Tutto quello che c’è da sapere sullo storyboard: come imparare a costruirne uno

Per Storyboard  si intende letteralmente una tavola (board) del racconto (story) e indica una rappresentazione grafica e sequenziale, spesso in ordine cronologico, delle scene di una inquadratura, di un fumetto o di un romanzo.

Sopratutto nei fumetti lo storyboard rappresenta la prima, approssimativa visualizzazione grafica delle vignette che compongono ogni tavola della storia finale. In campo cinematografico, allo stesso modo, lo storyboard è costituito da una serie di disegni (anche diverse centinaia) che rappresentano, inquadratura per inquadratura, tutto ciò che verrà poi girato sul set.

Anche se il primo regista ad usare gli storyboard fu George Méliés, lo storyboarding nella sua forma attuale è stato sviluppato da Walt Disney nei cartoni animati.

Ma è possibile utilizzare gli storyboard quando si scrive un romanzo? Spesso scrivere una storia richiede tempo e ancora più spesso (se non sempre) non è possibile farlo di getto in una sola giornata. Ecco perchè servirsi di una rappresentazione può tornarci davvero utile per non perdere il filo del discorso.

Impariamo a costruire uno storyboard

Prima di iniziare a scrivere, tutti noi abbiamo giĂ  in mente, per sommi capi, quali saranno le scene principali del romanzo per cui, armiamoci di un foglio a3 (o di un fogli excel che stamperemo successivamente su un A3) e dividiamolo in colonne. Una colonna per ogni scena.

Dedichiamo la prima colonna ai personaggi, chiamiamoli con nome e cognome ed utilizziamo una riga per ognuno di essi.

Lasciamo libera la prima riga e tracciamo ulteriori colonne indicando i “momenti” salienti della nostra storia. Può trattarsi di complicazioni, di svolte, di crisi, ma anche di riappacificazioni, di illuminazioni, di conflitti e di eventi.

Ogni personaggio dovrĂ  avere un proprio arco narrativo e non dovremo necessariamente riempire tutte le caselle. Potrebbero esserci delle “storie secondarie” all’interno del nostro racconto nelle quali alcuni elementi potrebbero interagire con i nostri protagonisti.

Dopo aver completato questo prospetto non ti resta che appenderlo al muro e compilarlo servendoti di POST-IT colorati che potrai attaccare e staccare fino a quando non sarai convinto dello spessore narrativo della tua storia. Potrai anche cambiare l’ordine delle scene, aggiungere o rimuovere complicazioni, situazioni e avvenimenti.

Quando ti sembrerĂ  di aver realizzato uno storyboard completo ed esaustivo, potrai iniziare la stesura del tuo romanzo: non dovrai fare altro che trascrivere, punto per punto e nell’ordine che avrai scelto, tutte le situazioni che avrai immaginato.

Buona scrittura.

Domenica,  nella Chiesa di San Gennarello, un concerto della musica popolare ispirata dai miracoli di  San Gennaro

Tre Maestri, Giovanni Saviello, Carmine Cava e Felice Cutolo saranno gli interpreti della musica popolare che da sempre accompagna i riti di San Gennaro, e che li collega ai riti dei Santi Patroni dell’agricoltura e del mondo naturale.  L’eredità culturale dei miti di Dioniso e di Giano: il San Gennaro “bifronte” del Duomo di Napoli. L’eruzione del ’44 nel racconto di Norman Lewis.

 

C’è un patrimonio di musica popolare dedicata al Santo Patrono di Napoli. Per non meravigliarci  basta ricordare che San Gennaro è anche patrono dell’agricoltura, come le Madonne Nere. Ci ricordano il carisma “agricolo” di San Gennaro  le date del miracolo del sangue che si scioglie: maggio e settembre, l’inizio dell’ estate, della stagione del grano,  e poi i profumi intensi dei grappoli che chiedono di diventare vino Ce lo ricorda il rito del sangue, poiché il sangue è nella religione antica e nella nostra principio di vita e di fecondità: e non a caso qualche studioso ha messo sullo stesso piano, forse con un eccesso di audacia ermeneutica, il rosso del sangue, il rosso del vino di Dioniso, il rosso della lava del Vesuvio: dalla morte la vita. Dopo l’eruzione del 512 d.C. un cristiano napoletano disegnò, nelle catacombe di San Gennaro a Capodimonte, il Santo protettore di Napoli, e alle sue spalle il vulcano, fiorente di ricca vegetazione: era il definitivo passaggio del patronato, nel segno di una mistica corrispondenza. Poiché al di là del colore rosso del vino, è proprio il sangue a occupare il centro dei riti che gli antichi svolgevano in onore di Dioniso. Dioniso e San Gennaro hanno in comune la forza misteriosa della musica che si fa magia, perché qualche importante studioso non esclude che proprio le vibrazioni delle “nenie”, talvolta irritate, delle “parenti” possano avviare lo scioglimento del sangue del Patrono:  e le stesse “nenie”, cantate dai contadini nei campi, favorivano la fertilità della terra, respingevano l’ invidia,  mettevano armonia tra gli spiriti vitali della Natura. Come il flauto di Pan, e i canti e le danze delle Baccanti. E poi se Dioniso è il dio del teatro, San Gennaro è il patrono della città che da sempre è Teatro, ed è la sola città del mondo antico che ancora vive della stessa incommensurabile vita.

Dunque, domenica sera, nella  Chiesa di San Gennarello, che è sacra a San Gennaro,  Giovanni Saviello,  Carmine Cava  e Felice Cutolo ci faranno conoscere, con la loro arte e con la loro passione, il patrimonio della musica popolare che è stata ispirata dal Patrono di Napoli: sarà un evento culturale di grande raffinatezza,  originale e nello stesso tempo rispettoso della tradizione: e bisogna dire grazie a don Raffaele Rianna, parroco della Chiesa, e agli amministratori di Ottaviano, che hanno ideato e realizzato la manifestazione (vedi manifesto in appendice.)

Norman Lewis racconta che durante l’eruzione del ’44 gli abitanti di San Sebastiano  tentano di bloccare la lava portando in processione “nell’ondeggiare dei turiboli e dei sacri stendardi” la statua del Santo che ha dato il suo nome alla cittadina vesuviana. Il 22 marzo il Lewis scopre in una “stradina” laterale, un’altra  statua, circondata da devoti e coperta da un lenzuolo bianco. E’ la statua di San Gennaro, “fatta arrivare di nascosto da Napoli come ultima risorsa”, qualora i tentativi degli altri Santi non producano risultati. “L’avevano coperta con un lenzuolo per non offendere la confraternita di San Sebastiano e il Santo stesso”. Ma l’avv. Carlo Del Giudice spiega all’ ufficiale inglese che non c’è da sperare molto nell’intervento miracoloso di San Gennaro, perché è certezza di molti Napoletani che fin dal giorno del  martirio in Pozzuoli “ san Gennaro limita la sua attività miracolosa a Napoli.. e non muoverebbe un dito per salvare dalla distruzione il resto del mondo.”. Forse per questo la statua di San Gennaro che Matteo Bottiglieri scolpì per la piazza di San Gennarello “dice” al Vesuvio, con quel gesto della mano destra, che deve risparmiare non solo Napoli, ma “anche questo territorio qui,  di Ottajano e di San Gennarello”.

Il concerto di musica popolare ci ricorderà che San Gennaro  ascolta le preghiere di tutti quelli che si rivolgono a lui con fede sincera, anche di quelli che “pretendono” di essere immediatamente esauditi. Ma forse San Gennaro è proprio l’erede di Giano, il dio “bifronte” dei pagani,  come è “bifronte” il suo busto nel Duomo di Napoli: egli sa che c’è la stessa forza di fede nelle preghiere “educate” dei suoi fedeli e negli “insulti” delle sue “parenti”.

L’Antimafia in diretta tv dal Parlamento: “Sciogliere il Comune di Acerra e processarne il sindaco”

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“Il sindaco di Acerra invece di essere processato è stato rieletto nel 2017: chiedo al ministro dell’Interno di valutare lo scioglimento del consiglio comunale”. La richiesta condita di accuse pesanti è stata letta, in diretta televisiva RAI da Montecitorio, durante un’interrogazione parlamentare, dal deputato M5S e componente della commissione bicamerale antimafia Antonio Del Monaco. “Un’inchiesta che va avanti ormai dal 2012 – ha esordito Del Monaco davanti al presidente della Camera, Roberto Fico, e agli altri parlamentari presenti – ha portato alla scoperta della pratica diffusa di una compravendita di voti ad Acerra, che riguarda la campagna elettorale del 2012 e quella del 2017. Diversi video – ha specificato il generale dell’Esercito nell’attacco diretto al sindaco Raffaele Lettieri – fatti recapitare alla polizia giudiziaria mostrano chiaramente come la compravendita dei voti interessi il primo cittadino, che invece di essere processato è stato eletto con un ballottaggio pilotato. Anche attivisti locali M5S e gli ambientalisti hanno depositato denunce su pratiche analoghe che fanno riferimento a una compravendita di voti per cifre che variano dai 20 ai 50 euro o anche a buste della spesa regalate alle famiglie dei potenziali elettori”. Quindi la lettura della vicenda sulla sparizione, nel tribunale di Napoli, dei fascicoli del processo di primo grado sul voto di scambio alle elezioni del 2012. Processo che tra i politici locali ha visto condannato il solo ex consigliere comunale Nicola Ricchiuti, al momento dei fatti contestati marito di una cugina del sindaco Lettieri ed esponente di punta della lista civica di maggioranza Acerra è Tua. Intanto il ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, ha disposto l’invio a Napoli degli ispettori. “Una vicenda inquietante – ha concluso Del Monaco – per cui alla luce di questi fatti chiedo al ministro della Giustizia di fare chiarezza e al ministro dell’Interno di valutare al piĂą presto lo scioglimento del consiglio comunale di Acerra”. Alle parole di Del Monaco ieri Lettieri non ha replicato. A ogni modo i giudici della Corte d’ Appello di Napoli, dopo l’allarme lanciato dalla parte civile (gli ambientalisti Alessandro Cannavacciuolo e Vincenzo Petrella), hanno annunciato che il processo si farĂ  prima che sopraggiunga la prescrizione, il 31 ottobre. Ma non ha avuto ancora esito un’indagine della procura di Nola su un presunto voto di scambio alle elezioni del 2017.

pino neri

Somma Vesuviana, l’associazione Ingegneri ed Architetti sul Puc: «Imprescindibile il Documento di indirizzi»

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Con una lettera protocollata ieri mattina, l’architetto Pasquale Piccolo, presidente dell’associazione che riunisce i tecnici locali, ha invitato il sindaco Salvatore di Sarno e l’assessore Valeria Granata ad avviare la corretta procedura perché inizino i lavori del Puc (piano urbanistico comunale).

«Nella missiva – spiega Piccolo – non si entra nel merito delle future scelte, ma si indicano le modalitĂ  di lavoro e la documentazione che l’amministrazione comunale dovrebbe porre in essere per procedere, accennando ovviamente ai piani sovracomunali vigenti di cui è necessario tener conto».

Sono, in pratica, osservazioni preliminari giacché sembra essere stato formalizzato l’incarico per la redazione del Puc che andrà alla fine a sostituirsi al piano regolatore generale vigente, obsoleto ancorché oggetto di una recentissima variante (ndr. adeguamento delle norme tecniche di attuazione). Ebbene, l’associazione ritiene l’iniziativa «necessaria e inderogabile», tuttavia auspica il coinvolgimento dei cittadini sommesi e delle associazioni che li rappresentano affinché le scelte siano «partecipate».

«Nel quadro normativo regionale che regola la formazione del Piano Urbanistico Comunale, la partecipazione dei cittadini alle scelte urbanistiche è regolata esplicitamente  dall’art. 5, della legge n. 16/04, che prevede “alle fasi preordinate all’adozione e all’approvazione degli strumenti di pianificazione sono assicurate idonee forme di pubblicitĂ , di consultazione e di partecipazione dei cittadini, anche in forma associata, in ordine ai contenuti delle scelte di pianificazione”; mentre il comma 1 dell’art. 24, chiarisce le forme di attuazione della partecipazione che possono avvenire attraverso una “consultazione delle organizzazioni sociali, culturali, economico-professionali, sindacali ed ambientaliste di livello provinciale”» – ricordano ingegneri ed architetti augurandosi che il documento urbanistico destinato a (di)segnare il territorio di Somma Vesuviana per (almeno) il prossimo ventennio, sia il risultato di una partecipazione collettiva.

Nella lettera indirizzata a sindaco e assessore, Piccolo rammenta pure i contenuti della «Carta della partecipazione» redatta dall’istituto nazionale di urbanistica, Carta che delinea precisi principi: cooperazione, fiducia, informazione, inclusione, efficacia, interazione costruttiva, equità, armonia, render conto (dar conto cioè delle motivazioni delle scelte), valutazione.

«Ci auguriamo che tali principi riconosciuti universalmente siano alla base del processo di redazione del Puc – prosegue il presidente dell’associazione Architetti e Ingegneri -inoltre, nel rispetto di tali principi si suggerisce che in questa fase iniziale di redazione del Piano comunale sia: predisposta una “pagina” dedicata nella sezione “Urbanistica” del sito web istituzionale del Comune dove saranno riportati tutti gli atti e le informazioni relative al procedimento urbanistico; fornito un indirizzo mail e i recapiti degli uffici a cui chiedere informazioni; attivata una modalità telematica per proporre idee, soluzioni, contributi da parte dei cittadini inerenti i temi del piano nella fase di redazione dello strumento urbanistico; nella pagina vengano riportati le date e le modalità degli incontri pubblici decisi dall’amministrazione per informare i cittadini dei contenuti del Piano Comunale. In tal modo i cittadini potranno non soltanto conoscere lo stato del procedimento e tutti gli atti amministrativi connessi, ma potranno partecipare attivamente alla fase di redazione del piano».

Queste le premesse, ma c’è un altro fondamentale elemento, ossia il documento di indirizzi che fisserĂ  le finalitĂ  generali della pianificazione urbanistica, articolandole in strategie attuabili attraverso precise azioni. «Ad oggi non sembra chela giunta ed il consiglio comunale abbiano proceduto nĂ© alla redazione nĂ© alla discussione e quindi all’approvazione, di questo importantissimo documento» – fa notare Piccolo, chiedendo poi di tener conto, nel redigerlo, alcuni punti che riguardano precipuamente il territorio: il lento e costante decremento della popolazione, la crisi economica e finanziaria, i cambiamenti climatici e ambientali, la compatibilitĂ  della crescita urbana con i limiti delle risorse naturali. Auspicando pure che si sposti l’attenzione dall’espansione alla riqualificazione per il diritto alla cittĂ , nel senso di incremento di servizi e attrezzature che consentano a tutti uguale accesso alle risorse ed ai beni che rientrano nella sfera «comunale». Pensando poi, inoltre, il nuovo Puc, alla luce dell’altrettanto «nuova» CittĂ  Metropolitana di Napoli, con azioni che migliorino accessibilitĂ  e mobilitĂ  urbana.

 «Noi siamo parte dell’area metropolitana di Napoli, che con oltre tre milioni di abitanti e con una densitĂ  di circa 2.700 abitanti per chilometro quadrato, appare oggi in larga misura quale prolungamento della cittĂ  capoluogo – dice Piccolo – da antico centro rurale siamo saldati indistintamente a Napoli in un continuo urbanizzato che ha gravemente compromesso le risorse paesaggistiche esistenti». Dunque il piano urbanistico dovrĂ  inserirsi coerentemente tra i piani giĂ  esistenti (e i vincoli giĂ  esistenti): Ptr, Ptcp, piano strategico metropolitano, piano di assetto idrogeologico, piani paesistici, Parco Nazionale del Vesuvio, zona rossa…

«L’Associazione Ingegneri ed Architetti di Somma Vesuviana si augura che l’amministrazione Comunale faccia proprie queste considerazioni ed avvii le conseguenti azioni al fine di dotare finalmente Somma Vesuviana del necessario strumento di governo del nostro territorio, noi non faremo mancare il contributo nei termini proposti» – si chiude così la missiva.

Acerra, “sradicato” con un tir il bancomat dalla filiale del Credito Popolare. E’ la seconda volta in nove mesi

Pino Neri

Ieri mattina risultavano spariti sia il bancomat della Banca di Credito Popolare che il vetro blindato che lo conteneva. Non c’erano piĂą. Al loro posto c’era come un grande “buco” nella filiale, rimasta per ore praticamente aperta in quel punto. La “magia” è stata fatta dalla motrice di un tir che ha letteralmente strappato il bancomat dalla cornice del palazzo di Corso Italia in cui era incastrato. Un tir portato sul posto da una banda di rapinatori che forse, ma questa è solo un’ipotesi tutta da verificare, sono gli stessi che proprio qui, al Credito Popolare di Acerra, appena nove mesi fa, poco prima dell’alba del del 14 dicembre, misero a segno un colpo simile a quest’ultimo anche se ben piĂą complesso. A ogni modo pure in quel caso fu utilizzata la motrice di un autoarticolato. In quella circostanza però il grosso automezzo fu utilizzato per sfondare l’ingresso principale della filiale allo scopo di penetrare nel caveau ubicato sotto la filiale. Dal forziere sotterraneo i criminali l’anno scorso portarono via le cassette di sicurezza dei clienti: soldi, gioielli, titoli di Stato. Ieri invece si sono “accontentati” dell’intero bancomat della banca. L’ammontare del bottino ieri era in corso di quantificazione. Sul posto in mattinata sono giunti i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, diretti dal tenente Ugo Mercurio, e della stazione di Acerra. La sensazione è che ormai da queste parti stia operando una banda di rapinatori di banche in grado di mettere in scacco interi pezzi di territorio. Basti pensare alla dinamica del raid del dicembre 2018. I malviventi intorno alle quattro del mattino portarono un tir che trainava un lungo rimorchio all’altezza dell’incrocio tra il Corso Italia e Piazza San Pietro. Qui lasciarono il rimorchio di traverso, usandolo come una barricata che bloccò di fatto il transito della auto nella direzione che dalla parte orientale della cittĂ  porta alla banca. Poi con due auto piazzate di traverso sul lato opposto, all’incrocio tra corso Italia e via Calzolaio, isolarono l’intero segmento del corso antistante la filiale. Furono lunghi minuti di terrore per i residenti della zona che si accorsero, per forza di cose a causa dei rumori prodotti dall’azione criminosa, di quello che stava accadendo. Quindi l’intervento degli agenti dalla Polizia di Stato, che arrivarono quando ormai i malviventi si erano dileguati. Stavolta però il colpo è stato meno “cruento” e complicato. Secondo quanto riferito dagli investigatori non sono state bloccate le strade. Ma anche in questo caso è stata usata una motrice per artigliare il bancomat e strapparlo dalla parete blindata, a sua volta andata giĂą insieme all’erogatore di contanti. In base ai filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza la banda che ha agito era formata da tre rapinatori. Hanno impiegato appena tre minuti per mettere a segno la rapina. Un tempo da record. Roba da veri professionisti della “spaccata”. Ora però i carabinieri sono a caccia dei criminali. Finora le tracce lasciate non sono di quelle evidenti. Negli ultimi tempi sia la polizia che i carabinieri hanno messo a segno tra Napoli e Caserta una serie di arresti di rapinatori specializzati in queste rapine. A Caserta all’inizio dell’anno sono finiti in manette otto rom che avevano preso di mira una serie di negozi. A Luglio poi, tra Napoli, Giugliano e Qualiano, sono stati spediti in carcere sette persone del posto. Si tratta però di due bande che non hanno mai utilizzato dei tir per derubare banche. Il gruppo della “motrice” usata come un ariete resta dunque ancora avvolto nel mistero. La sua eventuale cattura farĂ  di sicuro scalpore nei territori che sta terrorizzando.

Il Museo Archeologico di Terzigno può segnare una svolta decisiva nella storia culturale del Vesuviano interno

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 Si apre un capitolo nuovo nella storia dell’archeologia del Vesuviano interno, e incomincia ad avverarsi la profezia di Mario Napoli. L’Amministrazione di Terzigno, guidata dal’avv. Francesco Ranieri- la dott.ssa Genny Falciano è l’assessore alla Cultura – deve ora fare in modo che il Museo diventi il “libro piĂą importante” per gli alunni delle scuole, e che vi siano registrate e esposte  le testimonianze delle significative corrispondenze tra la storia antica e i capitoli della storia successiva, una storia che il Vesuvio, il vino, l’olio, le  masserie hanno reso importante e suggestiva.

 

Con l’ apertura del Museo Archeologico l’Amministrazione Comunale di Terzigno, il sindaco Francesco Ranieri, l’assessore alla Cultura Genny  Falciano, i cittadini tutti che hanno creduto nel progetto fanno sì che si avveri la profezia del Gregorovius e di Mario Napoli, una profezia condivisa anche da importanti studiosi contemporanei: “.. un giorno anche gli scettici vedranno che nel 79 d.C. tra Pompei e Nola non c’erano selve disabitate, ma le ville, le officine, le case e le strade di un sistema urbano vasto, organico, ricco.”. Nel 1989 la dott.ssa Caterina Cicirelli scriveva che i bracciali, la catenina, il girocollo di smeraldi, la collana e le argenterie trovati nelle “ville” romane di Terzigno “sono pezzi di fattura così pregevole da richiamare alla mente i tesori della casa del Menandro e della villa “della Pisanella””. In quelle ville abitavano famiglie importanti: lo dimostrano le monete d’argento e la forma particolare dei pesi da telaio in piombo. La presenza costante dei proprietari , le misure della cella vinaria della “villa 1” e le strutture della “villa 2” danno la certezza che “il sito costituiva molto probabilmente uno dei maggiori centri di produzione del “Vesvinum vinum””. Le attrezzature trovate negli scavi dimostrano anche che nel “sito” si allevavano animali, si seminavano legumi, e, soprattutto, si coltivava intensamente l’olivo: “lo diciamo per mettere in pace l’ intelletto di chi continua a pensare che il Vesuvio non abbia mai prodotto olio. Nelle anfore di Pompei sono stati trovati resti non solo di olio, ma anche di olive bianche e di olive snocciolate”.

Questo scrivevo anni fa: e scrivendo ricordavo, e ancora ricordo, ciò che mi raccontava Francesco D’ Ascoli, e cioè che nel 1947 aveva, con gli amici, accompagnato Amedeo Maiuri a visitare i resti di una villa romana “lungo i fianchi di un costone” alle spalle del “Castello di Ottaviano”. Speravano, quei giovani, di indurre il grande archeologo a promuovere una campagna di scavo organica a Ottaviano: ma, come racconta lo stesso Maiuri in “Passeggiate Campane”,  ottennero solo il riconoscimento che quella “villa” era il centro più alto di produzione del famoso “vinum vesvinum”: il “pavimento di doppio  intonaco di cacciopesto” e “le robuste ferramenta del “prelum”” non lasciavano dubbi sull’attività che si svolgeva in quel luogo. Non so se sia vero che per Maiuri esisteva solo Pompei: ma  la natura e la struttura dei reperti archeologici  trovati a Terzigno e a Ottaviano, le meraviglie che il prof. De Simone sta tirando fuori dalla terra di Somma, le precise indicazioni fornite dal patrimonio archeologico di Boscoreale, le testimonianze degli scrittori romani e delle cronache dell’ Alto Medio Evo, il “corredo” di centinaia di monete bizantine scomparse dal Municipio di Ottajano durante l’eruzione del 1906, la collezione “archeologica” dei Medici  sollecitano l’apertura di quella campagna di scavi organica  che potrebbe permettere di cogliere, finalmente, in tutto il loro sviluppo, e nell’assoluta continuità, i passaggi ancora oscuri, le corrispondenze “avvertite”, ma non ancora documentate, gli aspetti ancora ignoti della storia sociale, religiosa, economica di un luogo, il Vesuviano, che è, anche da questo punto di vista, unico al mondo.

Il sindaco  Francesco Ranieri e l’ assessore Genny Falciano sanno che l’apertura del Museo è un momento fondamentale, ma è anche solo il primo passo di un “viaggio” culturale che si presenta affascinante, e difficile. Bisogna convincere i docenti delle scuole che quel Museo è per tutti gli alunni il più importante “libro di testo”; bisogna riportare a Terzigno  il resto del patrimonio archeologico che ancora si conserva nei depositi di Pompei;  è indispensabile, infine,  collegare i capitoli “raccontati” dal Museo alla storia  tutta della città, una storia che il Vesuvio, i riti religiosi, la produzione del vino e dell’olio, le masserie e le cave hanno reso, nei momenti belli e in quelli brutti, sempre intensa e suggestiva. Il destino di ogni Museo archeologico è di diventare Museo storico: il passato e il presente si “illuminano” a vicenda.

E poiché, quando stamattina parlavo dell’olio di Terzigno, uno storico del territorio – certamente uno storico importante: lo dimostravano la giacca e la cravatta – mi ha guardato perplesso e sinceramente dubbioso,  trascrivo ciò che scrissi quattro anni fa: “…sullo scorcio del sec. XVI i due più importanti mercanti di vino vesuviano, Felice Amato e Vincenzo Daniele, che lavoravano in società, erano clienti del Banco di Sant’ Eligio e possedevano, in Napoli, 9 magazzini, di cui uno alla strada dei Greci e uno a Santa Maria della Scala. Nel 1598 essi pagarono a Domenico Bifulco, che aveva una “villa” “ al bosco di Pizzola” e “orti” e vigne al Mauro, 85 ducati per 7 “carra di vino latino” e per 10 “mezzette d’olio”, circa 300 litri. Nel 1888 Angelo Sangiovanni di Terzigno, enfiteuta della Masseria Masche al Mauro, conquistò, per l’olio del suo oliveto, il diploma d’onore del Concorso di Castellammare, organizzato dall’ Istituto Agrario di Portici.”.

Mi permetto di far notare che potevano partecipare all’importante Concorso solo coloro che producevano non meno di 1500  litri di olio ogni anno.

Ma oggi inizia la storia di un Museo veramente importante: e perciò è facile perdonare tutto e tutti.

 

Casalnuovo, crolla il solaio durante il coro dei bimbi: strage sfiorata a scuola. Alunno ferito. Mamme inviperite 

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E’ la storia di una tragedia sfiorata. Martedi, a mezzogiorno, è crollato l’intonaco dal solaio di una classe della scuola elementare Enrico De Nicola. La pioggia di calcinacci ha investito i bambini della quinta A. Uno di loro, un alunno di dieci anni, è rimasto lievemente ferito a un braccio. La madre, Veronica Romano, ha pubblicato sui social la foto della ferita occorsa al figlioletto durante il crollo: graffi ed escoriazioni. “Mio figlio – racconta la mamma – mi ha detto che ha sentito uno scricchiolio e poi gli sono venuti addosso i calcinacci: è stata un’esperienza terrificante. Ma non ho pensato di portarlo in ospedale perchĂ© ho visto che per fortuna stava bene, nonostante la piccola ferita al braccio”. Da paura le sequenze della scena consumata sotto gli occhi degli insegnanti atterriti. E come per un’ironia della sorte i calcinacci sono caduti mentre i bimbi cantavano in coro un inno augurale per la nuova stagione scolastica. Quindi il rumore sordo, il solaio che sembrava precipitare su quelle testoline innocenti. La scuola è stata chiusa subito. Ci sono infiltrazioni nel soffitto causate dalle piogge della scorsa primavera. Le lezioni riprenderanno lunedi. Ma gli alunni del plesso di via Benevento, un edificio moderno, saranno costretti a fare le rotazioni perchĂ© due classi sono inagibili, la quinta A e un’altra vicina. C’è rabbia. La notizia del crollo è stata tenuta nascosta per giorni. Solo l’ex segretario cittadino del Pd, Giovanni Nappi, ha rotto il silenzio, mercoledi, con un comunicato web. Nel frattempo gli operai inviati dal Comune stanno lavorando per rimettere in sesto la scuola. Ma la gente è adirata, sia nei riguardi del sindaco che del Comune nel suo complesso. “Hanno parlato di assenza di segnalazioni di pericolo da parte nostra ?!? – scrive, indispettita, Loredana Trombetti, un’insegnante della scuola e Nicola – Ma se sono anni che segnaliamo infiltrazioni dal solaio e dai lucernari, macchie di umido, distacco di intonaci. Noi insegnanti le relazioni le facciamo e l’ufficio di dirigenza protocolla e trasmette all’ufficio comunale preposto. Poi, però, il niente !!!”. Da brivido le testimonianze di molti genitori, inviperiti per un comunicato giudicato troppo bugiardo sull’accaduto, un post apparso ieri su una pagina Facebook molto vicina al sindaco. “Io ero lì – racconta la mamma di una bimba della quinta A, la signora Teresa D’Alise – l’intonaco che si è staccato dal soffitto aveva il diametro di un metro. Sotto c’erano i bambini seduti. I calcinacci sono caduti sui banchi e i bambini di scatto sono scappati. Mia figlia era seduta proprio lì sotto e un suo compagno è stato preso di striscio. Se quei calcinacci fossero caduti sulla loro testa…non oso pensarlo. Come fate a minimizzare un fatto del genere? Sono bambini: non avete cuore ?”. Sui ritardi nella diffusione dell’allarme la signora D’Alise riferisce che “un dipendente del Comune, venuto mercoledi a visionare la scuola, ha detto che dovevo stare zitta essendo una mamma e che non dovevo parlare, che non avevo voce in capitolo”.

Omicidio Cerciello Rega, indagati i vertici dell’Arma di piazza Farnese. E tra i video degli americani droga e pistole

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La tomba del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello al cimitero di Somma Vesuviana

La notte del 26 luglio scorso, il vicebrigadiere Mario  Cerciello Rega, militare di Somma Vesuviana in servizio a Roma, perdeva la vita per mano di Finnegan Lee Elder, reo confesso dell’omicidio. Elder, insieme a Gabriel Natale Hjorth, l’altro giovane turista americano che quella notte ebbe un corpo a corpo con il carabiniere Andrea Varriale, confessò subito l’omicidio.

Ma la vicenda non è semplice anche per tutto ciò che da quel momento è accaduto: dalla foto incautamente diffusa dove si vede Hjort bendato fino alle bugie. Proprio per una bugia è indagato Andrea Varriale il quale aveva in un primo momento sostenuto che, come Cerciello Rega, non aveva con sé la pistola d’ordinanza, per poi cambiare versione. Ora un fascicolo è stato aperto anche per il comandante della stazione dei carabinieri di piazza Farnese, il comandante Sandro Ottaviani, indagato dalla Procura per falso: dichiarò infatti che quella stessa sera Andrea Varriale aveva riconsegnato l’arma. E lo scrisse nero su bianco in una relazione di servizio, mentre il carabiniere ha poi raccontato ai magistrati di essere uscito dalla caserma senza pistola.

Il vicebrigadiere Mario Rega Cerciello

L’inchiesta su entrambi sta andando avanti. Nel frattempo sono stati resi noti, pubblicati da Repubblica, i video (e le foto) trovati sui cellulari sequestrati a Elder e Hjort: nei filmati i due californiani si danno ad ogni tipo di eccesso. Sparano, assumono cocaina e mangiano ravioli conditi con lo Xanax, potentissimo ansiolitico.

 

 

Boscoreale, roghi di rifiuti: sequestrata un’area di 1200 mq

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I Carabinieri  della stazione parco di Boscoreale hanno posto sotto sequestro un’area di circa 1200 mq e un autocarro nella periferia di Boscoreale. Un 60enne del posto è stato denunciato per i reati di gestione illecita di rifiuti e combustione degli stessi. L’uomo, infatti, aveva trasportato rifiuti provenienti da attivitĂ  di giardinaggio senza autorizzazione in un’area agricola adibita a discarica per poi darli alle fiamme. Nella stessa area erano stati combusti, oltre a rifiuti vegetali, anche ingombranti e altre tipologie di rifiuti.

Nola, tassi d’interesse “creativi”. Carabinieri arrestano due persone per usura

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I carabinieri della sezione operativa di Nola e della stazione di S. Gennaro Vesuviano hanno arrestato per concorso in usura un 48enne del posto e un 50enne, entrambi del posto.
I due avevano ricevuto da un cliente due assegni post-datati di 2500 euro, come pagamento del noleggio di materiali per l’edilizia.
Il cliente, un impresario edile, si era però ritrovato senza fondi e aveva chiesto di diluire il pagamento in rate più sostenibili.
Accordata la rateizzazione i due, dopo aver ricevuto circa 7000 euro – già ben oltre l’importo inizialmente concordato – hanno imposto alla vittima un’ulteriore quota a copertura degli interessi arbitrariamente calcolati.
Piuttosto che cedere agli strozzini e pagare gli ulteriori 5000 euro richiesti, la vittima si è rivolta ai carabinieri.
I militari, intervenuti immediatamente dopo la denuncia, hanno rinvenuto nelle disponibilità dei due gli assegni versati dalla vittima e vari documenti contabili a fondamento dell’indagine.
Gli arrestati, ora in attesa di giudizio, sono stati sottoposti ai domiciliari.