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A Sant’Anastasia lo spettacolo teatrale “Femmine”
Riceviamo dal Comune di sant’Anastasia e pubblichiamo
Con il patrocinio del Comune di Sant’Anastasia e quale contributo alla ricorrenza della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), nell’auditorium del convento di Sant’Antonio andrà in scena domenica 23 novembre la rappresentazione teatrale “Femmine” scritto, diretto e interpretato da Maria Daniela Pace e Francesca Grassi. Uno spettacolo che vuole sensibilizzare il pubblico sulla condizione femminile attraverso un linguaggio che alterna ironia e drammaticità, spronando alla riflessione sulla complessa identità femminile nella società contemporanea. Le autrici ed interpreti, che hanno voluto sottoporre il progetto all’amministrazione comunale, hanno come obiettivi la valorizzazione dell’identità femminile nonché la promozione della cultura della parità e del rispetto. Maria Daniela Pace, laureata in Scienze dell’Educazione, cantautrice creativa e appassionata all’Arte, è inoltre ideatrice di spettacoli e filastrocche per bambini; Francesca Grassi, appassionata di letteratura, poesia ed arte, è laureata in Lingue.
Nel 2017 ha pubblicato il suo primo romanzo “La Mantide” e nel 2021 il suo secondo lavoro “Sul gradino di marmo”, libro presentato a Casa Sanremo Writers l’anno successivo. “Femmine non è un testo teatrale canonico – raccontano Maria Daniela Pace e Francesca Grassi – perché non ha un inizio o una fine. Diremmo che sia un ritratto eseguito con pennellate veloci e con i colori della fantasia e della ragione. Femmine è insieme un dramma teatrale, una commedia e una tragedia, è un viaggio introspettivo nel caleidoscopico mondo delle donne, con la loro forza, la loro fragilità, protagoniste di un mondo che vorrebbe ancora tenerle dietro le quinte e non al centro della scena. Noi lo abbiamo fatto”. “Siamo felici di ospitare questo spettacolo che nasce da un progetto più ampio di due donne impegnate nella cultura e nel sociale – dice l’assessore Veria Giordano (Cultura) – e abbiamo voluto andasse in scena proprio a novembre, mese in cui cade la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Credo che la lotta contro i fenomeni di violenza passi anche per la diffusione della cultura, della conoscenza dei diritti di ciascuno e della diffusione di concetti che supportano la sensibilizzazione e la cultura della prevenzione”. “Siamo orgogliosi di patrocinare ‘Femmine’, uno spettacolo che non solo celebra la forza e la resilienza delle donne, ma ci invita a riflettere su questioni importanti che riguardano la nostra società – dice il sindaco Carmine Esposito – la cultura è uno strumento potente per il cambiamento. Attraverso eventi come questo, possiamo contribuire a creare consapevolezza, aprendo spazi di dialogo e riflessione. Invitiamo tutti a partecipare a questa rappresentazione, affinché il messaggio risuoni forte e chiaro”.
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“Lo sguardo di Siria, la vita di Rosa”: il romanzo di Roberta. F.I. Visone sui valori veri del vivere
Il romanzo di Roberta Fausta Ilaria Visone è stato presentato da Anna Maria Napolitano e da Rosamaria Mughetto a San Giuseppe Vesuviano, nello studio culturale di cui la Mughetto è titolare. Quando ho letto l’opera, mi sono ricordato del quadro di Theo Van Rysselberghe “Donna allo specchio” e la stessa immagine si è delineata davanti al mio sguardo mentre la Napolitano, la Mughetto e l’autrice parlavano della storia di Siria.
Voglio essere sincero. Fino a qualche tempo fa mi consentivo di essere ironico sull’onda di romanzi che. sempre più vasta e rumorosa, sale, si allarga e sommerge i lidi e gli scogli del sistema culturale. Mi dicevo che la colpa è soprattutto dei siti, delle piattaforme, dei social network: confesso che anche io ho scritto un romanzo, ma poi ho preferito riporre, per ora, il testo nel cassetto e chiudere a chiave, e osservare a mente libera un mondo in cui il numero degli scrittori tende a superare quello dei lettori. Ma da qualche tempo ho incominciato a valutare la questione da un altro punto di vista. Mi ha aiutato la rilettura delle pagine in cui Zygmunt Bauman ha sapientemente descritto quei “processi di liquefazione” che hanno demolito le fondamenta dello spirito di comunità, ci hanno tolto tutti i punti di riferimento, tutti “gli scogli” a cui fosse possibile ancorare una chiara e salda visione del mondo e, dunque, ci hanno condannato alla precarietà assoluta.
Chi scrive romanzi – e quasi sempre sono romanzi di formazione, come questo della prof.ssa Visone – cerca di non farsi risucchiare dalla nebbia della banalità, di documentare il proprio desiderio di confrontarsi con la realtà, di dare chiara testimonianza di una verità assoluta: devo misurarmi con la realtà, per capire chi sono, devo capire chi sono per poter capire la realtà. E infatti la prof.ssa Visone ha dichiarato che molto importante per lei è stata la lettura di “Piccole Donne”, il romanzo di Louisa May Alcott e che il personaggio preferito è Jo March, l’eroina che combatte con coraggio la battaglia per essere sempre sé stessa. Come ha scritto Michela Vanon Alliata, il personaggio di Jo affascinò Simone de Beauvoir, che in “Memorie di una ragazza per bene”, dichiarò di essersi “identificata appassionatamente con Joe, l’intellettuale che aborre il cucito e i lavori domestici e sogna di leggere e scrivere”. Nel 2006 Sara, la protagonista del romanzo della Visone, frequenta l’ultima classe del Liceo e la sua vita, a scuola e in famiglia, non è facile: ha un rapporto conflittuale con le compagne di classe e la madre concentra tutta la sua attenzione sul piccolo Sandro, che è autistico.
Ma poi Sara incomincia ad accudire la prozia Rosa, e ha la fortuna di trovare e di iniziare a leggere il diario della zia con le cronache dei giorni terribili della seconda guerra mondiale, di Napoli devastata e bombardata. E così a poco a poco Sara riesce a congiungere la “strada” tracciata da quelle pagine con “la strada” segnata nelle note che lei scrive ogni giorno nel proprio diario, registrando amarezze, conflitti, sentimenti. Magistrale è la pagina in cui Sara spiega alla docente qual è lo stato della classe, quali sono i comportamenti di alcune compagne: pare che la docente non abbia visto e capito nulla, e che dunque abbia bisogno di ascoltare la lezione impartita dalla sua allieva. Non era facile scrivere un romanzo in cui il passato influisce sul presente attraverso le pagine di un diario: che fosse un tema difficile l’avevano già sperimentato Monica Gutierrez e Chiara Guidarini. La prof.ssa Visone tratta con sapienza il complesso argomento, e alla fine Sara può guardarsi allo specchio e dichiararsi certa, come la signora dipinta da Van Rysselberghe (immagine in appendice), del fatto che c’è completa corrispondenza tra lei e l’immagine riflessa: Sara ha conquistato la conoscenza di sé, e la conoscenza del mondo.
Non è facile scrivere un romanzo di formazione: il flusso delle riflessioni e il motivo- guida dell’indagine psicologica possono generare nel lettore stanchezza e noia. Ci dicono le impareggiabili relatrici, Anna Maria Napolitano e Rosamaria Mughetto che la Visone ha dedicato, alla composizione dell’opera, “tutta sé stessa” e un tempo lungo: possiamo dire che ha risolto ogni problema: il ritmo della prosa varia e si adatta ai passaggi dal passato al presente, dalla solitudine di Sara al suo quotidiano confronto con gli altri, dai momenti dello “stare” a quelli del “muoversi”. Lo stile della scrittrice muove la nostra percezione: nel descrivere i momenti della riflessione e della meditazione ella non trascura di disegnare i gesti e i moti del corpo, lo schema dei luoghi e, soprattutto, la presenza degli oggetti, molti dei quali “parlano” al personaggio e al lettore. E dunque non sono più oggetti, ma cose. Passi importanti dell’opera sono “costruiti” come scene di un film: e potremmo anche indovinare gli attori e i registi che suscitano l’ammirazione della scrittrice. Complimenti, prof.ssa Visone. Al prossimo romanzo.
Ripensare gli spostamenti: comunità e istituzioni davanti alle sfide della mobilità
Un incontro nato da un’esigenza concreta del territorio: accendere i riflettori su come si vive — e si potrebbe vivere — lo spazio urbano. L’Associazione Iris APS, insieme ad ASD The Movers – Pomigliano Pedala, ha organizzato un appuntamento dedicato all’ ambiente urbano e mobilità sostenibile, ospitato nel Centro Parrocchiale di Castello di Cisterna e moderato da Anna Riva.
L’incontro ha visto la partecipazione di Titti Amida Giovenco, attivista di Pomigliano Pedala; Nicola Manna, autore del libro “In Prima Linea”; i consiglieri comunali Andrea Di Sena e Davide Nocerino e il consigliere della Città Metropolitana Domenico Esposito Alaia.
La bici come possibilità di autonomia
A rompere il ghiaccio è stata Titti Amida Giovenco, che da anni si impegna nel promuovere una cultura della mobilità sostenibile, attraverso l’associazione Pomigliano Pedala. La sua riflessione parte dai questionari somministrati ai bambini, dai quali emergono chiaramente le difficoltà reali che impediscono loro di muoversi in sicurezza: trade dissestate, traffico intenso e totale assenza di piste ciclabili sicure rendono impossibile ciò che dovrebbe essere naturale.«La bici — ricorda Giovenco — non è solo sport: è libertà, indipendenza, salute. L’invito è partecipare a un grande sogno: trasformare le nostre città in luoghi percorribili con le due ruote, rendendo più sicuro e comodo l’uso della bici e sensibilizzando le persone».
Di Sena: «La mobilità sostenibile riguarda anche gli edifici: serve efficientamento energetico»
Il consigliere comunale Andrea Di Sena ha ampliato il tema ricordando che la mobilità sostenibile riguarda anche altri aspetti del vivere urbano:
trasporto pubblico (metropolitane, autobus, Circumvesuviana)
consumo energetico delle abitazioni, tra i principali fattori di inquinamento
gli strumenti urbanistici come i PUC orientati all’efficientamento energetico
Alaia: “Dalla Città Metropolitana investimenti, ma serve continuità politica”
Il consigliere metropolitano Domenico Alaia ha ricordato gli interventi avviati negli ultimi anni, come il finanziamento di 700 mila euro per la scuola Rodari di Castello di Cisterna, divenuta sede del liceo Matilde Serao e i lavori di qualificazione sulla variante 7 bis, in quanto parte della Città Metropolitana.
Ma ha ammesso anche le difficoltà: «La politica locale spesso non accompagna i processi di trasformazione e ciò produce degrado”.
Nicola Manna: «La comunità va coinvolta, altrimenti le opere non funzionano»
Lo scrittore Nicola Manna ha collegato il tema alla sua esperienza raccontata nel libro In Prima Linea.
Ha evidenziato come, a Pomigliano, la realizzazione delle piste ciclabili sia stata percepita come un’invasione perché mancava il coinvolgimento di cittadini, attività commerciali e scuole. Il risultato, ha spiegato, sono spazi non utilizzati e vissuti come sottratti alla comunità.
«Andare in bici è un viaggio sensoriale — ha detto — ma se un territorio non viene ascoltato, le opere restano scheletri nel paesaggio urbano».
Nocerino: «Servizi e infrastrutture fanno la differenza»
Il consigliere Davide Nocerino ha portato l’esempio del sud pontino, dove le piste ciclabili funzionano perché ai percorsi sono stati affiancati servizi concreti, come:
colonnine di ricarica presso lidi
aree attrezzate
punti di supporto nei supermercati
Un modello che mostra come le infrastrutture, da sole, non bastino.
Tra ambizioni e paradossi del territorio
Guardando al contesto più ampio, emerge un contrasto che caratterizza spesso la nostra area: mentre Napoli continua a inaugurare nuove opere moderne — come la recente Linea 7 che collega Soccavo al polo universitario di Monte Sant’Angelo — altre infrastrutture fondamentali, come la Circumvesuviana, restano segnate da ritardi, disservizi e difficoltà quotidiane per migliaia di pendolari.
Una dicotomia che racconta bene il nostro territorio: si investe in progetti architettonicamente prestigiosi, capaci di attirare attenzione e valorizzare l’immagine della città, ma troppo spesso la funzionalità delle reti esistenti rimane in secondo piano. È un paradosso che invita a riflettere su quali dovrebbero essere le priorità reali quando si parla di mobilità, efficienza e qualità della vita.


