Sicurezza nel Vesuviano, controlli rafforzati dopo vertice. Il punto su telecamere e reati

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Si rafforza l’attenzione sul tema della sicurezza nell’area vesuviana con una serie di incontri istituzionali promossi dalla Prefettura di Napoli. Alla luce dei recenti episodi di criminalità che hanno interessato diversi comuni del territorio, è stato convocato un nuovo vertice del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in programma a Giugliano. La riunione arriva dopo le richieste avanzate dall’amministrazione comunale, preoccupata per alcuni fatti registrati nelle ultime settimane. Parallelamente, si è svolto a Ottaviano un incontro al Castello Mediceo, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle forze dell’ordine e delle istituzioni locali. Al centro del confronto, l’analisi dell’andamento della delittuosità nei comuni dell’area vesuviana e la definizione di ulteriori strategie di prevenzione e controllo del territorio. Dai dati esaminati emerge un quadro complessivo in lieve miglioramento: in 14 comuni si registra una diminuzione dei reati, mentre in altri sei si segnala un aumento contenuto. Nonostante il trend positivo, resta alta l’attenzione delle forze dell’ordine, chiamate a intervenire in modo mirato per contrastare fenomeni di illegalità diffusa e prevenire nuovi episodi di criminalità. Nel corso degli ultimi mesi sono state adottate diverse misure per rafforzare la sicurezza urbana. In vari centri dell’area sono state istituite specifiche ordinanze comunali e intensificati i controlli, anche attraverso l’installazione di sistemi di videosorveglianza. Complessivamente, sono oltre 1.500 i dispositivi tecnologici attivi sul territorio, utilizzati sia nelle zone centrali che in quelle periferiche maggiormente esposte a fenomeni criminosi. Particolare attenzione è rivolta anche al contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale. In questo ambito sono stati adottati numerosi provvedimenti interdittivi nei confronti di imprese considerate a rischio, soprattutto nei settori delle onoranze funebri, dell’edilizia e del commercio. Il percorso avviato punta ora a un coordinamento ancora più stretto tra istituzioni, amministrazioni locali e cittadini, con l’obiettivo di migliorare la vivibilità dell’area metropolitana e rafforzare un modello di sicurezza partecipata e integrata.

San Giuseppe Vesuviano, Grave atto vandalico nella scuola del plesso Croce Rossa

Struttura scolastica devastata, lezioni sospese. La dura condanna del sindaco: “Un gesto vile che colpisce l’intera comunità”

 

Grave episodio vandalico a San Giuseppe Vesuviano, dove nella mattinata di ieri bambini e insegnanti del plesso scolastico Croce Rossa hanno trovato la scuola gravemente danneggiata. Un atto incivile che ha colpito una delle strutture scolastiche storiche del paese, provocando sdegno e indignazione in tutta la comunità.

Ambienti messi a soqquadro, materiali distrutti, spazi resi inutilizzabili: questo lo scenario davanti al quale si sono trovati alunni e docenti. Le conseguenze sono state immediate e pesanti: giorni di scuola persi per i bambini, disagi per le famiglie e un duro colpo alla serenità del corpo docente.

Durissime le dichiarazioni a caldo del sindaco, che ha espresso tutta la propria indignazione per quanto accaduto: «Sono profondamente indignato e amareggiato. Quanto accaduto ha superato ogni limite di tollerabilità. San Giuseppe Vesuviano non si farà intimidire da gesti vili che mirano a sabotare il cambiamento e a colpire la nostra comunità».

Il primo cittadino ha sottolineato come colpire una scuola significhi ferire l’intero tessuto sociale: «La scuola è un luogo sacro di crescita, educazione e futuro. Attaccarla vuol dire colpire direttamente i nostri bambini e il domani della nostra comunità». Da qui la vicinanza espressa agli alunni del plesso Croce Rossa, alle famiglie e agli insegnanti, vittime dirette di un gesto definito “inaccettabile”.

L’amministrazione comunale, ha assicurato il sindaco, è intervenuta immediatamente per ripristinare i danni. L’obiettivo è quello di restituire la piena funzionalità della struttura già da lunedì, garantendo condizioni di assoluta sicurezza per studenti e personale scolastico.

Nel frattempo, l’episodio è stato denunciato alle autorità competenti e sono in corso le verifiche delle immagini delle telecamere di videosorveglianza. «Non abbasseremo la guardia – ha concluso il sindaco – atti di questo genere non possono e non devono restare impuniti».

Un episodio che riaccende i riflettori sul tema della tutela degli spazi pubblici e della scuola come bene comune, da difendere e proteggere, soprattutto quando a pagarne il prezzo sono i più piccoli.

Casamale, ZTL tra disagi e infrazioni: dopo dieci mesi arrivano le prime multe

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A Somma Vesuviana, nel cuore del Borgo antico del Casamale, l’istituzione della STL/ZTL, avvenuta nel marzo scorso, continua a far discutere. Nata con l’obiettivo di rendere sicuro il suggestivo  centro storico della città, la zona a traffico limitato ha dovuto fare i conti sin dai primi giorni con numerosi problemi tecnici, che ne hanno compromesso l’efficacia iniziale .
Una volta ripristinato il corretto funzionamento dei varchi elettronici, però, la situazione non è migliorata come ci si aspettava. In molti, ignorando segnaletica e orari di attivazione, hanno continuato a entrare nel borgo, spesso approfittando della scarsa  se non totale percezione del controllo. Non sono mancati casi di veicoli che hanno oltrepassato le telecamere anche in controsenso, mettendo a rischio la sicurezza di pedoni e residenti.
Col passare dei mesi, il problema si è aggravato ulteriormente con il ritorno della sosta selvaggia. Auto parcheggiate ovunque, anche in punti particolarmente sensibili, sono diventate una presenza costante. Emblematico quanto accade nei pressi delle scale della chiesa, spesso ostruite da veicoli in sosta irregolare: per accedervi, cittadini e fedeli sono costretti a fare letteralmente lo slalom tra le auto, con evidenti disagi e potenziali pericoli. Il paradosso, tra l’altro, è che per i residenti che hanno pagato la quota annuale per sostare davanti alle loro abitazione, spesso non trovano posto!
Solo ora, a distanza di circa dieci mesi dall’istituzione della ZTL, stanno arrivando le prime sanzioni per i trasgressori.  Si tratta però, a quanto pare, solo di sanzione relative a chi entra nel borgo senza il pass. Per il controllo delle soste prolungate e  selvagge,  a quanto pare  bisogna aspettare ancora molto.  Intanto, l’arrivo delle prime multe  è comunque un  segnale atteso da tempo dai residenti e dagli esercenti, che chiedono maggiore controllo e rispetto delle regole per restituire decoro e vivibilità al borgo storico.
Resta ora da capire se l’avvio effettivo delle multe sarà sufficiente a scoraggiare comportamenti incivili e a far rispettare una misura pensata per valorizzare il Casamale, non per trasformarlo in un parcheggio a cielo aperto.

“Lamento per Julia” di Susan Taubes, tra identità femminile e coscienza frammentata

La frammentazione del Sé è un concetto complesso e strutturato che gli esperti descrivono come una scissione difensiva originata da esperienze traumatiche significative. Di fronte a eventi che eccedono le capacità di elaborazione dell’individuo, la psiche si organizza in parti distinte, spesso in conflitto tra loro, ciascuna portatrice di funzioni specifiche di protezione, sopravvivenza o adattamento. Nel modello dell’Internal Family Systems (IFS), così come nella teoria della dissociazione strutturale, queste parti rappresentano tentativi intelligenti — seppur dolorosi — di preservare l’integrità psichica. L’obiettivo terapeutico non è eliminarle, ma riconoscerle e integrarle, ricostruendo un senso unitario e coerente.

A parlare di frammentazione come esito di esperienze traumatiche non è solo Janina Fisher, con il suo fondamentale lavoro sul trauma e sulla dissociazione, ma anche teorici come Otto Kernberg, che ha indagato la scissione nelle strutture borderline di personalità, e Heinz Kohut, il quale ha descritto le fratture del Sé come conseguenza di gravi fallimenti empatici nelle relazioni primarie. In tutti questi approcci emerge una costante: il trauma non distrugge il Sé, ma lo divide e, in taluni casi, lo costringe a sopravvivere in forme parziali.

Ci vorrebbe un libro per raccontare cosa accade quando una coscienza frammentata tenta di ricomporsi attraverso la narrazione, quando le parti del Sé non trovano integrazione nella terapia ma nella scrittura. Quel libro è “Lamento per Julia” di Susan Taubes (edito Fazi).

Ritrovato e pubblicato postumo, è un’opera sperimentale e più breve rispetto a Divorzi, unico romanzo completo pubblicato da Taubes nel 1969, poco prima della sua morte, la cui protagonista è Sophie Blind, spesso letta come alter ego dell’autrice, il cui percorso esistenziale viene esplorato in maniera semi‑autobiografica e sperimentale. “Lamento per Julia” è, invece, un’opera che rifugge la narrazione tradizionale mostrandosi come canto/lamento, dove la figura femminile è analizzata prima come oggetto. È, infatti, costruita come un monologo narrativo febbrile da parte di una voce disincarnata che “crea”, abita e descrive la figura di Julia, una donna enigmaticamente passiva, oggetto di proiezioni psicologiche e filosofiche.

Julia è una donna sposata e madre, inserita in una vita apparentemente ordinaria, ma attraversata da una frattura interna profonda. Non accadono eventi clamorosi; ciò che accade è interno. La trama si sviluppa come una sequenza di riflessioni. Le scene sono minime, ricche di immagini e digressioni filosofiche che mostrano la protagonista. Il vero “movimento” narrativo è il rapporto tra Julia e la voce che la racconta: una relazione ambigua, dove la donna non parla per guarire, ma viene parlata, sezionata, interpretata. Julia vive il corpo come limite, la maternità come ambivalenza, il matrimonio come struttura che la contiene e al tempo stesso la soffoca. La sua identità non si sviluppa, ma si frantuma, oscillando tra desiderio di dissoluzione e bisogno di senso.

Nel testo di Taubes, la frammentazione non è solo un tema, ma diventa struttura narrativa. Il narratore osserva e smarrisce Julia. La protagonista non possiede un’identità compatta, ma vive in una tensione continua tra corpo e coscienza, tra essere e guardarsi essere, incarnando quella scissione interna che la psicologia del trauma riconosce come esito di un’esistenza attraversata da pressioni culturali e relazionali. In questo senso, Lamento per Julia si configura come una potente rappresentazione letteraria di un Sé diviso, che non cerca tanto una guarigione definitiva quanto una forma di consapevolezza dolorosa e lucida della propria molteplicità.

In una lettera al marito, l’autrice scriveva: “I must carry with me [my Jewish identity] like a sealed box containing I don’t know what, maybe dynamite…” — una potente immagine che rivela il suo conflitto interiore e l’eredità culturale come peso e mistero da portare sempre con sé.

Una considerazione che si concreta nella struttura del romanzo e che si piega alla spietata collocazione storica, diventando un prezioso scritto sull’identità femminile e su ciò che significa essere donna in un mondo plasmato da leggi e figure patriarcali. In “Lamento per Julia” il concetto di possesso e ossessione parte dalla stessa voce narrante, che non coincide mai del tutto con lei, quella di un uomo che non solo racconta Julia, la sua adorata amica d’infanzia, ma la costruisce, la plasma, la possiede nell’intimità della propria logica fuori dal comune. Il tono è a tratti ironico, a tratti crudele, a tratti compassionevole. Un atto che somiglia quasi a una psicoanalisi rovesciata, dove il narratore è al tempo stesso creatore e critico. Questa voce narrante – disincarnata e onnisciente – funge da lente metafisica attraverso cui guardare la protagonista e interrogarsi sui limiti della propria rappresentazione. Questo tipo di narrazione richiama il modernismo, ma con una sensibilità femminile unica, perché non si tratta solo di mostrare uno stato d’animo, ma di smascherare le strutture nascoste che definiscono l’essere donna. La verità che traspare dalle pagine di questo libro è chiara: Taubes non scrive sulla donna, scrive come donna. In “Lamento per Julia”, la protagonista non è solo un personaggio, ma una figura che incarna la doppia coscienza, l’equilibrio e lo scontro fra desiderio, aspettative sociali, ruolo familiare e coscienza di sé.

Come ammise Taubes a proposito di “Lamento per Julia”: “Mi resi conto forse troppo tardi che si trattava davvero di un romanzo comico … e, se l’avessi saputo prima, probabilmente lo avrei scritto meno funereo.”

Sulla pagina, la questione femminile non è semplicemente un tema da trattare e mettere a nudo davanti agli occhi del proprio pubblico, ma è materia stessa della scrittura. Lo stile dell’autrice è volutamente complesso e filosofico, con una narrazione che non segue un percorso convenzionale ma si snoda come un monologo di coscienza riflettendo sul corpo, sulla mente e sulla relazione fra i due. Le imposizioni culturali e familiari, specialmente quelle derivanti da figure maschili di autorità caricano la tensione tra soggettività e ruolo sociale, cioè il divario tra chi si sente interiormente e come viene percepita o “costruita” dagli altri.

Quello che sembra apparire chiaro è l’influenza che l’intera vita di Taubes ha avuto sulla sua scrittura, in particolare, il rapporto con il padre Sándor Feldmann, un importante psicoanalista di origine ungherese. Era un seguace della psicoanalisi freudiana e molto rispettato nel suo ambito professionale, il cui lavoro divenne modello intellettuale anche come fonte di conflitto con la figlia, dato che spesso Sándor vedeva la letteratura come qualcosa di meno “serio” rispetto alla psicoanalisi. La sua carriera e il contesto culturale in cui operava contribuirono a far crescere Susan in un ambiente intellettualmente rigoroso, che mescolava riflessione filosofica, religione e psicologia. La famiglia Feldmann era ebraica e culturalmente colta, e il padre rappresentava un legame diretto con la tradizione intellettuale e psicologica dell’Europa centrale pre‑bellica.

Questo rapporto con il padre si riflette nei suoi romanzi, in cui spesso le figure maschili autoritarie o psicoanalitiche diventano simboli delle strutture patriarcali e culturali contro cui le protagoniste femminili devono confrontarsi.

“Lamento per Julia” è, dunque, un’opera potente e difficile, che richiede al lettore non solo attenzione, ma disponibilità ad abbandonare i percorsi narrativi convenzionali. In questo senso, il testo di Taubes è non solo un capolavoro riscoperto, ma una lettura essenziale per chi vuole comprendere come la letteratura possa interrogare e rinnovare la coscienza femminile.

 

Operazione della polizia ad Acerra, il bilancio dei controlli

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Prosegue l’attenzione delle forze dell’ordine sul territorio di Acerra, dove nella giornata di ieri è stato attuato un servizio straordinario di controllo da parte della Polizia di Stato, finalizzato a rafforzare il presidio urbano e il contrasto alle irregolarità.

L’operazione è stata coordinata dal Commissariato di Acerra e ha visto il supporto operativo del Reparto Prevenzione Crimine Campania, reparto specializzato impiegato nei servizi ad alto impatto. Gli agenti hanno effettuato posti di controllo e pattugliamenti dinamici in diversi punti della città, prestando particolare attenzione alle zone di maggiore passaggio e aggregazione.

Durante le verifiche sono state identificate 58 persone, tra le quali 16 già note alle forze dell’ordine per precedenti di polizia. Contestualmente, sono stati controllati 15 veicoli, con accertamenti mirati sul rispetto delle norme di circolazione e sulla regolarità dei mezzi.

Si tratta di numeri che testimoniano un’attività intensa e mirata, inserita in un piano più ampio di prevenzione e vigilanza, volto a intercettare situazioni di potenziale rischio e a contrastare fenomeni di illegalità prima che possano degenerare. La presenza visibile delle pattuglie sul territorio rappresenta infatti uno degli strumenti più efficaci per garantire sicurezza e tranquillità alla cittadinanza.

I controlli straordinari rientrano in una strategia che punta alla continuità dell’azione di polizia, alternando servizi ordinari a interventi rafforzati. Le forze dell’ordine confermano così l’impegno costante nel monitorare il territorio e nel rispondere alle esigenze di sicurezza della comunità locale, con l’obiettivo di tutelare il rispetto della legalità e la convivenza civile.

Bevono l’acqua in bottiglia a scuola, 4 studenti in ospedale

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  Momenti di apprensione in un istituto superiore di Casamicciola Terme, dove quattro studenti hanno accusato un malessere improvviso dopo aver consumato acqua minerale acquistata all’interno della scuola. Le bottiglie, secondo quanto emerso, risultavano regolarmente sigillate al momento dell’acquisto. Dopo i primi sintomi, i ragazzi sono stati accompagnati in via precauzionale all’Ospedale Anna Rizzoli per essere sottoposti a controlli medici. Tre di loro sono stati trattenuti nel reparto di Osservazione Breve Intensiva, dove sono rimasti sotto monitoraggio per circa 24 ore a causa di una sospetta intossicazione. Le loro condizioni, stando alle informazioni disponibili, non desterebbero particolari preoccupazioni, ma i sanitari hanno ritenuto opportuno proseguire con gli accertamenti. Una quarta studentessa, che avrebbe soltanto assaggiato l’acqua senza ingerirla in quantità significativa, è stata comunque fermata in osservazione a scopo cautelativo. Per lei il quadro clinico appare più rassicurante rispetto agli altri tre ragazzi. Sull’episodio sono immediatamente scattati i controlli delle forze dell’ordine. I Carabinieri della stazione locale hanno avviato un’indagine per chiarire l’accaduto e hanno proceduto al sequestro delle bottiglie di acqua coinvolte, così da consentire verifiche approfondite. Parallelamente, il Centro di Prevenzione dell’ASL Napoli 2 Nord ha attivato le procedure di competenza per risalire al numero di lotto dell’acqua minerale. L’obiettivo è valutare l’eventuale adozione di misure preventive sul commercio dell’intera partita, qualora emergessero criticità. I campioni sequestrati saranno sottoposti ad analisi di laboratorio per accertare l’eventuale presenza di sostanze anomale e fare piena luce su quanto accaduto all’interno della scuola.

Operaio precipita da un’impalcatura: è grave in ospedale

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Un grave incidente sul lavoro si è verificato nella mattinata di oggi a Castel di Sangro, dove un operaio impegnato in lavori di adeguamento strutturale all’interno del presidio ospedaliero cittadino è rimasto seriamente ferito dopo una caduta dall’alto. L’uomo, di origine napoletana, stava operando su un’impalcatura quando, per motivi ancora in corso di accertamento, ha perso l’equilibrio precipitando nel vuoto.

Secondo le prime ricostruzioni, la caduta sarebbe avvenuta da un’altezza di circa cinque metri. L’impatto al suolo è stato particolarmente violento e ha reso necessario un intervento immediato dei soccorsi. Sul posto sono arrivati i sanitari del 118 che, valutata la gravità delle condizioni del lavoratore, hanno disposto il trasferimento urgente in elicottero.

Il ferito è stato trasportato in codice rosso presso l’ospedale del capoluogo abruzzese, a L’Aquila, dove è stato ricoverato in prognosi riservata. Le sue condizioni vengono definite gravi e restano costantemente monitorate dall’equipe medica.

Nel frattempo sono stati avviati gli accertamenti per chiarire la dinamica dell’incidente. Le autorità competenti stanno verificando il rispetto delle norme di sicurezza sul cantiere e l’idoneità delle strutture utilizzate durante i lavori. Non si esclude che possano essere disposti ulteriori controlli per accertare eventuali responsabilità.

L’episodio riporta l’attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare nei cantieri temporanei e mobili, dove il rischio di incidenti gravi resta elevato nonostante le normative vigenti.

Parcheggio Stazione di Acerra: il Movimento 5 Stelle chiede un intervento immediato per decoro e sicurezza

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Il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Acerra ha formalmente richiesto al Comune un intervento urgente per il parcheggio della Stazione di Acerra, in Via dei Mille, a seguito delle numerose segnalazioni pervenute da cittadini, lavoratori e studenti che quotidianamente utilizzano l’area. La situazione attuale del parcheggio presenta criticità evidenti: presenza di rifiuti, condizioni di scarso decoro urbano e una crescente percezione di insicurezza per le autovetture parcheggiate. Una condizione che incide negativamente sulla qualità della vita dei cittadini e sull’immagine complessiva della città.

La posizione del Gruppo Territoriale M5S Acerra

«Il parcheggio della stazione è un’infrastruttura fondamentale per la mobilità cittadina – dichiara il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Acerra –. È utilizzato ogni giorno da centinaia di persone che scelgono il trasporto pubblico per lavoro o studio. Lasciarlo nel degrado significa non rispettare chi contribuisce al funzionamento della città e sceglie una mobilità più sostenibile». «Chiediamo interventi concreti e tempestivi – prosegue il Gruppo – perché il decoro urbano non è un tema secondario, ma un indicatore del livello di attenzione che un’amministrazione riserva ai cittadini e ai servizi pubblici».

Le dichiarazioni del Rappresentante del Gruppo Territoriale

Sul tema interviene anche Michele Paolella, Rappresentante del Gruppo Territoriale del M5S di Acerra: «Non stiamo parlando solo di rifiuti da rimuovere, ma di rispetto verso i cittadini. Quel parcheggio è il primo luogo che molti vedono arrivando ad Acerra: è, di fatto, un biglietto da visita della città. Oggi, purtroppo, restituisce un’immagine che non rispecchia il valore della nostra comunità». «Come Movimento 5 Stelle – aggiunge Paolella – continuiamo a svolgere il nostro ruolo di ascolto e di collegamento tra cittadini e istituzioni. Le segnalazioni ricevute non possono restare inascoltate. Chiediamo pulizia, decoro e misure che garantiscano maggiore sicurezza per le auto parcheggiate. Sono richieste semplici, legittime e doverose».

Impegno e monitoraggio

Il Movimento 5 Stelle Acerra fa sapere che continuerà a monitorare la situazione, mantenendo alta l’attenzione sul tema e informando la cittadinanza sugli sviluppi. «Acerra merita spazi pubblici curati, sicuri e funzionali – conclude il Gruppo Territoriale –. Continueremo a farci portavoce delle istanze dei cittadini, con serietà, determinazione e spirito costruttivo».

Controlli a San Giorgio, 23enne trovato con droga in auto e in casa

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  San Giorgio a Cremano: Dal controllo al codice della strada all’arresto per droga   Questa notte a San Giorgio a Cremano i carabinieri della locale stazione hanno arrestato per droga il 23enne già noto alle forze dell’ordine Pasquale Borrelli. L’uomo, fermato mentre percorreva via San Martino durante un controllo al codice della strada, è stato trovato in possesso di un paio di dosi di hashish e marijuana. E’ scattata così anche la perquisizione domiciliare e lì i carabinieri hanno trovato quasi 52 grammi di hashish e diverso materiale per il confezionamento dello stupefacente.. Il 23enne è stato arrestato e ora è in attesa di giudizio.   * NATO A MASSA DI SOMMA

La Festa di Sant’Antonio Abate: fede, fuoco e comunità a Somma Vesuviana

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Nel cuore più freddo dell’inverno, quando la luce sembra arretrare e il tempo rallenta, Somma Vesuviana rinnova uno dei suoi riti più antichi: la Festa di Sant’Antonio Abate. Sabato 17 gennaio il Casamale si raccoglie attorno al santo, maestro della Chiesa e patrono degli animali, per una celebrazione che intreccia fede, tradizione e memoria arcaica.   A custodire e rinnovare questo rito è la parrocchia della Collegiata, che insieme alle associazioni del Borgo continuano a farsi carico di una tradizione sentita e partecipata. Non si tratta di una semplice rievocazione, ma di un gesto collettivo, curato con attenzione e rispetto, in cui ogni dettaglio contribuisce a restituire il senso profondo della festa. Il pomeriggio si apre alle ore 16.30, quando la solenne processione prende avvio e attraversa le strade del Borgo come un lento respiro collettivo. È il primo segno visibile della festa. Gli animali vengono benedetti, rinnovando un legame antico tra l’uomo, la terra e le sue creature. La celebrazione della Santa Messa, al calare del giorno, riporta il rito alla sua dimensione più intima e sacra, mentre il pane benedetto diventa gesto di condivisione e protezione. Quando la sera avanza, il tempo sembra farsi più denso. Alle 18.30, figure in abiti d’epoca restituiscono frammenti di vita di Sant’Antonio Abate. Attori, figuranti e musici danno corpo a una storia che appartiene tanto alla leggenda quanto alla devozione popolare.  A seguire, alle 19.30, il fuoco prende voce. Il Fucarònë si accende e la notte si apre alla luce. Sant’Antuòno non è soltanto un santo: è una figura sospesa tra la storia e il mito. Nato in Egitto, padre del monachesimo orientale, visse da eremita in condizioni estreme, affrontando solitudine, tentazioni e silenzi. La tradizione racconta che, nonostante una vita austera, visse fino a 105 anni. Il viaggio delle sue reliquie – dall’Egitto ad Alessandria, poi a Costantinopoli e infine ad Arles – è anche un viaggio di guarigione. In Francia si diffusero racconti di miracoli, soprattutto legati alle malattie del “fuoco”, come l’herpes zoster e l’ergotismo, che divoravano i corpi. Gli Antoniani, infermieri e frati laici, curavano i malati usando rimedi semplici e antichi, tra cui il grasso di maiale, alimento e medicina insieme. Fuoco e maiale: due simboli che ritornano, insistenti, nella festa di Sant’Antuòno. Il santo è patrono degli animali e del fuoco, e il falò ne diventa il segno più potente. A Somma Vesuviana il fuoco non è mai soltanto fiamma: è memoria, tradizione, linguaggio, e identità condivisa. Un tempo questa festa era una necessità per le comunità agricole. Oggi sopravvive grazie all’impegno della Chiesa locale e delle realtà associative del territorio, che continuano a tramandarla alle nuove generazioni, mantenendo vivo un patrimonio che non è solo religioso, ma profondamente umano. Attorno al Fucarònë la comunità si stringe. Il fuoco diventa centro di luce e di calore, rompe l’immobilità della stagione e restituisce il desiderio di stare insieme. Si mangia, si parla, si ride. Salsicce, costine, nnòglie vengono cotte e conservate sotto la cenere, anch’essa sacra. Quando le fiamme danzano nella notte, l’inverno sembra meno ostile. Il Fucarònë non scalda solo i corpi, ma rinnova un patto antico tra la comunità, la fede e il tempo.