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Svelati i segreti del Cratere Astroni

Cratere Astroni: svelati i risultati dello studio “Avifauna Astroni” con la partecipazione di oltre 100 tra studenti, appassionati ed esperti

Un lago circondato dal bosco, il cratere di un vulcano eruttato per l’ultima volta 3.700 anni fa e un nutrito gruppo giovani naturalisti entusiasti del proprio lavoro. È la storia del progetto di ecologia forestale “Avifauna Astroni”, i cui risultati preliminari sono stati presentati ieri presso l’Oasi WWF Cratere degli Astroni dal naturalista Michele Innangi.

Circa 60 le specie di uccelli censite fino a oggi, negli 8 mesi di campionamento previsti dal progetto, frutto della collaborazione tra l’Associazione Ardea e l’Oasi flegrea. E come sperato, gli avvistamenti con binocoli e fototrappole hanno regalato diverse sorprese. Come la Nitticora (Nycticorax nycticorax) beccata a nidificare da una fototrappola, regalando così agli Astroni il primato di ospitare la prima nidificazione di questa specie in Provincia di Napoli. O ancora come l’avvistamento, il 29 ottobre, di un’Aquila minore (Hieraaetus pennatus), specie che in Oasi mancava dal 2006; o di altri rapaci protetti come il Lodolaio e il Falco Pescatore.

Anche i censimenti cadenzati e regolari nei 20 punti di ascolto, parte fondamentale del progetto, hanno snocciolato grosse sorprese. La più importante forse è che una nuova specie di picchio ha conquistato il cratere: il Picchio verde (Picus viridis). Tra i Picidi è lui a dominare la lecceta, mentre «il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) è stato relegato nella parte del cratere coperta da bosco misto» come ha spiegato Innangi, e si lascia osservare e sentire molto più di rado. «Fino al 2007 il Picchio verde non era mai stato segnalato» ha commentato l’ornitologo Rosario Balestrieri, responsabile del progetto e presidente Ardea. «Poi nel 2008 il suo verso è stato sentito per la prima volta in Oasi. Da quel momento, a quanto pare, si è diffuso sempre più, soppiantando il Picchio rosso maggiore che prima era molto comune, tanto da essere eletto simbolo dell’Oasi. Ora qualcosa è cambiato, il picchio più diffuso è il Picchio verde» ha concluso Balestrieri. Nel bosco misto, insieme al Picchio rosso maggiore, sempre con pochi individui, anche il Rampichino (Certhia brachydactyla) e il Torcicollo (Jynx torquilla) avvistato sempre e solo in uno dei 20 punti di campionamento. Invece le specie più diffuse in tutta la superficie boschiva degli Astroni, sono il Colombaccio, il Merlo e la Capinera, regina della lecceta insieme a Cinciarella e Cinciallegra.

Ma il nome “Avifauna Astroni” nasconde in realtà anche approfondimenti sull’erpetofauna – in particolare sulle rane verdi – e sugli insetti: quelli, anche rari, che da sempre si trovano dell’Oasi Cratere degli Astroni e quelli invece “alieni” che possono essere anche dannosi. E soprattutto rilievi dendrometrici (sulla dimensione e l’età degli alberi) e di necromassa. Così una sorpresa è arrivata anche dall’analisi della lettiera e del suolo del Cratere degli Astroni: «fino ai primi 10 centimetri di profondità, conservano circa 15.000 tonnellate di carbonio, pari al peso di 83 balenottere azzurre, per intenderci» ha precisato Innangi. Una capacità di stoccaggio molto buona, assimilabile ad alcune faggete dell’Appennino, che rimarca il ruolo fondamentale delle foreste nel ciclo del carbonio e nella mitigazione dell’effetto serra.

I campionamenti dendrometrici continueranno nei prossimi giorni, ma intanto la vera missione del progetto partito ad aprile, la più importante, la più sentita, è stata centrata in pieno: avvicinare giovani studenti di Scienze Naturali e Scienze Biologiche e appassionati alla ricerca in campo. «Seguendo il detto cinese “chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara” Ardea ha creduto in un progetto di partecipazione e formazione in campo. L’avifauna è stata quasi una scusa, un pretesto, per iniziare questo percorso» ha spiegato Balestrieri. E i risultati sono arrivati, i numeri parlano chiaro: sono oltre 100 le persone coinvolte, che hanno seguito gli 11 seminari tenuti fino a oggi da altrettanti relatori diversi e hanno partecipato ai campionamenti in Oasi scoprendo i segreti racchiusi nei duecentoquarantasette ettari di biodiversità degli Astroni.

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