Somma Vesuviana,  una piazzetta alla memoria di don Armando Giuliano

La Commissione toponomastica, in riferimento alla richiesta pervenuta dall’Accademia Vesuviana di tradizioni etnostoriche,  ha proposto all’amministrazione comunale di intitolare ufficialmente la piazzetta antistante la chiesetta della Vergine di Castello al compianto don Armando Giuliano.

Prima del 2005 in quella piazza era già collocata una targa dedicata al vecchio rettore della chiesa che ne indicava popolarmente la denominazione. Fu tolta nel 2006 per un’esigenza relativa al restauro. Don Armando Giuliano nacque a Somma Vesuviana il 5 gennaio del 1917 dal colono Francesco  e da Maria Romano. Insieme al fratello Salvatore (1908 – 1996), divenuto Monsignore, fu il simbolo di una di quelle famiglie umili e numerose dell’antica strada Costantinopoli.  La famiglia Giuliano, addirittura, era già presente a Somma nel 1744, come ci attesta il Catasto Onciario borbonico di quell’epoca. Monsignor Giuseppe Giuliano, figlio di un cugino di Don Armando, è l’attuale Vescovo di Lucera – Troia.  La vocazione sacerdotale, in quella famiglia, fu attinta dallo zio materno Costantino Romano (1866 – 1939), che fu Canonico dell’Insigne Collegiata di Somma. Prima di essere parroco della gloriosa Parrocchia San Pietro a Somma Vesuviana nel settembre del 1951, Don Armando fu Prefetto d’Ordine nel Seminario Vescovile di Nola nel 1941, Vicario Cooperatore a San Pietro a Scafati nel 1942, Vicario Cooperatore a Mugnano del Cardinale nel 1944 e, infine, ancora Vicario Economo a Mugnano del Cardinale nel 1948. Nel 1957, infine,  fu nominato Rettore della Chiesa di Santa Maria a Castello. Vissuto sempre a Somma, era un appassionato lettore e abbonato a numerose riviste religiose: l’Osservatore Romano, La Campana, La Via e Fides.  Durante i primi mesi alla guida della Parrocchia, sembra che l’accoglienza a Don Armando  non fu delle migliori, come riferisce il prof. Gennaro Mirolla.  In una relazione inviata alla Curia Vescovile di Nola, il parroco denunciava di essere stato oggetto di una forte opposizione, per partito preso; ora qualche volta per ignoranza. Nonostante ciò, Don Armando riferiva che la popolazione del posto – circa 400 famiglie – affidata alle sue cure, aveva buone qualità di attaccamento alle funzioni della Chiesa e alle tradizioni religiose, ma non mancava nel quartiere una certa ignoranza religiosa e sue conseguenze, che egli cercava di estirpare con l’istruzione catechistica. Nella sua giurisdizione parrocchiale esistevano numerosi edifici sacri: la Chiesa del Bambino Gesù dei Padri Trinitari, la Chiesetta di Santa Maria a Castello, la Cappella del Palazzo Tafone, la Cappella di Santa Maria delle Grazie a Castello e la Cappella delle Suore Trinitarie. Le processioni, che gestiva, erano cinque: Sant’Antonio Abate, Cristo Morto, San Gennaro, Corpus Domini e Rogazioni. Il tentativo di Don Armando era di farle svolgere secondo le giuste prescrizioni diocesane, ma non mancavano difficoltà nella gestione, come ad esempio la durata e lo sparo dei fuochi d’artificio. La maggior parte dei Casamalisti  – continua Mirolla – partecipava alla messa e alle funzioni solenni come la novena di Natale, i Venerdì dell’Addolorata, le Quaranta ore, il triduo Pasquale e la festa di San Gennaro. Don Armando durante le celebrazioni cercava in tutti i modi, attraverso l’istruzione religiosa, di porre rimedio alle carenze in fatto di fede e di arginare il mal costume del turpiloquio molto diffuso nel quartiere murato, di limitare le ingerenze dei laici nella festa patronale e nelle processioni religiose. Famose sono rimaste le sue diatribe con i governatori dell’Arciconfraternita del Pio Laical Monte della Morte e Pietà sull’organizzazione della processione dell’Addolorata con il Cristo Morto. L’istruzione religiosa era un tema particolarmente caro al nostro prete che lo raccomandava in maniera significativa alle numerose associazioni laicali. Nel 1957 l’Amministrazione Comunale, d’accordo con il Vescovo di Nola, dopo aver riscattato la Chiesa di S. Maria a Castello dalle Suore Bigie di Sant’Elisabetta, lo nominò Rettore del luogo sacro. Da allora famose sono rimaste le tradizionali sagre che, al fiorire della primavera, si rinnovavano sulle pendici del Monte Somma, con fiamme e canti di fede, che richiamavano sempre più numerose la gente dei paesi vicini come Sant’Anastasia, Marigliano e Pomigliano. I fedeli, attratti dalla sua bontà, accorrevano numerosi al Sacro Monte, in quel luogo che aveva reso ricco di bellezza e di gloria nel tempo. Grazie al suo impegno, nel 1963 fu fatta costruire, dall’Amministrazione Provinciale, una strada che collegava il paese al Santuario sul vecchio cannalone d’accesso alla Rocca di Somma.  L’anno seguente  vi fu l’approvazione di nuovo progetto per supplire al quel vetusto e piccolo luogo sacro, insufficiente a contenere i numerosi devoti in pellegrinaggio.  Nei suoi racconti da insegnante di religione, si soffermava a parlare del Tempio della miracolosa Vergine di Castello che nei momenti più tristi della nostra storia, aveva sempre disteso il suo celeste manto a protezione della nostra città. Don Armando se ne andò per sempre nel 1995, lasciando un segno indelebile nella vita di tutti noi.

 

 

San Vitaliano, tentata estorsione alla madre: 28enne in manette

La notte scorsa i carabinieri della stazione di San Vitaliano hanno arrestato un 28enne, colpevole di aver appena aggredito la madre per denaro.
Il ragazzo, già noto alle forze dell’ordine, voleva i soldi per comprare la droga.
La mamma era vittima di vessazioni simili da mesi ma non aveva mai sporto alcuna denuncia. Questa volta però la chiamata al 112 ha permesso l’arresto del 28enne per tentata estorsione e maltrattamenti in famiglia.
Dopo le formalità è stato tradotto in carcere.

Incendio a Sarno, Legambiente: “subito la messa in sicurezza della montagna”

“Il fronte dell’incendio e la sua rapida diffusione difficilmente fa pensare al destino cinico e baro. Sarà la magistratura a fare luce sui colpevoli ma chiunque sia stato l’incendio del Monte Saretto a Sarno è opera di gente senza scrupoli”. A sottolinearlo in una nota Mariateresa Imparato presidente Legambiente Campania incendio che ieri sera ha colpito Monte Saretto a Sarno.

“Dopo le fiamme, ora è il momento di intervenire nella messa in sicurezza della montagna, intervenire presto e bene. Con l’arrivo delle prime piogge autunnali – aggiunge -, che in seguito anche ai cambiamenti climatici in atto, negli ultimi anni si presentano in modo violento e rapido, la reale preoccupazione é che si possano generare potenziali eventi franosi ancor più visto la mancanza di copertura vegetale distrutta dal fuoco che ha colpito il monte Saretto.Si convochi in tempi brevi un tavolo istituzionale tra Ministero Ambiente ,Regione Campania, comune e protezione civile per mettere in atto tutte le procedure e le azioni per bonificare l’area colpita dalle fiamme e mettere in sicurezza la montagna. Prevenire per tutelare e garantire la sicurezza dei cittadini di Sarno. A partire dalla memoria, dalle immagini e dalla lezione di Sarno di 21 anni fa”.

(fonte foto: fanpage.it)

VingustandoItalia, ristoranti tutti uguali…o no?

 

Il problema principale è che spesso ci si dimentica del significato della parola RISTORANTE…

Sono un cultore del mangiar bene e del bere bene, ma spesso mi è capitato di andare presso ristoranti ed avere sorprese negative di ogni tipo. Mi direte, ma a chi non è capitato? Dal mangiare un piatto di pasta che chiaramente era pre cotta, al dover attendere tempi biblici per iniziare a cenare, di far sostituire spesso e volentieri le posate perché visibilmente sporche, cosi’ come i bicchieri macchiati da impronte e calcare, di dover convivere con un cameriere che si intrometteva nei discorsi, di bere un caffè disgustoso in un locale in cui si era cenato molto bene, di consultare menu unti e bisunti, o peggio vedersi arrivare il conto senza averlo richiesto, e molte altre disavventure ancora. E questo in locali di fascia medio-alta, lasciando quindi perdere completamente tavole calde, fast food, o ristoranti a menu fisso. Il problema principale è che spesso ci si dimentica del significato della parola RISTORANTE, Il termine deriva dal latino restaurare; e dal francese restaurant ed indica il luogo in cui si esercita il servizio di distribuzione di pasti completi appositamente preparati su richiesta dei clienti. Nel linguaggio comune il ristorante vero e proprio si differenzia da altri esercizi pubblici addetti alla ristorazione (osterie, trattorie, tavole calde ecc.) per la qualità delle preparazioni, del servizio e dell’allestimento formale dell’ambiente. Il ristorante, dovrebbe essere un luogo dove far tornare le forze del corpo e della mente, dove sentirsi coccolati, ammaliati, un pò come a casa propria, ma avendo a disposizione il personale che cucine e serve al posto tuo. Intorno alla tavola si mangia, si dialoga, si mettono insieme esperienze e differenze. Ogni atto legato al cibo, anche il più semplice e quotidiano, esprime una cultura. E dentro ci passano gusti e sapori, ma anche storie e saperi. Dentro al cibo, e attorno alla tavola, ci sta il mondo. Con tutti i suoi colori, sfaccettature, narrazioni. A qualsiasi latitudine accada. In qualsiasi posto ci si trovi. In qualsiasi epoca si sia vissuti. A qualsiasi tavola si sia seduti: da quella del refettorio della scuola pubblica sino a quella di un pranzo regale; dall’umile pasto di una famiglia contadina fino al cibo sigillato delle mense aziendali e scolastiche. Ogni gesto, anche il più povero e quotidiano, porta con sé una storia ed esprime una cultura. Attorno alla tavola si mangia e, al tempo stesso, si dialoga, si mettono insieme esperienze e differenze, si trova un accordo o ci si riconosce nelle reciproche disuguaglianze. Attorno al cibo possiamo scoprire la nostra storia personale e, insieme, quella della collettività. Esso è conoscenza, incontro e, prima di tutto, condivisione. Nell’antica Grecia il pasto principale era detto logodeipnon, vale a dire banchetto di parole. «Non ci invitiamo l’un l’altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere insieme» afferma Plutarco. La parola convivio (dal latino, cum-vivere) mette sullo stesso piano il vivere insieme e il mangiare insieme. A tutti i livelli sociali la partecipazione alla mensa comune è il primo segno di appartenenza al gruppo. Ancora oggi, in varie espressioni dialettali, la casa si identifica con il cibo: “Andiamo in casa”, nel lessico tradizionale romagnolo, vuol dire “entriamo in cucina”». Preparazione, assunzione, condivisione del cibo non sono altro che la grande metafora della vita. Ogni volta inedita. Tutte le volte carica di sorpresa e stupore. Nel cibo pronto sulla tavola, sia esso un piatto stellato che una semplice frittata con le erbette raccolte nei campi, possiamo scorgere una serie contagiosa di gesti d’amore. Quindi chi fa il Ristoratore dovrebbe capire che è un mestiere che è cambiato e la figura del proprietario-cuoco-caposala che fa un po’ tutto lui è destinata a soccombere, così come quella del ristorante indifferenziato che pur fino a 10 anni fa prosperava senza grossi problemi. Oggi il ristoratore è un imprenditore e, come tale, si occupa della gestione del locale, del prodotto (i piatti e le materie prime), dell’acquisizione clienti, delle strategie di marketing e di molte altre cose ancora. Pensare, come purtroppo fanno ancora in troppi, che basta lavorare bene secondo il principio: qualità, convenienza , è retrogrado e dannoso. Non sempre, anzi, quasi mai, i ristoranti di maggior successo sono quelli in cui si mangia meglio. E talvolta anche i ristoranti delle grandi “star” televisive non ottengono grandissimi margini di guadagno (anche perché i loro guadagni spesso sono altrove, ossia in tv, appunto, o tramite le sponsorizzazioni), a dimostrazione del fatto che il concetto “qualità-convenienza” è ormai assolutamente superato. Spesso è incompetenza, certo, perché in tantissimi in questi anni si sono buttati su un lavoro pensando che fosse tutto molto semplice. Talvolta è arroganza, perché il ristoratore deve mandare avanti la baracca, e il ristorante è una baracca molto difficile da governare e, in quanto tale, egli crede di non aver bisogno dei consigli e dell’aiuto di nessuno, men che meno da parte di persone che nella vita non hanno mai avuto un locale e non sono abituate a “sporcarsi le mani”. Quasi sempre è incapacità di stare dietro ai cambiamenti, di comprendere che i clienti non sono polli da spennare e che, anche se cresce la maleducazione, sono sempre loro ad avere il coltello dalla parte del manico. Attorno alla tavola si stabiliscono, e riaffermano, le relazioni, anche di potere, all’interno della famiglia e del gruppo. Guardando una tavolata con occhio attento si capisce che non tutti i commensali sono uguali. Bisogna leggere e decodificare chi mangia cosa, con che ordine. L’atto del mangiare rivela la classe sociale e la gerarchia. ll luogo più familiare all’essere umano fin dall’antichità, il luogo dove ancora oggi è possibile esercitare quotidianamente la condivisione del cibo è la cucina, è stare seduti intorno ad una tavola, preludio indispensabile affinché la tavola si trasformi da arredo in strumento di comunione. Cucinare e condividere il cibo a tavola, infatti, sono azioni umane, solo umane, non conosciute dagli altri esseri viventi sulla terra. Sono, di fatto, umanesimo, perché chiamano e richiamano uomini e donne, convocano vegetali, animali e anche minerali (il sale…) e cantano il sapore del mondo. E tutto questo in un ritmo solamente umano. Sono ancora alla ricerca di un luogo(ristorante) che esalti oltre che le mie papille anche le mie emozioni, la mia mente, la mia anima…

 

Somma Vesuviana, successo per la quarta edizione di «Crisommole»

La quarta edizione di “Crisommole”, promossa ed organizzata da “gli Amici del Casamale” ,  si conclude con successo  nel suggestivo Castello D’Alagno .

Si è conclusa venerdì sera nel Castello D’Alagno la quarta edizione della kermesse «Crisommole». Come sempre, ad organizzarla, l’associazione Amici del Casamale che annuncia di essere già al lavoro per realizzare l’edizione 2020, augurandosi di riuscire a coinvolgere nella organizzazione tutte quelle attività che direttamente (agricoltori e produttori) o indirettamente (trasformatori e pasticcerie) sono collegate a questo prodotto di eccellenza del vesuviano e che per vari motivi sta attraversando un periodo di difficoltà.

Presenti alla serata, oltre al sindaco Salvatore Di Sarno, l’assessore alla cultura del comune di Somma Vesuviana Floriana Pirozzi che si è complimentata con gli organizzatori per la riuscita di questo evento, affermando che lo stesso potrebbe diventare un appuntamento fisso di ogni primavera.

Il consigliere Angelo De Paola (che, in sintonia con l’amministrazione Di Sarno, ha fortemente voluto si riprendesse un vecchio regolamento e si formasse una consulta comunale con la quale affrontare problematiche legate al mondo agricolo locale) ha affermato che manifestazioni come questa sono molto utili ad un processo di conoscenza e valorizzazione delle albicocche locali.

Stessa considerazione arriva dalla consigliera Adele Aliperta, la quale ha aggiunto che simili kermesse possono essere utili non solo al mondo agricolo ma anche allo sviluppo dell’intero territorio.

É tornato, per Crisommole, anche l’architetto Sandro Tafuro, professore all’Università Federico II di Napoli, che ormai è diventato un assiduo frequentatore del Borgo, rivelando come sia arrivato a Somma per lavoro (visto che sta conducendo delle ricerche per l’università) e sia rimasto affascinato dei Sommesi e delle loro tradizioni. L’architetto, che ha partecipato al convegno tenutosi a fine giugno, ha fatto sua la causa e ha portato a conoscenza la situazione delle nostre albicocche ad un incontro della CIA (associazione nazionale di categoria di Agricoltori Italiani) tenutosi a Benevento qualche settimana fa.

Ad esibirsi in un concerto molto coinvolgente è stata la Miglio’s Band, un gruppo musicale formatosi nel 2018 grazie al chitarrista e vocalist Umberto Miglio, che ha trascorsi anni di gioventù vicino alla famiglia dei noti musicisti Da Vinci e ha partecipato al film “Il Motorino”. La band ha proposto pezzi in lingua spagnola toccando i generi Santana, boleros e Bossa nova

A nome degli Amici del Casamale, la bella e brava portavoce e presentatrice Dora Rossi, a fine serata, ha ringraziato tutti i residenti del borgo che come sempre si sono privati dei loro spazi mettendoli a disposizione dell’associazione per la realizzazione della manifestazione. L’appuntamento con la kermesse Crisommole  è per la  prossima primavera ma l’attività dell’associazione Amici del Casamale prosegue e  a breve verrà presentato un doppio evento fissato per novembre.

“La carne alla pizzaiola”, il “piatto” di Navarra, il “re di Poggioreale”, che nel 1947 riportò a Napoli il tesoro di San Gennaro

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Un piatto dalle molte storie: la disputa tra chi preferisce la “colarda” e chi usa “ il lacerto”; la severa polemica contro chi osa sostituire l’aglio con la cipolla; le qualità del sugo che un “chianchiere” di lunga esperienza giudicava “pretenuso”; il duello tra chi lo ritiene un piatto inventato dai Napoletani, e chi pensa, invece, che sia un piatto “nazionale”.  La passione per la “carne alla pizzaiola” di Giuseppe Navarra, il “re di Poggioreale”, che nel 1947 riportò a Napoli, da solo, il tesoro di San Gennaro che durante la guerra era stato custodito in Vaticano.

 

Ingredienti (per 4 persone):  4 fette di “colarda” di vitello ( ma c’è chi preferisce il “lacerto”),  400 grammi di pomodoro ( “pelati in scatola”), origano, 2 spicchi di aglio, olio, sale, pepe. In una padella vanno messi olio e spicchi di aglio; quando questi si “indorano”, bisogna toglierli, per poi versare i pezzi grossi dei “pelati” tagliati con il coltello,  e, insieme, il sale, il pepe, l’origano. Dopo una decina di minuti, nel sugo che si è evidentemente “ristretto”, si calano le fette di “colarda”, che verranno ricoperte da veli densi  di sugo di pomodoro.  Bisogna evitare che la carne si asciughi eccessivamente.  La “carne alla pizzaiola”  molti la consumano non a taglio, nel piatto, ma sbocconcellandola  in una pagnotta di pane casareccio che non sia tanto morbido da farsi infiltrare totalmente dal sugo. Il sugo deve restare intorno alla carne, come un denso velo.

Mia madre era assolutamente convinta che  per la “carne alla pizzaiola”, un piatto tradizionale della sua famiglia di cavallari e di cocchieri,  era adatto un solo taglio, “la colarda”. Ma non una “ colarda” qualsiasi: serviva quella fibrosa e succosa che si trovava soltanto da un macellaio, Don Giovanni, sul confine tra Somma e Pomigliano, grande amico di mio zio Pippone. Questa straordinaria “figura” di “chianchiere”  esaminava i quarti di vitello con l’occhio dell’orafo e con la mano dell’orafo tagliava le fette, e ogni fetta la mostrava, in controluce, sollevandola in alto tra il pollice e l’indice, come un capolavoro. E raccontava. Raccontava dei suoi amici, dei suoi “compari”, di certi giorni passati a Procida, “Pippò, tu ‘o ssai, in quei tempi là il mercato della carne in mano a chi stava”. E un giorno ci parlò di un suo amico, Giuseppe  Navarra, il “re di Poggioreale”, che era “pazzo” per la “carne alla pizzaiola”, e la mangiava però solo chiusa in una pagnotta di pane casareccio, che non fosse troppo morbida e “mollicosa”, per non offendere il sapore del sugo: il sugo della “carne alla pizzaiola”, si sa, è “pretenuso”, intraducibile variante vesuviana del napoletano  “pretenziuso”, che significa un misto di “giustamente superbo”, e di “un po’ troppo vanitoso”:  insomma è un sugo che  “si fruscia”. E quando penso alla lezione di Don Giovanni “’o chianchiere”, mi dico che sarebbe bello classificare ogni piatto della tradizione vesuviana e napoletana con una sola parola  della lingua vesuviana e napoletana, con una parola che esprima, in un breve giro di sillabe suggestive, come un titolo nobiliare, la musica dei sapori, dei colori, degli odori. La memorabile lezione del sugo “pretenuso”…..

Ci raccontò, Don Giovanni, che il suo amico Giuseppe Navarra, il  “re di Poggioreale”,  nel 1947, accompagnato solo da un principe, si recò a Roma a riprendere il tesoro di San Gennaro che durante la guerra era stato messo al sicuro in Vaticano. E  Don Giuseppe  fece questo viaggio, autorizzato, e forse pregato, dalle autorità religiose, civili e militari. Il tesoro venne riportato a Napoli: l’arcivescovo Alessio Ascalesi avrebbe voluto ricompensare don Giuseppe Navarra,  ma  lui, il “principe dei guappi”, i soldi li fece distribuire ai Napoletani che ne avevano bisogno. Giova ricordare che quella trasferta non fu una passeggiata: le strade erano “controllate”da “sbandati” e da delinquenti che cercavano di approfittare del disordine generale: la fame spingeva alla rapina e al delitto anche chi non aveva la vocazione per il crimine.

Pensai allora  che il “chianchiere” avesse usato molto colore e molta fantasia nell’imbastire il suo racconto – sapeva che mio zio Pippone era affascinato da certe storie e da certi personaggi -, ma poi le cronache e i libri mi hanno confermato che le cose andarono proprio così, che Navarra si recò a Roma, il 26 gennaio 1947, accompagnato dall’ottantenne principe Stefano Colonna, vicepresidente della Deputazione del Tesoro di San Gennaro, e dall’autista che guidava la Fiat 22.

Ma forse questa è una storia che merita un racconto più lungo. Chi sa se durante il viaggio don Giuseppe Navarra si sostenne con pagnotte farcite di “carne alla pizzaiola”: ma il principe Colonna avrebbe tollerato questa  “marenna cafona”?

 

Tumore al seno, a Nola si corre per la ricerca: domenica in città la passeggiata non competitiva

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Lo start è previsto per le 9.30 di domenica 22 settembre in piazza Duomo. Da qui partirà un corteo che  toccherà le principali piazze della città aperto a tutti. Alla passeggiata, infatti, ci saranno uomini, donne e bambini che con zainetto in spalla, t-shirt e cappellino  cammineranno insieme per una giusta e nobile causa: contribuire alla ricerca per la lotta al tumore al seno. Arriva alla II edizione l’iniziativa “EXPERT FOR LIFE”, la passeggiata non competitiva di 3 km organizzata dall’associazione “United for life” di cui è presidente Angela Carbone, giovane mamma della città di Nola  da sempre impegnata nel sociale per la lotta al tumore al seno. Non a caso fu lei a concepire l’idea lo scorso anno dopo una lunga battaglia contro il cancro. L’evento, presentato l’altra sera in conferenza stampa nella chiesa dei Santi Apostoli di Nola, servirà  a raccogliere fondi da destinare alla BREAST UNIT dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, centro d’eccellenza di tutto il Sud d’Italia per la prevenzione e la cura del tumore al seno. Lo scorso anno l’iniziativa raggiunse oltre duemila iscritti e si chiuse  con un assegno di 8.000,00€ consegnato direttamente nelle mani dei medici del centro di eccellenza napoletano. Una somma importante raggiunta attraverso le donazioni dei tanti partecipanti a fronte dell’acquisto di un kit – “il kit per la vita” – composto da zainetto, t-shirt e cappellino realizzati appositamente per l’occasione.
“Un momento di condivisione che vuole accendere i riflettori su un tema importante come la prevenzione – spiega Angela Carbone – La passeggiata di domenica non vuole essere una semplice iniziativa dimostrativa ma una reale opportunità per tutte quelle donne che lottano contro il male oscuro e che solo grazie ai centri di eccellenza, come la BRESAT UNIT, riescono a tenere viva la speranza. Strutture all’avanguardia con una diagnosi precoce sono indispensabili per aumentare la probabilità di guarigione. Ringrazio quanti hanno reso possibile tutto questo – conclude Angela – a cominciare da EXPERT PARENTE, official sponsor dell’evento e tutti i partner coinvolti, come: acqua MOOD, grafica Napolitano, il Mattino, Playanimation, Ndb, Fratelli Pizza, SIAE per il gratuito patrocinio e Liguori  Florist oltre tutti coloro che hanno contribuito e patrocinato questo progetto fin dall’inizio investendo risorse ed energie”.
Al termine della passeggiata il programma si prevede un incontro informativo con l’equipe di medici della BREAST UNIT nella chiesa dei Santi Apostoli in via San Felice.

Un concerto jazz sulla ‘voce’ del Vesuvio: oggi il grande evento a Quota 1000

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I geologi, con apposite apparecchiature, ascolteranno i movimenti, il ‘respiro’, la ‘voce’ del Vesuvio, e la trasformeranno in una sequenza di note. La traccia che sarà ricavata sarà trasferita ai musicisti (il quartetto jazz di Marco Guidolotti, il sassofonista della band di ‘Ballando con le Stelle’), che saranno chiamati ad interagire, improvvisando, con i suoni prodotti dal Vesuvio, in una sorta di jam session, dove il ruolo di leader verrà svolto proprio dal vulcano. Un grande evento che ha il sapore della terra e della magia.

 

Oggi pomeriggio, alle ore 16.30, il vulcano impugnerà il microfono, dando vita a un concerto suggestivo, e assolutamente unico nel suo genere.

Una veste insolita, per il gigante dormiente, con un nome che è tutto un programma: ‘Concerto Vesuviano Jazz and Rocks’. Un progetto scientifico musicale che nasce dalla collaborazione tra la Città Metropolitana di Napoli, l’Ordine dei Geologi della Campania, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, EMusic, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il Comune di Ercolano e i Licei Musicali della Città Metropolitana di Napoli.

 

L’accattivante progetto di stampo scientifico e musicale si svolgerà a Quota 1000 metri. Tanti appassionati e semplici curiosi avranno la possibilità, gratuitamente, di godersi un evento semplicemente irripetibile. A prendere forma, sarà infatti una vera e propria trasposizione musicale dei suoni del vulcano, della sua ‘voce’, intitolata con una certa verve evocativa “Concerto Vesuviano”. Un titolo nato da un’idea di Vincenzo Morra docente al Distar, dell’Ordine dei Geologi della Campania e di Antonio Menghini, Responsabile del progetto scientifico E-Music.

 

A rendere possibile l’insolita esibizione è la cosiddetta E-Music (Musica Elettromagnetica), che nasce dal frutto della trasformazione in note musicali (sonificazione) della risposta del sottosuolo ad un impulso specifico EM (elettromagnetico). In pratica, i geologi ‘ascolteranno il respiro, la voce’ del Vesuvio, e la trasformeranno in una sequenza di note. Questa traccia sarà trasferita ai musicisti (il quartetto jazz di Marco Guidolotti – il sassofonista, tra l’altro, della band della trasmissione RAI ‘Ballando con le Stelle’ – con Felice Tazzini al piano, Valerio Vantaggio alla batteria e Francesco Pierotti al contrabbasso, coadiuvati dal responsabile artistico del progetto EMusic, il chitarrista Stefano Pontani), che saranno chiamati ad interagire, improvvisando, con i suoni prodotti dal Vesuvio, in una sorta di jam session, dove il ruolo di leader verrà svolto proprio dal vulcano. Tutte le fasi di acquisizione dei dati potranno essere seguite dal pubblico, il quale apprenderà anche nozioni di Geofisica.

 

Nessuno potrà sapere quali note verranno prodotte dal Vesuvio: la composizione musicale sarà quindi scritta al momento e diretta da uno dei più temuti, e parimenti affascinanti, vulcani esplosivi del mondo. A esibirsi sul palco anche gli allievi dei Licei Musicali dell’area metropolitana, che proveranno a seguirne il mood.

 

L’iniziativa prevede anche una parte più specificamente tecnica, aperta a tutti, che avrà luogo a partire dalle 13.00, con ritrovo sempre a Quota 1000. Così come il concerto verrà preceduto da una

breve presentazione scientifica che spiegherà le caratteristiche salienti del Vulcano ed il tipo di formazioni geologiche attraversate dal segnale EM, le stesse che, rispondendo agli impulsi EM, avranno generato i suoni del Vesuvio.

 

Il Reparto Carabinieri Biodiversità di Caserta allestirà uno stand espositivo per attività di educazione ambientale.

Le Istituzioni

“È un’iniziativa straordinaria – ha affermato il Sindaco della Città Metropolitana, Luigi de Magistris, che ha promosso l’evento con il supporto del Consigliere Metropolitano Delegato al Parco del Vesuvio, Michele Maddaloni – per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio. Un progetto affascinante, che consentirà di porre il Vesuvio all’attenzione del mondo intero e di far comprendere a tutti, specie in un momento difficile come questo in cui l’ambiente subisce attacchi da tutte le parti, la necessità di rispettare ciò che ci circonda, perché è materia che ‘vive’ intorno a noi, dalla quale dipende anche la qualità della vita nostra e di quella dei nostri figli”.

 

“L’evento ‘Concerto vesuviano’ – ha spiegato Egidio Grasso, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania – rientra tra le tante attività che l’Ordine dei Geologi della Campania sta programmando per avvicinare il cittadino alla geologia ed in particolare ai rischi geologici. Il fine ultimo, ben noto a chi ci segue da qualche anno, è quello di aumentare la consapevolezza del rischio nel cittadino”.

 

“Come Ente Parco – ha sottolineato Agostino Casillo, Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio – abbiamo deciso di autorizzare e supportare questa manifestazione poiché unisce un momento musicale con un approfondimento scientifico sulle straordinarie caratteristiche geologiche del nostro Vulcano. Manifestazioni come queste confermano il rinnovato fermento presente sul nostro territorio, figlio del processo di rilancio del Parco Nazionale del Vesuvio che stiamo realizzando”.

 

Appuntamento, quindi, a sabato 21. Che il Vesuvio ci parlasse, in senso metaforico ma anche fisico, gli studiosi lo sapevano da tempo. Che suonasse il jazz è una grande sorpresa.

Lega Pro e Comune per Mario Cerciello Rega, una giornata dedicata alla legalità ed un quadrangolare di calcio coi giovani

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Una giornata dedicata alla legalità ed un quadrangolare di calcio per commemorare Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei Carabinieri ucciso il 25 luglio scorso.

La Lega Pro con il suo Comitato Etico, e in sinergia con il Comune di Somma Vesuviana, hanno promosso  una serie di eventi in ricordo del giovane a due mesi dalla tragica scomparsa.

La mattina del 25 settembre, a Somma Vesuviana, è in programma un incontro presso il teatro Summarte con gli studenti per un confronto sul tema valori e legalità.

Nel pomeriggio, invece, dopo l’intitolazione a Mario Cerciello Rega di un settore dello stadio Comunale Felice Nappi di Somma Vesuviana, si darà vita al quadrangolare.

Al torneo di calcio partecipano le squadre di Avellino, Casertana, Cavese e Somma Vesuviana.

 

“La Lega Pro interpreta il calcio attraverso messaggi positivi – spiega Francesco Ghirelli, presidente Lega Pro – e con questa iniziativa, in modo specifico, intende ricordare i valori di Mario Cerciello Rega. Sarà una giornata di riflessione che si tiene nel suo luogo natale con tanti giovani e con il pallone come ambasciatore di valori. In particolare, il quadrangolare assume una valenza forte perché sarà un torneo fra giovani, coetanei dei ragazzi accusati della morte del vicebrigadiere”.

 

“Abbiamo accolto con orgogoglio l’invito della Lega Pro di svolgere questa giornata di commemorazione per ricordare il nostro amato concittadino, Mario Cerciello Rega”, commentano il sindaco Salvatore Di Sarno e l’assessore allo Sport Maria Vittoria Di Palma, “passeremo la mattinata di mercoledì con i giovani studenti del Liceo “Evangelista Torricelli” e dell’Itis Ettore Majorana, seguirà la messa e nel pomeriggio prima l’intitolazione di una tribuna dello stadio proprio al vicebrigadiere barbaramente ucciso e poi il torneo cui parteciperà anche la nostra Viribus Unitis.  Un modo per ricordare il nostro Mario e soprattutto l’occasione di discutere con i ragazzi e con i cittadini di legalità. Un modo concreto per manifestare la nostra vicinanza, oltre che alla famiglia del vicebrigadiere, anche delle forze dell’ordine”.  A fare gli annunci al Memorial sarà Daniele Decibel Bellini, voce radiofonica e speaker dello Stadio San Paolo.

La giornata dedicata a Mario Cerciello Rega si contraddistinguerà per il messaggio che lancia attraverso il calcio : “Insieme per la legalità in campo e nella vita”.

 

Pollena Trocchia, entrano nel vivo i festeggiamenti per San Gennaro

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Dopo la solennità di San Gennaro entra nel vivo questo fine-settimana il programma civile per i festeggiamenti in onore del santo martire patrono dell’omonimo quartiere a valle di Pollena Trocchia. Domani sera, dalle ore 20.30, il via alla festa in piazza don Luigi Russo. Protagonisti della serata i Magic Brothers e il loro cabaret magico, l’intrattenimento musicale di Emy, il cabaret comico con Albertuccio e Mariolino e il concerto del cantante neomelodico Fabrizio Ferri. Per tutta la durata della festa saranno attivi stand con panini alla brace per il pubblico. Domenica, invece, dopo la santa messa delle ore 8, dalle 9 la banda musicale percorrerà le vie della parrocchia. Alle 16, poi, l’inizio della processione con il simulacro del santo per le strade cittadine appartenenti alla parrocchia: via Garibaldi, via Vasca Cozzolino, Ponte Cozzolino, viale Europa, via Cavour, via Molli e via Cesare Battisti. Al rientro della processione la santa messa in piazza don Luigi Russo presieduta da sua eccellenza reverendissima Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, e a seguire lo spettacolo pirotecnico. «Come Amministrazione siamo lieti che la Festa di San Gennaro stia diventando un appuntamento fisso, atteso e partecipato, che unisce fede e intrattenimento e nel far questo tiene unita e viva la comunità. Ringraziamo per l’impegno la parrocchia di San Gennaro affidata a don Sabatino Perna e il comitato Festa e rilanciamo il loro invito ai fedeli ad addobbare il percorso della processione con coperte, palloncini e fiori» ha detto il sindaco di Pollena Trocchia Carlo Esposito.