Due grandi eventi a Somma Vesuviana tra cultura e archeologia
SS 268, via ai lavori: Fdi Sant’Anastasia ringrazia Iannone
Sant’Anastasia. Riceviamo e pubblichiamo: In corso la messa in sicurezza delle rampe lungo la SS 268: Fdi ringrazia Sottosegretario Antonio Iannone per il suo intervento.
Fratelli d’Italia – Sant’Anastasia desidera esprimere un sentito ringraziamento al Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Antonio Iannone, per la sua vicinanza e soprattutto per la sua celere e pronta operatività anche nelle questioni che una corretta dialettica tra Enti preposti dovrebbe essere sufficiente a risolvere. “Ringrazio l’onorevole Sottosegretario Antonio Iannone, coordinatore regionale di Fdi, per l’attenzione verso i cittadini che invocano soprattutto la pronta risoluzione dei problemi quotidiani – dice Alfonso Di Fraia, coordinatore cittadino di Fdi e assessore al decoro urbano del Comune dì Sant’Anastasia – solo ieri mi sono permesso di rappresentargli la situazione incresciosa che riguarda la sicurezza stradale lungo il tratto anastasiano della SS 268, negli ultimi mesi invaso da vegetazione e arbusti. Ebbene, nonostante le ripetute sollecitazioni all’Anas e i richiami della Prefettura cui ci siamo rivolti, sono trascorse settimane in cui questa circostanza ha rappresentato un notevole rischio per chi percorre la statale, senza contare il rischio incendi, viste le alte temperature. Ho personalmente inviato una nota al Sottosegretario Iannone rappresentandogli le difficoltà nel veder rispettato un semplicissimo diritto dei cittadini da parte di chi ha la responsabilità di intervenire e questa mattina, finalmente, sono iniziati sulla 268 i lavori di sistemazione delle rampe. Grazie dunque anche all’Anas e alla nostra Polizia Locale che sta garantendo la sicurezza e la viabilità”.
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Leopardi, viaggiatore “complicato”: l’incredibile giudizio sulle donne romane
Leopardi non si mette d’accordo con sé stesso nemmeno quando si domanda se sia meglio vivere in città grandi o in città piccole. Più volte dichiara la sua preferenza per le città piccole, ma cambia idea appena torna a Recanati, “città morta, sciocca e microscopica” (lettera del 6 maggio 1825, a Pietro Brighenti); e tuttavia, nel “Dialogo di Timandro e Eleandro”, Eleandro dice che non c’è poesia che possa dilettare o “muovere” i lettori che vivono in città grandi. L’articolo è tratto dal mio libro “Leopardi a Napoli” pubblicato da “Selvaggio Edizioni”. Correda l’articolo l’immagine del quadro “Donna con ventaglio” di Edoardo Tofano.
Intervistato da Gianfranco Brevetto, Attilio Brilli, profondo studioso della letteratura del viaggiare, parlando di Leopardi viaggiatore sottolineava l’importanza di alcuni versi della canzone “Ad Angelo Mai”, composta nel gennaio del 1820. “..Ahi, ahi, ma conosciuto il mondo / non cresce, anzi si scema, e assai più vasto / l’etra sonante, e l’alma terra e il mare / al fanciullin, che non al saggio, appare/….A noi ti vieta/ il vero appena è giunto, / o caro immaginar; da te s’apparta / nostra mente in eterno; allo stupendo /poter tuo primo ne sottraggon gli anni; / e il conforto perì dei nostri affanni.”. Nella netta opposizione tra “vero” e “immaginar” si delinea, nitida, la difficoltà che gli studiosi incontrano nell’indicare il rapporto di Leopardi con Illuminismo e Romanticismo e nel disegnare, in modo chiaro e completo, la figura del poeta “flaneur”, che vuole conoscere il mondo, ma ha paura di conoscerlo troppo e ritiene necessario che tra lui e l’infinito ci sia sempre una siepe, e che la siepe sia alta e scura tra lui e le strutture architettoniche del luogo. Nelle sue lettere Leopardi dedica rari e brevi cenni alle strade, ai palazzi e ai tesori d’arte di Roma, di Firenze, di Napoli: il “luogo”, una volta conosciuto, “si rattrappisce”, esce dagli spazi dell’immaginazione per entrare in quelli, amari, della delusione. Leopardi vuole viaggiare perché non sopporta la “gabbia” di Recanati, ma ci sono momenti in cui egli associa il partire al morire, come nella lettera del 14 aprile del 1826 al fratello Carlo. In una lettera di quattro anni prima, raccontando al fratello alcuni momenti del viaggio per Roma, egli metteva insieme delle notizie che ci dicono chiaramente quanto complessi siano stati il suo “carattere” e il suo rapporto con i “luoghi”:
dovete sapere che (a Spoleto) io scrissi in tavola fra una canaglia di Fabrianesi, Iesini ec. i quali s’erano informati dal cameriere dell’esser mio, e già conoscevano il mio nome e qualità di poeta ec. ec. E un birbante di prete furbissimo ch’era con loro, si propose di dar la burla anche a me, come la dava a tutti gli altri: ma credetemi che alla prima mia risposta, cambiò
tuono tutto d’un salto, e la sua compagnia divenne buonissima e gentilissima come tante pecore. Scrive giustamente Michele Dell’ Aquila che l’epica del viaggio è in Leopardi la dimensione tutta interiore del pensiero che attraversa orizzonti di tempo e di spazio sconfinati. Il poeta soggiornò a Roma tra il novembre del 1822 e l’aprile del 1823 e poi, con Antonio Ranieri, tra il 1831 e il 1832, e vi si fermò nel settembre del ’33, durante il viaggio per Napoli. Il poeta, che “conosce” analiticamente, con il pensiero e con l’immaginazione, la Roma di Cesare, di Cicerone, di Virgilio, e anche quella di Madame De Stael, è fatalmente deluso dalla Roma papalina e dai suoi intellettuali per i quali filosofia e letteratura non hanno alcun valore, ma esiste solo “l’Antiquaria”, e che consumano il tempo nel chiedersi “se quel sasso appartiene a Marcantonio o a Marcagrippa”: e tuttavia “non c’è Romano che realmente possieda il Latino e il Greco”. Leopardi è deluso anche da Angelo Mai, e non ha pietà né per l’abate Francesco Cancellieri – “è un coglione, un fiume di ciarle” -, né per le donne, che descrive al fratello Carlo nella lettera del 6 novembre del ’22: una descrizione che, per la sorprendente novità di certe “immagini”, conviene leggere per intero: mi ristringerò solamente alle donne, e alla fortuna che voi forse credete che sia facile di far con esse nelle città grandi. V’assicuro che è propriamente tutto il contrario. Al passeggio, in Chiesa, andando per le strade, non trovate una befana che vi guardi. Io ho fatto e fo molti giri per Roma in compagnia di giovani molto belli e ben vestiti. Sono passato spesse volte, con loro, vicinissimo a donne giovani: le quali non hanno mai alzato gli occhi; e si vedeva manifestamente che ciò non era per modestia, ma per pienissima e abituale indifferenza e noncuranza: e tutte le donne che qui s’incontrano sono così. Trattando, è così difficile il fermare una donna in Roma come in Recanati, anzi molto più, a cagione dell’eccessiva frivolezza e dissipatezza di queste bestie femminine, che oltre di ciò non ispirano un interesse al mondo, sono piene d’ipocrisia, non amano altro che il girare e divertirsi non si sa come, non la danno (credetemi) se non con quelle infinite difficoltà che si provano negli altri paesi. Incredibile Leopardi……
Acerra aspetta Felice: nuova operazione per il piccolo guerriero che ha perso il papà nell’incidente
Un’intera comunità con il cuore in gola. Il piccolo Felice, cinque anni appena, combatte la sua battaglia più difficile in un letto d’ospedale, dopo il terribile incidente in moto che gli ha portato via il papà, Cuono Di Sena e cambiato per sempre il corso della sua giovane vita. L’incidente è avvenuto in via Bruno Buozzi, alle porte del rione Gescal ad Acerra.
Al Santobono di Napoli, i medici lo hanno operato due volte nel giro di poche ore. L’ultima, ieri pomeriggio, è durata quasi cinque ore e ha riguardato la ricostruzione del volto. È andata bene, dicono i sanitari, ma il bambino resta in prognosi riservata. La sua è una lotta a piccoli passi, tra i respiri assistiti e i monitor sotto controllo costante.
Intorno a lui, oltre ai medici, c’è la città intera. Una città che prega, spera, e si commuove ogni volta che sente il suo nome. Perché Felice è diventato il figlio di tutti: una piccola luce da difendere, un simbolo di innocenza ferita da una tragedia improvvisa.
Sui social si moltiplicano messaggi, disegni, cuori blu. Sul luogo dell’incidente ci sono mazzi di fiori e candele accse. Nelle case, il pensiero corre sempre lì, a quel reparto, a quel lettino.
Non è solo medicina, è anche amore quello che sta cercando di salvare Felice. E l’amore, si sa, può fare miracoli.
Torna presto, piccolo guerriero. La tua città non vede l’ora di riabbracciarti.
Degrado e gestione rifiuti, ditta nel mirino di Comune e vigili
Pomigliano, lavoratori Leonardo a confronto con il Comune: preoccupazioni sul destino dello stabilimento
Somma, “Eclissi del Sacro”: arte e spiritualità al Castello d’Alagno
San Giuseppe Vesuviano, due giorni di celebrazioni e feste in onore del santo falegname
La parrocchia e la comunità si apprestano a vivere un momento fondamentale della loro storia con l’arrivo in città di due reliquie legate a San Giuseppe, tutt’ora conservate presso la Basilica di San Lorenzo in Firenze.
Le reliquie di San Giuseppe, in particolare un frammento del suo bastone e del suo manto, sono conservate attualmente nella Basilica di San Lorenzo a Firenze. Sono custodite in un reliquiario all’interno di una cappella dedicata al santo, all’interno della basilica fiorentina, che ospita anche la tomba di San Lorenzo, lo statista Alcide De Gasperi e di cinque papi. Firenze, quindi, è un importante luogo di culto per il padre putativo di Gesù. Toccherà al priore della basilica fiorentina, Mons. Marco Domenico Viola, consegnare alla comunità vesuviana le due pregevoli reliquie. Saranno due giorni di alta spiritualità, fede e cultura, che apriranno, ufficialmente, il grande percorso che porterà al centenario della presenza giuseppina nella comunità vesuviana il 15 dicembre del 2028. L’ Associazione Portatori di San Giuseppe, guidata dal presidente Alfonso Di Somma, è un’associazione che opera nel contesto del culto e della devozione a San Giuseppe, promuovendo eventi e manifestazioni legate alla sua figura. Proprio l’associazione ha fortemente desiderato la presenza di questi preziosi frammenti in città.
Sono commosso e felice – afferma p. Rosario Avino, parroco del santuario – per il grande fermento che si è venuto a creare intorno alla nostra comunità, che va anche oltre il perimetro parrocchiale. Le reliquie, che accoglieremo, sono la presenza tangibile della nostra fede attraverso l’intercessione di colui che poté svolgere il compito insieme alla Madonna di genitore terreno di Gesù. Dobbiamo molta gratitudine a Papa Francesco che nel 2021 volle l’anno santo giuseppino.
Sabato, 27 giugno, si terrà una tavola rotonda che approfondirà la figura del santo falegname presso il Centro Giovanile dei Giuseppini del Murialdo (ex Seminario). Interverranno per l’occasione: Don Sergio Antonio Capone, responsabile della custodia delle SS. Reliquie della Diocesi di Salerno, Campagna, Acerno; padre Giuseppe d’Oria, Giuseppino del Murialdo, vice provinciale della Provincia Italiana; Mons. Marco Domenico Viola, Priore della Basilica di san Lorenzo in Firenze. Modera Rosa Carillo Ambrosio, collaboratrice dell’Osservatore Romano e presidente dell’Associazione Dies Artis. Alle ore 17:00, una processione solenne delle reliquie sfilerà per le vie del paese con partenza da piazza Elena D’Aosta verso il santuario, cui seguirà una solenne Celebrazione Eucaristica animata dal coro delle Ancelle di Cristo Re.
Domenica, 29 giugno, le reliquie verranno offerte alla devozione dei fedeli per l’intera giornata a partire dalle ore 7:00 sino alle ore 21:00. A conclusione dei due giorni ci sarà, a partire dalle ore 21:00, una catechesi-concerto a cura della fraternità Evangelii Gaudium con la benedizione finale con il bastone di San Giuseppe. Gli appuntamenti di sabato e domenica saranno anticipati, venerdì 27 giugno, alle ore 21:30, da una passeggiata per il centro storico guidata dal divulgatore scientifico dott. Gennaro Barbato, a cura della Pro Loco di San Giuseppe Vesuviano.
Operazione nella Terra dei Fuochi, stretta sui rifiuti pericolosi
Un nuovo blitz contro lo smaltimento illecito di rifiuti ha colpito Frattaminore, dove le forze dell’ordine hanno messo sotto sequestro un sito di stoccaggio illegale nell’ambito dell’Action Day interprovinciale voluto dai Prefetti di Napoli e Caserta. L’operazione ha riguardato le aree più critiche della Terra dei Fuochi, tra cui proprio il comune frattese, dove è stata individuata un’area di accumulo di rifiuti non autorizzata.
Nel complesso, sono state denunciate 11 persone, sequestrati 9 mezzi di trasporto, chiuse 5 attività irregolari e inflitte sanzioni per un totale di quasi 24.000 euro. I veicoli controllati sono stati oltre 150. Il dispositivo ha visto impegnate 28 pattuglie tra Carabinieri, Forestali, Polizia, Guardia di Finanza e agenti delle Polizie locali, con il supporto dell’Esercito e di droni per la sorveglianza aerea.
L’operazione si basa su una nuova strategia di raccolta e incrocio delle informazioni operativa, coordinata dal Comando delle Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari, che consente di individuare tempestivamente i siti a rischio. Le aree di Frattaminore, come molte del comprensorio nord di Napoli, rientrano tra i quadranti maggiormente attenzionati.
Tra le azioni condotte anche il deferimento della titolare di un’azienda a Caivano per detenzione e trattamento illecito di rifiuti pericolosi, con ulteriori denunce a carico di tre persone colte sul fatto mentre trasportavano rifiuti su motocarri. Nell’area nolana, un’automobile con targa fittizia è stata sequestrata, aprendo un’indagine sul traffico di parti meccaniche e smaltimento abusivo.
Frattaminore torna così al centro della cronaca ambientale, simbolo della necessità di continuità nei controlli e della presenza costante dello Stato.

