Negli spazi della “Sagra del capretto” l’archeologo prof. Antonio De Simone e Carmine Cimmino hanno parlato di arte e di archeologia nel Vesuviano interno, e hanno proposto progetti concreti, alla cui realizzazione contribuiranno personalmente, per tutelare e promuovere un patrimonio immenso di arte, di storia, di tradizioni.
La Pro Loco di Sant’ Anastasia, di cui è presidente Enrico Cicirelli, ha avuto la felicissima idea di invitare l’archeologo prof. Antonio De Simone e Carmine Cimmino a parlare dell’arte e dell’archeologia del Monte Somma. E ieri mattina, negli spazi della “Sagra del capretto”, Carmine Cimmino, che, dovendo parlare di arte, si era riproposto di commentare alcuni rari quadri dell’Ottocento e del Novecento che rappresentano il Vesuvio dal Vesuviano interno, ha parlato invece di interessanti aspetti della storia sociale di Sant’ Anastasia, ha spiegato perché la città divenne, due secoli fa, il centro del mercato del capretto, e come perse, invece, il controllo del mercato del baccalà e dello stocco. L’oratore ha raccontato la storia dei pastori irpini che nel Settecento portavano le greggi di pecore e capre a svernare sul monte Somma ed erano accolti negli stazzi allestiti lungo i valloni tra Madonna dell’Arco e Pollena da alcuni proprietari legati ai Domenicani. I pastori ritornavano in Irpinia dopo la fiera del lunedì d’albis, che Robert, Fabris e Gaetano Gigante hanno immortalato in quadri sfavillanti, e dopo aver venduto gli “aini” e “i curdisci”, gli agnelli nati da poco. I beccai di Sant’ Anastasia non si lasciarono sfuggire l’occasione e divenne esperti nel taglio del capretto: nella seconda metà dell’Ottocento essi rifornivano anche i mercati di Napoli. I Domenicani portarono a Sant’ Anastasia la cucina del baccalà e dello stocco, alimenti penitenziali, che divennero il cibo rituale del venerdì di Pasqua: le folle di pellegrini ne consumavano quantità pantagrueliche nelle cantine del territorio. Le vasche per la lavorazione di “stocchi e baccalari” vennero costruite tra Sant’ Anastasia e Somma, di cui Sant’ Anastasia era casale, e quando Murat concesse l’autonomia al casale e tracciò il confine, le vasche capitarono nel territorio sommese. Carmine Cimmino dice che bisogna difendere l’identità culturale del Vesuviano: è necessario che i ragazzi di Sant’ Anastasia leggano le pagine che importanti scrittori hanno dedicato alla loro città, sappiano che grandi pittori hanno rappresentato il Vesuvio e le nostre città, Sant’ Anastasia, Somma, Ottaviano, Boscoreale, riflettano sull’influenza che il vulcano ha esercitato e esercita sui nostri modi di intendere la storia e il progresso. Le scuole vesuviane hanno l’obbligo di orientare la loro attività verso questi obiettivi. Rivolgendosi infine al sindaco di Sant’ Anastasia, Lello Abete, e all’assessore Stefano Prisco, Cimmino ricorda che Sant’ Anastasia possiede un altro tesoro “immateriale” da salvare: gli aspetti sociali, economici, culturali, insomma “lo stile”, della “vita in villa”, e cioè i modi e le forme delle attività che svolgevano nelle ville e nelle masserie del territorio i proprietari, i contadini, gli stallieri, i vignaiuoli, gli allevatori di api. “E mi fermo qui – dice il prof. Cimmino – rimandiamo ad altra data il commento dei quadri “vesuviani” che avevo scelto. Non voglio togliere altro tempo alla lezione magistrale del prof. De Simone.”.
Il prof. Antonio De Simone lo chiamo “gloria dell’archeologia vesuviana” non per limitare il territorio in cui egli ha esercitato la sua scienza di archeologo, ma per sottolineare il fatto che egli ha consacrato la sua vita e la sua attività a un obiettivo primario, dimostrare che non esiste solo Pompei, che tra Pompei e Nola e tutt’intorno al Vesuvio “interno”, prima e dopo l’eruzione del 79 d.C. si sviluppò un sistema urbano complesso, nel quale una società colta e tecnicamente all’avanguardia costruì un’economia solida. “Gli scavi di Somma e di Pollena, ha detto l’archeologo, confermano la nostra tesi, e ci dicono che siamo solo all’inizio dell’opera”. E infatti il professore rivela che il Ministero, considerate la qualità e la natura delle strutture e delle opere che sono già state portate alla luce, ha prorogato i termini della campagna di ricerca che si sta conducendo a Somma. Ma non basta cercare e trovare: è necessario che tutti abbiano la possibilità di vedere i reperti, di conoscerne il valore e la funzione, di approfondire lo studio dell’”antico”, e trarne suggerimenti efficaci per capire il presente. Anche il prof. De Simone sottolinea l’importanza del ruolo della scuola, a cui tocca il compito di far sì che gli alunni approfondiscano, in ogni suo aspetto, la storia del territorio. Perciò è indispensabile costruire nel Vesuviano interno centri museali attrezzati: tocca ai Comuni e alle associazioni fornire ai cittadini strumenti e occasioni indispensabili per conoscere e capire, è inutile aspettare l’intervento delle Soprintendenze, che non hanno né mezzi, né impiegati. Bisogna evitare che si ripeta ciò che è accaduto a Terzigno, dove i resti delle ville romane sono stati sotterrati, bisogna portare alla luce le ville romane di Ottaviano, e avviare gli scavi a Sant’ Anastasia. “Il Vesuvio – conclude il professore – è nostro, noi siamo i Vesuviani, perché dopo ogni eruzione noi siamo sempre tornati”.
Applausi scroscianti. Il sindaco Lello Abete e l’assessore Stefano Prisco hanno ringraziato il presidente Cicirelli, e tutti i membri della Pro Loco, il cui impegno era già stato vigorosamente sottolineato dal presidente, e hanno confermato, tra l’altro, che è in via di definizione e di approvazione un importante progetto per il recupero delle ville e delle masserie di Santa Anastasia. Certamente Carmine Cimmino ritornerà, sul nostro giornale, sugli importanti temi trattati. Per ora mi limito a dire che questo convegno ha avuto una caratteristica: non c’è stato spreco di chiacchiere, gli oratori hanno fatto proposte di progetti concreti, alla cui realizzazione essi contribuiranno con l’impegno personale. Un’ultima nota per la prof.ssa Gelsomina Maiello, che ha presentato gli oratori e ha condotto i lavori con passione e con elegante sobrietà.

