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Somma Vesuviana, lettera in redazione : “Un cantiere in una scuola non è mai una buona scelta”

Riceviamo e pubblichiamo

In questa lettera, un gruppo di genitori porta alla luce dubbi e timori sui lavori che stanno trasformando (in peggio?) il plesso di Rione Trieste.

Gentile Direttore,

siamo genitori preoccupati e le chiediamo di ospitare sul suo giornale questa nostra riflessione.

L’arrivo dei fondi PNRR per le scuole è sempre una buona notizia, ma la fretta di spendere non deve mai andare a discapito della sicurezza e della qualità. È questo il dubbio che serpeggia tra le famiglie e i residenti riguardo al cantiere appena avviato presso il Plesso di via Costantinopoli (Rione Trieste).

Osservando l’avvio dei lavori, sorgono spontanee alcune domande che un gruppo di cittadini preoccupati rivolge all’Amministrazione Comunale, ora retta dal Commissario Prefettizio, sperando in una rapida rassicurazione.

Il mistero del Cartello di Cantiere. La legge prevede che ogni cantiere, specialmente se pubblico, esponga in modo chiaro i nomi di tutti i responsabili. Eppure, osservando la tabella esposta, saltano all’occhio assenze importanti. C’è il RUP, c’è l’impresa, ma chi è il Direttore dei Lavori? Chi è il Coordinatore per la Sicurezza? In un cantiere che opera all’interno di una scuola attiva, con bambini presenti, queste figure sono fondamentali. Perché i loro nomi non compaiono? Chi deve essere interpellato da un genitore o da un’insegnante se viene notato un pericolo immediato? È inusuale che un’opera pubblica parta senza queste indicazioni di garanzia ed è lecito chiedersi se tutte le nomine siano state formalizzate prima dell’arrivo delle ruspe. Siamo profondamente convinti che la fretta è sempre mal consigliera…

Un volume ingombrante nel cortile. Al di là della burocrazia, preoccupa l’impatto fisico dell’opera. Il progetto prevede l’inserimento di un nuovo fabbricato all’interno del cortile esistente. Ma gli spazi ci sono davvero? L’impressione che si percepisce è quella che il nuovo volume andrà a saturare l’area, lasciando distanze minime tra gli edifici scolastici esistenti. Ci chiediamo: sono state rispettate tutte le distanze legali tra fabbricati? E in caso di emergenza, questi spazi ridotti – che sembrano diventare stretti e desolanti corridoi – garantiranno le vie di fuga necessarie per l’evacuazione degli alunni e l’accesso dei mezzi di soccorso?

Le autorizzazioni ci sono tutte? Si vocifera di perplessità sollevate in fase preliminare riguardo l’inserimento di un prefabbricato di tipo “industriale” in un contesto scolastico consolidato. La domanda è d’obbligo: l’iter autorizzativo, compreso quello paesaggistico, vincolante in questa zona, si è concluso con pareri favorevoli espliciti e definitivi o si è proceduto tramite meccanismi di silenzio-assenso per accelerare i tempi? Data la delicatezza dell’intervento (una scuola frequentata da minori), i cittadini meriterebbero di sapere se il progetto è stato vagliato e approvato in ogni suo dettaglio tecnico o se è passato per “inerzia”.

Nessuno vuole fermare il progresso o negare una mensa ai bambini, ma la sicurezza e il rispetto delle norme non possono essere optional, nemmeno per il PNRR. L’Amministrazione batta un colpo e chiarisca questi dubbi: i genitori chiedono solo trasparenza. Al momento abbiamo una sola certezza e cioè che la Dirigente Scolastica, da sempre attenta alla sicurezza e al benessere dei suoi alunni, saprà farsi portavoce di questi legittimi dubbi presso l’Ente Comunale, pretendendo risposte chiare e scritte a tutela di tutta la comunità scolastica.

Ai progettisti, che sicuramente saranno esperti in materia tecnica vorremmo ricordare che

quando si parla di scuola, si parla di un luogo che non è fatto soltanto di aule, muri e servizi. La scuola è un ecosistema complesso, in cui ogni spazio — interno o esterno — contribuisce alla crescita dei bambini. Il cortile, l’aria aperta, le aree di gioco e di movimento non sono semplici “vuoti” da riempire: sono elementi educativi tanto quanto una classe, un laboratorio o una mensa.

È giusto investire nella scuola. È giusto voler migliorare i servizi, ampliare le strutture, costruire una mensa adeguata. La mensa è parte integrante del benessere scolastico: un luogo dove si mangia, ma anche dove si impara a condividere, dove si cresce insieme.

Ciò che però non può essere ignorato è come si decide di realizzare questi interventi.

I lavori pubblici, soprattutto all’interno di una scuola, non sono semplici questioni tecniche. Sono scelte che incidono direttamente sulla quotidianità di bambini piccoli, sul loro diritto al gioco, sulla loro sicurezza e sulla loro tranquillità.

Un cantiere aperto mentre la scuola è attiva non è compatibile con l’ambiente educativo che si vuole tutelare. Rumori, polveri, vibrazioni, mezzi in movimento e barriere provvisorie non sono elementi che appartengono al mondo della scuola, e rischiano di trasformare un luogo sicuro e accogliente in uno spazio rumoroso, disturbato, potenzialmente pericoloso. Ribadiamo con forza che non si tratta di essere contrari al progresso o ai miglioramenti. Al contrario: una scuola moderna deve avere servizi adeguati, spazi funzionali, mense dignitose. Il punto è comprendere che i lavori non possono mai oscurare la centralità del bambino. Siamo sicuri che c’è sempre spazio — e dovere — di ripensare tempi, metodi e priorità.

Genitori in attesa di risposte

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