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Il flop degli sportelli comunali antiracket: tutti chiusi e zero denunce

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Soldi pubblici spesi inutilmente. 

 

Ammontano a 30 i centri comunali di primo ascolto realizzati in Campania nel 2014 per aiutare le vittime del racket e dell’usura di 82 comuni della regione. Un progetto immaginato per rafforzare le attività che svolgono da sempre le associazioni. Ma i centri comunali sono tutti chiusi. Non funzionano più. Da un anno. Qualcuno ogni tanto apre sporadicamente le porte grazie al volontariato offerto dai vari militanti delle associazioni locali. Per il resto il servizio è ormai andato. I centri comunali di primo ascolto erano “a tempo”. Durata massima: 18 mesi. Però i finanziamenti regionali che tre anni fa sono serviti a crearli e a renderli operativi sono finiti da un pezzo e non sono stati nemmeno completamente erogati. Alcuni comuni ammessi al bando indetto nel 2013 dalla Regione sono risultati debitori di palazzo Santa Lucia per il mancato pagamento di canoni idrici e gli enti non hanno potuto ottenere nemmeno l’intero importo assegnato in un primo momento. Risultato: qui, cioè laddove le municipalità risultano morose sul fronte dei canoni idrici, i centri di primo ascolto hanno dovuto chiudere anche prima del tempo. Sono durati appena qualche mese. La cifra inizialmente stanziata attraverso il bando regionale era di 1 milione e 200 mila euro. Ogni progetto ammesso al bando poteva essere finanziato con un importo massimo di 40 mila euro. Il 30 per cento di questa cifra doveva essere a carico dei comuni. E alla fine sono stati finanziati 30 progetti che hanno puntato su una serie di azioni complessive e che sono stati presentati alla Regione dalle associazioni antiracket e antiusura riconosciute dallo Stato. Progetti che erano attutati sia dalle associazioni che dai comuni e che hanno portato, tra le varie iniziative previste, alla creazione di 30 centri di primo ascolto collegati a un numero di telefono ed in cui oltre alla presenza dei responsabili delle associazioni – ovviamente esperti della pericolosa materia da trattare – veniva assicurata anche la presenza periodica di psicologi, avvocati e commercialisti. E’ tutto finito però: soldi terminati, fondi ridotti a zero. Non si sa quanti casi siano stati trattati dai centri di ascolto comunali creati dal bando del 2013. Non c’è un registro. Le strutture sono state realizzate ad Acerra, Marigliano, Nola, Sant’Anastasia, Casalnuovo, Caivano, Pozzuoli, Quarto, Ercolano, Pianura, Secondigliano, San Carlo all’Arena, centro storico di Napoli e Arenella. Quasi tutti le altre nel Salernitano. Solo due nel Casertano: a Castel Volturno e a Mondragone.

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