Spiegate a Lulic che chi vende calzini e cinture fa un lavoro nobile, poi testa alla Champions

Il derby della Capitale anima la domenica calcistica, ma gli azzurri pensano alla partita contro il Benfica

La frase che Lulic ha usato per insultare Rudiger, dopo il derby tra Roma e Lazio vinto dai giallorossi (“vendeva calzini e cinture a Stoccarda”) fa tornare alla mente l’antico insulto che spesso viene rivolto ai giornalisti: “Siete proprio dei giornalai”. Quando succede, io declino tutto il mio rispetto per i giornalai, inutilmente tirati in ballo, stupidamente sminuiti. Invece il loro mestiere è nobilissimo e usarli per prendersela con i giornalisti è da vigliacchi, oltre che da ignoranti. Ecco, Lulic dovrebbe sapere che vendere calzini e cinture è un lavoro umile, spesso figlio della necessità e della miseria: se davvero Rudiger lo ha fatto, in un’altra vita, non ha nulla di cui vergognarsi.

Certo, poi, c’è il razzismo. Ci sta tutto: e speriamo in quattro o cinque giornate di squalifica, perché gli esempi in questi casi valgono, eccome. Una maxi-squalifica la meriterebbe anche Strootman, la sua acqua spruzzata a Cataldi, la sua simulazione. Insomma, dal derby della Capitale è arrivata l’animazione della domenica, in assenza del Napoli (che ha giocato venerdì e vinto 3 a 0 contro l’Inter) e della Juventus (che sabato ha battuto l’Atalanta).

La verità è che giocatori della Roma e giocatori della Lazio hanno dimostrato che dell’Europa League non se ne frega nessuno, al contrario della Champions. Napoli e Juventus, per esempio, hanno liquidato squadre toste ma hanno anche subito archiviato la pratica: la testa è in Europa, mentre la testa di Lulic e Strootman proprio non c’è

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