“Stoccaggio illegale”: il NOE chiude la Bios di Acerra

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Ieri pomeriggio con un controllo a sorpresa i carabinieri del NOE di Napoli, il Nucleo Operativo Ecologico, hanno disposto la chiusura della Bios, la fabbrica di fertilizzanti agricoli più volte contestata dalla popolazione locale a causa, in base alle denunce dei cittadini, dei miasmi presenti nell’area. Si tratta della cosiddetta ex fabbrica per il trattamento delle ossa animali, la Ilsa, dismessa dopo anni di contrasti con la cittadinanza per colpa, pure in questo caso, delle esalazioni. L’impianto della Bios si trova sulla provinciale Acerra-Caivano, alle spalle di una zona densamente popolata nell’area nord di Acerra. Le popolazioni locali si sono rivolte spesso agli ambientalisti per poter risolvere il problema dei miasmi, attribuiti allo stoccaggio e alla lavorazione dei materiali depositati nella Bios. Miasmi a cui si è aggiunta nel corso del tempo una notevole proliferazione di insetti, soprattutto nel periodo estivo. A ogni modo il provvedimento di chiusura disposto dai carabinieri del NOE, diretti dal colonnello Italo Guardiani, che hanno operato insieme ai carabinieri della stazione di Acerra, diretti dal maresciallo Giovanni Caccavale, punta sulla presenza nella fabbrica di diversi scarichi ritenuti illegali e sulla mancanza di alcune autorizzazioni. L’azione dei militari è scaturita da una denuncia particolareggiata stilata dagli ecologisti della zona, Alessandro Cannavacciuolo, Vincenzo Petrella, Antonio e Valerio Montesarchio e Massimiliano Messina. Gli ambientalisti erano stati sul posto ravvisando una serie di presunte anomalie e irregolarità. “Nonostante un’ordinanza del Comune di Acerra – racconta Cannavacciuolo – emanata nel 2016 e che disponeva la sospensione delle attività della Bios, l’azienda continuava lo stesso a stoccare e a produrre in dispregio delle più elementari norme ambientali”. Gli ambientalisti hanno girato una serie di video, anche servendosi di un drone, scattato fotografie e recuperato documenti. Il tutto è finito in un dossier consegnato nelle mani delle autorità preposte ai controlli. “Questa chiusura – conclude Vincenzo Petrella – è stata possibile grazie al fatto che i cittadini hanno collaborato fattivamente per fare luce su una vicenda che si stava trascinando da troppo tempo”. Non è finita. Sul posto sono in corso ulteriori accertamenti da parte del NOE, che sempre ieri hanno controllato altre due aziende confinanti con la Bios. Comunque ieri alcuni lavoratori si sono riuniti davanti ai cancelli dello stabilimento. Rischiano di perdere il posto. Il problema della convivenza degli impianti industriali con le popolazioni locali è sentito da queste parti. Qui la gente punta l’indice soprattutto contro l’inceneritore. E nella vicina Pomigliano è sorto un comitato contro il cementificio.

Sà Visage: i progetti per Natale della fondatrice Cira Perna

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Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa da centro Sà Visage, di Cira Perna.

In molti hanno seguito e condiviso le proposte progettuali presentate dalla Sà Visage e dalla sua fondatrice Cira Perna, e noi in questo periodo abbiamo avuto modo di incontrarla per chiederle come sarà il suo Natale 2019.

“Sarà un Natale Ricco, molto ricco. Le emozioni che mi accompagnano dal giorno del battesimo del mio brand sono indescrivibili, quasi stento a crederci! Ho lavorato per molti anni per far si che ciò accadesse, ma non pensavo che il raccolto si presentasse così immediato e quotidiano. Dal 16 febbraio scorso ho curato tanto progetti di natura sociale, battezzandoli tutti con un’unica “parola chiave” SORRISO. Le iniziative, i progetti che mi legano a tali proposte appoggiate dai vari enti pubblici e privati, mi hanno dato modo di conoscere tante persone, personaggi e realtà di cui accennavo un’idea, ma non vivendola in prima persona potevo solo immaginare di cosa si trattasse. Parlo del progetto “IL GIORNO DI UN SORRISO” che appunto riguarda persone che vivono un quotidiano a dir poco buio, con spiragli di luci ad intermittenza. Malati oncologici che ogni giorno lottano per un sorriso loro e dei loro cari. Varcare un confine così buio, visitare, conoscere ed abbracciare persone che sono lì, in quei “gironi” dove ogni giorno è una lotta per la vita, mi ha insegnato tanto al punto tale che nel mio piccolo mi sono mostrata in prima fila per regalare loro un sorriso. Purtroppo il cancro è la malattia del secolo e come tale va “vissuta” , combattuta e soprattutto spero per chiunque vinta,  ed io sarò sempre al fianco di queste persone mostrando disponibilità in ogni momento della mia vita pur di regalare loro un sorriso.

Continuo poi con un altro progetto che nel primi mesi del 2020 avrà una forma, dal nome “ Donna Sorriso”. Sarà seguito ed esposto anche da noti enti televisivi,  persone dello spettacolo ect. Questo progetto invece, tratterà un’altra piaga costante del nostro sociale, femminicidi e violenza sulle donne. Donne che hanno subito violenza, che si racconteranno, donne che hanno lottato e vinto battaglie contro mostri che volevano impadronirsi della loro vita rendendola buia, svalorizzando il loro essere.”

Dunque questo Natale per me è Ricco..e sotto il mio albero non ci saranno soltanto doni, ma sorrisi che, ripeto, cercherò in ogni modo di regalare ad ogni singolo soggetto che ho avuto modo di incontrare nel mio percorso sia lavorativo che di vita.

Sarà ricco perché sono accompagnata da professionisti che accompagnano e seguono con cura i miei progetti di lavoro”; spiega Cira Perna,

“Sarà ricco perché, oltre a regalare sorrisi, la vita mi ha riservato uno immenso: l’amore vero, l’amore di un figlio, l’amore della mia famiglia, l’amore di amici stupendi che auguro a tutti di avere… Tutto questo per me equivale ad essere Ricchi!

AUGURO A CHIUNQUE UNA RICCHEZZA FATTA DI VALORI DI VITA, AMORE NEGLI ANIMI E VOLTI PIENI DI SORRISI! Buon Natale 2019.

Buon Natale a te Cira Perna, hai fatto sorridere anche noi.

Fonte foto: Rete internet

 

 

 

Sant’Anastasia, il commissario prefettizio è Gaetano Cupello, esperto di antimafia

Avviata la procedura di scioglimento del consiglio comunale, dopo le dimissioni di 10 consiglieri su 16, il Prefetto Carmela Pagano ha nominato commissario prefettizio il viceprefetto Gaetano Cupello, Capo di Gabinetto della Prefettura di Napoli, incaricandolo della provvisoria amministrazione.

Cupello, classe ’63, arriva da un altro commissariamento, quello del comune di Grumo Nevano, che ha traghettato alle elezioni della primavera scorsa. Prima ancora era stato a Castellammare di Stabia.

Una laurea in giurisprudenza, abilitato all’esercizio della professione di avvocato, ha lavorato a lungo alla Prefettura di Caserta: dal 1990 al 2003 come funzionario Ufficio di Gabinetto, dal 2003 al 2006 da dirigente, dal 2006 al 2011 come Capo di Gabinetto e fino a marzo 2017 quale Reggente Viceprefetto Vicario. È stato referente per la prevenzione della corruzione e per la Trasparenza.

Da maggio 2017 è Capo di Gabinetto alla Prefettura di Napoli.

Tra gli incarichi ricoperti, quello di subcommissario prefettizio vicario al Comune di Caserta, commissario straordinario per i comuni di Capodrise, Cancello ed Arnone, Gioia Sannitica, Cesa e Santa Maria a Vico. Componente le commissioni straordinaria dei comuni di Cesa, Recale, Casal di Principe, San Gennaro Vesuviano e commissione prefettizia Orta di Atella.

Inoltre, il neo commissario prefettizio di Sant’Anastasia è stato subcommissario presso il consorzio idrico Terra di Lavoro, il consorzio provinciale trasporti casertani, il consorzio di bacino CE/4,

Componente di otto commissioni di accesso per verifiche antimafia presso i Comuni, presidente della sottocommissione elettorale Caserta ed Aversa, commissario ad acta per esecuzione sentenze Tar Campania e Consiglio di Stato. Docente di diritto costituzionale e penale presso la Scuola di Polizia di Stato di Caserta, docente in corsi di formazione decentrata per personale di amministrazione civile dell’Interno; rappresentante prefettizio in commissione tecnica per il recupero delle cave presso il commissariato di governo emergenza bonifiche; componente della commissione di vigilanza procedure appalto rifiuti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sciopero di Natale: chiusi gli ipermercati Auchan-Conad di Nola, Mugnano e Pompei. “No allo smantellamento”

Salta almeno per oggi la spesa di Natale negli ultimi grandi ipermercati di Napoli. Lo sciopero indetto per tutta la giornata dalle organizzazioni di categoria dei lavoratori, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, e Uiltucs-Uil, ha infatti costretto alla chiusura gli ipermercati Auchan di Nola, ubicato nel centro commerciale Vulcano Buono, Mugnano e Pompei. In questo momento i lavoratori stanno tutti manifestando davanti all’ipermercato di Auchan Giugliano, l’unico rimasto aperto. Lo sciopero si sta svolgendo in tutti i negozi di Auchan ubicati in Italia. Si tratta di centinaia di punti vendita che sono passati da quest’anno a Conad, la cooperativa finanziaria bolognese. Ma Conad ha dichiarato che ci sono tra i 3mila e i 6mila esuberi nel Paese. Per quanto riguarda i circa 700 addetti complessivi degli iper del Napoletano la situazione è allarmante. Conad nell’ultimo incontro tenuto al MISE ha affermato che l’ipermercato di Nola non rientra nei suoi piani futuri per cui i lavoratori sentono ormai una chiusura più che probabile e molto vicina. Non si sa nemmeno chi possa rilevare l’impianto. Per quel che concerne invece gli impianti di Mugnano, Pompei e e Giugliano, Conad prevede di ridurli dal 30 al 50 % e di tagliarne personale per l’equivalente delle superfici ridotte. “Vogliamo certezze sul nostro futuro ma Conad non le vuole dare – spiegano i lavoratori – intanto il nostro prodotto di qualità, gli stipendi sono dignitosi, i diritti ci sono e l’igiene è assicurata per i clienti oltre a una varietà di prodotti che solo da noi si può trovare. Il rischio ora è che la camorra si impossessi di questo settore a Napoli definitivamente. I negrieri del riciclaggio di danaro sporco stanno apettando che qui si chiuda e si licenzi ! “.

Ottaviano solidale: il Circolo “Diaz”, la “Uildm”, la “ Burraco Friends”, l’associazione “Diamo una mano” e le Confraternite

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Al Circolo “A. Diaz”, di cui è presidente Oscar Invito, sono tornati anche quest’anno Telethon e la “Uildm”. Il torneo di burraco della “Burraco Friends”. La solidarietà ottavianese, e l’impegno sociale dei privati e delle associazioni: in particolare, della associazione “ Diamo una mano”, e delle Confraternite.

 

Anche quest’anno –sono ormai tredici anni-  il Circolo “A.Diaz” ha ospitato i rappresentanti della sezione ottavianese della “U.I.L.D.M.” – la “Unione Italiana per la lotta contro la distrofia muscolare“ – impegnati nella raccolta dei fondi Telethon. E quest’anno, all’interno dello stesso evento e per lo stesso scopo – uno scopo conseguito con una somma sostanziosa – la dott.ssa Pasquita Romano e Luisa Giamundo che presiede la “Burraco Friends”, associata alla “Fibur”, hanno organizzato, nel salone del sodalizio, un torneo di burraco (vedi foto in appendice). Sabato c’era di nuovo, nella sede del Circolo, quella intensa atmosfera di vitale agitazione che i vecchi soci ricordano bene, e che negli ultimi anni si era, diciamo così, appannata. Il Circolo “A. Diaz” combatte per continuare, al livello più alto, la sua storia, che è un capitolo importante della storia sociale di Ottaviano: è una lotta affascinante e difficile, come sa bene il dott. Oscar Invito, che da poco è stato eletto Presidente, e come sanno i consiglieri, e i soci tutti. Dopo le feste natalizie il dott. Invito ci illustrerà i punti fermi del progetto che consentirà al sodalizio di ritornare su quella che Pasquale Affortunato – un grande Presidente del “Diaz” – chiamava la “strada maestra della nostra storia”, una strada fatta di attenzione per la cultura, di impegno sociale, di promozione di eventi capaci di sollecitare la presenza e l’interesse di tutta la comunità ottavianese. Per ora, il dott. Invito esprime la sua soddisfazione per la prontezza con cui le attività commerciali hanno accettato di sponsorizzare le manifestazioni organizzate dal Circolo.Qualcosa si muove, e il Presidente e i consiglieri sono in grado di dare continuità e sistematicità ai segnali positivi.

Per antica tradizione – una tradizione segnata dal carattere storico degli Ottavianesi- Ottaviano sa essere solidale in silenzio, senza squilli di tromba e rullar di tamburi. Ma è giusto che sia data almeno la notizia di iniziative importanti, e anche confortanti, soprattutto in un momento come questo, in cui viene frequentemente il sospetto che i valori del Natale si riducano ormai alle luci degli “alberi”, agli smalti dei pastori, alle imbottiture, talvolta stravaganti, dei panettoni, ai menù. E’ un momento della nostra storia in cui capita perfino che l’odio e gli insulti scelgano come bersaglio una donna che piange mentre vede morire, in un letto di ospedale, la figlia di cinque mesi.

Il sig. Cristiano De Falco, proprietario del supermercato “Gennarì” di Ottaviano, ha deciso, quest’anno, di destinare ad opere di beneficenza il budget previsto per l’illuminazione natalizia del suo centro commerciale. Lo ha aiutato nella realizzazione di questo obiettivo l’associazione “Diamo una mano onlus”, che da quasi venti anni si dedica ad attività di volontariato per portare aiuto, sostegno, assistenza a tutti quelli che ne hanno bisogno. Il signor De Falco e il presidente dell’associazione, Vittorio Emanuele Iervolino, hanno deciso di impiegare la somma di danaro nella distribuzione di “spese solidali” a famiglie in difficoltà. Per individuare e per raggiungere queste famiglie nel rispetto assoluto della riservatezza e della discrezione l’associazione “Diamo una mano” ha chiesto e ha immediatamente ottenuto la collaborazione delle Confraternite ottavianesi. Del resto, parlando in pubblico della Confraternita dell’Oratorio e di quella intitolata a Maria SS. Assunta e all’Angelo Custode, dissi, non molto tempo fa,  che le due associazioni, grazie all’impegno dei rispettivi presidenti, il dott. Francesco Annunziata e il dott. Lorenzo Pisanti, e dei confratelli tutti, stavano rinnovando la loro secolare tradizione di concreto sostegno in favore degli infelici che il sistema sociale respinge ai suoi margini. Mi piace ricordare che Lorenzo Pisanti è nipote del compianto don Luigi Pisanti, che fu parroco della Chiesa di San Lorenzo, e che metteva tra i compiti più importanti della parrocchia la cura morale e materiale di chi ha bisogno: “e quelli che hanno veramente bisogno- diceva don Luigi – spesso si vergognano di chiedere aiuto”. Sono certo che il nuovo parroco di San Lorenzo e di San Giovanni, don Salvatore Mungiello, saprà riannodare, anche sotto questo aspetto, i fili della trama delle gloriose storie sociali delle due parrocchie.

Ottaviano e il territorio hanno bisogno della solidarietà, in tutti i suoi aspetti.

 

Sant’Anastasia/Concorsopoli, il senatore Antonio Iannone (Fratelli d’Italia): «Il Ministero disponga una commissione d’Accesso»

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Antonio Iannone è un senatore della Repubblica dal 2018 ed è un imprenditore di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Fa parte del gruppo Fratelli d’Italia al Senato ed è componente della commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e delle altre associazioni criminali, ma anche della commissione parlamentare che riguarda le attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e agli illeciti ambientali ad esso correlati. 

Fu lui, nei primi mesi del 2019, quando erano in itinere i concorsi pubblici che hanno portato poi agli arresti e alle conseguente dimissioni dell’amministrazione comunale, a presentare su input del candidato sindaco Mario Gifuni, un’interrogazione parlamentare – finita poi agli atti delle indagini eseguite dalla Guardia di Finanza e disposte dalla Procura di Nola – nella quale si snocciolavano fatti e circostanze che un dubbio, almeno uno, su quei concorsi avrebbero dovuto farlo venire. Quell’interrogazione parlamentare era indirizzata al ministro per la Pubblica Amministrazione del governo Conte, l’avvocato Giulia Buongiorno, un ruolo oggi ricoperto da Fabiana Dadone; oggi invece il senatore Iannone si rivolge al Ministro dell’Interno, la già Prefetto di Venezia, Luciana Lamorgese.

Espone i fatti, il senatore Iannone, raccontando che il 6 dicembre scorso il Comune di Sant’Anastasia è stato scosso dagli arresti del sindaco, del segretario generale e di un consigliere (ora tutti dimissionari) a causa di concorsi pubblici per i quali l’autorità giudiziaria ipotizza gravissimi reati di corruzione. «In un atto di sindacato ispettivo dell’interrogante pubblicato il 2 aprile 2019 e indirizzato al Ministro per la pubblica amministrazione – scrive Iannone – si erano segnalate delle gravi anomalie ma tale interrogazione non ha avuto alcuna risposta da parte del Ministro. I gravi fatti giudiziari che si sono verificati rappresentano più di una conferma della triste realtà politico amministrativa vissuta a Sant’Anastasia, una comunità cittadina che ha sete di verità e trasparenza».  L’interrogazione è stata presentata poco prima delle dimissioni del sindaco Abete, della giunta e del consiglio comunale e dunque lo «scioglimento» suggerito da Iannone non ha più le basi. Ma il senatore, che attende risposta dal ministro Lamorgese, ha chiesto di disporre una commissione d’accesso che possa verificare tutte le procedure amministrative adottate al Comune di Sant’Anastasia.

Acerra, omicidio Avventurato: è camorra. Ma il movente rimane oscuro

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Resta avvolto nel “consueto” velo di omertà l’omicidio di Giuseppe Avventurato, 48 anni, ucciso nel tardo pomeriggio di giovedi davanti all’ingresso del terraneo che abitava al corso della Resistenza, nel pieno centro di Acerra. Intanto, secondo quanto finora è trapelato dalle indiscrezioni sulle indagini dei poliziotti del commissariato locale, la dinamica camorristica del fatto di sangue è chiara, evidente, ma il movente resta oscuro. Un delitto mafioso, dunque. Sempre in base alle indiscrezioni il killer ha sparato da distanza ravvicinata certamente due volte, raggiungendo Avventurato alla testa e al torace. Ma si parla anche di un terzo colpo. Comunque fino al primo pomeriggio di venerdi l’autopsia del cadavere non era stata ancora effettuata. Per il funerale si parla delle giornate che seguiranno il Natale. Tutto da stabilire poi se si tratti di un omicidio scaturito da uno scontro per l’egemonia sui traffici illeciti nel territorio o di un più “semplice” regolamento di conti interno a uno stesso gruppo criminale. Da stabilire anche un eventuale collegamento con l’omicidio, avvenuto dieci mesi fa, a febbraio, di Vincenzo Mariniello, figlio del boss Gennaro, capoclan dei “camurristielli”, ucciso a sua volta nel 2000 da un tiratore scelto che da grande distanza lo centrò mentre stava sul terrazzo di casa. Su questi ultimi due delitti mafiosi avvenuti ad Acerra quest’anno indagano forze investigative diverse. Sull’omicidio di Mariniello indagano i carabinieri. Su quello di Avventurato la polizia. A ogni modo c’è estremo riserbo da parte di entrambi gli organi. In ogni caso sia le voci di strada che quelle provenienti dagli ambienti delle forze dell’ordine tendono a escludere che i due omicidi siano correlati. Ci sono però degli elementi, sia pure solo “formali”, che accomunano gli ultimi tre fatti di sangue consumati da queste parti. A partire dall’omicidio di Adalberto Ignazio Caruso, pregiudicato di 57 anni freddato la sera del 19 settembre 2015 su una panchina di piazza San Pietro. Il primo elemento è che i tre agguati sono stati messi a segno nello spazio di appena seicento metri, proprio lungo la direttrice del corso della Resistenza. Il secondo è che sia sul conto di Vincenzo Mariniello che su quello di Giuseppe Avventurato pesano storie familiari tragiche. Entrambi infatti persero i papà in modo cruento, uccisi dai sicari. Gennaro Mariniello, come è stato ricordato, fu centrato da un tiratore scelto, 19 anni fa. Domenico Avventurato, padre di Giuseppe, fu invece ammazzato nel dicembre del 1988, al Ponte di Napoli, porta ovest della città. Era nella sua auto. Stessa sorte toccò poco dopo al fratello nonché zio di Giuseppe. Erano i tempi della guerra tra la NCO di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia dei casalesi-Alfieri-Fabbrocino. Da allora diversi componenti della famiglia Avventurato hanno riempito le pagine delle cronache locali per via di una serie lunga e ripetuta di arresti. Secondo un rapporto della Dia il gruppo Avventurato si stava riorganizzando. Proprio tra il 2017 e il 2018 Giuseppe Avventurato era stato sorpreso e arrestato nell’ambito di due summit tenuti con una serie di pregiudicati. In una delle riunioni proibite fu sorpreso, nel retrobottega di un’officina meccanica, con un criminale di Torre Annunziata gravato da pesanti condanne per traffico internazionale di stupefacenti. Sullo sfondo di tutto ciò staglia un dato confortante da una lato, per la sua esiguità numerica, ma preoccupante per Acerra: dei 7 delitti di camorra compiuti in Campania dall’inizio dell’anno due sono stati consumati nella città dell’inceneritore.

Ultimo caffè [FINALE]

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Tutto finisce.

Le parole dopo un lungo periodo, l’amore dopo degli anni in cui si è stati felici, il tempo quando si trascorre una bella giornata.

Coffee Time è un progetto che è stato capace di mettere assieme le forze di una giovane imprenditrice cinematografica che, con la buona volontà e ottimi collaboratori, ha reso reale la frase: “Con la passione si arriva ovunque”.

Coffee Time è una pausa. Proprio come un caffè che poi finisce. Le sei settimane che hanno visto questa serie accompagnare i nostri pomeriggi domenicali sono terminate ieri sera, con l’uscita dell’ultimo episodio sul canale Sol et Astra Pic.

Come anticipato negli articoli precedenti, le storie dei personaggi hanno trovato un punto di incontro e un luogo in cui poter essere raccontate: il caffè letterario. In questo episodio la giovane Emma ci parla dell’idea che ha avuto circa tre anni prima, proprio quando ha incontrato Erica per la prima volta e Roberto stava per iscriversi alla facoltà di legge, poco dopo che Victoria era partita per l’America e Lorenzo, probabilmente non aveva ancora in mente di scrivere un libro. Ma cosa ne sarà di tutti loro, di Roberto e Celeste, di Emma col suo caffè e dei pettegolezzi di Erica?

Emma (Sara Borrelli) ed Erica (Francesca Luna Barone)

Coffee Time non è solo una serie, ma uno stile di vita, una parentesi alla nostra routine; è una piccola descrizione di momenti che non noteremmo perché ci sembrano normali, ma che la serie piazza davanti agli occhi di chi guarda per permettergli di coglierne la bellezza: l’amicizia, i sogni, l’arte, il caffè, la musica, la leggerezza delle giornate, le difficoltà, i viaggi, le foto, l’amore.

Coffee Time ha aperto dibattiti, critiche, provocato pianti d’insoddisfazione e qualche risata ma ha anche arricchito in qualche modo le nostre vite in negativo e in positivo.

Siamo stati lieti di avervi accompagnato in questo viaggio interiore che vi ha permesso di apprezzare non solo l’arte di piccoli cineasti, ma anche di riconoscere il gesto di fare il caffè come un atto di amore, come una forma di arte.

Tutto lo staff di Coffee Time vi ringrazia, così come ringrazia IlMediano.it per avergli permesso di esplorare questa tematica e di aver dato modo a questo progetto di essere visto.

Dal set di Coffee Time

Coffee Time, ripetiamo, è un viaggio e noi abbiamo viaggiato con voi.

In questo articolo vi lasciamo il sesto episodio, il finale. Vi ringraziamo ancora e alla prossima settimana con qualche contenuto speciale.

Buona visione e vi aspettiamo su Instagram per i commenti!

 

“Baccalà arrecanato”. Quando Sant’ Anastasia controllava il mercato del baccalà e delle carni

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Il complesso significato di “arreganato” (“arraganato”,“arrecanato”) e del verbo “arraganare”. I vari “tagli” di baccalà forniti dai venditori, già nell’Ottocento, per “ricette” particolari. Nel 1859 la “battaglia”, a Sant’Anastasia, tra i baccalaiuoli, mercanti di “baccalari” e di carni salate e insaccate, e i “buccieri” che vendevano carni vaccine, agnelli e capretti di “fresco taglio”.I baccalajuoli guidati dai Piccolo e dagli Scafuto, i “buccieri” guidati da Marino Paparo e da Domenico Liguori. La decisione di Giuseppe IV Medici, Intendente di Napoli, e quella che il sindaco Sanseverino prese nei primi mesi del Regno d’Italia, mentre Vincenzo Barone preparava in montagna la “comitiva” di briganti.

 

Ingredienti (per 4 persone): gr. 700 di baccalà già “spognato”, gr. 250 di pomodorini, gr.100 di olive, gr. 50 di pane raffermo, un bicchiere abbondante di vino bianco, gr. 50 di noci, 2 cucchiai di uva passa, 1 spicchio d’aglio, una manciata di prezzemolo tritato, olio extravergine. Liberate il baccalà dalle lische e dalla pelle, e dividetelo in grossi pezzi; tagliate a metà i pomodorini, disponeteli in un’ampia ciotola, salateli e pepateli; ammorbidite nell’acqua l’uva passa. Preparate un trito di pane raffermo, prezzemolo, noci, olio, sale, pepe e aglio.  In una teglia dai bordi alti e convenientemente cosparsa di olio disponete i pezzi di baccalà, circondateli con i pomodorini, con le olive e con l’uva passa opportunamente strizzata, bagnate il tutto con il vino bianco, cospargetelo con il trito del pane raffermo e degli altri ingredienti, “governatelo” con un filo d’olio e mettete nel forno caldo a 180°. Dopo una quarantina di minuti il baccalà “arrecanato” è pronto per la tavola.

 

Dirà sicuramente qualcuno: si chiama “arrecanato”, ma l’origano dov’è?  Perché dicono i linguisti dei “social” che “arrecanato” vuol dire “trattato con l’origano”, che in napoletano si chiama “arecheta”. Per fortuna, Francesco D’Ascoli spiegò e scrisse che, per un chiaro passaggio analogico, “arraganato” significa anche “povero, semplice”, perché l’origano è  un “odore” che si trova facilmente e a poco prezzo, e poi perché sono due i verbi “arraganare”: uno significa “condire con l’origano”, l’altro indica l’operazione che con l’arganetta, una pianta tintoria, rinforzava i colori “mosci” degli abiti vecchi.La nobiltà semplice della povertà. Alla forma “letteraria” “arracanato”, o “arraganato” ho preferito quella vesuviana, “arrecanato”. A metà dell’Ottocento, i “baccalajuoli” di Sant’ Anastasia, gli Scafuto, i Piccolo, i Carotenuto vendevano non solo le “scelle” e i “mussilli” interi, ma anche pezzi di baccalà già tagliati da usare per almeno sette “ricette”: e c’erano, tra queste, le polpette di baccalà, il baccalà alla carrettiera, il baccalà “arrecanato”. Negli anni ’70 dell’Ottocento, almeno quattro “taverne” tra Sant’Anastasia e Volla preparavano maccheroni con il baccalà, un “piatto” che già da tempo era entrato nei menù “popolari” dei “signori” napoletani che tenevano villa intorno al Santuario della Madonna dell’Arco. Per un complicato concorso di cause Sant’ Anastasia, lungo tutto l’Ottocento, si trovò al centro del mercato del baccalà e di quello delle carni: la convivenza dei due “mercati” non era facile, e infatti l’età borbonica si chiuse, in questa città, con una vera e propria battaglia tra i “baccalajuoli” e i “buccieri”, che erano i mercanti di carne vaccina, di agnelli e capretti.

Nel 1859, infatti, ci fu, nel bilancio di Sant’Anastasia, un residuo attivo di 300 ducati. I baccalaiuoli, guidati dagli Scafuto e dai Piccolo, chiesero di eliminare il dazio su “salumi e salami” – rientravano nella categoria anche stocco e baccalà- sostenendo che la durezza della gabella aveva costretto almeno 20 rivenditori anastasiani a spostarsi a Somma: le amministrazioni sommesi da almeno un decennio stavano sviluppando un abile gioco strategico per togliere a Sant’ Anastasia il controllo del mercato dei “baccalari”. Invece i buccieri, che erano guidati da Marino Paparo e da Domenico Liguori, chiedevano che venisse eliminato il dazio sulle carni. E gli amministratori della città li accontentarono.

I baccalajuoli si rivolsero all’Intendente di Napoli – oggi lo chiameremmo il prefetto – che era Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano: e, poiché egli “quotidianamente benefica i poveri”, i ricorrenti erano certi che “la Vergine SS. dell’Arco gli avrebbe messo in testa buoni propositi” e gli avrebbe fatto notare che gli amministratori della città abolivano il dazio sulle carni, che solo i “signori” potevano comprare, mentre mantenevano quello su “stocco, salacche e baccalari, che sono il cibo dei poveri.” Giuseppe IV non si lasciò commuovere, e si tenne fuori dalla battaglia: i 300 ducati li destinò “agli accomodi della Chiesa di Sant’ Antonio che era indecentissima e cadente”. Un ottajanese purosangue. Nel marzo del 1861 le donne dei baccalaiuoli, istigate “dalla pessima genia dei contrabbandieri”, aggredirono, armate di salami, il sindaco Sanseverino chiedendogli che eliminasse il dazio su “salumi e salami”. Il sindaco, che non voleva aggiungere altri problemi a quello, incombente, dei briganti che Vincenzo Barone stava organizzando in montagna, decise di mantenere il dazio sulle carni insaccate e conservate e di abolirlo sullo stocco, sul baccalà e sulle salacche “che si consumano dalla classe infelice del popolo”. I baccalaiuoli accettarono la decisione che li accontentava a metà: ma la metà è meglio di niente, e poi stava arrivando a Sant’ Anastasia un reggimento di soldati “piemontesi”.

Sant’Anastasia, le rivalse. Il Pd: “Abbiamo tutelato l’onore del partito, se avessimo ceduto Abete sarebbe stato il sindaco Pd”

Da sx, Peppe Maiello, Antonio Marciano, Antonio Pone, Raffaele Coccia ed Enza Amato

Mentre i consiglieri comunali e gli assessori si dimettevano, nello stesso momento (giovedì scorso) due dei consiglieri comunali che erano stati pure candidati sindaco avversari di Abete, erano in diretta social per commentare la vicenda. Non era necessaria la loro firma per formalizzare le dimissioni, intendiamo quella di Carmine Esposito e quella di Mario Gifuni, bastavano quelle della maggioranza (cui si sono aggiunti Raffaele Coccia e Peppe Maiello del Pd) per far decadere anche la loro carica. Ma si è trattato evidentemente di una scelta precisa. Esposito e Gifuni, con accanto il portavoce del movimento SìAmo Anastasiani, Ciro Pavone, hanno voluto commentare non la ormai nota vicenda giudiziaria della Concorsopoli anastasiana, non gli arresti, ma il problema politico.

Mario Gifuni, Carmine Esposito, Ciro Pavone

C’era evidentemente la necessità di ricordare che qualcosa era accaduto prima. Che Mario Gifuni aveva sollecitato, sui concorsi pubblici anastasiani, una interrogazione parlamentare al senatore Iannone. Che dai commenti social, pure per chi non avesse voluto andare a fondo della vicenda, si evinceva che a quei concorsi avevano partecipato amici, conoscenti, parenti e paraparenti, come avrebbe detto un signore della politica anastasiana scomparso tempo fa e che, però, con Esposito e Gifuni poco avrebbe legato. C’era evidentemente la voglia di rivalsa di chi in questi mesi si è sgolato a dire che tre proroghe, per la gara dei rifiuti, sono un po’ tante. Che c’era qualche piccolo problemino dietro lo spostamento del funzionario Pappadia, inviso prima allo zio e poi anche al nipote. Che da esposti e denunce presentate alle forze dell’ordine e alla prefettura – così come loro hanno asserito –  il giudizio politico sull’amministrazione Abete è per loro ancor più fallimentare di quello inerente alle vicende giudiziarie. Che in ballo, nel bilancio degli ultimi anni, ci sono tante e tante piccole tessere, tante, per un lapidario giudizio politico negativo. Ma se da Esposito e Gifuni ci si aspettava un atteggiamento di rivalsa, di chi – per usare le parole di Pavone – «banchetta» sulle disgrazie degli avversari, chi era lì con pop corn alla mano ad aspettare il sangue è rimasto deluso. Magari qualcuno penserà che si poteva aspettare qualche giorno ancora. Una settimana, due. Anche tre. Sì, questo lo si pensa. Ciascuno però fa le sue scelte e così ha fatto anche il Partito Democratico. Se nel comitato di Agire si è picchiato pesante, politicamente pesante, sugli avversari in disgrazia, nel convegno di ieri mattina targato Pd si sentiva quasi la eco di una marcia trionfale. Non di sciacallaggio, attenzione. La politica non si esime, non deve esimersi, dall’interpretare gli eventi. Magari si poteva aspettare un po’ anche per questo, ma chi grida allo scandalo fa solo esercizio di ipocrisia. Altra cosa, e su questo nessuno può esimersi sul serio, è la riprovazione per chi sui social sta speculando sulla vicenda giudiziaria. In Italia esistono tre gradi di giudizio e qui non si è nemmeno al primo, i processi (tutti i processi) si fanno nelle aule di tribunale. Né sui giornali, né sui social.  E dicevamo, in città sono arrivati anche, ieri, i consiglieri regionali del Pd, Antonio Marciano ed Enza Amato. Per i democrat, o meglio per coloro i quali hanno presentato il simbolo di partito sostenendo la candidatura a sindaco di Raffaele Coccia, è una rivincita. Perché una parte del partito era tra le fila di Abete, perché si è corso il rischio di non presentare il simbolo, si è corso il rischio che Lello Abete potesse diventare «il sindaco del Pd». Il neo segretario Antonio Pone, gli ora ex consiglieri Coccia e Maiello, hanno chiarito che il giudizio politico non c’entra nulla con la vicenda giudiziaria che ha finito per decapitare il governo cittadino. «A prescindere da tutto, il nostro giudizio sulla cattiva amministrazione lo avevamo già espresso – ha detto il segretario Pone – ed avevamo spinto affinché si aderisse al Piano di Lavoro regionale, con un risparmio per l’ente e regole che avrebbero evitato episodi di corruzione». Sì, perché dei concorsi pubblici anastasiani, non si è parlato negli ultimi giorni. Perché in assise i consiglieri di opposizione avevano già fatto notare come i nomi dei candidati e delle commissioni qualche dubbio lo facevano venire. Mentre forze dell’ordine e magistratura stavano già indagando. Hanno chiesto, i democrat anastasiani, di avere al loro fianco, a Sant’Anastasia, il neo segretario metropolitano Marco Sarracino e il presidente Paolo Mancuso. «Perché con la nostra scelta in campagna elettorale, il partito lo abbiamo preservato da questo scempio e ci si dovrebbero almeno le scuse» – ha detto Maiello. Coccia, il candidato sindaco Pd della scorsa primavera ha chiesto che ci si attivi, in Regione, perché i giovani anastasiani possano avere ancora speranza per un lavoro nella pubblica amministrazione.