Strada bloccata da muro di rifiuti, discarica sequestrata a Marigliano

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  Un vero e proprio muro di rifiuti che impediva il transito di auto e pedoni. È lo scenario che si sono trovati davanti gli agenti della Polizia Municipale di Marigliano durante un’attività di controllo e presidio del territorio finalizzata alla tutela dell’ambiente e della sicurezza urbana.   L’operazione, coordinata dal comandante Emiliano Nacar, ha consentito di individuare e sottoporre a sequestro un vasto deposito incontrollato di rifiuti pericolosi e non pericolosi, trasformato nel tempo in una discarica abusiva a cielo aperto estesa su una superficie di oltre mille metri quadrati.   Al momento dell’accesso all’area, gli agenti hanno trovato una situazione di grave degrado ambientale e di emergenza per la viabilità. Un enorme accumulo di materiali di risulta, imballaggi in plastica, legname, carcasse di elettrodomestici e decine di sacchi contenenti scarti di lavorazione tessile occupava completamente la carreggiata, rendendo impossibile il passaggio sia dei veicoli sia dei pedoni.   Per garantire la sicurezza pubblica si è resa necessaria l’immediata chiusura della strada al traffico, mentre l’intera area è stata posta sotto sequestro.   Sono ora in corso le indagini per risalire ai responsabili dello sversamento illecito e individuare gli eventuali titolari delle attività produttive che avrebbero alimentato il traffico illegale di scarti di lavorazione.   “L’abbandono indiscriminato di rifiuti, soprattutto quando si tratta di materiali industriali e potenzialmente pericolosi, rappresenta una grave ferita per il nostro territorio e un serio rischio per la collettività”, ha dichiarato il comandante Emiliano Nacar. “L’operazione portata a termine dimostra che l’attenzione resta altissima. La tutela dell’ambiente e la sicurezza della nostra comunità rappresentano una priorità assoluta”.

Somma Vesuviana. “Forme e Figure”, il libro che racconta la Festa delle Lucerne attraverso i numeri

Nel Giardino del Popolo si è svolta la presentazione del libro Forme e Figure, scritto da Giacomo Barra e Raffaele Maione, con la moderazione del ricercatore Mario Barra. Un incontro che ha saputo coniugare divulgazione scientifica, memoria e tradizione, raccontando la Festa delle Lucerne da una prospettiva inedita.
L’opera nasce dall’esperienza diretta dei due autori che, fin da ragazzi, hanno partecipato alle fasi di preparazione della festa osservando come triangoli, quadrati, cerchi e altre figure geometriche fossero elementi fondamentali nella realizzazione delle scenografie. Diventati entrambi docenti di matematica, hanno trasformato quelle osservazioni in un percorso capace di unire il rigore della scienza con la storia e l’identità del borgo antico Casamale.
Il libro si propone infatti di avvicinare cittadini e nuove generazioni a una disciplina spesso ritenuta difficile, mostrando come la matematica sia presente nella quotidianità e, in questo caso, nel cuore stesso della Festa delle Lucerne.
Ogni forma geometrica utilizzata negli allestimenti viene spiegata attraverso teoremi, curiosità e simbolismi, dimostrando che dietro ogni installazione si nascondono studio, proporzioni e precisione.
Tra gli aspetti più originali dell’opera c’è il riferimento ai “numeri felici”, un concetto matematico che gli autori utilizzano come metafora della festa. L’edizione del 2026 viene definita simbolicamente un “numero felice”, perché il percorso dei numeri diventa anche un viaggio tra emozioni, ricordi e valori condivisi. Da qui nasce una riflessione sulla felicità, sull’amicizia e sul senso di appartenenza che da sempre caratterizzano i Maestri della Festa.
Il racconto conduce il lettore lungo i vicoli del borgo, soffermandosi sulle lucerne, sulle architetture e sui luoghi simbolo, come il celebre tavolo tondo, attorno al quale per anni maestri, volontari e residenti si sono ritrovati per progettare la festa. Su quel tavolo, e su un semplice quaderno, prendevano forma numeri, misure, tempi e disegni che avrebbero poi dato vita alle spettacolari scenografie.
Un tavolo che rappresenta molto più di un piano di lavoro: è il simbolo della condivisione, della trasmissione del sapere e dell’amicizia che ha unito intere generazioni di maestri. Molti di loro oggi non ci sono più, ma hanno lasciato in eredità ai figli e ai nipoti la stessa passione, consentendo alla tradizione di rinnovarsi senza perdere la propria identità.
A chiudere la serata è stato un momento particolarmente significativo. Riprendendo il tema dei “numeri felici”, gli autori hanno indicato simbolicamente il 26 giugno 2026 (26/6/2026) come una “data felice”: il giorno della proclamazione della prima donna sindaca di Somma Vesuviana. Un esempio concreto di come la matematica possa intrecciarsi con la storia e con gli eventi che segnano la vita di una comunità, trasformando una semplice data in un simbolo di cambiamento, memoria e speranza.
Forme e Figure si rivela così molto più di un libro di matematica. È un viaggio che dimostra come formule, geometria e numeri possano raccontare una comunità, custodirne la memoria e spiegare il fascino di una festa che continua a emozionare, illuminando non solo i vicoli del borgo, ma anche il legame profondo tra cultura, scienza e tradizione.

Nell’’800 Ottajano, San Giuseppe e Terzigno sono al centro del “mercato” delle carni, del grano e del vino: è una storia che va scritta

Manca una storia ragionata della società e dell’economia di Ottaviano, che fino alla fine dell’’800 fu il Comune più importante della Provincia, dopo Napoli e dopo Castellammare. Manca uno studio organico sull’attenzione che i principi Medici e i “borghesi” loro alleati dedicarono alla produzione del vino e al commercio del grano e delle carni favorendo lo sviluppo dell’economia anche nei “quartieri” di San Giuseppe e di Terzigno. I documenti ci sono, e sono anche numerosi: da tempo aspettano, in un deposito di Ottaviano, di essere messi in ordine e di diventare archivio. Correda l’articolo l’immagine della “contadina Filomena” dipinta da Filippo Palizzi nel 1864.     Per due secoli i Medici investirono capitali e energie in quattro settori: il vino, il legname, il commercio del grano, il mercato delle carni.  Tra la fine del ‘700 e il primo trentennio dell’’800 Giuseppe III e il fratello, il Cavalier Luigi Medici, che tra l’altro rappresentava gli interessi dei Rothschild a Napoli, si dedicarono ai giochi della finanza: gli eredi ne seguirono, con alterna fortuna, l’esempio, ma continuarono a investire capitali nei quattro settori che sopra abbiamo indicato dividendo responsabilità e profitti con “imprese” di Ottajano, di San Giuseppe e di Terzigno. Bisogna dire che per quasi tutto l’Ottocento molte “imprese” vesuviane fecero capo non a individui, ma a “società”, i cui membri erano quasi sempre legati da vincoli di parentela.  In queste famiglie associate e imparentate c’erano sempre un notaio e almeno un sacerdote, e la fede nei valori cristiani era così accesa, così intensa che le famiglie non mollarono il controllo delle congreghe, e dei patrimoni fondiari delle congreghe, e dei capitali delle congreghe, e del diritto delle congreghe di prestare danaro ai confratelli a basso tasso d’interesse.   Dunque, nella prima metà dell’Ottocento i Medici coinvolgono nel mercato del vino tre “società” che fanno capo ai Bifulco di Terzigno, e almeno due “società” ottajanesi nell’ affare lucroso, e pericoloso,  dei tagli dei boschi. La pianura- il Pianillo – che si stende tra San Giuseppe, Sarno, Striano e Poggiomarino già nel primo Settecento produceva grano e sul finire del secolo offriva ricovero invernale ad alcune mandrie di buoi di allevatori dei Monti Lattari, con i quali gli agenti di Giuseppe III tenevano rapporti diretti. Questo è il varco attraverso il quale i borghesi di San Giuseppe entrano nel mercato delle carni vaccine e sostituiscono, nel mercato del grano, i Duraccio del Centro Abitato, a cui i Medici avevano affidato, in un primo momento, il compito di rappresentarli nei “negozi “con le Piazze del grano del Tavoliere.  Nella prima metà dell’Ottocento il capo della borghesia imprenditrice di San Giuseppe è Basilio Di Prisco: il quale diventa per la prima volta sindaco di Ottajano nel 1826, quando il Cavalier Luigi Medici è Primo Ministro del Regno e il nipote Michele, principe di Ottajano, è Intendente della Provincia di Napoli. Credo che non serva aggiungere altro per dimostrare che il Di Prisco era persona assolutamente gradita ai Medici.   Tra il 1826 e il 1829 il potere dei Medici tutela i coltivatori del Piano, minacciati dai “pecorai” di Striano e di Poggiomarino, e protegge i mercanti sangiuseppesi che vanno a comprare vaccine a Lagonegro, nel Pantano di Aversa e a Francolise, o restano coinvolti, tra Nola e Acerra, in poco chiare vicende di furti di bestiame e di contrabbando di carni. Nel 1829 il sangiuseppese Francesco Carbone e l’ottajanese Saverio Di Luggo forniscono carni macellate alle truppe stanziate in Nola e a un reggimento accampato alle porte di Nocera. Le carte dell’Archivio Medici dimostrano con chiarezza quanta attenzione il Cavalier Luigi prestasse, e non solo nell’interesse pubblico, alle vicende del commercio del grano nel Regno. A metà dell’’800 Giuseppe IV presenta anche gli Ammirati, i Leone loro parenti, i Carbone e i Di Prisco a Giovanni Amatrice, il più importante agente contabile del Banco di Napoli, e ai Forquet che, protetti dal Cavalier Luigi, erano entrati nella commissione di “deputati negozianti “incaricati dalla Camera di Commercio di vigilare “sulla fissazione dei cambi”.   I membri della commissione, in cui fino al 1863 c’è sempre un Forquet ( e nel 1855 ce ne sono due, Giacomo e Francesco), sono quasi tutti anche sensali di cereali e, in particolare, del grano tenero del mercato di Barletta e del grano duro del mercato di Manfredonia. Nell’ultimo trentennio dell’’800 le strade si separano. I negozianti di vaccine, i Miranda, i Carbone, i Bifulco, si liberano dalla tutela dei Medici, la cui stella è al tramonto, e si schierano con il partito clerico-moderato che a Napoli ha messo le mani, tra l’altro, sugli affari del Risanamento e sulle cooperative di credito popolare. Invece i negozianti di grano, gli Ambrosio e i Casillo, restano saldamente legati agli amici napoletani dei Medici, per esempio a Luigi Petriccione e a Giuseppe Anselmi che sul finire del secolo reggono con mano ferma la Camera di Commercio, il “luogo” in cui si chiudono tutti gli affari connessi al mercato del grano. Gli Ambrosio comprano quote di alcune società che gestiscono mulini tra Torre Annunziata e San Giovanni a Teduccio.  I due gruppi sono, a San Giuseppe, anche due “partiti”: e sarebbe interessante raccontare la battaglia che essi ingaggiano per il controllo della città. Alla prossima.  

Regione Campania, fondi per Nola e Saviano: approvati 4 emendamenti di Francesco Iovino

Riceviamo  e pubblichiamo   I lavori di ristrutturazione dei locali comunali destinati al Circolo “Giordano Bruno” di piazza Duomo a Nola, mentre a Saviano gli interventi manutenzione della parrocchia Immacolata Concezione e della parrocchia Maria SS. della Libera, ma anche i lavori di completamento del campetto della parrocchia San Michele Arcangelo: sono le attività che saranno finanziate dalla Regione Campania, grazie agli emendamenti presentati da Francesco Iovino, consigliere regionale e presidente della Commissione Trasparenza del consiglio regionale della Campania. Le misure sono state tutte approvate nel corso dell’esame dell’Assestamento di Bilancio di Previsione della Regione Campania. Si tratta di risorse che serviranno a migliorare strutture che rappresentano importanti punti di riferimento sociali e culturali oltre che religiosi. Lo stanziamento indirizzato a Nola rappresenta l’unico nel folto elenco degli interventi finanziati oggi. Stesso discorso per Saviano, dove oltre ai ben tre emendamenti di Francesco Iovino ne è stato presentato e finanziato soltanto un altro. “Si tratta – ha spiegato il presidente della Commissione Trasparenza, Francesco Iovino, di un segnale di attenzione nei confronti dei cittadini ed in particolare di quelle realtà che svolgono importanti funzioni in termini di aggregazione, cultura e inclusione”. “Ecco perché ho personalmente utilizzato tutta la disponibilità che mi è stata concessa in quanto consigliere regionale per migliorare la qualità delle strutture e dell’accoglienza di quelli che sono veri e propri presidi sociali del territorio”, ha aggiunto Iovino

Napoli, cent’anni d’azzurro: una squadra, un popolo, un pezzo d’eternità

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Dal 1926 al 2026, un secolo di storia che va molto oltre il calcio. Quattro scudetti, Maradona, cadute e rinascite, fino alle vittorie dell’era contemporanea. Perché a Napoli l’azzurro non è soltanto il colore di una maglia: è memoria, identità e sentimento tramandato di generazione in generazione.

   

NAPOLI – Cento anni possono essere un traguardo. A Napoli diventano un racconto. 1926-2026. Un secolo esatto. Eppure provare a raccontare i cento anni della Società Sportiva Calcio Napoli limitandosi alle partite vinte, ai gol, agli allenatori e alle classifiche significherebbe raccontarne soltanto una parte. Perché esistono squadre di calcio che appartengono alle proprie città. E poi esiste il Napoli, che della sua città ha finito per assumere carattere, contraddizioni, orgoglio, ferite e capacità quasi ostinata di rinascere.

Il Napoli è stato grande, è caduto, è ripartito. Ha conosciuto campioni e stagioni anonime, stadi traboccanti di felicità e domeniche amare. È arrivato fino al fallimento ed è ricominciato dalla Serie C. Poi è tornato in Europa, ha ricominciato a vincere e, quando sembrava che certi giorni appartenessero ormai soltanto ai racconti dei padri, è tornato sul tetto d’Italia.

Forse è proprio per questo che Napoli si riconosce così profondamente nella sua squadra. Perché anche questa città, da secoli, cade e si rialza.

La data scelta dal popolo azzurro per celebrare il centenario è il 1° agosto 1926, anche se le radici del calcio napoletano affondano ancora più indietro nel tempo. Le prime esperienze risalgono alla fine dell’Ottocento. Nel 1906 nacque il Naples Cricket & Foot-Ball Club, nel 1911 l’Unione Sportiva Internazionale Napoli; dalla loro fusione sarebbe nato nel 1922 l’Internaples. Nell’agosto del 1926 arrivò poi il passaggio decisivo verso l’Associazione Calcio Napoli. Dal 1964 il nome che conosciamo ancora oggi: Società Sportiva Calcio Napoli.

Prima ancora delle televisioni a pagamento, degli smartphone e dei social, il Napoli passava attraverso una radiolina appoggiata sul tavolo, le discussioni nei bar, il giornale comprato il lunedì mattina. Passava da un padre a un figlio, da un nonno a un nipote. Ancora oggi basta camminare per Napoli per capire che quella trasmissione non si è mai interrotta.

L’azzurro è sui balconi, nei vicoli, sulle maglie dei bambini. È nei murales, nelle bandiere, nei nomi dei locali. Entra nella musica, nel cinema, nel teatro e persino nel linguaggio quotidiano. Perché a Napoli il calcio, quando riguarda il Napoli, smette spesso di essere soltanto sport e diventa fatto culturale.

E inevitabilmente, dentro questi cento anni, esiste un prima e un dopo. In mezzo c’è un uomo arrivato dall’Argentina nel 1984: Maradona.

Diego Maradona non è stato semplicemente il più grande calciatore che abbia indossato la maglia azzurra. Il rapporto tra Diego e Napoli è qualcosa che le statistiche non riescono a spiegare.

Bisogna conoscere la città, e forse anche la storia del Mezzogiorno, per comprenderlo davvero. Maradona arrivò in una Napoli che cercava anche attraverso il calcio una rivincita nei confronti di un Paese nel quale il divario tra Nord e Sud entrava perfino negli stadi.

E con lui arrivò ciò che per decenni era sembrato impossibile. Il 10 maggio 1987 Napoli diventò per la prima volta campione d’Italia. Il primo scudetto non fu semplicemente una vittoria sportiva. Fu una festa collettiva che trasformò la città in un enorme palcoscenico. L’azzurro coprì palazzi, strade e piazze. In quella stessa stagione arrivò anche la Coppa Italia. Due anni dopo, nel 1989, il Napoli conquistò la Coppa UEFA, il primo e finora unico grande trofeo europeo della propria storia. Nel 1990 arrivò il secondo scudetto.

Era diventata realtà una favola che sembrava non potesse appartenere a Napoli. E Diego diventò qualcosa di più di un campione. Ancora oggi il suo volto appare sui muri della città. E lo stadio che custodisce le domeniche del Napoli porta il suo nome.

Ma nessuna storia lunga cent’anni è fatta soltanto di gloria. Dopo l’epoca di Maradona arrivarono stagioni difficili, retrocessioni, problemi societari e infine il momento che sembrò cancellare tutto: il fallimento del 2004. Il Napoli dovette ricominciare dalla Serie C. Per molte società avrebbe potuto essere la fine di un’epoca. Per Napoli diventò un’altra partenza.

Con l’arrivo di Aurelio De Laurentiis iniziò la ricostruzione: la Serie C, la promozione, il ritorno in Serie A e poi nuovamente l’Europa. La Coppa Italia del 2012, quella del 2014, la Supercoppa, un’altra Coppa Italia nel 2020. Il Napoli tornò stabilmente tra le grandi del calcio italiano. Ma mancava ancora qualcosa. Quella parola che per una generazione intera era rimasta legata alle fotografie ingiallite del 1987 e del 1990: Scudetto.

2023, Napoli torna campione. Trentatré anni. Tanto è stato necessario aspettare.

Il 4 maggio 2023, a Udine, il Napoli conquistò matematicamente il terzo scudetto della propria storia. E accadde qualcosa di straordinario: una generazione che Maradona non l’aveva mai visto giocare poté finalmente capire ciò che genitori e nonni avevano provato.

Napoli esplose. Non soltanto la notte della vittoria. La città si era preparata per mesi. Chilometri di festoni, bandiere tra i palazzi, quartieri interamente dipinti d’azzurro. Fu una festa sportiva, certamente. Ma ancora una volta fu soprattutto una gigantesca rappresentazione collettiva dell’identità napoletana.

Poi, appena due anni più tardi, arrivò qualcosa che rese ancora più straordinario il nuovo capitolo della storia azzurra: il quarto scudetto, quello della stagione 2024-25.

Quattro campionati italiani: 1986-87, 1989-90, 2022-23 e 2024-25. A questi si aggiungono sei Coppe Italia, tre Supercoppe italiane e la Coppa UEFA del 1989, oltre agli altri trofei presenti nel palmarès ufficiale.

Numeri che raccontano il successo. Ma non ancora il Napoli. Per capire davvero questa storia bisogna osservare gli spalti. Un bambino sulle spalle del padre. Un anziano con una sciarpa conservata da quarant’anni. Un emigrato che segue la partita da Milano, New York, Londra, Buenos Aires o Sydney. Persone che magari non si sono mai incontrate e che per novanta minuti pronunciano contemporaneamente le stesse parole.

È qui che il Napoli diventa appartenenza. Il calcio ha una capacità che poche altre espressioni popolari possiedono: costruire una memoria comune tra persone che non si conoscono. A Napoli questa capacità viene moltiplicata dalla natura stessa della città.

Napoli è teatro e strada, sacro e profano. È Eduardo e Pino Daniele, Totò e Massimo Troisi. È Caravaggio e San Gennaro. È il Vesuvio che domina il golfo e il mare che sembra ricordare continuamente alla città di essere contemporaneamente confine e apertura verso il mondo. E dentro questo enorme patrimonio culturale, ormai, c’è anche una maglia azzurra.

Non è irriverente dirlo: il Napoli appartiene alla cultura popolare della città. Lo dimostra anche la scelta della Treccani che, in occasione del centenario, accompagnerà il progetto con una pubblicazione speciale: secondo quanto annunciato dal club, è la prima volta nella storia dell’istituzione culturale che viene realizzato un progetto di questo tipo dedicato a una società calcistica.

Il Napoli ha scelto di non concentrare tutto in una singola giornata. Il centenario diventerà un anno di celebrazioni sotto un’espressione che a Napoli contiene molto più del suo significato letterale: “Pe’ cient’anne”. Un augurio.

Le celebrazioni partono simbolicamente il 1° agosto 2026 e accompagneranno il club fino al 31 luglio 2027. Sono previsti eventi, incontri, iniziative culturali e un film dedicato al centenario, scritto con il contributo di Maurizio de Giovanni e Mimmo Carratelli.

Ed è significativo che una squadra scelga di raccontare il proprio compleanno anche attraverso un film, un libro, incontri e cultura. Perché probabilmente ha compreso ciò che Napoli sa già da tempo: questi cento anni non appartengono soltanto al calcio.

E quindi uscimmo a riveder l’azzurro

Dante, terminando l’Inferno, scrive uno dei versi più celebri della nostra letteratura: «E quindi uscimmo a riveder le stelle». Anche il Napoli, nella sua storia centenaria, ha conosciuto il proprio inferno sportivo: è caduto nelle categorie inferiori, ha attraversato il fallimento e ha dovuto ricominciare. Ma è tornato. E forse anche per questo la sua storia somiglia così profondamente a quella della città che rappresenta.

Si può dire che cento anni di Napoli siano soprattutto la storia di un amore. Quello che ha mosso generazioni verso uno stadio. Che ha attraversato vittorie e sconfitte senza esaurirsi. Che ha fatto piangere uomini adulti per un pallone entrato in una porta.

Un amore irrazionale, popolare, smisurato. E davanti al golfo, sotto il Vesuvio, Napoli continua a guardare verso il proprio paradiso. Naturalmente azzurro.

(fonte foto: rete internet)

Piscina chiusa, sì a mozione M5S: verifiche e supporto ai cittadini danneggiati

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  Il Consiglio comunale di Casoria ha approvato la mozione presentata dal gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle a sostegno degli utenti coinvolti nella chiusura della piscina comunale di via Michelangelo. Il documento, sostenuto dalla maggioranza, punta a garantire forme di tutela ai cittadini che avevano sottoscritto abbonamenti e corsi e che si sono ritrovati improvvisamente senza il servizio. Nel comunicato diffuso dal gruppo consiliare, il Movimento 5 Stelle sottolinea le ragioni dell’iniziativa. «La chiusura improvvisa della piscina comunale di via Michelangelo ha colpito duramente cittadini e non, privati dall’oggi al domani di un luogo dedicato allo sport, al benessere e all’aggregazione sociale. Molti di loro avevano già pagato abbonamenti e corsi e oggi si trovano senza un servizio e senza certezze». Secondo il M5S, l’amministrazione aveva il dovere di intervenire per offrire una risposta concreta agli utenti. «Di fronte a questa situazione, il Comune ha il dovere di attivarsi per tutelare i cittadini e garantire la massima trasparenza su quanto accaduto». Nel testo viene spiegato anche il contenuto della mozione approvata. «Per questo il Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione, sostenuta dall’intera maggioranza, che impegna il Sindaco e la Giunta ad avviare un censimento pubblico di tutti gli utenti coinvolti e danneggiati dalla chiusura e a promuovere successivamente strumenti di tutela e assistenza per aiutare i cittadini a difendere i propri diritti». Il gruppo consiliare esprime poi rammarico per quanto accaduto durante il dibattito in aula. «Dispiace constatare che, durante il dibattito in Consiglio comunale, alcuni consiglieri di minoranza abbiano addirittura chiesto il ritiro della mozione, scegliendo di non sostenere un’iniziativa che aveva come unico obiettivo quello di offrire un aiuto concreto ai cittadini coinvolti». Infine, il Movimento 5 Stelle ribadisce la propria posizione politica sulla vicenda e annuncia che continuerà a seguire gli sviluppi. «Per il Movimento 5 Stelle la tutela dei cittadini viene prima di ogni contrapposizione politica. Quando viene meno un servizio pubblico, le istituzioni devono dare risposte, non voltarsi dall’altra parte». «Continueremo a seguire la vicenda affinché sia fatta piena chiarezza e affinché nessun cittadino venga lasciato solo nella tutela dei propri diritti».

Acerra, Consiglio spinge su Clinica Villa dei Fiori: le richieste ad Asl e Regione

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  Villa dei Fiori, il consiglio comunale: valorizzare il ruolo strategico della struttura nel panorama sanitario regionale ACERRA Valorizzare il ruolo strategico della Casa di Cura Clinica Villa dei Fiori di Acerra nella rete sanitaria regionale. E quanto emerso nellultima seduta di consiglio comunale di Acerra dove è stato approvato un ordine del giorno proposto dalla maggioranza che impegna il Sindaco e la Giunta a farsi portavoce presso la Giunta Regionale della Campania e la Direzione Generale dell’ASL Napoli 2 Nord affinché si riconosca il valore strategico del presidio Villa dei Fiori di Acerra e si assuma ogni iniziativa utile a garantire la piena integrazione, il potenziamento e la valorizzazione nell’ambito della programmazione sanitaria regionale, nell’interesse della comunità acerrana e dell’intero bacino territoriale servito. In particolare il Consiglio Comunale chiede alla Regione Campania di adottare alcune azioni programmatorie ed in particolare: ladeguamento dei tetti di spesa e dei posti letto; adeguare il tetto di spesa e i posti letto destinati all’area dell’agro acerrano-nolano, differenziando e tutelando specificamente i budget destinati alle attività di emergenza-urgenza, alle reti tempo- dipendenti e alle prestazioni salvavita, al fine di riallineare l’offerta sanitaria ai fabbisogni reali del territorio senza penalizzare l’operatività del presidio; consolidare le terapie intensive e della rete IMA, consolidare i posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva della struttura e rafforzare i percorsi clinici post- procedura dell’emergenza, in particolare per la rete dell’Infarto Miocardico Acuto (IMA), al fine di fluidificare i ricoveri, ridurre i tempi di attesa nel Pronto Soccorso e l’overbooking garantendo la continuità assistenziale post-salvavita; lintegrazione con la rete territoriale dell’ASL Napoli 2 Nord, secondo quanto stabilito dal nuovo riassetto della medicina territoriale. Dall’Assise è emersa la necessità di riconoscere, valorizzare, potenziare e riequilibrare il budget destinato alle attività di emergenza e alle prestazioni salva-vita ed il ruolo svolto dalla Casa di Cura Clinica Villa dei Fiori di Acerra all’interno della rete sanitaria regionale. “Villa dei Fiori rappresenta, nel panorama della sanità campana, un presidio sanitario di fondamentale importanza sottolinea il sindaco Tito dErrico e svolge una funzione pubblica essenziale, essendo stabilmente inserita nei percorsi dell’emergenza-urgenza, nelle reti tempo-dipendenti e nei flussi assistenziali collegati al sistema regionale del 118. La struttura, infatti, è dotata di un Pronto Soccorso attivo 24 ore su 24, integrato con la Centrale Operativa del 118 e capace di assicurare triage, prima valutazione clinica, stabilizzazione dei parametri vitali, diagnostica d’urgenza, osservazione breve intensiva (OBI), eventuale ricovero, dimissione o trasferimento protetto presso reparti specialistici. Tale organizzazione rende il presidio un punto di accesso sanitario indispensabile per i cittadini di Acerra e per un’area territoriale limitrofa estremamente vasta. “Il presidio assolve ad una funzione complessa e indispensabile per una risposta di salute concreta, quotidiana e immediata di un territorio densamente popolato e caratterizzato da bisogni complessi spiega il presidente del consiglio comunale Raffaele Lettieri – ed assume un rilievo ancora maggiore se si considera la carenza strutturale di posti letto nell’ASL Napoli 2 Nord e il conseguente fenomeno del boarding, cioè la permanenza prolungata dei pazienti in Pronto Soccorso in attesa di ricovero. Villa dei Fiori di Acerra è un nodo centrale e strutturato della rete pubblica di emergenza-urgenza, la cui operatività va preservata e potenziata per garantire un’offerta sanitaria adeguata ai bisogni dei cittadini. In tale scenario, dunque, i posti letto e i servizi della struttura svolgono una fondamentale funzione nella erogazione dei servizi sanitari di ammortizzatore sanitario e sociale, evitando la congestione degli ospedali pubblici limitrofi e contribuendo alla tenuta complessiva della rete di emergenza dell’area nord di Napoli. Il consiglio comunale, inoltre, ha approvato il Riequilibrio di Bilancio e il Documento Unico di Programmazione 2027/2029.

San Giuseppe Vesuviano, oltre 170mila euro per il Distretto del Commercio: il progetto passa il vaglio della Regione

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Il programma dichiarato ammissibile punta su rigenerazione urbana, promozione del territorio, digitalizzazione e formazione. Il sindaco Michele Sepe chiama a raccolta gli operatori commerciali: ora parte la fase delle adesioni.     Un finanziamento superiore a 170mila euro e un progetto che punta a mettere in rete attività commerciali, istituzioni e territorio. Il Distretto del Commercio di San Giuseppe Vesuviano è stato dichiarato ammissibile dalla Regione Campania, aprendo così una nuova fase per un’iniziativa che guarda al rilancio e alla modernizzazione del tessuto commerciale cittadino. Ad annunciarlo è il sindaco Michele Sepe, che presenta il risultato come un passaggio importante all’interno di un percorso pensato per sostenere le imprese locali e, contemporaneamente, aumentare l’attrattività della città. Il programma individuato si muove lungo quattro direttrici principali: rigenerazione urbana, marketing territoriale, innovazione digitale e formazione. Sul primo fronte sono previsti interventi finalizzati a rendere il centro cittadino più accogliente e attrattivo. L’idea alla base del Distretto è infatti quella di non considerare il commercio come un settore isolato, ma di legarne lo sviluppo alla qualità e alla fruibilità degli spazi urbani. Un secondo capitolo riguarderà invece la promozione del territorio, attraverso eventi e iniziative capaci di richiamare pubblico e, nello stesso tempo, creare nuove opportunità per le attività presenti in città. Particolare attenzione sarà riservata alla digitalizzazione. Tra gli interventi annunciati figura la realizzazione di un portale dedicato al Distretto del Commercio: ciascuna attività aderente potrà disporre di una propria vetrina digitale contenente geolocalizzazione, recapiti e informazioni sui servizi offerti, oltre a un QR Code dedicato. Una soluzione che punta a mettere in comunicazione il commercio tradizionale con gli strumenti ormai indispensabili per raggiungere nuovi clienti e rendere maggiormente riconoscibile l’offerta commerciale cittadina. Il quarto asse riguarda la formazione degli operatori, con un percorso specificamente dedicato alle trasformazioni imposte dalla transizione digitale. Un aspetto particolarmente significativo per le attività di prossimità, chiamate negli ultimi anni a confrontarsi con nuove abitudini di acquisto e con una concorrenza che passa sempre più anche attraverso il web. Ottenuta l’ammissibilità del finanziamento, adesso diventa centrale la partecipazione degli esercenti. L’amministrazione comunale ha infatti invitato i commercianti del territorio ad aderire formalmente al Distretto compilando l’apposito modulo messo a disposizione dal Comune. «Il successo del Distretto passa dalla collaborazione tra istituzioni, imprese e operatori del territorio», sottolinea Sepe nel messaggio rivolto alla città. Ed è proprio la capacità di coinvolgere il maggior numero possibile di attività a rappresentare adesso uno degli elementi decisivi. Il finanziamento mette a disposizione risorse e strumenti; la sfida sarà trasformarli in un progetto capace di produrre effetti concreti e duraturi. Per San Giuseppe Vesuviano, città che possiede una lunga e radicata vocazione commerciale, il Distretto può diventare così non soltanto uno strumento di sostegno alle imprese, ma un’occasione per ripensare il rapporto tra commercio, spazi urbani, tecnologia e promozione del territorio. Dopo il via libera della Regione, dunque, comincia la fase più importante: quella in cui il progetto dovrà uscire dalle carte e prendere forma nelle strade e nelle attività della città.

Lite in piazza diventa orrore: 70enne rischia la vita dopo calcio al volto di un 18enne

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La distanza tra generazioni, quando si trasforma in rabbia, può sfociare in episodi di estrema violenza. È quanto accaduto a Grumo Nevano, dove un acceso confronto tra alcuni ragazzi e un gruppo di anziani si è concluso con un uomo di 70 anni ricoverato in prognosi riservata e un 18enne arrestato con l’accusa di tentato omicidio.

Una scena che richiama inevitabilmente il contrasto raccontato da Pirandello ne I vecchi e i giovani: due mondi che sembrano incapaci di dialogare e che, invece del confronto, scelgono lo scontro.

Secondo quanto ricostruito, tutto sarebbe nato da un litigio del quale restano ancora poco chiare le cause. Volano parole pesanti, spinte e accuse. Alcuni presenti sostengono che il vetro del circolo frequentato dagli anziani sia stato infranto proprio dai giovani coinvolti.

La tensione cresce in pochi istanti. Dalle offese si passa alle mani. Un 18enne colpisce con diversi pugni uno degli uomini presenti. A quel punto un 70enne tenta di riportare la calma, ma cade a terra durante la colluttazione. Mentre è ormai indifeso, viene raggiunto da un violento calcio al volto.

L’anziano perde i sensi, sbatte la testa e rimane esanime sull’asfalto. Una scena drammatica consumata davanti agli occhi dei passanti, tra cui una madre che stava passeggiando con la sua bambina.

Sul posto arrivano rapidamente i Carabinieri della Stazione di Grumo Nevano. Attraverso testimonianze e immagini delle telecamere di videosorveglianza, i militari identificano il presunto autore del gesto e lo arrestano per tentato omicidio, conducendolo in carcere.

Il 70enne resta ricoverato nell’ospedale di Frattamaggiore in prognosi riservata, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire ogni dettaglio della vicenda.

Semina il caos in strada poi assale poliziotti: fermato a San Giorgio

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Momenti di forte tensione nel pomeriggio di ieri a San Giorgio a Cremano, dove un uomo di 48 anni è stato arrestato dalla Polizia di Stato con l’accusa di lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. L’intervento degli agenti si è reso necessario dopo diverse segnalazioni riguardanti la presenza di una persona che stava creando disordini in strada.

L’episodio si è verificato in viale Formisano, dove sono intervenuti gli agenti del Commissariato di San Giorgio a Cremano, impegnati nei servizi di controllo del territorio predisposti per garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Giunti sul posto, i poliziotti hanno immediatamente individuato il soggetto indicato nelle segnalazioni.

Secondo quanto ricostruito, alla vista della pattuglia il 48enne avrebbe reagito con estrema aggressività. L’uomo avrebbe iniziato a dare in escandescenze, assumendo un comportamento sempre più violento fino a scagliarsi fisicamente contro gli operatori della Polizia di Stato.

Ne è nata una fase particolarmente concitata durante la quale gli agenti sono riusciti a contenere l’aggressore, non senza difficoltà, evitando che la situazione degenerasse ulteriormente. Dopo averlo immobilizzato in condizioni di sicurezza, i poliziotti hanno proceduto al suo arresto.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti di polizia, dovrà ora rispondere delle accuse di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Al termine delle formalità di rito è stato posto a disposizione dell’autorità giudiziaria, che valuterà la sua posizione nelle prossime ore.

L’intervento conferma l’attenzione della Polizia di Stato nel presidio del territorio e nella gestione delle situazioni che possono rappresentare un pericolo per l’incolumità pubblica. L’episodio si è concluso senza conseguenze per i cittadini presenti nella zona, grazie al tempestivo intervento degli agenti del Commissariato di San Giorgio a Cremano.