sarà abbandonato”.
