A Pomigliano trovate 50 dosi e denunciato un pluripregiudicato sorpreso nelle vicinanze della base di spaccio
La sala condominiale del palazzo, l’edificio numero 7, era già stata sequestrata dalla polizia municipale ma i clan del narcotraffico se ne sono infischiati. Nonostante il provvedimento di chiusura dei caschi bianchi i guaglioni dei cartelli hanno trasformato in una centrale di spaccio del crack il locale pubblico, un ampio salone ubicato al piano terra della settore 3 del rione della ricostruzione di Pomigliano, il parco Partenope, un complesso edilizio popolare del Comune estremamente degradato, dentro e fuori. Intanto la droga letale, una miscela cristallizzata di cocaina ed eroina, veniva venduta alla “clientela” davanti a bambini e ragazzini. Nessuna riunione di condominio dunque. “Solo” droga a fiumi, soldi e un viavai ininterrotto di tossicodipendenti. L’altro ieri pomeriggio però i carabinieri hanno messo fine a questo mercimonio portato avanti utilizzando beni che fanno parte del patrimonio pubblico, sia pure fatiscente. I militari della stazione di Pomigliano, diretti dal maresciallo Valerio Scappaticci, hanno fatto irruzione nella sala. Non hanno trovato nessuno perchè nel frattempo era scattato il fuggi fuggi generale ma durante la perquisizione della struttura hanno rinvenuto 50 dosi di crack e alcuni bilancini di precisione. Nell’ascensore del palazzo, a poca distanza da una statua di Padre Pio, gli investigatori hanno poi scovato il materiale che serviva a confezionare le dosi di droga. Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno bloccato, all’esterno dell’edificio, un pregiudicato, A.B., ritenuto una delle menti della gestione della piazza di spaccio. L’uomo aveva con se mille euro in banconote da venti euro e un coltello a serramanico. E’ stato denunciato a piede libero. La sala condominiale è stata di nuovo sequestrata. Per non farvi accedere più nessuno il comandante Scappaticci ha chiamato un fabbro che ha completamente saldato la porta d’ingresso. Ma ciò che fa più impressione è probabilmente quello che hanno appena scritto i carabinieri su quest’ultima operazione: “La 219 di Pomigliano ormai è completamente controllata dai criminali”. E’ la fine che hanno fatto praticamente tutti i ghetti della ricostruzione post terremoto costruiti alla fine degli anni Ottanta nella periferia di Napoli e in provincia. Nonostante fosse più che prevedibile che ciò accadesse il potere di allora andò dritto come un fuso nella realizzazione di questi complessi orribili, sia dal punto di vista architettonico che dell’utilizzo di materiali scadenti. Solo in questa zona ce ne sono cinque per un totale di 1550 alloggi. A ogni modo, per la verità, la 219 di Pomigliano è forse il rione della ricostruzione meno brutto di tutto l’hinterland sotto il profilo stilistico. Non è proprio un pugno nell’occhio come gli altri insediamenti del dopo sisma. Ma versa in condizioni terribili. E da tempo è anche un fortino del narcotraffico, che si consuma quotidianamente proprio davanti agli uffici della sede zonale dell’Asl Napoli 3 sud.



