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Spaccia senza autorizzazione, baby ras lo punisce: “Ho fatto un macello, l’ho schiattato a terra”

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POMIGLIANO D’ARCO – L’inchiesta condotta a Pomigliano ha svelato un quadro inquietante della criminalità giovanile, evidenziato da intercettazioni che mettono in luce un’allarmante ostentazione di violenza. Il fenomeno, radicato in dinamiche di potere e controllo del territorio, si manifesta con episodi brutali che vedono protagonisti ragazzi giovanissimi, alcuni appena sedicenni o diciassettenni, ma già affiliati a clan camorristici e coinvolti in attività criminali di rilievo.

Uno degli episodi più scioccanti riguarda un diciassettenne, considerato vicino a un clan locale e gestore di una piazza di spaccio, che ha partecipato in prima persona a un pestaggio brutale. La vittima, un pusher che operava senza il consenso della cosca, è stata punita con una violenza estrema, a dimostrazione del rigido controllo imposto dai clan sulla gestione del traffico di droga.

Un altro diciassettenne si è vantato, in una conversazione intercettata, di aver commesso una rapina ai danni di due coetanei, descrivendo con disarmante leggerezza la brutalità dell’atto. «Ho combinato un macello», ha dichiarato, aggiungendo di aver «schiattato a terra» le vittime e di averle umiliate con una serie di colpi inflitti per puro divertimento. Parole che rivelano non solo una totale assenza di empatia, ma anche una preoccupante normalizzazione della violenza tra questi giovani criminali.

L’inchiesta ha inoltre portato alla luce un episodio che, per dinamica e pericolosità, avrebbe potuto avere conseguenze tragiche. Il 5 gennaio scorso, un sedicenne è entrato armato in una sala scommesse, puntando una pistola contro un ragazzo prima al volto e poi alle gambe. «Vuoi vedere che ti sparo?», ha detto, prima di allontanarsi ridendo e rassicurando la vittima che l’arma era scarica. Un gesto che dimostra la totale spregiudicatezza con cui questi giovani affrontano situazioni di estrema violenza, senza percepire la gravità delle loro azioni.

Questi episodi, emersi dall’inchiesta, mettono in evidenza una realtà inquietante: la criminalità giovanile si sta radicando sempre più profondamente nel tessuto sociale, con adolescenti che assumono ruoli di rilievo nelle organizzazioni malavitose e si rendono protagonisti di atti di violenza inaudita. La sfida ora è trovare strumenti efficaci per arginare il fenomeno, intervenendo non solo sul piano repressivo, ma anche su quello sociale ed educativo, per sottrarre questi ragazzi a un destino segnato dal crimine.

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