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Carabinieri scoprono coltivazione di marijuana ad Acerra: sequestrate 180 piante
Nella mattinata odierna, ad Acerra, località Pezzalonga, i Carabinieri della Stazione di Cancello, al termine di un prolungato servizio di osservazione finalizzato al contrasto dei reati in materia di stupefacenti, hanno deferito in stato di libertà un 53enne di Portici (NA).
L’uomo è ritenuto responsabile di produzione, coltivazione e detenzione illecita di sostanza stupefacente.
Nel terreno a lui in uso, i militari hanno scoperto una serra artigianale di circa 150 metri quadrati, al cui interno erano coltivate 180 piante di marijuana, con un’altezza media di circa 4 metri.
Le piante sono state estirpate e sottoposte a sequestro.
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Parroco di Ercolano condannato a 8 anni per abusi su giovane disabile
Ercolano – Una vicenda dolorosa ha scosso la città degli Scavi. Un sacerdote che da anni viveva ed esercitava il suo ministero a Ercolano è stato condannato a oltre otto anni di reclusione per abusi sessuali su un giovane disabile.
Il processo, celebrato davanti alla nona sezione del Tribunale di Napoli, si è concluso con una sentenza pesante: 8 anni e 7 mesi di carcere, interdizione dai pubblici uffici e risarcimento a favore della vittima. L’imputato, Don Roberto Gerolamo Filippini, originario della provincia di Como ma da tempo inserito nel tessuto cittadino, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale continuata all’interno del centro Don Orione, struttura ercolanese dedicata all’assistenza.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, tra il 2014 e il 2019 il religioso avrebbe approfittato della fragilità del giovane di Capua, convincendolo con frasi inquietanti come “Andiamo a fare l’amore poi ti do il regalo” o ancora “vieni che ti calmo io”. Parole che, stando all’accusa, celavano un rapporto di potere e manipolazione durato anni. La conferma definitiva è arrivata con l’incidente probatorio, nel quale la vittima – assistita dall’avvocato Paola Santantonio – ha raccontato con fermezza le violenze subite.
La comunità ercolanese ha accolto con sgomento la notizia della condanna. Un luogo simbolo di accoglienza e sostegno come il centro Don Orione, per anni punto di riferimento per tante famiglie, è diventato teatro di una storia che lascia amarezza e indignazione.
Il sacerdote, difeso dagli avvocati Licia Gianfaldone e Mario Acquaruolo, ha tentato fino all’ultimo di respingere le accuse. Ma i giudici hanno dato pieno credito alla versione della vittima e alle prove raccolte dagli inquirenti, scrivendo la parola fine a un processo che in città era seguito con grande attenzione.
Adesso resta il dolore per una ferita che tocca da vicino Ercolano, città abituata a lottare per risollevarsi e che oggi si trova a fare i conti con un caso che segna profondamente il suo tessuto sociale.
Mariglianella si stringe attorno a Daniele: oggi i funerali e il lutto cittadino
Mariglianella vive oggi una delle giornate più tristi della sua storia recente. Alle 15.30 si terranno i funerali di Daniele Ponzo, il ragazzo di soli 17 anni tragicamente scomparso lo scorso 25 settembre e ritrovato senza vita all’interno di un cantiere in via Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. L’intera comunità si prepara a dire addio a un giovane la cui perdita ha lasciato un vuoto incolmabile.
Familiari, amici, compagni di scuola e tantissimi cittadini hanno deciso di stringersi attorno al dolore della famiglia Ponzo-Iolo, partecipando a un abbraccio collettivo fatto di vicinanza, preghiere e silenzio. La camera ardente, prima allestita presso la Sala del Commiato di Marigliano e successivamente, da ieri, nella Parrocchia di San Giovanni Evangelista, è stata meta di un continuo pellegrinaggio. Fiori, biglietti, lumini e pensieri hanno accompagnato la veglia, trasformando il luogo in uno spazio di memoria e affetto.
Per sottolineare il profondo cordoglio che ha colpito la cittadinanza, il sindaco di Mariglianella, Arcangelo Russo, ha proclamato il lutto cittadino nella giornata odierna. «Nel rispetto del dolore che ha colpito la nostra comunità – ha dichiarato il primo cittadino – ho disposto che oggi, 30 settembre 2025, in concomitanza con le esequie di Daniele, sia osservato il lutto cittadino. Le bandiere degli edifici pubblici saranno esposte a mezz’asta. Invito cittadini, scuole, attività commerciali e associazioni a unirsi, ciascuno a suo modo, a questo segno di rispetto e partecipazione».
Il corteo funebre partirà nel primo pomeriggio per raggiungere la parrocchia dove sarà celebrata la funzione religiosa. Si prevede una partecipazione straordinaria, segno di quanto Daniele fosse conosciuto e amato. La comunità, pur nella sofferenza, vuole stringersi attorno alla famiglia per accompagnare il giovane nell’ultimo viaggio e per riaffermare, con un silenzio carico di emozione, che nessuno viene dimenticato.
Mariglianella oggi si ferma davvero: il dolore diventa memoria condivisa e la solidarietà una carezza collettiva per chi resta.
Centrodestra, stallo totale: Fdi vuole Cirielli, Fi un civico. E il Prefetto…
Ore decisive per il centrodestra, che dopo la vittoria ottenuta nelle Marche si prepara a un nuovo passaggio cruciale sul fronte delle candidature regionali. Oggi i leader della coalizione – Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi – si ritroveranno a Lamezia Terme per sostenere Roberto Occhiuto in Calabria. Un’occasione che potrebbe trasformarsi anche in un vertice informale sulle scelte da compiere in Campania, Puglia e Veneto.
Il rebus campano resta il più complesso. Fratelli d’Italia continua a spingere con decisione sul nome di Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri e figura di primo piano del partito della premier. La sua disponibilità a candidarsi non è mai venuta meno, ma schierare un esponente di governo in una competizione considerata in salita non è una decisione semplice. Forza Italia, invece, insiste su un profilo civico capace di intercettare quell’elettorato moderato che potrebbe non riconoscersi né nella candidatura di Roberto Fico né in un volto troppo marcato politicamente.
Tra le opzioni non di partito, il nome del prefetto Michele di Bari rimane sul tavolo. Negli ultimi giorni se ne era ipotizzato un ridimensionamento, ma più per tattica che per reali valutazioni di merito. Di Bari è sostenuto soprattutto dagli azzurri, che vedono nella sua figura istituzionale un possibile punto di equilibrio. Accanto a lui resistono le ipotesi accademiche: Matteo Lorito, rettore della Federico II, e Gianfranco Nicoletti, numero uno dell’Università Vanvitelli. Entrambi mantengono rapporti trasversali con le diverse anime della coalizione.
Non mancano altre suggestioni, come quella che porta a Giosy Romano, attuale presidente della Zes unica, o il nome a sorpresa di Marilù Faraone Mennella, segnalata da più osservatori dopo la sua presenza sul palco a Telese. La rosa resta quindi ampia e in continuo movimento.
A complicare ulteriormente lo scenario ci sono le altre partite regionali: in Veneto la Lega punta a un proprio candidato nel dopo-Zaia, mentre FdI rivendica spazi in Lombardia in vista del voto del 2028. Un intreccio di equilibri nazionali che inevitabilmente condiziona anche la Campania.
Il pressing dal territorio è forte. «La coalizione arriverà presto a una sintesi», ha assicurato Gianpiero Zinzi, coordinatore regionale della Lega. Ma il vero passo in avanti potrà arrivare soltanto da una decisione diretta di Giorgia Meloni, chiamata a dirimere i contrasti interni e a imprimere la svolta.
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Torre del Greco, passaggio di consegne alla Capitaneria di Porto
Al nuovo Comandante Labella chiediamo quali le importanti sfide che l’attendono: ≪Sono stato designato quale capo del compartimento marittimo e comandante del porto di Torre del Greco, una realtà portuale storica, stessa dal 1908, che ha un connubio nel panorama nazionale associato proprio alla marineria italiana, quindi dalle antiche tradizioni. Cercheremo in tutti i modi di agevolare l’azione amministrativa tenendo sempre ben impressi i principi dell’azione amministrativa, ovvero la trasparenza, l’efficacia e l’efficienza≫.
Quali gli obiettivi nel breve e nel lungo termine? ≪Quelli di aumentare dove è possibile le performance già ottime della Capitaneria di Porto di Torre del Greco, ovviamente seguendo le linee di indirizzo del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto e della Direzione Marittima di Napoli e -laddove dovessero esserci – anche quelle delle Procure competenti per il territorio di giurisdizione della Capitaneria di Porto di Torre del Greco≫.
Comandante, quali sono gli uomini e i mezzi di cui potrà disporre da domani mattina? ≪Nel compartimento marittimo di Torre del Greco, che include anche l’ufficio locale marittimo di Portici, avrò il supporto dei 70 uomini circa che sono presenti in forza presso il compartimento marittimo. Come mezzi abbiamo a disposizione una motovedetta e un gommone dislocato presso l’ufficio locale di Portici, ovviamente più il parco auto. Con queste riusciremo a fare le attività di vigilanza previste dalle normative di settore≫.
Quali sono le prime cose che lei si è impegnato a fare? ≪Sì, non ho mai lavorato nell’area campana, quindi innanzitutto devo in brevissimo tempo capire il contesto esterno dove andiamo a lavorare questo è uno dei primi obiettivi quello di conoscere molto bene la situazione portuale quindi i concessionari, gli utilizzatori e i fruitori del porto, e cercherò di capire quali sono le criticità che un porto come quello di Torre del Greco può avere≫.
La collaborazione della Capitaneria con le altre istituzioni è consolidata, il Comandante della Polizia Municipale di Torre del Greco Gennaro Russo, conferma questa sinergia ≪ Sin dal mio arrivo al comando e di concerto con tutte le altre forze dell’ordine sul territorio, abbiamo da subito instaurato un rapporto di collaborazione reciproca e di mutualità che ci ha portato sul territorio ad operare azioni importanti sotto ogni profilo, come la sicurezza della balneazione con pattugliamenti sulla zona costiera che ci hanno portato a rilevare una serie di illeciti in materia di balneabilità, di ambiente e di ecologia. Noi riteniamo che solo collaborando sul territorio possiamo arrivare a delle azioni non solo di salvaguardia ma anche a difesa dei cittadini che si trovano a vivere in territori come i nostri, che presentano una serie di criticità sia dal punto di vista morfologico che dal punto di vista socio-culturale≫.
Il Comandante uscente Leonello Salvatori durante il suo mandato ha portato avanti diverse iniziative sul fronte ambientale e nella salvaguardia del mare, nonché per la sicurezza della navigazione e nella filiera della pesca con particolare attenzione alla tutela del consumatore; ha intensificato l’attività di controllo ambientale in stretta collaborazione con la Procura della Repubblica e con le altre forze dell’ordine. Al Comandante chiediamo di tracciarci il consuntivo di un anno intenso di attività: ≪ I risultati sono stati sicuramente ragguardevoli. Abbiamo fatto decine di attività di controllo non solo nei comuni rivieraschi ma anche nella provincia di Benevento. Inoltre siamo stati i primi in Campania a fare il bando di concorso per Skipper come ufficiale di porto di seconda classe≫.
Alla cerimonia hanno partecipato, oltre al Contrammiraglio (CP) Gaetano Angora, Direttore Marittimo della Campania, una nutrita rappresentanza di autorità militari, civili e religiose e i Gonfaloni dei Comuni di Torre del Greco, Ercolano, Portici e San Giorgio a Cremano, oltre ai sindaci dei comuni costieri, i Procuratori delle Procure della Repubblica di Torre Annunziata e Benevento, i vertici delle forze di polizia e delle polizie locali e i presidi degli Istituti scolastici dei comuni di competenza. Torre del Greco è sede di una Capitaneria di Porto, con una lunga storia legata al mare, alla pesca, al diporto, alle attività portuali e al turismo marittimo.
San Michele e la diavolessa: a Napoli e a Ottaviano l’immagine di una fantastica storia di magia
Apre l’articolo l’immagine della statua conservata a Ottaviano, nella sagrestia della chiesa di San Michele. Essa fa riferimento al quadro che Leonardo da Pistoia dipinse nel 1542: l’opera, conservata nella chiesa napoletana di Santa Maria del Parto, è strettamente collegata alla storia leggendaria della passione d’amore che si accese tra un vescovo e una nobildonna: una storia scritta, forse, anche con i filtri della magia, e raccontata con visibile partecipazione emotiva da Matilde Serao e da Benedetto Croce. Leonardo da Pistoia ebbe qualche problema con il volto della diavolessa.
La versione “semplice” della storia narra che il vescovo di Ariano Irpino, Diomede Carafa, si innamorò perdutamente di Vittoria Colonna D’Avalos e, risultando vani i suoi tentativi di seduzione, si vendicò ordinando a Leonardo da Pistoia di dipingere il quadro in cui San Michele liberatore trafigge il diabolico drago con volto di donna, il volto di Donna Vittoria. La versione più complessa salva il buon nome del vescovo e fa partire tutta la storia da Donna Vittoria, che per sua sfortuna era stata novizia nel Monastero di Sant’Arcangelo a Baiano, il monastero di Forcella in cui le monache scrissero nere pagine di corruzione, di perversione, di omicidi e di magia.
Dunque, Donna Vittoria “perse la testa” per il vescovo Carafa, che le fonti descrivono come affascinante nei modi e nel parlare, e, avendo subito capito che non sarebbe riuscita a sedurlo solo con le sue qualità, chiese aiuto a una “fattucchiara”, Alamanna, che le fornì un filtro d’amore, forse a base di aloe. Vittoria versò il filtro nelle frittelle che consegnò al vescovo perché le distribuisse ai poveri: il vescovo commise un peccato di gola, mangiò un paio di frittelle e venne immediatamente travolto dall’ empio desiderio di “possedere” carnalmente la Colonna D’Avalos. Il Carafa tentò inutilmente di sottrarsi a questa passione che offendeva la sua castità e il suo onore e metteva a rischio la sua carriera – un giorno sarebbe diventato cardinale e membro del Santo Uffizio.
Lo salvò il prezioso aiuto di un monaco procidano che, autorizzato dalle superiori autorità, studiava negromanzia e magia. Su consiglio del monaco, il vescovo affidò a Leonardo da Pistoia (1502 – 1548) il compito di dipingere il quadro “San Michele e la diavolessa”(immagine in appendice) usando colori impastati con un aroma particolare, capace di spegnere gli effetti del filtro usato da Donna Vittoria. Un’altra versione di questa storia dice che il vescovo invitò la signora a recarsi in chiesa e ad ammirare il dipinto: ella accettò e così scoprì che la diavolessa aveva il suo volto. La scoperta la sconvolse, e, come aveva previsto il monaco procidano, fu proprio questo incontrollabile turbamento ad annullare gli effetti del filtro che aveva stregato il vescovo. Osservò Benedetto Croce che nel quadro della chiesa di Santa Maria del Parto il volto della diavolessa “appare calmo, quasi sorridente, e par che non si accorga nemmeno della lancia che l’angelo le ha infitta sul dorso serpentino, sia che non la prenda molto sul tragico, sia che non voglia, pur nel languire morendo, scomporre la propria attraente vaghezza”.
Sorge il sospetto che il vescovo e il pittore siano stati veramente incantati da quel volto. E il dipinto, invece di turbare gli osservatori con l’immagine del castigo terribile, “rimase nel linguaggio del popolino come paragone di elogio: “Bella come il diavolo di Mergellina”.”. Nella statua di Ottaviano, invece, il volto della diavolessa esprime sconfitta e terrore, in netto contrasto, di colori e di forme, con il volto luminoso e sereno dell’Arcangelo vincitore. Questa statua di piccole dimensioni probabilmente fu donata alla chiesa del Patrono da Giuseppe IV Medici, che era un esperto collezionista di opere del genere, collegate direttamente e indirettamente alla storia della famiglia: e i D’Avalos e i Medici avevano stretto rapporti di parentela già nella seconda metà del ‘600.Ricordo, infine, per non essere rimproverato da qualche critico dal severo cipiglio – a Ottaviano non sono pochi – che la chiesa di Santa Maria del Parto venne costruita da Jacopo Sannazzaro, e ne ospita il monumento funebre, realizzato da frate Giovanni Angelo Montorsoli e da Francesco del Tadda.


