
Nel 1980 il compianto prof. Raffaele D’Avino così scriveva in un articolo sulla rivista Summana n°1 a proposito di Somma Perduta: …Si arriverà al grigiore assente degli altri edifici e alla freddezza inanimata delle altre costruzioni che le fanno ormai comunemente corona ed accorate ne rimpiangeranno il riflesso. Scomparirà il ricordo di un’epoca, scomparirà l’espressione di un mondo, scomparirà una forma di estrinsecazione umana. Saremo così furtivamente soppressi e cancellati dall’ incontrollato impeto di un presente incosciente ed ignorante? E’ il caso anche della Starza Regina, di cui poco rimane di artistico e di architettonicamente pregiato nella costruzione.
Nel territorio di Somma, a circa tre chilometri ad ovest del centro abitato, si erge ciò che è rimasto della Starza della Regina. Oggi il complesso si presenta agli occhi dei visitatori deturpata e manomessa. Trasformazioni varie – afferma il compianto dott. Alberto Angrisani – dirette da malfattori d’arte, facendo subire radicali trasformazioni all’edificio, hanno distrutto la primitiva architettura e tutti gli originari adornamenti [Summana n°70, 3]. Tanti reali e illustri personaggi si sono avvicendati nella sua storia, rivelando non solo un luogo di raccolta e di lavorazione dei prodotti agricoli, ma assolvendo per secoli a dimora di soggiorno e riposo. Una residenza di campagna, insomma, che ha avuto un ruolo importante con il passaggio di re e regine, prìncipi e generali.

La prima regina a risiedere fu Maria di Valois (*1309 + 6/12/1332) divenuta – dopo il matrimonio agli inizi di maggio del 1324 con il vedovo Carlo l’Illustre (*1298 +Napoli 9/11/1328), duca di Calabria – signora di Somma, dei suoi casali, starze e pertinenze tutte, in virtù proprio di un concordato omaggio che Carlo fece alla nuova moglie. Quivi – racconta il dott. Alberto Angrisani – Giovanna I d’Angiò (1326 – 1382) venne ad incontrare con fastosa pompa la madre, Elisabetta di Polonia, del suo primo sposo Andrea d’Ungheria (1327 – 1345), facendosi portare la corona magna. In questa regale villa, divenuta proprietà delle regine aragonesi, soggiornò Giovanna di Trastàmara, conosciuta come Giovanna III, nata a Barcellona nel 1455 e morta a Napoli nel 1517. Sull’effettiva regina, che diede il nome alla Starza, un documento riscontrato nell’Archivio di Stato di Napoli dimostra che solo con Giovanna III quella proprietà fu detta Starza della Regina, come afferma lo storico locale Domenico Russo [ASN, Attuari diversi, Busta 500, anno 1785, cit. note A. Angrisani, Summana 70,4]. Tra le tante feste ufficiali e cerimonie che vi si tennero in questa prestigiosa residenza, si ricorda quella relativa al matrimonio di Giovanna IV (1479 – 1518), detta Giovannella con Ferrandino (Ferdinando II di Napoli, 1467 – 1496), che morì poco dopo a Napoli. Dopo la morte di Giovanna IV, la Starza, seguì le intricate vicende feudali arrivando ai de Cardona, duchi di Sessa.

A riguardo, dopo la morte di Giovanna IV nel 1518, Carlo V concesse nel 1519 la Terra di Somma al suo ciambellano Guglielmo de Croy (1458 – 1521), signore di Chievres, duca di Sora e di Arce, primo conte di Beaumont. Il 28 maggio del 1521 Guglielmo de Croy passò all’altra vita e Somma fu venduta ad Alfonso Sanseverino dei Principi di Salerno per 42.000 ducati, di cui 30.000 in contanti [G. Cocozza, Summana n° 40, 6]. Nell’aprile del 1528, Alfonso Sanseverino, voltando le spalle alla Spagna, consegnò il feudo di Somma al generale francese Odet de Foix (1483 – 1528), conte di Lautrec. Quattro mesi dopo, l’8 agosto del 1528, il condottiero Fabrizio Maramaldo (1494 -1552), al servizio degli Spagnoli, sconfisse la guarnigione francese e somma ritornò alla regia corte. L’ occasione di una vendetta nei confronti dei Sanseverino arrivò nel 1531, quando il Cardinale Pompeo Colonna, viceré di Napoli, dispose per 46.000 ducati la vendita di Somma con Castello e Starza per il tradimento di Alfonso. All’ epoca, a pagarne le spese, fu anche il figlio di Don Alfonso: Don Giovanni Bernardino Sanseverino. Titolato 2° duca di Somma, sposò, prima del 12 maggio del 1529, Maria Aldonza Beltrano, figlia di Alfonso conte di Mesagne e vedova di Giacomo Sanseverino (+ avvelenato 1516) dei conti di Saponara. Don Giovanni Bernardino morì in esilio il 25 maggio del 1570.

Somma fu venduta a donna Isabella de Requesens, nobildonna spagnola e contessa di Trivento, vedova del viceré don Raimondo Folc III de Cardona – Anglesola (1467 – 1522), che la acquistò in nome del figlio Fernando de Cardona – Anglesola y de Requesens (1521 – 1571), 3° duca di Somma, che sposò Beatriz Fernandez de Cordova dei duchi di Sessa. A quest’ultimo succedé, anche nel dominio di Somma, il figlio Luis Folch de Cardona y Fernandez de Cordoba (1548 – 1574), e a Luigi, nel 1575, il minor fratello Antonio Fernandez de Cordoba y Cardona (1550 – 1606), futuro quinto duca di Sessa, che nel 1582 la vendette per 112 mila ducati a Giovanni Girolamo d’ Afflitto (*1548; +9 marzo 1591), conte di Loreto e di Trivento. Nonostante l’affrancamento dalla feudalità, la Starza, come tanti corpi feudali, rimase ai de Cardona fino alle leggi eversive, attuate tra il 1806 e il 1808. Nel Catasto Onciario del 1744 a pagina 997B viene elencato, infatti, in riferimento all’intero patrimonio dell’Ill.mo Duca di Sessa, dedotto nella Regia Camera della Sommaria presso gli atti dell’Attuario Gioacchino Mangione, si legge: Tutti gli beni di detto Patrimonio si tengono in affitto dal mag(nific)o Don Giuseppe Gianturco per la somma di annui ducati 3.761 e grana 66. Tra i beni patrimoniali – oltre ad alcuni censi, mastrodattia, passo colli jus di Bagliva, portolania, pesi di zecca e misura – vi era una masseria grande detta la Starza della Regina in dove vi è un Palazzo ed alcuni luoghi di fabbriche per usi di taverna, forno e macello.

All’epoca della realizzazione della Pianta di Somma (1801 – 1802), conservata nel Museo di Capua, del cartografo Luigi Marchese, il Casino della Starza Regina era circondato da un territorio, in parte allagato, di circa 240 moggia di terra a nord e circa 6 moggia a sud per delicia del Duca di Sessa. Con l’eversione della feudalità, la Starza passò dapprima al Regio Demanio per poi passare, il 26 febbraio del 1812, alla Corona Imperiale di Francia in virtù di lettera di S. E. il Consigliere di Stato presidente della Commissione delle Contribuzioni dirette dè 9 febbraio 1811 Pr. n. 1072 [Catasto provvisorio francese, 1811], ratificata il primo settembre dello stesso anno a norma della dimanda fatta dal Ricevitore della registratura e de Demanj del Circondario di Portici […] Proces.(so) n.° 736. Il 9 giugno del 1815, il Congresso di Vienna sancì il ritorno dei Borbone nel Regno e la Starza con procedimento n°225 del 18 gennaio del 1817 passò nuovamente a de Cardona, duchi di Sessa, che la tennero fino al 18 dicembre dello stesso anno, quando ritornò ancora al Demanio straordinario dell’Imperatore di Francia [ASCSV, Copia del Giornale delle mutazioni del 1817].

Nel 1821 la troviamo, invece, in possesso del Tenente Generale della Fanteria Angelo D’Ambrogio vulgo D’Ambrosio (1744 – 1822), figlio di d. Bernardo fu Domenico e di Donna Vincenza Rizzi, che aveva sposato la baronessa Carolina Sutton il 4 ottobre del 1819 [Napoli, Quartiere S. Ferdinando, Atto di matrimonio n°222], da cui non ebbe figli. Un documento che attesta la proprietà della Starza è la Matrice dello stato di popolazione del Comune di Somma del 1821 – 22, conservata nell’Archivio storico municipale. Nella Matrice del 1819, il Generale non risulta ancora proprietario. Angelo D’Ambrosio – dopo aver negoziato il 20 marzo del 1821 a Capua la pace col generale austriaco conte Karl Ludwig von Ficquelmont (1777 – 1857), e questo fu l’ultimo servigio che rese al paese ed all’ esercito – si ritirò nella Starza di Somma, ove visse vita solitaria e malinconica per quel poco ancora che gli rimase della sua vita [A. Crisantino, Studii su la storia di Sicilia dalla metà del XVIII secolo al 1820, Quaderni Mediterranea, Ricerche storiche, Palermo, 2010, 571]. L’affettuosa moglie, gli amici, la lettura, quella lettura che in cui avea trovato un tempo tanto conforto, non valsero a consolarlo [ARS, Archivio Russo Somma, G. Ferrarelli, Memorie militari del Mezzogiorno d’Italia, Tip. Editori Librai, Bari, 1911, 162]. Divenne amico di passeggiate solitarie e di saluti, che riceveva da tanti contadini. Ammalotosi di mal di cuore e di bile travasata, morì la notte del 29 luglio 1822 a Napoli in strada Santa Brigida all’età di 48 anni [Napoli, Quartiere San Ferdinando, atto di morte n° 531]. I suoi primi biografi – ci spiega il Cav. Luigi D’Ambrosio – così ce lo descrivono: … fu di giusta statura: ebbe, con occhi azzurri dolci animati, uno sguardo penetrantissimo; la faccia, e più la convessa fronte facevano aperta l’elevata sua mente.
La vedova Sutton, non si perse d’animo, convolò in seconde nozze con l’avv. d. Antonio Troysi (Troyse), presidente della Gran Corte dei Conti. Una curiosità: con atto del notaio Michele Pascarella di Napoli del 3 luglio 1839, i coniugi d. Antonio Troysi e la baronessa Sutton vendettero per la cifra di 25.600 ducati 93 moggia dei 240 moggia circa della Starza al principe di Sant’Angelo dei Lombardi, d. Trojano Marulli (1817 – 1857), sposato con la principessa di Fondi, Maria Antonia de’ Sangro [cit. D. Russo, documento pervenuto da Giorgio Mancini]. Le terre comprate – spiega il dott. Domenico Russo – erano quelle a nord della Starza, ovvero quelle situate tra la Starza e l’attuale masseria dei lupi. A sud le moggia erano sei. Il 22 gennaio del 1864, la Sutton morì a Napoli in strada Toledo e la proprietà sommese, il 7 giugno dello stesso anno, transitò in eredità ai figli Giulia, Carolina, Giacinto, Lucia, Cesare Tommaso e Teresa [cit. Domenico Russo, Catasto provvisorio, scheda 1367]. Tra gli ultimi proprietari – afferma il dott. Alberto Angrisani – vi furono i Gualtieri e i Quinto [Summana n° 70, 3]. A conferma, l’avvocato, di origine aquilana, Domenico Gualtieri sposò, l’11 gennaio del 1846, Giulia Troysi, da cui nacque l’onorevole e avv. Alberto Gualtieri, che lo troviamo presente nell’Elenco degli elettori inscritti nella Lista Elettorale Amministrativa per l’anno 1901 del Municipio di Somma per censo, in quanto proprietario della Starza. Il 19 novembre del 1863, Giovanna Troysi, altra figlia di d. Antonio, sposò il proprietario napoletano Michele Quinto, mentre la nobildonna Carolina sposò l’avv. d. Raffaele Taiani il 17 novembre del 1861. Dopo gli ultimi signori, la Starza ha iniziato il suo lento ed inesorabile declino, versando tuttora in uno stato di abbandono e degrado, con segni evidenti di incuria e deterioramento.
Chiudo quest’articolo ancora una volta con le encomiabili parole del prof. Raffaele D’Avino: Solitari, tutti, come gli annosi alberi a ridosso del vetusto fabbricato, continuano a vegetare nella perenne illusione e nella continua attesa di una età migliore, mentre su di essi il tempo accumula infiniti giorni aumentandone l’annosità e la decrepitezza, malgrado le verdi cime, sempre più, tendano ad innalzarsi verso l’azzurro inarrivabile del cielo [tratto da R. D’Avino – B. Masulli, Saluti da Somma Vesuviana, Ist. Anselmi, Marigliano, 1991,192].





