Acerra, omicidio Avventurato: è camorra. Ma il movente rimane oscuro

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Resta avvolto nel “consueto” velo di omertà l’omicidio di Giuseppe Avventurato, 48 anni, ucciso nel tardo pomeriggio di giovedi davanti all’ingresso del terraneo che abitava al corso della Resistenza, nel pieno centro di Acerra. Intanto, secondo quanto finora è trapelato dalle indiscrezioni sulle indagini dei poliziotti del commissariato locale, la dinamica camorristica del fatto di sangue è chiara, evidente, ma il movente resta oscuro. Un delitto mafioso, dunque. Sempre in base alle indiscrezioni il killer ha sparato da distanza ravvicinata certamente due volte, raggiungendo Avventurato alla testa e al torace. Ma si parla anche di un terzo colpo. Comunque fino al primo pomeriggio di venerdi l’autopsia del cadavere non era stata ancora effettuata. Per il funerale si parla delle giornate che seguiranno il Natale. Tutto da stabilire poi se si tratti di un omicidio scaturito da uno scontro per l’egemonia sui traffici illeciti nel territorio o di un più “semplice” regolamento di conti interno a uno stesso gruppo criminale. Da stabilire anche un eventuale collegamento con l’omicidio, avvenuto dieci mesi fa, a febbraio, di Vincenzo Mariniello, figlio del boss Gennaro, capoclan dei “camurristielli”, ucciso a sua volta nel 2000 da un tiratore scelto che da grande distanza lo centrò mentre stava sul terrazzo di casa. Su questi ultimi due delitti mafiosi avvenuti ad Acerra quest’anno indagano forze investigative diverse. Sull’omicidio di Mariniello indagano i carabinieri. Su quello di Avventurato la polizia. A ogni modo c’è estremo riserbo da parte di entrambi gli organi. In ogni caso sia le voci di strada che quelle provenienti dagli ambienti delle forze dell’ordine tendono a escludere che i due omicidi siano correlati. Ci sono però degli elementi, sia pure solo “formali”, che accomunano gli ultimi tre fatti di sangue consumati da queste parti. A partire dall’omicidio di Adalberto Ignazio Caruso, pregiudicato di 57 anni freddato la sera del 19 settembre 2015 su una panchina di piazza San Pietro. Il primo elemento è che i tre agguati sono stati messi a segno nello spazio di appena seicento metri, proprio lungo la direttrice del corso della Resistenza. Il secondo è che sia sul conto di Vincenzo Mariniello che su quello di Giuseppe Avventurato pesano storie familiari tragiche. Entrambi infatti persero i papà in modo cruento, uccisi dai sicari. Gennaro Mariniello, come è stato ricordato, fu centrato da un tiratore scelto, 19 anni fa. Domenico Avventurato, padre di Giuseppe, fu invece ammazzato nel dicembre del 1988, al Ponte di Napoli, porta ovest della città. Era nella sua auto. Stessa sorte toccò poco dopo al fratello nonché zio di Giuseppe. Erano i tempi della guerra tra la NCO di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia dei casalesi-Alfieri-Fabbrocino. Da allora diversi componenti della famiglia Avventurato hanno riempito le pagine delle cronache locali per via di una serie lunga e ripetuta di arresti. Secondo un rapporto della Dia il gruppo Avventurato si stava riorganizzando. Proprio tra il 2017 e il 2018 Giuseppe Avventurato era stato sorpreso e arrestato nell’ambito di due summit tenuti con una serie di pregiudicati. In una delle riunioni proibite fu sorpreso, nel retrobottega di un’officina meccanica, con un criminale di Torre Annunziata gravato da pesanti condanne per traffico internazionale di stupefacenti. Sullo sfondo di tutto ciò staglia un dato confortante da una lato, per la sua esiguità numerica, ma preoccupante per Acerra: dei 7 delitti di camorra compiuti in Campania dall’inizio dell’anno due sono stati consumati nella città dell’inceneritore.