Le rivelazioni di Valeria Moriconi sulla famosa scena in cui Totò si mette in tasca una manciata di spaghetti. Fa notare Sandro Bellei (“Civiltà della tavola”, 11-2-2013) che i “piatti” svolgono un ruolo importante sullo schermo e cita, per esempio, l’anatra all’arancia nell’omonimo film di Luciano Salce, i rognoni trifolati nella “grande abbuffata” di Marco Ferreri, la “Sacher torte” di Nanni Moretti nel film “Blanca”. Aggiungo i pasti del commissario Montalbano nelle “versioni” televisive dei gialli di Camilleri. Ma il ruolo più importante tocca ai maccheroni. E Dean Martin insegnava a John Wayne a cucinare gli spaghetti….
Nel 1954, nel film di Steno “Un americano a Roma” Alberto Sordi interpreta il ruolo di Nando Moriconi che ammira gli Stati Uniti e cerca di comportarsi come un americano (e anche il cognome lo spinge in questa direzione). Tornato a casa, trova sulla mensa apparecchiata un piatto di maccheroni e del vino rosso, ma si rifiuta anche di assaggiare, perché “è roba da carrettieri”: gli americani bevono latte e mangiano yogurt, marmellata e mostarda. Ma Sordi- Moriconi trova il coraggio di ammettere che questa roba americana è una “zozzeria” e perciò accetta la sfida che i maccheroni, in regale silenzio, gli lanciano dal piatto: “Maccherone, tu mi hai provocato e io te distruggo…me te magno”. Quel romanesco “me te”, la sontuosa forchettata di spaghettoni che sale dal piatto alla bocca e gli occhi sgranati del divoratore ci danno l’esatta misura della fame e del piacere.
Nel 1954 Mario Mattoli fu il regista della versione cinematografica di “Miseria e nobiltà”, la commedia di Edoardo Scarpetta, in cui c’è la famosa scena di Totò- Felice Sciosciammocca che mangia spaghetti con le mani e ne afferra altri e se li mette in tasca. Valeria Moriconi, che interpretava il ruolo di Pupella, raccontò: “Il regista ci aveva spiegato che l’avvicinamento delle sedie doveva essere fatto un po’ per volta e che poi dovevamo buttarci tutti sopra la pasta; è chiaro che poi tutte le scene andavano ad libitum, non era detto che si dovesse smettere finite le battute, perché Totò ne inventava di tutti i colori e Mattoli lo lasciava andare. Ricordo che mentre si stava girando (eravamo già arrivati sopra gli spaghetti) vidi con la coda dell’occhio il tecnico del suono che si tappava la bocca. Poi mi giro ancora meglio, vedo gente cianotica perché non poteva ridere, alzo lo sguardo e vedo che Totò si era alzato, era salito sopra il tavolo e s’era inventato di mettersi gli spaghetti nelle tasche. Chissà la scena quanto sarebbe andata avanti, e invece il regista fu costretto a dare lo stop, perché mentre infilava questi spaghetti nelle tasche, Totò aveva preso anche uno zampirone messo dentro la pasta per fare del fumo, e questo zampirone gli stava bruciando la tasca.”.
Nel film “L’appartamento” girato da Billy Wilder nel 1960 e vincitore di 5 premi Oscar e di 3 Golden Globe Jack Lemmon scola gli spaghetti con la racchetta da tennis, con un colpo di rovescio alla Sinner li versa nel piatto e poi li condisce con polpette di carne. Nel “Gattopardo”, girato da Luchino Visconti nel 1963, il principe Fabrizio Salina, in una Sicilia liberata da Garibaldi, si reca nella Villa di Donnafugata per trascorrervi l’estate e invita a cena i nuovi ricchi del territorio: rispettando i loro gusti, fa portare in tavola non i “piatti” delle cucine aristocratiche, ma un “troneggiante” timballo di maccheroni, una “ricetta” nello stesso tempo aristocratica e popolare, che i Siciliani chiamavano anche “gattò alla francese”. “Dal romanzo capolavoro di Tomasi di Lampedusa e da quel pasticcio del Monsù emerge così un affresco (fortunatamente in gran parte smentito) di una Sicilia sospesa nella sua immobilità, tra regime Borbonico e Regno d’Italia, tra un passato carico di rimpianto e di nostalgia e un futuro ancora incerto” (Manuela Zanni). E poi c’è Bud Spencer. La sua passione per i maccheroni e i fagioli non era una “recita”, era vera ed era un cardine della sua storia personale.
Il figlio confessò a un giornalista del “Corriere della Sera” che se gli cucinavano anche due chili di spaghetti, il padre era capace di mangiarseli tutti. Ma nei film Bud riesce a convincere gli spettatori che saziare la sua fame era necessario per dare forza implacabile e continua ai suoi pugni. Ma anche quando non comparivano sullo schermo, i maccheroni erano presenti sulla tavola degli attori e dei tecnici. Si racconta che, nelle pause, Sophia Loren cucinava spaghetti per tutta la troupe della “Ciociara” e che “durante una pausa del film “I quattro figli di Katie Elder”, girato nel 1965 a Cinecittà, Dino Crocetti (in arte Dean Martin) insegnava a John Wayne come comportarsi davanti ai fornelli per preparare un piatto di spaghetti. E soprattutto a mangiarli senza schizzare il sugo da ogni parte.” (Sandro Bellei). Gli schizzi di sugo come i proiettili di una colt…..







