A Ottaviano un “incontro” di grande intensità con la scrittrice Angela Procaccini

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Ringrazio la prof.ssa Fiorella Saviano, consigliera comunale con delega alla Cultura, che ci ha consentito di incontrare, nella Biblioteca Comunale “F. D’Ascoli”, Angela Procaccini, autrice della raccolta di racconti “Stralci di vita”. Ogni racconto è “un dipinto compiuto e, come in un acquerello, le tinte più tenui, quelle dei colori più diluiti, si armonizzano con quelle più forti, più dense di colore. Ciascuna tessera non narra solo un evento o più eventi concatenati: l’evento è accompagnato da riflessioni che l’Autrice attribuisce sì alle sue protagoniste, ma che, prendendo le mosse da spunti autobiografici o da fatti da lei direttamente o indirettamente vissuti, o soltanto osservati, diventano di fatto riflessioni sue personali.” (Loris Colombo).

 

E non a caso il libro si apre con un “pensiero” di Isabel Allende.” La vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi…”. Sostengono studiosi di grande nome che per cogliere il senso di un’opera letteraria non è necessario conoscere le vicende della vita dell’autore, ma ho sempre creduto che ci siano delle eccezioni. La trama di quell’arazzo che è stata ed è la vita di Angela Procaccini parte da un “nodo” terribile: lei è la madre di Simonetta Lamberti che venne uccisa il 29 maggio 1982 – Simonetta aveva 11 anni – in un agguato di camorra che aveva come bersaglio suo padre Alfonso, procuratore della Repubblica a Sala Consilina.

Quella tragedia e le sue drammatiche conseguenze avrebbero potuto “chiudere” la signora nel silenzio dell’odio: e invece la aprirono al confronto sempre più ampio con la realtà e all’attenzione, sempre più complessa, per la vita sociale, per i problemi delle donne, dei ragazzi, di tutti coloro che vengono respinti ai margini del sistema. “ A quei ragazzi che mi chiedono – ha detto la scrittrice – come ho potuto superare la morte di una figlia, rispondo che hanno ragione. È vero, non si può superare la privazione di un figlio. Anche la lingua italiana respinge questo “oltraggio” alla natura: non esiste infatti un vocabolo che indichi un genitore privato del proprio figlio. Ma poi continuo, e supero il momento di dubbio, dicendo loro che io ci sono riuscita perché mi sono affidata a due grandi motivazioni: l’Amore per il prossimo, per i bambini e i ragazzi che hanno riempito la mia vita di lavoro, in particolare per quelli più difficili e provati, e la Memoria, che mantiene viva Simonetta Lamberti nelle coscienze di tanti ragazzi, che poi diventeranno adulti responsabili» (“Il Mattino”, 6 giugno 2022).

E nella presentazione di “Stralci di vita” la Procaccini ha scritto: “Sono una creatura umana che vive pienamente la sua vita, col sudore e il tormento. Ma anche con l’Amore e la Bellezza. In questi miei personaggi c’è tanto di me, con il dolore e con la speranza. Per questo sono vivi e palpitanti, e gridano il loro diritto a esprimersi. Perché “le parole dicono il mondo e le parole dicono l’uomo, quel che l’uomo vede e sente, quel che esiste, quel che è esistito, la volontà, l’involontario, il timore e il desiderio di quel che non esiste, di quel che sta per esistere. Le parole distruggono, le parole predicono… partecipano tutte all’elaborazione della verità” (Paul Éluard)”. Il momento più intenso di questa coinvolgente “serata” è stato quello in cui la scrittrice ci ha raccontato e descritto il momento in cui, in un’aula di tribunale, ella concesse il perdono all’assassino di sua figlia che, in ginocchio, implorava perdono. Momenti significativi, che danno senso a tutta la “catena” dei momenti precedenti e successivi: dunque, “stralci di vita”. Splendido è il rapporto tra Walter e il mare di Posillipo nello stralcio “Walter e il battello ebbro”.

Il protagonista si specchia in quel mare e ne condivide i ritmi: quando egli inizia uno dei tanti amori che hanno accompagnato la sua vita, quel mare è “calmo e rilassante, con onde lievi”, e diventa tempestoso, quando l’amore diventa esplosiva passione, desiderio quasi violento di “possedere” la donna. Poi il mare “si calma”. Per dodici anni, grazie alle virtù di Ilaria, il “mare” di Walter si muove solo con onde serene e luminose. Al dodicesimo anno compare Melissa, e il protagonista “sente” che il mare ha perso colore e che le onde sono basse, lente e confuse. Una mattina, quando Ilaria entra nella stanza, come ogni giorno, portando il vassoio con due tazze di caffè, Walter trova il coraggio di dirle che tutto è finito. Ilaria non grida, non protesta, volge lo sguardo agli uccelli che vanno via, e, infine, reagisce. Un raptus. Le tazzine volano addosso a Walter, che sta ancora a letto, macchiano lenzuola e cuscino, e le macchie prendono la forma di fiori, piccoli fiori di rabbia e di amarezza, ma anche di riscatto.

Questa conclusione è geniale: nel lancio – un gesto “muto e, nello stesso tempo, loquace- Ilaria esprime in maniera perfetta il suo commento alla decisione di Walter e gli fa capire chiaramente che anche lei è capace di voltare pagina ed è pronta a vivere un altro “stralcio di vita”. Il poeta Alfonso Severino ha letto suoi morbidi versi ispirati dalla storia e dall’arte di Angela Procaccini e Domenico di Sarno ha analizzato struttura e tecnica della raccolta di racconti. Il nostro augurio è che anche i prossimi appuntamenti di “Biblioteca Viva” siano vivi e significativi come questo.

Via al nuovo anno accademico dell’UNITRE di Pomigliano d’Arco

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Questa settimana, in particolare lunedì 29 settembre alle ore 17.30, presso la Sala Convegni dell’Ex Distilleria di Pomigliano d’Arco, si è tenuta la cerimonia di apertura dell’anno accademico 2025/2026 dell’UNITRE.

L’evento è stato inaugurato con la benedizione di Padre Sabatino, che ha sostituito Don Filippo della chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Sono intervenuti l’assessore all’Avvocatura, Patrimonio, Fondazioni, Associazioni e Pari Opportunità Elvira Romano; l’assessore al Bilancio, Finanza, Partecipate e PNRR Mattia De Cicco; e l’assessore al Lavoro, Commercio, Macchina Comunale e Personale Marianna Manna. A seguire, i saluti del Presidente Nazionale dell’UNITRE Caserta sono stati affidati alla Consigliera Aida Pavesio.

Successivamente ha preso la parola Nicola Manna, presidente dell’università, che ha illustrato il nuovo anno accademico, definendolo ricco di novità e di percorsi formativi pensati per chi desidera coltivare la curiosità e, soprattutto, la voglia di stare insieme.

Il programma prevede:

  • corsi e lezioni di storia, letteratura e filosofia;

  • laboratori pratici di scrittura creativa, lettura condivisa, pittura e musica, dizione e recitazione;

  • incontri con autori di fama nazionale e internazionale, presentazioni di libri e conferenze;

  • visite culturali e guidate nei principali siti storici e artistici della regione;

  • corsi di lingua inglese, alfabetizzazione informatica e uso delle applicazioni digitali;

  • progetti intergenerazionali con scuole primarie e secondarie, finalizzati alla trasmissione delle tradizioni, della memoria e del sapere;

  • approfondimenti di medicina preventiva e psicologia.

L’Università della Terza Età nasce come luogo di incontro e di crescita personale: non è solo un insieme di corsi, ma anche un’occasione per socializzare e vivere con entusiasmo. A questo proposito, il presidente ha parlato di una “solidarietà intergenerazionale da trasferire ai posteri”.

L’evento ha riscosso grande successo e una partecipazione numerosa: presenti sia studenti degli anni passati sia nuove persone interessate a iscriversi, entusiaste di intraprendere questo nuovo percorso.

Drumbert Dj presenta il suo ultimo singolo “Casamale”

Umberto Cerciello, in arte Drumbert Dj, ha presentato il suo ultimo singolo “Casamale” e ci ha raccontato di più sul suo percorso

Artista emergente del nostro territorio, Umberto Cerciello è un ragazzo di Somma Vesuviana che ha fatto della sua passione il suo lavoro.

Inizia da piccolissimo ad appassionarsi alla musica, in particolare alle percussioni, per poi iniziare a farsi spazio in questo mondo con la batteria e poi come dj.

In occasione dell’uscita del suo ultimo singolo “Casamale”, gli abbiamo posto alcune domanda per conoscere meglio lui e la sua musica.

Raccontaci di questo ultimo singolo “Casamale”, come nasce e perché proprio il nostro borgo?

“Io sono originario di Somma Vesuviana. Inizialmente ho cominciato a produrre brani basati sull’afro house ma, dato che da piccolo ho sempre suonato vari strumenti a percussione come per esempio la batteria, ho suonato anche la tammorra, lo strumento classico del paese. Per unire entrambe le cose, per portare in giro la mia musica ho pensato di portare anche un po’ di Somma e raccontare le mie radici attraverso la musica.”

Da quanto fai musica e come mai questo genere musicale così particolare, ovvero l’afro house con richiami folcloristici?

“Come dicevo prima, io ho iniziato con la batteria a 3 anni. Poi a 12 anni ho iniziato con il percorso da dj e la musica afro house mi ha sempre attirato. Prima si chiamava musica tribale perché ci sono delle percussioni all’interno. Dato che ora faccio anche produzioni ho pensato di inserire le percussioni nei miei brani e il genere che si avvicinava di più al mio era proprio l’afro house che ha, appunto,  questi suoni tribali.”

Chi sono i tuoi idoli nel mondo musicale e a chi ti ispiri?

“Io mi ispiro molto a Black Coffee, che è un artista internazionale, ma anche a Pablo Fierro ma ci sono molti nomi della musica house che si avvicinano molto alla mia idea di fare musica.”

Tramite la tua musica cosa vorresti trasmettere a chi ti ascolta?

“Sono una persona un po’ chiusa, timida e cerco di trasmettere ciò che ho dentro, tutte le mie emozioni attraverso le percussioni, attraverso la musica. Quando produco mi lascio ispirare sempre da qualche luogo, per esempio il Casamale. Nel mio ultimo singolo ho immaginato una foresta, una giungla in cui i ritmi afro si fondevano con il suono delle tammorre e tutti gli strumenti a percussione. In questo brano ho inserito anche rumori e suoni provenienti dai residui di immondizia: cianfrusaglie, bidoni, dei fusti dell’olio. La scelta di inserirli è stata determinata dal fatto che noi facciamo parte della Terra dei Fuochi. Ho cercato di far emergere un messaggio, di far comprendere che Napoli non è solo la parte brutta, che nelle nostre tradizioni c’è tanta buona musica e che ci sono artisti emergenti che, come me, cercano di raccontare un qualcosa attraverso la musica.”

In un certo senso può essere anche una musica da denuncia?

“Si, il mio intento è proprio quello di sfatare questa immagine errata che si ha di Napoli.”

Parlaci dei tuoi progetti futuri, c’è già qualcosa in cantiere?

“Si ci sono altri tre brani in uscita oltre ai tre che sono già usciti, ovvero ‘Dale un sabor’, un brano afro latino, cantato da Dairo Todd, un ragazzo cubano e anche lì ho cercato di unire Napoli con le sonorità cubane e latine. Poi ci sono gli altri due singoli, ‘Monastery’ e ‘Casamale’. Successivamente ci saranno gli altri tre brani e anche questi sono ispirati al mare o al tramonto perché mi emoziona molto guardare la natura, luoghi come foreste e boschi. Sono molto attratto da questi luoghi e anche quando mi dedico alla produzione cerco di farlo guardando il mare o comunque un bel paesaggio.”

Tu sei del Casamale? Nasce da qui il titolo del singolo?

“No io sono di Rione Trieste, di Via Colle. Lí c’era Zia Chicchina, una delle donne della tammorra. Da bambino, quando facevano il Fuoco di Sant’Antonio, festa folcloristica molto sentita in città, sentivo la musica popolare. Poi sono cresciuto e ho deciso di portarla in chiave moderna nel mio lavoro e nelle mie produzioni, anche per non far perdere quel ricordo della musica folcloristica”.

Vuoi concludere con un ultimo aneddoto?

“Io ho un mio progetto che si chiama ‘Drumbert Live Orchestra’, un sogno che avevo fin da piccolo. Infatti, il disco per intero si chiamerà “My Dream” e ci saranno tutti i brani che man mano stanno uscendo. ‘Drumbert Live Orchestra’ è un’orchestra di 18 elementi tra musicisti e cantanti, dove suono sia come Dj che come batterista. Ho creato un set mio e nei live, sia per eventi privati che in piazze e discoteche, porto il mio progetto. L’ultima serata l’ho fatta in Calabria in una discoteca e ha avuto tanto successo. Questa è stata una delle prime serate dal vivo perché il progetto Drumbert Live Orchestra’ è nato 7-8 mesi fa, una cosa abbastanza nuova.”

Regionali, Forza Italia punta tutto su Giosy Romano: “Per noi si può chiudere”. E per Fratelli d’Italia?

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Forza Italia scioglie le riserve e apre alla candidatura di Giosy Romano come rappresentante del centrodestra alle prossime Regionali in Campania, fissate per il 23 e 24 novembre. L’annuncio arriva direttamente dal coordinatore regionale azzurro, Fulvio Martusciello, che ha invitato a non perdere altro tempo: “Se Fratelli d’Italia ha superato le difficoltà interne, per me si può chiudere ora”, ha affermato, ribadendo come non esistano “preclusioni” nei confronti di Romano. La linea del partito mira a puntare su un candidato solido e riconoscibile, in grado di tenere insieme il consenso organizzato con quello spontaneo e di intercettare la fiducia di amministratori e primi cittadini. Romano, oggi alla guida della Zes unica del Mezzogiorno e considerato vicino alla premier Giorgia Meloni, viene visto da Forza Italia come il profilo capace di interpretare questa strategia. La sua traiettoria politica è particolare: cinque anni fa Romano fu sostenitore del governatore Vincenzo De Luca attraverso la lista “Fare Democratico”, che totalizzò oltre centomila voti. Oggi il suo schieramento con il centrodestra rappresenta un colpo a sorpresa, una mossa pensata per sottrarre consensi a chi in passato lo aveva accolto nelle proprie file. Per il centrodestra la sfida è lanciare un candidato tecnico e moderato, con esperienza amministrativa e capacità di dialogo con i territori, ma anche con le realtà imprenditoriali. La convinzione è che possa incarnare l’avversario ideale per De Luca, in un momento in cui l’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle non riesce a spegnere il malumore diffuso. In un quadro politico tutt’altro che semplice, Forza Italia sceglie quindi di giocarsi la carta Romano, ritenendola l’unica mossa in grado di rimettere in discussione una competizione che sembrava già scritta. Una scommessa fondata sulla sua capacità di “sparigliare dall’altra parte” e di incrinare gli equilibri consolidati.

Fattore Fico sulla lista del Movimento 5Stelle: fedelissimi in pole per equilibrare coalizione

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La costruzione della lista M5S per le elezioni regionali in Campania entra nella fase in cui le pressioni sono più forti: non è affatto scontato che ci sia una lista civica del Presidente, come spesso accade, dunque si profila sempre più una lista M5S a piena impronta fichiana. Chiaro segnale che chi sostiene Roberto Fico vuole che il Movimento funzioni non da appendice ma da volano diretto del suo progetto politico.

Tra i nomi che circolano con maggior insistenza c’è quello di Elena Vignati, ex coordinatrice provinciale M5S e già consigliera comunale di Casoria. Un nome voluto proprio dall’area che fa capo a Fico, con l’idea di dare voce a una dirigenza che venga dal territorio, con esperienza e riconoscibilità locale. Vignati è percepita come un trait d’union tra la base e l’apparato organizzativo, capace di mobilitare nelle aree metropolitane, soprattutto nella fascia napoletana, dove il consenso può fare la differenza.

Altri nomi “blindati” sono gli storici del Movimento: Gennaro Saiello (consigliere regionale uscente), Claudio Cecere e Salvatore Flocco. Si parla anche di figure storiche legate al Movimento a Napoli e dintorni, con esperienze sia amministrative che elettorali, elementi che rientrano nei nuovi criteri interni che privilegiano chi ha già raccolto consenso e che soddisfa il codice etico in vigore. Rosa Volpe, giudice di pace, è un altro nome dato in forte ascesa.

Le regole interne del M5S sottolineano che non tutti possono candidarsi: serve l’iscrizione, certo, ma soprattutto una esperienza elettorale con un certo livello di consenso, come il numero di preferenze comunali non inferiore alla media di chi è stato candidato nella stessa lista. Chi ha già mandato istituzionale importante o esperienza è favorito. Norme che favoriscono un approccio meritrocratico alla formazione della lista.

Insomma, la lista M5S per la Regione sembra ogni giorno un po’ più definita come progetto “di Fico”, non tanto come parte di un’aggregazione civica ma come espressione diretta del suo “campo largo” interno, con nomi che riflettano fedeltà, territorialità, e capacità di mobilitazione.

Stellantis, resa dei conti a Torino: il futuro di Pomigliano appeso a un filo

L’attesa è finita: il prossimo 20 ottobre l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, incontrerà per la prima volta le organizzazioni sindacali a Torino. Un confronto richiesto da mesi e che arriva in un momento decisivo, soprattutto per il destino dello stabilimento di Pomigliano d’Arco, cuore produttivo del gruppo in Campania.

La fabbrica campana, dove nasce la Fiat Panda, pur essendo leader di vendite in Italia, da oltre un anno vive una situazione difficile: turni sospesi, cassa integrazione e un utilizzo ridotto della forza lavoro che coinvolge migliaia di famiglie. I sindacati hanno fissato con chiarezza i temi: garantire nuovi modelli ibridi a tutti gli stabilimenti italiani ed evitare che Pomigliano resti bloccata fino al 2028, anno in cui dovrebbe arrivare la nuova piattaforma “small”. Troppo lontano, avvertono le sigle, per un sito già messo a dura prova.

La Fim-Cisl, con il segretario Ferdinando Uliano, chiede un “vero piano industriale per l’Italia”, mentre la Uilm di Rocco Palombella e Gianluca Ficco insiste sulla necessità di tempi certi per la produzione. La Fiom, attraverso Samuele Lodi, sollecita risposte vincolanti, sottolineando che la sopravvivenza dell’automotive in Italia è una questione di interesse nazionale.

A complicare il quadro c’è anche la crisi della Trasnova, azienda di logistica interna a Pomigliano, che con la scadenza della commessa a dicembre ha annunciato licenziamenti per tutti i 288 addetti. Al tavolo convocato al Mimit, Stellantis non si è presentata, lasciando lavoratori e sindacati soli a chiedere almeno ammortizzatori sociali straordinari e la possibilità di un riassorbimento diretto da parte del gruppo.

La vertenza Trasnova è diventata il simbolo delle incertezze sul futuro dello stabilimento: senza logistica non c’è produzione, e senza un piano chiaro i lavoratori restano ostaggi di proroghe e cassa integrazione. La domanda che si ripete è netta: Stellantis investirà davvero in Italia o considera gli impianti nazionali un peso da gestire al minimo?

Boscoreale, 19enne aggredito e rapinato in auto: grave ma salvo dopo l’operazione

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Un violento episodio di cronaca si è verificato nella notte a Boscoreale, in via Passanti Flocco. Un ragazzo di 19 anni, originario di Torre Annunziata e già noto alle forze dell’ordine, è stato vittima di un’aggressione culminata in una rapina. Secondo quanto ricostruito dalle prime testimonianze, il giovane si trovava all’interno della propria auto quando è stato avvicinato da un individuo non ancora identificato. Senza preavviso, l’aggressore lo avrebbe colpito con un oggetto contundente al fianco sinistro, per poi impossessarsi di alcuni effetti personali prima di darsi alla fuga. Le condizioni del ragazzo sono apparse subito gravi. Soccorso dal personale del 118, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, dove i medici hanno accertato il collasso di un polmone. È stato sottoposto immediatamente a un intervento chirurgico e successivamente trasferito all’Ospedale del Mare di Napoli, dove resta ricoverato in prognosi riservata. Nonostante la gravità delle lesioni, non sarebbe in pericolo di vita. Sul caso indagano i carabinieri della stazione di Boscoreale e del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, che stanno cercando di ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione e di individuare il responsabile. Al momento non si escludono piste legate a regolamenti di conti o contrasti personali. La vicenda ha destato forte preoccupazione nella comunità locale, scossa dall’ennesimo episodio di violenza che coinvolge giovanissimi.

Sant’ Anastasia, si rinnova il ricordo della strage nazista

Archivio foto Ciro Colombrino
Il 1° ottobre del 1943, durante la ritirata strategica dei tedeschi, una cannonata, sparata da un mezzo blindato dell’esercito nazista in località Ponte di Ferro, colpì il sagrato della Parrocchia Santa Maria La Nova, ammazzando otto persone innocenti. I nomi di quelle vittime furono scolpiti successivamente su una lapide marmorea, che fu collocata sulla facciata della stessa chiesa, ad iniziativa della Sezione Comunista. Eccoli i nomi: Castaldo Annunziata, Capuano Immacolata, Carbone Pasquale, Granata Raffaela, Panico Sofia, Polise Rosa, Riglia Maria e Sebeto Maria. Giacomo De Luca, invece, giovanissimo, trovò la morte nei pressi del ponte della Circumvesuviana, pronto ad offrire il suo contributo. Una triste pagina della storia di Sant’ Anastasia. In queste ore sul social Facebook circola una breve cronistoria di quel nefasto evento: nella mattinata del 1° ottobre del 1943, un battaglione della divisione corazzata Fallschirm-Panzer-Division 1 Hermann Göring era di ritirata a Sant’Anastasia, inseguita dai mezzi corazzati degli Alleati Americani, questi ultimi erano fermi davanti al Santuario di Madonna dell’Arco. I militari americani chiesero ad alcuni presenti di poterli indicare dove erano fermi i tedeschi. Tra i giovani presenti un ragazzotto si offrì di accompagnarli. I militari lo invitarono a salire sull’autoblinda che era di testa alla colonna. Il ragazzo era Giacomo De Luca, classe 1905. Arrivati sotto al ponte della Circumvesuviana, i tedeschi lo fecero saltare, e l’esplosione tolse la vita a Giacomo che era seduto sulla macchina militare. Il suo corpo fu portato davanti al Santuario su un carretto. Il 24 febbraio del 1947, fu riconosciuto Partigiano Combattente Caduto [cfr. Sant’ Anastasia Oggi, archivio foto di Ciro Colombrino].
Giacomo De Luca
    (archivio foto Ciro Colombrino)
Il 1° ottobre – afferma Maria Elena Capuano, presidente ANPI locale – rappresenta il giorno della nostra memoria cittadina, identifica la storia della nostra comunità, ma non solo. Questa data diventa paradigma dell’orrore, della brutalità, della banalità, della assurdità di tutte le guerre. Il nostro 1° ottobre 1943 non può essere una sterile celebrazione: deve, prima di tutto, incarnare esempio di resistenza per poi trasformarsi in una autorevole memoria. Non bisogna dimenticare – continua Capuano – ciò che abbiamo subito, e non bisogna accettare nessuna logica di sopruso, di oppressione, di occupazione, di sterminio. La Madre di tutte le Guerre deve diventare un momento per innalzare un inno imperituro alla Libertà, alla Democrazia, alla Pace. Oggi più che mai.
Sant’ Anastasia autoblinda (archivio foto Ciro Colombrino)

Boutique del falso da 1 milione di euro a Pomigliano: la gestivano marito e moglie

Nei giorni scorsi, i Finanzieri del Comando Provinciale di Napoli, nell’ambito dell’intensificazione dell’attività a contrasto della contraffazione e dell’abusivismo commerciale nella zona nolana, hanno scoperto a Pomigliano d’Arco una “boutique del falso”, giungendo a sequestrare oltre 23 mila prodotti falsi di vario genere.   L’operazione, condotta dai finanzieri della Compagnia di Casalnuovo di Napoli, scaturisce dal controllo su strada di due coniugi italiani – incensurati – trovati in possesso di alcuni articoli contraffatti, occultati nella propria autovettura. Dai successivi riscontri, condotti anche tramite la rete, è emerso come gli stessi, non molto distante dal luogo del controllo, gestissero un vero e proprio emporio abusivo, con tanto di scaffali e campioni espositivi, non aperto al pubblico, che fungeva da deposito per l’offerta dei prodotti sui social network.   All’esito del blitz, nei locali sono stati rinvenuti e sequestrati oltre 23 mila articoli, tra cui orologi, profumi e capi di abbigliamento che riproducevano indebitamente i marchi di note griffe, nonché materiali per il loro confezionamento e spedizione a domicilio.   I prodotti sequestrati, ove immessi sul mercato, avrebbe fruttato un giro d’affari di circa 1 milione di euro.   I responsabili sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per i reati di contraffazione e ricettazione.

Maxi operazione con 150 uomini a Caivano dopo il caso Patriciello

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Durante le prime ore di questa mattina a Caivano si è svolta una maxi operazione interforze che ha coinvolto 150 uomini

Ad intervenire sono state la Squadra Mobile della Questura di Napoli, il commissariato di Afragola, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia metropolitana ed è intervenuta a supporto anche la squadra dei Vigili del fuoco.

Questa maxi operazione ad “alto impatto” ha coinvolto fino a 150 persone, effettuata a Caivano a seguito degli eventi accaduti nell’ultimo fine settimana.

Infatti, a seguito di queste due “stese”, con colpi d’arma da fuoco ad altezza uomo esplosi in mezzo alla strada e l’episodio di terrore in chiesa dove, durante la messa nella chiesa di San Paolo Apostolo al Parco Verde, è stato consegnato un proiettile in una bustina a don Patriciello, è stata rafforzata la sicurezza nella zona.

Questo gesto intimidatorio ha destato preoccupazione e scandalo sui social e in tutta la provincia. A seguito dell’evento, è stata rafforzata la scorta di Maurizio Patriciello e sono in aumento i controlli nella zona circostante la parrocchia.

Alcune fonti investigative hanno spiegato che l’operazione di oggi ha avuto l’obiettivo di ristabilire ordine e legalità in un luogo dove regna la criminalità e di imprimere il messaggio che lo Stato c’è.

Sono state effettuate perquisizioni, controlli a tappeto e posti di blocco nelle zone sensibili di Caivano, con attenzione particolare per la zona del Parco Verde, considerato il centro della criminalità.

Durante l’attività di controllo sono state identificate decine di persone e sono state eseguite numerose perquisizioni e sequestri di quantitativi di tabacchi lavorati esteri privi del marchio dei Monopoli di Stato.

Sono in corso le indagini per individuare i colpevoli dell’operazione svolta contro Patriciello, che da anni è volto di una campagna contro la criminalità e lancia costantemente messaggi a favore della libertà e della verità.