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Stellantis Pomigliano ferma anche l’8 e il 9. Ma sale la cadenza. La Fiom: “Condizioni peggiorate”

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Salari ridotti e preoccupazioni che si moltiplicano nei lavoratori.

 

Dopo lo stop di ieri dovuto, secondo quanto addotto dall’azienda, ad un black out elettrico, la Stellantis di Pomigliano fermerà le produzioni ancora per due volte, lunedi 8 e martedi 9 novembre. In questo caso lo stop è stato deciso, sempre in base a quanto ufficializzato dai responsabili del gruppo automobilistico, dall’ormai “consueta” carenza di semiconduttori. E così la grande fabbrica produttrice della Panda, che con i 240 addetti del reparto logistico di Nola conta circa 4500 dipendenti, sta facendo registrare un fermo produttivo di cinque giorni consecutivi, considerando l’ordinario riposo del sabato e della domenica. Ma non è questo il punto. Il problema di fondo per i lavoratori è che i ripetuti fermi produttivi stanno ridimensionando troppo il salario, sceso a una media che ora oscilla tra i 1000 e i 1100 euro al mese, oltre a rendere incerta la sensazione del futuro occupazionale. Inoltre la contestuale decisione di aumentare i ritmi produttivi nelle giornate di lavoro ha fatto indispettire la Fiom Cgil, che ha appena emanato un comunicato piuttosto duro. “L’azienda – scrivono le rsa Fiom – in maniera unilaterale e in applicazione a quanto previsto dal ccsl ci ha semplicemente informato della nuova saturazione che passerà dalle attuali 470 a 478 vetture. Abbiamo però subito ribadito la nostra contrarietà a questa decisione che peggiora le condizioni di chi lavora a fronte di una produzione non continuativa a causa delle continue fermate. C’è un clima già pieno di tensioni per il futuro incerto e le misere buste paga a cui si aggiunge questa comunicazione che stride in maniera clamorosa con la mancanza di centraline. Ma la risposta alla mancanza di centraline da parte dell’azienda è una maggior produzione per fare in modo di esaurire più velocemente quelle che arrivano e insistere quindi con l’utilizzo della cassa a danno dei salari. Dal nostro punto di vista bisogna invece abbassare la produzione a parità di personale per permettere più giornate lavorative a fronte di un utilizzo inferiore di centraline da approvigionare. A pensar male si fa peccato ma forse si è aspettato il dopo assemblea per fare certe comunicazioni per evitare eventuali iniziative”.

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