CONDIVIDI

Appello delle maestranze di Pomigliano per la defiscalizzazione delle prestazioni supplementari.   

Continuano i sabati di straordinario nella grande fabbrica più strategica del Paese, la Fiat di Pomigliano. Qui ci sarà ancora lavoro extra per tre volte di seguito nel fine settimana, il 5, 12 e 19 marzo, dopo che sono già stati consumati, tra gennaio e febbraio, compreso quello di ieri, cinque sabati supplementari. Intanto si leva una sola richiesta da parte delle maestranze Panda: detassare lo straordinario e i premi di produttività. Circa il 40 % delle maggiorazioni del sabato se ne sta andando in tasse. Da qui la richiesta al governo di attuare politiche di defiscalizzazione da parte dei 2500 lavoratori che producono stabilmente, al ritmo di 800 vetture al giorno, l’auto più venduta in Italia. Sul fronte delle maggiorazioni straordinarie resteranno a bocca asciutta gli altri 1981 addetti di Pomigliano sottoposti al regime dei contratti di solidarietà. Per loro la Fiat ha avviato da lunedì una nuova turnazione, quella dei 12 turni, che non prevede il pagamento dello straordinario al sabato. Questo vuol dire che ieri, per la prima volta, è stato dato il via a un “esperimento” di livello nazionale: far lavorare fianco a fianco in una stessa azienda e nello stesso giorno colleghi che saranno però retribuiti in modo differente. A ogni modo in questa fase il refrain è quello della detassazione dei premi e dello straordinario. Un sentimento che emerge ascoltando gli operai davanti al varco numero due di Pomigliano. Luigi, 42 anni, da 16 in Fiat: “Purtroppo abbiamo firmato questi sabati di straordinario. Ma dovremmo essere remunerati di più, perchè comunque, alla fine dei conti, il gioco non vale la candela. Su quattro  sabati di straordinario ne perdiamo uno o due in tasse. Sarebbe necessaria una politica di defiscalizzazione dello straordinario. Ma se facciamo lo straordinario ora e poi scatta la cassa integrazione a settembre allora parliamo di cose inutili. Sarebbe necessario uno straordinario costante. In questo modo lavoriamo con un solo giorno di riposo, sei giorni su sette. Ma se si deve fare, si deve fare. Lo straordinario non è obbligatorio. Però il sindacato lo ha firmato e se vedono che per una o due volte non ci vai allora poi ti fanno capire che non servi più, che te ne puoi anche andare via dalla fabbrica. Io sto sulla catena di montaggio. E’ abbastanza dura. Stiamo andando al ritmo di 800, 820 vetture prodotte al giorno”. Numeri che giustificherebbero l’avvio del turno di notte. “Questo è un altro tassello particolare – aggiunge Luigi – dovrebbero prendere tutti a lavorare stabilmente, dal bacino della solidarietà. Noi ne saremmo contenti. Io sono un ex Fip ( la newco costituita dalla Fiat nel 2010 in previsione del nuovo contratto dell’auto e delle produzioni Panda ndr ), uno di quelli presi sin dal primo momento in cui hanno avviato le produzioni Panda. Noi siamo quelli selezionati per le nostre capacità, o così dovrebbe essere. Ma ora siamo provati. E’ molto faticoso tenere questi ritmi”. La consapevolezza che oggi c’è lo straordinario e domani potrebbe esserci il contrario, la cassa integrazione. Gianni, 38 anni, da 16 in Fiat : “Ormai così va il mercato. E’ la flessibilità. Stiamo per esempio pensando a quando avvieranno i 12 turni per i colleghi in solidarietà”. Sentimenti contrapposti, strane sensazioni, come quella di avere al sabato un collega che lavora accanto a te ma che stando in regime di solidarietà e soggetto ai 12 turni viene pagato di meno, pur facendo lo stesso lavoro. “E’ una brutta cosa – risponde Luigi – perché lavoriamo entrambi. Lui però lavora dodici-quindici giorni meno di me per cui non è nemmeno giusto che percepisca la mia stessa paga. Però è brutto vedere una persona che fa il tuo stesso lavoro e che prende di meno”. “Però non è che perde tanto – precisa Gianni – perché anche se fa due settimane meno di me prende lo stesso un bello stipendio, che non è da buttare”. E un altro giovane operaio, 30 anni, opta per la “politica” del meno peggio. “Siamo contenti del fatto che c’è lavoro e che l’azienda ci paga – dice – il fatto è che la Fiat i soldi li mette ma li dividiamo con lo Stato. Solo che Renzi non sta con me in catena di montaggio…. “. Gaetano, di Pomigliano, 41 anni: “La Fiat non ci può fare niente. Ma prendiamo per esempio il premio di produttività: è stato tassato del 37%. Tra stipendio e premio ho preso 2800 euro. Il premio lordo era di 1580 euro. Ma netti ne ho presi 900. Gli stipendi della Fiat sono buoni. Il problema è costituito dalle tasse che mette lo Stato. Per quanto riguarda i colleghi che non prenderanno lo straordinario a me dispiace pure. Purtroppo sono scelte aziendali, che non dipendono da noi”.