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Somma Vesuviana, le vicende storiche e genealogiche della nobile famiglia Scozia

La famiglia Scozia, di antica e nobile origine, si stabilì a Napoli e successivamente nella Terra di Somma.  Il prestigio e la fama di cui godette la famiglia sono legati a numerose vicende storiche, in quanto alleandosi con altre casate blasonate, attraverso matrimoni, consolidò potere e prestigio. 

 

 

Il primo storico di Somma, l’abate Domenico Maione, nel suo libro del 1703 dal titolo Breve Descrizione della Regia Città di Somma, a pagina 37, così scrive: De Scozij, quali benché siano Napoletani,[…], e ne gli prova parenti de’ Stramboni per via di Giulia Strambone, che si maritò con Gio:Geronimo Scozio,[…], ove si vede che aveano robbe in Somma ottenendo privilegio di poter condurre in Napoli senza pagar gabella per ogni qualità di vino dalle sue masserie, che possedeano in Somma […]. In effetti, la notizia di Domenico Maione concorda anche con quella riportata nella pubblicazione del 1734 dal titolo Nota di fatto, e ragioni a pro dell’appaltatore delle gabelle e rendite universali della città di Lucera [F. Izzo], e suoi creditori co’mag. D. A. Pagano, etc. [Signed: G. M. di Lecce.], dove si legge che il 24 marzo del 1550 tra Scipione Scozio e i Gabelloti delle Sbarre della Città di Napoli, fu dichiarato esente il detto Scipione del deritto della gabella del vino, e greco, che provveniva ex suis massariis tantum. Sorgeva, però, all’epoca, una perplessità in quanto si ebbe dubbio nel fatto, se quel vino provenisse dalle sue masserie, ovvero da altrui poderi: nel qual caso non si ebbe per esente. Insomma, alla fine, sopra questo dubbio fu dato termine, con ordinarsi l’annotazione del vino.

L. Marchese, Pianta di Somma, Museo di Capua , 1800 – 01

Il poeta e religioso dell’Ordine dei Minimi, Gherardo degli Angioli (1705 – 1783), nelle sue Varie Orazioni, pubblicate nel 1781 dalla Stamperia Abbaziana, così scriveva, nel volume 3 a pagina 283, riguardo alla famiglia Scozia: Fiorì nella Scozia molti secoli addietro un’antica Famiglia, la quale già nella Francia trapassando, e poi nella Lombardia, si mantenne per continuate ricchezze, e per lungo ordine d’immagini illustri de’ Maggiori, in ogni tempo nobilissima.

Scozia marchesi di Calliano, signori e poi conti di      Murisengo, conti di Benevello, signori Monteu (da     Po), Piazzo, Lavriano, Villanova (Monf.), Verduno e Valmacca

In effetti, il celebre araldista e genealogista Giovan Battista di Crollalanza (1819 – 1892), che compilò il Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane (3 voll., Pisa 1886-1890), un’opera fondamentale per la storia della nobiltà italiana, conferma che gli Scozia si trapiantarono in Italia nel XI secolo a Montiglio, che un tempo apparteneva a quella Lombardia estesa, che inglobava tutto il nord Italia. Nobilitata nel 1465 nella persona di Giorgio, chiavaro marchionale a Casale, ove si trasferì, la famiglia partecipò con alcuni membri all’amministrazione comunale; gli Scozia possedevano in città un sontuoso palazzo in Sant’Ilario. Altri rami si stabilirono a Pinerolo e Nizza. Ebbero vari feudi in Monferrato: quello di Calliano pervenne loro a metà Seicento. A riguardo, dopo il passaggio del Monferrato ai Gonzaga, il territorio astigiano di Calliano – come afferma lo storico locale Armano L. Gozzano – fu elevato a marchesato e affidato nel 1604 a Galeazzo Canossa, gli successero i fratelli Tommaso, Orazio, Luigi e Isabella. Quest’ultima, rimasta vedova e senza figli dalle prime nozze con il conte Lelio Filiberto Scarampi di Camino, sposò Bernardino III Scozia (1622 – 1650), da cui nacque Francesco Maria I Scozia (1643 – 1688) che prese possesso di Calliano. Successivamente, dopo lunghe vertenze, Calliano fu concessa a Carlo Bernardino Scozia (1669 – 1745), primo marchese di Calliano. Gli Scozia – marchesi di Calliano e conti di Murisengo – è l’unica famiglia nobile italiana con questo cognome attestata nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, Ed. 2015-2019 e preced.ti, Ed. Collegio Araldico, Roma.

Padre Gherardo, nel suo libro, ci conferma ancora che tale famiglia era arrivata dal Nord nel Regno di Napoli e a proposito scrive: ultimamente nel nostro Regno derivando, acquistò nuova chiarezza da quel famoso Scipione, che una dama di alto legnaggio, Cornelia Marzano in moglie si tolse, de’ Principi di Rossano, e Duchi di Sessa. Lo stesso frate, nella pagina successiva, soggiunge che la famiglia fu di un Giovanni Antonio decorata, Vescovo dottissimo di Anglona, e di un Piero, della Reina Isabella potentissimo maggiordomo, e successivamente altri di sì ragguardevole generazione con Famiglie patrizie, e Titolate imparentandosi, co’ Ravaschieri, con gli Afflitti, co’ Gaeti, con gli Stramboni, co’ Filomarini […].  A riguardo, Giovanni Antonio Scozio napolitano, fu vescovo di Anglona dal 14 aprile 1510, nel 1512 partecipò al Concilio Lateranense indetto da Papa Giulio II [P.E. Santoro, Storia del monastero di Carbone, 1859, 63], mentre Piero non era altro che d. Pietro Antonio Scozio, che in un testo seicentesco è detto erroneamente Pirro Antonio Scotto: filo spagnolo fu tacciato di tradimento per alcuni sospetti rapporti con i francesi che, al tempo di Carlo V, di disputavano il possesso della penisola; processato fu assolto nel 1530 su intercessione proprio della ex regina Isabella del Balzo. La parentela degli Scozia, invece, con i Ravaschieri Fieschi è attestata da Don Cesare d’Engenio Caracciolo nel suo libro del 1623 dal titolo Napoli sacra a pagina 53: a riguardo una lapide del 1534 nella cappella di famiglia in San Giovanni Maggiore di Napoli, opera di Gio: Merliano di Nola, cita il nobile d. Germano Ravaschieri, Patritius Genuensis ex Comitibus Lavaniae, e sua moglie, uxor unanimis, Antonia Scotia.  Lo stesso D’ Engenio, a pagina 489, ci attesta che nella chiesa di Santa Maria la Nova di Napoli esisteva anche una cappella della famiglia Scotia dove si vede la tavola in cui è Christo morto su la croce, di suprema e mirabil arte, che porge a’ riguardanti e divotione e stupore, il tutto opera di Marco di Siena. L’ abate Domenico Maione a pagina 38 del suo libro attesta e conferma che Scipione Scozia ebbe in moglie Catarina Marzano (in realtà Cornelia), e fu padre di Gio: Geronimo, che tolse in sposa Giulia Strambone, e fe Cesare, dal quale, e dalla sod(detta) Popa Maione nacque Scipione marito di D. Costanza Sagatara, figlia d’Ortenzio, e di Livia Filomarino. In realtà il cognome giusto era Segataro e sembra che la citata Donna Costanza sia stata figlia di Giulio Segataro e Lavinia Filomarino.

Scozia di Somma

L’ ing. Giuseppe Tesauro, noto studioso di paleografia, afferma che un ramo della famiglia Scozia si trasferì anche a Salerno, dove l’ultimo di questo ramo morì a Giffoni Sei Casali. A tal riguardo, Tesauro cita il compianto sindaco di Salerno, l’avv. Michele Scozia (1928 – 1995), che fu anche parlamentare della Repubblica. Da una attenta analisi dei registri dello Stato civile di Salerno, però, abbiamo rintracciato che il 20 aprile del 1820 fu depositato nella ruota dell’Orfanotrofio del Comune di Salerno un bambino di circa giorni due a cui fu dato il nome di Giovan Battista Scozia dal deputato dello stesso istituto, d. Giovanni Mauri [Stato Civile Salerno, Registro di nascita 1820, atto n° 301]. Sappiamo bene che, dopo il 1811, fu concesso ai governatori degli orfanotrofi il compito di assegnare un nome e cognome ai trovatelli deposti nelle ruote. Erano cognomi spesso simbolici, legati anche a nomi di luoghi, città e nazioni. In questo caso Scozia ben si addiceva ad un cognome. Altri Scozia sono stati rintracciati nel Comune di San Vitaliano (Napoli), dove tutti ricordano il cav. Giuseppe Scozia (1888 – 1953), sindaco di San Vitaliano tra il 1921 e il 1926 e figura di rilievo storico per il paese. Scozia è anche una famiglia presente nell’ Ottocento in provincia di Taranto e precisamente nel Comune di Monteiasi; ma sia per San Vitaliano che per Monteiasi non abbiamo nessun riscontro parentale con i nobili Scozia.

Tornando a Somma, da d. Scipione e da Donna Costanza Segataro nacquero: 1. Pietro Antonio Scozio, nato a Somma nel 1656, che sposò nel dicembre del 1704 nella Cattedrale di Napoli la nobile napoletana Grazia Salzano De Luna, nativa della città di Orbitelli, figlia di d. Fulvio e Francesca Marufo [Arcidiocesi di Napoli, Fondo processetti matrimoniali, n. 341, anno 1704]; 2. il sacerdote Rev. Don Eliseo Scozio, nato nel 1660 e morto a Somma il 2 gennaio del 1742, sepolto nell’oratorio della Confraternita di S. M. della Libera, di cui era confratello [ADN, Liber defunctorum Parochia S.ti Michaelis Archangelis, 1716 – 1765, segn. 39].

Atto di morte del Rev. Don Eliseo Scozia

A riguardo, essendo Don Eliseo Scozio passato all’altra vita, all’epoca della stesura del Catasto Onciario borbonico della Terra di Somma nel 1744, troviamo attestato che i pesi dei suoi beni, posseduti in città, dovettero essere pagati dai suoi eredi, tra questi il nipote d. Pasquale (in realtà all’anagrafe Scipione) Scozio, che come vedremo, diventò nel tempo titolare di numerose proprietà, tra cui quel comprensorio di case nel luogo detto la Valle di Margherita ai confini con i beni dell’ Ill.mo Principe del Colle, i di Somma, la via pubblica ed altri confini. Don Eliseo possedeva in questo palazzo quattro camere, ed una cucina con cisterna, forno ed altre comodità; di più, possedeva un annuo censuo di ducati 40 che venivano corrisposti da Nicola e Carmine Capasso sopra in territorio di moggia cinque a Costantinopoli (il luogo assumerà nel tempo l’odonimo Casa Capasso); altri ducati tredici e tarì uno venivano corrisposti da tale Carmine Raia sopra un territorio situato sul monte Somma; infine, altri sei ducati annui provenivano dall’affitto di due camere e due bassi nel palazzo medesimo.

Dal matrimonio di d. Pietro Antonio Scozio e Grazia Salzano de Luna nacquero tre figli: Scipione, dicevamo, nato a Napoli il 30 luglio del 1708; Costanza Gaetana nata a Somma l’11 ottobre del 1709 e morta a Napoli il 5 febbraio del 1791; e infine, Carlotta nata, anch’essa, a Somma il 29 agosto del 1722.

Catasto Onciario 1744 – 1750 d. Pasquale Scozio

Don Scipione, il cui vero nome all’anagrafe era Scipione Gaetano Pasquale Michele, lo troviamo appellato nei maggiori documenti con il nome Pasquale, sposò nel 1752, nella Chiesa di Santa Anna di Palazzo di Napoli, la vedova Donna Rosalinda Celaja fu Tiberio, Baronessa e Patrizia della Città di Chieti. I Celaya si stabilirono anche a Lanciano, avendo ereditato i feudi di Canosa e Torricella. Donna Rosalinda aveva sposato nel 1730 il barone de la Ville de Saint Apollinaire d. Giulio Cotugno, che morì l’8 gennaio del 1750 e fu sepolto nella Chiesa di San Francesco Saverio a Napoli, dove la coppia si era stabilita a vivere. Dopo la morte del marito, la vedova si trasferì, per circa sei mesi, prima a Lanciano e, poi, nella città natia di Chieti. Nel mese di novembre del 1751 ritornò, infine, a Napoli nel Sacro Tempio della Scorziata, dove trovò dimora [Arcidiocesi di Napoli, Fondo 22 Processetti matrimoniali, fs. 2597, anno 1752].

In questo collegio, fondato nel 1579 da Giovanna Scorziata, le ragazze e le donne nobili, inizialmente, venivano istruite non solo in tutte le cose concernenti la religione e la vita cristiana, ma, anche, in tutti i buoni costumi e buone creanze, ossia su tutte le regole del buon vivere. Successivamente, il Tempio venne mutato in casa di ritiro, dove erano accolte le donne nubili, e altresì le maritate o vedove di civile condizione. Il dott. Attilio Giordano, appassionato storico, aggiunge che il Sacro Tempio non solo era un educandato per le giovani ragazze, ma anche un monte di maritaggio dove le donne, se non fossero diventate monache professe, avrebbero sicuramente trovato vita matrimoniale. Il caso delle sue illustri ospiti: Donna Rosalinda Celaja, Donna Grazia Salzano De Luna e, in seguito, donna Costanza Gaetana e donna Carlotta.

Donna Costanza Gaetana, la famosa poetessa, sappiamo bene che fu attiva nel mondo letterario e filosofico napoletano, frequentando i più importanti salotti dell’epoca. Nacque a Somma l’11 ottobre del 1709, come afferma Candido Greco nel suo libro Fasti di Somma, dove l’autore dedica più di quindici pagine all’illustre letterata. Un’ effigie in cera – continua Greco – ce la mostra elegantissima nel suo abito merlettato e scollato: capelli corti arricciati in avanti, un mazzolino di fiori nella sinistra ed il fido cagnolino nella destra. Vera signora del settecento napoletano! Parte delle sue opere, in particolare alcuni sonetti e scritti filosofici, sono sopravvissuti grazie al suo padre spirituale, il Gesuita Padre Mattia Doria (1667 – 1746). Data in sposa, all’età di dodici anni, ad un tale cavaliere tarantino, si separò legalmente poco dopo, tornando da Taranto a Napoli; si risposò con d. Ottaviano Marino – discendente di una antica e nobile famiglia, originaria di Genova – ma rimase vedova. Trovò rifugio, fino alla fine della sua vita, nel Tempio della Scorziata [Arcidiocesi di Napoli, Fondo 22 processetti matrimoniali, fs. 2577, Deposizione di Costanza G. Scozio, anno 1753]. Morì a Napoli il 5 febbraio del 1791.

Deposizione di Donna Costanza Gaetana Scozia nel processetto matrimoniale della sorella Carlotta (Archivio Diocesano di Napoli)

Donna Carlotta, invece, battezzata nella parrocchia di San Michele Arcangelo di Somma dal rev. Don Carlo Colletta, convolò in nozze, nel 1753 nella Cattedrale di Napoli, con il nobile d. Ottaviano Valva, della diocesi di Conza, figlio di d. Matteo (+ 1718), marchese di Valva, e della seconda moglie donna Anna Mancini-Grimaldi [Arcidiocesi di Napoli, Fondo 22, idem, 1753].

Donna Carlotta Scozio – Catasto onciario 1744

Nello stesso librone catastale del 1744, troviamo il sopracitato Don Pasquale (all’anagrafe Scipione) Scozio, forestiere bonatenente non abitante napoletano, che possedeva a Somma proprio la casa palaziata dove era vissuto lo zio sacerdote, Don Eliseo. Questa proprietà attualmente è individuata al foglio 32, particella 257, del catasto attuale ed è ubicata in via Canonico Michele Feola, come dicevamo, nell’antica piazza della Valle di Margherita. In effetti, dopo la morte del sacerdote Don Eliseo Scozio, l’antica proprietà era diventata una residenza per le vacanze o la villeggiatura, con uso temporaneo e di svago.  La descrizione della casa palaziata è la seguente: […] due appartamenti nel primo vi sono una sala e sette camere, e due logge, e nel secondo cinque camere con loggia, piccolo giardino alligato e tre bassi di fuora nella Piazza di Valle di Margarita, q(uondam) lì beni dell’Ill.mo Principe del Colle […]. L’edificio attualmente ha perso il suo aspetto architettonico originale in quanto i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale mutilarono la parte della sua ala a nord. L’androne – spiega lo storico locale Domenico Russo – ha un legame architettonico con le forme della cappella seicentesca al Cavone nella proprietà Aliperta.

Stemma Scozio Somma Vesuviana

Lo stemma araldico, affrescato sotto la volta del portone d’entrata, dovrebbe – dico dovrebbe perché risulta incomprensibile anche ai più grandi esperti – essere un semitroncato partito: nel primo d’azzurro a due bande scaccate d’ oro e d’ argento, attraversate da tre rose in argento (Scipione Scozia?); nel secondo d’oro con la croce potenziata di nero (Cornelia Marzano); nel terzo, purtroppo, non abbiamo un attributo preciso ma solo un’enorme chiazza azzurra indecifrabile, che esalta una sfera circolare oppure una folta chioma di un albero che effettivamente potrebbe essere l’attributo degli stemmi, che il celebre Gaetano Montefuscoli ci fornisce accuratamente nella sua opera Imprese ovvero Stemmi delle Famiglie italiane del 1780 [foto gentilmente concessa dall’ Avv. e Araldista Nicola Pesacane]. Il dott. Domenico Russo – storico locale – afferma che probabilmente la cancellazione in parte dello stemma è dovuta ad una damnatio memoriae in relazione al tradimento filo francese di metà Cinquecento del sopracitato Pietro Antonio Scozia, evento che non fu perdonato alla famiglia con l’inizio della sua decadenza [S. De Stefano, Una letterata a Somma nel XVIII sec., in Summae Civitas 75/3, Somma Vesuviana, 218, nota a cura della redazione, 65]. Lo scudo è sormontato da un cimiero con leone linguato con corona a cinque punte, simbolo universale di fierezza, nobiltà, forza e coraggio in araldica. A tutto si aggiunge una pelliccia foderata di ermellino che ricade dietro lo scudo. L’ermellino è una pelliccia di lusso, usata storicamente per indicare il rango elevato di nobili.

Stemma Scotio da Montefuscoli (gentile concessione Avv. e Araldista Nicola Pesacane)

Dopo d. Pasquale la proprietà del palazzo dovette passare al figlio d. Michele Scozio, che convolò con donna Marianna Celaja della stessa famiglia della madre; d. Michele morì giovanissimo, il 21 ottobre del 1778 a Somma, all’età di 22 anni e secondo la testimonianza dell’atto di morte, conservato nell’Archivio della Diocesi di Nola, fu sepolto in Ecclesia parrochiali Sancti Mich. Arcangeli, sub lapide strato inscriptione decorato et armis familiae [ADN, Liber defunctorum Parochia S.ti Michaelis Archangelis, 1766 – 1814, segn. 558]. Ciò attesta che nell’antica parrocchia dell’Angelo o, comunemente detta di San Michele Arcangelo, distrutta definitivamente nel 1794, vi era forse una cappella o una lapide gentilizia degli Scozia.

Archivio Diocesano Nola – Atto di morte di D. Michele Scozia

Infine, Pasqualino Scozio – così amorevolmente chiamato dalla sua prozia, la poetessa Donna Costanza – che ereditò la miglior parte dei suoi arredi [C. Greco, op. cit., 406] e sposò la nobile Donna Teresa Rogadei o Rogadeo. La famiglia Rogadeo affondava le sue origini nella città di Ravello, ove era vissuto nell’XI secolo il capostipite Francone Rogadeo. Da qui, nel XIII secolo, la famiglia si era traferita a Bitonto, ove aveva ottenuto l’iscrizione al patriziato cittadino. Furono Nobili dei Baroni di Calvanico e Nobili dei Baroni di Sergio (Torrequadra). Pasqualino, figlio di d. Michele e Marianna Celaja, visse a Napoli alla strada Infrascata e morì il 22 dicembre del 1838 senza lasciare eredi. Infrascata era il vecchio nome storico della zona che oggi corrisponde principalmente a via Salvatore Rosa. La casina palaziata di Somma in via Valle, nella matrice di popolazione del 1819, risulta affittata al possidente d. Emanuele Casillo, cancelliere municipale, sposato con d. Teresa d’ Avino. Vi era una altra piccola proprietà, sempre in via Valle, affittata al vedovo Nicola Molaro. Sulla pagina della matrice è annotato il titolo ed il cognome del proprietario: barone Scozio. Accanto alla proprietà Scozio vi era la proprietà passata dai di Somma, che nel 1744 erano ancora proprietari, al Caporuota D. Michelangelo Cianciulli (1734 – 1819) con l’affittuario sig. Ignazio Feola e moglie Rosa Sodano. Da questa coppia nacque il bibliotecario e canonico Michele Feola, cui oggi è intitolata la strada. Nel 1825 la proprietà Scozio fu alienata al fabbricatore e possidente d. Francesco Angrisano di Gaetano, capostipite di quella illustre famiglia di cui ricordiamo alcuni nomi famosi in città e nel campo accademico: l’avv. Paolino Angrisani, il dott. Alberto, la chimica Teresa Angrisani, il farmacista Riccardo, il direttore didattico Gaetano e il sottotenente Antonino Angrisani morto sul Carso nel 1917.

Palazzo Scozia in via Canonico                 Michele Feola

 

Le proprietà degli Scozia a Somma

Tornando al Catasto Onciario borbonico della Terra di Somma, d. Pasquale (Scipione) Scozio possedeva, inoltre, una masseria di venti moggia in circa con fabrica arbustata, vitata e fruttata con fabrica di un basso coverto e l’altro scoverto, cisterna et aia da scognare nel luogo d(ett)o le Fontole verso S(an)ta Maria di Costantinopoli quondam li beni del Ill.mo Marchese di Cirigliano; di più possedeva una masseria di moggia ventiquattro inc(irc)a anco arbustata, vitata e fruttata all’incontro della sud(dett)a mass(eri)a nel luogo detto le Fontole q(uondam) li beni  d’ Aniello Secondulfo ed altri, e ne stanno assegnate moggia cinque a (ormai defunto) Don Eliseo Scozio […] e la rimanente parte assegnata alle seguenti persone: Antonio Troianiello con 2,5 moggia; Francesco D’Avino con circa 5 moggia, Michele De Falco circa 4 moggia, Tommaso Polise 7 e Nicola Molaro 1,5 moggia.  Conseguiva, inoltre, 67 ducati da Nicola Iossa per causa di censo sopra un territorio di sette moggia a Santa Maria la Nova a Nola, sopra il quale territorio vi teneva un peso di annui ducati 25 che per causa di censo corrispondeva al Monastero di Santa Maria la Nova. Inoltre corrispondeva annui ducati 25, che per capitale de ducati 500 alle due sorelle Donna Carlotta e Donna Costanza, entrambe forestiere non abitanti. Possedeva, ancora, un territorio di 100 moggia arbustato e vitato con abitazione nel luogo detto Madama Feleppa (attuale masseria).  Possedeva, infine, una casa palaziata con un annesso giardino vitato e fruttato di una moggia e mezza nel luogo detto Castellaneta (provincia di Taranto).

Casa Scozia – località in Somma Vesuviana

Nella Descrizione de’ Territorj, rendita di essi, e nomi de’ rispettivi Possidenti della Città di Somma, allegata alla Pianta della Terra di Somma [Capua, Museo Campano, Fondo Manoscritti, busta n. 546, ambito cronologico 1800-01] del cartografo Luigi Marchese, attivo tra il 1789 e il 1813, troviamo descritti tutti i territori appartenuti a questa nobile famiglia:

. Territorio arbustato, vitato e seminato di circa moggia 4 di Don Scipione Scozia censito a Simone del Giudice per censo e miglioria;

. Territorio simile di circa moggia 27 e ¾ di Don Scipione Scozia censito:

moggia 4 e ½ al maestro Michele Tufani;

moggia 4 e ½ a Baldassare D’Avino;

moggia 2 e ¾ a Giuseppe Capasso;

moggia 4 a Nicola Molaro;

moggia 2 allagato a Giuseppe Molaro;

moggia 2 a Matteo dell’Annunziata;

moggia 8 a Giovanni Iossa alias fucile ed esca;

. Giardino di circa moggia 1/8 di D. Pasquale Scozia, si tiene a conto proprio;

. Vigneto di circa moggia 7 e ½ di D. Pasquale Scozia censito a Domenico e f.lli. Iovino per censo e miglioria;

. Vigneto di circa moggia 4 e ½ di D. Pasquale Scozia, censito a Domenico Mosca;

. Vigneto di circa moggia 1 e ½ di D. Pasquale Scozia, censito a Carlo Coppola;

. Vigneto di circa moggia 1 e ½ di D. Pasquale Scozia, censito ad Eredi di Sabato Ragosta;

. Vigneto di circa moggia 1 e 1/3 di Don Pasquale Scozio e di Don Domenico Rianna, censito a Gioacchino Granato;

. Vigneto di circa moggia 3 di Don Pasquale Scozia, censito ad Eredi di Giovanni Iovino;

. Vigneto di circa moggia 5 di Don Pasquale Scozia, censito a Domenico e Carlo Molaro;

. Vigneto di circa moggia 5 di Don Pasquale Scozia, censito a Michele Carnetta ed Aniello Capasso;

. Vigneto di circa moggia 2 del detto Scozia, censito a Santolo e fratelli Giuliano;

. Vigneto di circa moggia 5 e ½ del detto Scozia, censito a Luca Giuliano;

. Vigneto di circa moggia 4 di Don Pasquale Scozao, censito a Giuseppe di Strappa.

Catasto provvisorio francese 1811

Nel Catasto provvisorio francese del 1811, infine, le proprietà intestate a Pasquale Scozio (+ 1838), benestante in Napoli, erano gestite dal colono Vincenzo Capasso alias lo Vacchio:

1) Casa di abitazione nel luogo Costantinopoli;

2) Arbusto ivi;

3) Giardino nel luogo Valle;

4) Casa di abitazione ivi;

5) Casa di abitazione luogo detto Casa Capasso;

6) Casa di abitazione nel luogo detto Margherita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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