Quattrocento anni della proclamazione di Santa Patrizia : Fede, Arte e cultura a Napoli

Riceviamo e pubblichiamo Celebrazione per i quattrocento anni della proclamazione di Santa Patrizia, compatrona di Napoli Una giornata di studi, riflessione e bellezza nel complesso monumentale di San Gregorio Armeno, promossa dall’associazione “Un filo per unirci” Il 25 ottobre ha rappresentato una data di profonda risonanza per la città di Napoli, che ha reso omaggio a Santa Patrizia, compatrona della città, nel quarto centenario della sua proclamazione. Un anniversario di straordinaria importanza, celebrato attraverso una giornata di studi, letture e spiritualità organizzata dall’associazione Un filo per unirci e curata da Nicola Manna, che ha saputo unire con fine sensibilità fede, cultura e memoria storica. L’iniziativa ha avuto inizio con la visita guidata al complesso monumentale di San Gregorio Armeno, condotta da suor Giovanna, che ha accompagnato i partecipanti alla scoperta del chiostro, delle cappelle e delle straordinarie testimonianze artistiche che custodiscono secoli di devozione e bellezza. In questo scenario unico, dove arte e spiritualità si fondono in perfetta armonia, ha preso forma una giornata densa di riflessioni e approfondimenti dedicati alla figura della Santa. A introdurre i lavori è stato Nicola Manna, con una ricca e appassionata introduzione che ha ripercorso la vita di Santa Patrizia, la sua eredità spirituale e l’attualità del suo messaggio. Manna ha ricordato come la Santa continui a rappresentare un simbolo di purezza, carità e fiducia, capace di parlare ancora oggi alla coscienza collettiva della città e di suscitare rinnovata devozione. La dott.ssa Isabella Mele ha offerto un contributo di grande spessore culturale, tracciando un raffronto tra Santa Patrizia e Partenope, e ponendo in risalto la figura delle religiose che, pur nella vita consacrata, hanno incarnato un ideale di emancipazione femminile, anticipando valori moderni di libertà e dignità. Il prof. Gennaro Rispoli ha invece proposto una relazione appassionata e documentata sui fenomeni della liquefazione del sangue, analizzandone le implicazioni storiche, devozionali e scientifiche, e invitando a preservare il grande patrimonio artistico e spirituale legato alla Santa e al suo culto. Il maestro Capuano, presidente dell’associazione Botteghe di San Gregorio Armeno, ha portato il suo saluto istituzionale, annunciando nuovi progetti di formazione per i giovani artigiani, nel segno della continuità delle tradizioni napoletane e della trasmissione del sapere artistico. Le letture, curate da Pier Francesco Di Mauro, hanno impreziosito la giornata con momenti di intensa emozione, dando voce a testi e testimonianze che hanno restituito la profondità umana e spirituale della Santa. L’incontro ha registrato una partecipazione calorosa e attenta, segno di una devozione viva e di un legame che attraversa i secoli. In una giornata in cui arte, fede e cultura si sono fuse in un’unica trama di significato, Napoli ha rinnovato il suo affetto verso Santa Patrizia, custode luminosa della sua identità spirituale e testimone senza tempo di speranza e amore.  

Nola, annunciato lo stato di Agitazione della Polizia Municipale

Riceviamo e pubblichiamo Le Organizzazioni Sindacali CGIL, CSA e UIL annunciano ufficialmente lo stato di agitazione del personale della Polizia Municipale del Comune di Nola, a causa di una serie di gravi inadempienze da parte dell’Amministrazione che hanno creato una situazione insostenibile per i lavoratori. A seguito dell’assemblea sindacale svoltasi il 21 ottobre 2025 presso i locali del Comando di Polizia Municipale, le scriventi Organizzazioni Sindacali hanno preso atto della persistenza di numerose problematiche irrisolte, nonostante gli incontri avvenuti con rappresentati dell’Amministrazione. Tali questioni, seppur riconosciute, non hanno trovato alcuna soluzione concreta. In particolare, le problematiche irrisolte comprendono:
  • Mancata liquidazione dei progetti “Festa dei Gigli 2024” e “Festa dei Gigli 2025”
  • Mancata corresponsione delle indennità di turnazione e reperibilità da gennaio 2025
  • Mancato pagamento delle performance relative agli anni 2022, 2023 e 2024
  • Mancata liquidazione delle pensioni integrative 2023 e 2024
  • Mancata convocazione delle OO.SS. per la costituzione del fondo delle risorse decentrate
In ragione di tali gravi inadempimenti, le Organizzazioni Sindacali hanno richiesto con urgenza l’intervento dell’Amministrazione Comunale per porre fine a questa situazione, chiedendo:
  • La liquidazione immediata delle spettanze dovute al personale;
  • La regolarizzazione delle procedure contrattuali previste dai CCNL;
Le OO.SS. annunciano inoltre di aver richiesto formalmente al Prefetto di Napoli l’avvio delle procedure di raffreddamento del conflitto al fine di evitare il ricorso a ulteriori e più incisive azioni di lotta da parte del personale dipendente. Le Organizzazioni Sindacali, pur nel pieno rispetto del diritto di agire in difesa dei propri diritti, si scusano sin da ora con la cittadinanza per eventuali disagi o disservizi che potrebbero derivare nei giorni dei santi / della commemorazione dei morti nonché nei giorni avvenire. Si tratta di misure necessarie per sollecitare una soluzione tempestiva e definitiva a una situazione che, ormai da troppo tempo, compromette il regolare funzionamento del servizio pubblico. Inoltre le Organizzazioni Sindacali convocano una nuova assemblea del personale per il 14 novembre 2025, con l’obiettivo di valutare, insieme ai lavoratori, le ulteriori azioni da intraprendere in caso di mancato riscontro concreto e risolutivo da parte dell’Amministrazione Comunale. Questa nota è un ultimo appello a un intervento risolutivo e urgente. In mancanza di riscontri immediati, le OO.SS. procederanno con tutti gli strumenti previsti dalla normativa a tutela dei lavoratori.

Incidente stradale sul raccordo Pomigliano-Acerra, feriti e paura

Questa notte, sul raccordo A.S.I. Pomigliano-Acerra, c’è stato un’incidente che ha richiesto l’intervento di 3 ambulanze

Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre, sul raccordo A.S.I. Pomigliano-Acerra, in direzione Acerra, si è verificato un’incidente stradale , che ha causato grossi danni e almeno 3 feriti.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri e 3 ambulanze, ma la dinamica è ancora tutta da chiarire.

Stando alle prime informazioni, lo scontro si sarebbe verificato verso mezzanotte tra due automobili, una Fiat Panda e una Fiat 500. Ad avere la peggio sarebbe stata la Panda, che si è ribaltata.

Sono in corso le indagini del caso per accertare la dinamica dello scontro e le responsabilità.

Ormai la poca sicurezza stradale è una piaga della nostra società. Sono pochi i controlli e le strade non sono curate, minando la sicurezza degli automobilisti.

Questa strada in particolare, il raccordo Pomigliano-Acerra, è troppo spesso teatro di incidenti stradali, data la poca manutenzione del manto stradale e della poca illuminazione.

Si richiede alle istituzioni un intervento serio e concreto per salvaguardare la sicurezza stradale, che è da tempo dimenticata.

Giovanni Barone: il giovane talento di Somma che sta conquistando il mondo del karting

II giovane talento campano che sta conquistando il mondo del karting!
Grinta, talento e tanta passione per la velocità: Giovanni Barone, numero di gara 119, è uno dei giovani piloti più promettenti del panorama kartistico italiano. 
La sua avventura inizia a soli 12 anni, quando debutta nel campionato nazionale KRZ Championship, sorprendendo tutti con la sua velocità e costanza, fino a conquistare un brillante 3º posto assoluto nel 2023.
Nel 2024 Giovanni continua a crescere, passando al Rental Kart 2T nella categoria Rotax Junior, dove riesce a piazzarsi stabilmente nella top ten. Parallelamente, ottiene la licenza ACI Sport e approda al Team Di Poto con cui debutta nei Kart Racing nella competitiva categoria X30 Junior. Un percorso di crescita che gli regala il primo podio ufficiale: 3º posto nella tappa del Circuito di Casaluce (Caserta).
|| 2025 segna la sua definitiva consacrazione: Giovanni partecipa al Campionato Coppa Italia di Zona 5 – Campania ACI Sport, nella categoria
OKN-J, affrontando avversari di grande esperienza e dimostrando maturità, tecnica e velocità da vero professionista. A fine stagione conquista il titolo di Vicecampione Regionale Campania 2025, un risultato che conferma il suo talento e la sua determinazione.
Accompagnano il suo percorso sportivo, perché hanno sempre creduto in lui: Tramoter srl, c.r. srl, Casillo allestimenti srl, Genninponteggi srl, vi.mi. studio legale, Sorgente srl.
Ma la stagione non è ancora finita!
Ad attendere Giovanni ci sono tre appuntamenti imperdibili:
1. il Campionato a Squadre al Circuito del Sele di Battipaglia (22-24 novembre);
2. il prestigioso evento cittadino di Napoli sullo spettacolare Lungomare Caracciolo;
3. il Trofeo Senna al Circuito Internazionale Napoli di Sarno, uno degli eventi più attesi dell’anno.
Giovane, ambizioso e con una grande fame di risultati, Giovanni Barone è pronto a chiudere il 2025 in grande stile e a continuare la sua scalata nel mondo del karting professionale.
Un nome da tenere d’occhio, perché il futuro corre veloce… e porta il numero 119!

Circumvesuviana, Salvini: “Commissariare Eav”. Il Pd replica: “Ma lui ha tagliato i fondi per la metro”

  Salvini: “Commissariare Eav”. Il Pd replica: “Ma lui ha tagliato i fondi per la metro” Durante la tappa napoletana del suo tour elettorale, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini è tornato ad attaccare la gestione dei trasporti in Campania, indicando l’Eav come simbolo delle inefficienze regionali. Dal palco del teatro Sannazaro, davanti ai candidati della Lega e ai sostenitori, Salvini ha tracciato la sua agenda per il dopo elezioni, toccando temi come infrastrutture e sicurezza. Ma il punto centrale del suo intervento è stato l’attacco all’Ente Autonomo Volturno: > «Conto che quei fondi vengano rimessi al loro posto. Altro sono le risorse che Comune e Regione non sono stati in grado di impiegare in questi anni. Non so di chi sia la colpa, però faccio un esempio: l’Eav, la Circumvesuviana, è una vergogna. Potessi, la commissarierei oggi. Penso che una gestione diretta di Ferrovie garantirebbe un servizio sicuramente migliore. Ci stiamo ragionando perché nel 2025 è inaccettabile un servizio di trasporto inefficiente come quello gestito dalla Regione Campania».   Le parole del leader leghista hanno acceso subito la replica del Partito Democratico. Il segretario regionale Piero De Luca ha risposto con toni duri, ricordando i risultati ottenuti dall’azienda pubblica di trasporti e sottolineando le responsabilità del governo sui tagli ai fondi: > «Sono davvero sorpreso dal coraggio del vicepremier Salvini nel parlare di infrastrutture e trasporti in Campania e in generale nel Mezzogiorno. Ma è lo stesso che ha appena cancellato 15 milioni di euro per la metropolitana tra Afragola e Napoli? Nel 2015 abbiamo ereditato l’Eav dalla destra con 750 milioni di debiti e nessun cantiere aperto. Oggi ha pagato i debiti e ha un capitale netto di 160 milioni, con 80 cantieri aperti per circa 3 miliardi».   Anche il deputato Marco Sarracino è intervenuto nella polemica, difendendo il lavoro svolto dalla Regione e ribaltando le accuse di inefficienza: > «Salvini parla di come andrebbe governata la Campania. Lui che poche ore fa ha cancellato 15 milioni di euro per la metro tra Afragola e Napoli. Lui che da Pontida offende i meridionali. Lui che vuole spaccare l’Italia con l’autonomia differenziata. Lui che l’ha già spaccata, non facendo arrivare un treno in orario. Ecco gli alleati di Edmondo Cirielli. Ma i campani lo sanno».   Il botta e risposta tra Salvini e il Pd si concentra dunque interamente sull’Eav, diventata terreno di scontro politico in piena campagna elettorale. Da un lato, il ministro che evoca l’ipotesi di commissariamento per “risanare” il trasporto pubblico regionale; dall’altro, i democratici che rivendicano la trasformazione dell’azienda in un modello di risanamento economico e di investimenti infrastrutturali. Un confronto acceso che riporta al centro del dibattito la gestione delle reti ferroviarie campane e il futuro dei trasporti nella regione.  

Il Lutto nell’era Digitale e dell’IA: la presenza irrevocabile di un assente

Dall’inizio della storia, l’uomo ha conosciuto la malattia, il dolore, l’infelicità e l’ineluttabile morte. “Non si muore perché ci si ammala, ma ci si ammala perché bisogna morire” afferma Umberto Galimberti, descrivendo la natura tragica della vita umana. Tuttavia, nell’era della tecnica questa domanda di senso viene radicalmente rimossa e risolta nella ricerca della funzionalità ed efficienza. La tecnica in possesso del medico oggi è sempre maggiore e le procedure sempre più efficienti, si pensi all’uso sempre più esteso dell’Intelligenza Artificiale e degli Algoritmi (Generative AI for Healthcare) nel campo della diagnostica e nei prossimi anni della prognostica e del sistema delle decisioni, così come nelle terapie sempre più personalizzate e di precisione.

L’uomo moderno ha dovuto allargare la sua visuale sulla morte, visto che la modernità l’ha resa quasi inopportuna per un individuo che ormai insegue il mito dell’immortalità (Morin, 2002). Questo cambiamento è stato caratterizzato da una tendenza sistemica a escludere la morte dall’ambito pubblico e domestico, un processo sociologico analizzato in modo incisivo da Norbert Elias. Sicuramente la tecnologia ha demolito il tabù della morte. L’ecosistema online attuale e l’IA, ha però introdotto una nuova “presenza invasiva” della morte, inoltre avvicina chi sta vivendo la stessa sofferenza: «L’interattività dei social crea aggregazione, intorno al memorial si forma una comunità che condivide lo stesso dolore. Questo scambio è prezioso soprattutto oggi, visto che si sono quasi persi i rituali per elaborare il lutto nella società; un tempo c’erano le veglie e i rosari, adesso ci sono le commemorazioni online» sostiene Ziccardi nel suo libro “Il libro digitale dei morti”. Il sorgere di questa nuova realtà ha portato alla nascita di campi di studio specialistici, come la Tanatologia Digitale o Digital Def, dedicati a comprendere come le tecnologie stiano modificando la nostra interazione con la morte, il lutto, la memoria e l’immortalità. Affrontare il lutto nell’era digitale significa riconoscere che la perdita si manifesta in un contesto di presenza paradossale e persistente. Il principale impatto psicologico e psichiatrico di questa nuova realtà è l’aumento della vulnerabilità allo sviluppo del Disturbo da Lutto Prolungato (PGD), causato in parte dalla difficoltà nel raggiungere l’accettazione e dall’impedimento strutturale all’oscillazione funzionale prevista dal Modello del Processo Duale (DPM) di Margaret Stroebe e Henk Schut: orientamento verso la perdita (Loss-Oriented), tutte le emozioni e azioni direttamente legate al dolore, al ricordo della persona deceduta, alla tristezza, al bisogno di rielaborazione. Orientamento verso il ripristino (Restoration-Oriented): le azioni e i pensieri rivolti alla ricostruzione della propria vita, alla gestione delle nuove responsabilità, alla ricerca di nuovi significati.

La Digital Death è definita dal cortocircuito esistenziale generato dalla costante veicolazione della presenza nel web, in netto contrasto con l’assenza fisica e l’irrevocabilità che caratterizzano la morte biologica. Il WEB, un luogo di perenne attualità e simultaneità, crea un singolare paradosso: l’interruzione del flusso vitale viene bypassata dalla permanenza della traccia elettronica. In questo contesto, lo status del defunto diventa, per citare Thomas Macho, “l’incarnazione della presenza di un assente“. Questo fenomeno si manifesta in modo acuto nella gestione dei profili social. I profili restano attivi, ma “congelati”, ovvero privi di continuità nelle pubblicazioni, ma permanentemente accessibili. Questa situazione genera complesse problematiche di natura psicologica per i familiari. Da un lato, il profilo del defunto funge da “rifugio” che raccoglie un numero di ricordi e contenuti senza precedenti. Dall’altro lato, i parenti in lutto sperimentano questa presenza come un “ricatto costante” poiché ogni connessione e accesso al profilo evoca la sensazione che il defunto sia ancora “vivo”. L’irrisolto psicologico indotto da questo paradosso digitale si pone come un ostacolo significativo all’elaborazione sana del lutto. I modelli classici suggeriscono che la risoluzione del lutto implichi una graduale “disinvestitura” affettiva dall’oggetto perduto. La presenza continua digitale, agendo come un ricatto emotivo costante, sabota questo meccanismo fisiologico. La spinta verso l’immortalità digitale rappresenta il tentativo più estremo di aggirare la mortalità biologica, dissociando l’identità elettronica dall’esistenza fisica. Invenzioni come Eterni.me, Eter9 e Lifenaut mirano a creare cloni o “spettri digitali” capaci di pensare e comunicare anche in assenza della persona fisica.

La necessità umana di ritualizzare la perdita si è tradotta in spazi digitali specifici. I rituali digitali, come i cimiteri virtuali (il primo fu creato da Michael Stanley Kibbee 24 anni fa), sono luoghi “discorsivi” che cercano di ridefinire il tempo e lo spazio del lutto. Su scala più ampia, le piattaforme social media fungono de facto da spazi di memoria collettiva. Facebook è già considerato “il più grande cimitero del mondo”, con stime che prevedono che il numero di utenti deceduti supererà quello degli utenti vivi entro il 2098, data la decisione di non eliminare automaticamente gli account.

La clinica psichiatrica ha oscillato nella definizione del lutto come disturbo. Già nel 1915, Freud aveva avvicinato il lutto non elaborato alla melanconia. Successivamente, la sofferenza persistente è stata concettualizzata come un “blocco evolutivo” o “lutto congelato,” in cui l’esistenza del soggetto viene paralizzata dal momento doloroso della perdita. Prima dell’attuale classificazione, i modelli clinici riconoscevano varie forme patologiche, tra cui il Lutto Cronico (incapacità di riprendere la vita quotidiana ad anni di distanza dalla scomparsa, spesso accompagnato da disattenzione per la propria salute fisica e abuso di sostanze), il Lutto Ritardato (risposte eccessive a eventi recenti che attivano temi legati a una morte lontana), e il Lutto Inibito (caratterizzato da preoccupazioni croniche e pensieri di morte). Il riconoscimento internazionale del Disturbo da Lutto Prolungato (Prolonged Grief Disorder – PGD) rappresenta un passo cruciale nella tassonomia clinica, distinguendo il dolore persistente e invalidante (la malattia) dalla tristezza intensa ma funzionale (il lutto normale). Questa classificazione permette ai clinici di orientarsi verso protocolli di intervento specifici. Il PGD è caratterizzato da un dolore persistente e intenso per la perdita. Affinché lo stato depressivo e l’impoverimento della vitalità siano considerati disfunzionali e invalidanti, e per differenziarlo dal lutto normale, sono stati stabiliti criteri temporali precisi. Nel DSM-5-TR (2022), il disturbo è diagnosticabile se persiste per almeno 12 mesi negli adulti (6 mesi in bambini/adolescenti), con una sintomatologia focalizzata sul desiderio intenso (longing), la preoccupazione per il defunto e un dolore emotivo persistente. Analogamente, l’ICD-11 (2018) include il Grief Disorder (GD), richiedendo una durata minima di 6 mesi per preoccupazione intensa o angoscia che persiste in modo disfunzionale. I dati epidemiologici indicano che il PGD non è un’evenienza rara. In ampi campioni, la prevalenza di casi probabili è stata stimata intorno al 5.4% utilizzando i criteri ICD-11.

Affrontare il lutto nell’era digitale, cosa fare? Nel trattamento del Disturbo da Lutto Prolungato (PGD), la psicoterapia trova la sua ragion d’essere nella supposizione che alcune sofferenze umane possano essere vinte o ridotte. Un aspetto cruciale del superamento del lutto è il processo di Meaning Making, ovvero la ricerca di nuovi significati e obiettivi di vita per ridefinire il futuro. La terapia mira a trasformare le rappresentazioni avverse della perdita (ad esempio, una malattia minacciosa) in scene di vita affettivamente positive (ad esempio, vedersi come una persona più forte grazie all’esperienza passata). La Psicoterapia Multimediale, sviluppata dal Professor Domenico Arturo Nesci, rappresenta un approccio innovativo che riconosce la centralità dei media digitali nella memoria. Questa tecnica utilizza attivamente suoni, video e immagini del defunto per aiutare il paziente a elaborare il distacco e superare i “blocchi evolutivi” o il “lutto congelato”. Riconoscendo che i ricordi sono ormai indissolubilmente legati ai media digitali, la psicoterapia multimediale trasforma il mezzo di potenziale riattivazione traumatica (il ricordo digitale) in uno strumento di guarigione. Offre un rituale di saluto psicodinamico e tecnologicamente aggiornato, fornendo al paziente un contesto controllato per affrontare l’onnipresenza del ricordo e facilitando il “far ripartire la vita”. Tecniche di Riconnessione Simbolica (IADC). La tecnica IADC (Induced After-Death Communication) è un’opzione che offre ai dolenti la possibilità di affrontare la perdita in modo profondo e simbolico, facilitando una comunicazione simbolica indotta con il defunto. Nel contesto della Digital Death, dove la presenza del defunto è iper-reale (il profilo congelato), l’IADC è particolarmente rilevante. Se la traccia digitale impone un dialogo esterno e potenzialmente patologico (il “ricatto costante”), l’IADC aiuta il paziente a internalizzare il dialogo e a spostare l’interazione da un piano esterno (il profilo) a un piano simbolico interno (il significato), permettendo così l’integrazione e la risoluzione della perdita.

Famaci, si o no? L’uso di farmaci nel lutto prolungato è un argomento complesso e va sempre valutato da un medico specialista (psichiatra): le evidenze indicano che gli antidepressivi non sono considerati il trattamento primario per il lutto prolungato in sé. Tuttavia, possono essere prescritti se il lutto prolungato si accompagna a un Disturbo Depressivo Maggiore (che può avere sintomi sovrapponibili ma con focus diverso) o ad altri disturbi d’ansia. In questi casi, lo specialista valuterà l’uso di farmaci come gli SSRI (Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina) o altri tipi di antidepressivi. Ansiolitici: a volte vengono usati per brevi periodi per gestire sintomi acuti di ansia o insonnia, ma c’è il rischio di dipendenza e non trattano la causa del disturbo. Il loro uso dovrebbe essere limitato nel tempo. L’emergere di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale per creare avatar o griefbots pone seri dilemmi etici. L’utilizzo di strumenti che mantengono l’identità del defunto in una forma rigida e “mummificata” comporta il rischio deontologico di favorire una dipendenza patologica e ostacolare l’accettazione della perdita. La discussione etica deve concentrarsi sulla dignità della memoria postuma e sul diritto dei familiari a elaborare l’assenza in modo sano. Il rischio è che l’industria tecnologica promuova una forma di “immortalità” statica e disfunzionale, compromettendo il processo di adattamento e re-integrazione del/dei dolente/i.

Dott. Giuseppe Auriemma

Medico Psichiatra Psicoterapeuta

Psico-Oncologo II livello, Coordinatore SIPO Campania

Ladri entrano in una gelateria a Somma Vesuviana

A Somma Vesuviana questa notte c’è stata una rapina in una gelateria conosciutissima nel centro della città

Altra rapina in questo fine settimana, che si aggiunge a quella nella farmacia di Pomigliano.

I ladri sono entrati, forzando la serranda, in una gelateria situata in Via Aldo Moro, corso principale della città.

La dinamica è ancora da accertare ma sembrerebbe che i malviventi sono entrati nel locale nelle ore notturne, ma senza destare sospetti dato che nessuno ha sentito nulla.

Il proprietario aveva chiuso l’attività come suo solito intorno alle 22:30 e questa mattina, alle 9:30, diverse persone hanno notato i danni riportati alla serranda, allertando le forze dell’ordine.

La gelateria non era dotata di cassa automatica, di conseguenza i rapinatori sono riusciti ad aprire la cassa portando via circa 100 euro che erano ancora in cassa.

Questa mattina sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Somma Vesuviana, eseguendo i rilievi e interrogando diverse persone. Ma niente, nessuno ha visto o sentito qualcosa.

Data la posizione centralissima della gelateria, questa mancanza di informazioni lascia interdetti gli inquirenti, che continuano le indagini per ricostruire la dinamica e risalire ai responsabili.

L’invito delle autorità è di rivolgersi a loro nel caso qualcuno abbia qualche informazione utile per le indagini.

Tentata rapina in farmacia a Pomigliano

Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre, a Pomigliano D’Arco, si è verificata un’altra tentata rapina ad una farmacia

Ennesimo episodio criminale nella città di Pomigliano D’Arco. Durante la notte scorsa si è verificata una tentata rapina ai danni di una farmacia situata nel centro città.

I rapinatori hanno forzato la serranda e si sono introdotti nel locale ma, grazie ai sistemi di sicurezza con nebbiogeno, non sono riusciti a portare via il bottino, fuggendo dalla farmacia.

Questo è un altro episodio di tentata rapina che si aggiunge ad una lunga serie già denunciata dai commercianti di Pomigliano.

Le associazioni, i comitati e gli operatori economici locali chiedono un rafforzamento dei controlli e della sicurezza con dei presidi fissi delle forze dell’ordine e misure concrete di prevenzione.

La comunità dei commercianti di Pomigliano si sente completamente abbandonata dalle istituzioni, che non ha risposto alle ripetute richieste di aiuto e sicurezza.

Da parte della popolazione locale cresce la preoccupazione che questi episodi criminali possano aumentare e peggiorare, minando la sicurezza della città.

La città di Pomigliano richiede, ora più che mai, un intervento immediato da parte delle istituzioni, che possa ridare dignità e sicurezza in un’area che da troppo tempo manca.

FdI Napoli: Sangiuliano capolista, Ambrosio possibile sorpresa

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Nel giorno delle liste, il Tribunale è un alveare: faldoni che si accatastano, delegati che sfilano con le ultime firme, mormorii di corridoio che diventano titoli. Fratelli d’Italia arriva con una formazione ampia (ventisette nomi) e un messaggio preciso: presidiare città e provincia con profili riconoscibili e radicati. In cima, Gennaro Sangiuliano. La sua è una candidatura che fa da calamita: richiama attenzione mediatica, compatta i livelli del partito, dà un baricentro al racconto della campagna. La lista parla molte lingue del territorio: l’esperienza istituzionale convive con la competenza professionale, gli amministratori con i volti civici. Dall’hinterland vesuviano ai quartieri storici, ogni candidatura sembra portare in dote un pezzo di comunità: comitati, associazioni, reti di impresa, parrocchie, volontariato. È una geografia elettorale che FdI prova a cucire come un tessuto unico, puntando su parole chiave semplici e mobilitanti — lavoro, sicurezza di prossimità, infrastrutture, sostegno ai distretti produttivi — più che su slogan effimeri. Dentro questo mosaico, un nome corre veloce di bocca in bocca: Antonio Ambrosio. Imprenditore di Terzigno, volto molto presente nell’area vesuviana, viene indicato da più parti come la possibile sorpresa. Non solo per l’energia della campagna porta a porta, ma perché alle Europee 2024 ha già misurato sul campo un consenso oltre le ventimila preferenze: un capitale politico che, se ben riattivato, può spostare equilibri nella circoscrizione Napoli. Ambrosio ha costruito una reputazione “di prossimità”: meno proclami, più relazioni; meno passerelle, più cantieri sociali e imprenditoriali. È il profilo che intercetta il malessere pragmatico di chi chiede strade, servizi, opportunità e risposte chiare sui tempi. Il tandem Sangiuliano–Ambrosio racconta così due dimensioni complementari della stessa scommessa: da un lato il perno nazionale, capace di polarizzare attenzione e agenda; dall’altro il radicamento vesuviano, fatto di chilometri, strette di mano e reti minute. Attorno, un gruppo di candidature che presidia i diversi “campi” della società napoletana — professioni, associazionismo, amministrazioni locali — con l’ambizione di trasformare la somma dei singoli in una spinta collettiva. Da qui al voto, la partita si giocherà sulla capacità di tenere insieme città e provincia, media e territorio, messaggio e presenza fisica. Ma se l’umore che circola nei comitati è un indizio, la lista FdI a Napoli ha scelto di raccontarsi non solo con i nomi, ma con le storie: e in quelle storie, oggi, c’è un capolista che catalizza e un imprenditore vesuviano che — dicono — potrebbe sorprendere.

Le ricette di Biagio: “pommes Anna”. Dedicare una ricetta di patate a una bella donna. Mah…

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Raccontano gli storici dell’arte della cucina che Adolphe Dugléré, uno dei più famosi chef parigini della seconda metà dell’Ottocento, dedicò questo piatto di patate ad Anna Deslions, protagonista, nell’epoca di Napoleone III, del mondo del piacere e del vizio raffinato che i Francesi chiamarono “demi-monde”, “mezzo-mondo”, dal titolo di una commedia di A.Dumas figlio. Il “demi-monde” era quello delle donne spregiudicate che “giravano” intorno alla società dei nobili e dei ricchi e cercavano di imitarne modi e comportamenti e di mettere le mani sul loro danaro.   Ingredienti: 1kg. di patate, gr.70 di burro, sale, pepe. Fate sciogliere in una padella di 24 cm. 20 gr. di burro e incominciate a sistemare uno strato di fettine sottili di patate sovrapposte. Aggiungete sale, pepe e una parte dei restanti 50 gr. di burro fuso. Continuate ad alternare strati di fette sottili di patate e sale, pepe e burro fuso, esercitando lievi pressioni sulle sfoglie e continuando a cuocere a fuoco basso. Fate cuocere gli strati di patate per 20 minuti e poi mettete la padella, ancora per 20 minuti, nel forno preriscaldato a 200°. Quando la superficie delle patate sarà dorata, sfornate “le pommes Anna” e portate in tavola. (Immagine e ricetta derivano dal sito “Allacciate il grembiule”).   Anna Deslions (1820 – 1873) interpretò nel modo più completo intenzioni, comportamenti e programmi del “demi-monde” negli anni di Napoleone III che, probabilmente, da giovane l’aveva frequentata e aveva avuto modo di conoscerne il carattere forte e risoluto che indusse i Parigini a definirla, giocando sul suo cognome, “la Leonessa dei Boulevards”. E grazie a lei vennero chiamate “leonesse” tutte le protagoniste del “demi-monde”, anche Celèste Mogador, fiera della sua assoluta libertà, ballerina, cantante, attrice, scrittrice. Il “demi-monde” sollecitò l’attenzione di Baudelaire, di Gustave Flaubert e di ‘Emile Zola, che, secondo gli studiosi, disegnò la protagonista del suo capolavoro, “Nanà”, ispirandosi alla storia di Anna Deslions. E c’è chi ritiene che la “Carmen” di Bizet sia il ritratto di Celèste Mogador e che una “leonessa” sia anche Nini Gueule, al centro della scena nel luminoso quadro di Renoir “Il palco” (immagine in appendice). La storia di Anna Deslions è quella tipica delle “leonesse”: nasce da povera famiglia, subisce fin da ragazza la violenza, è costretta a esercitare il mestiere in un postribolo, e a poco a poco diventa “cortigiana”, frequenta uomini importanti, si fa vedere nei teatri, costruisce un patrimonio di gioielli, di pietre preziose e di abiti raffinati: si racconta che, quando si accingeva ad incontrare uno spasimante, vestisse abiti con colori che piacevano a lui. La signora incontrava i suoi “clienti” in una sala a lei riservata del Café Anglais, il ristorante sul Boulevard des Italiens, frequentato dai ricchi e loquaci borghesi: disse Stendhal che, pranzando due volte alla settimana al Café e ascoltando le chiacchiere degli altri ospiti, egli sapeva tutto ciò che accadeva a Parigi. Era naturale che lo chef del Café, Adolphe Ducléré, dedicasse a una cliente così importante un “piatto” creato da lui, a base di patate, che esercitavano ancora un ruolo importante nella cucina raffinata grazie ai trattati scritti da Antoine Parmentier nella seconda metà del ‘700. I Napoletani sono mangiatori di patate, e usano il termine “’a patana” come metafora poco elegante dell’organo sessuale femminile. E forse ritengono giusto che il cuoco francese abbia dedicata alla “leonessa dei boulevards” una ricetta a base di patate. Ma non direbbero, i Napoletani, che la Deslions “teneva ‘a patana ‘mmocca”, teneva la patata in bocca, e cioè parlava in modo poco chiaro. La signora si faceva capire, immediatamente e chiaramente. Il sapore fiacco delle fettine di patate – noi Napoletani diremmo il sapore “sciacquo”- prende vigore dalla presenza del burro, che Parmentier giudicava un insostituibile “medicina” per ingredienti deboli nel tono. Lo studioso francese usa proprio il termine “medicina”, ricordando forse che per gli antichi il burro era solo una crema medicinale. Ma di questo parleremo prossimamente.