Sant’ Anastasia, cala il sipario su “Una Notte nel Borgo”

Successo per la Paranza Vesuvius di Angelo Iannelli nella serata conclusiva.
Domenica 7 Luglio si è svolta a Sant’Anastasia la serata conclusiva della manifestazione ”Una Notte al Borgo”, organizzata dall’Associazione For Love S. Anastasia con il patrocinio del Comune di S.Anastasia e dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. Tra gli l’ospiti della serata conclusiva, la Paranza Vesuvius con Angelo Iannelli nelle vesti di Pulcinella. La formazione di musica popolare con al seguito tammorrari, ballatori, musicisti e cantori della tradizione popolari proveniente dalle varie zone della provincia è stata itinerante per le vie del borgo, concludendo sul palco la loro performance tra gli applausi scroscianti del folto pubblico. In un borgo S.Antonio vestito a festa i tantissimi i visitatori , si sono deliziati delle specialità dei prodotti tipici locali, lasciandosi coinvolgere dai ritmi vesuviani della compagine della Vesuvius. Presente il Sindaco Lello Abete e quasi tutta la giunta comunale complimentatosi con il Presidente For Love S.Anastasia Mimmo De Simone per la II Edizione organizzata e con la Paranza Vesuvius di Angelo Iannelli per l’allegria e l’entusiasmo trasmessa in città.

Bullismo, Falco (Corecom Campania): “Fenomeno snobbato dai media nazionali, importante prevenzione sui territori”

“Il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo purtroppo viene ancora snobbato dai grandi media nazionali che sembrano non accorgersi dell’emergenza seria in atto nel nostro Paese su questi temi. Per questo abbiamo deciso di intervenire in modo capillare per sensibilizzare i giovani alla cultura della prevenzione e della denuncia. A Calvizzano abbiamo incontrato tantissimi ragazzi del campo scuola ‘Villaggio di Dio’ a cui abbiamo trasmesso il messaggio che le differenze sono un valore e devono essere rispettate. Un incontro straordinario dal quale usciamo tutti ancor più consapevoli che questa è la strada giusta da percorrere”. Queste le parole del presidente del Corecom Campania, Domenico Falco, a margine del primo appuntamento estivo della campagna @scuolasenzabulli che si è tenuto presso il campo estivo “Villaggio di Dio” a Calvizzano.

Don Ciro Tufo, promotore dell’iniziativa, ha illustrato le attività che coinvolgono i giovanissimi studenti: “Reinventiamo la creatività umana a partire dai valori morali e etici. Le istituzioni esistono e i ragazzi devono sapere che ci sono. Per spiegare il fenomeno del bullismo abbiamo trattato la figura di primo Levi che parlava di vittime e carnefici. Ed è quello che vivono i ragazzi di oggi. Sono spesso vittime e diventano carnefici di altri ragazzi. Devono imparare a discernere tra bene e male e agire di conseguenza”.

Sulla stessa lunghezza d’onda don Daniele Piccolo, vice parroco e co-organizzatore del campus: “Qui non facciamo miracoli, ma cerchiamo di educare i ragazzi a fare gesti innocui. A donarsi gli uni per gli altri e imparare a crescere con il prossimo. I fenomeni di violenza si ripetono nel tempo e si sviluppano oggi attraverso il digitale. Noi li educhiamo alla relazione a incontrare il prossimo rispettandolo e arricchendosi reciprocamente”.

Per Domenico Condurro, presidente regionale dell’Associazione nazionale sociologi “oggi i ragazzi sono più consapevoli e ci sono strumenti educativi e normativi per tutelarli e seguirli nel percorso di denuncia dei casi di bullismo di cui sono vittime o testimoni. Occorre accompagnarli in questo percorso facendo sentire loro la vicinanza delle istituzioni”.

“Anche il bullo è una vittima – da Sonia D’Antonio, sociologa della cooperativa “Rifless” – e subisce il suo essere tale e si sente forte solo nel gruppo, quando è spalleggiato da qualcuno. Diversamente prova profondo disagio. Molto spesso proviene da ottime famiglie ma la noia, la voglia di andare oltre, lo induce a questi comportamenti. Occorre vedere il fenomeno anche dall’ottica dei bulli se si vuole agire in modo efficace per prevenirli. La legge regionale, in questo senso, è molto propositiva. Il suo obiettivo non è squisitamente punitivo bensì quello di aiutare le vittime. Tutte le vittime, bulli compresi”.

Sant’Anastasia, edifici scolastici: via ai lavori di manutenzione

Iniziati i lavori di ristrutturazione dell’edificio scolastico Plesso Corso Umberto I° ed in particolare saranno ripristinati e consolidati i frontalini del solaio di copertura. E’ il primo di ulteriori interventi in programma, che s’inserisce in un percorso globale di recupero funzionale dei plessi presenti sul territorio, da rendere fruibili all’apertura del prossimo anno scolastico.

Altri lavori sono già stati appaltati dal competente ufficio tecnico per la manutenzione straordinaria degli impianti elettrici (sostituzione apparecchiature di protezione – sostituzione cavi – verifica quadri elettrici) dei plessi Umberto I°, Boschetto e F. D’Assisi.

L’Amministrazione nell’affidare i lavori, nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, tempestività e proporzionalità, stando agli atti, si è riservata il diritto di ordinare l’esecuzione di un determinato lavoro entro un prestabilito termine di un tempo o di disporre l’ordine di esecuzione dei lavori nel modo che riterrà più conveniente, specialmente in relazione a esigenze dipendenti dall’esecuzione delle opere, come previsto dalle attuali norme.

 

“Sono grandemente soddisfatto ed intendo questo primo concreto intervento come un traguardo del percorso di graduale riqualificazione oltre che di messa in sicurezza degli edifici scolastici comunali – afferma Bruno Beneduce, Assessore alla Pubblica Istruzione – che vedrà prossimamente ulteriori importanti interventi volti a recuperare la funzionalità di altri edifici scolastici. La sicurezza nei luoghi di lavoro ed in particolare negli edifici scolastici costituisce uno degli obiettivi primari di ogni società civile e certamente di questa Amministrazione”.

 

“Al di là delle polemiche evidentemente strumentali, abbiamo dato concretezza ad uno degli obiettivi che ci siamo prefissati. Noi siamo abituati a lavorare e a dare risposte rapide, ovviamente tenendo conto dei tempi tecnici da rispettare, ma siamo al lavoro da sempre, abbiamo dato sempre massima attenzione alla scuola e questo faremo nei prossimi cinque anni, intensificando il lavoro per le scuole, sia nell’accompagnare il processo educativo e didattico degli alunni, sia con la manutenzione degli edifici. Le scuole, la cultura – dice il sindaco Lello Abete– sono degli obiettivi di questa amministrazione e li perseguiremo con serietà, con il massimo sforzo possibile e con un occhio particolare verso questo settore. La manutenzione attuale è effettuata in vista del prossimo anno scolastico e, come sempre, la facciamo in questo periodo di chiusura delle lezioni; è una manutenzione ordinaria alla quale non è esclusa quella straordinaria, e, come già anticipato in qualche intervento precedente, abbiamo intercettato dei finanziamenti che sono ossigeno per l’amministrazione e consentono di avere la giusta attenzione anche sulla straordinarietà al fine di tutelare tutto il patrimonio scolastico comunale”.

Sant’Anastasia, in mostra i ricami fatti a mano alla festa di Capodivilla

Capodivilla si trova nel pieno centro storico del paese, un quartiere con una strada caratterizzata dall’essere stretta tra file di palazzi antichi, dall’alta densità abitativa. Un quartiere che vanta la presenza di un’antica arte e di artisti che ancora oggi caratterizzano l’intera comunità: il ricamo e le ricamatrici, donne che realizzano rigorosamente a mano lavori unici, che impreziosiscono lenzuola, coperte, tovaglie e quant’altro rientra nei corredi da sposa.

Sarà proprio la 41esima “tradizionale mostra dei ricami artigianali locali” in programma il 12 luglio il segno di apertura dei festeggiamenti civili in onore  della B.V. Maria SS. del Carmelo, con l’inaugurazione alle ore 21:00 a cura del Sindaco Lello Abete.

La festa religiosa, come comunicato all’Ente dal presidente dell’Associazione culturale “Maria SS. del Carmelo”,  Francesco Terracciano, iniziata il 7 luglio proseguirà fino al 17 luglio, ed è già stata preceduta dalla Peregrinatio Maria, una tradizione che vede la statuetta della Madonna “ospitata” nelle case delle varie famiglie del luogo, ove riunirsi per il Santo Rosario e la Messa. Arricchiscono il programma religioso le Sante Messe, le processioni, la consacrazione e l’imposizione dello scapolare ai nuovi iscritti all’ass.ne Maria SS. del Carmelo, mentre il programma civile è ricco di serate di musica, cabaret, canti, concerti bandistici e fuochi d’artificio.

Quella di Capodivilla è una festa che fa comprendere come Sant’Anastasia è veramente un territorio antico insigne per operosità, tradizioni religiose e civili, luoghi storici e reperti archeologici, oltre che paese  commerciale e turistico.

Affinché la festa del Carmelo riesca al meglio è l’intero quartiere ad adoperarsi, ideando manifestazioni preliminari come quella organizzata dall’associazione “Paranza Ciccill’ o’ Bar Rione Capodivilla” per promuovere la trasmissione ai giovani dell’identità di quartiere e la conoscenza della tradizione musicale, gastronomica, artistica e religiosa.

Intorno alla piccola ma antica e frequentatissima Chiesa, ruota una intera comunità guidata da padre Giacomo Verrengia, un parroco sempre attento a rafforzare la comunione fraterna dei fedeli, l’attenzione ai più poveri, agli ultimi.

“Entriamo in questi giorni nel vivo del rito della festa civile del rione di Capodivilla, ormai storica e credo sia la più antica, con la tradizionale festa di ricamo ad uncinetto, pezzi unici rigorosamente fatti a mano per i corredi da sposa, per la tavola e la cucina, il salotto o gli abiti. L’inaugurazione ed esposizione dei ricami sarà un momento molto bello e partecipato da tutto il quartiere. Un quartiere – specifica il sindaco Lello Abete – molto unito dal punto di vista sociale, molto campanilistico; sono persone che hanno a cuore le sorti del quartiere ed io, che amo lo particolarmente, mi trovo a mio agio, mi sento figlio di questo quartiere e questa festa la sento mia in modo speciale ed importante”.

Coop: firmato con i sindacati l’accordo per l’addio a Napoli. 20 licenziamenti incentivati ad Afragola e a Quarto

Dopo una lotta a muso duro ma non troppo e dopo qualche sciopero con relativa serrata dei negozi sindacati e delegati sindacali aziendali di Cgil, Cisl e Uil ieri pomeriggio hanno firmato l’accordo che consentirà alla società GDM dell’imprenditore campano Longobardi di acquisire i due Ipercoop di Afragola e di Quarto, ubicati rispettivamente nel centro commerciale Le Porte di Napoli e nel centro commerciale Quarto Nuovo. Si tratta di un accordo in qualche modo storico perché sancisce l’addio della Coop a Napoli e alla Campania. La cessione dei due impianti è stata fissata a lunedi 15 luglio. Ed è un addio che forse precede di qualche mese l’altra fuga annunciata da Auchan, la multinazionale francese che vuole lasciare l’Italia cedendo a Conad ipermercati e supermercati, anche gli ipermercati campani di Nola, Mugnano, Giugliano e Pompei (circa 700 dipendenti complessivi). In questo caso però la trattiva di cessione sembra molto più difficile perché pare che Conad al momento non voglia saperne degli ipermercati. Si vedrà. Comunque non sarà completamente indolore il passaggio degli Ipercoop napoletani alla GDM.  La società subentrante ha infatti firmato un accordo con i sindacati finalizzato al licenziamento incentivato di una ventina di lavoratori. Esodi che però in qualche caso saranno favoriti dall’aggancio alla pensione e da ulteriori incentivi. Oggi intanto le segreterie e le rsa di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil terranno con tutti i lavoratori partenopei dei due Ipercoop ceduti le assemblee informative sull’accordo appena raggiunto. Ma veniamo al contenuto del patto siglato ieri nella sede di via Medina, a Napoli, della Confcommercio. Previsto il passaggio dal contratto nazionale Cooperative al contratto nazionale di Confcommercio. In base a quanto dichiarato da Coop e dai sindacati non sussistono attualmente una contrattazione integrativa aziendale ed importi aggiuntivi al contratto nazionale di lavoro derivanti da accordi collettivi o aziendali pregressi. L’anzianità maturata da ogni dipendente fino alla data della cessione figurerà in busta paga come “anzianità convenzionale” e formerà parte della normale retribuzione. Gli scatti di anzianità maturati saranno non assorbibili ed utili al calcolo della normale retribuzione oraria. Eventuali differenze retributive dovute al passaggio dal contratto Cooperative a quello Confcommercio saranno armonizzate e riconosciute attraverso un superminimo individuale non assorbibile. L’orario di lavoro per il personale full time sarà di 38 ore mentre resterà invariato quello del personale part time. Inoltre la Coop “in via accezionale” erogherà col cedolino di luglio a tutto il personale da cedere il 50 % della una tantum prevista dal rinnovo del contratto nazionale di categoria. La società subentrante conferma poi che saranno garantite le agibilità sindacali e che riconosce le attuali rsa, le rappresentanze sindacali aziendali dei lavoratori. Per quanto riguarda infine i licenziamenti incentivati l’obiettivo accordato è di estromettere dalle attività 15 equivalenti full time, vale a dire più o meno una ventina degli attuali 322 dipendenti (178 quelli di Afragola e 144 quelli di Quarto). Nel caso di lavoratori da mettere in mobilità e che matureranno nei successivi 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro il diritto ad avere la pensione, a decorrere dal quarto mese di Naspi la società subentrante riconoscerà l’importo di 500 euro lordi per ciascun mese di Naspi. E per tutti i lavoratori da estromettere la subentrante riconoscerà un incentivo all’esodo di 30mila euro per i full time, da riproporzionare per i part time. Il taglio del personale dovrà essere concretizzato entro il 20 dicembre di quest’anno.

Sant’Anastasia, «Cuore d’Estate» per dire no alla camorra

0

Contro la violenza, contro l’usura, contro la camorra. L’evento porta la firma dell’associazione FDC, acronimo di Filomena De Cicco, uccisa nell’ottobre del 2005. Le sue figlie Martina, presidente dell’associazione, e Rosaria che un po’ ne è il volto, hanno omaggiato così la sua memoria: non solo lottando contro i soprusi ma aiutando giovani talenti, che in mancanza di supporto potrebbero scegliere strade sbagliate, ad emergere. L’appuntamento è per le 20 di domani, giovedì 11 luglio, in piazza Trivio, con un dibattito anticamorra al quale parteciperanno Rosaria Fornaro, avvocato specializzata in diritto di famiglia e tutela dei minori, insieme a Pasqualino Mauri, autore del libro autobiografico «Il figlio del boss». La serata, condotta dal giornalista Francesco De Rosa insieme a Stefania Di Pascale, è organizzata insieme con il Comune di Sant’Anastasia e vedrà, oltre ai saluti del sindaco Lello Abete, anche l’esibizione di giovani talenti: in primis Daniele Terracciano, giovane stilista all’esordio con la sua prima collezione, poi le cantanti Martina Barone, Rita Lanza e Chiara Abete. Lina Catapano reciterà un monologo antiusura.

 

Rosaria Fornaro

«L’associazione Fdc è attiva da anni sul territorio – racconta Rosaria Fornaro (qui trovate una sua intervista del 2015) – ci occupiamo di combattere la camorra e la violenza, con una forte rete di persone che ci permettono di individuare problematiche che vanno dalla violenza domestica alla tossicodipendenza, fino al disagio economico. Abbiamo puntato su talenti veri, sull’alternativa che può essere l’arte, la musica, la moda…il credere nei sogni, e aiutiamo questi ragazzi che in caso contrario sarebbero facile preda facile per la camorra. Oggi contiamo circa 500 iscritti e lavoriamo rispettando la dignità e la privacy delle persone che aiutiamo».

Daniele Terracciano, giovane promessa della moda, ha studiato al liceo classico. L’esordio con la sua prima collezione è motivo di grande soddisfazione, per lui e anche per l’associazione. «Daniele è un emergente in cui crediamo molto, cerca di imporsi e di imporre il suo sogno in una realtà abbastanza dura. Siamo lieti di patrocinare la sua prima collezione di quindici abiti – spiega Rosaria Fornaro – per noi è un grande orgoglio, come lo è presentare le bellissime voci di Martina, Rita e Chiara».

Il dibattito previsto nella serata si chiama «L’altra faccia della medaglia». Accanto a Rosaria Fornaro ci sarà Pasqualino Mauri, autore del libro «Il figlio del boss» (leggi qui). Un libro dove Rosaria c’è, seppure non facilmente individuabile tra i personaggi per chi non conosce fatti, persone e circostanze. «Ho voluto che ci fosse Pasqualino accanto a me – continua la Fornaro – perché per me simboleggia il cambiamento, la speranza, la dimostrazione che non importano le condizioni ambientali, ma la volontà di condurre una vita all’insegna del bene, vuol dire che tutti abbiamo la possibilità di scegliere».

Con Rosaria ci sarà, nella serata di domani, anche la sorella Martina che dell’associazione Fdc è presidente. «Da sempre lottiamo contro ogni tipo di sopruso – aggiunge Rosaria – e il messaggio che vorremmo passasse chiaro e forte è il nostro modo di sopravvivere: trarre il bene, il positivo, da ogni situazione».

 

Sant’Anastasia, domani il primo consiglio comunale dell’era Abete bis

Alle 17, 30 nell’aula consiliare di palazzo Siano, si terrà domani (mercoledì 10 luglio) la prima seduta di assise pubblica dopo le elezioni di maggio scorso.

La convalida degli eletti, il giuramento del sindaco, l’elezione del presidente (le voci danno per acclarato che la scelta cada sull’ex assessore alle politiche sociali, Rossella Beneduce) e del vicepresidente, la presentazione delle linee programmatiche, la comunicazione del decreto che nomina la giunta (e di conseguenze le relative surroghe in due casi), infine la nomina della commissione elettorale.

Rossella Beneduce

A presiedere la prima seduta sarà, almeno fino al voto che eleggerà il presidente, il consigliere “anziano” – ossia colui o colei che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale –  in questo caso la stessa Beneduce.

La giunta comunale

La giunta comunale è già stata presentata a fine giugno e tra gli assessori (Gelsomina Maiello, Carla Ardolino, Bruno Beneduce, Mariano Caserta, Alfonso Di Fraia) vi sono due eletti che dovranno dunque lasciare il seggio in consiglio ai primi delle rispettive liste. Al posto di Mariano Caserta (Fare Futuro) entrerà dunque in assise Gianni Rea, al posto di Alfonso Di Fraia (Cuore Anastasiano) ci sarà Costantino Beneduce. Quest’ultimo, odontoiatra, ha già esperienza da consigliere ma nella sua città, la vicina Somma Vesuviana, dove è stato eletto, in passato, già quattro volte. Gianni Rea, laureando in giurisprudenza, ha fatto parte dello staff di Abete ed è stato componente del direttivo del Forum dei Giovani.

Qui il link per “conoscere” meglio gli altri componenti del nuovo consiglio.

 

 

 

 

 

 

 

“Il nuovo contratto di lavoro a termine dopo la riforma della dignità”: convegno alla Camera

“Il nuovo contratto di lavoro a termine dopo la riforma della dignità”: il libro di Nicole Vinci e di Luca Lorenzo sarà al centro di un dibattito alla Camera dei Deputati con Renata Polverini, Roberto Speranza, Francesco Urraro, Cesare Damiano e Paolo Russo.

L’appuntamento é per le 15.30 di  mercoledì 11 luglio a Palazzo Theodoli, piazza del Parlamento 19. Presenti anche Antonio De Angelis e Marco Martorana, rispettivamente segretario e vicepresidente della Fondazione Aiga “T. Bucciarelli”. L’iniziativa é promossa ed organizzata dall’Associazione  Italiana Giovani Avvocati, dalla Fondazione Aiga e dall’associazione ProssimaMente.

Il libro esamina l’istituto del contratto a tempo determinato alla luce della riforma operata dal decreto 87/2018 poi convertito in legge. L’obiettivo degli autori é offrire un lavoro pratico all’esperto di diritto che così non solo può comprendere il percorso della riforma ma può anche riflettere sulle effettive conseguenze della norma.

Nicole Vinci é avvocato del foro Nola ed é esperta di diritto del lavoro. É attualmente componente della Fondazione A.I.G.A di alta formazione “T.Bucciarelli” nel dipartimento di accesso alla professione ed alla formazione specialistica.

Luca Lorenzo é avvocato del foro di Potenza specializzato in diritto del lavoro e della previdenza sociale. É segretario nazionale della Fondazione A.I.G.A.

Nola, la fondazione Hyria Novla pronta a sostenere il nuovo governo cittadino. Il presidente Felice Scotti: “lavoriamo per il rilancio della città e del territorio”

“Siamo pronti a collaborare con l’amministrazione comunale chiamata a grandi responsabilità per rilanciare Nola nei circuiti in cui merita di stare. Ecco perché facciamo nostro l’appello del sindaco Gaetano Minieri all’indomani di quella che si è rivelata una delle peggiori processioni dei Gigli e della Barca, pronti a dare il nostro contributo all’azione amministrativa”: con queste parole il presidente della Fondazione Hyria Novla Felice Scotti commenta gli ultimi episodi che hanno caratterizzato la città di Nola e che hanno spinto la fascia tricolore bruniana a prendere una posizione chiedendo scusa ai cittadini pur non avendo avuto colpe nella gestione della kermesse in onore di San Paolino già in corso quando è stato eletto.
“Siamo consapevoli della situazione in cui versa Nola, vittima di immobilismo per troppo tempo – continua Scotti – Ciò nonostante vogliamo dare fiducia a questo nuovo governo cittadino con l’auspicio che dia spazio alla voce della comunità con una viva partecipazione alle attività e che trovi la giusta sinergia con tutte le forze in campo a cominciare dalle associazioni. Ecco perché il nostro sarà un impegno costruttivo con proposte serie che presenteremo appena ci sarà data la possibilità. Un discorso avviato già nel corso della gestione commissariale in occasione delle celebrazioni bruniane quando siamo stati promotori dell’istituzione di un centro studi su Giordano Bruno. A tal proposito – prosegue il presidente Scotti – ci meraviglia la mancata convocazione in Municipio ad un incontro tenutosi nei giorni scorsi per mettere su un programma di idee per partecipare ad un bando regionale così come ci è stato riferito da alcune indiscrezioni. Siamo certi che si sia trattata di una pura dimenticanza o superficialità da parte degli addetti ai lavori e dei funzionari che, con noi ed insieme ad altre realtà associative, avevano già condiviso il percorso avviato con il commissario. Occorre rimboccarsi le maniche come ha più volte precisato il sindaco Minieri per un’azione progettuale concreta”.

Somma Vesuviana tra tradizione e leggenda: ‘O Munaciello

Ogni volta che prendiamo a scrivere – afferma lo studioso Angelo Di Mauro –  c’è qualcosa che ci dice di rinviare. Ci sentiamo restii ad affrontare gli argomenti che stiamo trattando. C’è come una paura non rivelata a non infastidire i santi e demoni che dormono.

Eppure per un attimo –  continua Angelo  –  ci siamo rivisti adolescenti correre per le vie buie del Casamale, quando si correva nei pressi della Collegiata o nel vicolo delle Campane e poi si faceva ritorno all’Azione Cattolica sita nell’altra chiesa di San Pietro. Questo luogo era famoso per la comparsa di uno spirito chiamato  ‘o munaciello. Dallo spiazzo innanzi alla chiesa, nei pomeriggi caldi del gioco estivo del calcio con palle di pezze raccolte in una calza, spesso c’eravamo alzati sulle punte dei piedi a scrutare le cime dei tetti a sinistra della Collegiata nel quartiere storico. C’era sempre chi credeva di vedere la testa del munaciello. In effetti qualcosa su quei tetti c’era, tantoché scoprimmo in una vecchia foto panoramica di Somma la presenza di un fuso bianco che contrastava col rosso dei tetti. Cominciate le ricerche, finimmo sui lastrici di quello che era stato secoli addietro il monastero di S. Maria della Sanità annesso alla chiesa omonima prima che diventasse l’Insigne Collegiata. Sotto un eternit di plastica verde trovammo una strana testa di marmo, corrosa dalla pioggia, che ci voltava le spalle. Erano distinguibili un tuppo femminile e i numerosi capelli raccolti intorno alla fronte. La statua presentava il naso maciullato e pochi altri tratti definiti. Eppure le donne del cortile insistevano nel confermare che quello era il munaciello, poi si scoprì che la statua proveniva da un tempio pagano del Casamale. Ma le apparizioni dello spiritello erano una cosa ben diversa dalla fredda rappresentazione marmorea di quel busto. O Munaciello è, tuttora, nell’ immaginario collettivo uno dei personaggi leggendari più conosciuti dai napoletani ed è rappresentato da un ragazzino con il volto sfigurato o da un uomo di bassa statura, abbigliato con un saio e fibbie argentate sulle scarpe. La novantenne sommese Carolina Nocerino di via Piccioli raccontava spesso che di notte nella stanza da letto sentiva un’ entità che si lavava nel bacile situato nell’ angolo della porta. Anche i rumori dell’armadio venivano attribuiti al monaciello. Carolina e il marito lo accettavano senza fare tragedie.

Matilde D’Avino, invece,  raccontava che lo spiritello si manifestava in diversi modi: con un ticchettio sotto il tavolo, come vento nella stanza, aprendo un armadio, cigolando nei mobili in genere, mettendo l’acqua nel bacile, facendo comparire dei soldi sul comò, nascondendo degli oggetti e facendoli poi riapparire. Compariva spesso sulla cima delle scale che portavano al suppigno dove si allevavano galline e piccioni. Si divertiva a fare un sacco di dispettucci, oltretutto teneva compagnia ed era servizievole, ma non voleva essere tradito. Guai a rivelare la sua presenza in casa. Era geloso della confidenza che gli uomini accordavano normalmente alle giovini donzelle della famiglia. Se ne poteva innamorare e allora cominciava a proteggerle in modo particolare. La casa, ad un certo punto, era come se avesse trovato una miniera d’oro. Mariuccia, una altra donna del Casamale, trovava per casa sempre dei soldi sul comò e negli stivali del marito. Non sapendo spiegare l’accaduto, rivelò il caso a un medium del posto. Il munaciello si offese così tanto che, la notte stessa, si piantò sullo stomaco della donna, le sciolse le trecce di capelli e prese a dirle: A notte ‘a faie p’ ‘o juorno e ‘o juorno ‘o faie p’ ‘a notte. Per tenerlo buono bisognava cucinargli un piatto di fagioli. In una casa in via Castello, addirittura, lo spiritello aveva preso l’insana abitudine di coricarsi tra moglie, marito e figli. A Mariuccia, invece, il monacello faceva i bisogni in mezzo alla stanza da letto e nei calzini. Non sopportando il fetore, la donna decise di cambiare casa. Durante il trasloco, vide il monaco con una sedia sul capo che scendeva le scale insieme agli addetti allo sgombero. Alla domanda di Maria: Addò vaie néh munacié?. Il gobbo spiritello rispose: Vaco a casa nova. A Carmela Di Mauro, invece, lo spiritello gli portò via dal cassettone della camera ogni sorta di biancheria fino a spogliare la casa di ogni arredo. ‘O munaciello a chi arrichisce e a chi appezzentisce, così recitavano le ricamatrici del Casamale, mentre lavoravano nei mesi caldi sull’uscio dei pianterreni con le loro sottane e i grembiuli bianchi. La scomparsa dei munacielli, secondo la tradizione contadina, risalirebbe al fatto che un Papa benedisse i monacielli e se li ritirò.

Questi spiritelli, potrebbero facilmente identificarsi con il Lemures, i Lares o i Manes dell’antica Roma, intesi come spiriti della casa della famiglia. L’antropologo Ernesto De Martino era prettamente convinto di ciò. Non pare superfluo aggiungere che la figura del munaciello possa, addirittura, accostarsi al genius cucullatus: il fanciullo con mantello e cappuccio disegnato sui monumenti sepolcrali romani e celtici. Roberto De Simone, nella sua La Gatta Cenerentola, lo presenta come la malombra di un frate che appare sui tetti e nelle case antiche con una voce falsettata, infantile e stridente.  Matilde Serrao, infine, nella sua opera Leggende Napoletane  fa riferimento alla vera storia che risale al 1445: l’amore impossibile tra Caterinella Frezza, figlia di un ricco mercante, e il garzone Stefano Mariconda. Il loro amore era contrastato dalla famiglia di lei, per cui i giovani amanti si incontravano clandestinamente. Stefano, tutte le notti, seguiva un percorso sui tetti di Napoli per arrivare a Caterinella. Una notte fu assalito e gettato nel vuoto sotto gli occhi della povera amante. La donna, poco dopo, accortasi di essere incinta, si rifugiò in un convento della zona dove diede alla luce un bambino piccolo di statura e deforme.

La donna implorò grazia alla Madonna di farlo crescere sano e forte, ma così non fu. Cominciò, quindi, ad abbigliare il figlio con un piccolo saio da monaco e un cappuccio che nascondeva parte del viso. Fu così che il popolo gli attribuì il nome di munacielloschernendolo e prendendolo in giro di continuo per la sua testa troppo grossa rispetto al corpo e per il ribrezzo che faceva loro. Quando Catarinella morì, la situazione peggiorò in quanto il munaciello fu incolpato per ogni sorta di male o avvenimento nefasto. Il munaciello sparì misteriosamente poco tempo dopo e voce di popolo diceva che fosse stato portato via dal diavolo. La Serao aggiunge che furono ritrovate delle ossa in un condotto sotterraneo, quasi certamente appartenenti al nano, e ipotizza anche che i parenti della madre abbiano potuto assassinarlo. Certo è che queste storie hanno sempre arricchito le serate buie dei tempi passati, nelle lunghe serate d’inverno, tra i miagolii dei gatti e ombre furtive.