Solidarietà tra scuole: il Masullo Theti accoglie gli studenti del Liceo Carducci
Il M5S chiede l’apertura di un tavolo regionale e provinciale progressista per le amministrative 2026
Rogo tossico tra Marigliano e Mariglianella
Spengono l’incendio di un’auto e salvano occupanti dell’auto: lettera di encomio per 3 volontari
Stellantis, allarme Pomigliano: -21,9% di vetture e stabilimento sempre più fragile
Emerge un quadro di forte difficoltà per lo stabilimento automobilistico di Pomigliano d’Arco, dove la crisi produttiva nel 2025 ha assunto caratteri strutturali. Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, i dati evidenziano un calo complessivo della produzione del 21,9% rispetto all’anno precedente, con poco più di 131mila vetture assemblate e un ricorso esteso agli ammortizzatori sociali. Da luglio è in vigore un contratto di solidarietà che coinvolge in media il 39% dell’organico.
Il rallentamento è legato a un mix produttivo sempre più fragile. La Panda, modello cardine dello stabilimento, registra una flessione a doppia cifra, mentre la Tonale accusa un calo ancora più marcato. A incidere in modo determinante è stata anche l’uscita di scena definitiva della Dodge Hornet, la cui produzione è stata interrotta dopo meno di tre anni. Il SUV destinato al mercato statunitense veniva assemblato sulle stesse linee della Tonale e rappresentava una componente importante dei volumi complessivi.
Il sito campano risulta così quello con la contrazione più rilevante tra gli impianti italiani, con ricadute dirette sull’indotto e sull’occupazione. Le organizzazioni sindacali chiedono un’accelerazione sui tempi del piano industriale e maggiori investimenti, ritenendo non più sostenibile un’attesa fino al 2028 in un contesto di mercato così instabile.
Anche sul piano istituzionale cresce l’attenzione. La vertenza è approdata al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove viene sollecito un chiarimento sulle strategie di Stellantis per la saturazione degli stabilimenti italiani. Dal territorio, amministrazione comunale e rappresentanti politici regionali sottolineano il valore dello stabilimento non solo come polo produttivo, ma come presidio sociale ed economico per l’intera area, chiedendo risposte concrete e non più rinviabili per garantire continuità industriale e tutela del lavoro.
A Cicciano la notte dei falò e della tammorra per Sant’Antonio Abate
Riceviamo e pubblichiamo
«Sant’Anto’ tecchete ’o viecchie e daccene ’o nuovo»: è questo l’antico auspicio che, ogni anno, accompagna a Cicciano la Festa di Sant’Antonio Abate, un rituale identitario che unisce fede, tradizione popolare e senso di comunità», è quanto dichiara il sindaco di Cicciano, Giuseppe Caccavale, presentando i solenni festeggiamenti in onore del Santo, monaco eremita egiziano vissuto nel III secolo d.C. e ricordato dalla Chiesa cattolica il 17 gennaio, in programma fino al 19 gennaio.
Il cartellone civile e religioso prevede celebrazioni eucaristiche, processioni, la tradizionale benedizione degli animali, l’accensione dei falò, spettacoli pirotecnici, momenti culturali e musicali, fino alla suggestiva Notte dei Falò e della Tammorra, che, domani, animerà il cuore della città con gruppi della tradizione popolare e una sagra enogastronomica legata ai piatti tipici.
«Il grande falò acceso “’ncopp’ Sant’Antonio” – aggiunge il primo cittadino – rappresenta da sempre un gesto collettivo di purificazione: nel fuoco i ciccianesi consegnano al Santo Vecchiarello gli affanni dell’anno appena trascorso e affidano alla sua intercessione le speranze per un nuovo tempo di grazia».
«Questa festa – conclude il sindaco Caccavale – trova il suo momento più intenso nella ballata del Santo, quando, nell’ultimo giro prima della reposizione in chiesa, sorretto dai cullatori storici, ogni cittadino rinnova un legame profondo con la propria storia, la propria fede e la propria comunità, dandosi appuntamento all’anno successivo».
Controlli edilizi svelano un deposito illecito di rifiuti, blitz della municipale
Delegare bene: comunicare obiettivi chiari
Delegare è guidare, non “scaricare”.
Delegare non significa mollare il compito e sparire, né fare micro–management soffocante. È un atto di leadership: affidi a qualcun altro una parte di responsabilità e gli dai gli strumenti per portarla a termine. E allora?… Quando nasce il problema?… Il problema nasce quando deleghi così: – “Me lo sistemi questo, grazie?” (ma cosa vuol dire “sistemare”?) – “Occupatene tu” (di cosa, esattamente?) – “Fammi un report” (per chi, per quando, con quali dati?) Senza un obiettivo chiaro ed un linguaggio specifico, una comunicazione efficace, la delega è un boomerang: il lavoro torna indietro incompleto, tu ti arrabbi, riprendi tutto in mano… e ti convinci che “non ci si può fidare”.Gli ingredienti di una delega efficace.
Quando deleghi, assicurati di comunicare almeno questi punti: – Che cosa: il risultato atteso, non solo l’attività- “Mi serve una presentazione di massimo 10 slide per il cliente X, che racconti in modo semplice cosa abbiamo fatto negli ultimi 6 mesi.”
- Entro quando: la scadenza reale – “Mi serve una prima bozza entro martedì alle 15, così la rivediamo insieme.”
- Con quali criteri: come valuterai il lavoro – “Dev’essere leggibile anche per chi non è tecnico: niente gergo, più esempi concreti.”
- Che supporto offri: non abbandoni la persona – “Se hai dubbi scrivimi o fissiamo 15 minuti domani.”
Donne e delega: il mito della “super competente”.
Molte professioniste faticano più degli uomini a delegare. Perché? – paura di essere giudicate “meno capaci” – abitudine a prendersi carico di tutto – perfezionismo: “nessuno lo farà come lo faccio io” Immagina questa scena: manager, madre, agenda piena. In ufficio dice alla collega: “Lascia stare, il file lo finisco io, ci metto un attimo.” Risultato? Torna a casa tardi, risponde alle mail dopo cena, si sente sola e sovraccarica. Non è eroismo, è auto-sabotaggio. Una versione diversa potrebbe essere: “Ti delego la chiusura di questo file. Ti spiego lo standard che usiamo, ti mando un esempio e lo rivediamo insieme domani. Così dalla settimana prossima puoi gestirlo tu in autonomia.” Qui accadono tre cose insieme: – libera tempo; – fa crescere la collega; – rafforza il suo ruolo di leader.Delegare non ti toglie valore, lo moltiplica.
Delegare bene è una skill strategica. In qualsiasi settore tu lavori, la capacità di delegare con obiettivi chiari: – aumenta la produttività del team; – riduce errori e fraintendimenti; – libera spazio mentale per le attività a maggior valore; – costruisce fiducia e autonomia nelle persone. Delegare non è un favore che fai agli altri, è una scelta di responsabilità verso il tuo ruolo e verso i risultati che vuoi ottenere. La domanda, adesso, è questa: sei disposto/a a fare il passo di fidarti di più della tua capacità di spiegare bene, invece che controllare tutto da solo/a?Piramide alimentare ribaltata: oltre gli slogan, una lettura clinica orientata alla longevità
Negli ultimi mesi la cosiddetta piramide alimentare ribaltata, rilanciata dalle nuove linee guida statunitensi, ha riacceso un dibattito globale sull’alimentazione: più proteine, più grassi interi, meno zuccheri e cereali raffinati.
Ma come spesso accade quando la nutrizione entra nel dibattito pubblico, il rischio è quello di ridurre una questione complessa a uno slogan.
A parlare di questo tema, con un approccio scientifico e clinico, è la dott.ssa Teresa Esposito, medico chirurgo, specialista in Dietologia clinica e Malattie del Metabolismo, esperta in onconutrizione, con riconosciuta attività a carattere internazionale nel campo della nutrizione clinica e della medicina metabolica.
Dal punto di vista della medicina della longevità, la domanda cruciale non è se la piramide “ribaltata” sia giusta o sbagliata, ma come interpretarla: quali alimenti privilegiare, con quale frequenza, e soprattutto in che modo qualità degli alimenti, filiera produttiva e profilo metabolico individuale modificano l’impatto di carne, cereali, latticini e grassi sulla salute nel lungo periodo, anche in ambito oncologico e preventivo.
Non una rivoluzione, ma un cambio di prospettiva
Le nuove indicazioni USA non negano le evidenze scientifiche consolidate: restano centrali la riduzione degli zuccheri aggiunti, il contenimento dei prodotti ultra-processati e la preferenza per alimenti semplici e riconoscibili.
La vera novità è lo spostamento dell’attenzione dalle quantità alla qualità, un concetto centrale anche in onconutrizione, dove la scelta degli alimenti influisce su infiammazione, risposta metabolica e qualità di vita.
Carne rossa: il problema non è il sì o il no
Il punto più discusso riguarda il maggiore spazio concesso alle carni rosse. In realtà, spiega la dott.ssa Esposito, la questione è frequenza, provenienza e contesto.
Carni grass-fed, da allevamenti non intensivi, presentano un profilo lipidico diverso rispetto alle carni industriali. In un’alimentazione orientata alla longevità – e alla prevenzione oncologica – la carne rossa può trovare spazio una volta a settimana, mentre le carni processate restano da limitare drasticamente.
Cereali e latticini: distinguere è fondamentale
La piramide ribaltata non elimina i cereali, ma ridimensiona quelli raffinati. I cereali integrali mantengono fibre, micronutrienti e un impatto glicemico più favorevole, mentre farine bianche e prodotti industriali contribuiscono ai meccanismi di glicazione e infiammazione cronica, rilevanti anche nei percorsi di supporto nutrizionale oncologico.
Anche i latticini richiedono una valutazione personalizzata, soprattutto in presenza di alterazioni metaboliche o condizioni cliniche specifiche.
La sintesi mediterranea
Secondo la dott.ssa Esposito, la vera chiave è l’integrazione: una dieta mediterranea moderna, in cui pesce, legumi, verdure, cereali integrali e proteine di qualità convivono in equilibrio, adattate alla storia clinica del singolo paziente, sia in prevenzione sia nei percorsi di cura.
Conclusione
La piramide alimentare ribaltata non è una verità assoluta, ma uno strumento. In medicina della longevità e in onconutrizione non esistono modelli rigidi: esistono percorsi personalizzati, sostenibili nel tempo.
Meno slogan, più consapevolezza scientifica. È questa la direzione che permette non solo di aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni.

