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“Stoccaggio illegale”: il NOE chiude la Bios di Acerra

Ieri pomeriggio con un controllo a sorpresa i carabinieri del NOE di Napoli, il Nucleo Operativo Ecologico, hanno disposto la chiusura della Bios, la fabbrica di fertilizzanti agricoli più volte contestata dalla popolazione locale a causa, in base alle denunce dei cittadini, dei miasmi presenti nell’area. Si tratta della cosiddetta ex fabbrica per il trattamento delle ossa animali, la Ilsa, dismessa dopo anni di contrasti con la cittadinanza per colpa, pure in questo caso, delle esalazioni. L’impianto della Bios si trova sulla provinciale Acerra-Caivano, alle spalle di una zona densamente popolata nell’area nord di Acerra. Le popolazioni locali si sono rivolte spesso agli ambientalisti per poter risolvere il problema dei miasmi, attribuiti allo stoccaggio e alla lavorazione dei materiali depositati nella Bios. Miasmi a cui si è aggiunta nel corso del tempo una notevole proliferazione di insetti, soprattutto nel periodo estivo. A ogni modo il provvedimento di chiusura disposto dai carabinieri del NOE, diretti dal colonnello Italo Guardiani, che hanno operato insieme ai carabinieri della stazione di Acerra, diretti dal maresciallo Giovanni Caccavale, punta sulla presenza nella fabbrica di diversi scarichi ritenuti illegali e sulla mancanza di alcune autorizzazioni. L’azione dei militari è scaturita da una denuncia particolareggiata stilata dagli ecologisti della zona, Alessandro Cannavacciuolo, Vincenzo Petrella, Antonio e Valerio Montesarchio e Massimiliano Messina. Gli ambientalisti erano stati sul posto ravvisando una serie di presunte anomalie e irregolarità. “Nonostante un’ordinanza del Comune di Acerra – racconta Cannavacciuolo – emanata nel 2016 e che disponeva la sospensione delle attività della Bios, l’azienda continuava lo stesso a stoccare e a produrre in dispregio delle più elementari norme ambientali”. Gli ambientalisti hanno girato una serie di video, anche servendosi di un drone, scattato fotografie e recuperato documenti. Il tutto è finito in un dossier consegnato nelle mani delle autorità preposte ai controlli. “Questa chiusura – conclude Vincenzo Petrella – è stata possibile grazie al fatto che i cittadini hanno collaborato fattivamente per fare luce su una vicenda che si stava trascinando da troppo tempo”. Non è finita. Sul posto sono in corso ulteriori accertamenti da parte del NOE, che sempre ieri hanno controllato altre due aziende confinanti con la Bios. Comunque ieri alcuni lavoratori si sono riuniti davanti ai cancelli dello stabilimento. Rischiano di perdere il posto. Il problema della convivenza degli impianti industriali con le popolazioni locali è sentito da queste parti. Qui la gente punta l’indice soprattutto contro l’inceneritore. E nella vicina Pomigliano è sorto un comitato contro il cementificio.

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