Lavoro e divario di genere: in Italia 7,7 milioni di donne fuori dal mercato

All’indomani della Giornata internazionale delle donne, i dati sul lavoro femminile in Italia mostrano una realtà ancora segnata da profonde disuguaglianze. Tra inattività, precarietà e difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia, il divario con gli uomini resta ampio.     Secondo il Rapporto annuale sul mercato del lavoro e sulle politiche di genere, elaborato dall’INAPP e rilanciato dalla pagina Instagram Will Italia, in Italia 7,7 milioni di donne in età lavorativa risultano inattive, cioè non occupate e nemmeno alla ricerca di un impiego. Il dato si traduce in un tasso di inattività femminile pari al 41,7%, molto più alto rispetto a quello maschile che si ferma al 23,9%. Un tema che resta centrale anche dopo l’8 marzo, quando la riflessione sulla parità di genere torna a confrontarsi con la realtà dei numeri.  

Il peso della cura familiare

Le differenze tra uomini e donne emergono anche nelle motivazioni che portano a restare fuori dal mercato del lavoro.

Tra gli uomini, quasi la metà dei casi di inattività (48,2%) è legata allo studio. Per le donne, invece, la situazione è molto diversa: il 34,2% resta inattivo per dedicarsi alla cura di figli o familiari, mentre tra gli uomini questa percentuale si ferma appena al 2,5%.

Un dato che evidenzia come il lavoro di cura continui a ricadere in gran parte sulle donne, riflettendo un sistema di welfare che spesso delega alla famiglia e in particolare alla componente femminile la gestione dell’assistenza domestica.

Il lavoro invisibile

Va inoltre considerato che i dati sull’inattività non includono chi lavora in modo irregolare.

Molte persone, soprattutto nel settore domestico, svolgono attività senza contratto e quindi non risultano occupate nelle statistiche ufficiali. In questo ambito il tasso di irregolarità è molto elevato e raggiunge circa il 47%.

Il momento più critico: la nascita di un figlio

Il divario tra uomini e donne diventa ancora più evidente con l’arrivo dei figli.

Quando in famiglia c’è un bambino sotto i cinque anni, il tasso di occupazione delle madri scende al 58,3%, mentre quello dei padri sale fino al 92%.

Il fenomeno emerge anche dai dati sulle dimissioni volontarie. Nel 2024 il 69,5% dei genitori che hanno lasciato il lavoro con figli sotto i tre anni erano madri, per un totale di oltre 42mila dimissioni.

Le ragioni sono diverse: mentre gli uomini spesso cambiano lavoro per migliorare la propria carriera, quasi la metà delle madri si dimette a causa della difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia, spesso per la mancanza di servizi adeguati.

Contratti part-time e salari più bassi

Anche quando riescono a entrare nel mercato del lavoro, le donne si trovano più frequentemente in condizioni di precarietà.

Secondo i dati sulle nuove assunzioni del 2025, quasi il 48,7% dei contratti femminili è part-time, spesso non per scelta ma per mancanza di alternative.

Questa situazione contribuisce ad alimentare il fenomeno del cosiddetto “low pay”, cioè il lavoro a bassa retribuzione. In Italia il 17,6% delle lavoratrici dipendenti percepisce un salario orario inferiore ai due terzi della mediana nazionale.

Un divario ancora aperto

Per molte donne questa non è una fase temporanea della carriera, ma una condizione che può incidere a lungo sulla stabilità economica e sull’autonomia personale.

I numeri mostrano come la disparità nel lavoro non dipenda soltanto da scelte individuali, ma da fattori strutturali legati ai servizi, all’organizzazione del lavoro e alle politiche familiari.

Secondo molti osservatori, colmare questo divario richiede interventi concreti: servizi per l’infanzia più accessibili, congedi parentali più equilibrati tra madri e padri e politiche strutturali di sostegno all’occupazione femminile.

Somma Vesuviana, Tommaso Sodano : “La sinistra torni a parlare al cuore di Somma”

Di seguito una riflessione di Tommaso Sodano sulla situazione politica sommese in vista delle prossime amministrative.   Somma Vesuviana merita una svolta e la sinistra ha il dovere di guidarla con un metodo completamente nuovo. La gente comune è stanca delle trattative estenuanti, delle alchimie politiche tra pochi intimi che allontanano sempre di più i cittadini dalla partecipazione attiva. La vera politica si fa nelle piazze, tra le masserie, al Casamale, non nelle stanze chiuse. Somma ha un potenziale straordinario, unico per certi versi nel panorama vesuviano, che non è mai stato posto davvero al centro di un serio progetto di trasformazione della città. È mancato il coraggio dell’innovazione e soprattutto una visione capace di guardare oltre l’orizzonte di una consiliatura o della durata del mandato di un sindaco. Da troppo tempo gli stessi personaggi occupano la scena politica senza riuscire a garantire pari opportunità alla comunità sommese. Sono passati diversi treni sui quali Somma è salita per poi scendere subito dopo, senza trasformare quelle opportunità in una reale occasione di costruzione di un modello economico, sociale e culturale capace di valorizzare le straordinarie intelligenze, competenze, sensibilità e umanità presenti sul territorio. Nel mio impegno nelle istituzioni, in tutti questi anni, ho sempre avuto un’attenzione particolare per la città di Somma, che ho sempre considerato come possibile traino anche per i comuni vicini. Voglio ricordare, ad esempio, il Patto per l’Agricoltura, il Parco Letterario del Vesuvio e le manifestazioni fieristiche in Italia e all’estero nelle quali ho portato le tradizioni culturali sommesi, come la Festa delle Lucerne, insieme alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Negli anni si sono susseguite coalizioni nate con il solo scopo di vincere e conquistare il potere, senza una reale comunanza di idee, di valori e soprattutto senza un progetto di città degno di questo nome. Per questo ritengo che oggi sia necessario avere il coraggio di un cambio radicale. Bisogna rompere con il passato anche nelle modalità con cui si costruiscono le coalizioni. La sinistra metta subito sul tavolo una proposta programmatica di alto livello, capace di far sognare i giovani e di parlare anche a quanti non vanno più a votare. Serve un progetto di città moderna, inclusiva e solidale, che sappia curare e valorizzare le proprie bellezze storiche — Villa Augustea, il Casamale, la Collegiata, il Castello d’Alagno — e le produzioni di eccellenza agricole ed enogastronomiche. Somma potrebbe ospitare esperienze di grande richiamo, come il Salone del Gusto, valorizzando allo stesso tempo il proprio patrimonio culturale. A partire dalla Festa delle Lucerne, conosciuta ormai in tutto il mondo, si può costruire un’economia positiva capace di generare sviluppo attorno a questi attrattori culturali. Immagino, ad esempio, anche la nascita di un Museo della Tammorra, dedicato al ricordo del grande Giovanni Coffarelli. Sono solo alcune idee che richiedono aria nuova, volti nuovi e competenze vere: una squadra di donne e uomini con un metodo originale, nel quale il cittadino sia protagonista e non semplice spettatore passivo. Con questo spirito bisogna presentarsi alla città, con l’obiettivo dichiarato di aprire una fase nuova nella quale ogni cittadino sia al centro del progetto. Somma può cambiare. E i giovani potranno finalmente restare nella loro città, che saprà accoglierli e offrire loro un futuro. Il coraggio di sognare è nelle nostre mani. Oggi le forze di sinistra e progressiste devono fare uno sforzo per mettere in campo una proposta forte e credibile. Ma bisogna farlo subito, tenendo fuori quei personaggi che negli anni hanno contribuito a danneggiare l’immagine della città.   Tommaso Sodano Assessore alla Provincia di Napoli (1995–2001) Senatore per due legislature e Presidente della Commissione Ambiente del Senato Vicesindaco di Napoli (2011–2015)

PERstradaPERcaso, L’alice che sfidò il destino…

Una mattina davanti al mercato ittico di Napoli diventa una piccola parabola di vita, tra ironia napoletana e saggezza popolare
Crudele destino
Che storia è questa? Forse una storia banale, nata #percaso, da un dettaglio colto fugacemente #perstrada.
Uno spunto di riflessione che mi ha colpito e che racconta la nostra innata capacità di sdrammatizzare un disagio e trasformarlo, attraverso proverbi e detti popolari, in ironiche riflessioni morali cariche di estro.
Era una normale mattinata di lavoro, un venerdì, in quell’ora in cui si sente il bisogno di un caffè rigenerante per schiarirsi le idee prima di un programmato, successivo appuntamento di lavoro.
Come d’abitudine, il mio collega Raffaele mi ha invitato al bar, non prima però di aver fatto tappa dal tabaccaio all’angolo per le sigarette del “dopo caffè”.
Per arrivarci, però, bisognava attraversare il degrado che circondava il mercato del pesce di piazza Duca degli Abruzzi.
In quei mesi, però, a causa di una protesta dei lavoratori, la vendita si svolgeva all’esterno del Mercato Ittico Generale di Napoli, poco distante dal mare, proprio a ridosso della storica Caserma Bianchini, sede dei nostri uffici dell’Agenzia delle Entrate.
A differenza di quanto accadrebbe in Paesi più rispettosi delle regole — o forse proprio per accentuare il disagio — l’attività si protraeva quotidianamente ben oltre le nove del mattino, orario di accesso dei contribuenti agli uffici finanziari.
Così, verso le undici, i residui invenduti, i cattivi odori e gli scarti facevano tristemente da cornice al nostro ufficio.
Nel percorrere quel breve tratto di strada, un riflesso argentato nei pressi di un tombino ha attirato la mia attenzione.
Quello che credevo fosse il riverbero di una moneta persa era invece un’alice.
Sì, proprio un’alice.
Scartata o forse caduta da una cesta, giaceva lì a terra, morta, a pochi passi dal suo mare.
Quella visione ha alimentato il mio immaginario e ispirato una malinconica riflessione dalla morale amara ma fantasiosamente napoletana… per l’occasione declamata dal mio amico e supporter Carmine Scognamiglio.
Comm’è ‘nfame stu destino!
Parlann’ cu’ Rafele, for’ all’ufficio,
guardann’ ‘nterra avimmo vist’, morta, n’alice.
Longa stesa accanto a nu’ tombino…
che malincunia pensann’ a comm’è ‘nfame stu destino.
N’alice nata libera miezo ’o mare scunfinato,
fernuta, pe’ destino, dint’ a nu mercato…
pe’ murì fritta, ’nturtiera
o, ’o massimo, arrecanata.
Che sapore! Che frischezza!
Che bella fine…
ed ecco: s’è compiuto ’o destino.
E invece no!
Pe’ nun murì, l’alice s’è ribbellata
e, attraverso a nu tombino,
’a via d’’o mare ha tentata.
Ma pe’ mancanza ’e aria
nun ce l’ha fatta, ’a puverella…
E invece ’e murì apprezzata
e fritta dint’ a na tiella,
vicino ’o mare è morta,
anonima e scunsulata,
’nterra, for’ all’Agenzia d’’e Entrate,
dint’ a na saittella.
(tombino)
Breve morale
«Il nostro destino è segnato, Raffae’…
non tentiamo di cambiarlo: potrebbe toccarcene uno assai peggiore!»
«Rafe’… però so’ bbone ’e alici fritte, è ’o vero?!»
Breve nota storica
(*) Antica Caserma di Cavalleria Borbonica del XVIII secolo, ridenominata nel 1897 Caserma Bianchini, in onore di Edoardo Bianchini, medaglia d’oro al valore militare
© Ciro Notaro
.Per il progetto #Legatialfilo2026 a favore dell’Ospedale Santobono Ciro NOTARO autore solidale #PerStradaPerCaso Il Mediano.itDello stesso autore: ✓ Angeli in corsia ✓ Le vie del cuore ✓ Saluti da Pino ✓ Io so`RAP ✓ Emiliano CONTRADA e le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 ✓ San Genna`… piensace tu!

Marigliano, lotta all’abusivismo al mercato del lunedì: sequestri e sanzioni da 5mila euro

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Proseguono le operazioni di contrasto all’abusivismo commerciale nell’area del mercato settimanale del lunedì a Marigliano. Nella mattinata di oggi la Polizia Locale è intervenuta con un nuovo servizio mirato per porre fine a una situazione di illegalità che, secondo quanto spiegato dal comando, si trascinava da anni.

L’operazione rientra in un piano più ampio avviato dall’amministrazione e dagli uffici comunali per ripristinare il rispetto delle regole nell’area mercatale, dove alcuni commercianti continuavano a svolgere attività nonostante la revoca dei posteggi disposta negli anni scorsi.

Nel corso dei controlli effettuati questa mattina dagli agenti della Polizia Locale è stato sanzionato un commerciante che risultava privo di autorizzazione valida. L’uomo, infatti, aveva il posteggio revocato già dal 2024 ma, nonostante il provvedimento amministrativo, continuava a occupare lo spazio e a vendere merce all’interno del mercato.

Gli agenti hanno quindi proceduto al sequestro della merce in vendita, circa 8 chilogrammi di prodotti, e alla contestazione di sanzioni amministrative per un totale di circa 5.000 euro.

Dal comando della Polizia Locale spiegano che l’operazione rappresenta solo uno dei primi passi di un’attività di controllo destinata a proseguire anche nelle prossime settimane, con l’obiettivo di riportare piena legalità nell’area mercatale.

“Venditori regolari e cittadini chiedono il rispetto delle regole – fanno sapere dal comando – e gli uffici stanno lavorando con determinazione proprio in questa direzione”.

L’intervento di oggi si inserisce infatti in un percorso che punta a cancellare una situazione irregolare che, secondo gli uffici comunali, si trascinava da decenni.

L’operazione è stata significativamente ribattezzata “La legalità non è un optional”, un messaggio chiaro con cui l’amministrazione intende ribadire che il mercato deve tornare a essere uno spazio regolato, dove tutti gli operatori lavorano nel rispetto delle norme e delle autorizzazioni previste.

Falsi certificati per migranti assunti fittiziamente, 18 arresti: in cella dipendente dell’Ispettorato e imprenditori

Nella mattinata odierna, la Polizia di Stato ha proceduto all’esecuzione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dal G.I.P. di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 18 persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento all’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa. Destinatari della misura cautelare della custodia in carcere sono un dipendente dell’Ispettorato del Lavoro di Napoli e diversi titolari di aziende agricole che hanno messo a disposizione, quali datori di lavoro, le proprie realtà aziendali per false assunzioni di cittadini extra Ue. Sono stati inoltre sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari alcuni collaboratori dei principali indagati, nonché mediatori stranieri. Nello specifico, le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Napoli hanno documentato compiutamente l’esistenza di un’organizzazione criminale operante nelle province di Napoli e Caserta, con proiezione transnazionale, che aveva quale scopo ultimo quello di produrre, al fine di mercificare, i “Nulla Osta al lavoro subordinato”, provvedimenti amministrativi con cui lo Sportello Unico per l’Immigrazione dell’Ufficio Prefettizio territorialmente competente autorizza il datore di lavoro che ne faccia richiesta, ad assumere un lavoratore straniero residente all’estero e preventivamente individuato. I destinatari della misura hanno sistematicamente, con vari ruoli e responsabilità, lucrato sulla prospettiva di ingresso, ovvero di regolarizzazione, sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, all’uopo sfruttando la normativa relativa alle procedure di programmazione dei flussi d’ingresso in Italia. Nell’ambito dell’attività investigativa è emerso come un dipendente dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Napoli, vero e proprio promotore e capo del sodalizio indagato, si occupasse di esprimere, in via diretta o indiretta – ovvero servendosi della collaborazione di altri dipendenti pubblici – i cosiddetti “Pareri”, atti amministrativi mediante i quali venivano certificate le congruità delle richieste avanzate dai datori di lavoro, prodromici al conseguimento del Nulla Osta al lavoro subordinato. L’iter amministrativo così instaurato ne risultava, nella quasi totalità dei casi, viziato nella relativa genuinità, atteso anche che l’organizzazione si prefiggeva tra l’altro, sempre al fine di raggiungere i suoi scopi, di produrre atti materialmente o ideologicamente falsi attraverso la collaborazione strategica di un CAF con sede nella provincia di Caserta. E’ stato anche possibile documentare come quota parte degli illeciti guadagni finisse nelle tasche dei datori di lavoro compiacenti ed organici al sodalizio, i quali percepivano una somma variabile tra i 1.200 e i 2.000,00 € per ogni lavoratore straniero per il quale veniva artificiosamente richiesta l’assunzione. Le indagini svolte hanno consentito, peraltro, di individuare e bloccare oltre tremila pratiche irregolari di ingresso di cittadini extracomunitari sul territorio italiano e hanno consentito di procedere, contestualmente all’esecuzione delle misure personali in parola, anche a numerosi sequestri di beni di lusso nella disponibilità degli indagati provento dell’attività illecita poste in essere. I provvedimenti cautelari eseguiti sono misure disposte in sede di indagini preliminari, avverso le quali sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari delle stesse sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

San Gennaro Vesuviano, altro che 8 marzo: figlio con una spranga tenta di sfondare la porta della madre

Momenti di paura a San Gennaro Vesuviano, dove un uomo di 39 anni è stato arrestato dai carabinieri dopo aver tentato di entrare con violenza nell’abitazione della madre anziana. E’ accaduto proprio in concomitanza con le celebrazioni per la Festa della Donna.

Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, il 39enne, tossicodipendente, si sarebbe presentato sotto casa della madre, una donna di 75 anni, pretendendo di entrare nell’abitazione. Le urla dell’uomo e il suo atteggiamento aggressivo hanno subito messo in allarme l’anziana, che ha deciso di non aprire la porta, temendo per la propria sicurezza.

La situazione è degenerata rapidamente. L’uomo, infatti, impugnava una spranga di ferro e ha iniziato a colpire con forza la porta dell’appartamento. I colpi si sono susseguiti uno dopo l’altro, sempre più violenti, fino quasi a sfondare il legno dell’ingresso.

All’interno dell’abitazione la donna, terrorizzata, è rimasta barricata dietro la porta, temendo che il figlio potesse riuscire a entrare da un momento all’altro.

La richiesta di aiuto ha fatto scattare l’intervento dei carabinieri della sezione radiomobile di Nola, che sono giunti rapidamente sul posto. Quando i militari sono arrivati, il 39enne si trovava ancora davanti alla porta della casa della madre.

I carabinieri lo hanno bloccato immediatamente prima che potesse tentare la fuga o compiere ulteriori gesti violenti. Dopo essere stato immobilizzato, l’uomo è stato ammanettato e condotto in caserma.

Al termine degli accertamenti è stato arrestato e trasferito in carcere. Dovrà rispondere del reato di maltrattamenti in famiglia, mentre sono in corso ulteriori verifiche sull’episodio.

La vicenda riaccende l’attenzione su un fenomeno sempre più preoccupante: quello delle violenze domestiche che coinvolgono genitori anziani, spesso vittime dei figli stessi, in molti casi spinti dalla dipendenza e dal bisogno di denaro.

Altri due episodi nelle ultime ore

Altri due interventi dei carabinieri si sono registrati nelle ultime ore in provincia di Napoli. A Castellammare di Stabia un 22enne ha tentato di sfondare la porta di casa della madre utilizzando un coltello. Il giovane è stato arrestato e trasferito nel carcere di Poggioreale.

A Napoli, in corso Vittorio Emanuele, un ragazzo di 17 anni ha minacciato e spintonato la madre per ottenere del denaro. L’intervento dei carabinieri ha evitato che la situazione degenerasse. Il minore è stato denunciato in stato di libertà.

Somma Vesuviana. E’ morto Mimmo Auriemma, figlio del poeta vesuviano Gino Auriemma

E’ venuto a mancare Mimmo Auriemma, figlio del poeta Gino Auriemma. Uomo sensibile, sempre sorridente, delicato nei modi e capace di una galanteria d’altri tempi, Mimmo Auriemma ha custodito con discrezione e orgoglio l’eredità culturale e umana di suo padre, autore di poesie straordinarie che “raccontano” l’anima della nostra terra. Tra tutte resta nel cuore di molti “Muntagn e stu cor”, proposta e studiata nelle scuole, musicata e cantata da tanti appassionati delle nostre radici e della nostra città. Nel borgo antico di Somma Vesuviana uno slargo porta il nome del poeta Gino Auriemma: un segno concreto di quanto la sua voce abbia saputo parlare alla comunità. Mimmo è stato parte di quella storia, di quella memoria, di quel legame profondo con la nostra identità. Alla famiglia Auriemma va un pensiero di affetto e vicinanza in questo momento di dolore.

Somma Vesuviana, quello che non è stato fatto…

Tra pubblici (pochi) e privati (tantissimi) incontri politici per la preparazione delle prossime elezioni amministrative, Somma sta registrando un pullulare di nomi per la poltrona di Palazzo Torino. E come sempre c’è un lungo elenco di candidabili, ma non si scorge l’elenco delle cose da fare. Ma speriamo che tutti loro almeno abbiano capito tutte le cose da non fare. Noi elettori invece speriamo che il peggio sia passato…   Ma soprattutto manca la riflessione sul disastro politico. Ma è successo qualcosa? Nel giro di qualche mese abbiamo “perso” (si fa per dire) Consiglio, Giunta e Sindaco, e per finire anche due consiglieri regionali. Poi le voci su un deficit colossale, la sorpresa di tasse super, ecc.  Tutto normale? Qualcuno ha sbagliato? Qualche regista occulto, se c’era,  sta facendo il “mea culpa”? Nessuno ancora ci ha spiegato davvero cosa sia successo. Probabilmente la struttura politica alla base presenta caratteristiche di inefficienza totale. I partiti? E più ancora le liste civiche? Le liste civiche un tempo lontano misero sotto accusa i partiti. Bene. Ma le liste civiche adesso chi ne mette in discussione l’operato? E’ sembrato che le cariche elettive fossero solo cariche onorarie, invece di avere un ruolo di responsabilità e di guida politica al servizio della comunità. Progettazione quasi zero. Visione del futuro: inesistente. Purtroppo non basta rattoppare le buche stradali. Somma necessita ben altro. Sembra così che tutti siano in grado di fare tutto e quindi è solo una questione di nomi. Invece abbiamo visto che i nomi c’erano e pure tanti voti, ma poi è arrivato il disastro. Con poco o nulla fatto di ciò che andava fatto. E di tempo e risorse disponibili ne hanno avuto! Ma che andava fatto? Quello che è scritto più o meno in tutti i programmi delle formazioni elettorali. Copia degli uni e copia-incolla di altri.  Per la verità, poi, dopo le vittorie elettorali, mai se n’è parlato più. Ora noi qui vorremmo, timidamente, invocare questa discussione: cosa serve fare? Quali le cose urgenti? Nel settore delle attrezzature sportive? Nel settore scolastico? Nel settore viabilità? E in ambito sociale, in ambito agricolo, nel turismo culturale? E se il debito è quello enorme di cui si parla? Cosa bisognerebbe fare? L’elenco lo potrebbero fare gli elettori. Noi possiamo solo accennare a qualche deficienza di cui abbiamo spesso parlato da qui. Uno della lista potrebbe essere dunque un Museo Civico. Ma come è possibile che una città così vasta, con tanta storia e monumenti, non abbia uno straccio di museo? E non serve ai turisti! Tanto arrivano ugualmente… Questa comunità, sparpagliata in tanti rioni lontani, ha bisogno assoluto di un luogo di unità, di identità, di socialità, di un salotto pubblico. Sono quarant’anni che se ne parla…Ci stanno pure gli edifici adatti ad ospitarlo (Castello d’Alagno, San Domenico, ecc.). Ma quello che fa più rabbia: ci sono pure i materiali per riempirlo. Reperti ed oggetti d’arte di ogni genere ed età disseminati in tutta la provincia di Napoli che non aspettano altro. Come è possibile che in tanti decenni non un sindaco, né un assessore, né consiglieri vari si siano innamorati di questo semplice progetto? Forse ci vorrebbe un Camilleri, o meglio un Montalbano per scoprirlo. Ma forse dato il livello (con tutto il rispetto) basterebbe l’appuntato Catarella. I musei civici non sono per gli addetti ai lavori, non sono per le ricche famiglie, o per i turisti ancora da venire, ma servono al popolo, agli studenti, ai pensionati. Sono la sede del bene comune, della storia comune, quella che appartiene gratuitamente a tutti. Servono per capire chi siamo, da dove veniamo e che cosa possiamo fare. Ambito sportivo. Notizie del Palaghiaccio? Vi ricordate? Certo sono decenni fa’. Possibile che succede sempre altrove e questa comunità deve restare confinata nel vecchio “Campo sportivo” Felice Nappi? Qui niente piscine, e niente palazzetto dello sport, Ci fermiamo qua con il libro dei sogni. In pratica niente di eccezionale. Ne’ ponti sulle valli, né gallerie sotto i monti. Solo un minimo di attrezzature sociali, come ci sono in tante comunità d’Italia, per rendere questa comunità in grado di affrontare il futuro rimettendola in piedi. E cercare di non far scappare quelli che ancora non l’hanno fatto. Purtroppo c’è stato un lungo corto circuito che ha mandato all’aria le naturali aspettativa di un territorio che pur ha visto nascere carriere politiche straordinarie (da consiglieri, sindaci, deputati, senatori, a sottosegretari) con poco o nulla portato a casa… Adesso è il caso di dire: non siano solo i Giapponesi a farci sognare! Fonte foto: Disegno di Raffaele D’Avino con i rocchi di colonna rinvenuti in località Cavone, nel 1978, e conservati nei depositi di Pompei antica. (da Summana 1991)

Nella Napoli della “Belle ‘Epoque” la pubblicità dei negozi importanti era in lingua francese

Fino alla Prima Guerra Mondiale “Napoli è una metropoli europea moderna, una città dall’elevato livello culturale dove si realizzano esperienze di rilievo sul piano professionale, sul terreno commerciale, nel conflitto sociale tra industriali, per lo più stranieri o settentrionali, e operai organizzati sindacalmente. Fino al 1915 Napoli è ancora una capitale europea. Dopo non lo sarà più.” (Francesco Barbagallo). Sono riprodotti, accanto al titolo, un manifesto della Ditta Galliano di Ottajano, e in appendice, un quadro di Ulisse Caputo, “Donna seduta” (cm.100x 73,50).   Tra il 1880 e il 1915 nelle Guide e negli Annuari i negozi più importanti di Napoli pubblicavano inserzioni in lingua francese.  La Maison des conserves Alimentaires Louis Rognoni, e cioè la Casa di conserve alimentari Luigi Rognoni, con sede al n. 54 di Largo San Ferdinando, si vantava, in lingua francese, di rifornire la dispensa di S.M. il re d’Italia, dei principi di casa Reale, di S.A. Ismail Pascià, e dell’Imperiale Marina dello Zar.  La Maison elencava, in francese, le sue specialità: conserve alimentari, salami, formaggi, cacciagione, frutta secca, aringhe, crauti, capricci e primizie.  La Ravel, fondata nel 1806, essendo una Casa francese, aveva diritto doppio all’uso della lingua cara ai buongustai: e dunque ricordava ai clienti che nella sua sede di via Roma, Rue de Rome, 263-64, potevano trovare vini italiani e stranieri, formaggi e burro, specialità e primizie, e huiles de Bari fines et de Sorrento, olio fine di Bari e di Sorrento. Poco lontano la Salumeria Nazionaleforse nel nome c’era un intento polemico – si presentava come grande emporio di specialità gastronomiche finissime e offriva un ricco assortimento di vini e liquori esteri e nazionali, formaggi, salami veri di Brianza, e burro freschissimo garantito naturale, arrivo giornaliero da Milano: l’unità d’Italia pareva allora cosa fatta. Al n. 161 di via Chiaia la Nuova Latteria vendeva, invece, latte freschissimo, burro e crema che veniva da luoghi assai più vicini, e cioè dalla vaccheria che i proprietari possedevano in San Giorgio a Cremano: lì il bestiame era igienicamente alimentato.  Salvatore Ascione fu uno dei più importanti produttori di liquori: il vermouth delle sue distillerie di Barra e del Molo Piccolo a Napoli conquistò la medaglia d’ oro a Filadelfia nel 1876 e a Melbourne nel 1881, e quella d’argento a Liverpool nel 1887 e a Bruxelles l’anno dopo.  Negli ultimi dieci anni del secolo protagonista indiscusso della produzione di vini, di liquori e di spumanti in Campania fu Andrea Galliano, che era venuto dal Piemonte a impiantare a Ottajano la sua Grande distilleria. Nella splendida plaquette pubblicitaria che nel 1907 si fece stampare dalla Bertarelli di Milano Galliano indicò orgogliosamente le dimensioni del bottino di medaglie e diplomi, in cima al quale sfolgorava la Grande Medaglia d’oro conquistata alla Esposizione Universale di Parigi, quella memorabile del 1900, col vino spumante che portava il nome del patròn e che veniva venduto a lire 3, 25 la bottiglia.  E con lo spumante venne premiato anche il mandarino, offerto in bottiglie “di mia invenzione – scrive Galliano – a forma del frutto “: e avverte che il liquore, rinomatissimo, è ricercato dal mondo elegante, che conserva sempre il suo aroma come fosse fresco, che il marchio è depositato in tutti gli Stati che hanno aderito alla Convenzione Internazionale di Berna, e che bisogna guardarsi dalle contraffazioni di disonesti speculatori. L’occhio scorre la lista dei vini e dei liquori di Ascione, di Galliano e dei fratelli Scala, e corrono incontro all’immaginazione figure, personaggi della letteratura, luoghi geografici diventati luoghi dell’anima:  la prunelle  e l’anisette,  e pensi a Maigret, e ai torpidi pomeriggi della domenica, il curaçao speciale, imbottigliato in cruche, la lunga brocca cilindrica di terracotta, che i pirati dei Caraibi portavano sempre incollata alla bocca, il vino malaga, e il capri bianco e il capri rosso che incantarono la fantasia eccitata dei protagonisti dei salotti eleganti, e il  lacrima, che porta in  sé lo spirito doppio del Vesuvio. Leggi la lista delle essenze che Galliano e Ascione vendevano anche al minuto, negli spacci delle distillerie, in flaconi da 25 grammi: assenzio, alchermes, ananas, cedro, coriandoli, eucalyptus, fernet, menta, rhum (ben 4 essenze di rhum: bianca, rossa 1 Hingston, rossa 2 Hingston, aromatica primissima), e perfino finocchio, fragola, e essenza bianca rettificata di garofano.  Leggi, e richiami in vita, per un attimo, il vago ricordo di ricette gelosamente custodite, di bottiglie intoccabili schierate nei fianchi di cristallo di buffet luccicanti: bottiglie mai uguali l’una all’altra, e vive, ognuna, del liquido colorato che contenevano. Vigne sterminate. Aranceti superbi, il verde cupo e nero delle foglie infiammato dai riflessi dei frutti, e scapigliati plotoni di mandarini che ti stordivano, freddi, con il loro profumo implacabile. Ho visto luoghi così, quando ero ragazzo, nella nostra terra.  E mi basta, per sentire ancora l’orgoglio di essere vesuviano. Ma la Napoli della Belle ‘Epoque non era solo questa: ce ne erano anche altre, quella della violenza organizzata, quella che doveva essere “sventrata”. E’ una caratteristica di Napoli, di essere “una città porosa”, come scrisse Walter Benjamin: in ogni momento una e molteplice. Alla prossima.  

Tra visione statica e dinamica: da Muybridge ai Lumière

Benvenuti al settimo appuntamento di “Riavvolgi al futuro”. Oggi parleremo di come la nascita del cinema sia stata preceduta da una serie di innovazioni scientifiche e tecnologiche che hanno permesso di superare i limiti della visione umana e della fotografia statica.     Tra i precursori più significativi della fotografia spiccano i nomi di Eadweard Muybridge ed Étienne-Jules Marey. Muybridge, sollecitato a risolvere una scommessa sul galoppo dei cavalli, utilizzò nel 1878 una batteria di dodici o ventiquattro macchine fotografiche collegate a fili tesi sulla pista, dimostrando che esiste un momento in cui l’animale solleva tutte e quattro le zampe dal suolo. Marey, fisiologo francese, perfezionò l’analisi del movimento inventando nel 1882 il fucile fotografico, capace di imprimere dodici fotogrammi al secondo su un unico disco di vetro rotante, e successivamente realizzò una macchina che utilizzava strisce di carta sensibile. Nello stesso periodo, Émile Reynaud portò avanti lo spettacolo delle “ombre animate” con il suo Théâtre Optique, utilizzando lunghe strisce di disegni fatti a mano, mentre Louis Le Prince riuscì a girare alcuni brevi filmati su rullini di carta prima della sua scomparsa nel 1890, che gli impedì di brevettare un sistema di proiezione efficace. L’invenzione vera e propria del cinema, si deve a un intreccio di brevetti tra Stati Uniti, Francia, Germania e Inghilterra. Negli Stati Uniti, Thomas Edison e il suo assistente W.K.L. Dickson crearono il Kinetografo per le riprese e il Kinetoscopio per la visione. Quest’ultimo non era un proiettore, ma una cassa di legno con un mirino superiore attraverso cui un solo spettatore alla volta poteva guardare una pellicola di circa venti secondi. Dickson ebbe l’intuizione fondamentale di utilizzare la pellicola 35 mm di Eastman, dotandola di quattro perforazioni su ogni lato per facilitare il trascinamento, creando uno standard che sarebbe rimasto quasi invariato per oltre un secolo. Poiché Edison non brevettò le sue invenzioni all’estero, l’inglese Robert W. Paul poté copiare il Kinetoscopio e migliorarlo, rendendo le macchine disponibili alla vendita e accelerando la diffusione globale del nuovo mezzo. In Francia, i fratelli Louis e Auguste Lumière, proprietari di una fabbrica di materiali fotografici a Lione, progettarono il Cinématographe. Questa macchina era rivoluzionaria perché più leggera e versatile di quella di Edison: funzionava infatti come macchina da presa, come stampatrice di copie e come proiettore. I Lumière scelsero un formato di pellicola 35 mm con un’unica perforazione circolare per lato, che permetteva un movimento più fluido. La data ufficiale di nascita del cinema viene fatta risalire alla loro prima proiezione pubblica a pagamento, avvenuta il 28 dicembre 1895 nel seminterrato del Grand Café di Parigi. Tra i primi film proiettati figurano “L’uscita dalle officine Lumière” (La Sortie de l’usine Lumière), che mostrava i lavoratori che lasciavano la fabbrica di famiglia, e il celebre “L’innaffiatore innaffiato” (L’Arroseur arrosé), considerato il primo esempio di cinema narrativo e comico. Mentre i Lumière conquistavano il mercato internazionale inviando operatori in tutto il mondo, altri inventori come i fratelli Skladanowsky in Germania presentavano il Bioscop, un sistema di proiezione a due pellicole che però risultò troppo ingombrante rispetto alla semplicità del sistema francese.

💡 L’Angolo dell’Esperto: Il “Ricciolo Latham”

Un contributo tecnico decisivo per la lunghezza dei film fu il cosiddetto “ricciolo Latham”. Woodville Latham e i suoi figli notarono che la pellicola tendeva a spezzarsi se superava una certa lunghezza a causa della tensione esercitata dal meccanismo di trascinamento. Aggiungendo una piccola asola di pellicola allentata prima del dispositivo di scatto (il ricciolo), riuscirono a isolare la parte della pellicola in movimento intermittente dalla tensione del rullo principale, permettendo così di girare e proiettare rulli molto più lunghi e aprendo la strada al cinema come forma di intrattenimento di massa capace di raccontare storie complesse. Entro il 1897, il cinema era ormai un’invenzione consolidata e internazionale, pronta a trasformarsi da semplice curiosità scientifica in una potente industria culturale. Bene cari cinefili/cinefile , se siete giunti fin qui vi attendo al prossimo appuntamento dove parleremo di… ops no spoiler ;^) .  A presto!!!